:: VENEZUELA - Referendum Costituzionale ::
Il referendum per la riforma della Costituzione si è concluso con un vittoria al "fotofinish" del settore che vi si opponeva e si è registrato un 44% di astensioni. Il NO ha ricevuto il 50,7% dei consensi contro il SI alla riforma che ha ottenuto il 49,2% dei voti
Il NO vince al fotofinish
FLASH al Venezuela Tito Pulsinelli di Selvas.org - Lunedì 3 dicembre 2007

Tutte le foto di questo serrvizio sono di Pedro Laya©
:: FLASH ::
Questo significa che c'è stata una differenza di voti che oscilla tra i 125mila e i 175mila.
Il "tiranno" Chavez ha immediatamente riconosciuto il verdetto del Consiglio Nazionale Elettorale, ammettendo che la maggioranza della cittadinanza ha respinto la sua proposta. I detrattori e i diffamatori del Venezuela devono arrendersi ad una evidenza solare: è un Paese pienamente democratico, dove ci sono state 12 elezioni in 8 anni. E -caso unico- il referendum è uno strumento usato per consultare la cittadinanza in tutte le questioni vitali per il Paese.
L'opposizione è riuscita a tenere a freno la sua ala oltranzista ed ha eliminato così il proprio endemico astensionismo. Ha raggiungiunto 4 milioni e mezzo di voti, che è il suo bacino di utenza massima.
Al settore bolivariano che sostiene il Presidente Chavez sono mancati 3 milioni di voti, che nel dicembre dell'anno scorso lo accampagnarono alla presidenza. Perchè? Crisi di legittimità? Inversione improvvisa di tendenza?
La riforma della Costituzione riguardava cambiamenti di fondo che avevano a che vedere con la fisionomia futura del Paese, la rotta che avrebbe dovuto seguire. Era un programma realizzabile nell'arco dei prossimi 20-25 anni, non riguardava la politica e gli indirizzi attuali del governo.
I 3 milioni di voti che mancano all'appello non sono confluiti verso il blocco del NO, non vogliono schierarsi con l'opposizione.
Non è una bocciatura, è un richiamo all'attenzione, a guardare il presente, a mettere un freno alla fuga in avanti. Non si possono trascurare i problemi del presente o illudersi sull'effetto salvifico degli ideologismi.
L'astensionismo bolivariano è spiegabile se non si perde di vista la differenza che c'è tra elettori e militanti, tra consenso attivo e passivo, tra quelli per i quali Chavez è "il Presidente" e non "il Comandante".
Chavez ha uno zoccolo duro di 4 milioni e 300 mila elettori. L'opposizione, nel suo momento di massimo fulgore, ha raggiunto 4milioni 522mila sostenitori.
E' una dato che la "dittatura mediatica" non può occultare e che deve meditare, se non vuole passare dal pessimismo cosmico all'ebrezza trionfalista. Fino a ieri il Venezuela era una "quasi"-dittatura, da oggi cominceranno a suonare la grancassa della crisi di legittimità, nuove elezioni, spallata.
Il Paese esce rafforzato da questa prova. Per la prima volta l'opposizione riconosce e fa propria la legittimità della Costituzione del '99, cioè quella che per molti anni aveva disconosciuto ed irriso, e che in quest'ultima fase ha difeso con vigore contro la sua possibile riforma..
T.P.
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Foto di Pedro Laya©
A chi servono le riflessioni?
Di Paolo Bertagnolli inviato a Selvas.org
Condivido l'analisi fatta sul referendum.
Mi sorgono spontanee alcune riflessioni:
quando si pensava che Chavez avrebbe vinto il referendum, la stampa e gli altri media italiani, endebbed di quelli USA, dichiaravano che, se avessero vinto i SI, si sarebbe passati da una "dittatura di fatto" ad una "tirannide" (cfr. Corriere on line di ieri 2 dicembre)
Oggi viene riferito che Chavez ha subito riconosciuto la sconfitta. Come si sarebbero comportati gli oppositori a risultato invertito? Qualcuno crede che non avrebbe gridato ai brogli?
Ricordiamo che in Italia, alle ultime elezioni, per mesi il leader del centrodestra ha gridato ai brogli per la sua sconfitta; che le elezioni che dettero il primo mandato a Bush, non dettero mai una risposta certa su quanto avvenne.
Altra riflessione: le televisioni mandarono immagini dell'opposizione a Chavez che dimostrava liberamente in piazza; è questo simbolo di "dittatura di fatto"?
Lo è, forse, il fatto che l'opposizione, secondo notizie di stampa, alla dichiarazione di vittoria è subito scesa in piazza afesteggiare?
Ma la nostra stampa, le nostre televisioni, di destra o di sinistra, preferiscono glissare su ciò, viva la nostra democrazia!
Siamo coscienti che Hugo Chavez e Evo Morales sono tra i pochi leader che riescono, dopo secoli, a far sentire orgogliosi i cittadini indigeni dell'America?
Il nostro eurocentrismo è ancora così forte da costringerci a denigrare chi intende liberare gli indigeni dalla sudditanza ai bianchi?
Si potrebbe continuare, ma non voglio tediare i lettori, comunque invidio un paese in cui un presidente sceglie di indire un referendum quando le leggi incidono sulla vita pubblica.
Da noi, in Italia, se migliaia di cittadini dimostrano contro il Dal Molin, il primo ministro del centrosinistra, dichiara che la decisione è presa e non si torna indietro: si svende il territorio nazionale ad una potenza che ha invaso Afghanistan e Iraq e si appresta, temo ad invadere l'Iran e al diavolo l'articolo 11 della Costituzione
Con pochi voti di scarto, il popolo venezuelano ha detto no al referendum di modifica costituzionale fortemente voluto dal presidente Chávez. Accettato il risultato avverso, cosa si inventerà ora la stampa per gettar discredito sul leader bolivariano?
Il Venezuela frena Chavez:
no alla riforma costituzionale
Di Alessandro Badella per www.fusiorari.org

Foto di Pedro Laya©
4 Dicembre 2007
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:: Tito Pulsinelli ::
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:: (10/06/2007)
I falsari della comunicazione

Nelle ultime due settimane ho ricevuto varie lettere di amici spagnoli ed italiani, allarmati dall'informazione ad elevato contenuto tossico (...)
POPULISMO: etichetta ingannevole
Che cosa hanno in comune Chavez, Lula, Kirchner, Tabarè Vàzquez in Uruguay, i boliviani Evo Morales e Felipe Quispe, la CONAIE dellEcuador, il sub-comandante Marcos e Lopez Obrador? E che hanno a che vedere tutti costoro con il populismo?
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l popolo venezuelano ha detto No al referendum costituzionale. Il CNE (Consejo Nacional Electoral) del paese ha diramato il primo bollettino ufficiale sui dati della tornata referendari. Alla domanda (molto semplice) "¿Aprueba usted el proyecto de Reforma Constitucional con sus Títulos, Capítulos, Disposiciones Transitorias, Derogatoria y Final; presentado en dos bloques y sancionado por la Asamblea Nacional, con la participación del pueblo y con base en la iniciativa del Presidente Hugo Chávez?". Il No ha prevalso in entrambi i blocchi in cui è stato suddiviso il referendum. Le fonti ufficiali del CNE parlano di una astensione molto elevata (44, 11% degli aventi diritto). Per quanto riguarda il "blocco A", il NO ha vinto con il 50,7%, mentre ha mantenuto una maggioranza più ampia nel secondo blocco, più del 51%. Il CNE ha anche alla faccia dei media occidentali espresso soddisfazione perché la giornata elettorale è trascorsa all'insegna di un "senso civico e democratico". Si tratta di una vittoria di misura, meno di due punti. Ma significativa.
LA RISPOSTA DEL LEADER
Che dice Hugo Chávez Frías, da Palacio Miraflores? Leggendo le ultime analisi politiche occidentali che fanno capo al "complottiamo" della CNN o della BBC ci si aspetterebbe un golpe con tanto di esercito schierato ad ogni angolo della capitale. Hugo, di certo un po' deluso (ma non turbato) ha risposto alla domanda, dicendo: 'Lo prefiero así'. Preferisco così. Sinceramente anch'io. Per il suo progetto socialista ha votato il 49% della popolazione, e come lo stesso Hugo ha sottolineato si tratta di un traguardo storico, di un grande salto in avanti. Per quanto riguarda l'opposizione, Chávez non ha parole dure, né di condanna, ma come fa anche il CNE si impegna a rispettare la volontà popolare (la sua forza fino ad oggi!): 'Espero que aquellos dirigentes de la oposición que han podido estar nerviosos porque yo no iba a reconocer esta realidad, espero que bajen las presiones, se sientan contentos, celebren, vayas a sus casas respetando al pueblo, las instituciones'. In questa elezione, il sistema elettorale di consultazione popolare ha dimostrato di saper reggere anche ad eventuali "forzature". Sia da una parte che dall'altra. Ha dimostrato di essere un grande paese e non solo un paese grande. Questo lo ha segnalato, dopo la diffusione dei primi risultati ufficiali, il vicepresidente Jorge Rodríguez: 'Venezuela ha dado una nueva lección al mundo entero, a los violentos, a aquellos que intentaron impedir que este proceso se desarrollara'.
L'ASTENSIONISMO
Di certo, si è trattato di una tornata elettorale contrassegnata per un astensionismo abbastanza significativo. Perdita di fiducia? Forse. Di certo, l'aut aut socialista di Chávez non lasciava spazio a "terze vie". Ma d'altra parte Hugo si contraddistingue per posizioni e atteggiamenti che possono essere o odiati o amati. Pertanto la politica venezuelana e gli elettori si sono spaccati com'era prevedibile in chavisti e anti-chavisti. Purtroppo è una cosa già vista in sistemi caudillisti latino-americani. Da un lato, anche le politiche dello stesso Chávez si configurano come un revival del populismo originale (quello di Perón, per intenderci). Abbastanza simile l'interventismo di natura statale, il ricorso al plebiscito o al referendum, le politiche alternative sulla scena internazionale. Molto diverso dal neo-populismo di natura liberalizzatrice alla Fujimori o alla García (per citare l'esempio peruviano). Tuttavia, la sbandierata "presidenza alla cubana" non ha avuto modo di attecchire e neppure (spero che Chávez non sia così ingenuo da cadere nell'errore storico di un golpe, che vanificherebbe il suo socialismo e l'ottima performance democratica!!) una reazione violenta alla vittoria del NO.
Chávez e il SI sono stati sconfitti soprattutto all'estero. Infatti, basta citare il caso del voto all'estero nella città di Barcellona. Anche qui l'astensione è stata molto alta (più del 50%), ma i pochi che hanno votato hanno preferito in tronco il NO. A Barcellona, il SI ha conquistato solo il 4% delle preferenze. La preoccupazione occidentale sul futuro del Venezuela ha fatto propaganda per il NO? Sembrerebbe. Certo è che, la stampa (italiana ed europea in generale) ha trattato in maniera molto simile le elezioni venezuelane e quelle russe (per il rinnovo della Duma). I risultati erano già stati additati come "scritti" in entrambi i casi. In Russia le cose sono andate proprio come previsto: l'Orso ha ottenuto ciò che voleva. In Venezuela "la profezia che si autoavvera" (per citare una particolare prospettiva socio-psicologica) è stata sconfitta.
:: Giugno 2007 ::
Lo sguardo sinistro sul Latinoamerica

Riflessioni e pensieri doverosi per tutti coloro che si occupano di descrivere, commentare e analizzare il nuovo continente.
Quanti saranno coloro che manterranno aperta la sfida intellettuale con i propri punti vista?
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(MALA)INFORMAZIONE
Di certo, molti media italiani hanno da sempre mostrato la propria avversione per Chávez in quanto Chávez. "Il Giornale" e "Libero", da diversi mesi martellano i lettori con il fatto che Hugo avrebbe proibito l'uso delle minigonne alle venezuelane. Cosa falsa, quanto infondata. "Repubblica" fa di più. Ovvero riduce qualsiasi comportamento di Chávez alla sua voglia di mantenere lo scranno presidenziale e la sua residenza a Miraflores. Dai molti articoli firmati Omero Ciai traspare la tatutologia autoreferenziale chavista, che come una dimostrazione matematica porta sempre al c.v.d. (come volevasi dimostrare). Qualche esempio. Nelle scorse settimane è fallito il progetto di Chávez di giungere alla liberazione dei prigionieri delle FARC colombiane attraverso lo scambio umanitario? Bene, Chávez utilizza questo strumento per mantenere il potere e dimostrarsi tradito. Chávez promette ritorsioni in caso di manipolazioni elettorali provenienti da Washington? Lo fa per giustificare il proprio golpe. Chávez accetta i risultati elettorali? Lo fa per fare "buon viso a cattivo gioco". Chávez ha perso il referendum? Vorrà prorogare la propria ri-elezione oltre il 2012 (data in cui scadrà il mandato presidenziale). Insomma, qualunque cosa succeda in Venezuela, tutto (e sempre) viene imputato alla volontà chavista di mantenere il proprio potere. Ci si appella perfino al funzionamento non corretto dei macchinari per il computo del voto elettronico. In realtà, come già verificato dagli osservatori internazionali, si tratta di un sistema molto più moderno e sicuro di quello presente in molti paesi europei (o negli stessi Usa).
Forse l'Europa di Juan Carlos voleva un nuovo caudillo, tanto per dire "il Venezuela è una dittatura populista". Non ha avuto questa soddisfazione.
Adesso di cosa accuseranno Chávez? Forse di non essere un dittatore?
Tito Pulsinelli.
Analista geopolitico, ha pubblicato numerosi testi sulla realtà latinoamericana per l'Osservatorio Indipendente Selvas.org e per molte testate latinoamericane.
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