:: Elezioni 2008 Paraguay ::
Nonostante le minacce di morte, i duri attacchi che gli vengono da settori del Partito Colorado, che governa ininterrottamente il Paese da oltre mezzo secolo, la sospensione a divinis del Vaticano, l'ex vescovo Fernando Lugo ha vinto le elezioni presidenziali con il 40% dei voti, lasciando al 30% la candidata del Partito Colorado che - dopo oltre 60 anni - deve passare all'opposizione.
"Habemus Presidente"
Di Tito Pulsinelli, Manfredo Pavoni Gay e Cristiano Morsolin Selvas.org

Di Tito Pulsinelli
Sarà la prima volta che in Paraguay ci sarà un cambio politico profondo senza spargimento di sangue, senza golpe, senza guerra civile. E' davvero un segno dei tempi e della profondità del cambiamento avvenuto nelle viscere di questo Paese sudamericano, dove la maggioranza dei suoi cittadini non parlano neppure spagnolo, e il 50% è immerso nell'analfabetismo.
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:: Venerdì 30 Marzo 2007 ::
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Da Asunción, Paraguay
Manfredo Pavoni Gay, per Selvas.org, intervista il candidato Lugo
"Ho scelto di stare con i poveri"

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E' un giorno storico -non si tratta di retorica- che segna la fine di un ciclo lungo tutto un secolo, in cui i guaranì, contadini, salariati, i settori urbani impoveriti spezzano quello che Roa Bastos definiva "l'isolamento continentale".
Infatti, il Paraguay è una dimensione geografica, umana e sociale sconosciuta a tutti i latinoamericani. Come un'isola misteriosa, nonostante stia nel pieno cuore sudamericano.
E' una giornata storica che mette fine ad una inteminabile catena di tirannie, dittature, razzismo, torture ed esclusione.
Fernando Lugo è un ex vescovo, formatosi alla temperie della Teologia della Liberazione, e come tale ha fatto dei poveri -cioè dei contadini e degli indigeni-la sua ragione di vita. Ha indotto il protagonismo politico degli eterni assenti, degli emarginati, esclusi, di quelli che non erano cittadini e tantomeno elettori.
La riforma agraria e la sovranità nazionale sono i due obiettivi che Lugo ha messo al primo posto, e che l'hanno trasformato nel Presidente con più voti della storia paraguayana. E' una grande possibilità, l'inizio di una svolta per realizzare mete storiche vitali.
Il Paraguay esce dall'isolamento, e si inserisce nel nuovo corso rinnovatore in atto da 10 anni in Sudamerica.
Un seme dell'insegnamento dei Helder Camara, Mujica, Arnulfo Romero e tanti altri, germoglia in un latitudine dove batte il cuore dell'America indigena. Questo è Fernando Lugo. Sulle sue spalle grava il peso di trasformare il potere politico in cambi concreti nella vita quotidiana delle maggioranza dei paraguayani.
Paraguay: l'Uragano Lugo
Di Manfredo Pavoni Gay
Dopo 65 anni di potere ininterrotto, il più longevo partito latinoamericano al potere, il Partito Colorado paraguayano, ha perso le elezioni del 20 aprile.
L’uragano politico che segna la fine di un lungo periodo di instabilità che qui in Paraguay chiamavano “democradura”, (cominciato subito dopo la caduta della dittatura di Stroessner nel 1989), e che potrebbe far svoltare a sinistra il Paraguay si chiama Fernando Lugo. Il suo curriculum vanta alcuni primati come quello di essere a 55 anni, il più giovane vescovo in pensione della Chiesa cattolica e il primo vescovo della storia latinoamericana che si è candidato alle elezioni politiche. Vicino alla teologia della liberazione, animatore di movimenti sociali, Lugo è stato sospeso a divinis dal Vaticano dopo aver a lungo lavorato a San Pedro una delle regioni più povere del già poverissimo Paraguay.
Il movimento che ha avuto la grande intuizione di candidarlo alla presidenza del Paraguay si chiama Tekojoja che in nella lingua guaranì significa “uguaglianza”. A questa proposta lanciata da circa due anni si sono uniti via via larghi strati della popolazione, dai contadini agli indigeni, dai senza terra agli studenti universitari da quello che rimane della sinistra paraguayana dopo decenni di massacri. Nonostante le minacce di morte, gli attacchi che gli sono venuti da settori del governo, il tentativo di invalidare la sua candidatura Partito Colorado appellandosi alla Corte Suprema con la scusa della sua appartenenza al clero cattolico, Fernando Lugo con il voto del 20 aprile ha vinto una delle elezioni più difficili e partecipate della storia del Paese.
Con circa 7 milioni di abitanti su una superfice di poco più grande dell’ Italia, il Paraguay è uno dei paesi più impoveriti del continente visto che da un punto di vista naturale possiede ingenti risorse come la terra coltivabile il gas e l’acqua (si tratta dell’acquiferi Guaranì tra le più ampie riserve d’acqua al mondo). Dopo una lunga e crudele dittatura militare(1954-1989) retta da Alfredo Stroessner, che ricevette anche gli elogi di Henry Kissinger per il suo impegno anticomunista, il Paraguay è stato sempre governato dallo stesso partito di Stroessner: il partito colorado. Dal 1989 il Paese ha svenduto le sue risorse naturali alle multinazionali e in alcuni casi al vicino Brasile come dimostra la questione legata alla diga di Itaipù che produce un enorme quantità di energia di cui la maggior parte regalata al grande vicino. Ha svenduto le sue terre in mano ad una popolazione chiamata “brasiguayos” che domina incontrastata l’agricoltura paragauyana ormai ridotta a una monocultura di soia transgenica, che provoca enormi danni ai contadini e a coloro che hanno la sfortuna di abitare nei pressi delle coltivazioni che quotidianamente vengono inondate di gas fumiganti come gilicosolfato che risultano le tali per le popolazioni. Ha svenduto la salute dei suoi abitanti costretti a indebitarsi e vendere le poche cose che posseggono per curarsi visto che il sistema sanitario pubblico è allo sfacelo.
Il governo paraguayano retto dal partito Colorado in questi anni ha fabbricato povertà ed espulsione per i suoi abitanti.
Secondo la Banca Mondiale una persona su tre in Paraguay è sotto il livello di povertà, e circa 5 famiglie posseggono l’80% dei beni del Paese. negli ultimi 3 anni 500 mila persone sono emigrate all’estero in Europa e nel nord America alla ricerca di un lavoro e una vita più dignitosa.
La vittoria di Lugo e della coalizione chiamata Alianza por el Cambio che ha ottenuto il 42% dei voti e di cui fanno parte diversi partiti che vanno dai liberali al Movimento per l’alternativa al socialismo(Mas) apre una nuova pagina per la storia di questo Paese. Durante la conferenza stampa Lugo ha dichiarato che il Paraguay non sarà più riconosciuto per la sua corruzione e la sua imperante impunità. Piuttosto per la onesta del suo popolo e la giustizia sociale del suo governo. Sembrerebbe una banalità, ma per un Paese che affonda nella corruzione dove vige la più sfacciata impunità anche per coloro che si macchiarono di crimini contro l’umanità nel tempo della dittatura di Stroessner, la dichiarazione di Lugo segna un cambiamento di rotta radicale.
Le prime emergenze saranno una riforma agraria che aiuti le piccole cooperative e i contadini a poter coltivare un territorio immenso per solo 7 milioni di abitanti in mano ai grandi proprietari terrieri che impongono monocultura di soia o lasciano le terre incolte.
Un altro problema che dovrà risolvere Lugo è quello della totale inefficienza del sistema giudiziario in cui vige clientelismo e impunità. Il nuovo governo inoltre dovrà affrontare il tema energetico rinegoziando necessariamente con il grande vicino brasiliano gli accordi legati alla produzione energetica della diga di Itaipù costruita durante la dittatura militare e il cui trattato svilisce e penalizza lo stato paraguyano, costretto a vendere sottocosto energia elettrica al Brasile, mentre in diverse aree del Paese non esiste nemmeno la luce elettrica per la popolazione. Inoltre nell’agenda di Lugo dovrà trovare spazio il tema della sovranità alimentare e dell’indipendenza territoriale,poiché il Paraguay è l’unico Paese del cono sud che ospita una base americana nei pressi della città di Mariscal Estigarribia.
Tutti questi problemi stanno a indicare che la strada del governo del Paese sarà in salita per il nuovo presidente, mentre l’opposizione colorada e dei grandi proprietari terrieri, non farà alcuno sconto al governo; al contrario proprietari assoluti della terra e della vita delle persone che vi lavorano, i grandi latifondisti faranno di tutto per paralizzare qualsiasi tentativo di riforma. In questo senso un ruolo importante potrebbero giocarlo Argentina e Brasile appoggiando il Paraguay per portare avanti le sue riforme e sedere con pari diritti nel Mercosur (Il patto di integrazione economico e politico dell’Americalatina).

Come mi racconta Martin Almada, premio Nobel Alternativo paraguayano e vittima della Operacion Condor, una alleanza del terrore tra le varie dittature latinoamericane degli anni settanta, che ho raggiunto al telefono dopo i risultati definitivi, «Con la vittoria di Lugo oltre alla sua coalizione, al potere vanno i Diritti Umani. A partire dal 20 aprile - continua Almada - inizia davvero il processo di transizione democratica perché con Lugo i DDHH si installano nel Palazzo dei Lopez (il Palazzo presidenziale, nda).
Durante la campagna elettorale “l’oficialismo colorado” - spiega il Premio Nobel Alternativo - ha attaccato violentemente Lugo per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica sui problemi concreti. Lo hanno accusato di tutto:
di essere comunista, amico di Chavez, di essere a capo di una banda di sequestratori, di essere un prete bugiardo al servizio dell’estero.
Oggi il popolo paraguayano ha reagito a questa campagna mediatica con intelligenza e ha castigato i nostalgici della dittatura.
Voglio ringraziare tutte le donne e gli uomini di questo luminoso e addolorato Paese, le organizzazioni per i Diritti Umani nazionali e internazionali - ha concluso Almada - che ci hanno accompagnato in questo cammino. Oltre l’impoverimento economico la distruzione materiale del nostro popolo il partito Colorado ci lascia un enorme debito, parlo della mancanza di giustizia. A partire da oggi più che mai lotteremo contro l’impunità perché nel cammino della giustizia c’è la vita».
SPECIALE ELEZIONI PARAGUAY 2008 su TELESUR>>

LINK ELEZIONI PARAGUAY 2008>Selvas.org> Monsignor Paraguay
6-2-2007 - I movimenti sociali irrompono nella campagna elettorale 2008 in Paraguay. Fernando Lugo, vescovo paraguaiano, si candida alla Presidenza della Repubblica come avversario dello storico partito di governo Colorado. Ma la strada per l'elezione del monsignore è tutta in salita, anche grazie agli ostacoli imposti dalla Santa Sede.
Una campagna elettorale tormentata
Di Cristiano Morsolin
17 Marzo 2008
Continua la persecuzione a dirigenti dei movimenti sociali impegnati nella candidatura presidenziale dell’ex vescovo Fernando Lugo in Paraguay, dove domenica 20 aprile elegge il nuovo Presidente della Repubblica.
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:: TEKOJOJA.ORG.PY ::
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Fernando Armindo Lugo Méndez nació en la compañía San Solano, distrito de San Pedro del Paraná, Itapúa, el 30 de mayo de 1951, hijo de Guillermo Lugo Ramos y de Maximina Méndez Fleitas (hermana de Epifanio). Hizo toda su primaria y secundaria en Encarnación. Se recibió de profesor de educación primaria en 1969. En marzo de 1970 ingresó al noviciado de los misioneros del Verbo Divino. Emitió sus votos perpetuos en setiembre de 1975. Sus estudios universitarios los realizó en la Universidad Católica Nuestra Señora de la Asunción y obtuvo la licenciatura en Ciencias Religiosas. Se ordenó sacerdote el 15 de agosto de 1977 y luego estuvo de misionero en Ecuador. Regresó al Paraguay en 1982. Al año siguiente viajó a Roma para estudiar Espiritualidad y Sociología, accediendo al título de licenciado en Sociología con especialización en la Doctrina Social de la Iglesia Católica. El 11 de setiembre de 1992 fue nombrado superior provincial de los Misioneros del Verbo Divino en Paraguay. El 17 de abril de 1994 se ordenó de obispo en la Catedral de Asunción. El 29 de mayo de ese año asumió la diócesis de San Pedro, cargo al cual renunció el 7 de enero del 2005. El 29 de marzo pasado encabezó la mayor manifestación de protesta contra el gobierno de Nicanor Duarte Frutos en las plazas ubicadas frente al Congreso. El 21 de diciembre último renunció a la vida sacerdotal y el 25 del mismo mes inició su actividad política. |
Versa in gravi condizioni Alfredo Ávalos, esponente del movimento di opposizione Tekojoja’ (“Uguaglianza” in lingua indigena Guaraní), aggredito martedì sera di fronte alla sua casa di Curuguaty, alla frontiera col Brasile, da uomini armati non identificati che hanno aperto il fuoco uccidendo la moglie, Silvana Rodrigues; Ávalos, che è anche giornalista radiofonico, è stato raggiunto da un proiettile alla testa ed è ricoverato in terapia intensiva. Non è ancora chiaro se l’attentato sia collegabile alle elezioni presidenziali in programma il 20 aprile a cui l’ex-vescovo della povera diocesi di San Pedro, Fernando Lugo, si presenta come favorito per porre fine a oltre 60 anni di potere ininterrotto del ‘Partido Colorado’; ‘Tekojoja’ è uno dei movimenti che lo sostengono riuniti nella ‘Alianza Patriótica para el Cambio’ (Apc).
“Auspichiamo che l’ambiente politico non sia la causa di tanta violenza, io credo in una politica sana che rivendichi i grandi valori e i diritti umani e ci addolora che un dirigente politico sia attaccato in questo modo, con lo stile della mafia di frontiera” ha detto Lugo parlando ieri sera a migliaia di persone riunite ad Asunción per la ‘Marcia del Silenzio’: un’iniziativa, scrive oggi il quotidiano ‘La Nación’, organizzata per rispondere alle pesanti accuse lanciate dal ‘Partido Colorado’ contro l’ex-vescovo che in una campagna elettorale dai toni più che accesi lo ha accusato - senza alcun fondamento, come ribadito dagli inquirenti di presunte responsabilità nel sequestro e la morte di Cecilia Cubas, figlia dell’ex-presidente Raul Cubas Grau, nel 2004. Lugo ha chiesto “un’inchiesta adeguata sull’agguato a Alfredo Ávalos “per stabilirne cause e responsabili”; allo stesso tempo non ha escluso che l’episodio abbia motivi politici: “Non si può scartare che nell’ambiente politico in cui viviamo, una persona che col suo lavoro ha denunciato irregolarità e ingiustizie corra un rischio simile”.
Fernando Lugo, ex vescovo della zona rurale di San Pedro ed esponente della teologia della liberazione è un esempio della lotta dei contadini fin dai tempi della dittatura di Alfredo Stroessner (1954-1989).
Nella campagna elettorale di Fernando Lugo la riforma agraria e la giustizia sociale sono due punti cardini della sua politica di governo.
“Crediamo che sia possibile garantire una giustizia obiettiva, sovrana, indipendente, apartitica, perché questo ci permetterà di cominciare a combattere contro la corruzione e l'impunità. Oggi la giustizia è prigioniera del potere politico e il potere politico è prigioniero del potere economico. A sua volta, il potere economico in Paraguay è prigioniero della mafia, che non ha volto ma è ben presente, con conseguenze in tutto il paese. Il nostro progetto non si costruisce all'estero né in un laboratorio, è un progetto popolare che nasce dalla base. La gente reclama un'amministrazione onesta e trasparente dello stato.
(…) Il Paraguay è uno dei paesi dove la distribuzione della terra è più scandalosa. L'ottanta per cento della terra è in mano al due o tre per cento dei proprietari. C'è molta terra, il nostro è uno dei pochi paesi dell'America latina nel quale non esiste neanche il catasto nazionale delle proprietà. Deve esserci un risanamento di questa situazione, per poi discutere con chiarezza con i settori contadini e imprenditoriali una riforma agraria integrale”.
L’Osservatorio sull’America Latina SELVAS.org esprime solidarietà al popolo paraguayo che sta costruendo un’alternativa di giustizia e vera democrazia con la candidatura di Lugo Fernando.Come spazio di informazione indipendente abbiamo dato voce ai movimenti sociali del Paraguay, anche attraverso gli interventi di Mercedes Canese, giovane docente universitaria e candidata come senatrice del Movimento Tekojoja.
“Chiediamo che si rispettino il diritto alla vita e alla libertà per un’opposizione che nasce dal viscerale ripudio dei popoli dell’America Latina, ieri nei confronti del Plan Condor e della dittatura di Strossner e oggi nei confronti dei governi neoliberali come quello di Nicanor Duarte”, conclude Cristiano Morsolin, operatore di reti internazionali per la difesa dei diritti umani in America Latina e co-fondatore dell’Osservatorio SELVAS.org.
L’Osservatorio SELVAS ha realizzato un'indagine intervistando vari esponenti del Parlamento Europeo come Monica Frassoni, Presidente dei Verdi al Parlamento Europeo, e Eric Sottas, Presidente dell’Organizzazione Mondiale contro la Tortura di Ginevra; lo stesso candidato presidenziale Lugo ha mandato un saluto a Selvas.org, diffuso nella stampa indipendente internazionale, tra cui l’Agenzia brasiliana ADITAL
Vedi: http://www.adital.com.br/site/noticia.asp?lang=ES&cod=32610 .
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