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11-02-2007
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:: Elezioni 2008 Paraguay ::

I movimenti sociali irrompono nella campagna elettorale 2008 in Paraguay. Fernando Lugo, vescovo paraguaiano, si candida alla Presidenza della Repubblica come avversario dello storico partito di governo Colorado. Ma la strada per l'elezione del monsignore è tutta in salita, anche grazie agli ostacoli imposti dalla Santa Sede.

Monsignor Paraguay

Di Manfredo Pavoni Gay - per Selvas.org




Dopo la vittoria in Brasile dell'ex operaio nordestino Lula Ignacio Da Silva, quella in Bolivia del dirigente indigeno Evo Morales e in Ecuador dell'economista outsider Rafael Correa, anche in Paraguay, i movimenti sociali irrompono nella campagna elettorale.

Sarà Ferdinando Lugo 55 anni, ex vescovo di San Pedro una delle regioni più povere del già poverissimo Paraguay, il candidato dell'opposizione per le elezioni presidenziale del 2008.
:: TEKOJOJA.ORG ::



Fernando Armindo Lugo Méndez nació en la compañía San Solano, distrito de San Pedro del Paraná, Itapúa, el 30 de mayo de 1951, hijo de Guillermo Lugo Ramos y de Maximina Méndez Fleitas (hermana de Epifanio). Hizo toda su primaria y secundaria en Encarnación. Se recibió de profesor de educación primaria en 1969. En marzo de 1970 ingresó al noviciado de los misioneros del Verbo Divino. Emitió sus votos perpetuos en setiembre de 1975. Sus estudios universitarios los realizó en la Universidad Católica Nuestra Señora de la Asunción y obtuvo la licenciatura en Ciencias Religiosas. Se ordenó sacerdote el 15 de agosto de 1977 y luego estuvo de misionero en Ecuador. Regresó al Paraguay en 1982. Al año siguiente viajó a Roma para estudiar Espiritualidad y Sociología, accediendo al título de licenciado en Sociología con especialización en la Doctrina Social de la Iglesia Católica. El 11 de setiembre de 1992 fue nombrado superior provincial de los Misioneros del Verbo Divino en Paraguay. El 17 de abril de 1994 se ordenó de obispo en la Catedral de Asunción. El 29 de mayo de ese año asumió la diócesis de San Pedro, cargo al cual renunció el 7 de enero del 2005. El 29 de marzo pasado encabezó la mayor manifestación de protesta contra el gobierno de Nicanor Duarte Frutos en las plazas ubicadas frente al Congreso. El 21 de diciembre último renunció a la vida sacerdotal y el 25 del mismo mes inició su actividad política.
Sarà appoggiato dal movimento di cittadinanza Tekojoja (www.tekojoja.org) che in nella lingua guaranì significa “unità”, da larghi strati della popolazione, dai contadini agli indigeni, dai senza terra agli studenti universitari. Monsignor Lugo ha sciolto in questi giorni la sua riserva, annunciando il suo ingresso in politica, dopo aver chiesto al Vaticano la riduzione allo stato, laicale.
”Ho scelto di mettermi al servizio della popolazione” - ha dichiarato il sacerdote - “per denunciare il totale svilimento a cui è stata sottoposta la politica nel nostro Paese, abbandonato al feudalesimo a un'enorme corruzione da avventurieri e opportunisti di ogni tipo. Un altro modo di fare politica è possibile, per questo intendo mettermi al servizio degli uomini e delle donne che in questo Paese, vivono, soffrono e sperano”.

Secondo una inchiesta del quotidiano paraguayano ABC, Lugo sarebbe in testa nei sondaggi, che lo darebbero al 25%, seguito dal presidente in carica Nicanor Duarte Frutos (21%) del partito Colorado e da Lino Oviedo, (17%) l'ex golpista attualmente in carcere, responsabile del massacro del “marzo paraguaiano, in cui nel 1994 persero la vita 14 persone durante un sit-in.


Un elezione tutta in salita
Monsignor Lugo è un vescovo scomodo, sia per la conservatrice chiesa paraguyana, che per il Vaticano, vista la sua simpatia per la Teologia della Liberazione e la sua attività nella Pastorale della Terra a fianco degli indigeni e dei cosiddetti “senza terra”. Durante la dittatura militare del generale Stroessner, Lugo venne perseguitato e una parte della sua famiglia fu costretta all'esilio.
Ma i reggenti del partito Colorado, non sono gli unici ad aver preso male la candidatura dell'ex vescovo.
Anche il Vaticano ha reagito con fastidio, alla notizia della sua candidatura, inviandogli un'ammonizione canonica, firmata per mano del cardinale Giovanni Battista Re, che basandosi sul “canone 285”, chiede all'ex vescovo paraguaiano di non candidarsi minacciando, in caso contrario, la scomunica del sacerdote. Secondo quanto scritto nella la lettera del prefetto della Congregazione dei vescovi, “compito di un sacerdote sarebbe quello di difendere l'unità della Chiesa cattolica, della sua dottrina, del suo culto e della sua disciplina, mentre le sue posizioni hanno già gettato i fedeli e i pastori del Paraguay nello sconcerto”.
Nel frattempo Lugo si è guadagnato una “sospensione a divinis”, che per la Chiesa cattolica significa il divieto di predicare, esercitare i sacramenti come dare l'assoluzione, la comunione, l'estrema unzione, eccetera. Un altro ostacolo nel cammino verso la candidatura dell'ex vescovo viene, secondo alcuni giuristi di aria governativa, dalla Costituzione paraguyana, che all'articolo 235 recita che “sono impossibilitati a candidarsi alla presidenza e alla vicepresidenza della Repubblica coloro che ricoprono la carica di ministri di culto”. Fernando Lugo ha dichiarato di voler chiedere la “riduzione allo stato laicale” prevista dal “canone 287” del Diritto Canonico, relativa all'assunzione di responsabilità politiche in casi di emergenza nazionale. Ma la risposta a stretto giro di posta è arrivata direttamente dalla Santa Sede che riferendosi al citato canone dichiara che “ la situazione di emergenza non si configurerebbe in quanto il Paraguay è una nazione libera dove vige un regime democratico in cui i diritti della chiesa sono rispettati dallo Stato e dunque la candidatura di un vescovo sarebbe motivo di confusione e divisione tra i fedeli”.


Una vera novità in Paraguay
Per la gerarchia cattolica, si sa, lo stare a fianco degli oppressi, degli umili e dei diseredati di questo mondo, come i senza terra della diocesi di San Pedro dove Lugo ha lavorato per lunghi e difficili anni, è certamente un grave peccato che va contro il messaggio evangelico. A cosa si riferisca poi l'alto prelato quando scrive che il "comportamento dell'ex vescovo ha creato sconcerto", non è dato da sapere. Per ora, la sua candidatura ha gettato sicuramente nello sconforto la cricca del Partito Colorado, che forse, per la prima volta, rischia di perdere il potere, dopo 60 anni di dittatura seguita poi da una transizione che non è mai realmente avvenuta.



Terminata la dittatura strosnista, nel 1989 con un ennesimo golpe, il Paraguay, 4 milioni di abitanti su un'area più vasta dell'Italia, è diventato uno dei Paesi più poveri ed isolati del Sud America. Durante la dittatura migliaia di persone furono uccise e “desaparecidas”, mentre il regime scatenò una colossale campagna anticomunista che si spinse così in avanti, da ricevere le congratulazioni per il lavoro svolto, dall'allora segretario di stato Henry Kissinger. Il Paraguay, divenne in quegli anni un grande carcere e un grande cimitero, come, ha recentemente ricordato in occasione dell'inaugurazione del Museo della Memoria, il premio nobel alternativo, Martin Almada (http://www.selvas.org/InterMartinAlmada.html). Ogni opposizione venne annientata e il regime fu uno dei più attivi nella collaborazione con gli altri Paesi che siglarono il famigerato Plan Condor, una alleanza internazionale del terrore che permise di dare la caccia a qualsiasi oppositore nei vari Paesi del cono sur (Cile, Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia).
Nonostante le prove rinvenute nell'”Archivio del terrore”, un archivio segreto della polizia paraguayana, che il regime non fece in tempo a distruggere, e le centinaia di testimonianze dei familiari delle vittime della dittatura strosnista, nel Paese vige la totale impunità, ed in questi anni di cosiddetta “transizione” il potere è stato occupato sempre dallo stesso partito, quello del generale Alfredo Stroessner, il partito Colorado, morto il 16 agosto del 2006 nel suo tranquillo esilio di Brasilia.
In questa situazione per il Paraguay, considerato dall'Agenzia Onu per lo Sviluppo Umano (http://www.undp.org/), uno tra i Paesi con gli indicatori più bassi in termini di sviluppo, e più a rischio di violazioni di Diritti Umani, come dimostrano le continue sparizioni di giornalisti e repressioni di campesinos e indios, la scelta di candidare monsignor Fernando Lugo, rappresenta forse, l'ultima carta, che una opposizione debole e divisa può giocare, per produrre qualche cambiamento.


Manfredo Pavoni Gay - Membro della Lega per i Diritti e la Liberazione dei Popoli e di Attac si è laureato in teologia protestante, ma fondalmentalmente è agnostico. Frequenta Master in DDHH e Cooperazione internazionale, pubblicista, ha lavorato sulle tematiche dell'impunità e della memoria con le Nonne di plaza de Mayo e con il premio Nobel alternativo paraguayano Martin Almada. I suoi poeti preferiti sono Mario Benedetti e Juan Gelman, i suoi fumetti, L'Eternauta e Corto Maltese.
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