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20-05-2006
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Dal 4 febbraio 2006 Enrique Ramòn Galeano, giornalista radio, è considerato "desaparecido". Negli ultimi cinque anni sono scomparsi nel nulla 5 giornalisti che lavoravano sulle tematiche legate alla mafia e al narcotraffico e nonostante la scomparsa  e l’assassinio di 50 persone che vivevano nella provincia di Concepcion, né il governo né la polizia né la magistratura hanno fin’ora mosso un dito. La mafia , il terrorismo di stato e l’impunità in Paraguay continuano a essere la più grande minaccia alla libertà di informazione e alla società civile.

Il buco nero dell'informazione

Di Manfredo Pavoni Gay - per Selvas.org




Si chiamava Enrique Ramòn Galeano ma nel  piccolo villaggio di Yby Yaù nella provincia di Concepcion in Paraguay, lo chiamavano scherzosamente “pirulito”. Faceva il giornalista per una radio privata  e si occupava di inchieste sul narcotraffico nelle zone di frontiera tra Brasile e Paraguay. Per vivere,e mantenere i suoi 4 figli visto che in Paraguay fare il giornalista indipendente è un mestiere che rende poco, si arrangiava:elettrotecnico e a tempo perso, animatore alle feste per bambini. Dal giorno 4 di febbraio Galeano risulta “desaparecido” e molti suoi compagni e colleghi temono che sia già morto. A niente sono valsi gli appelli della Federazione della stampa paraguaiana, del sindacato dei giornalisti, di Report sens Frontière, degli organismi internazionali per i Diritti Umani.
 Secondo Fuerza Ciudadania una ong locale in questa zona di frontiera che attraversa gli stati brasiliani del Paranà e del Mato Grosso do Sul, negli ultimi due anni sarebbero scomparsi  e assassinati almeno 50 persone tra attivisti politici, delle ONG e giornalisti indipendenti.  Se si escludono i sette giornalisti uccisi in Iraq, l’America Latina è il continente che, dall’inizio di questo 2006, ha il tasso di “mortalità giornalistica” più elevato al mondo; agli assassini si devono, purtroppo, aggiungere anche le intimidazioni, le percosse, le minacce, che nel caso del Paraguay spesso sono opera di deputati del Partito Colorado che non tollerano una stampa libera e indipendente.
 Prima di scomparire Enrique Galeano aveva chiamato dal suo cellulare una fabbrica agricola di nome “Ardevan” di proprietà del narcotrafficante brasiliano Carlos de Rocha conosciuto come “Cabezabranca”.



Le testimonianze raccolte da chi ha visto il giornalista per l’ultima volta  sono confuse e contraddittorie.Secondo Ramon Espinola ispettore della polizia Nazionale paraguaiana Galeano la notte del 4 febbraio dopo aver terminato il suo programma a radio Parque  nella città di Azotey dove lavorava, aveva chiesto un passaggio proprio davanti al commissariato, ad un camionista di Azoteyche trasportava legna verso la frontiera brasiliana non avendo nemmeno i soldi per prendere l’autobus della ruta 3 che lo avrebbe portato a Yby Yaù dove abitava la sua famiglia. Secondo l’autista del camion, un brasiliano,  Reginaldo da Silva Galeano, il giornalista non sarebbe sceso nella località dove abitava ma gli avrebbe chiesto di portarlo fino alla città di Pedro Juan dove avrebbe preso una stanza all’hotel Dina insieme ad una prostituta che sarebbe rimasta con lui fino al giorno seguente,  poi sarebbe scomparso. C’è da domandarsi con che soldi avrebbe pagato l’hotel e la prostituta visto che non aveva nemmeno il danaro per il passaggio.

Minacce di morte ripetute
Bernardina Quintana, moglie di Galeano, ha smentito  questa ricostruzione e ha raccontato ai giornalisti e alle associazioni per i Diritti Umani che suo marito che le aveva telefonato quella sera stessa dicendogli che stava tornando a casa, e che  nelle ultime settimane aveva ricevuto diverse minacce di morte .
Dopo una grande mobilitazione della società civile dei sindacati e della chiesa paraguaiana Rafael Filizzola deputato dell’opposizione al parlamento paraguaiano ha lanciato una dura accusa al deputato colorado (il partito che da 55 anni detiene il potere in Paraguay) Magdaleno Silva accusato di essere colluso insieme alla polizia locale con la mafia che opera nella zona di frontiera e che sostiene il governo di Nicanor Duarte. «Nonostante la scomparsa  e l’assassinio di 50 persone che vivevano nella zona, né il governo né la polizia né la magistratura hanno fin’ora mosso un dito», ha dichiarato Filizzola. Secondo un sondaggio del quotidiano paraguaiano Ultimahora il 90% dei lettori sono convinti che nella scomparsa di Galeano sia direttamente coinvolti il deputato colorado e il capo della polizia locale che hanno sostenuto la fantomatica ricostruzione secondo cui Galeano sarebbe scappato con l’amante in Brasile.



«Negli ultimi 5 anni, racconta Miguel Lopez, giornalista del quotidiano Ultimahora, sono scomparsi nel nulla 5 giornalisti che lavoravano sulle tematiche legate alla mafia e al narcotraffico. La mafia , il terrorismo di stato e l’impunità in Paraguay continuano a essere la più grande minaccia alla libertà di informazione e alla società civile». Il caso di Enrique Galeano è l’ultimo di questa incredibile sequela di delitti, ma da parte del governo e della polizia invece che una seria indagine si alimenta una versione dei fatti di tipo letteraria con ingredienti piccanti come la fuga con l’amante, notti di orgie con prostitute,  un improbabile autoesilio dorato in qualche località del Brasile , per confondere l’opinione pubblica  e coprire probabilmente una oscura e vecchia  storia di sparizione forzata.

Manfredo Pavoni Gay - Membro della Lega per i Diritti e la Liberazione dei Popoli e di Attac si è laureato in teologia protestante, ma fondalmentalmente è agnostico. Frequenta Master in DDHH e Cooperazione internazionale, pubblicista, ha lavorato sulle tematiche dell'impunità e della memoria con le Nonne di plaza de Mayo e con il premio Nobel alternativo paraguayano Martin Almada. Per sopravvivere è costretto a fornire la sua opera al Comune di Milano. I suoi poeti preferiti sono Mario Benedetti e Juan Gelman, i suoi fumetti, L'Eternauta e Corto Maltese.
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