:: PERU'::
Il secondo governo di Alan Garcia si sta caratterizzando per il deciso cambio di direzione della sua politica: basta terra ai contadini, basta sussidi all'agricoltura, basta statalizzazione delle attività strategiche, ora tutto deve passare in mano privata e poco importa se i peruviani e l'agricoltura ne fanno le spese. In un suo articolo apparso su un quotidiano nazionale il Presidente del Perù arriva addirittura ad ipotizzare la vendita di boschi, miniere, coste e lembi di mare alle imprese private: Vendita perché, - dice - chi è il tonto che investe denaro senza aver la sicurezza di lauti guadagni nel medio e lungo termine? E quale miglior sicurezza di quella data dalla proprietà?. Il conflitto ambientale, la salute e la difesa del territorio e due casi esemplari: La Oroya e Majaz.
Svendita ambientale in Perù
Da Huancayo - Perù: Sergio Rossa

Le foto relative all'impianto metallifero di La Oroya sono tratte dalla Asociacion Interamericana para la defensa del Ambiente (http://www.aida-americas.org)
Dicembre 2007
Il secondo governo di Alan Garcia si sta caratterizzando per il deciso cambio di direzione della sua politica: basta terra ai contadini, basta sussidi all'agricoltura, basta statalizzazione delle attività strategiche, ora tutto deve passare in mano privata e poco importa se i peruviani e l'agricoltura ne fanno le spese.
In un suo articolo, pieno zeppo di errori storici e di malcelata cattiva fede, apparso sul quotidiano El Comercio del 28 ottobre 2007, il Presidente del Perù arriva addirittura ad ipotizzare la vendita, non più la concessione, di boschi, miniere, coste e lembi di mare alle imprese private. Eh sì, Vendita perché, - dice - chi è il tonto che investe denaro senza aver la sicurezza di lauti guadagni nel medio e lungo termine? E quale miglior sicurezza di quella data dalla proprietà? Come si vede, è un voltafaccia non solo rispetto agli ideali antimperialisti del APRA, il suo partito, non solo rispetto al programma del suo primo governo, ma anche rispetto alle promesse elettorali che gli hanno permesso di entrare una seconda volta a Palazzo; non che in questo sia stato originale infatti già Fujimori nel 1990 aveva fatto lo steso scherzo. In realtà non tutto è nuovo nel modo di proporsi di questo signore: quello che non è cambiato è il suo discorso populista ed il modo demagogico di affrontare i problemi. Sembra di rivivere un po' il secondo governo del El Chino. Anche la decentralizzazione, spinta con forza dall'ex presidente Toledo, sta segnando il passo, evidentemente per il desiderio del Governo di essere l'unico potere decisionale. Questo fatto è importante perché lascia alle autorità locali, quelle che più sono vicine ai cittadini, la sola capacità propositiva, relegandole al ruolo di meri spettatori.
| :: Minas Perù :: |
Anuario Minero 2006

>>Download la pubblicazione edita nel 2006 dal Ministerio Energia y Minas (PDF 2,5 Mb)
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Un caso eloquente è la Legge Ambientale, una delle prime conquiste del governo Toledo, che non ha avuto alcun impatto sul territorio a causa della mancanza di un regolamento di attuazione. Quando qualche buon'anima ne appronta uno, c'è sempre un Ministero che lo obbietta e vi propone modifiche che vanno a favore delle imprese del settore, evidenziando così la propria dipendenza dalle attività economiche e rendendo inutili le norme. Il vuoto legislativo non permette alle regioni ed agli enti locali di legiferare, di fiscalizzare l'operato delle imprese produttive e di decidere sanzioni per il mancato rispetto delle regole (qualche cinico direbbe che, in questo modo, la rete della corruzione è più semplice e diretta).
Eclatante è l'esempio del MEM (Ministerio de Energía y Minas) che ha come obiettivo prioritario quello di promuovere gli investimenti, ma che è pure l'unica entità che può controllarne l'impatto ambientale e decidere come gestirlo. Il risultato è che gli effetti negativi sull'ambiente, a causa delle attività di sfruttamento intensivo delle risorse (pesca ed estrazione e lavorazione di minerali soprattutto), sono drammatici: acque inquinate, aria irrespirabile, deforestazione, desertificazione, sparizione di intere specie animali e vegetali, contaminazione delle derrate alimentari e, per finire, effetti disastrosi sulla salute umana. E tutto questo per cosa? Per privilegiare la crescita, avere buoni indici economici ed attirare capitali. Una nazione e i suoi abitanti, cioé, sono funzionali al rating di rischio degli investimenti, come se la loro vita dipendesse dalla capacità di rendere appetibile la propria terra agli investitori stranieri.

La cartina segnala i princilpali progetti minerari del Perù ed è tratta dalla pubblicazione 2006 del Ministero dell'Energia e Miniere (fonte: http://www.minem.gob.pe)
Questa situazione di Assestamento Strutturale (adjuste estructural), per cui, secondo i canoni del neoliberismo, lo stato diventa piccolo piccolo affidando il potere economico ai privati, fu uno dei cavalli di battaglia del primo governo Fujimori e derivava dal drammatico stato in cui l'attuale presidente Alan Garcia aveva lasciato il Perù durante il suo primo mandato (1986-1990), quando l'inflazione aveva raggiunto cifre a tre zeri. I successivi governi Fujimori e Toledo, pur continuando con le privatizzazioni, cercarono la stabilità, sempre e comunque secondo i dettami neoliberisti, attraverso la crescita interna e l'applicazione della tassazione generalizzata come forma di finanziamento del complesso di attività dello stato. La contemporanea riduzione delle imposte alla produzione favoriva l'entrata di capitali freschi. Fujimori, però, si rifiutò di trattare il tema della privatizzazione dell'acqua, benché fosse nella sua agenda, e Toledo evitò di entrare nel merito. Invece l'attuale partito di governo, il cui pensiero politico sarebbe moderatamente di sinistra, lo promosse tanto a livello locale che nazionale e se ancora non è una realtà lo si deve alle massicce proteste dei cittadini.
L'esempio citato vuole dimostrare, se fosse necessario, il cambio di strategia politica di Alan Garcia e il suo governo. Questo cambio però, lungi dall'apportare idee nuove all'usurata teoria neoliberale, ha solo radicalizzato le politiche precedenti, a dimostrazione che non esiste né un vero programma innovativo di governo né una visione per il futuro.
Una vignetta su un giornale raffigurava un apparecchio televisivo dal quale un annunciatore diceva che l'attuale governo era incapace e incompetente. Dall'altra parte dello schermo il presidente della repubblica ed il segretario dell'APRA, che è il partito di governo, ribattevano, increduli ed adirati: Incapace? Incompetente? Al che l'annunciatore concludeva:
E ripetitivo!

La Oroya - Asociacion Interamericana para la defensa del Ambiente
Tornando al tema ambientale, bisogna sottolineare le gravi colpe dello Stato peruviano, il quale ha sempre fatto molto poco per proteggere il territorio e i suoi abitanti e anche in questo l'attuale Governo non fa che seguire le politiche precedenti. Prima degli anni settanta lo Stato s'interessava solo a pretendere dalle imprese il pagamento delle imposte necessarie al proprio funzionamento. Durante gli anni settanta e fino ai '90 con la nazionalizzazione delle attività estrattive, lo sfruttamento delle risorse naturali era nelle mani dello Stato che privilegiava la produzione e il lavoro. A partire dagli anni novanta, dopo l'ajuste estructural, la cessione o concessione delle attività ai privati si fa con la clausola di concludere un PAMA (Programa de Adecuación y Manejo Ambiental) nel medio o lungo termine: di fatto si pospone il problema a vantaggio dei guadagni immediati delle compagnie minerarie o peschiere.
D'altra parte questo tema ha cominciato ad essere considerato vitale anche dalla società civile solo nell'ultima decada. Nel periodo dal 1997 al 2003 si apre una fase condizionale nella quale le varie organizzazioni sociali guardano con speranza le politiche ambientali dello Stato. Ma allo scadere dei termini dei PAMA, ci si rende conto che alcune compagnie, approfittando della mancanza di fiscalizzazione del Governo, stanno facendo poco o nulla per ridurre l'impatto ambientale. Queste non trovano di meglio che chiedere una proroga dei tempi di attuazione. Alla protesta della società civile, Chiesa Cattolica e ONG's in prima fila, seguono minacce di morte o di chiusura delle attività produttive fino ad arrivare ad organizzare persino scioperi a favore delle imprese.

La Oroya - Asociacion Interamericana para la defensa del Ambiente
Il caso de La Oroya
Lampante è l'esperienza de La Oroya, una delle dieci città più inquinate del mondo in cui dall'inizio del XX secolo funziona una fonderia, dove per ottenere la proroga del PAMA, l'impresa nordamericana Doe Run (altamente contaminante anche nel suo paese) assolda il sindaco Clemente Quincho Panez perché inciti i suoi concittadini a mettersi dalla parte del prestatore di lavoro. Il pretesto è quello di possibili tagli dei livelli occupazionali o addirittura della chiusura dell'intera fabbrica, perché, si dice, non remunerativa nonostante gli oltre 100 milioni e di dollari annui di guadagno. Il sindaco Quincho riesce ad organizzare uno sciopero di due giorni che blocca l'intera parte centrale del Perù, ma che viene revocato alla morte violenta di una persona. Il disegno politico della Doe Run di far rieleggere l'amministratore suo amico per il quadriennio 2006-2009 viene anichilito, mentre lo Stato con al governo Alejandro Toledo, tenta timidamente di mantenere le posizioni di rifiuto della proroga. Ma con l'entrata in scena di Alan Garcia le cose cambiano: alla Doe Run vengono concessi altri tre anni per concludere il PAMA creando così un precedente che molti addetti ai lavori considerano nefasto. Attualmente l'impresa spende molti soldi in pubbliche relazioni, assoldando operai e giornalisti, comprando intere pagine di giornale e organizzando seminari, nel tentativo di far dimenticare che la ciminiera della fonderia continua a eruttare ogni giorno oltre mille tonnellate metriche di gas tossici e che la contaminazione della terra, dell'acqua e dell'aria, secondo analisi fatte dall'università statunitense di St. Luis, si estende a tutta la valle del fiume Mantaro, fino ad oltre 100 chilometri da La Oroya. Uno studio ha dimostrato che la fonderia provoca il 99,7% degli inquinanti presenti nell'aria, e solo lo 0,3% è dovuto ad altri fattori come traffico o riscaldamento. Un altro studio del Ministero di Salute, fatto nei primi mesi del 2005, ha evidenziato un tasso di piombo diverse volte superiore al limite dettato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 99,9% dei bambini e adolescenti della città siderurgica.
È pur vero che la Doe Run ha aperto quest'anno un impianto per il trattamento delle acque residuali, sta facendo sapere che rispetterà la nuova scadenza del PAMA e che essa non è la maggiore responsabile dell'inquinamento dell'acqua. Il poco lusinghiero primato spetterebbe a varie compagnie minerarie ubicate nell'alta puna andina che, attraverso il tunnel Kingsmill (1), scaricano giornalmente nel fiume Yauli, affluente primario del Mantaro nel quale s'innesta proprio a La Oroya: 100 milioni di litri di acqua acida che contengono tra gli altri rame, piombo, zinco, ferro, manganese e cadmio, dissolti e in forma solida.

La Oroya - Asociacion Interamericana para la defensa del Ambiente
In seguito alle proteste della popolazione e, in modo particolare, dei contadini e allevatori della conca del fiume Yauli, il governo centrale ha deciso di concedere, senza licitazione, alla Minera Perú Copper, proprietaria della miniera di Toromocho e gestore del tunnel Kingsmill, la costruzione della pianta per il trattamento delle acque acide, la cui esecuzione inizierebbe nel gennaio del 2008 per essere operativa solo alla fine del 2009. La compagnia mineraria ha presentato un progetto al quale il Ministerio de Energía y Minas (MEM) ha mosso alcune osservazioni; la Perú Copper non ha corretto tali osservazioni e il Ministero ha approvato ugualmente il piano.
| :: Il caso La Oroya :: |
La Oroya non può aspettare
in Spagnolo e Inglese
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Questa pubblicazione , del 2002, denucia l'insostenibilità ambientale e sanitaria della Miniera.
Settembre 2007 Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH) solicita al estado peruano implementar medidas cautelares de urgencia para proteger vida de pobladores de la oroya víctimas de la contaminación
in Spagnolo
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La valle del fiume Mantaro è da sempre un paradiso agricolo. Qui si produce buona parte della verdura che viene consumata a Lima e in tutta la parte centrale del Perù. Vi si coltivano patate, mais, lattuga, carote, pomodori, spinaci, cavoli, carciofi, eccetera. Alcuni alimenti avevano la caratteristica di essere esportati, in particolare i carciofi e i porcellini d'india (cuyes) la cui carne è molto apprezzata: ultimamente questi importanti prodotti d'esportazione vengono respinti perché inquinati. Grazie alle politiche statali che favoriscono le attività contaminanti, il programma Sierra Exportadora, lanciato dall'attuale presidente in tempo d'elezioni proprio per sostenere l'attività agricola, non sarà una realtà.
Sempre alla Doe Run e sempre per motivi ambientali, su richiesta della CIDH (Corte Interamericana de Derechos Humanos) e per decisione del Tribunale Costituzionale, è stata comminata una multa alla quale l'azienda ha presentato ricorso e, alla fine, non ha pagato. La debolezza dello Stato rispetto alle imprese estrattive si manifesta anche con quest'ultimo esempio. In realtà, dire debolezza è un eufemismo perchè l'attuale Legislativo non solo protegge le imprese estrattive, ma ne ha sposato le tesi perseguendo in tutte le sedi, legali o illegali, le voci contrarie ai loro interessi.
Il caso Majaz
Al nord del Perù, al confine con l'Ecuador, sul versante amazzonico delle Ande tra i 2000 e i 3000 metri d'altezza, l'impresa mineraria inglese Monterrico Metals (acquisita quest'anno all'89,9% dalla compagnia cinese Xiamen Zijin Tongguan Development Consortium) sta cercando di sfruttare una miniera di rame che ha chiamato Majaz, dal nome di un piccolo mammifero che vive nella regione. Per il momento ha fatto solo introspezioni che, comunque, hanno lasciato un segno negativo sull'ambiente. La zona è importantissima dal punto di vista dell'ecosistema essendo una foresta di nebbie (solo il 12% delle foreste del pianeta hanno questa caratteristica) dove la piovosità e l'alto grado d'umidità permettono il rifornimento idrico di grandi estensioni di territorio. La struttura ecologica viene denominata sistema spugna perché cattura, filtra e distribuisce l'acqua. La costa desertica del Nord del Perù dipende da quell'acqua. In questa zona, ricchissima di specie faunistiche e vegetali, i contadini coltivano, spesso in forma biologica, caffè, banane, canna da zucchero, agrumi, mango, per citare solo alcuni prodotti agricoli. L'avvio dell'attività mineraria, con i suoi inquinanti chimici e l'uso smodato dell'acqua, necessaria per lavare la terra ed estrarre il rame, avrebbe un impatto disastroso sull'ecosistema, primo tra tutti il disboscamento (2) che ridurrebbe la capacità di produrre acqua, e quest'ultima diverrebbe di pessima qualità. Inoltre la miniera sarebbe del tipo a cielo aperto, che è la forma estrattiva più inquinante che si conosca perché infetta direttamente la falda acquifera. Gli abitanti della zona si oppongono all'apertura della miniera, tanto più che la Monterrico Metals, finanziata dalla banca europea Axa, non ha una licenza sociale ed esplora illegalmente la zona.

Un momento del particolare afflusso di persone che il 16 settembre 2007 hanno dichiarato il loro No allo sfruttamento minerario di Majaz.
Secondo l'articolo 71 della Costituzione del Perù, gli stranieri non possono possedere né acquisire miniere, terre, boschi o acque nel raggio di cinquanta chilometri dalla frontiera; conseguentemente la miniera Majaz potrebbe essere sfruttata solo da imprese nazionali. Sennonché un decreto supremo del 2001 dichiara l'investimento estrattivo di "pubblica necessità", di modo che il MEM (Ministerio de Energía y Minas) ha deciso di concedere il nulla osta alla Monterrico Metals e di non chiederle la relativa licenza.
| :: Il caso Majaz :: |
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La Licenza Sociale è prevista nel Patto Internazionale di Diritto Economico, Sociale e Culturale (DESC) delle Nazioni Unite. L'articolo 1, comma 2, dispone che i popoli sono liberi di determinare le proprie ricchezze e risorse naturali senza che possano essere privati dei propri mezzi di sussistenza. Lo Stato deve consultare in modo democratico la libera volontà del suo popolo, se si deve o non si deve accettare un'opera sociale o un investimento che avrà un impatto nel suo territorio. Nel caso di imprese private, la licenza sociale consiste nell'ottenimento del consenso informato da parte delle popolazioni sul cui territorio avverrà lo sfruttamento delle risorse.
I contadini, ed in generale gli abitanti del nord del paese, hanno reiteratamente protestato contro la presenza delle compagnie minerarie ed in difesa della propria terra, ma le proteste sono state represse dalla Polizia in modo brutale, e due leader contadini sono morti.
Il Governo ed i più noti mezzi d'informazione si sono schierati dalla parte dell'impresa. Lo stesso presidente Alan Garcia è arrivato ad insultare i contadini e le organizzazioni sociali che li appoggiano (vecchi comunisti anticapitalisti del XIX secolo camuffati da protezionisti nel XX e oggi medioambientalisti, secondo le sue stesse parole) ed ha dichiarato, contro le previsioni degli scienziati e quindi in completa malafede, che l'attività mineraria e l'agricoltura possono procedere di pari passo e senza pregiudizio dell'una sull'altra. Di fronte a tanta ostilità, i contadini hanno risposto in maniera democraticamente esemplare: hanno chiamato al voto gli abitanti delle zone interessate il 16 settembre 2007. La partecipazione popolare è stata massiva e ha espresso, a larga maggioranza (circa il 95 per cento) la propria contrarietà all'attività estrattiva in quei territori. Il Governo, prima ha cercato di minimizzare il risultato della consultazione, poi ha tuonato contro la Chiesa Cattolica affinchè non s'impicci delle questioni di Stato, e finalmente ha accettato di intavolare il dialogo con le organizzazioni contadine. Il resto ha da venire, ma visti i precedenti non c'è molto da sperare.
Ma a chi interessa l'ambiente?
La domanda sogre spontanea: esiste una coscienza ambientale in Perù?
Non è semplice rispondere. Sicuramente le classi medie e alte, molti professionisti, gli intellettuali fanno fronte comune per promuovere una politica ambientale seria. Non parliamo qui di schieramenti politici, poiché il tema ambientale è trasversale rispetto alle ideologie. Così vediamo uniti in questa lotta giornali conservatori, come El Comercio (benché questo sia più attento alle dinamiche cittadine ed ha una posizione molto più soft rispetto alla imprese estrattive) e la stampa progressista e liberal. Purtroppo non esiste lo stesso interesse e partecipazione nelle classi basse inurbate per le quali, considerando i bassi salari e la scarsa copertura sociale, la cosa più importante è la sopravvivenza, quindi un lavoro immediato e sicuro, anche se ne va della salute. Si capisce quindi come sia stato possibile organizzare scioperi a favore delle imprese. Esiste il dilemma rappresentato dai contadini e allevatori. Molti di loro sono attenti al problema ambientale, soprattutto da quando, negli ultimi anni, c'è stato il boom dei prodotti ecologici; infatti, le produzioni di derrate alimentari senza pesticidi e generate con acqua di buona qualità si posiziona assai bene sui mercati internazionali e danno buoni profitti. Ma molti altri tra contadini e allevatori, per lo più quelli che riforniscono il mercato interno o le cui derrate non hanno sbocchi all'estero, hanno idee che rientrano nella logica delle classi inurbate: poiché i margini di profitto sono molto bassi, l'unico modo di guadagnare è produrre molto, e per produrre molto non si va per il sottile con i pesticidi, così come non è tanto importante che l'acqua non sia contaminata. Ma anche qui lo Stato brilla per la sua assenza. Infatti esistono norme di qualità solo per gli alimenti elaborati industrialmente, mentre la produzione e vendita della frutta, verdura, carne e pesce sono condizionati solo dalla legge della domanda e dell'offerta, senza nessuna garanzia.
In Perù il danno ambientale noto supera gli 800 milioni di soles (200 milioni di euro) annuali, corrispondenti al 3,45% del PIL, ma le risorse che lo Stato investe per la preservazione del territorio raggiungono solo lo 0,01% del PIL. Significa che allo Stato poco importa del proprio territorio e della gente che lo abita. Lo Stato è diventato un orco maligno che si nutre di denaro, e per averne sempre di più non lesina aiuti a chi glielo può offrire. Chi glielo dà non vuole avere problemi, quindi coloro che generano i problemi, anche se solo per mera sopravvivenza, vanno tolti di mezzo.
Probabilmente questa non è la realtà del solo Perù; probabilmente il Perù risente della crisi dell'uomo moderno, narcotizzato dai consumi che lo inducono a farsi schiavo del denaro, dio al quale finirà per dare tutto, anche la vita.
La storia dell'isola di Pasqua è paradigmatica: quanto più si riducevano le risorse, tanto più gli abitanti le utilizzavano, plausibilmente per ingraziarsi gli dei, arrivando all'antropofagia, quando ormai non c'era più nulla da mangiare. Se fosse stata scoperta qualche anno dopo, facilmente non vi si sarebbe trovato nessun essere vivente.
Note:
1 - Il tunnel Kingsmill è lungo 14 Km. e fu costruito tra il 1929 e il 1934 dalla Cerro de Pasco Copper Corporation (CPCC), con l'obiettivo di eliminare le acque delle miniere e permettere l'estrazione dei minerali dei giacimenti del distretto minerario di Morococha.
2 - La concessione riguarda 6.472 ettari, senza contare che altre compagnie sono concessionarie nella zona, tra le quali un'altra sussidiaria della Monterrico, la Compañía Minera Mayari che ha ottenuto lo sfruttamento di più di 15.000 ettari.
Sergio Rossa - Volontario laico, insegnate di lingua e letteratura italiana
Responsabile dei progetti in Huancayo:
Centro Social Piloto de Ocopilla Jr. Omar Yali # 301
Huancayo e-mail: sergio_rossa@hotmail.it
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