:: LA RESISTENZA DI OAXACA::
L'arrivo dell'esercito nelle strade di Oaxaca, non è l'epilogo di una protesta che da oltre sei mesi ha paralizzato la città. Le violazioni dei diritti umani, la violenza parapoliziale, gli incendi delle radio universitarie, il terrore provocato da sparizioni forzate non ha piegato le ragioni del Popolo di Oaxaca. La testimonianza estrema di Brad Will, comunicatore sociale di Indymedia ucciso con la telecamera in mano, ci dona un grande esempio da seguire: il coraggio di raccontare.
Oaxaca colpita al cuore
Per Selvas.org Tito Pulsinelli

Le foto di questo servizio sono tratte da http://www.asambleapopulardeoaxaca.com e sono riferite alle barricate dei cittadini di Oaxaca in rivolta contro il governatore
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:: APPO ::
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"L'ordine e la pace sociale regnano in Oaxaca". Queste ciniche parole profferite dal Presidente messicano Fox, con la menzogna aggiuntiva che il tutto era stato eseguito in modo "pulito", senza ledere alcun diritto, suggellavano l'occupazione militare del centro urbano della città di Oaxaca.
Il prezzo è stata l'uccisione di 4 persone -tra cui un bimbo- la detenzione di 67 cittadini illegalmente rinchiusi in una base militare dell'esercito messicano, le violente incursioni in numerose case di attivisti, e la scomparsa forzata (desaparecidos) di Rosa Anastasia Martínez, Jesús Canseco García, Alberto Hernández Calvo, Mauro Arturo Mogozan García, Eusebio Mendoza Sabines, Javier Mateo Calderón, Mamerto García Magaña, Abdón Aguilar, Cenobio Girón Pablo, Raymundo Gómez Martínez, Juan Manuel Ortiz González, Alberto Miguel Guadalupe, Apolinar Noriega, Alejandro Alcántara González y Teodoro López Gutiérrez.
L'Alto commisionato dell'ONU ha condannato la violenta occupazione di Oaxaca, segnalando "l'llegalità delle irruzioni nelle case di cittadini, la negazione dei diritti alla difesa, e la scomparsa di 19 persone.." Più netta è stata la denuncia di Amnesty International.
La repressione, però, non ha dato i frutti sperati: i negozi rimangono chiusi, le scuole non hanno ripreso le attività, tutte le banche sono chiuse, il commercio è fermo. Il movimento di lotta, APPO (Assemblea Popolare del Popolo di Oaxaca), di fronte a quel che definisce uno "stato d'assedio e sospensione delle garanzie costituzionali" de facto, ha ceduto il controllo del centro urbano, ha perso le radio che manteneva occupate, ma non è stato sbaragliato.
Ha fatto un passo indietro, sta ricomponendo le fila, e ieri ha dato vita a ben tre manifestazioni, tutte convergenti verso il centro della città occupato militarmente, mostrando di mantenere l'iniziativa, e di conservare vitalità e combattività. Inoltre, la APPO non è isolata: hanno fatto male i calcoli quanti ritenevano che si trattava di un fuoco facilmente spegnibile.
Nella regione meridionale del Michoacan, 3000 mila maestri marciano verso Oaxaca, dopo aver iniziato uno sciopero a tempo indefinito, che paralizzerà 10000 scuole.
Gli zapatisti (EZLN), a partire dal primo di novembre, bloccheranno tutte le strade e le counicazioni terrestri in Chiapas, dove numerose organizzazioni stanno conformando l'Assemblea Popolare del Popolo del Chiapas.
I blocchi stradali si moltiplicheranno, in modo flessibile, in ogni angolo del Messico, con modalità e durata determinate dai vari movimenti, in base alla loro forza e all'opportunità politica.
Con un inspiegabile ritardo, ieri Lopez Obrador ha finalmente condannato l'operazione repressiva in Oaxaca, e la base del Frente Amplio ha manifestato a Città del Messico per fermare la repressione.
Il ricorso alla forza deciso dal governo di Fox sull'agitata scacchiera di Oaxaca, non è decisivo e non risolve nessuno dei gravi problemi per i quali si sono battuti con coraggio i suoi cittadini negli ultimi sei mesi.
L'assurda inamovibilità di un governatore ripudiato ed esecrato, ora macchiatosi di sangue, è il preambolo dogmatico per sancire l'intangibilità assoluta del potere fortemente questionato del futuro Presidente Calderon.
L'utilizzazione dell' esercito nella repressione in Oaxaca, segna una tappa di non-ritorno. E' il preludio alla illegalizzazione della disobbedienza civile e delle proteste popolari contro una destra cha ha rapinato la massima carica istituzionale, e punta a trasferire alle multinazionali l'ultimo bene strategico della nazione messicana: il petrolio. .
Quel che sta succedendo, invece, è che c'è stata un'accelerazione nei preparativi per lo sciopero generale del 20 di novembre. A questo punto, pochi possono dire con certezza quale sarà il clima sociale dell'1 di dicembre, quando Calderon assumerà la Presidenza.

Brad Will, documentarista newyorkiese e reporter di Indymedia, assassinato dai proiettili del governo in Oaxaca mentre informava
Il fotografo Oswaldo Ramírez del giornale Milenio è stato ferito nell'attacco dai pistoleri di Ulises Ruiz Ortiz in Santa Lucia del Camino
di Al Giordano - NarcoNews
27 ottobre 2006
This report appears on the internet at http://www.narconews.com/Issue43/article2223.html
Brad Will, documentarista e reporter per Indymedia in New York, Bolivia e Brasile, è morto oggi per un colpo nel petto, quando aggressori a favore del governo hanno aperto il fuoco contro una barricata nel quartiere di Santa Lucía del Camino, alla periferia della città di Oaxaca, Messico. è morto con la sua videocamera in mano.

Brad Will in Chetumal, Quintana Roo
Foto: D.R. 2006 Narco News
Brad ha viaggiato per Oaxaca all'inizio di ottobre per documentare la storia che i commedianti dei Media Commerciali - come Rebecca Romero dell'Associated Press - distorcono invece di raccontarla: la storia di un popolo stufo della repressione e dell'ingiustizia, che cerca di recuperare un governo che è suo di diritto. In quel contesto, il suo assassinio è pure la conseguenza di ciò che succede quando i media indipendenti devono fare il lavoro che non fanno i Media di Massa: dire la verità.
Era mio amico e collega dal 1996, quando abbiamo lavorato insieme sulla modulazione di frequenza 88.7 "Steal This Radio" ("Ruba questa radio") nel Lower East Side di New York. Mi sono incontrato un'altra volta con lui in Bolivia nel 2004, per un incontro pubblico della Scuola di Giornalismo Autentico di Narco News, e poi di nuovo nella penisola dello Yucatan lo scorso gennaio, dove è arrivato per informare sull'inizio dell'Altra Campagna zapatista. Brad è morto per fare conoscere l'autentica storia al mondo.
È arrivato a Oaxaca all'inizio di ottobre sapendo, assumendo e condividendo i rischi che implicava informare su quella storia. Il suo ultimo articolo, pubblicato il 17 ottobre col titolo "Morte a Oaxaca", racconta l'assassinio di Alejandro García Hernández sulle barricate dell'Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO). Brad scrisse:
"... Camminai dalla barricata di Alejandro con un gruppo di simpatizzanti che venivano da una zona di periferia, ad un mezz'ora di distanza... stavo camminando, con gente furiosa, diretta verso l'obitorio... entrai e lo vidi... non ho visto molti cadaveri nella mia vita... ti opprimono... un mucchio di cadaveri senza nome in un angolo... il numero del morto, chi era più o meno... niente refrigerazione... l'odore... hanno dovuto aprire il cranio per tirare fuori la pallottola... ritornai con lui e con gli altri.
"Ed ora Alejandro aspetta nello zocálo, come gli altri nei loro presidi, aspetta ad un punto morto, un cambiamento, una via d'uscita, una strada per proseguire, una soluzione... sperando che la terra si muova e si apra, aspettando che arrivi novembre per potersi sedere coi suoi cari nel Giorno dei Morti, per condividere cibo, bibite e canti... aspetta che la piazza si consegni a lui e scoppi... da solo aspetterà fino alla mattina ma questa notte spera che il governatore e i suoi prezzolati se ne vadano e non ritornino mai... una morte in più, un martire in più in una guerra sporca... un'occasione in più per piangere e sentire il dolore... un'occasione in più per conoscere il potere e la sua malvagità... una pallottola più cattiva nella notte... una notte in più sulle barricate... alcuni hanno un falò, altri si coricano a dormire, ma tutti stanno con lui mentre si riposa per un'altra notte nella sua guardia"...

Gli assassini di Brad Will: Juan Carlos Soriano Velasco (maglietta rossa), poliziotto detto "El Chapulín"; Manuel Aguilar (giacca scura), capo del personale del municipio, e Avel (sic) Santiago Zárate (camicia rossa), dirigente della sicurezza pubblica, identificati da El Universal
Foto: D.R. 2006 El Universal
Il 26 settembre scorso, Brad, venendo in Messico, mi scrisse:
"Senti Al,
sono Brad di New York... mi piacerebbe moltissimo avere i tuoi contatti di Narco News a Oaxaca... vado là e voglio collegarmi il più possibile con tutti... stai nel DF? Devo passare di lì e sarebbe bellissimo bere qualcosa insieme.
Brad"
Conoscendo la sfortuna che aveva avuto Brad coprendo altre storie (la polizia l'aveva picchiato a New York e in Brasile mentre faceva questo lavoro importante ma pericoloso), le sue difficoltà con la lingua spagnola ed il rischio elevato per i giornalisti indipendenti che non si sono "piazzati" da tempo (e quindi non sono riconosciuti dalla gente, a Oaxaca), lo pregai che andasse ad Atenco per informare su quello che stava succedendo lì con l'arrivo dei comandanti zapatisti.
"La nostra squadra ad Oaxaca è ben piazzata. C'è un mucchio di altri internazionali che vagano là cercando fare il super-reportage, ma la situazione è molto delicata. L'APPO non si fida di nessuno se non lo conosce da anni e mi continuano a dire di non inviare matricole, perché la situazione sta tesa della fregata... Se vieni in Messico, ti raccomando di andare al DF ed Atenco per informare su quanto sta per cominciare. L'APPO è, a ragione, molto diffidente con la gente che non conosce da tempo. Ed abbiamo già lì sufficiente manodopera per continuare ad informare sulle novità. Ma quello che succede in Atenco-DF richiede altre mani che si diano da fare".
Brad rispose quella stessa notte, senza cambiar idea:
"Hey
Grazie per la risposta rapida... ho una camera HD professionale... ho sentito voci sul livello di sfiducia a Oaxaca ed è sconcertante.. Credo di voler andare lo stesso... non dirò loro che mi hai inviato tu e sono disposto ad ascoltare tutti quanti i suggerimenti su come passare il tempo lì... non so che succederà ad Atenco nei prossimi giorni. Forse mi occuperò dell'altra dopo in qualche luogo lungo la strada. Che bello ricevere tue notizie. Hai un numero di cel/telefono?
Solidarietà,
Brad"
Non mi sono sorpreso che finisse per decidere di andare a Oaxaca. Brad voleva sempre rischiare: aveva pure viaggiato per le valli del Nord America su vagoni merci ferroviari, si era trincerato nella sua okupación di Fifth Street nel 1996, quando la polizia e la palla di demolizione l'avevano invasa. La sua vita è stata tutta coraggio. Gli ho dato il mio numero di cellulare in caso di urgenza. Ha scritto di nuovo il 7 ottobre, tre settimane fa:
"Hey Al,
ti scrive Brad... grazie per i contatti e per le informazioni... sono atterrato nel DF abbastanza malaticcio e sono andato direttamente a Oaxaca. Ora sono connettato... Se volessi condividere i tuoi contatti qui mi sarebbe molto utile... Credo di rimanere per un mese... Nancy mi ha detto che avevi un contatto con un avvocato dei diritti umani che potrebbe aiutare dei giornalisti... per favore, aiutami anche con questa informazione... So che sei occupato e spero di vedere presto il tuo lavoro.
Pace,
Brad"
Queste sono le parole di un compagno coraggioso che - sapendo bene che questo reportage poteva essere l'ultimo - ha deciso di condividere i rischi con la gente sulla cui causa stava informando.
E condividendo oggi questi rischi in Santa Lucia del Camino, Oaxaca, c'era pure il fotografo Oswaldo Ramírez del giornale Milenio, ferito dagli spari. È stato il corrispondente di quel giornale, Diego Osorio, che ha confermato la notizia della morte di Brad alle 4 e 30 di questo pomeriggio. Ha detto anche che in un altro angolo della città, fuori dagli uffici della Procura Giudiziale dello Stato, pistoleri avevano sparato contro altri membri dell'APPO, che erano tre i feriti e che c'erano voci di un maestro morto, anche se per ora non c'è stata la conferma.

Foto: D.R. 2006 El Universal
Brad Will era conosciuto ed amato per tutto l'emisfero, e nei centri dei media, da New York, passando per San Paolo fino a Città del Messico. Questa notte, il suo corpo giace nello stesso obitorio oaxaqueño che ha visitato la settimana scorsa per fare il suo reportage. Non andrà via silenzioso nella lunga notte di repressione che il governatore illegittimo Ulises Ruiz Ortiz, il presidente Vicente Fox ed il suo successore illegittimo Felipe Calderón hanno creato a Oaxaca e, di fatto, in molte parte del Messico. Era inevitabile che presto un reporter internazionale si sarebbe unito alla lista che si allunga sempre più di assassinati sotto i regimi repressivi del Messico (a maggio hanno già violato e picchiato altri giornalisti in Atenco e li hanno deportati dal paese). Questa notte è stato Brad - mentre stava facendo il lavoro responsabile ed urgente, videocamera in mano - che ha rotto l'assedio dei Media Commerciali.
Mentre parlava in un miting pubblico dell'Altra Campagna in Buaiscobe, Sonora - avendo saputo degli eventi del giorno e ricevuto la notizia della morte di Brad - il subcomandante Marcos ha detto alla gente ed alla stampa:
"Alcuni minuti fa, ci hanno avvisato che i paramilitari del governo hanno attaccato una barricata, un bel gruppo di gente, ed hanno ammazzato almeno una persona. Quella persona che hanno ammazzato lavora nei media alternativi, come li chiamiamo noi. Cioè non sono della televisione o dei grandi giornali, ma è gente come quella che viene qui in autobus, che sta guardando la gente in basso e portando fuori la sua voce, affinché si conosca. Perché sappiamo già che alla televisione escono solo le cose dal governo e sui giornali pure. E questa persona, un compagno dell'Altra Campagna, che aveva camminato da varie parti con noi quando andavamo per lo Yucatan, stava lì, prendendo foto e filmando quello che stava succedendo e gli hanno sparato ed è morto. Sanno anche che c'è un'altra persona morta ed il governo non vuole farsi carico di ciò che ha fatto, mentre adesso quello che ci dicono è che di tutto il popolo di Oaxaca si sta mobilitando, magari con la paura, ma si stanno mobilitando per occupare le strade e per protestare contro questa nuova ingiustizia. E noi stiamo facendo un appello a tutta l'Altra Campagna a livello nazionale ed ai compagni ed alle compagne che stanno in altri paesi, affinché ci uniamo per esigere giustizia per la morte di questo nostro compagno, specialmente a tutti i media alternativi ed ai media liberi che ci sono in Messico ed in tutto il mondo".
Di Bradley Roland Will
MORTE A OAXACA
(tradotto dal Comitato Chiapas "Maribel" - Bergamo)

Prime ore del pomeriggio del 16 ottobre
Ieri sono andato a fare un giro con la brava gente di Oaxaca - veramente camminavo da tutto il giorno. Nel pomeriggio mi hanno mostrato dove le pallottole hanno colpito il muro. Hanno contato il numero di pallottole che potevano. Mi ha ricordato il portone della casa di Amadou Diallos(*), ma in questo caso i graffiti c'erano da prima che cominciasse la sparatoria. Uno dei proiettili che non si può trovare nel muro è ancora nella sua testa. Aveva 41 anni, Alejandro Garcia Hernandez, sulla barricata del quartiere ogni notte. Quella notte era uscito con sua moglie e i figli per far passare un'ambulanza. Ma un camioncino pickup aveva tentato di passare dietro l'ambulanza. Lui s'è preso la pallottola quando ha detto loro che non potevano passare. Non l'avevano mai fatto. Gli occupanti, militari in abiti civili, si sono fatti strada a suon di spari.
Un giovane che vuole essere chiamato solamente Marco era con la sua famiglia quando sono avvenuti gli spari. Una pallottola gli ha trapassato la spalla. Era sotto shock quando l'abbiamo incontrato. Ha 19 anni, mi ha detto che non l'ha ancora detto ai suoi come molti era sulle barricate ogni notte - e che ci sarebbe ritornato non appena le ferite fossero guarite.
Solo giorni prima c'era stata una delegazione di senatori in visita per verificare l'ingovernabilità dello stato. Ne hanno avuto un assaggio. La voce è girata per fermare il resto del governo. In dozzine sono usciti dal centro della città con bastoni e bombole di vernice. Hanno preso tre autobus e sono andati per tutta la mattina nei palazzi del governo ad informarli che erano chiusi. E che avrebbero apprezzato la cooperazione volontaria.
La gente è uscita agitata ma dando collaborazione. Mentre stavano sgomberando l'ultimo edificio sono comparsi tre uomini armati che hanno aperto il fuoco. Due autobus si erano già ritirati. 10 minuti di battaglia con lancio di pietre razzi e urla. Due feriti, uno alla testa ed un altro alla gamba, sono stati portati all'ospedale mentre continuava la battaglia. La radio ha lanciato un appello e sono arrivate persone da tutte le parti.
Gli uomini amati erano intorno all'edificio ma sono riusciti a fuggire. Non è sicuro, forse sono dentro. Sono stati avvistati dei poliziotti in borghese appostati intorno all'ospedale e la gente è corsa a proteggere i feriti.
Quello che si può dire di questo movimento, un momento rivoluzionario, è che si sta costruendo, crescendo, plasmando - si può sentire alla ricerca disperata di una democrazia diretta. In novembre la APPO terrà una conferenza a livello statale per la formazione di un'Assemblea Statale del Popolo di Oaxaca (AEPO). In questo momento sono 11 gli stati, tra i 33 stati messicani, ad aver dichiarato la formazione di assemblee popolari come la APPO. Ed alcune anche dall'altra parte negli Stati Uniti.
I marines sono tornati in mare anche se la polizia federale che ha devastato Atenco resta nelle vicinanze. Nel nuovo accampamento in Messico è iniziato uno sciopero afifnché il Senato destituisca Ulises Ruiz Ortiz.
Che cosa succedera? Nessuno lo sa. E' un puntino luminoso attraverso un vetro. O lo brucia o lo attraversa. Quello che è chiaro è che questo non è solo uno sciopero, una richiesta di espulsione di un governatore, un blocco, una coalizione di settori. E' una vera rivolta di popolo. Dopo decenni di PRI che governa con corruzione, frode e pallottole, la gente è stanca. Chiamano questo partito tirannia e sono disposti a distruggere questo autoritarismo.
Per le strade puoi sentire il bisbiglio della selva Lacandona. Ad ogni angolo di strada decidere di resistere insieme. Guardi i loro volti: indigeni, donne, bambini, così coraggiosi e attenti nella notte, orgogliosi e risoluti.
Sono partito dalla barricata dove avevo incontrato Alejandro con un gruppo di simpatizzanti che venivano da una zona di periferia, ad un mezz'ora di distanza. Ndavo verso l'obitorio con un gruppo di persone inferocite. Siamo entrati ed abbiamo visto Alejandro. Non ho visto molti cadaveri nella mia vita. Una sensazione terribile. In un angolo un mucchio di corpi, senza celle frigorifere. L'odore. Hanno dovuto aprirgli il cranio per estrarre la pallottola. Siamo tornati tutti insieme.
Ed ora Alejandro aspetta nello zocálo, come gli altri nei loro presidi. Aspetta una tregua, un cambiamento, una via d'uscita. Una soluzione. Aspetta che la terra si muova e si apra. Aspetta che arrivi novembre per potersi sedere coi suoi cari, nel Giorno dei Morti, a condividere cibo, bibite e canti. Aspetta che la piazza si infiammi. Aspetta solo fino a domani, ma questa notte aspetta che il governatore e i suoi prezzolati se ne vadano e non ritornino mai più.
Una morte in più, un altro martire in questa guerra sporca, un'altra occasione per piangere e soffrire, un'altra occasione per conoscere il potere e la sua malvagità, un'altra pallottola attraversa la notte, un'altra notte sulle barricate. Qualcuno accende un fuoco, altri si coricano e dormono, ma tutti sono con lui mentre riposa, un'ultima notte, sotto i suoi occhi.
*) Giovane oriundo della Guinea che nel 1999 è morto nel Bronx, a New York, colpito a morte da 19 delle 41 pallottole che agenti in borghese della polizia gli hano scaricato addosso confondendo il suo portafoglio con un arma.
- Questa è l'ultima corrispondenza inviata a Indymedia dal cameraman e giornalista statunitense Bradley Roland Will, prima di essere assassinato da paramilitari legati alle autorità di Oaxaca. Stile e redazione sono stati rispettati.
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Ulises Ruiz Ortiz |