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8-09-2007
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In Guatemala si sta concludendo una campagna elettorale affogata nel sangue e si profila un testa a testa tra due “professionisti” bianchi della politica. In affanno la candidata Premio Nobel per la Pace 1992 Rigoberta Menchù. Domenica 9 settembre i guatemaltechi andranno alle urne "scortati" da 70.000 osservatori internazionali.

Guatemala: campagna elettorale insaguinata

Di Giovanna Vitrano - Selvas.org


Foto di Roberto Mercatante durante la festa del 1° maggio 2005 - tratte da http://www.elcanche.com/


> Le schede dei candidati presidenti

> Relazione sui Diritti Umani (febbraio 2006)
(Italiano e Español)



7 settembre 2007

Qurantanove delitti per un presidente. Così si giunge al voto in Guatemala, contando i morti tra i candidati, tra gli attivisti, tra i familiari di quanti in queste elezioni del 9 settembre hanno iscritto il proprio nome. Più di 60 gli attentati (gli ultimi due lo scorso 4 settembre, quando sull'asfalto della capitale sono rimasti immobili altri due candidati al Consiglio del partito Encuentro por Guatemala, il partito che mette in lizza per la preisenza Riboberta Menchù Tum.
Violenze su violenza, come accade negli ultimi anni in un crescendo sempre più brutale (vedi l'articolo “Violenza e insicurezza in Guatemala” - http://www.selvas.org/newsGU0106.html), perché quanto sia fuori controllo la situazione del paese dell'America centrale lo testimonia - ad esempio - il fatto che gli assassini di due candidati di Encuentro por Guatemala sono stati brutalmente uccisi per strada, a sangue freddo, senza un processo, senza un tribunale, senza una Giustizia.
Una lunga scia di sangue che, si spera, possa essere in qualche modo bloccata dai 70.000 osservatori giunti da tutto il mondo per monitorare lo svolgimento di queste elezioni, trasformando la prossima domenica nel giorno elettorale più controllato della Storia.



Chi, cosa, perché
Domenica 9 settembre il Guatemala voterà per eleggere il Presidente della Repubblica e il Vice Presidente, 158 deputati al Congresso e 332 tra sindaci e consigli municipali.
Queste elezioni saranno regolamentate da una nuova legge elettorale che prevede, nel caso in cui nessun candidato alla Presidenza ottenga la maggioranza assoluta al primo turno, un ballottaggio da effettuarsi domenica 4 novembre tra i candidati più votati.
Sono chiamati alle urne 6 milioni di elettori su 13 milioni di abitanti censiti (il cui 60% è indigeno), e di questi oltre il 40% si è dichiarato ancora indeciso sulla preferenza elettorale.

Le ultime indagini statistiche danno per favoriti alla presidenza Alvaro Colom (UNE - Unidad Nacional de la Esperanza - centrosinistra - vedi biografia) e il generale Otto Pérez Molina (PP - Partido Patriota - centrodestra - vedi biografia), entrambi molto conosciuti: Colom è alla sua terza campagna elettorale presidenziale, Molina spende e spande in una costosissima campagna propagandistica fin dai primi mesi del 2006.
Si qualificherebbe solo quarta Rigoberta Menchù Tum, del partito Encuentro por Guatemala (EG - vedi biografia), Premio Nobel per la Pace 1992, la cui candidatura ha avuto molta più eco in Europa che non nel suo Paese.

Incredibile ma vero, candidato alla presidenza è anche Efrain Rios Montt, generale sotto processo - in Spagna - con l'accusa di genocidio in Guatemala (vedi biografia).
Secondo le ultime indagini statistiche, Colom avrebbe il 24,5% delle preferenze, Perez il 15,27%, Menchù il 3,4%, ma nessuno dei candidati otterrebbe la maggioranza assoluta.




Un fallimento inatteso
Soprattutto da questa parte dell'oceano, le percentuali di Rigoberta Menchù fanno scalpore: come è possibile che un personaggio tanto conosciuto e apprezzato, una donna indigena per di più, possa contare su un numero di elettori così limitato?
Nonostante si parli di un paese misconosciuto, il Guatemala non fa certo eccezione per quanto riguarda il potere dei soldi: chi più ne ha, più ne può spendere in comunicazione, così la UNE ha speso quasi 3 milioni di quetzales, il PP 1 milione, EG ne ha investiti solo 53mila.

La Menchù ha scelto di far parte del governo attuale (compromesso proprio dai gravi problemi di sicurezza sociale) come ambasciatrice per la pace dell'attuale presidente Oscar Berger. Vista la scia di sangue, non è stata una scelta felice.
Ancor più inquietante, poi, la decisione del Premio Nobel di tacere davanti alla denuncia della Audienca Nacional spagnola contro Rios Montt, una denuncia che lei stessa aveva portato avanti. Ha dichiarato di aver fatto questa scelta per “ragioni etiche”, ma molti guatemaltechi si chiedono se per caso c'entri la “tregua” che si dice essere stata firmata tra tutti i candidati presidenziali. Che sia vero o no, è comunque un'ombra molto pesante.

Sfiducia generale
Ad ogni modo, l'indicatore più pericoloso lo si registra tra le strade, tra le piazze dei pueblos guatemaltechi, laddove la gente si riunisce spontaneamente, dove si chiacchiera di sementi e di potature, di pascoli e di mercati, di nuovi debiti e di future nascite.
È tra queste strade che si fa sempre più forte la voce “non cambierà, perchè qui è già tutto suddiviso”, accrescendo così il credito di chi racconta di aver visto deputati dei partiti più ricchi (UNE e PP) viaggiare di villaggio in villaggio consegnando regali di vario tipo, come fossero gadget promozionali.
Tutto il mondo è paese, si dice. Ma è anche vero che ci sono dei paesi che sanguinano e che nessuna elezione “comprata” potrà mai guarire.




:: BIOGRAFIE :: En Español

Álvaro Colom Caballeros

Es el máximo dirigente de la Unidad Nacional de la Esperanza (UNE) y ya había intentado alcanzar la presidencia de Guatemala en los pasados comicios como candidato de la ex guerrilla.

Nació en Guatemala el 15 de Junio de 1951. La primaria y el bachillerato los cursó en el Liceo Guatemala. Se graduó de ingeniero industrial en la Universidad de San Carlos (Usac). En 1991 fue nombrado viceministro de Economía de Guatemala. Ese mismo año sirvió a su país como director del Fondo Nacional para la Paz, cargo que ocupó hasta 1997.
Fue asesor de la Secretaría de la Paz y director ejecutivo de la Dependencia Presidencial de Asistencia Legal y Resolución de Conflictos de Tierras (1997).
Aunque nunca militó en ninguna organización rebelde, sí ha admitido que siempre se identificó con la causa de estos grupos que protagonizaron una rebelión interna de 36 años contra el gobierno guatemalteco.
El candidato de la UNE, de centroizquierda, señaló que su plan de gobierno estaba basado en dar mejor salud, educación y seguridad gratuita a todos los ciudadanos, crear al menos dos millones de empleos y sacar del abandono y del hambre a más de 200.000 niños guatemaltecos.
El proyecto de UNE va dirigido hacia el logro de una Nación:
- Democrática, respetuosa, incluyente, solidaria, con oportunidades de desarrollo para todos y todas.
- Que produce y genera riqueza para todos sus habitantes.
- De Leyes, enmarcada dentro de un Estado democrático y social de Derecho, que aplica la justicia y garantiza la seguridad de sus ciudadanos.
- Que dialoga, se comunica y llega a acuerdos.
- Con un Estado ético, firme, rector, moderno, transformador, eficiente y eficaz, que trabaja con transparencia y al servicio de la población.
- Independiente, con liderazgo y reconocida en el mundo

Lograr que todas las familias guatemaltecas tengan una mejor calidad de vida, construyan un patrimonio y logren realizarse y alcanzar sus sueños, en un ambiente de seguridad, estabilidad, armonía y tranquilidad.


Otto Pérez Molina

Participa activamente en la política nacional como Secretario General del Partido Patriota.
Nació en Guatemala en 1950, en el seno de una familia en la que los principios y valores ético morales son el fundamento para la formación del ser humano. 
Inició su formación militar en 1966 como Caballero Cadete y luego oficial del Ejército de la Escuela Politécnica de Guatemala, sobresaliendo como alumno distinguido, destacándose en toda su trayectoria por su disciplina, rectitud, inteligencia y liderazgo siendo acreedor de muchos meritos y reconocimientos. Por su alto desempeño, el ejército de Guatemala lo honró con la más alta condecoración que otorga a los combatientes, la Cruz de Merito Militar. En el año 2000 se retira del Ejército con los más altos honores dejando una huella imborrable de liderazgo, lealtad, rectitud y honorabilidad
En 1982, el liderazgo de este jóven oficial del ejército fue clave para propiciar el relevo del General Efraín Ríos Montt cuando se autoproclamó Presidente de la República, permitiendo así las condiciones que trajeron el retorno a la vida democrática con la Constitución de 1985. 
En 1993 el General Otto Pérez Molina es el primer militar declarado por la Cámara de Libre Empresa de Guatemala, uno de los diez lideres del año. Ese mismo año, también fue nominado por Prensa Libre, como uno de los 10 personajes del año por el papel protagónico que desempeñó, al rescatar la institucionalidad del país, luego del autogolpe del ex presidente Jorge Serrano Elías. En el Colegio Interamericano de Defensa con sede en Washington D.C. realizo estudios superiores de Defensa Continental; estudió el programa de Alta Gerencia en el INCAE-Escuela de Negocios de Harvard, con sede en Costa Rica y en la Universidad Francisco Marroquín cursa estudios de Maestría en Ciencias Políticas. Su pensamiento y análisis lo dejó plasmado como columnista del diario Prensa Libre, tribuna desde la cual impulsó opiniones de relevancia en el acontecer nacional. 

Jugó un papel protagónico y trascendental en 1993 en defensa de la democracia y estado de derecho, interviniendo en el rescate del orden institucional luego del autogolpe propiciado por el ex presidente Jorge Serrano Elías, contribuyendo a encauzar al país nuevamente hacia la democracia al respaldar la resolución de la Corte de Constitucionalidad que declaró inconstitucional las acciones que habían roto el sistema democrático. Posteriormente el Presidente Ramiro De León Carpio, lo nombra Jefe del Estado Mayor Presidencial, cargo que ocupo de 1993 a 1995, impulsando muchos cambios destacándose la creación de la Secretaria de Análisis Estratégicos SAE para el fortalecimiento de las estructuras de inteligencia civil en el país. Junto al Presidente De León Carpio, toma decisiones de Estado sumamente importantes para los momentos que el país atravesaba, ya que este fue un gobierno de transición, sentando las bases para la futura elección. Posteriormente es nombrado Inspector General del Ejército en 1996 y jefe de la Delegación de Guatemala ante la Junta Interamericana de Defensa con sede en Washington, D.C. de 1998 a 2000, al servicio de la Organización de Estados Americanos. Importante es su participación destacada en la FIRMA DE LOS ACUERDOS DE PAZ, los cuales pusieron fin a tantos años del conflicto armado, siendo parte el General Otto Pérez Molina de uno de los hechos más significativos en la historia de Guatemala. Con liderazgo y coraje para sobreponerse a desacuerdos militares internos representó al ejército de Guatemala como miembro de la Delegación Gubernamental de la Paz, firmando 7 de los acuerdos sustantivos, hasta llegar al Acuerdo de Paz Firme y Duradera, en el año de 1996 siendo signatario de la misma. 

Por su probada vocación democrática y buscando contribuir al desarrollo del país, funda el PARTIDO PATRIOTA. En las elecciones presidenciales del 2004 encabeza la Lista Nacional ganando su curul en el Congreso de la Republica, caracterizándose por denunciar actos de corrupción y realiza el trabajo de fiscalización en diferentes instituciones, como parte de la intermediación del legislativo con la población. Durante su gestión en el Congreso y como Jefe de bancada presenta varias iniciativas de ley entre las cuales sobresalen: Ley de Inteligencia Civil, Ley para Prevenir, Controlar y Erradicar las Pandillas Juveniles, Agrupaciones Ilícitas y Delincuencia Organizada, Ley Contra la Narcoactividad y Ley que Aprueba el Pago de los Exmiembros de las Patrullas de Autodefensa Civil. 



Rigoberta Menchù Tum

"En mi casa, mi pueblo, me conocen como Limin, pero en todo el mundo como Rigoberta Menchú Tum"
Indígena, Maya-Quiché, nació el 9 de enero de 1959 en la aldea Laj Chimel, municipio de San Miguel de Uspantán, Quiché, en la tierra del maíz: Guatemala. Rigoberta creció entre las montañas de Quiché y las fincas de la Costa Sur guatemalteca, zona a la que, año con año, bajan miles de indígenas a trabajar por míseros salarios, en las ricas tierras de los finqueros, donde se produce, café, azúcar algodón, y otros productos para la exportación.
Hija de dos personas respetadas en su comunidad, Vicente Menchú Pérez, luchador por la tierra y los derechos de sus hermanos indígenas y Juana Tum K´otoja´, indígena experta en los saberes de los partos, desde niña aprendió de sus padres a respetar y querer la naturaleza, lo sagrado de sus sitios y la vida colectiva de las comunidades indígenas.
Pero también desde pequeña, conoció las injusticias, la discriminación, el racismo y la explotación que mantienen en la pobreza extrema a miles de indígenas en Guatemala. La miseria la obligó a buscar sustento en la capital del país, para ayudar a sus padres y hermanos, pero fue en las comunidades indígenas donde aprendió a defenderse organizándose.
En la lucha por la tierra perdió a su primer hermano Patrocinio, quien fue secuestrado por el ejército el 9 de septiembre de 1979, y presuntamente asesinado, aunque hasta la fecha se desconoce el paradero de sus restos. Cuatro meses más tarde, el 31 de enero de 1980, sufrió la pérdida de su padre, quien murió calcinado, junto con otras 36 personas, en la masacre de la Embajada de España.
La madre de Rigoberta fue secuestrada el 19 de abril de 1980 y, aunque existen diferentes versiones sobre su presunto asesinato, también se desconoce el paradero de sus restos. Su hermano Víctor Menchú Tum, fue asesinado por el ejército el 8 de marzo de 1983.
Estos hechos constituyen uno de los argumentos que sustentan la búsqueda de la Justicia Universal y la lucha contra la impunidad que lleva a cabo Rigoberta, quien logró escapar de la horrenda política de terror implantada en Guatemala y siguió, hasta que las circunstancias lo permitieron, trabajando y organizando a su gente para resistir el exterminio practicado por el Estado.
Salió al exilio a México en 1981, desde donde continuó su incansable trabajo de denuncia sobre el Genocidio en Guatemala, e inició también, el conocimiento profundo y la lucha en los espacios de la comunidad internacional a favor del respeto y por el reconocimiento de los derechos de los Pueblos Indígenas del Mundo.
Participó desde 1982, en las sesiones anuales de la Subcomisión de Prevención de las Discriminaciones y Protección a las Minorías de la Comisión de Derechos Humanos de Naciones Unidas, así como en las Asambleas Generales del Organismo Mundial desde 1993.
Su trayectoria, trabajo y lucha por el respeto a los derechos humanos, en especial por los de los Pueblos Indígenas, la hicieron acreedora al Premio Nobel de la Paz en 1992 y desde entonces, Rigoberta Menchú Tum, sigue su misión universal, ya que, como ella misma lo ha dicho: "Mientras yo viva, el Premio Nobel que recibí tendrá un sentido".



Efrain Rios Montt

El general Efraín Ríos Montt es un militar y político guatemalteco, nacido el 16 de junio 1926 en Huehuetenango, Guatemala. Fue Presidente de facto de Guatemala entre 1982 y 1983.

Carrera militar y dictador
José Efraín Ríos Montt ingresó en el ejercito siendo agregado militar de la Embajada de su país en España y director de la Academia Militar de Guatemala. General y jefe del Estado Mayor Central, abandonó las Fuerzas Armadas en 1973 para presentar su candidatura a las elecciones presidenciales de marzo de 1974, postulado por una coalición encabezada por el partido de la Democracia Cristiana. Quedó en segundo lugar vencido por el general Kjell Eugenio Laugerud García. Después se reincorporó en el ejercito y fue nombrado embajador ante España entre 1974 y 1977. Posteriormente, ingresó en una iglesia evangélica (Iglesia del Verbo) y se convirtió en pastor.
En abril de 1982, dos semanas después de que fuera elegido presidente de la República el general Ángel Aníbal Guevara, encabezó el golpe de Estado que derrocó al gobierno del presidente todavía vigente, Fernando Romeo Lucas García. Tres meses más tarde disolvió la Junta Militar que él mismodirigía, se proclamó presidente de la República y asumió el poder de forma dictatorial, durante el cual se cometieron algunas de las peores atrocidades de la Guerra Civil de Guatemala (que duró 36 años y, finalmente, acabó con un Tratado de Paz en diciembre de 1996).
Las Patrullas de Autodefensa Civil (PAC) fueron parte de la estrategia militar que Ríos Montt impulsó durante su mandato para combatir a los grupos insurgentes (guerrilla). Consistían en la participación obligatoria de civiles en grupos armados que hicieran frente a los rebeldes. Asimismo, Ríos Montt inició otras acciones, que él llamó la "guerra de los rifles y los frijoles", que consistían en guerra de terror psicológico, numerosas torturas y desapariciones forzadas, y medidas económicas, además de la práctica de tierra quemada, que no fue más que arrasar toda población que fuera o pudiera ser partidaria de la guerrilla, privándola así de cualquier apoyo y sustento. En alguna ocasión, el New York Times publicó que Ríos Montt, ante un numeroso grupo de civiles indígenas, les conminó a elegir: "si están con nosotros, les alimentaremos; si no, los mataremos".
Su dictadura terminó cuando el Ministro de Defensa, Oscar H. Mejía Víctores, lo derrocó mediante otro Golpe de Estado.



Il genocidio in Guatemala
di Sofia Venturoli - tratto da il Sapere.it

Dal giorno della proclamazione dell'Atto di Indipendenza dalla Spagna, il 15 settembre 1821, fino alla data dei primi trattati di pace firmati dalle forze rivoluzionarie e dall'esercito nel 1996, il Guatemala è stato teatro di una delle più sistematiche strategie del terrore e di violazione dei diritti umani conosciute nella nostra epoca. Un sistema che ha visto il suo apice tra il 1954 e il 1996, basato sullo sfruttamento della manodopera della popolazione indigena Maya, ridotta in schiavitù da parte di una piccola élite interna ed esterna al paese; la negazione di ogni diritto fondamentale, il razzismo legalizzato nei confronti del 65% della popolazione e l'annientamento dell'identità di un popolo e dei singoli individui. I dati - incompleti - contenuti nei rapporti dell'O.N.U riportano: 150mila vittime, 50mila desaparecidos, 500mila rifugiati esterni e un milione di rifugiati interni, 250mila bambini rimasti orfani, 460 villaggi indigeni spariti dalle mappe geografiche.

Il Rapporto Guatemala Nunca-Más, presentato nel febbraio dl 1999, è il risultato di un lavoro di tre anni svolto dal Progetto Interdiocesiano di Recupero della Memoria Storica dell'Ufficio dei diritti umani dell'Arcivescovato del Guatemala, e definisce così la strategia del terrore: “La violazione dei diritti umani è stata usata in Guatemala come strategia di controllo sociale. Nei momenti di maggiore violenza indiscriminata o di repressione più selettiva, la società intera è stata coinvolta dalla paura. Il terrore è stato non solo una conseguenza dello scontro armato, ma anche un obiettivo della politica controinsurrezionale che utilizzò mezzi diversi nei differenti momenti del conflitto armato”. (continua)



Relazione sui Diritti Umani (feb2006)



Potete scaricare gratuitamente la Relazione (20 slide) in italiano e spagnolo in formato: PPT>> Una presentazione, adatta per essere proiettata ad un pubblico o in privato sul vostro PC o stampata per una facile diffusione.

- Download.ppt> (2 megabyte)

Pur essendo materiale gratuito si chiede di citare sempre gli autori e chi volesse contribuire a sostenere l'associazione guatemalteca GAM può mettersi in contatto con loro direttamente o tramite Selvas.org che si rende disponibile.




Presentazione realizzata da

GAM
Grupo de Apoyo Mutuo
8a Calle 3-11 Zona I
Ciudad de Guatemala
www.gam.org


Traduzione e diffusione in Italia



Osservatoirio Informativo Indipendente
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Mario Polanco: Direttore del GAM, Grupo de Apoyo Mutuo, organizzazione delle famiglie di persone detenute illegalmente o scomparse in Guatemala redazione@selvas.org

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