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Spettacolare mobilitazione di Accion Ecológica contro
la costruzione dell’Oleodotto OCP, nella foresta ecuadoriana.

La selva, in prima linea

A cura di Cristiano Morsolin - 24/01/2002





Ecologisti aderenti a vari gruppi che si oppongono alla costruzione dell’Oleodotto “Crudos Pesados” OCP in Ecuador, hanno organizzato una manifestazione di protesta contro i funzionari del consorzio incaricato dell’opera che si riunivano per un concerto al “Museo della Citta’” di Quito.
I militanti ecologisti hanno installato una mostra fotografica inerente gli effetti dell’attivita’ petroliera nel mondo ma e’ stata ritirata su pressione dei funzionari del consorzio.
Malgrado i manifestanti si siano espressi in forma non-violenta, sono intervenute le forze di sicurezza privata per reprimere la manifestazione.

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Fax 001 - 918-610-1678
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L’iniziativa rappresenta l’ultima tappa di un percorso di cittadinanza attiva (www.selvas.org/dossenergia.html), promosso da Accion Ecológica, che agisce a livello nazionale ed internazionale per difendere l’ecosistema della selva amazónica dell’Ecuador minacciata dai danni ambientali provocati dalla costruzione dell’Oleodotto,


A livello locale la resistenza sta crescendo a causa del malcontento tra i gruppi indigeni che verrebbero spostati dal progetto o ne subirebbero gli impatti in termini di perdita della terra.
Dal 2 gennaio scorso gruppi di studenti, residenti, e ambientalisti hanno allestito un campo provvisorio per evitare che l’oleodotto passi per Minda Nambillo, riserva protetta di foresta tropicale che ospita numerose specie di animali e vegetali in pericolo di estinzione. Hanno costruito piattaforme e si sono legati agli alberi per impedire la continuazione dei lavori di costruzione.
Ha inviato un messaggio di solidarieta’ anche Julia Butterfly Hill, famosa ecologista conosciuta in tutto il mondo per la sua permanenza nelle secuoie del nord California:
“Sono solidale con i miei fratelli e sorelle dell’Ecuador mentre si continua la distruzione e il consumo di questi ecosistemi; l’alienazione di questa foresta e dei suoi abitanti a causa dell’oleodotto e per l’estrazione del petrolio, e’ assolutamente incorretta, moralmente, socialmente, culturalmente ed ecológicamente. Io e molte altre persone siamo profondamente impegnati ad appoggiare il popolo ecuatoriano per fermare questo crimine contro l’umanita’ e contro la Terra”.



Banca Mondiale esplicita
Di fronte a questa occupazione pacifica, la prima di questo tipo in America Latina, il consorzio OCP ha dichiarato che sospende i lavori fino alla fine della stagione delle pioggie in aprile.
Inoltre va sottolineato che contrariamente al discorso del beneficio che l’Oleodotto generebbe per il Paese Andino, i fatti stanno evidenziando le reali caratteristiche di quest’opera. A livello lavorativo, lo sciopero dei lavoratori della “Estacion Amazonas” rivela le pessime condizioni di lavoro a cui sono sottomessi i dipendenti dell’impresa Techint. A livello tributario, l’evasione fiscale delle imposte dimostra il contributo nullo per il Paese.
Addirittura il Banco Mondiale ha manifestato la sua “profonda preoccupazione” per le conseguenze ambientali del progetto dell’Oleodotto OCP. Il 19 dicembre Ian Jonson, Presidente della divisione sviluppo ambientale e socialmente sostenibile della Banca Mondiale ha indirizzato una lettera al presidente del progetto Hernan Lara nella quale segnala che “la Banca Mondiale riconosce che l’OCP e’ un progetto vitale per l’Economia dell’Ecuador, pero’ crediamo che quest’opera possa e si debba realizzare riflettendo una sensibilita’ ambientale in proporzione alla rotta dell’oleodotto, minimizando gli impàtti ambientali e sociali negativi e lavorando in congiunto con gli interessi locali per studiare problemi legittimi”.

Questa sollecitazione della Banca Mondiale e’ stata denunciata da Ivonne Ramos di Accion Ecológica (Ecuador) e da Atossa Soltami di Amazon Watch (USA), insieme all’organizzazione Rettet Regenwald (Germania) e alle reti ecologiste internazionali Greenpace e Friends of fhe Earth Internacional che lunedi’ scorso 14 gennaio sono state ricevute in udienza dal Parlamento dello Stato di Westfalida del Nord (Germania) per chiedere di abbandonare il credito di 900 milioni di dollari che la Westdeusche Landesbank ( di cui il Parlamento di Westfalia e’ propietario del 43% delle azioni) ha concesso per la costruzione dell’Oleodotto in Ecuador.
E’ scoppiato uno scandalo político con la denuncia di Ivonne Ramos che ha affermato: “ il progetto OCP ha violato tutte le normative nazionali, includendo precetti costituzionali come il principio di precauzione e di obligatorieta’ della Valutazione degli impatti ambientali e la consulta previa con anteriorita’ all’inizio dei lavori.
Malgrado le varie evidenze delle irregolarita’ commesse nella concessione da parte del WestLB del prestito di 900 milioni di dollari al consorzio OCP, i partiti politici del Parlamento di Westphalia Renania del Nord hanno ratificato il procedimento venerdi 18 gennaio scorso. Non e’ stata suficiente la pressione dei parlamentari del Partito Verde che fanno parte della coalizione di governó.


Nuove ondate di proteste
Di fronte a questo risultato desolante, le organizzazióni ecologiste tedesche (Urgewald, ProRegenwald, Rettent den Regenwald), ecuatoriane (Accion Ecológica, Puntos Verdes, Accion Mindo, Accion por la vida), statunitensi (Amazon Watch) e internazionali (Greenpace, Friends of the Earth Internacional, Oilwatch) si sono accordate per continuare la campagna di opposizione all’OCP.
Klaus Schenck ha sottolineato che gli attivisti tedeschi stanno preparando un giro per lo Stato di Westphalia per visitare tutte le succursali delle Casse di Risparmio che hanno azioni del WestLB per protestare per le misure adottate e per informare I clienti della condotta dei funzionari della Banca.
Natalia Arias, attivista di Accion Ecológica, ha concluso che “le organizazióni tedesche realizzeranno proteste di fronte agli uffici del Westsdeutesche Landesbank per boicottare la banca in Germania, mentre noi continueremo la nostra opposizione qui in Ecuador”.

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Anche in Italia giungono gli echi di questa campagna di pressione e mobilitazione internazionale: le Ong Amici della Terra, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Cric e Terra Nueva hanno lanciato la campagna contro il coinvolgimento della Banca Nazionale del Lavoro nel finanziamento dell’oleodotto OCP,nel cui consorzio di multinazionali petrolifere fa parte anche l’italiana AGIP.
La settimana scorsa si sono organizzati incontri con Ivonne Ramos di Accion Ecológica, di ritorno dalla Germania.
(Per ulteriori informazióni contattare Isa Giunta del CRIC di Roma, tel. 06/3216054).

Oltre alla Germania e all’Italia, vari Paesi del Sud del Mondo sono in rete attraverso OILWATCH che monitora, diffonde e denuncia gli impatti delle attivita’ petrolifere sull’ambiente nei paesi tropicali, attraverso una segreteria internazionale con sede a Quito insieme ad Accion Ecológica.
Questa articolazione della lotta per salvaguardare la vita e difendere la Pachamama, la madre Terra, rappresenta un esempio significativo per globalizzare la speranza nella solidarieta’ tra i popoli del Nord e del Sud del Mondo.
(Per informazióni: Accion Ecológica, tel. (00593-2) 2547516-2527583, e-mail: verde@accionecologica.org)



Opuscolo di Amazon Watch (scaricabile in PDF)
Amazon Watch (USA) mette a disposizione questo opuscolo di 16 pagine
(in spagnolo, ma per chi volesse sul sito esiste anche una versione in inglese)
con la descrizione del progetto OCP che attenta alla vita della selva ecuadoregna.
Un documento utile da consultare e importante per approfondire.





Amici della Terra Italia

PARTE IN ITALIA LA CAMPAGNA
PER EVITARE UN NUOVO
DISASTRO AMBIENTALE

 
Si è tenuta il 16 gennaio 2002 presso la sede degli Amici della Terra Italia una conferenza stampa in cui si è denunciato il coinvolgimento della Banca Nazionale del Lavoro nel progetto di sfruttamento petrolifero OCP in Ecuador. Si tratta di un oleodotto di 500 km, dalla selva amazzonica alla costa, che avrà impatti ambientali e sociali particolarmente devastanti, che hanno già provocato forti proteste da parte delle popolazioni locali. La conferenza stampa è stata promossa da Amici della Terra Italia, Campagna per la Riforma della Banca mondiale, CRIC e Terra Nuova.

Nell'introdurre la conferenza stampa Laura Radiconcini degli Amici della Terra Italia ha detto: "siamo molto lieti di ospitare Ivonne Ramos di Acciòn Ecologica- Amici della Terra Ecuador, che da tanto tempo si battono contro questo disastroso progetto. C'è, nell'opinione corrente italiana, una continua presunzione di innocenza del nostro paese nei confronti dell'estero: italiani brava gente, insomma. Beh, mica tanto e mica sempre. In Ecuador una banca italiana si prepara a giocare un ruolo odioso ed è importante che l'opinione pubblica lo sappia. Se poi la BNL tornerà sui suoi passi, saremo i primi ad applaudirla. "

E' poi intervenuta Ivonne Ramos, che oltre a dare un quadro aggiornato della situazione sul campo ha anche informato sull'incontro avvenuto due giorni prima in Germania con il Ministro dell'Ambiente dello stato di Nord-Renania e a Westafalia e il presidente della WestLandes Bank, banca capofila del prestito contestato: 900 milioni di dollari al consorzio delle compagnie petrolifere, di cui fa parte l'Agip, (mentre il ruolo della BNL è di collocare i titoli sul mercato). Accion Ecologica e le organizzazioni ecologiste tedesche che sostengono la campagna hanno richiesto la cancellazione definitiva del prestito. Infatti, secondo l'esponente di Accion Ecologica "il progetto non deve essere realizzato, perchè distruggerà la foresta amazzonica e permetterà l'ampliamento delle attività di estrazione a zone finora protette - 11 parchi saranno attraversati dall'oleodotto- e a territori indigeni tutelati dalla costituzione. Il tracciato attraversa zone ad alto rischio sismico, vulcanico - 94 faglie e 6 vulcani attivi- e zone esposte a rischio idrogeologico".

Le organizzazioni promotrici della conferenza stampa, insieme a Legambiente, Greenpeace, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Federazione dei Verdi e Comitato Internazionalista Uwa, hanno inviato nei giorni scorsi alla Banca Nazionale del Lavoro una lettera in cui si chiedeva di sospendere immediatamente le attività di intermediazione sul finanziamento e di fare anche pressione sulla Westlandes Bank affinché questa sospenda qualsiasi erogazione al consorzio.

Secondo dichiarazioni pubbliche della WestLB, un prerequisito per ogni eventuale coinvolgimento finanziario nel progetto era che i destinatari del prestito applicassero gli standard ambientali della Banca Mondiale. Oggi sembra che questa premessa non sarà rispettata, mentre manca ancora una valutazione degli impatti cumulativi a livello regionale che verranno causati dall'oleodotto e dalle nuove perforazioni ad esso associate, delle alternative, mentre le consultazioni con le popolazioni locali non sono avvenute.
"Ancora una volta siamo di fronte ad un progetto che in nome dello sviluppo porta con se rischi elevati, non solo per l'ambiente e le comunità locali, ma anche per l'economia dell'Ecuador. Un paese già notevolmente esposto in termini di debito estero, dove anche il nostro stesso governo ha interessi molto stretti, dal momento che la SACE, l'agenzia di credito all'esportazione italiana, controlla la metà del debito commerciale dell'Ecuador a livello globale. Oggi è necessario fermare un nuovo disastro e vedere quali interventi sono invece necessari per non creare a breve un secondo caso Argentina". Ha dichiarato Jaroslava Colajacomo della Campagna per la riforma della Banca mondiale.
Il CRIC e Terra Nuova ormai da molti anni collaborano con Acciòn Ecologica ed altre organizzazioni dell'Ecuador sui temi della difesa del patrimonio ambientale e dei diritti delle comunità locali. "Operiamo in Ecuador con iniziative di cooperazione che puntano alla valorizzazione delle risorse per uno sviluppo locale sostenibile. L'impegno delle due Ong contro progetto OCP nasce proprio dalla certezza che questo tipo di interventi, oltre che altamente dannosi per l'ambiente e le comunità locali, vanificano totalmente la possibile costruzione di alternative di sviluppo" conclude Isabella Giunta del CRIC.

Per ulteriori informazioni:

Amici della Terra Italia:
Laura Radiconcini tel. 06 6868289
amiterra@amicidellaterra.it

Campagna per la Riforma della Banca mondiale:
Jaroslava Colajacomo - Luca Manes tel. 06 7826855 -e-mail jaro@crbm.org - manes@crbm.org

Cric:
Isabella Giunta tel. 0965 812345
isa.giunta@cric.it

Sono disponibili a richiesta i seguenti documenti:
Lettera con le richieste alla BNL
Scheda generale sulla questione OCP
Analisi comparativa degli standard ambientali richiesti dalla Banca Mondiale e delle procedure seguite invece per il progetto OCP.


:: DOCUMENTI di SELVAS.org ::


Di seguito pubblichiamo l'interrogazione del senatore Francesco Martone (Verdi)


INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Sen. Francesco Martone


Al Ministro delle Attività Produttive


Premesso che,

-il Governo ecuadoriano ha dato una concessione all'impresa Ocp Ltd. (Oleoducto de Crudos Pesados) Ecuador, consorzio costituito dall' Agip ealtre società internazionali, per la costruzione di un oleodotto che attraverserà il paese da Est ad Ovest;
- lo scorso 23 ottobre il Dott. Marino Cucco, nel corso della Conferenza sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici, dichiarava che la BNL partecipa al finanziamento del progetto in questione;
-secondo informazioni non rese pubbliche dalla Banca, sembrerebbe che la BNL agisce come "managing agent" di un prestito di 900 milioni di dollari emesso dalla Westdeutsche Landesbank il 31 luglio 2001 in favore di un consorzio internazionale che ha ottenuto la licenza di trasporto per venti anni e che è composto dalle compagnie petrolifere: Alberta Energy Company Ltd (31.4%), Repsol-YPF (25.69%), Perez Companc (15%), Occidental Petroleum (12.26%), Agip (7.51%), Techint (4.12%) and Kerr-McGee Corp (4.02%).


Considerato che,

-la maggior parte del greggio trasportato proverrà dal Parco nazionale
Yasuni, ultimo angolo vergine del Parco nazionale più importante dell'Ecuador continentale, che è al tempo stesso il territorio del popolo indigeno Huaorani;
-il tragitto dell'oleodotto è stato approvato senza un reale processo di consultazione delle popolazioni coinvolte, nonostante sia obbligatorio secondo la costituzione della Repubblica Ecuadoriana,
- la ditta consulente Entrix ha avuto a disposizione solamente due mesi per elaborare lo studio di Impatto Ambientale di un tragitto di 500 Km.
-vari vulcani attivi si trovano lungo il tragitto dell'oleodotto, inclusi il Reventador, l'Antisana, il complesso vulcanico di Chacama, il Pululahua e il Guagua Pichincua, alla cui base si situa la capitale Quito e che è recentemente entrato in un processo di eruzione, esponendo l'oleodotto, in una eventuale eruzione violenta, alla caduta di ceneri, di flussi piroclastici ed ad importanti spostamenti di terra;
-l'oleodotto passerà per altre zone fragili e d'importanza ecologica, che di fatto toccherà tutti i piani ecologici del paese e che inoltre
passerà per 40 centri abitati caratterizzati da un'alta concentrazione di scuole;
-un rischio addizionale è rappresentato dall vicinanza con la Colombia, difatti in questo vicino paese si sono verificati negli ultimi 10 anni più di 760 attentati diretti ad oleodotti e che anche in Ecuador,
solo nell'ultimo anno sono stati registrati 4 attentati all'oleodotto trans-ecuadoriano, già funzionante, Sote;

Visto che, l'erogazione del prestito per il finanziamento del progetto OCP - da
Parte del pool di banche internazionali per le quali la BNL funge da
Managing agent - non è ancora totalmente conclusa;


Si chiede al Governo quali iniziative intenda adottare affinché:

- vengano sospese le attività di intermediazionesul finanziamento del progetto OCP da parte della BNL; venga garantito, nelle sedi internazionali opportune, in particolare dalle aziende italiane finanziatrici, l'autentico rispetto della legislazione a salvaguardia dell'ambiente ed il principiodell'inalienabilità dei territori indigeni.







CRISTIANO MORSOLIN, educatore militante che da sette mesi sta condividendo il cammino con i ragazzi/e lavoratori nel microcosmo della strada organizzati nei movimenti Nats (Niños, Adolescentes Trabajadores) dell'America Latina, nell'ambito di progetti in Peru' ed Ecuador, legati all'Associazione Internazionale "Noi Ragazzi del Mondo", presieduta da don Franco Monterubbianesi della Comunita' "Capodarco".
E-mail: utopiamo@yahoo.it