Una fragile tregua per la vicenda del popolo di Sarayacu. Le terre del popolo del "fiume di mais" sono sotto la pressione degli sfruttamenti petroliferi delle multinazionali. Dopo numerose denunce inascoltate, d'invasione dei loro territori, la comunità trattiene nel loro villaggio per alcuni giorni tre lavoratori dell'impresa CGC e li libera solo dopo un trattato che vincola la Compagnia a rimanere fuori dalle loro terre. Ma le tensioni, come gli interessi, rimangono altissime. Questo, attualmente, è il costo dell'autodeterminazione e della difesa della propria cultura nell'Amazzonia ecuadoriana.
L'estrema difesa di Sarayacu
A cura di Martin E. Iglesias- 2/12/2002

Una delle tipiche capanne dell'abitato di sarayaco. Tutte le immagini di questo servizio sono tratte dai siti: www.sarayacu.org e www.sarayacu.com
2/12/2002 Amazzonia ecuadoriana.
| :: I LINK di SARAYACU :: |
www.sarayacu.com
In spagnolo e inglese
Sito ufficiale della comunità. Vi si trovano le vicende delle battaglie contro la CGC/ChevronTexaco, fotografie, e musica tradizionale.
www.sarayacu.org
In italiano e spagnolo
Sito di appoggio alla comunità.
Vi si trovano le lettere degli sciamani e la descrizione della comunità, fotografie originali e campagne di solidarietà
e-mail:allpamanta@sarayacu.org.
"allpamanta" in kichwa significa
per la terra |
La comunità indigena di Sarayaku è situata sul fiume Bobonaza, affluente del Marañon, in una conca di selva primaria, dove non arriva né la strada né la corrente elettrica. Gli abitanti si muovono a piedi o in canoa, ma in caso di necessità possono usufruire, comunicando via radio, di un sistema di piccoli aerei che permette loro, seppur a un prezzo piuttosto elevato, di raggiungere in circa 25 minuti di volo la cittadina del Puyo, capoluogo della Provincia di Pastaza.
La comunità vive delle attività tradizionali di caccia, pesca e agricoltura di sottobosco; solo una minoranza svolge attività commerciali e su tutto il territorio di Sarayaku, abitato da circa 1500 persone, vi è un solo piccolo emporio per il rifornimento di beni provenienti dalla città (vestiti, scatolame, pasta, riso, alcolici, batterie, ecc.).
Il rapporto con la natura.
La vita degli abitanti di Sarayaku è intimamente relazionata con la selva, considerata la propria casa, il proprio granaio, la propria scuola formativa. Pur avendo superficialmente fede nella religione cattolica, credono intensamente negli spiriti superiori che governano la selva, i fiumi, le lagune, le montagne, definiti quali fonte della propria saggezza e del proprio potere. Gli sciamani fungono da intermediari tra la comunità e gli spiriti della selva.
Gli abitanti di Sarayaku mantengono una forte identità culturale, conservano gran parte dei valori tramandati dalle tradizioni della cultura kichwa, nonostante alcuni aspetti, quali labbigliamento e le attività ricreative, presentino tratti di occidentalizzazione dovuti allinfluenza e allintercambio con il mondo esterno urbano e nazionale.
Con questa chiara presentazione il neonato sito internet sarayacu.org, descrive la comunità di Sarayacu e soprattutto ci spiega il felice, e a volte difficile, isolamento tra le valli dell'Amazzonia ecuadoriana.
Ma la minaccia, per la comunità kichwa ecuadoriana, non è l'estremo isolamento ma paradossalmente l'avvicinarsi letale dello "sviluppo" sotto le sembianze del "boom energetico ecuadoriano": il petrolio.
L'immensa distesa verde amazzonica, che in linea di continuità prosegue come un tappeto fino all'orizzonte, ha preso la forma, nelle carte economiche, di un'enorme scacchiera, di una divisione fatta a tavolino tra le aziende petrolifere, per dare una fisionomia di proprietà a qualcosa, che naturalmente, non lo ha.
"Non abbandonate Sarayacu"
L'isolamento non è rappresentato, per la comunità, dalla distanza dei tre giorni di canoa dal primo centro abitato, ma è la condizione di dover rimanere soli nella difesa del proprio territorio. Sarayacu è stata lasciata sola. LOPIP, la grande organizzazione provinciale indigena rischia di essere ogni giorno più debole e molte altre comunità hanno svenduto il proprio terreno alle multinazionali del petrolio per quattro palloni da calcio e un fischietto (purtroppo non è retorica ma pura e squallida verità). Sarayacu rischia di essere schiacciata da gli interessi, altamente lucrosi, delle società petrolifere che per ottenere i terreni stanno adirittura fomentando rivalità tra le comunità limitrofe. E non solo.
Proprio mentre una delegazione di uomini, donne e anziani della Comuntà finiscono la loro dimostrazione democratica per denunciare le pressioni continue della compagnia CGC/ChevronTexaco, tra le vie di Quito ancora calde delle proteste continentali anti ALCA, i tecnici delle multinazionali hanno aprofittato dell'assenza massiccia della comunità per farsi strada nella foresta protetta insediando accampamenti e macchinari. L'allarme arrivato dai giovani di Sarayacu rimasti nell'area viene successivamente confermato dai responsabili della comunità: la società CGC era entrata nei territori ancestrali facendosi strada tra la foresta e contravvenendo alla convenzione n°169 dell'ILO, ratificata dall'Ecuador sulla difesa dei popoli indigeni. L'allarme rimane inascoltato e adirittura viene negata una movimentazione di macchinari nell'area.
E la difesa di Sarayacu si estremizza. Venerdì 22 novembre tre lavoratori della Compagnia Generale di Combustibili (CGC s.a.) vengono trattenuti nel villaggio a dimostrazione della presenza della multinazionale nell'area.

Denuncia di una invasione militare
I fatti che seguono il fermo obbligatorio dei tecnici al villaggio non sono ancora del tutto chiari. Una denuncia internazionale fatta da Juan Gualinga e Karen Marrero di Sarayacu annuncia che lo stesso 22 novembre sette canoe cariche di soldati si avvicinano minacciose verso la comunità guidate da altri indigeni locali. Questo ha fatto temere, per diverse il peggio, aggravato dalla mancanza di un apparecchio per le comunicazioni nella zona. La popolazione di Sarayacu non è una popolazione di sovversivi come loro vogliono far credere. Siamo una popolazione millenaria ancestrale che ha lottato per salvare il mondo intero. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo attraverso il dialogo, presentando proposte e documentazioni alle istituzioni statali e al Presidente della Repubblica, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta positiva, dice Mario Santi, un rappresentante della comunità di Sarayacu, temendo uno scontro violento.
Lunedì 25 novembre, dopo tre "lunghi" giorni, vengono rilasciati i tre tecnici che riferiscono di non aver subito alcun maltrattamento. Questo è stato il frutto di una serie di colloqui tra l'autorità e la comunità kichwa; infatti una delegazione composta dal governatore della provincia e il capo della polizia ha raggiunto Sarayacu per la trattativa. Il governatore di Pastaza, José Jacomé, spiega che "l'accordo firmato tra le parti, contempla che la compagnia CGC, responsabile del "Blocco 23", non entri piu nel territorio Sarayacu" e s'impegna a creare un incontro con il ministero dell'energia.
Ma le tensioni persistono e i timori di nuovi confronti diretti tra la "propietà ancestrale" di Sarayacu e e la "proprietà di sfruttamento" della CGC sono fondate. Ora la comunità di Sarayacu chiede che non venga oscurata l'attenzione nei loro confronti, perché come normalmente succede, i contratti vengono spesso elusi e la parola d'onore, dopo le elezioni, dimenticata. Soprattutto se è ancora forte "l'ubriacatura da petrolio" che ha contraddistinto l'amministrazione dell'uscente presidente ecuadoriano Noboa.
Comunicato stampa
I militari invadono la Comunità Sarayacu

22 novembre, 2002
per maggiori informazioni contattare Juan Gualinga o Karen Marrero
al nr 001212 781-1462
sarayacuinfo2@yahoo.com
Daccordo con alcuni capi indigeni, la scorsa notte 7 canoe piene di soldati
hanno invaso la comunità indigena Quicua di Sarayacu situata nellAmazzonia
Ecuadoriana (denominata dallo stato Blocco 23) per assicurarsi il controllo
della compagnia petrolifera argentina CGC e Chevron-Texaco (USA).
La comunità combatte contro un confronto violento.
Sarayacu è una comunità tradizionale Quicua che non ha mai accordato nei
suoi territori né tagli di legname né scavi minerari o petroliferi.La
popolazione (circa 2.000 persone) è ben organizzata e ha diritti territoriali
comunali per 360.000 ettari di terreno ad alta biodiversità tra mondo animale e
vegetale. Vive di agricoltura, pesca e caccia. Nella comunità non cè né
elettricità, né telefono.
Non ci sono strade a Sarayacu. Ci vogliono tre giorni di viaggio con le
canoe o mezzora di aeroplano dalla città più vicina. La comunità ha lottato
per tenere le compagnie petrolifere fuori dai loro territori, per ben 5
anni.
La compagnia petrolifera ha accusato membri della comunità di sovversismo in
quanto si opponevano alle attività della stessa. I membri della comunità,
incluso vecchi, donne e bambini, hanno giurato di difendere la loro comunità
da ogni tipo di incursione sia essa militare piuttosto che della compagnia
petrolifera. In simili situazioni, nella foresta ecuadoriana, le lotte a
favore della protezione delle loro terre tra comunità indigene e forze
militari sono finite in esplosioni di violenza, come accadde nel 1994 con la
comunità Quicua in Limoncocha e nel 1996 con i Cofan di Dureno.
La popolazione di Sarayacu non è una popolazione di sovversivi come loro
vogliono far credere. Siamo una popolazione millenaria e ancestrale che ha
lottato per salvare il mondo intero. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo
attraverso il dialogo, presentando proposte e documentazioni alle
istituzioni statali e al Presidente della Repubblica, ma non abbiamo
ricevuto alcuna risposta positiva, dice Mario Santi, un leader della
comunità di Sarayacu.
Sarayacu è stata lasciata sola.
LOPIP (immensa organizzazione provinciale indigena) è ogni giorno più debole.
Il Consiglio Governativo Tradizionale di Sarayacu è stato per un mese nella città di Puyo per lanciare un ricorso legale alla ricerca della Protezione Costituzionale.
Questa richiesta partirà il 28 di questo novembre e per questa lOPIP sta ancora
raccogliendo firme.
Ecco il documento sulle trattative con le autorità per la liberazione degli ostaggi
Dialogo sulla liberazione dei tecnici
Dal sito sarayacu.com

25 noviembre 2002
SARAYACU Y CHEVRON/TEXACO EN NEGOCIACIONES SOBRE LIBERACION DE PRESOS
En respuesta al ingreso no autorizado de un equipo de trabajos sísmicos cinco kilometros dentro del territorio de Sarayacu, la gente de Sarayacu detuvo el viernes 22 de noviembre a tres trabajadores del consorcio petrolero CGC/ChevronTexaco.
CGC/ChevronTexaco respondió robando dos canoas con respectivos motores fuera de borda, propiedad privada de personas de Sarayacu. Las canoas se encontraban en la comunidad de Canelos, donde una comisión de Sarayacu las había dejado para seguir en bus a la ciudad de Puyo para realizar gestiones legales contra el mismo CGC/ChevronTexaco.
El día siguiente dos familiares del proprietario de uno de los motores fueron para exigir la devolución de los equipos robados, pero fueron detenidos en la base de operaciones de CGC/ChevronTexaco en el sector de Santa Rosa.
Hoy día se mantiene una reunión en Sarayacu con el gobernador, el comandante de la policía, y un relacionador comunitario de CGC/ChevronTexaco con la finalidad de lograr un acuerdo sobre la liberación de los detenidos y la devolución de los equipos robados.
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