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10-05-2005
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Al di lá di presentare i principali sviluppi della situazione ecuatoriana dopo il cambio avvenuto lo scorso 20 aprile, vorremmo, con questo articolo di approfondimento, rileggere gli eventi delle scorse settimane a partire da una prospettiva di attenzione ai diritti umani. Intendiamo il termine “diritti umani” nella sua accezione piú ampia, cioé inclusiva dei diritti civili, sociali, politici, economici, tutti necessari per garantire una “vita degna”, come stabilito nell’art 1. della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani). Vorremmo riflettere in particolare sul ruolo che hanno giocato e possono ancora giocare in questa contingenza politica le organizzazioni ecuatoriane di difesa dei diritti umani. Lo faremo anche attraverso il dialogo con la sorella Elsie Monge e Aide Peralta, rispettivamente direttrice ed avvocato presso CEDHU, Comisión Derechos Humanos.

La crisi politica ecuatoriana:
lettura a partire dai diritti umani

Da Quito - Antonella Spada
per Selvas.org


Queste sono le foto, dalla capitale Quito, delle proteste del 19 e 20 aprile 2005 che portarono alla fuga il presidente Gutierrez.


Sommario:
1. STATO DELLE COSE AD UNA SETTIMANA DALLA CADUTA DI GUTIÉRREZ

2. REPRESSIONE E VIOLAZIONE DEI DIRITTI CIVILI FONDAMENTALI

3. TUTELARE IL “DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI”:
DIFESA DELLA LEGITTIMITÁ DELLA SUCCESSIONE PRESIDENZIALE


4. GARANTIRE I DIRITTI POLITICI: FARSI PORTAVOCE DI NUOVE FORME DI PARTECIPAZIONE POLITICA


Quito, 27 aprile 2005

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Cronologia sull'ECUADOR

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Quito si mobilita
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Il rientro dei presidenti esiliati

Ecuador: democrazia in pericolo,
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va a braccetto con i grandi interessi"

Intervista a Diego Guzmán Espinosa, Direttore dell’Observatorio de Medios Victimas de la
Prensa – Ecuador –
Al di lá di presentare i principali sviluppi della situazione ecuatoriana dopo il cambio avvenuto lo scorso 20 aprile, vorremmo, con questo articolo di approfondimento, rileggere gli eventi delle scorse settimane a partire da una prospettiva di attenzione ai diritti umani. Intendiamo il termine “diritti umani” nella sua accezione piú ampia, cioé inclusiva dei diritti civili, sociali, politici, economici, tutti necessari per garantire una “vita degna”, come stabilito nell’art 1. della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).
Vorremmo riflettere in particolare sul ruolo che hanno giocato e possono ancora giocare in questa contingenza politica le organizzazioni ecuatoriane di difesa dei diritti umani. Lo faremo anche attraverso il dialogo con la sorella
Elsie Monge e Aide Peralta, rispettivamente direttrice ed avvocato presso CEDHU, Comisión Derechos Humanos.


Sorella Elsie Monge e Aide Peralta


1. Stato delle cose ad una settimana dalla caduta di Gutiérrez

Ad una settimana dalla caduta del governo di Gutiérrez, la situazione instituzionale, politica e sociale in Ecuador é ancora in fase di graduale e difficoltosa stabilizzazione.

A livello internazionale, dopo la forte diffidenza manifestata sia dagli stati americani, USA in primis, che dalla stessa UE nei confronti del nuovo governo, solo ieri il governo di Palacio ha ricevuto un primo riconoscimento anche da parte degli Stati Uniti e da vari altri Stati sud americani.
Ieri la commissione di osservatori inviata dall’oea (Organizzazione di Stati Americani), ha cominciato la sua “ispezione”, incontrando il presidente Palacio, i rappresentanti dei movimenti indigeni ecuatoriani, il sindaco ed il prefetto di Quito, rappresentanti di vari gruppi parlamentari; oggi la commisione incontrerá anche i rappresentanti delle varie ONG locali attive nella difesa dei diritti umani. La commissione dell’oea, capeggiata dall rappresentante americano L. Enauidi é inoltre composta da Alberto Borea (Perú), Esteban Tomic (Chile), Bayney Karran (Guayana), Jorge Chen (México); Jorge Valero (Venezuela) e Salvador Rodezno (Honduras).

A livello interno, non si sono ancora placati i tentativi di sovversione del nuovo ordine istituzionale, macchinati dai gruppi fedeli all' ex-presidente. Tali gruppi, capeggiati da Gilmar Gutierrez ex-comandante e fratello del deposto presidente, si sono resi protagonisti di gravissime azioni di istigazione alla violenza e di ostacolo alla normalizzazione delle attivitá delle istituzioni pubbliche locali, specialmente nella provincia di Napo (provincia della zona amazonica ecuatoriana e terra nativa, di Gutiérrez).
Infine ieri il Congress(il Parlamento) ha dato avvio alla cosidetta “autodepurazione”, espellendo 11 deputati in base alle violazioni al codice etico che dovrebbe regolamentare la vita parlamentare. Si devono comunque menzionare che tali azioni sono state criticate come “espulsioni mirate”, volte a rafforzare una nuova maggioranza favorevole sopratutto agli antichi partiti PRE e ID.
Nominato il nuovo presidente, i parlamentari hanno lavorato circa 12 ore di seguito, dando avvio alla ristrutturazione delle principali istituzioni democratiche. I membri del Tribunale Costituzionale e del Tribunale Elettorale di fatto, sono stati destituiti e si é avviato un processo per la nomina di nuovi membri. Allo stesso modo é stato finalmente approvato un nuovo meccanismo, basato sul principio della depoliticizzazione della giustizia, per eleggere la Corte Suprema di Giustizia.

Nel frattempo, sembra che i principali uomini del precedente governo si siano dati alla fuga. Gutierrez ha trovato asilo in Brasile, Abdalá Bucaram si trova, con certezza, in Panama e ieri, dopo essere stato catturato, é riuscito a fuggire, grazie all’habeas Corpus del sidaco della cittadina dove era stato catturato, anche l’ex-presidente della corte suprema di fatto, Guillermo Castro.



2. Repressione e violazione dei diritti civili fondamentali

La sproporzione e la brutalitá degli atti repressivi perpetrati dalla polizia nazionale e dall’esercito in occasione delle manifestazioni pacifiche delle scorse settimane é stata giá descritta ed evidenziata in vari altri scritti
Durante tali eventi, le organizzazioni ecuatoriane impegnate nella difesa dei diritti umani hanno cercato di intervenre con protezza sul campo in soccorso ai manifestanti vittime di violenze e sopprusi.
Si sono per esempio coordinati interventi in difesa di persone od organizzazioni la cui incolumitá era stata attentata, ci si é recati personalmente a verificare casi di agressioni, maltrattamenti, detenzione arbitraria o tentativi di occultamento di prove delle violenze. A tal proposito, tempestivo é stato l’intervento presso l’ospedale dove è arrivato, ormai in condizioni disperate, il fotoreporter chileno morto la notte del 19 aprile. In questo caso, la presenza di osservatori é stata garanzia di una corretta registrazione dei fatti e le condizioni che hanno portato alla morte di Julio Garcia.

I diversi organismi, cercando di coordinare le loro azioni, si sono impegnati a monitorare lo sviluppo dei fatti cercando di raccogliere il maggior numero possibile di denunce e testimonianze.
Immediatamente si sono adoperati a diffonfondere e dare risalto a tali fatti sia a livello di mezzi di comunicazione, che a livello internazionale.
Hanno altresí concordato azioni con il Municipio della capitale per poter concedere l’Habeas Corpus alle varie persone detenute durante le manifestazioni e per coordinare azioni di protezione dei cittadini di fronte agli attacchi di gruppi persone di altre province arrivati per contrarestare violentemente le richieste dei manifestanti di Quito.


Al momento tali organizzazioni continuano a ricevere e ricercare informazioni sui molti casi di lesione dei diritti di singoli cittadini e sono impegnati a fornire consulenza e tutoraggio legale dei vari casi, al fine di non lasciare impuniti tali atti.

Piú in generale, le stesse organizzazioni hanno presentato, congiunatamente, una denuncia presso la Procura Generale dello Stato descrivendo, non solo singoli fatti, ma una stessa strategia di repressione senza scrupoli organizzata nei dettagli.

In base alle varie lesioni di diritti riscontrate, si é chiesto alla Procura che si avviino tutte le azioni legali pertinenti e che si disponga l’ordine d’arresto preventivo nei confronti dei principali organizzatori della repessione a cominciare dall’ ex-presidente Gutiérrez, passando per i comandanti della polizia ed il ministro dell’interni. Le suddette persone sono ritenute direttamente responsabili della morte del fotoreporter chileno e dei danni fisici e pscicologici subiti dai circa 180 feriti riscontrati dopo una prima stima.

A proposito di quanto accaduto nell’ambito della repressione poliziesca di quei giorni, abbiamo raccolto l’opinione di Aide Peralta, avvocato presso CEDHU.

- Ritiene che il bilancio delle vittime degli scontri appena menzionato sia attendibile? E, al di lá dei numeri, quali ritiene siano i fatti piú gravi che si possono registrare nell’ambito della brutale repressione da parte della polizia?

- In realtá penso che le stime ufficiali disponibili al momento non possano dar conto della dimensione e sopratutto della gravitá di quanto accaduto nei giorni scorsi.

Da una parte, tali cifre non sono definitive e stimiamo che di giorno in giorno tale bilancio si arricchirá di casi e di dettagli sulle violenze, infatti gli organismi di diritti umani continuano a ricevere denuncie ed a scoprire fatti.
Dall’altra parte é importante esplicitare tare bilancio complessivo evidenziando singoli casi che esemplifichino le caratteristiche delle azioni repressive.
In tal senso posso citare gravi violazioni di diritti nei confronti dei detenuti; abbiamo testimonianze che raccontano di minacce di tipo sessuale, di violazioni di vario tipo dell’integritá fisica (percosse, taglio forzato dei capelli, tentativi di soffocamento al fine di intimidire i detenuti). Inoltre molto gravi sono stati anche i casi di violazione della proprietá privata di singoli cittadini.
Altri casi specifici molto significativi sono quello della ragazzina di 15 anni che ha perso un’occhio,o quello di un uomo di mezz’etá che ha il volto sfigutaro a causa dell’impatto di bomba di gas lacrimogeno.

Piú in generale, ritengo che il fatto piú grave sia stato il reclutamento e l’organizzazione da parte del governo di “gruppi di scontro” fatti entrare a forza in cittá e incitati, grazie alla complicitá o al silenzio della polizia, ad attaccare violentemente i manifestanti pacifici. Eloquente a tal proposito é stata l’azione del gruppo di malfattori che hanno sparato sulla folla in protesta di fronte al Ministero per le Politiche Sociali.
Questi fatti sono imperdonabili e possono essere solo il risultato di un governo che rispondeva non a logiche di tipo politico, quanto a logiche e mentalitá strettamente militari.

- Rispetto alla richieste di azioni investigative e giudiziarie nei confronti dei responsabili dell’organizzazione ed esecuzione di tali atti repressivi, ritiene verosimili misure che effettivamente impediscano che tali fatti rimangano nell’ impunitá?

Beh, per quanto riguarda le accuse nei confronti dello stesso presidente, per esempio per la responsabilitá della morte di Julio Garcia, il grosso problema é l’assenza della Corte Suprema di Giustizia, organo indispensabile per emettere un giudizio definitivo sulle accuse. Quindi, finché non ci sará una nuova corte, tutto é bloccato.

Rispetto ai delitti commessi dalla polizia, il grosso problema é che, anche nel fortunato caso in cui si ottengano le informazioni necessari per identificare gli autori di violazioni di diritti e si inizino indagini preventive, gli agenti della polizia sono giudicati da una specifica “corte militare” (fuerto policial); fatto che evidentemente condiziona l’effettiva emmissione di sentenze di condanna proporzionate alle responsabilitá penali accertate.

A livello di risarcimenti economici per i danni subiti da alcuni feriti, il governo ha promesso un suo intervento, ma – dice Aide – secondo la mia esperienza, ció non é sufficiente a garantire per nulla un effettivo godimento di tali benefici da parte delle vittime.



- Qual’é la sua opinione sull’effettiva possibilitá che l’ex- presidente possa essere ripatriato grazie all’estradizione?

Di certo sappiano che Brasile é uno dei paesi con le norme pú rigide rispetto alla possibilitá di concedere l’estradizione.
Da quanto emerso finora, l’accusa per cui risulterebbe piú fattibile l’estradizione, risulta essere la morte di Julio Garcia; c’é comunque da essere coscienti che il processo implicherebbe una costosa, lunga e difficile battaglia legale, e non é per nulla sicuro che la famiglia Garcia, o chi per lei, sia in grado di assumersi un tale onere, anche rispetto alle piú urgenti e vitali neccessitá di portare avanti la famiglia, dopo la scomparsa di Julio.


2.1. I fatti superano le piú pessimistiche previsioni della missione internazionale di osservatori sui diritti umani che aveva visitato l’Ecuador circa venti giorni fa.

Il repentino, grave e irreversibile deteriorarsi della situazione ha stravolto le attivitá della Missione Internazionale sui diritti umani, che aveva appena concluso la versione definitiva della sua relazione e stava cominciando a farla circolare presso le ambasciate e gli organismi internazionali.

La denuncia dei fatti sopra descritti é ovviamente stata presentata dalle organizzazioni ecuatoriane anche alla FIDH (Federazione internazionale per i Diritti Umani).
Quest’ultima ha innanzitutto cercato di fare riecheggiare a livello internazionale tali accuse; la FIDH inoltre, preso atto della nuova situazione ha inoltre:

- Inviato, in data 21 aprile, una lettera al presidente del Brasile Lula, evidenziando la propria preoccupazione rispetto alla possiblitá che l’asilo concesso a Gutiërrez possa implicare l’impunitá dei fatti di cui si é macchiato.
- Inviato una lettera al nuovo presidente Palacio, invitando a dare seguito ai procedimenti legali nei confronti dei colpevoli di tante violazioni dei diritti civili e politici dei cittadini compiute, non solo durante le manifestazioni, bensí durante tutto il periodo di governo di Gutiérrez.
- Sollecitato, in data 27 aprile, l’oea ad appoggiare la legittima richiesta della societá civile ecuatoriana di esautorare un presidente che ormai aveva abbandonato ogni prerogativa costituzionale, per dare spazio a atti di “autoritarismo costituzionale”.


3. Tutelare il “diritto all’autodeterminazione dei popoli”:
Difesa della legittimitá della successione presidenziale


Di fronteal tardivo riconscimento della transizione costituzionale da parte dei maggiori attori internazionali, in particolare di fronte alle forti perplessitá avanzate da parte da parte dell’oea, specialmete di alcuni suoi membri (es. Perú, Bolivia, Usa), timorosi che il virus ecuatoriano possa contaminare altre situazioni sud-americane di instituzionalitá poco solide, le organizzazioni dei diritti umani ecutoriane hanno ritenuto di dover difendere il diritto degli ecuatoriani alla propria autodeterminazione e alla propria sovranitá. Per questo motivo hanno difeso la legittimitá del nuovo governo, anche inviando direttamente una lettera aperta alla OEA. In tale lettera, datata 25 aprile, si fa riferimento a tutti i diritti costituzionali calpestati da Gutierrez, violazioni che ormai gli avevano tolto ogni legittimazione costituzionale.

Su questo tema abbiamo chiesto un’opinione sia a Aide Peralta, che alla direttrice di CEDHU Elsie Monge.

- Dr.ssa Peralta, secondo lei la pretesa dell’oea di giudicare la legittimitá della successione presidenziale ha qualche fondamento giuridico?
La Carta Democratica degli Stati Americanii, che prevede sanzioni in caso di violazioi della Costituzione; ma é chiaro che l’intervento ha un carattere politico. Inoltre dal punto di vista dei diritti umani, durante il governo di Gutiérrez vari organismi di diritti umani e universitá avevano richiesto un intervento dell’oea di fronte ad una lunga e documentata serie di attentati ai diritti unami fondamentali garantiti dalla costituzione ecuatoriana, ma quella volta certo non si sono preoccupati di intervenire. Il loro é solo un atteggiamento ipocrtita e calcolatore.

- Sorella Monge, qual’é l’obiettivo che si preffiggono gli organismi in favore dei diritti umani per l’incontro che avranno questa settimana con la missione dell’oea, in visita in Ecuador?

Il messaggio di fondo che si vuole trasmettere agli osservatori é che i suddetti organismi appoggiano la transizione contituzionale avvenuta in Ecuador: Ció non é da considerarsi come un appoggio persolale ed incondizionato al dr. Palacio, ma esso deriva dalla consapevolezza che questo risulta essere il modo piú utile al momento per ristabilire lo statto di diritto e riformare profondamente le basi della democrazia dello stato. Consegneremo inoltre, in appoggio alla nostra posizione, una serie di relazioni che testimoniano il totale svuotamento di costituzionalitá in cui si trovava ormai il governo di Gurtiérrez: si presenterá la relazione dell’osservatore inviato dall’onu, Despouy, la relazione della missione internazionali coordinata dalla FIDH (data 9 aprile 2005, la denuncia collettiva presentata da vari oragazzazioni di difesa dei diritti umani riguardo a 62 casi di violazioni gravi contro la vita, la libertá d’opinione ed d’ epressione di altrettanti lider sociali.



4. GARANTIRE I DIRITTI POLITICI: FARSI PORTAVOCE DI NUOVE FORME DI PARTECIPAZIONE POLITICA


“Il popolo ecuatoriano si é reso protagonista di un’azione storica esercitando il suo diritto a ribellarsi per ristabilire lo stato di diritto deturpato da parte del governo del colonnello Gutierrez e del Parlamento nazionale; ció deve intendersi come un mandato da parte dei cittadini alla ristrutturazione istituzionale ed al rinnovamento totale della lidership politica.”

In questo modo esordisce la lettera aperta inviata da varie ONG ecuatoriane di difesa dei diritti umani al nuovo presidente e al parlamemto ecuatoriano in cui si richiede da parte dei due poteri l’attuazione di alcune azioni, che possano garantire il ritorno ad un sistema instituzionale realmente democratico e si presenta una “mini-agenda” di proposte di lavoro prioritarie per il nuovo governo. Tale proposta si unisce a quelle avanzate in questi giorni da molti altre organizzazioni della societá civile o semplicemente da qualche assemblea cittadina, tutte queste sono prime risposte alla necessitá di organizzare e canalizzare la volontá spontanea di partecipazione esplosa in questi giorni.

Per aiutarci a chiarire la peculiare ed ancora molto fluida fase della vita democratica ecuatoriana, chiediamo l’opinione di Elsie Monge, profonda conoscitrice della realtá socio-politica ecuatoriana, in quanto da piú di 25 anni é in prima linea nella difesa dei diritti umani all’interno di questa realtá.

- Tra molte ed importanti azioni richieste nell’agenda minima presentata al governo ed al parlamento, quali sono le prioritá per le quali si batteranno i difensori ecuatoriani dei diritti umani?

I nostri principali obiettivi sono la lotta e l’impegno contro l’impunitá e a favore dello smantellamento del gran apparato d’intelligence militare e di repressione che é stato creato durante il governo di Gutiérrez.
In ogni caso non cesseremo di vigilare e di far pressione per una riforma delle spese sociali dello stato. A tal proposito la principale richiesta é che l’85% degli introiti provenienti dal petrolio finora raccolti nel fondo apposito, FEIREP, sia destinata a spese sociali, mentre il 15% resti per il pagamento del debito estero. Attualmete le percentuali sono praticamente inverse; 2700 millioni di dollari sono destinati annualmente al pagameto del debito estero!

- Quali ritiene siano i principali elementi di rinnovamento sociale, e al contempo motivi di speranza, evidenziati durante le manifestazioni?


Due mi sembrano le novitá positive che hanno caratterizzato le manifestazioni di questi giorni: la massiccia presenza dei giovani e quella delle donne.
Finora la participazione giovanile a livello politico e la loro attenzione nei confronti di temi sociali era ridotta a livello di pochi gruppi stutturati nelle forme classiche, come partiti politici o qualche movimento studentesco, ma ora la partecipazione é stata massiva e totalmente centrata su interessi nazionali che trascendono ogni individualismo o cooprorativismo.
Tutto ció mi sembra interessante e spero possa essere un germe di speranza.

D’altrocanto la rilevante partecipazione delle donne nelle proteste ha determinato le stesse caratteristiche delle marce: esse sono state pacifiche, variopinte, inclusive e resistenti; mi sembra che molte di queste caratteristiche siano riportabili alla stessa predisposizione della donna a difendere la vita.
A proposito dell’inclusivitá é interessante sottolinerae la presenza di intere famiglie e il valore di didattica civica che i genitori hanno dato alla partecipazione dei loro figli; questo é un’altro delicato ma prezioso seme di speranza per il futuro.
Spererei che tutti questi elementi potessero contribuire alla riflessione e all’insogrere di nuove forme di fare politica.


- Quali pensa possano essere i meccanismi per poter canalizzare tutte le energie positive e la voglia di participare direttamente alla vita democratica?

Come dicevo, spero che i due elementi appena menzionati possano essere due fattori importanti di rinnovamento nella ricerca di forme di partecipazione politica piú dirette, trasparenti e diverse dai partiti.
C’é da riflettere e c’è molto da costruire sul tema della rappresentativitá politica; é un processo che sta iniziando ora e che penso dobbiamo lasciar crescere, non dimenticando l’importanza di ritrovare canali e metodi d’organizzazione adeguati.
Al momento molti sono i dibattiti e le occasioni di riunione spontanea di cittadini che si ritrovano, in assamblee autoconvocate, a riflettere su quanto accaduto, a formulare proposte e ad immaginare il proprio futuro.
Infine ritengo importante enfattizzare l’importanza di matenere ed organizzare la vigilanza ed il controllo sociale da parte dei cittadini sull’operato dei politici.



Prima di chiudere questo approfondimento dobbiamo far riferimento anche alle importanti criticitá che ancora permangono dopo il cambio politico verificatosi.
Sicuramente il principale rischio e fonte di instabilitá è la forte divergenza di informazione, partecipazione e condivisione sull’avvicendamento presidenziale tra la capitale ecuatoriana e le diverse province (specialmente quelle orientali e della Costa).

Il fatto che la “revuelta de los forajidos” sia stata costituita soprattutto dai cittadini capitolini di classe media-alta é stato motivo di strumentalizzazione da parte dei media e sopratutto da parte dei “Gutiérristi” ancora non rassegnati a perdere i privilegi ed il potere aquisito durante il precedente governo. Il rischio che si crei una spaccatura nazionale ed insorgano scontri sociali e regionali é una delle minacce latenti piú gravi.
La societá civile organizzata che si é mobilitata tanto in questi giorni ha la responsbilitá morale di fare qualcosa a tal propostito, se non si vuole mettere in pericolo le recenti conquiste democratiche e le molte speranze di rinnovamento per l’intero paese.

Vorremmo concludere con un elogio al coraggio e alla coscienza politica e all’idealismo che ha animato molti cittadini ecuiatoriani in questi giorni, facendo dell’attuale Ecuador un interessantissimo laboratorio di dinamiche sociali innovative.


Antonella Spada: ricercatrice italo-ecudoriana, ha scritto per Selvas.org diverse analisi relative ai diritti umani in Ecuador

E-mail :spada_antonella@yahoo.it

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