:: Selvas.org::
:: Occhi aperti sulle Ande :: Ojos abiertos en los Andes ::
SELVAS.org


27-03-2006
Home
Portada

Chi siamo
Quien somos

Contattaci
Contacto


Dopo due settimane in cui l'Ecuador è stato teatro di imponenti proteste indigene che hanno paralizzato il Paese, la CONAIE (Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador), principale confederazione di organizzazioni indigene ecuadoriane, ha chiesto alle migliaia di indios mobilitati di rientrare ai propri villaggi. E l'opposizione al Trattato bilaterale di commercio con gli Stati Uniti continua con tutti gli strumenti democratici a disposizione: assemblee pubbliche, raccolte di firme e uso della ragione contro la criminalizzazione dei movimenti indigeni, di difesa dei diritti umani, ambientali e sociali da parte del governo.

Continua la resistenza contro il TLC

Di Cristiano Morsolin per Selvas.org


Le foto di questo servizio sono relative alle manifestazioni indigene a Quito - Foto di CONAIE



27 marzo 2006
:: SELVAS.ORG::
Articolo sul
L'ADIGE
di

Tancredi Tarantino

Download > .pdf


Cronologia sull'ECUADOR

Ultime da Quito

Ecuador indigena in marcia

Ecuador: difendere la sovranità nazionale

La crisi politica ecuatoriana:
lettura a partire
dai Diritti Umani

Addio a Gutierrez
Dopo le forti mobilitazioni delle scorse settimane i movimenti indigeni e popolari dell'Ecuador non si arrendono alla repressione dello Stato ma rimangono sul “piede di guerra”. Le varie nazionalità indigene che formano la CONAIE (www.conaie.org ) ed ECUARUNARI (www.ecuarunari.org ) sono ritornate nelle zone di origine dopo le marce e le manifestazioni che hanno bloccato il paese andino. Il presidente de la Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador (Conaie), Luis Macas sta partecipando a varie riunioni locali per decidere come organizzare le proteste per le prossime settimane.
Humberto Cholango - ECUARUNARI - sottolinea che “i popoli indigeni hanno identificato nel trattato di libero commercio la grande minaccia per la nostra sopravvivenza perché consegna le risorse naturali, il petrolio, l'acqua, la biodiversità, le piante dei territori indigeni nelle mani degli interessi delle multinazionali che provocano la distruzione della nostra agricoltura e il disconoscimento dei Diritti Collettivi. Per questi motivi abbiamo deciso di promuovere la mobilitazione nazionale a partire dal 13 marzo e abbiamo paralizzato il paese ed è un segno del buon esito della protesta”.
Salvador Quispe, deputato indigeno del Movimento Pachakutik (www.diputadospk.org ) evidenzia in un comunicato stampa (diffuso dall'amica giornalista Martha Santillan) che “questo processo di lotta ha reso visibile la forza e l'unità dei popoli indigeni mentre la borghesia e il Governo di Alfredo Palacio credevano che fossimo sconfitti e quindi potevano fare quello che volevano come firmare il TLC senza dare importanza all'opinione del popolo ecuadoriano; ora sanno che siamo qui presenti e la nostra resistenza va avanti”.

Colpisce quest'unità dei movimenti sociali in Ecuador che, oltre ai movimenti indigeni, vede protagonisti tante e tanti militanti e difensori dei diritti umani come Alexis Ponce - APDH e Piattaforma Interamericana Diritti Umani, democrazia e sviluppo PIDHDD, di donne ambientaliste come la profetica ACCION ECOLOGICA (Cecilia Cherrez è stata intervistata da Manuela Canadesi, ma non posso dimenticare le amiche Ivonne Ramos, Aurora Donoso, Elisabeth Bravo, Esperanza Martinez).




Lo stesso Alexis Ponces quotidianamente invia aggiornamenti (allegati): il 20 marzo ha lanciato una nota firmata dai principali organismi dei diritti umani dell'Ecuador, dove si sottolinea che “in riferimento alle dichiarazioni del portavoce presidenziale Enrique Proano del 17 marzo, esprimiamo il nostro ripudio alla satanizzazione che il Governo rivolge alle organizzazioni indigene e contro le Ong e organismi della cooperazione internazionale che li appoggiano, minacciando di investigare il finanziamento internazionale mentre il Governo non capisce che la nostra opposizione al TLC è democratica, perché vogliamo uscire dalla miseria”.

In un paese dove il 60% della gente è schiacciato dalla povertà (che provoca oltre un milione e mezzo di emigranti, esportando anche i fenomeni pandillas - bande giovanili come succede tra Guayaquil e Genova) diventa sempre più scomodo denunciare la violazione dei diritti umani, com'è successo a Buenos Aires il 23 marzo scorso a Fidel Narvaes, membro di APDH Ecuador e Piattaforma Interamericana Diritti Umani, democrazia e sviluppo PIDHDD davanti alle cancellerie dei paesi del MERCOSUR riuniti in una conferenza ufficiale. Fidel Narvaes ha denunciato “il rifiuto del presidente Palacio alla mediazione della chiesa cattolica, le violazioni dei diritti umani perpetrati dalle forze di sicurezza pubblica commesse durante lo Stato di Emergenza che ha provocato molti feriti, il divieto alla libera circolazione dei cittadini indigeni nella Sierra andina, la criminalizzazione della protesta, l'agressione ai manifestanti e anche il pestaggio dell'attivista di APDH Anaite Vargas, 30 anni”.

Il 31 gennaio 2006 il Presidente della Repubblica Alfredo Palacio ha designato le persone che formano la Commissione di auditing sul debito estero, incaricata di analizzare il debito estero degli ultimi 30 anni. La Commissione è presieduta da Monsignor Luna Tobar, Arcivescovo di Cuenca che ha affermato che “la nostra posizione non è politica, né governativa, bensì è etica, sociale e di Stato”, sottolineando l'importanza di “difendere, promuovere e vigilare la severità di questa auditoria, costituisce l'impegno del popolo ecuadoriano, con la sua storia, la sua dignità e la sua sovranità”.
Gli altri membri della Commissione sono gli esperti economisti Leonardo Vicina, Carlos Cortez e Hugo Arias, coordinatore generale della rete di organizzazioni sociali “Giubileo 2000 Guayaquil”. Nel 2005 l'Ecuador ha destinato il 45% del proprio PIL al pagamento del debito estero stimato a 11.300 milioni di dollari.

I movimenti popolari dell'Ecuador hanno identificato nel giogo del debito estero, nel saccheggio delle multinazionali che rubano le risorse e il petrolio dell'Amazzonia (come da tempo documentano OILWATCH e ACCION ECOLOGICA), e nel trattato del Libero Commercio (come documentato dall'economista Alberto Acosta, vedi allegato) i principali tentacoli della piovra neoliberale che calpesta la dignità dei popoli e violenta l'ecosistema.




:: Documenti di Selvas.org ::

In allegato la raccolta dei documenti sul Trattato di Libero Commercio in Ecuador a cura di Cristiano Morsolin (doc .word)



Verdades, medias verdades
y falsedades del TLC


Doce puntos para el debate

(Verità, mezze verità e falsità del TLC)


Di Alberto Acosta
Testo completo (en español) (doc .word)

La discusión sobre el TLC está en un punto crítico. De la postura entreguista y simplona adoptada por el gobierno Lucio Gutiérrez, que se sintetizaba en que “la única alternativa al TLC es el TLC”, se ha desembocado en una posición de creciente autoritarismo. Mientras se protege y alienta las manifestaciones a favor del TLC, impulsada por los empresarios y SUS trabajadores, la represión se ensaña en contra de quienes se movilizan en contra del TLC.

En este ambiente, a pesar de que las negociaciones están próximas a cumplir dos años de su inicio, todavía faltan informaciones sobre lo que se está negociando. Esto, sin embargo, no es un motivo para aceptar aquella argumentación de que si no está terminada la negociación, no hay aún elementos para adoptar una posición. A pesar de la cláusula de confidencialidad impuesta por los EEUU al inicio de las negociaciones y de que no ha sido entregada la documentación sobre los avances logrados en estos largos meses de negociación, hay suficientes datos como para anticipar de qué se trata el TLC. Incluso para puntualizar sus principales elementos críticos. Basta conocer los TLC suscritos hasta ahora (los de Perú y Colombia, para no ir más lejos, están a la mano) e incluso estudiar los pronunciamientos y documentos existentes en relación a la negociación de Ecuador para poder pronunciarse al respecto. Además, no es mucho lo que se negocia: el propio ministro de Comercio Exterior de Colombia, Jorge Humberto Botero, reconoció, a poco de concluida la negociación de su país, que lo que realmente se negocia es un 15 por ciento, que el resto ya viene dado por la fuerza de los convenios anteriores….

Cristiano Morsolin, educatore e operatore di reti internazionali.
Co-fondatore dell'Osservatorio Indipendente sulla regione Andina SELVAS.
Lavora in America Latina dal 2001.
E-mail: morsolin2002@yahoo.it

SELVAS.org - Disclaimer - Copyleft
In ottemperanza con la nuova legge sull'editoria italiana, si segnala che selvas.org non è' un periodico. Qualunque testo vi appaia non ha alcun tipo di cadenza predeterminata nè predeterminabile. Non essendo una testata giornalistica, non esiste editore. Tutti i contenuti sono a responsabilità e copyright dei siti linkati o di chi li ha scritti. I dati sensibili relativi alla legge sulla privacy sono tutelati in ottemperanza alla legge 675/96 e dal dpr 318/99. Il contenuto del sito può essere liberamente citato, linkato ed anche copiato (a patto si citi selvas.org come fonte). Per qualunque altra informazione scrivere alla redazione.