In Ecuador il popolo kichwa di Sarayacu continua la sua battaglia per la dignità. Il presidente Gutierrez e il suo ministro per l'energia, Carlos Arboleda Heredia, hanno deciso di mandare l'esercito nelle terre indigene, il 6 dicembre, per permettere le ricerche petrolifere.
Sarayacu in difesa della madre terra
A cura di Selvas.org

Immagini tratte dal sito: www.sarayacu.com
Per i lettori di SELVAS alleghiamo i seguenti materiali:
APPELLO "INSIEME IN DIFESA DI SARAYACU"
Comunicato stampa della CONAIE:
Non permetteremo la militarizzazione;
03/12/2003
L'amazzonia ecuadoriana non trova pace. Dopo le battaglie civili contro l'oleodotto OCP che taglia in due l'Ecuador, di cui anche le imprese italiane sono responsabili, e dopo l'inizio di quello che sarà definito il primo e storico processo contro le multinazionali del petrolio Chevron-Texaco, ree di avvelenamento dell'ecosistema in 20 anni di sfruttamento petrolifero, un nuovo fronte di resistenza si fa strada tra le foreste.
Il popolo kichwa Sarayacu, della regione di Pastaza non è certo nuovo a campagne importanti per la difesa del suo territorio ancestrale. Suo malgrado la scelta compiuta da questa comunità indigena di rifiutare lo sfruttamento petrolifero sulle sue terre, da parecchi anni gli costa sacrifici e una dedizione quasi totale alla difesa dell'ambiente da cui sopravvivono.
La comunità indigena di Sarayaku è situata sul fiume Bobonaza, affluente del Marañon, in una conca di selva primaria, dove non arriva né la strada né la corrente elettrica. Gli abitanti si muovono a piedi o in canoa, ma in caso di necessità possono usufruire, comunicando via radio, di un sistema di piccoli aerei che permette loro, seppur a un prezzo piuttosto elevato, di raggiungere in circa 25 minuti di volo la cittadina del Puyo, capoluogo della Provincia di Pastaza.
La comunità vive delle attività tradizionali di caccia, pesca e agricoltura di sottobosco; solo una minoranza svolge attività commerciali e su tutto il territorio di Sarayaku, abitato da circa 1500 persone, vi è un solo piccolo emporio per il rifornimento di beni provenienti dalla città (vestiti, scatolame, pasta, riso, alcolici, batterie, ecc.).
La vita degli abitanti di Sarayaku è intimamente relazionata con la selva, considerata la propria casa, il proprio granaio, la propria scuola formativa. Pur avendo superficialmente fede nella religione cattolica, credono intensamente negli spiriti superiori che governano la selva, i fiumi, le lagune, le montagne, definiti quali la fonte della propria saggezza e del proprio potere. Gli sciamani fungono da intermediari tra la comunità e gli spiriti della selva.
I valori e l'identità
Gli abitanti di Sarayaku mantengono una forte identità culturale, conservano gran parte dei valori tramandati dalle tradizioni della cultura kichwa, nonostante alcuni aspetti, quali labbigliamento e le attività ricreative, presentino tratti di occidentalizzazione dovuti allinfluenza e allintercambio con il mondo esterno urbano e nazionale.
Come dicono i loro sciamani: "Nel corso della nostra vita siamo responsabili di ciò che la natura ci ha offerto affinché lo si utilizzi in modo razionale e si possa così vivere in armonia; la responsabilità di vivere in un ambiente sano, godendo di buona salute fisica e mentale, è assolutamente nostra."
Ma non per tutti gli ecuadoriani i valori sono uguali. Ovviamente si fa riferimento al petrolio e in nome di questo "sangue della terra" anche molte identità dovrebbero perdere la loro importanza.
Sarayacu si è opposto in modo anche esemplare allo sfruttamento petrolifero e persino all'entrata della società argentina preposta per lo studio delle riserve tramite esplosioni sotterranee di rilevamento la Compagnia Generale di Combustibili CGC.
Il blocco 23, così viene chiamata quella porzione di Amazzonia suddivisa in grandi linee rette sulla cartina, era, già prima di questa suddivisione geometrica, territorio della popolazione Sarayacu e riconosciuta tale anche da entità sovranazionali. Infatti il 5 maggio scorso la Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) ha reso ufficiale la decisione di sollecitare lo Stato Ecuadoriano per garantire la vita e la sicurezza degli abitanti di questa comunità.
Dopo numerose intimidazioni da parte di presenze militari, prima negate, e poi documentate anche fotograficamente dagli stessi kichwa, (vedi l'ottimo sito sarayacu.com) lo Stato ha deciso di mantenere costante la presenza militare lungo il fiume Bobonaza rendendolo in parte inagibile e pericoloso per gli stessi indigeni.
Militarizzazione petrolifera
Il ministro per l'energia, il colonnello, Carlos Arboleda ha espresso l'intenzione di militarizzare il blocco 23 così permettendo l'arrivo dei tecnici della CGC e la data prevista per questa operazione sarebbe il 6 dicembre 2003.
Immediato il rifiuto per la militarizzazione della zona, non solo dalla comunità di Sarayacu, ma dall'intera alleanza indigena rappresentata da Achuar, Shiwiar, Shuar e Kichwa con l'apoggio della Confederazione Nazionale Indigena dell'Ecuador (CONAIE).
Insieme a numerose altre componenti della società civile ecuadoriana, come Accion Ecologica e il Centro dei Diritti Economici e Sociali CDES, il 5 dicembre si svolgerà a Puyo una grande manifestazione a difesa di Sarayacu e per il diritto alla vita e alla legalità.
Selvas.org seguirà sul posto lo svolgersi di questa grande mobilitazione e nei prossimi giorni ne darà conto con un importante reportage.
A TUTTI I MEDIA - ALL'OPINIONE PUBBLICA
Insieme in difesa di Sarayacu

PER INVIARE LA lettera
CLICCA QUI
e aggiungi all'oggetto:
"CON SARAYACU"
E copia la lettera qui sotto
Sr. Lucio Gutiérrez
PRESIDENTE
DE LA REPUBLICA DEL ECUADOR
Kichwa Community
Runallakta
Comunidad Quichua
SARAYACU
--------------------------------------------------
Pianeta Terra, 4 dicembre 2003
Noi Organizzazioni, Associazioni e uomini e donne di questo pianeta,
Esprimiamo la nostra preoccupazione per le gravi pressioni imposte dal
Governo ecuadoriano nei confronti della comunità indigena Sarayacu,
nell'Amazzonia Ecuadoriana, e l'annuncio di una prossima militarizzazione
del loro territorio ancestrale, per favorire le ricerche petrolifere
affidate a due compagnie estere: la CGC e la Burlington.
Chiediamo con forza il rispetto dei Diritti Umani e dei Diritti Indigeni di
decidere del proprio territorio, chiediamo il rispetto dell'ordinanza del
Tribunale competente di Puyo del 29 novembre 2002 con la quale si ordinava
la sospensione delle attività esterne in quei territori.
Chiediamo che vengano ascoltati i suggerimenti della Commissione
Interamericana di Diritti Umani (CIDDHH) di rispetto per il popolo di
Sarayacu, e i consigli di cautela espressi dal Presidente della "Commision
de Asuntos Indigeno" ecuadoriana.
Ci uniamo agli appelli contro la militarizzazione del territorio di Sarayacu
espressi con forza dalla Confederazione Nazionale Indigena dell'Ecuador
(CONAIE) e dell'alleanza delle popolazioni indigene Achuar, Shiwiar, Shuar e
Kicwa per il totale rispetto dei Diritti Umani e la libera scelta di
Sarayacu per il proprio futuro.
Siamo vicini a tutto il popolo Sarayacu,
nel rispetto della legalità e della vita!
FIRMA: .................................................
NAZIONE .....................................
----------------------------------------------------------------------------
POR LA PRENSA Y LA OPINION PUBLICA
Nosotros las organizaciones, asociaciones, hombres y mujeres de este planeta
Expresamos nuestra preocupación por las graves presiones impuestas desde el
gobierno ecuatoriano a la comunidad indígena de Sarayaku, en la Amazonia
Ecuatoriana, y el anuncio de una próxima militarización de su territorio
ancestral, en apoyo de la búsqueda del petróleo por parte de dos compañías
petroleras: la argentina CGC y la norteamericana Burlington.
Pedimos con fuerza el respeto de los Derechos Humanos y de los Derechos
Colectivos de los pueblos Indígenas. Pedimos que puedan ejercer el derecho a
la autodeterminación respecto su territorio. Pedimos que se respete la
ordenanza emitida por el tribunal de Puyo el 29 de noviembre del 2002 que
indica la suspensión de las actividades inconsultas en los territorios de la
comunidad de Sarayaku
Pedimos que se apliquen las medidas cautelares otorgadas por la Comisión
Interamericana de los Derechos Humanos (CIDDH) hacia la comunidad de
Sarayaku y también pedimos que se escuchen los consejos de cordura y cautela
expresados por le presidente de la "Comisión de Asuntos Indígenas
ecuatoriana".
Unimos nuestra voz con las de otros llamados en contra de la militarización
del territorio de Sarayaku expresados con fuerza por la Confederación de Las
Nacionalidades Indígenas del Ecuador (CONAIE) y por la Alianza de los
pueblos indígenas Achua, Shiwiar, Shuar y Kichwa para el total respeto de
los Derechos Humanos y Colectivos y la opción libre y soberana de Sarayaku
sobre su futuro.
Estamos cerca a todo el pueblo de Sarayaku
a favor y respeto de la legalidad y la vida!
FIRMA: .................................................
NACION .....................................
Comunicato stampa della CONAIE
Non permetteremo la militarizzazione

20 novembre 2003
Boletín de Prensa:
CONAIE NO PERMITIRA LA MILITARIZACION DE SARAYACU
En rueda de prensa realizada la mañana de hoy, Tito Puanchir, Presidente
Encargado de la CONAIE y Marlon Santi, Presidente de Sarayaku, advirtieron
al Régimen que no permitirán la militarización del territorio indígena de
Sarayaku, en la Amazonía Ecuatoriana, que según el anuncio del Presidente de
la República, se produciría en diciembre para favorecer el ingreso de la
compañía petrolera argentina CGC en el Bloque 23.
El Estado Ecuatoriano debe garantizar los derechos territoriales de los
pueblos y nacionalidades indígenas afectados por la actividad petrolera, así
como la vida e integridad física de los dirigentes y defensores de los
derechos humanos que son permanentemente amenazados, dijo Santi. Así lo
dispuso la Comisión Interamericana de Derechos Humanos que se encuentra
conociendo el caso Sarayaku, sin que el Gobierno haya tomado ninguna medida
al respecto. Recordemos que hace pocos días el compañero Angel Shingri,
defensor de los derechos ambientales frente a la actividad petrolera en la
zona nororiental, fue muerto a balazos, sin que se hayan esclarecido hasta
el momento los móviles del crimen.
Los perjuicio que la industria petrolera produce en la vida de los pueblos
indígenas afectados y en el medio ambiente amazónico, constituyen una
preocupación nacional y mundial, por lo que la CONAIE exige que las empresas
causantes de dichos daños sean obligadas a repararlos y a indemnizar a las
víctimas.
Tito Puanchir señaló que la CONAIE permanece vigilante de que el derecho a
la consulta previa sea respetado en materia de hidrocarburos. La CONAIE
cuestiona el Reglamento de Consulta puesto en vigencia por el Gobierno, por
no estar acorde a la Constitución y al Convenio 169 de la OIT.
Por su parte, Marlon Santi agradeció el apoyo que vienen brindando a la
lucha de Sarayaku, las federaciones indígenas OPIP, FIPSE, FINAE, FICSH,
ONSHIPAE y ONZAE, que han conformado una Alianza por la Defensa de los
Territorios, así como CONFENIAE, ECUARUNARI, COICA y otras organizaciones
que se han solidarizado respaldando la posición del pueblo de Sarayaku. De
igual manera, agradeció el apoyo de las organizaciones no gubernamentales
nacionales e internacionales como CDES, Acción Ecológica, Comité Andino de
Servicios, Fundación Pachamama, y de los académicos y estudiantes
universitarios que participan en la lucha.
El Diputado Ricardo Ulcuango, Presidente de la Comisión de Asuntos Indígenas
del Congreso Nacional, anunció que el Ministro Arboleda será llamado al
Congreso para que dé explicaciones respecto al caso Sarayaku.
Tito Puanchir
Marlon Santi
SELVAS.org - Disclaimer - Copyleft
In ottemperanza con la nuova legge sull'editoria italiana, si segnala che selvas.org non è' un periodico. Qualunque testo vi appaia non ha alcun tipo di cadenza predeterminata nè predeterminabile. Non essendo una testata giornalistica, non esiste editore. Tutti i contenuti sono a responsabilità e copyright dei siti linkati o di chi li ha scritti. I dati sensibili relativi alla legge sulla privacy sono tutelati in ottemperanza alla legge 675/96 e dal dpr 318/99. Il contenuto del sito può essere liberamente citato, linkato ed anche copiato (a patto si citi selvas.org come fonte). Per qualunque altra informazione scrivere alla redazione. |