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8-06-2008
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Ecuador: la Confederazione delle Nazionalità Indigene (Conaie) rompe con il presidente Correa. In discussione ci sono alcuni dei fondamenti dell'attivismo indigeno nazionale come il riconoscimento di uno Stato plurinazionale e la consulta previa sulle risorse naturali dei popoli nativi. Si rompe così la breve luna di miele tra la neonata Assemblea Costituente e le rappresentanze indigene nazionali, aprendo una difficile stagione di confronto politico.

CONAIE: non un passo indietro

Dall'Ecuador, Paola Colleoni (Phd Researcher, Università di Roskilde) - per Selvas.org


Dirigenti della CONAIE durante la manifestazione a Quito in sostegno delle proposte alla Cosituente. Al centro, con il "bastone di comando" il neo-eletto presidente Marlon Santi, di Sarayacu. (foto dal blog di Luis Guamangate)



"DEI PAZZI FURIOSI SI OPPONGONO ALLO SFRUTTAMENTO MINERARIO". E L’ECOLOGISTA ESPERANZA MARTINEZ È UNA DI QUELLI.

A cura di Yaku (http://www.yaku.eu)


Lo scorso 12 maggio, in un graffiante comunicato, Conaie (la Confederazione delle nazionalità Indigene dell’Ecuador) ha sancito la sua rottura politica con il partito di governo Alianza Pais, ritirando l’appoggio al presidente Rafael Correa. Il motivo? La negativa da parte dell’Assemblea Costituente riunita da cinque mesi a Montecristi, di inserire nella nuova costituzione la richiesta irrinunciabile dell’agenda politica del movimento indigeno ecuadoriano: il riconoscimento della “plurinazionalità” dello Stato ecuadoriano e l’introduzione di un meccanismo di consulta previa alle nazionalità indigene in materia di sfruttamento delle risorse nei loro territori ancestrali.
I tempi in cui l’allora presidente di Conaie Luis Macas salutava nel novembre del 2006 l’elezione di Correa riconoscendolo come rappresentante e portavoce delle istanze indigene sembrano lontani anni luce.
Ma cosa è successo in quest’anno e mezzo di governo e perché le cose sono precipitate?


:: Ecuador: Petrolio e Amazzonia ::
Della rivoluzione alvarista, il petrolio e altri demoni
http://www.selvas.org/InviatiSpeciali1.html

INVIATI SPECIALI
Ecuador 2008
http://www.selvas.org/InviatiSpeciali.html
Partiamo da un primo controversiale dato politico: l’assenza di una rappresentanza indigena nel governo e nell’assemblea, dato che a Montecristi sono presenti solo 4 rappresentanti del partito Pachacutick, il “braccio politico” di Conaie. Questa assenza, che adesso Correa interpreta come mancanza di peso politico della proposta indigena nel paese, significa altrimenti per il presidente di Conaie. Per Marlon Santi il movimento indigeno ha sostanzialmente dato il suo voto a Rafael Correa, (non una, ma più volte: quando questo ha vinto le elezioni e poi riconfermandogli la fiducia nell’elezione degli assembleisti per l’istallarsi dell’assemblea costituente), ma adesso potrebbe ritirarlo, provocando conseguenze serie alla stabilità politica del paese. E’ quanto si capisce analizzando le ultime dichiarazioni dell’organizzazione nazionale indigena e dei suoi portavoce.

Quando nel marzo scorso Conaie promosse una grande manifestazione per le strade di Quito fino alla piazza del Governo con il fine di consegnare la sua proposta di costituzione all’assembleista Acosta, si stavano già avvertendo i primi segnali che l’incanto tra il governo e il movimento indigeno si stava già rompendo. Nonostante i toni rassicuranti di Acosta sull’apertura del governo rispetto alla posizione del movimento indigeno in tema di plurinazionalità e risorse naturali, Correa in quel momento aveva già più volte dichiarato la sua volontà di aprire il Paese agli investimenti nel settore minerario: più di trecento concessioni, che coinvolgono per la maggior parte territori indigeni della sierra e della zona amazzonica di Zamora e Morona Santiago. Si era pronunciato a favore del corridoio amazzonico Manaos- Manta nel piano di integrazione infrastrutturale dell’IIRSA e stava facendo ben poco per appoggiare la moratoria petrolifera nell’Amazzonia e nel parco Yasuni (la proposta ITT di lasciare il petrolio sottoterra nel parco Yasuni a cambio di buoni monetari internazional) che “inspiegabilmente” non decolla nonostante l’appoggio del governo). Tutti temi controvesiali e motivo di scontro latente con il movimento indigeno, ma anche, incofessatamente, all’interno del governo stesso, dato che attualmente l’ex ministro dell’ambiente Acosta è in collisione di rotta politica col presidente, e la sua consigliera Esperanza Martinez, della nota ONG Accion Eologica si è dimessa dal suo incarico a Montecristi.



Dirigenti della CONAIE durante la manifestazione in sostegno delle proposte alla Cosituente



In quel frangente dello scorso marzo, l’attuale presidente di Conaie Marlon Santi, un leader amazzonico dei Kichwa di Sarayacu, la cui lotta contro l’estrazione petrolifera è una tra le più riconosciute localmente ed internazionalmente, avvertiva che il movimento indigeno reiterava il suo appoggio al presidente Correa, ma soprattutto la sua fedeltà al volere delle comunità indigene di base, che si erano manifestate contrarie al progetto di sviluppo minerario a larga scala, alla privatizzazione dell’acqua e all’ampliamento della frontiera petrolifera.
L’agenda del movimento indigeno in questi mesi ha continuato a ribadire in modo chiaro i suoi punti fondamentali: la questione delle risorse naturali e il suo no ai megaprogetti estrattivi, alla privatizzazine delle risorse idriche, ai servizi ambientali è stato rotondo e fermo.
La tensione è andata crescendo, quando di fronte alla minaccia di Santi di un possibile “levantamiento” indigeno contro le concessioni minerarie il governo ha cominciato a dichiarare la sua stizza verso i “leader indigeni manipolati dagli ecologisti infantili e radicali”. Insomma col passare dei mesi in Ecuador ha cominciato a venire fuori la scollatura e l’incompatibilità tra il progetto sociale sviluppista e populista di Correa improntato sulla sovranità economica nazionale e in ultima istanza su un “capitalismo dal volto umano” e quello delle comunità indigene e della società civile ecologista che puntano sulla creazione di un’economia solidale, post-estrattivista e soprattutto che rispetti le territorialità e forme sociali locali.
Sospetti reciproci si sono inaspriti con il “rapimento lampo” lo scorso marzo della compagna del presidente di Conaie ad opera di sconosciuti, che, ha assicurato la donna, volevano informazioni sull’agenda di Santi sulle politiche che riguardano le risorse naturali e possibili mobilitazioni in cantiere.

Dovrebbe a questo punto essere chiaro perché il tema delle risorse naturali e del loro uso implichi l’importanza estrema del tema della plurinazionalità e della consulta previa e la sua inclusione nella Carta Magna.

 

Se la Costituzione del 1998 riconobbe l’Ecuador come Paese “multiculturale”, ciò a cui aspira oggi il movimento indigeno, la “plurinazionalità” darebbe un passo ulteriore al riconoscimento dell’autodeterminazione delle popolazioni indigene sulle loro terre e risorse. Più precisamente, implicherebbe il diritto delle nazionalità indigene di autodeterminarsi nei propri territori. E ciò implicherebbe un controllo sulla politica economica del paese. Niente di più contraddittorio rispetto all’idea di Popolo e Nazione proposta da Correa. Il diritto costituzionale alla “consulta previa” ad esempio, darebbe alle nazionalità indigene ecuatoriane il potere di decidere sui

:: CONAIE ::
MARLON SANTI
Presidente della Conaie


Intervista:
"Resisteremo fino alla morte"

progetti di estrazione, normando finalmente in modo chiaro i meccanismi consultivi che fino a questo momento sono stati vaghi, fumosi e spesso manipolati dalle imprese straniere.
Il diniego degli assembleisti di inserire la plurinazionalità e il diritto alla “consulta previa” come articoli costituzionali segnala in buona sostanza la volontà di frenare e limitare l’autonomia decisionale delle popolazioni indigene. Però, fatto ancora più grave, significa che la proposta politica di Correa, si basa in fondo su un’ideologia criolla di “Popolo e Nazione” che disconosce, riperpetuando la colonialità del potere che si è manifestato sul dominio economico e culturale dei “bianchi” all’interno del paese, la realtà sociale e culturale dell’Ecuador, costituita in maggioranza da popolazioni indigene che esprimono realtà sociali e culturali composite. Forze sociali che pretendono di poter decidere del destino delle loro terre, delle risorse da cui dipendono per sopravvivere, risorse che usano e di cui si appropriano in modi culturalmente e simbolicamente diversi dalle logiche del mercato e della società dominante. Da qui il conflitto tra Conaie e Correa: nonostante la sua politica economica si basi sull’idea di “ridistribuzione” della ricchezza, la sua visione rimane centralista, sviluppista e di mercato.
Il fatto che negli ultimi mesi il governo si sia distanziato da Santi e dalla dirigenza di Conaie, avvicinandosi invece a leaders come Aviles, conosciuti in Amazzonia per aver diviso il movimento ed essersi schierati a favore dell’estrazione petrolifera è un altro esempio della situazione di crisi tra legittimi rappresentanti del movimento indigeno e Correa.

Il duro comunicato dello scorso 12 maggio, arriva dunque dopo che in questi mesi si è poco a poco venuta delineado una polititica economica che fondamentalmente non pone in discussione il suo impianto estrattivista e sottovaluta la portata del movimento indigeno.
A seguito delle dichiarazioni di Correa di non potere per nessun motivo accettare che le comunità indigene possano decidere sui destini del paese, il presidente ha rincarato la dose, sfidando Santi a mobilitare le sue basi, se è vero che rappresentano una forza politica nel paese.
E mentre il presidente di Conaie annuncia che farà appello all’Organizzazione degli Stati Americani e al convegno 169 affinché vigilino sull’Assemblea Costituente e sul rispetto dei trattati internazionali che proteggono i diritti delle popolazioni indigene, si annunciano nel paese nuovi ed imminenti scontri politici.




:: ECUADOR: ASSEMBLEA COSTITUENTE::

Dei pazzi furiosi si oppongono allo sfruttamento minerario.
E l’ecologista Esperanza Martinez è una di quelli.

A cura di Yaku (http://www.yaku.eu)



Quito: la Wipala bandiera simbolo delle diversità e unità indigene

i “Pazzi furiosi”. così il Presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha chiamato gli ecologisti vicini al consigliere costituente Alberto Acosta., rei di opporsi allo sfruttamento minerario nei territori indigeni e nelle foreste vergini dell’Ecuador. Movimento capeggiato dall’agguerrita Ong, Acciòn Ecologica, e da Esperanza Martinez che alcuni giorni fa si è dimessa per protesta dall’assemblea costituente.

:: Intervista ::
Al Forum Sociale Mondiale in Kenya


Esperanza Martinez
"Recuperando il controllo
delle risorse naturali"

In ballo ci sono almeno trecento concessioni minerarie che dovrebbero essere rinnovate all’interno del “Mandato Minero” previsto nella nuova costituzione.

Correa si è prima difeso e poi è passato all’attacco. “Crediamo nello sfruttamento sociale, economico e ambientalmente sostenibile delle miniere – ha puntualizzato – ma faccio un appello per fermare questa catena di pazzi furiosi finanziati da organizzazioni straniere che si oppongono al mandato minero. Quale Paese al mondo proibisce lo sfruttamento minerario? Per il Canada rappresenta il 15% del PIL”. Quindi in Ecuador, all’interno di un progetto di crescita economica fondamentalmente legato all’estrazione delle risorse naturali (petrolio e metalli), inizia il braccio di ferro tra le organizzazioni ecologiste che chiedono un “altro”modello di sviluppo e il governo di Rafael Correa. In particolare chiedono il rispetto dei diritti delle popolazioni originarie sulle loro terre e le loro foreste. Per questo Esperanza Martinez si è dimessa dall’assemblea costituente, dal momento che il “mandato minero” non prevede la possibilità da parte dei popoli indigeni di opporsi nei loro territori alle attività estrattive delle multinazionali.


:: ACTION!! ::
Por un Ecuador libre de minería a gran escala
From http://www.salvalaselva.org/

(
Rettet den Regenwald coopera con organizaciones alemanas e internacionales, medioambientales, sociales y grupos de derechos humanos. Entre estos se encuentran Pro Regenwald, Urgewald, ARA, Greenpeace, Rainforest Foundation (UK), Amazonwatch (USA), Accion Ecologica (Ecuador), Rainforest Information Centre (Australia), Rainforest Action Network (USA), Environmenatl Defense (USA) y muchos otros.)



En estos momentos, en Ecuador está instalada la Asamblea Nacional Constituyente que está elaborando la nueva Constitución del país. Las organizaciones poblacionales y ambientalistas, reunidas en la Asamblea de los Pueblos y organizaciones de derechos humanos, están muy preocupadas por la inédita concentración del poder económico internacional en unas pocas manos que monopolizan las industrias minera, petrolera, agrícola y alimentaria, farmacéutica y de la construcción.

Las organizaciones perciben que la soberanía se encuentra amenazada. Por ello, quieren llamar la atención de los Asambleístas, que durante esta y las próximas semanas está tomando decisiones fundamentales que afectarán al futuro del país."
...(Comienzo: 05.06.2008)


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