| Per le popolazioni indigene la foresta
è un luogo sacro perché conserva la loro storia, lo
spirito dei loro antenati e migliaia di forme di vita. Per tale ragione
desiderano che i loro figli ereditino la responsabilità di
preservarla. Lo stesso obiettivo si pone il popolo waorani
dell'Amazzonia ecuadoriana che da decenni lotta per sopravvivere alla
presenza delle compagnie petrolifere.
Il popolo Waorani (Huaorani)
Protagonista del conflitto petrolifero dell'Amazzonia Ecuadoriana
Per Selvas.org Mailer Mattié
Traduzione di Loredana Stefanelli e Rossana Amico, revisione Sonia Chialastri e Daniela Cabrera dei Traduttori per la Pace.

Queste sono le foto, che ritraggono il
popolo Waorani in azioni di caccia, le mappe satellitari del Parque
Yasunì, i lavori di distruzione della foresta da parte di
Petrobas e la marcia degli Waorani a luglio 2005, per le strade della
capitale Quito. Tratte da http://www.saveamericasforests.org/Yasuni/
>> En Español
EL PUEBLO WAORANI (Haorani)
Protagonista en el conflicto petrolero de la Amazonía Ecuatoriana
Sviluppo nella foresta?
Le popolazioni indigene stanno
ingaggiando una dura battaglia nell'intento di impedire che la
globalizzazione economica distrugga la loro cultura e occupi i loro
territori. Gli idrocarburi e il legno dei loro boschi sono necessari
per il proseguimento della crescita economica nei paesi del nord, a
migliaia di chilometri di distanza dalle loro comunità. Una
crescita che, tra l'altro, non esclude lo spreco e il consumismo
smisurato. Inoltre, lo sfruttamento di queste risorse trasforma la vita
della foresta in desolazione. La biodiversità scompare e le
popolazioni perdono i loro mezzi di sussistenza. Milioni di ettari si
trasformano in questo modo in cimiteri dello sviluppo. Il bacino
amazzonico è l'esempio estremo di questa situazione.
Per le popolazioni indigene la foresta è un luogo sacro
perché conserva la loro storia, lo spirito dei loro antenati e
migliaia di forme di vita. Per tale ragione desiderano che i loro figli
ereditino la responsabilità di preservarla. Lo stesso obiettivo
si pone il popolo waorani dell'Amazzonia ecuadoriana che da decenni
lotta per sopravvivere alla presenza delle compagnie petrolifere.

Cultura e biodiversità nel Parco Nazionale Yasuní (PNY)
Il popolo waorani comprende 2500
persone, organizzate in 38 comunità che vivono nelle province di
Orellana, Napo e Pastaia, nella regione amazzonica situata tra i fiumi
Napo e Curaray, di cui fa parte anche il Parco Nazionale Yasuní
(1). Dividono il territorio con i popoli Tagaeri e Taromenane, di cui
sopravvivono appena 400 persone che hanno deciso di evitare il contatto
con altri gruppi umani.
I waorani sono tradizionalmente un popolo di guerrieri.
Sono sopravvissuti con la caccia, la pesca, i raccolti e l'agricoltura
itinerante (2). Sono entrati in contatto con il resto del mondo
tardivamente e, per tale ragione, sono chiamati “Aucas”,
che in lingua quechua significa “persona della foresta”
(3). Il loro metodo di sussistenza, di organizzazione sociale e la loro
visione del mondo sono considerati un modello sorprendente di
adattamento all'ambiente amazzonico.
L'antico territorio comprendeva circa 2 milioni di ettari. Nel 1979, la
creazione del Parco Nazionale Yasuní ne inglobò 982 mila.
In seguito, negli anni Novanta, lo stato dell'Ecuador riconobbe
legalmente come territorio waorani 716 mila ettari di quel terreno.
Allo stesso modo, un'area della stessa estensione fu dichiarata Zona
Intangibile dei popoli Tagaeri e Taromenani. Nel 1989, l'UNESCO
dichiarò il PNY Riserva della Biosfera. Al di fuori dell'area di
protezione vivono anche un centinaio di comunità quechua,
riunite dal 1975 nella Federazione Unione dei Nativi dell'Amazzonia
Ecuadoriana.
Il PNY si estende tra i fiumi Yasuní, Conocaco, Nushino e
Tiputini. E' un bosco umido tropicale con un terreno tra i 300 e i 600
metri sul livello del mare. E' l'area protetta con la maggior
estensione di tutta l'Amazzonia ed è considerata una delle
maggiori riserve di biodiversità genetica del pianeta.
Secondo Acción Ecológica, il PNY ospita un totale di 2200
specie di alberi e arbusti, il maggior numero per ettaro del mondo.
Inoltre, uno studio della compagnia petrolifera Petrobras ha
riscontrato in un'area di solo 0,25 ettari ben 95 specie vegetali (4).
Sono state registrate 90 specie di rane e rospi, cifra uguale al totale
delle specie dell'America del Nord e il doppio di quelle dell'Europa
(5). Si stima inoltre la presenza di 567 specie di uccelli, tra cui
l'aquila arpia, un simbolo per i waorani per la sua abilità
nella caccia. Le specie di mammiferi sono approssimativamente 173, se
si includono i giaguari. Inoltre si sono registrate 83 varietà
di serpenti, la più grande diversità dell'America del
Sud. Le numerose lagune e i tanti pantani servono da rifugio per le 385
specie di pesci. Nella maggior parte dei casi si tratta di popolazioni
endemiche, sopravvissute al Pleistocene. Pertanto, la fragilità
ecologica del PNY è estrema.

Entrano le industrie petrolifere
Il petrolio è il principale
prodotto di esportazione dell'Ecuador, una delle sue maggiori fonti di
finanziamento e di conseguimento di valute per il pagamento del debito
estero. La produzione è aumentata costantemente dai 300 mila b/d
del 1992 ai 500 mila b/d del 2004. Sono stati dati in concessione alle
industrie petrolifere cinque milioni di ettari di terreno in tutto il
paese. L'obiettivo della politica petrolifera nazionale è quello
di aprire nuove zone di esplorazione e sfruttamento, incluse le zone
protette e i territori indigeni. (6)
L'attività petrolifera ha avuto forti impatti ambientali
nella regione amazzonica ecuadoriana. Anche la vita degli abitanti
è stata danneggiata in modo significativo. Ad esempio, il popolo
kichwa di Sarayacu deve sopportare la presenza della Compagnia Generale
dei Combustibili (CGB), a cui è stata data in concessione
un'area di 135 mila ettari del loro territorio da poter sfruttare.
Nella regione del lago Agrio , dove la compagnia Chevron-Texaco ha
operato tra il 1964 e il 1992, si assiste a un deterioramento
ambientale, per la contaminazione del terreno e delle acque in cui si
riscontrano residui tossici. Tutto ciò ha colpito 5
comunità indigene per un totale di circa 30 mila persone. Al
momento, questa impresa sta affrontando in Ecuador una causa senza
precedenti per i danni sopracitati e si stima che i costi per ripulire
la zona possano ammontare a seimila milioni di dollari. (7)

Dalla fine degli anni Cinquanta, le aziende petrolifere sono iniziate a
comparire anche nel territorio waorani. In seguito, sono state fatte
concessioni irriguardose sia nella Zona Intangibile che nella Riserva
della Biosfera del PNY. Si calcola che il 60% di quest'ultima sia stato
consegnato alle compagnie in blocchi di 200 mila ettari.
Agli inizi degli anni Novanta, l'azienda statunitense Maxus ha costruito in quella zona una strada di 180 km.
Allo stato attuale, le aziende che operano nei territori waorani e nel
PNY includono, tra le altre, Respol-YPF, Petroecuador, Agip-Eni Oil,
Petrobell, Petrobras, la Occidental e Vintage.
Nell'agosto del 2004 il Ministero dell'ambiente ha concesso alla
Petrobras la licenza ambientale per iniziare i lavori nel Blocco 31 che
le era stato dato in concessione. Il progetto riguarda la costruzione
di 14 pozzi di produzione, un impianto di reflui, una strada di 37 km e
uno molo sulla riva del fiume Napo. Di conseguenza, verrebbero colpiti
circa 100 mila ettari della Riserva della Biosfera del PNY. Petrobras
ha iniziato i lavori nel 2005.
Effetti sulla popolazione
L'incontro del popolo waorani con
il resto del mondo è stato, di fatto, segnato profondamente
dalla presenza delle compagnie petrolifere. Questo legame ha
comportato, nel corso dei decenni, una trasformazione dell'ambiente e
del modo di vivere della comunità. Sono comparse nuove malattie
come l'epatite B e C portando gravi conseguenze, sifilide, alcolismo,
infezioni della pelle nei bambini e varie tipologie di cancro
soprattutto tra le donne. Uno studio condotto da Acción
Ecológica ha dimostrato, infatti, che il cancro è
responsabile del 32% delle morti nelle zone petrolifere dell'Amazzonia
ecuadoriana, un dato superiore alla media nazionale che è del
12%.(8)

Per favorire i propri interessi, d'altra parte, le compagnie
favoriscono divisioni e scontri tra le diverse comunità. Per
ridurre ogni forma di resistenza da parte di queste ultime, sferrano un
attacco diretto ai valori della vita comunitaria, ingannando,
corrompendo, confondendo e screditando i leader delle organizzazioni.
Come evidenziato dagli osservatori internazionali, le compagnie
petrolifere come EnCana e Repsol-YPF sono riuscite a creare una
relazione di controllo, dominazione e dipendenza con le comunità
waorani, violando i loro diritti in quanto popolo indigeno.(9)
Per facilitare le operazioni, le compagnie incoraggiano
la firma di discutibili accordi e patti con i leader delle
comunità. Maxus, ad esempio, è riuscita ad ottenere la
firma di un accordo ventennale con i waorani, in lingua inglese e alla
presenza, a Quito, dell'incaricato per il Commercio dell'Ambasciata
degli Stati Uniti. Nel 1993, Repsol-YPF ha partecipato ad un
“patto di amicizia ”, impegnandosi a versare 600 mila
dollari l'anno alla Organizzazione delle Nazioni Huaorani
dell'Amazzonia Ecuadoriana (ONHAE) per sostenere progetti legati allo
sviluppo. Le imprese si affidano, solitamente, a consulenti che portano
a termine i negoziati. È il caso della Entrix, consulente
statunitense che è intervenuto nell'accordo firmato tra la ONHAE
e Petrobras. Grazie a questo accordo, l'impresa brasiliana si è
impegnata a versare alle comunità200 mila dollari l'anno per un
periodo di 5 anni, oltre a garantire le condizioni di sicurezza in caso
di incidenti petroliferi.(10)
La maggior parte del popolo waorani, tuttavia, ha manifestato la
propria opposizione a questo genere di accordi, denunciando che sono
stati stipulati senza tener conto del consenso comunitario. Ritengono
che il denaro generi un sistema di dipendenza che minaccia il loro
tradizionale modo di vivere. Assicurano che le compagnie sono arrivate
ad offrire razioni alimentari, al fine di compensare l'impatto negativo
che le loro attività hanno avuto su caccia e pesca. Inoltre
affermano che le imprese si mostrano molto generose quando si
verificano incidenti e versamenti di petrolio greggio.
Il conflitto
Secondo Acción
Ecológica, le attività previste da Petrobras nel PNY
mancano di un piano effettivo di sicurezza e protezione ambientale.(11)
I percorsi dell'oleodotto e della strada tagliano il bosco, otto
attraversamenti di fiume e 110 paludi. Non è stato calcolato che
impatto avranno i lavoratori sull'ecosistema né è stata
prevista la pulizia dei rifiuti inquinanti e tossici.(12)
Nel 2004, scienziati di tutto il mondo hanno lanciato l'allarme sugli
effetti derivanti dalla costruzione della strada di Petrobras nel PNY.
Hanno inviato un comunicato all'allora presidente dell'Ecuador Lucio
Gutiérrez, al presidente del Brasile Lula da Silva e alla
Petrobras. La strada è una reale minaccia per la
biodiversità e per gli abitanti del PNY.
Nel settembre dello stesso anno, il popolo waorani ha celebrato l'VIII
Congresso nella comunità di Toñampari. I 400 delegati che
hanno presieduto in rappresentanza delle 38 comunità hanno
deciso di opporsi all'apertura di nuovi pozzi nel PNY. Sono stati
concordi nel rispettare gli accordi previamente firmati dalla
precedente dirigenza dell'ONHAE con le imprese petrolifere,
ancorché avessero scelto un nuovo direttivo che si è
compromesso a consultare le comunità prima di ogni decisione.
Petrobras, comunque, non ha adempiuto al finanziamento dei progetti come stabilito.(13)
Ha provato, inoltre, a stipulare accordi separati con alcune
comunità, senza la previa approvazione dell'ONHAE. Così
il 1° luglio 2005, il popolo waorani ha annunciato la rottura degli
accordi con Petrobras. La decisione è stata presa anche a causa
dell'inizio, nel mese di maggio, dei lavori per la realizzazione della
strada nel PNY da parte dell'impresa brasiliana, ignorando tutti gli
avvertimenti.
Il 5 luglio, la Confederazione Nazionale Indigena dellEcuador (CONAIE)
ha chiesto al governo, retto da Alfredo Palacio, la rescissione dei
contratti a tutte le imprese che stavano violando i diritti ambientali
e quelli delle popolazioni indigene. La CONAIE ha denunciato a sua
volta Petrobras, Repsol-YPF e la Occidental per l'atteggiamento
prepotente nei confronti delle comunità.
Per dar rilievo alla sua protesta contro gli abusi di Petrobras e
manifestare pubblicamente la sua posizione sul conflitto petrolifero in
Amazzonia, la ONHAE a sua volta, ha organizzato una manifestazione a
Quito, il 12 luglio.(15) Due giorni prima sono arrivati dalla selva 120
indigeni waorani. La protesta è stata appoggiata dalla CONAIE,
dalla Commissione d'Affari Indigeni del Congresso, da Acción Ecológica
e da altre organizzazioni nazionali e internazionali. Ricevuti dal
Congresso, hanno consegnato una lettera in cui si esige la sospensione
per un periodo di 10 anni delle attività petrolifere nel PNY.
Hanno chiesto, inoltre, al presidente Lula da Silva il ritiro della
Petrobras dal loro territorio.

Questa foto, dalla capitale Quito, durante la grande manifestazione degli Waorani a luglio 2005
La posizione delle donne
Durante il conflitto con le
imprese petrolifere, le donne waorani hanno svolto un ruolo decisivo.
Hanno rifiutato gli accordi sottoscritti con le compagnie, partendo
dalla convinzione che il denaro trasforma la vita comunitaria del loro
popolo. Hanno manifestato, soprattutto, una chiara consapevolezza delle
conseguenze della distruzione del PNY.(17) Hanno dimostrato di essere
disposte, inoltre, a impedire che i propri figli si convertano in
manodopera a buon mercato per le imprese. Sembra che la rottura
dell'accordo con la Petrobras abbia risposto in gran parte alla
pressione esercitata proprio dalle donne waorani. La manifestazione
svoltasi a Quito nel mese di luglio ha registrato una massiccia
presenza di donne, le quali hanno avuto una partecipazione attiva anche
all'VIII congresso del 2004. Il loro rifiuto alle compagnie petrolifere
significa, senza dubbio, difendere la vita e la cultura del popolo
waorani.
La posizione delle donne waorani è stata
chiaramente espressa nei fori nazionali ed internazionali da Alicia
Cahuiya, Presidente della Associazione delle Donne Waorani della
Amazzonia Ecuadoriana (AMWAE)(18) Presente alla IV Sessione del Foro
Permanente per gli Affari Indigeni, tenutasi nel mese di maggio 2005 a
New York, ha sollecitato il governo ecuadoriano a rescindere i
contratti petroliferi, come misura di protezione dei diritti dei popoli
indigeni. Ha chiesto inoltre la visita del Relatore Speciale per i
Diritti Indigeni al territorio waorani, ed ha insistito nell'esigere
una moratoria di 10 anni per le attività petrolifere nel PNY.

Questa foto, dalla capitale Quito, durante la grande manifestazione degli Waorani a luglio 2005
Petrobras nei guai
Dopo il rovesciamento di Lucio
Gutiérrez come conseguenza della mobilitazione popolare
dell'aprile 2005, il governo di Alfredo Palacio è stato
costretto a considerare la posizione dei popoli indigeni sul tema del
petrolio. Nel giugno 2005, l'Ispettorato delle finanze ha dato inizio
ad una inchiesta in merito alla licenza ambientale rilasciata alla
Petrobras l'anno precedente per operare nel PNY. Il mese successivo,
dopo la marcia degli indigeni waorani su Quito, il governo si è
impegnato a modificare gli accordi che riguardavano il loro territorio.
Il Ministero dell'ambiente, a luglio ha deciso infine
di sospendere temporaneamente le attività d Petrobras nel PNY,
inclusa la costruzione della strada e di un ponte sul fiume Tiputini.
Si è discusso dell'esistenza di possibili irregolarità
nel processo di concessione della corrispondente licenza, e
dell'inadempimento di diverse specifiche tecniche(19). Si tratta di
capire se Petrobras ha evitato di prendere in considerazione delle
alternative che potessero minimizzare l'impatto ambientale del suo
progetto. Il governo ha dichiarato che le relazioni tecniche
decideranno in merito di fatto se sospendere definitivamente la licenza
all'impresa.
La reazione di Petrobras e del governo brasiliano è stata immediata.
La compagnia petrolifera ha presentato una richiesta di rigetto al
Ministero dell'Ambiente, nel momento stesso in cui ha avanzato ricorso
di amparo presso i tribunali ecuadoriani(20). Il governo brasiliano, da
parte sua, ha esercitato una qualche pressione attraverso la sua
ambasciata di Quito. Inoltre, il presidente Lula da Silva ha inviato
una missiva al presidente Palacio, manifestando la sua preoccupazione
per le decisioni che riguardano gli investimenti di Petrobras, stimati
in 150 milioni di dollari.
La posizione del governo brasiliano, senza dubbio, ha provocato diverse
reazioni nel paese. La Rete Brasiliana per la Giustizia Ambientale
(RBJA)(21) e altre organizzazioni sociali in un documento pubblico,
hanno espresso il proprio consenso con le decisioni del governo
dell'Ecuador. La RBJA, inoltre, è stata una delle organizzazioni
internazionali che nel 2004 hanno visitato l'Amazzonia ecuadoriana,
dando risposta alle denunce sulle possibili violazioni dei diritti
umani da parte delle compagnie petrolifere.
Nella difficile lotta del popolo waorani in nome della propria cultura
e del proprio territorio è senza dubbio indispensabile
l'appoggio della società ecuadoriana e della comunità
internazionale. La sua resistenza è un contributo inestimabile
allo sforzo che prima o poi l'umanità intera dovrà
intraprendere se vuole continuare ad abitare il pianeta.
Note:
1- www.waorani.com
2- Luis Angel Saavedra. "Indígenas declaran guerra a Petrobras
en defensa de sus tierras". Latinoamerica Press. Quito, 27 de julio de
2005
3- Lydia Rodríguez. "Entrevista al antropólogo Fernando
García". AIBR. Revista de Antropología Iberoamericana.
Nº. 37. Quito, marzo-abril de
4- "Ecuador: el Parque Nacional Yasuní en peligro por
actividades petroleras de Petrobras" in: www.ecoportal.net, agosto de
2005.
5- Santiago Ron. "Anfibios del Parque Nacional Yasuní".
Departamento de Ciencias Biológicas y Museo de Zoología.
Pontificia Universidad Católica del Ecuador. Quito, marzo de
2001.
6- Esperanza Martínez. "Mujeres víctimas del
petróleo y protagonistas de la resistencia". Movimiento Mundial
por los Bosques. BOLETIN, Nº 79. Febrero,.
7- Consultare il sito: www.chevrontoxico.com
8 Esperanza Martínez; Art.cit.
9 www.ecoportal.net.; Art.cit.; www.mwr.org.uy/paises/Ecuador/yasuni.html.
10 Luis Angel Saavedra; Art. cit.
11 www.ecoportal.net; Art.cit.
12 Acción Ecológica-Oil Watch. "Petrobras en el Yusuní. Comentarios al estudio de impacto
ambiental del Bloque 31". MWR. BOLETIN, Nº 86. Mayo de 2004.
13 Esperanza Martínez; Art. cit.
15 Luis Angel Saavedra; Art. cit.
17 Esperanza Martínez; Art. cit.
18 Creata mediante la Risoluzione 825 del CONAMU (Consiglio Nazionale
delle Donne Ecuadoriane), il 7 gennaio 2005. L'obiettivo principale _
quello di trovare alternative che possano migliorare la qualit_ della
vita del popolo waorani. Alternative che devono necessariamente
fondarsi sul rispetto della cosmovisione indigena e dei suoi valori
tradizionali. In tal senso, la difesa del PNY, fonte di sostentamento e
spiritualit_, _ prioritaria ed indiscutibile.
19 "Lula intercede a favor de Petrobras" in: www.hoy.com.ec; agosto 2005.
20 Ibid.
21 Rede Brasileira de Justiça Ambiental: "Sociedade brasileira
apòia soberania equatoriana" in: www.justicambiental.org.br/;
agosto 2005.
Mailer Mattié, Economista venezuelana, esperta di Antropologia economica e Cooperazione internazionale finalizzata allo sviluppo sostenibile.
E-mail: mailermattie@yahoo.es
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