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In Ecuador continua la mobilitazione dei popoli indigeni amazzonici contro l'impunità della Chevron-Texaco. Le comunità accusano la mutinazionale di aver disperso nella selva oltre 16 milioni di litri di acqua contaminata. La Commisione Interamericana dei Diritti Umani chiede al governo Gutierrez di garantire la vita e la sicurezza del popolo di Sarayacu. Risultati positivi in Italia sulle pressioni alla BNL per la campagna contro l'oleodotto OCP.

Prime vittorie dei popoli indigeni
sulle multinazionali del petrolio


A cura di Cristiano Morsolin


Un'immagine tratta dai siti: www.sarayacu.org e www.sarayacu.com

:: APPROFONDIMENTI ::
Dossier Energia Selvas.org

www.oilwatch.org.ec

In spagnolo e inglese
Sito della rete di resistenza alle attività petrolifere nei paesi tropicali


www.cdes.org.ec
In spagnolo
CDES - Centro de Derechos Economicos y Sociales


www.coica.org
In spagnolo
Sito ufficiale Coordinamento Organizzazioni Indigene Conca Amazonica


www.sarayacu.com

In spagnolo e inglese
Sito ufficiale della comunità. Vi si trovano le vicende delle battaglie contro la CGC/ChevronTexaco, fotografie, e musica tradizionale.

www.sarayacu.org
In italiano e spagnolo
Sito di appoggio alla comunità.
Vi si trovano le lettere degli sciamani e la descrizione della comunità, fotografie originali e campagne di solidarietà
e-mail:
allpamanta@sarayacu.org.
"allpamanta" in kichwa significa
Per la terra
Per i lettori di SELVAS alleghiamo i seguenti materiali:

Comunicato stampa del Coordinamento delle Organizzazioni Indigene della Conca Amazzonica COICA; 6 maggio 2003;


Articolo "Sarayacu, la lucha de un pueblo por sus derechos", ADITAL, 9 maggio 2003;

Dossier scritto da Mauricio Velasco, CEDHU - Commissione Ecumenica Diritti Umani dell'Ecuador per l'agenzia di stampa ADITAL di cui ringraziamo per la collaborazione
Comunicato stampa del CDES

Dossier in spagnolo di ACCION ECOLOGICA "GUERRA Y PETROLEO:
ARTIFICES DE LA HISTORIA DEL SIGLO XX"
(da scaricare qui in formato > Word)


13/05/2003


Continua la mobilitazione dei popoli indigeni per mantenere viva l'attenzione sulla denuncia lanciata contro la multinazionale TEXACO per i danni ecologici provocati in Amazzonia in 20 anni di sfruttamento petrolifero.
Ieri a Quito durante una conferenza stampa Aurora Donoso di "ACCION ECOLOGICA", storica ONG ecuatoriana tra le più attive a livello internazionale nella militanza socio-ecologista (coordina la rete mondiale di resistenza alle attività petrolifere nei paesi tropicali OILWATCH), ha lanciato la campagna di boicottaggio nei confronti della compagnia statunitense.
Se la gente smettesse di comprare i prodotti e gli additivi che produce la compagnia Chevron-Texaco, in questo modo appoggerebbe il processo che sta realizzando la Corte di Nueva Loja.

"Non vogliamo che questa multinazionale rimanga impunita" ha osservato Aurora Danoso che si è soffermata sui danni alla salute e all'ambiente che soffrono i popoli indigeni dell'Amazonia, appartenenti alle comunità Kickwa, Siona, Secoya, Cofán e Huaorani.
Queste comunità accusano la Chevron-Texaco di aver versato nei fiumi e nelle terre della regione circa 16,27 milioni di litri di acqua inquinata. Inoltre i popoli indigeni accusano la multinazionale di aver invaso 2,5 milioni di ettari di bosco, sia per le installazioni nei campi petroliferi e sia per aprire il cammino del tracciato dell'oleodotto.
La militante ecologista ha documentato, attraverso investigazioni mediche, che lo sfruttamento petrolifero nell'area amazzonica ha determinato un aumento di 30 volte del rischio di contrarre il cancro da parte degli abitanti della regione.
Questo fenomeno avrebbe provocato che la popolazione indigena "cofanes" si riduca da 15.000 persone nel 1971 a meno di 300 attualmente; "questo è quello che dobbiamo combattere come ecuatoriani" ha affermato Aurora Donoso, accusando la multinazionale di essere responsabile dell'accellerazione del processo di estinzione dei popoli indigeni come i "tetetes" e "sansahuari".


Lawyer Cristobal Bonifaz, a destra, Leonidas Iza , in centro, presidente della Confederazione Nazionale Indegena (CONAIE), e Laura Mendua, sinistra, rappresentante del popolo Cofan durante l'incontro pubblico con ChevronTexaco a Quito il 6 maggio. Foto di Dolores Ochoa - AP

Riconoscimenti per Sarayaku
Giungono importanti novità anche dal conflitto tra gli indigeni di Sarayaku (Pastaza) e la Compagnia Generale di Combustibili CGC che portò alla sospensione dei lavori di sfruttamento petrolifero nel blocco 23 dell'Amazzonia.
Il 5 maggio scorso la Commissione Interamericana dei Diritti Umani CIDH ha reso ufficiale la decisione di sollecitare lo Stato Ecuatoriano per garantire la vita e la sicurezza degli abitanti di questa comunità. Dispone che il governo di Gustavo Gutierrez dovrà "adottare le misure che considera necessarie per assicurare la vita e l'integrità fisica, psichica e morale dei membri della comunità indigena Sarayaku (…) che è stata oggetto di minacce da parte dell'Esercito e di civili non appartenenti alla comunità".
CIDH ha anche disposto di investigare sui fatti accorsi il 26 gennaio 2003 nel campo di pace e vita "Tiutihualli" per giudicare e sanzionare i responsabili. Quel giorno alcuni membri della comunità di Sarayaku arrivarono nell'accampamento della Compagnia Generale di Combustibili CGC, nel blocco 23 e chiesero di abbandonare la loro terra; in seguito si usò la forza. Poi l'azione militare terminò con la detenzione di quattro leader indigeni: Elvis Gualinga, Marcelo Gualinga, Fabián Grefa e Reinaldo Gualinga. In base alle testimonianze "i militari puntarono i fucili e legarono gli indigeni unendo piedi e mani". Poi iniziarono l'interrogatorio. A tutto ciò si sommano vari episodi denunciati dai dirigenti di Sarayaku Franco Viteri e Josè Gualinga, che hanno ricevuto chiamate telefoniche con minacce di morte.
Il Presidente della Repubblica Gustavo Gutierrez (alleato del braccio politico della Confederazione delle Nazionalità Indigene dell'Ecuador CONAIE pur con una certa distanza motivata dal timore di accettare le politiche neoliberiste imposte dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, che aggraverebbero la povertà e la miseria, già fin troppo diffusa nel paese andino) ha dichiarato che la questione della comunità di Sarayaku è legata all'incompimento dei governi anteriori; si è già incontrato in tre occasioni con i dirigenti indigeni di Sarayaku.
Il Centro dei Diritti Economici e Sociali CDES e il Centro per la Giustizia e il Diritto Internazionale CEJIL, in qualità di rappresentanti legali di Sarayaku, hanno annunciato che eserciteranno pressioni sul Governo ecuatoriano per il compimento delle risoluzioni internazionali. Inoltre CIDH ha chiesto di implementare misure cautelative consultando direttamente la comunità di Sarayaku, di fronte al sistema interamericano, otorgando un tempo di sei mesi.
Josè Serrano, avvocato del Centro dei Diritti Economici e Sociali CDES ha commentato che "questa importante risoluzione rappresenta un mandato legale imperativo che obbliga lo Stato a intervenire direttamente per la protezione dei leaders indigeni e a prendere misure immediate che proteggano le relazioni ambientali e culturali".

Anche il Coordinamento delle Organizzazioni Indigene della Conca Amazzonica COICA (che raggruppa ben 9 stati latinoamericani) in una nota diffusa ieri esprime la propria soddisfazione per l'intervento della Commissione Interamericana dei Diritti Umani CIDH.
In particolare "ricorda al governo che le comunità hanno il diritto costituzionale ad essere consultate quando si realizzano progetti che li coinvolgono direttamente. Questo e altri casi dimostrano ciò che succede quando non viene ascoltato il clamore dei popoli. COICA spera que che questo caso serva da precedente per non attuare in modo inconsulto, specialmente in riferimento alle attività estrattive nei territori dei popoli indigeni.
COICA esprime particolare apprezzamento alla comunità di Sarayaku e invita le organizzazioni indigene di tutta la conca amazzonica a seguire questo esempio che dimostra che vale la pena lottare per difendere la vita dei popoli indigeni perché i poteri che ci minacciano non sono invincibili".

Il fronte italiano in azione
L'opposizione alle politiche petrolifere e neoliberali delle multinazionali è un nodo nevralgico anche per il movimento no-global. In Italia si è sviluppata la campagna nazionale di pressione contro l'Oleodotto OCP, finanziato dalla Banca Nazionale del Lavoro BNL.

Il presidente Abete della BNL si è impegnato pubblicamente ad attivarsi per il monitoraggio delle operazioni dell'Ocp, a favorire la definizione di standard ambientali e sociali per le operazioni di project financing da stabilire nell'ambito dell'ABI e ad assumere principi di regolamentazione etica negli investimenti del Gruppo BNL a forte impatto socioambientale.

Questo è quanto emerso il 29 aprile scorso nel corso dell'incontro per l'assemblea annuale degli azionisti BNL, in risposta alla campagna di mobilitazione attivata dalle più importanti associazioni ambientaliste e ONG italiane e dalle organizzazioni sindacali della banca stessa contro la partecipazione al progetto di costruzione dell'Oleoducto de Crudos Pesados (Ocp) in Ecuador. Abete muove così i primi passi per scongiurare il ripetersi di finanziamenti della banca a progetti, nel sud del mondo, dai gravi impatti socioambientali.

Ad un anno dalla prima mobilitazione della Campagna contro l'Ocp nei confronti della BNL, in occasione dell'assemblea azionisti scorsa, e dopo varie lettere di protesta ed azioni di sensibilizzazione dei cittadini anche di fronte alle filiali della banca, il presidente Abete ha accettato il dialogo con le organizzazioni no-profit ammettendo che l'Ocp è un progetto critico.

"Apprezziamo la disponibilità e gli impegni assunti dalla BNL – afferma Riccardo Liburdi di ATTAC a nome delle associazioni della Campagna Ocp, durante l'intervento in assemblea – ma alla luce delle criticità del progetto, è necessario che il monitoraggio sulle operazioni future dell'oleodotto sia garantito da strutture indipendenti ed autonome". "Anche sotto il profilo economico l'investimento si è rivelato negativo – continua Liburdi – come testimonia il declassamento del rating Ocp da parte di Moody's. Al contrario l'applicazione di standard socio-ambientali potrebbero rappresentare un valore aggiunto".

"La dichiarazione e gli impegni di Abete costituiscono sicuramente un risultato positivo – afferma Marco Scinto di Legambiente – perché, a partire dal caso OCP, si sta avviando un percorso di coinvolgimento di tutte le banche italiane. L'importante è che i tempi ed il modello di confronto siano definiti rapidamente".

La campagna nazionale contro OCP-BNL in Italia è promossa oltre che da SELVAS.ORG da:
AMICI DELLA TERRA, ATTAC, CAMPAGNA PER LA RIFORMA DELLA BANCA MONDIALE, CARTA, CENTRO NUOVO MODELLO DI SVILUPPO, CRIC-CENTRO REGIONALE D'INTERVENTO PER LA COOPERAZIONE, DEA-DONNE & AMBIENTE, GREENPEACE, LEGAMBIENTE, TERRA NUOVA



Comunicato stampa
Comunicado de prensa de la
Confederación de Organizaciones Indígenas de la Cuenca Amazónica (COICA)




Quito, 6 de mayo de 2003

La Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH), organismo de defensa y promoción de los derechos humanos de la OEA, solicitó ayer al Estado ecuatoriano que adopte "medidas cautelares" que garanticen la integridad de dirigentes y territorios de la comunidad kichwa de Sarayaku (provincia de Pastaza, Ecuador). Como es de conocimiento público, esta comunidad se opone a que la empresa CGC inicie la explotación petrolera en sus territorios.

COICA expresa su complacencia por la decisión de la CIDH que, espera, contribuirá a menguar la inseguridad que viven los compañeros de la comunidad antes mencionada. Reconoce la preocupación de este organismo por la situación de los Pueblos Indígenas en este caso en particular, le solicita que realice todos los esfuerzos que estén a sus alcance para que el Estado ecuatoriano cumpla sus recomendaciones y le invita a actuar con la misma energía en otras situaciones críticas que actualmente están viviendo otros Pueblos Indígenas de la Cuenca Amazónica.

Por otro lado, COICA pide al gobierno ecuatoriano, encabezado actualmente por Lucio Gutiérrez, que realice los mayores esfuerzos para cumplir las recomendaciones de la CIDH, que redundarán en el bienestar de este pueblo amazónico, coterráneo del Presidente. Por ello, recomienda que cualquier actividad en estos territorios, sea esta pública o privada, que afecte el cumplimiento de estas recomendaciones, sea suspendida por un lapso de 6 meses, según el plazo dado por la CIDH.

COICA también recuerda al gobierno que las comunidades tienen el derecho constitucional a ser consultadas cuando se realizan proyectos que las afectan directamente. Éste y otros casos muestran lo que sucede cuando los Estados desoyen el clamor de sus pueblos. COICA espera que este caso sirva de precedente para no actuar de manera inconsulta, especialmente en lo referente a las actividades extractivas en los territorios de los Pueblos Indígenas.

COICA felicita a la comunidad de Sarayaku y a las organizaciones que respaldan su lucha por la defensa que viene realizando de sus territorios e invita a las organizaciones indígenas de toda la Cuenca Amazónica a seguir este ejemplo. Este proceso demuestra que vale la pena luchar por defender la vida de los Pueblos Indígenas porque los poderes que nos amenazan no son todopoderosos. Se recomienda a esta comunidad que permanezca vigilante ya que solo se ha ganado una batalla y no la guerra.

Por último, COICA y sus organizaciones miembros en los 9 países de la Cuenca Amazónica estaremos a la expectativa de este proceso para que se sigan las recomendaciones de la CIDH y para que los derechos de los Pueblos Indígenas sean respetados en toda la región



Especial ADITAL (www.adital.org.br)

Sarayacu, la lucha de un pueblo por sus derechos
9.mayo/2003 - Ecuador
por Adital/CEDHU - Mauricio Velasco


 

La Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH), el 5 de mayo de 2003, luego de conocer la petición y los argumentos de los indígenas amazónicos de la comunidad de Sarayacu, provincia de Pastaza, Ecuador, ha dispuesto que el gobierno ecuatoriano tome las medidas cautelares necesarias. La lucha de la comunidad de Sarayacu ha sido constante durante muchos años para resistir a las presiones de la petrolera argentina CGC en su territorio.

Las siguientes son medidas cautelares solicitadas por la CIDH con relación al conflicto con la petrolera argentina CGC:

1- Adoptar todas las medidas que se consideren necesarias para asegurar la vida y la integridad física, psíquica y moral de los miembros de las Comunidad Indígena Sarayacu, en especial de Franco Viteri, José Gualinga, Francisco Santi, Cristina Gualinga, Reinaldo Alejandro Gualinga, Elvis Fernando Gualinga Malaver, Fabiran Grefa y Mareclo Gualinga ... que podrían estar siendo objeto de amenazas y amedrentaciones por parte del ejército o de civiles ajenos a la Comunidad.

2- Investigar los hechos ocurridos el 26 de enero del 2003 en el "Campo de paz y Vida Tiutihualli" de la Comunidad de Sarayau y sus consecuencias, juzgar y sancionar a los responsables.

3- Adoptar las medidas necesarias para proteger la especial relación de Comunidad Sarayacu con su territorio.

http://www.adital.org.br/asp2/noticia.asp?idioma=ES&noticia=7049

Lea abajo, en el Documento Relacionado "Sarayacu", el reportaje completo con los antecedentes, el escenario actual, la cronología de los hechos y las conclusiones sobre el conflicto de este pueblo amazónico con la petrolera argentina CGC.

http://www.adital.org.br/docs/7049-Sarayacu.doc


COMUNICATO STAMPA CDES
05-05-2003

Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH) dispone medidas cautelares inmediatas para proteger el territorio y a los dirigentes indígenas de Sarayacu. Washington-Quito. La Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH), con fecha 5 de mayo de 2003, luego de conocer la petición y los argumentos de los indígenas amazónicos de la comunidad de Sarayacu, provincia de Pastaza, Ecuador; ha dispuesto que el gobierno ecuatoriano tome las siguientes medidas cautelares en relación al conflicto con la petrolera argentina CGC:

1.- Adoptar todas las medidas que considere necesarias para asegurar la vida y la integridad física, psíquica y moral de los miembros de las Comunidad Indígena Sarayacu, en epecial de Franco Viteri, José Gualinga, Francisco Santi, Cristina Gualinga, Reinaldo Alejandro Gualinga, Elvis Fernando Gualinga Malaver, Fabiran Grefa y Mareclo Gualinga ... que podrían estar siendo objeto de amenazas o amedrentamientos por parte del ejército o de vicils ajenos a la Comunidad.

2- Investigar los hechos ocurridos el 26 de enero de 2003 en el "Campo de paz y Vida Tiutihualli" de la Comunidad de Sarayau y sus consecuencias, juzgar y sancionar a los responsables.

3.-Adoptar las medidas necesarias para proteger la especial relación de Comunidad Sarayacu con su territorio." El Centro de Derechos Económicos y Sociales (CDES) y el Centro por la Justicia y el Derecho Internacional (CEJIL), organizaciones que representan legalmente a la comunidad de Sarayacu, anunciaron que continuaran presionando al gobierno ecuatoriano para el cumplimiento de las resoluciones de la CIDH.

Adicionalmente, la CIDH requirió al Estado ecuatoriano, implementar las medidas cautelares en consulta directa con la comunidad de Sarayacu, ante el sistema interamericano, otorgando para el efecto un plazo de seis meses. Esta importante resolución, señaló José Serrano, Abogado del CDES, es un mandato legal imperativo que obliga al estado ecuatoriano a intervenir directamente en la protección de los lideres indígenas, facilitar un proceso de investigación y, de manera expresa, tomar medidas inmediatas que protejan las relaciones ambientales y culturales entre la Comunidad y su territorio.
Serrano concluyó que las autoridades están en la obligación de suspender, por seis meses, cualquier actividad gubernamental o privada que contarie el espíritu de las medidas adoptadas.

CENTRO DE DERECHOS ECONOMICOS Y SOCIALES CDES- email: cdes@cdes.org.ec



Cristiano Morsolin , giornalista militante, educatore di strada, operatore di reti internazionali. Ha lavorato in Ecuador, Brasile, Perù
Tra i fondatori dell'Osservatorio Indipendente Selvas.org.

E-mail : morsolin2002@yahoo.it


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