L'operazione militare denominata come il mitologico "dio della morte" è fallita: la riconquista dei territori delle FARC potrebbe durare anche un anno. Nel frattempo i 10.000 e più abitanti di questo campo di battaglia rimangono invisibili all'opinione pubblica nonostante la candidata alle presidenziali, Ingrid Betancourt, si sia "imolata" al rapimento purchè il mondo parli di loro.
Per ora la vittoria
di Thanatos è rinviata
Di Martin E. Iglesias- 02/03/2002

Foto di questo servizio sono di Javier Casella, Ministerio de Defensa Colombia (http://www.mindefensa.gov.co)
L'operazione Thanatos (nella mitologia greca "la morte"), che è stata retificata da fonti ufficiali come Opreazione TH., prevedeva la riconquista immediata della zona di distensione in mano delle FARC da parte delle truppe dell'esercito colombiano, ma nei fatti è fallita. Il territorio di 42.000 chilometri quadrati, dal 21 febbraio ha visto molteplici incursioni aeree e bombardamenti di ponti, strade, villaggi e campi della guerriglia oramai abbandonati da giorni. In più di una settimana di attacchi, l'esercito colombiano non ha sostanzialmente avanzato le sue postazioni. I militari sono potuti entrare nelle principali città solo avio-trasportati grazie a ponti aerei speciali, ma, in alcuni casi, si scoprono perfino isolati tra i confini delle cittadine e accerchiati dalla guerriglia.
Tra le vittime ufficiali si contano solo dei civili: sei persone, in due bombardamenti diversi, nella disperata ricerca di un riparo dalla pioggia di proiettili che si abbatteva sul loro villaggio, sono rimaste uccise. Altri bombardamenti hanno causato l'innesto in diversi grandi incendi nella selva, difficilmente affrontabili, visto la torrida stagione estiva.
Condannati da una guerra invisibile
Questi sono i soli "danni collaterali" o "errori di calcolo" dei quali si è potuto venire a conoscenza da fonti ufficiali. Difficilmente da questa guerra potremo avere resoconti di giornalisti indipendenti o che possano raccontare ciò che succede in Colombia al mondo intero. I pochi giornalisti, autorizzati, che sono riusciti a penetrare nella zona, sono costantemente sotto il controllo e le pressioni di ogni tipo esercitate dallesercito colombiano. Non riuscendo a fare interviste e sottoposti di frequente al sequestro del materiale, viene meno il lavoro di descrizione di questa guerra che, ufficialmente, è sempre più simile ad una operazione di anti-terrorismo. Reporter dellagenzia giornalistica VISUR, raccontano, tramite testimonianze, sulle quali cè lanonimato, di morti a causa di truppe speciali o paramilitari che si aggirano nei paesini travestiti da commercianti o contadini.
Il governo del presidente Andres Pastrana ha decretato, il primo di marzo, la legge marziale in diciannove comuni di sei dipartimenti della Colombia. Questa particolare sospensione delle libertà costituzionali è affidata alla gestione del generale Gabriel Eduardo Contreras, il quale avrà tra laltro la facoltà di indire il coprifuoco, di stabilire gli orari di apertura uffici pubblici e attività commerciali, sospendere il porto darmi e limitare il traffico veicolare per ovvi motivi di ordine pubblico. Un compito molto particolare spetterà allo stesso generale: il censimento della popolazione civile di queste province nel tentativo di evitare prossime infiltrazioni tra la popolazione di transfughi dalla guerriglia o di paramilitari.
I pessimi risultati militari, ottenuti in questa operazione, sono il motivo delle dimissioni del generale Gustavo Porras e altri alti ufficiali che presidiavano la zona di Caquetà e Florencia, oggetto di numerosi attacchi da parte delle guerriglia. Le due cittadine sono dovute ricorrere a ponti aerei dellesercito per la distribuzione di viveri, essendo isolate oramai da cinque giorni. Situazione analoga, o forse peggiore, quella riservata alla città di San Vicente con 25.000 abitanti, una delle maggiori della zona tra le 50 colpite da attacchi. I soldati delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane) hanno interrotto i ponti che collegavano questa città alle principali vie di comunicazione, hanno fatto saltare le centrali elettriche lasciando San Vicente senza acqua e con gravi problemi soprattutto negli ospedali e alle comunicazioni telefoniche.
La corsa presidenziale di un ostaggio
Ingrid Betancourt rapita sabato scorso dalle FARC era diretta proprio a San Vicente del Caguán. . La candidata alle presidenziali del partito ecologista Oxigeno Verde aveva lasciato nel primo pomeriggio di sabato 23 febbraio da Florencia, capoluogo del Caquetá, a bordo di un automezzo fuoristrada in compagnia di una collaboratrice e due giornalisti stranieri, nonostante ripetuti avvertimenti a non avventurarsi in un simile viaggio. Aveva chiesto un elicottero per compiere il trasferimento, ma di fronte ai problemi logistici dovuti allinizio della guerra, non aveva esitato ad optare per il viaggio via terra. Il sequestro è avvenuto ad un posto di blocco dei guerriglieri fra le località di Montanita e Paujil dove sono stati lasciati andare i tre uomini che laccompagnavano. Betancourt aveva lintenzione, con questo viaggio, di dare visibilità alle 10.000 e oltre persone civili che abitano nella zona ora teatro di guerra. Ma anche in questi momenti terribili il Paese di Gabo Marquez non rinuncia a stupire. Una particolare legge nella costituzione di questa nazione, che ha lorribile primato mondiale del rapimento, difende leleggibilità di un rapito. Il marito della candidata ecologista ha affermato, come ripreso dallagenzia MISNA, che "In base alla legislazione colombiana si può correre per la presidenza anche se non si è fisicamente presenti, quindi mia moglie resta candidata". Il signor J.Carlos Lecompte ha quindi aggiunto di non avere ricevuto finora alcuna comunicazione dal governo del presidente Andres Pastrana, in merito alla situazione di sua moglie. "Lei ha sempre detto che per fermare i sequestri in Colombia è necessario un accordo umanitario con la guerriglia", ha puntualizzato. . Riflettendo sulla richiesta avanzata dalle Farc di concedere un anno di tempo al Congresso per approvare una legge che permetta di scambiare la signora Betancourt ed altri parlamentari rapiti con alcuni guerriglieri detenuti, Lecompte si è detto alquanto pessimista riguardo alla sorte di sua moglie. "Potrebbe restare nelle loro mani un anno, forse due. Forse sarà uccisa. Chi può dirlo? Qui tutto è possibile", ha dichiarato.
In Colombia, ribatezzata da molti Locombia (loco=matto ndr), si voterà per le elezioni presidenziali il 26 maggio e tra tutti i candidati, il favorito dai sondaggi sarebbe Alvaro Uribe. Personaggio molto discusso, non solo in patria, per le sue vedute ultra liberali e marcatamente di destra, Uribe sta portando avanti la sua campagna elettorale sulla volontà di chiedere ufficialmente lintervento USA e insieme a lui sdradicare, una volta per tutte, il terrorismo dal Paese.
Lattuale presidente Andres Pastrana non potendo fare tanto, non si lascia però scappare loccasione per chiedere ufficialmente al governo Bush di poter contare sui mezzi militari USA, presenti sul territorio ufficialmente per combattere la produzione di sostanze stupefacenti, e utilizzarli in questa delicata fase della guerra alle narco-guerriglie.

Aumentano gli appelli umanitari
In una conferenza stampa, a Madrid, la responsabile delle relazioni internazionali, Amalia Navarro di Medici senza frontiere (Msf) ha espresso la propria preoccupazione per un possibile aumento degli sfollati in Colombia a seguito della rottura del processo di pace tra il governo e le FARC. Medici senza frontiere ha ricordato che solo lo scorso anno sono stati registrati 340mila nuovi sfollati, che si aggiungono ai due milioni censiti negli ultimi 15 anni. Msf ha concluso invitando la comunità europea a trattare la questione dei profughi colombiani al prossimo vertice Ue-America Latina, previsto a Madrid il 17 e 18 maggio prossimi. Anche il Catholic Relief Services ha ricordato che centinaia di migliaia di civili vivono letteralmente nel terrore per possibili attacchi da parte di tutti gli attori del conflitto. Come se non bastasse, la restrizione della libertà di movimento ed i continui attacchi della guerriglia alle infrastrutture limitano laccesso ai servizi di prima necessità, come cibo, acqua o elettricità, in diverse zone del Paese. Se il conflitto armato proseguirà senza il ritorno al tavolo del negoziato, la situazione umanitaria si aggraverà sempre di più - ha dichiarato Jed Hoffman, direttore regionale del CRS per lAmerica Latina ed i Caraibi. -Dobbiamo attenderci un aumento del numero delle vittime, del flusso di sfollati e il peggioramento della situazione dei rifugiati nei vicini Ecuador, Venezuela e Panama e il peggio deve ancora arrivare.
MARTIN E. IGLESIAS, giornalista e ricercatore delle dinamiche sociopolitiche latinoamericane, è il coordinatore volontario di SELVAS.org.
| :: DOCUMENTI di SELVAS.org :: |
Mariano Aguirre, direttore del
Centro de Investigacion para la Paz (CIP) in Madrid,
dice che la fine della tregua in Colombia e l'offensiva lanciata dal governo contro la guerriglia provocherà una grave recrudescenza del conflitto. Così afferma anche ,che la violenza in aumento potrebbe portare gli Stati Uniti nel conflitto in Colombia nell'ottica della guerra globale al terrorismo. (In spagnolo)
Fino alla guerra aperta in Colombia?
¿Hacia la guerra abierta en Colombia?
http://www.cip.fuhem.es
1 Marzo 2002
El fin de la tregua en Colombia y la ofensiva lanzada por el gobierno contra las Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC) ocasionará a un grave recrudecimiento del conflicto y puede llevar a que EEUU incluya a ese país en su escalada de guerra global contra el terrorismo.
Hace pocas semanas atrás las negociaciones entre la guerrilla de la FARC y el gobierno de Colombia estuvieron a punto de romperse. El proceso continuó gracias a la mediación de Naciones Unidas y varios países, pero con extrema fragilidad. Ambas partes no cesaron en sus estrategias de hostigamiento y lanzamiento de propuestas, pero el secuestro del senador Jorge Gechem Turbay por parte de la FARC ha llevado al presidente Andrés Pastrana a lanzar este ataque. A la vez, los grupos paramilitares contrarios a la guerrilla continúan su actuaciones terroristas matando a supuestos colaboracionistas y a jueces que pretendan investigar sus acciones.
Los paramilitares son considerados en Colombia "la sexta división". El ejército tiene cinco divisiones y los paras son, desde hace años, los que hacen los trabajos sucios. Human Rights Watch denunció en septiembre pasado las profundas colaboraciones que hay entre los paramilitares y las fuerzas de seguridad del Estado. Existen múltiples grupos de este tipo. Su peso económico, militar y político es muy grande y tienen capacidad para bloquear el proceso de paz.
Durante tres años el gobierno de Andrés Pastrana y las FARC han estado negociando. El gobierno cedió en 1999 una amplia zona a la guerrilla, apremiado por la fuerza de ésta y con la doble intención de hacer un gesto de buena voluntad y a la vez tenerla concentrada para el caso de que hubiese que hacer, como ahora ocurre, una ofensiva.
Las posiciones entre ambas partes nunca fueron coincidentes. Desde el Gobierno no hubo propuestas claras mientras que las FARC plantearon exigencias de transformación del Estado, de la estructura de poder políico y de reforma económica que los sectores económicamente poderosos y las fuerzas armadas de Colombia no estaban dispuestos a aceptar.
Pero otra cuestión que limitó el proceso de paz fue que la violencia está diversificada y que es difícil de llevar cabo el proceso de negociación solamente entre el Gobierno y la FARC. Existen otras organizaciones guerrilleras, como el Ejército de Liberación Nacional (ELN) y numerosos grupos paramilitares. A la vez, el Estado es débil frente a los diversos grupos económicos de interés y hay una profunda ruptura en el consenso y la cohesión de la sociedad civil. Colombia exporta el 80% de la cocaína que circula mundialmente. La economía está distorsionada por el narcotráfico que controla una economía paralela e ilegal muy poderosa.
Estas limitaciones internas se han agudizado en los últimos dos años debido a la ayuda militar (material bélico y asesores) de 1300 millones de dólares que el gobierno de EEUU ha estado transfiriendo al gobierno colombiano para combatir el narcotráfico y, de paso, a las FARC, tratando de destruir a través de acciones militares y fumigaciones los campos de cultivo de coca. Las FARC obtienen beneficios del narcotráfico dado que le imponen un "impuesto revolucionario" a las transacciones en las zonas que controla.
Ricardo Vargas, investigador de Acción Andina y del Transnational Institute, considera que las fumigaciones y el Plan Colombia sirven, paradójicamente, para subir los precios de la coca al dificultar su producción, y para legitimar el escenario de guerra contra la intervención estadounidense que maneja la guerrilla.
Miles de personas han empezado a huir desde mediados de febrero de la zona de conflicto. Esta guerra genera una crisis humanitaria contínua. Más de dos millones de personas han sido expulsadas en los últimos años de sus tierras y obligados a vender a precios muy bajos. Según un informe reciente de Médicos sin Fronteras (Mabel González, Desterrados. Desplazamientos en Colombia, Barcelona, 2002) en la última década se ha producido una "contrarreforma agraria": los campesinos han abandonado 1.7 millones de hectáreas que fueron acaparadas por latifundistas y sectores empresariales para diversos proyectos agrarios, energéticos o vinculados al comercio de droga.
El fracaso del proceso de paz puede llevar a que Alvaro Uribe Velez, candidato de ultraderecha y favorable a adoptar más medidas de fuerza contra la guerrilla, triunfe en las próximas elecciones. Por su parte, EEUU podría aumentar el número de asesores militares, entregar más equipo militar y, quizá, inducir al gobierno de Bogotá a librar una guerra total contra la guerrilla dentro del plan de lucha global contra el terrorismo. Esto sería un grave error, Colombia no necesita más armas sino urgentemente que se refuerce la intervención diplomática exterior europea y latinoamericana, liderada por la ONU, que le ofrezca un nuevo marco de negociación.
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