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Pericolosi giochi senza frontiere

da Quito, Ecuador Tancredi Tarantino

e dal Venezuela Tito pulsinelli per Selvas.org

4 marzo 2008


Foto del presidente Correa tratte da Presidencia de la República del Ecuador

Tancredi Tarantino per Selvas.org


É una notte calda e umida quella tra il 29 febbraio e il primo marzo nella foresta amazzonica ecuadoriana. Nella provincia di Sucumbios, al confine con il Putumayo colombiano, Raul Reyes, numero due delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) dorme in calzoncini e maglietta.
La mimetica che lo accompagna in tutte le apparizioni pubbliche e che si fa fatica a distinguere da quella dell’esercito regolare o dei paramilitari, é poggiata più in là insieme agli anfibi e alle armi degli altri guerriglieri, anch’essi a riposo. Non sanno ancora che i satelliti spia americani hanno intercettato le ultime conversazioni telefoniche di Reyes ed hanno avvisato il governo Uribe, loro più fedele alleato nel continente latinoamericano. Non é ancora l’alba e l’oscurità della selva sembra proteggere il campamento guerrigliero, quando dal cielo iniziano a piovere le prime bombe. É l’aviazione colombiana che decide di attaccare militarmente in territorio ecuadoriano per uccidere il vice di Manuel Marulanda, lider maximo delle FARC. Il bombardamento, accompagnato da un intervento via terra, non dura molto e l’obiettivo viene presto raggiunto: Raul Reyes, portavoce della guerriglia colombiana ed interlocutore dei governi di Francia e Venezuela nel processo di liberazione della ex-candidata presidenziale franco-colombiana Ingrid Betancourt, é stato ucciso. Obiettivo colpito, si può rientrare a casa.

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La Jornada: Uribe instrumento de EEUU

Francia: Reyes era il nostro contatto

Chavez sposta i carriarmati al confine con la Colombia

Diplomazia d'assalto
Alvaro Uribe, presidente della Colombia, si precipita al telefono e chiama il suo omologo ecuadoriano Rafael Correa per avvisarlo della breve incursione militare in Ecuador. Uribe dà però una versione dei fatti totalmente falsa. A detta di Uribe, le forze armate colombiane da circa dieci ore avevano ingaggiato un combattimento con un gruppo di soldati delle FARC in territorio colombiano, nel dipartimento del Putumayo, al confine con l’Ecuador. Sapevano che tra loro c’era anche Raul Reyes, il numero due delle forze rivoluzionarie e membro del Segretariato, il gran Consiglio delle FARC. Così, quando i guerriglieri decidono di oltrepassare il confine colombo-ecuadoriano sperando così di essere al riparo, l’esercito regolare non può rinunciare ad un obiettivo ormai nel mirino e decide di invadere il territorio del vicino Paese andino, senza però informare le autorità ecuadoriane. Nessun accenno ai satelliti spia americani. Nessun accenno ovviamente ad una missione studiata nei minimi termini e decisa già da qualche giorno con l’obiettivo di uccidere Reyes in territorio ecuadoriano.

Al danno dunque la beffa. Correa nel giro di poche ore viene a conoscenza di come sono andati davvero i fatti e convoca il Consiglio di Sicurezza nazionale. Poche ore dopo a reti unificate, scuro in volto e con tono deciso, punta il dito contro il presidente Uribe. Lo accusa di essere “bugiardo e traditore” e di non volere la pace nel suo Paese. Confermando le misure adottate poco prima dal presidente venezuelano Hugo Chavez, Correa ritira il proprio ambasciatore a Bogotà, espelle l’ambasciatore colombiano e ordina alle forze armate di inviare un contingente mlitare di circa 3200 soldati che si vanno ad aggiungere ai 7000 già presenti lungo gli oltre settecento chilometri di frontiera che divide i due Paesi. Il giovane presidente ecuadoriano é consapevole della forza militare della Colombia: il Paese della regione più finanziato militarmente dagli Stati Uniti, da oltre 40 anni in guerra, con un esercito esperto e con sistemi di ultima tecnologia. É per tale motivo che, subito dopo, Correa sottolinea l’intenzione del suo Paese di cercare una soluzione pacifica alla crisi, rivolgendosi alla Organizzazione degli Stati Americani (OSA) ed alla Comunità Andina delle Nazioni (CAN) affinché possano impedire una “internazionalizzazione” del conflitto colombiano ed imporre al governo colombiano il rispetto del diritto internazionale. Certo é, conclude Correa, che “non saranno sufficienti scuse diplomatiche ed il popolo ecuadoriano é disposto ad arrivare fino alle estreme conseguenze affinché venga rispettata la sovranità del Paese”. La reazione di Uribe non si fa attendere ed accusa il governo Correa di appoggiare apertamente i “narcotrafficanti terroristi” delle FARC. Il capo della polizia colombiana dirama, infatti, un comunicato con il quale si annuncia il ritrovamento di importanti documenti conservati sui tre computer di Raul Reyes. Documenti, sostiene il portavoce di Uribe, dai quali si é venuti a conoscenza di incontri tenuti dal ministro della Sicurezza Interna ed Estera, Gustavo Larrea, e lo stesso numero due della guerriglia colombiana.

In realtà, secondo quanto dichiarato dal ministro Larrea di fronte alla Assemblea Costituente ecuadoriana, questi incontri furono realizzati per coordinare con Francia e Venezuela la liberazione in territorio ecuadoriano della ex candidata presidenziale Ingrid Betancourt e di altri 11 sequestrati. Ma ciò che é ancor più grave, sempre secondo quanto dichiarato dal governo ecuadoriano, é che Uribe e il suo entourage erano a conoscenza di questo processo di liberazione unilaterale avviato con le FARC e si erano addirittura complimentati. É per questo che il governo Correa si spinge oltre, fino a sostenere che probabilmente l’uccisione di Reyes é l’ennesima riprova della mancanza di volontà da parte del governo Uribe di avviare un vero processo di pace che possa portare alla liberazione della Betancourt e degli altri 700 ostaggi in mano delle FARC.

Crisi internazionale
Peraltro, che Reyes fosse in prima linea nel tentativo di realizzare uno scambio umanitario che potesse essere un primo, importante passo verso un processo di pace tra esercito regolare e guerriglia, lo ha detto anche il ministro degli Esteri francese Kouchner il quale ha dichiarato che il numero due delle FARC era il mediatore nella liberazione di Ingrid Betancourt. Mentre già nel 1998 il il direttore del Dipartimento di Stato per i Paesi andini, Philip Chicola, aveva incontrato Reyes in Costa Rica sottolineando “l’importanza storica della riunione” in vista di un possibile accordo di pace sotto il precedente Governo di Andrés Pastrana.

D’altra parte, non sarebbe la prima volta che il governo Uribe sotto l’egida statunitense si oppone ad un tentativo di liberazione della cittadina franco-colombiana sequestrata sei anni fa dalla guerriglia. Già nel 2004, un aereo militare francese era atterrato a Manaos, in Brasile, ufficialmente per problemi tecnici. In realtà si trattava dell’ultimo tassello di un piano che avrebbe dovuto portare alla liberazione di Ingrid Betancourt in cambio di una ingente somma di denaro. L’aereo francese, dal Brasile, avrebbe dovuto attendere indicazioni dalle FARC per realizzare lo scambio. L’operazione però non andò a buon fine. L’aereo fu infatti intercettato da un satellite degli Stati Uniti che obbligarono Lula ad intervenire costringendo il veivolo militare a rientrare in Francia. In seguito a quanto accaduto, le relazioni tra Ecuador e Colombia toccano oggi il minimo storico e la crisi adesso sembra potersi regionalizzare. Mentre il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, conferma l’appoggio incondizionato all’alleato colombiano, Uribe annuncia di voler denunciare il presidente venezuelano Chavez per aver patrocinato e finanziato un gruppo genocida, le FARC, accusate adesso di voler fabbricare “armi sproche” con materiale nucleare.
Nel frattempo, Correa ha iniziato un viaggio in America Latina per denunciare quanto accaduto ed incassare la solidarietà dei Paesi della regione.





“...Avrebbero liberato Ingrid Betancourt in Ecuador"

Tito Pulsinelli per Selvas.org


Il Presidente dell’Ecuador ha replicato con la rottura delle relazioni diplomatiche con la Colombia alla catena di gravi accuse lanciate dal generale Naranjo, capo della Polizia Nazionale della Colombia, che basandosi sul presunto contenuto dei computer rinvenuti sul luogo dell’uccisione di Raul Reyes e di altri 19 membri della FARC, aveva denunciato oscuri legami del ministro della difesa dell’Ecuador con la guerriglia.
  
Rafael Correa ha replicato con sdegno alle insinuazioni provenienti da Bogotà, ed ha rivelato che il leader della FARC trucidato era il contatto per le trattative finalizzate alla liberazione dei prigionieri. Ha inoltre rivelato che le trattative erano a buon punto, e che nel corso di questo mese di marzo sarebbe stata liberata Ingrid Betancourt ed altri 12 ostaggi, tra cui il figlio del professor Moncayo  ed altri militari colombiani. La loro liberazione doveva avvenire in Ecuador.
  
L’Ecuador ha ricevuto la solidarietà di tutti i Paesi latinoamericani che, con differenti sfumature, hanno condannato l’incursione militare ordinata dal governo di Alvaro Uribe. Si tratterebbe di un pericoloso precedente per istaurare l’inaccettabile “dottrina antiterrorista” nella regione. Solo il governo degli Stati Uniti continua a definire “incidente diplomatico” quello che gli tutti gli altri caratterizzano come violazione della legalità internazionale.
  
La guerra mediatica oltre i bombardamenti 
Il Presidente Correa ha detto con chiarezza che l’Ecuador è l’aggredito, e non deve dare nessuna spiegazione all’aggressore, perchè il suo governo ha partecipato ad una notoria  iniziativa umanitaria congiuntamente con altri Paesi, tra cui la Francia e il Venezuela.
   
La “guerra dei computer” scatenata dal generale Naranjo è una cortina fumogena per limitare i danni, e stornare l’attenzione dalla difficile situazione in cui si è messo il governo di Uribe e dei superfalchi come Santos.
L’isolamento di Bogotà è emerso con chiarezza e sarà ancor più evidente nel conclave dei Paesi americani che si riunisce oggi.
  
  
Chi è il generale Naranjo? E’ un alto ufficiale su cui si stagliano da tempo molte ombre, e che la stampa colombiana ha sempre sospettato come un colluso con il narcotraffico. Uno dei suoi fratelli, infatti, è rinchiuso attualmente in un carcere tedesco per contrabando di cocaina.
  
Rodríguez Chacín, ministro degli Interni del Venezuela, ha rivelato che il narcos colombiano Wilmer Contrera –detto El Jabon- recentemente assassinato da sicari in territorio venezuelano, ha lasciato un computer che i killer hanno dimenticato di recuperare. In quel computer si evidezierebbero i contatti frequenti tra il capo della Polizia Nazionale colombiana e il trafficante assassinato.
Sarebbe il caso di dire, che chi di computer ferisce, di computer perisce… o che ai computer si può far dire quel che si vuole, soprattutto dopo la morte dei loro proprietari.




Tancredi Tarantino, ricercatore indipendente, ha curato diversi dossier sull'America Latina e sulle politiche neoliberiste della Banca Mondiale. Laureato in Giurisprudenza a Pisa, con una tesi in Economia Politica sulla Banca Mondiale, ha concluso un Master in giornalismo. Attualmente è impegnato in progetti internazionali.


Tito Pulsinelli.
Analista geopolitico, ha pubblicato numerosi testi sulla realtà latinoamericana per l'Osservatorio Indipendente Selvas.org e per molte testate latinoamericane.

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