L'ex area smilitarizzata di San Vicente ha un alto valore simbolico, prendere o riprendere il controllo di quella che è stata la capitale non ufficiale dei territori occupati dalle FARC, è fondamentale per entrambe le parti. La preoccupazione della popolazione e che la regione diventi lo scenario del conflitto nel prossimo futuro. Attualmente gli abitanti vengono considerati "traditori" da entrambe le parti e la comunità interazionale, che vigilava durante le trattative di pace che si svolgevano a San Vicente, ora si è dimenticata della loro esistenza.
San Vicente del Caguàn: come si abbandona una comunità
Del Gruppo 10 di Amnesty International- 14/12/2002

Campesinos di San Vicente de Caguàn. Photo: Ariana Cubillos - Colombia Report
Colombia, 10 Dicembre 2002
San Vicente del Caguán è stata la capitale non ufficiale dellex zona demilitarizzata. Lo è stata suo malgrado. Allo stesso modo, gli abitanti di cinque municipalità del sud del paese si sono ritrovati, senza essere consultati, a far parte di quella che, per brevità, chiameremo DMZ (zona demilitarizzata).
Larea, comprendente le municipalità di Mesetas, Vista Hermosa, Uribe e La Macarena nella regione del Meta, oltre a San Vicente, nella regione di Caquetá, ha ospitato i colloqui di pace tra il governo colombiano e il principale gruppo armato della guerriglia, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC).
Per tre anni, dallottobre 1998 al febbraio 2002, le FARC hanno di fatto- controllato questi territori, poiché il ritiro dellesercito dallarea era stato chiesto come precondizione per lavvio dei negoziati.
Fu lex presidente Pastrana a creare la DMZ nel 1998, per facilitare i negoziati di pace con le FARC.
Fu ancora il presidente Pastrana ad interrompere i colloqui di pace il 20 febbraio di questanno, in seguito al dirottamento di un aereo e al contestuale rapimento di un senatore per opera delle FARC.
Subito dopo, lesercito è tornato nella zona demilitarizzata.
Durante i tre anni dei colloqui di pace, San Vicente ha avuto un periodo di relativa calma, libera dagli effetti del conflitto e dalle minacce di violenza provenienti dalle forze armate e dai paramilitari. Ha goduto anche dellattenzione internazionale, di un boom economico dovuto proprio alla presenza degli operatori internazionali e ha usufruito di misure speciali.
Nel marzo del 1999, infatti, il governo creò, nelle cinque municipalità della DMZ, il Cuerpo Cívico de Convivencia detto anche Policía Cívica. Il corpo, con funzioni di polizia, era formato da 60 uomini (ufficialmente non armati) scelti per metà dai sindaci delle municipalità e per metà dalle FARC.
Fu creata anche la Defensoría del Pueblo, una sorta di ufficio del difensore civico, il cui compito era quello di ricevere le denunce di violazioni e abusi dei diritti umani.
Nel febbraio 2001, inoltre, il governo dichiarò la DMZ, area prioritaria di investimenti sociali. Dunque, durante la demilitarizzazione le municipalità beneficiarono di fondi extra per progetti e programmi economico-sociali.

LA FINE DEI COLLOQUI DI PACE
Dal febbraio di questanno tutto è cambiato. Le forze armate, presto tornate sul territorio, e i paramilitari considerano gli abitanti di San Vicente sostenitori della guerriglia, nonostante, lo ripetiamo, gli abitanti della DMZ non siano mai stati consultati sulla sua istituzione e non abbiano avuto altra scelta se non quella di convivere con le FARC.
Non solo, i gruppi di opposizione armata compiono rappresaglie contro la popolazione civile. Il loro scopo è di rendere ingovernabile lex DMZ con minacce e attacchi alle autorità locali. Di conseguenza, sindaci, giudici e pubblici ufficiali hanno lasciato larea, contribuendo ad esacerbare il senso di isolamento delle comunità.
Dopo il fallimento del processo di pace, la violenza politica nellarea si è intensificata.
In pochi mesi, ci sono stati 17 omicidi per motivi politici solo nella municipalità di San Vicente, 78 nelle altre quattro. Formazione di liste di sospetti, torture e maltrattamenti della popolazione civile da parte delle forze armate sono allordine del giorno, non sono da meno le FARC che continuano -tra laltro- ad utilizzare il reclutamento di bambini.
Bisogna oltretutto considerare che i dati reali sono molto difficili da ottenere a causa dellimpenetrabilità delle zone rurali.
I cittadini non sono protetti da nessuno e sono vulnerabili agli abusi compiuti da entrambe le parti in conflitto. Lo scopo primario, tanto delle FARC quanto delle forze armate, è di indebolire il supporto al nemico fra le comunità locali e di assumere il maggior numero possibile di informazioni.
Si tratta evidentemente di strategie preliminari, mentre gli scontri aperti rimangono limitati.
Infine, la comunità internazionale che aveva prestato molta attenzione alle vicende della DMZ negli anni dei colloqui di pace ha anchessa abbandonato la zona.
Naturalmente la crisi non riguarda solo San Vicente, ma anche le altre quattro municipalità che hanno formato la DMZ. Senza contare che la politica di sicurezza adottata dal nuovo presidente Uribe ha peggiorato ulteriormente la situazione dei diritti umani in tutto il Paese.
Una rete capillare di informatori civili, il rafforzamento e limpunità loro assicurata, la dichiarazione dello stato di emergenza nellagosto di questanno (atto che aumenta i poteri delle forze armate e rafforza il muro di silenzio costruito dal governo per assicurare limpunità dei militari e per evitare che le organizzazioni internazionali indaghino sulle violazioni dei diritti umani commesse quotidianamente), sono le soluzioni di Uribe.
IL RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL
I delegati di Amnesty International hanno visitato San Vicente nel maggio del 2002, fornendo un dettagliato rapporto che fa luce sulla realtà di questa comunità dopo la fine dei colloqui di pace.
Secondo il rapporto, la strategia controinsurrezionale delle forze armate consiste in una sistematica stigmatizzazione e persecuzione della popolazione civile che è considerata, nel suo insieme, non una vittima ma un nemico. I militari cercano di assicurarsi che le violazioni dei diritti umani da loro commesse rimangano nascoste.
Il principale strumento predisposto a questo scopo è la creazione delle cd. Zone di Operazioni Militari, parte della Legge di Difesa e Sicurezza Nazionale entrata in vigore il 13 agosto del 2002. Nelle Zone di Operazioni Militari, le forze armate assumono significativi poteri di controllo sulla popolazione civile. Quali? La giurisdizione sulloperato di governatori e sindaci, ad esempio, o il diritto di istituire liste di persone sospette, il potere di obbligare chi entra o esce dal territorio a segnalare i propri movimenti e il diritto di chiedere ai sindaci di applicare le misure necessarie dovute allo stato di emergenza come quella di istituire checkpoints militari.
Queste misure completano i poteri inclusi nella Legge di Sicurezza e Difesa nazionale, che garantisce ai militari poteri di polizia giudiziaria in alcune circostanze, limitando lautonomia del Procuratore Generale nel condurre inchieste disciplinari contro il personale delle forze armate, per violazioni dei diritti umani commesse durante operazioni militari. La stessa legge limita lobbligo delle forze armate di comunicare la detenzione di sospetti avvenuta durante operazioni militari e quello di trasferire immediatamente i detenuti alle autorità civili. Lovvia conseguenza è che in questi mesi gli arresti arbitrari si sono moltiplicati.

A causa dei checkpoints della guerriglia e dei paramilitari, laccesso a molte zone rurali dellarea è impossibile. I soldati del battaglione di stanza a San Vicente hanno giurisdizione solo nellarea urbana. Nellarea rurale operano le cd. Brigate Mobili, specialisti antiguerriglia che più volte, anche in passato, sono stati accusati di gravi violazioni dei diritti umani.
In questo clima, è difficile per le organizzazioni umanitarie condurre un serio monitoraggio sulla situazione dei diritti umani, tanto più che il decreto del 2002 rende necessario alle organizzazioni uno speciale permesso per entrare nellex DMZ.
Le violazioni di cui si sono rese responsabili le forze armate ed in particolare le Brigate Mobili sono numerose e varie. Si va dalle torture a donne accusate di aver avuto relazioni con membri della guerriglia, alle molestie verso i negozianti locali colpevoli di aver venduto materiale non armi, ma qualsiasi cosa- ai guerriglieri.
I militari utilizzano i bambini come informatori, in cambio di dolciumi o soldi oppure sotto minaccia e utilizzano le scuole come basi, mettendo a rischio la vita dei bambini che spesso continuano a frequentare gli stessi edifici come luoghi di istruzione. Lo stesso fanno i guerriglieri con il risultato che si realizza una lunga e singolare convivenza tra adulti armati e bambini e che la vita di questi ultimi è continuamente messa a rischio.
Il governo, per riconquistate la DMZ allindomani della fine dei colloqui di pace, è ricorso a bombardamenti che hanno coinvolto la popolazione, facendo vittime tra i civili.
Il legame tra i paramilitari e le forze armate in Colombia come pure il sostegno dato dai primi ad Uribe è ampiamente documentato, non solo da Amnesty International. Basti aggiungere che la presenza dei paramilitari nella DMZ si è rafforzata ed è diventata pubblica dopo il 20 febbraio e che in seguito alla decisione da parte degli Stati Uniti di inserire i paramilitari tra le organizzazioni terroristiche, questi hanno adottato la strategia di uccidere non più di tre persone per volta in modo da non far classificare gli assassini come massacri.
In quanto alla guerriglia, essa controlla le aree rurali e intimidisce la popolazione con lo scopo di rendere ingovernabile larea e di creare il vuoto politico. E responsabile di assassini, torture, minacce, sparizioni, distruzioni di infrastrutture (ponti, acquedotti, strade, linee elettriche), cosa che ha un impatto negativo sulleconomia della regione.
Molti sindaci sono stati uccisi o rapiti. I membri della polizia civica sono particolarmente a rischio: per i guerriglieri, quelli che non vengono uccisi sono automaticamente considerati collaboratori delle forze armate, così i membri rimasti nellex DMZ sono pochissimi.
DIFFICILI LE VERIFICHE SUI DIRITTI UMANI
E interessante anche ciò che il rapporto dice a proposito della Defensoría del Pueblo, creata dalla Costituzione del 1991 con il compito di salvaguardare, promuovere e diffondere i diritti umani.
Lufficio del difensore civico non ha un ruolo investigativo, passa i casi allUfficio del Procuratore Generale e a quello del Pubblico Ministero
Ora ledificio comunale è stato chiuso, così la rappresentanza del difensore civico è rimasta senza ufficio, inoltre listituzione ha perduto stabilità (da febbraio si sono succeduti troppi difensori civici, le minacce delle FARC provocano, infatti, dimissioni continue) ed efficacia, visto che le denunce vengono spesso archiviate e che durante gli anni della DMZ la Defensoría ha svolto compiti di tutti i tipi-persino il servizio di ambulanza- sostituendosi alle agenzie statali.
Come se non bastasse, il futuro dellunica istituzione non militare attualmente rimasta nella regione è incerto, poiché essa è stata creata con i fondi della comunità internazionale e questi potrebbero non essere rinnovati. La proposta governativa è di unire lufficio del difensore civico a quello del Procuratore generale, cosa che farebbe perdere potere alla Defensoría.
La verità è che attualmente manca del tutto un efficace sistema giudiziario nella zona, basti pensare che non cè neanche un medico legale (il Corpo Tecnico di Investigazione faceva capo allufficio del Pubblico Ministero che in seguito alle minacce non esiste più a San Vicente) e dunque i corpi ritrovati nella regione spesso non sono neanche identificati.
In quanto al comunità internazionale, le visite di diplomatici sono ormai un ricordo lontano, così come quelle degli investitori internazionali. Il lavoro di dialogo tra le parti in conflitto, iniziato dalla Commissione di Conciliazione formata da 10 Paesi tra cui lItalia, si è interrotto.
Il problema degli sfollati interni riguarda naturalmente anche lex DMZ, specie dopo i bombardamenti, ed è destinato a crescere. A questo proposito ci preme ricordare che la campagna di Natale dellUnhcr, lagenzia dellONU per i rifugiati, è dedicata proprio ai DESPLAZADOS colombiani.
Non dimentichiamo infine che san Vicente ha un valore simbolico, prendere o riprendere il controllo di quella che è stata la capitale non ufficiale dei territori occupati dalle FARC, è fondamentale per entrambe le parti ed è quindi comprensibile la preoccupazione della popolazione: che la regione diventi lo scenario del conflitto nel prossimo futuro.
Le raccomandazioni di Amnesty International riguardano sia il governo, al quale si chiede di garantire la punibilità dei militari, di sciogliere i gruppi paramilitari e di non istituire lo stato dassedio già eliminato dalla Costituzione del 1991, sia le FARC alle quali si chiede di rispettare il personale umanitario e le autorità pubbliche.
Certo è che per scongiurare un inasprimento del conflitto, tanto temuto dopo questa fase dedicata a fare terra bruciata intorno al nemico, è necessario che la comunità internazionale, che ha fatto in fretta e furia i bagagli e ha spento i riflettori su San Vicente, si assuma il compito e la responsabilità di monitorare la situazione dei diritti umani nella DMZ (oltre che nel resto del paese) in modo da non far sentire queste comunità abbandonate a se stesse.
Riteniamo, infatti, che se la comunità internazionale continuerà a non occuparsi della guerra civile colombiana, come ha fatto finora, il paese probabilmente insisterà ad avvitarsi in una spirale di violenza e sangue e a cercare una soluzione militare del conflitto con i risultati impressionanti, noti a tutti, di vittime civili e desplazados.
SCARICA il Dossier (PDF) dell' ACNHUR:
>Colombia, una guerra dimenticata (in ITALIANO)
Oppure da:
http://62.110.190.138/web/newsletter/newsletter09.pdf
(in inglese)
AMNESTY INTERNATIONAL
PRESS RELEASE
10 December 2002 18:30 GMT
Colombia:
Democratic security or insecurity for all?

Bogotá - Four months into Álvaro Uribe's presidency, it is already clear that the measures included in his "democratic security" doctrine threaten to weaken the rule of law and the human rights of all Colombians, said Javier Zúñiga, Amnesty International's Director of Strategy, today.
The statement was made in Bogotá today as the organization released a new report on the human rights consequences of the Uribe government's security policies.
"The frustration of Colombian society at the failure of the peace negotiations and at the worsening of the conflict is understandable, as are its repeated calls for protection in the face of the violent action of armed groups - which have never been heeded," said Zúñiga.
Undoubtedly, the Colombian government has the right and the duty to guarantee the security of its citizens. And undoubtedly, Colombia is facing an extremely difficult situation due to the action of armed groups refusing to respect international humanitarian law and to acknowledge the right of the civilian population to stay out of the hostilities.
"However, we are dismayed to see that many of the measures adopted to guarantee greater security are not aimed at illegal armed groups, but rather at the majority of Colombians, whose rights are restricted and whose security against abuses of power and arbitrary actions is undermined. If security means the protection of a few at the cost of the insecurity and lack of protection of the rights of the rest of the population, it is but an illusion."
The measures that Amnesty International is particularly concerned at include attempts to undermine the human rights guarantees contained in the 1991 Constitution. These include the weakening of the Ombudsman's Office and local State human rights structures (Personerías), the limitation of writs of protection (tutelas), as well as the restriction of human rights which have been imposed within the framework of the state of internal commotion.
"As well as being dragged increasingly into the conflict, the civilian population is becoming a target for abuses committed in the name of security. Many of these abuses happen unnoticed behind a curtain of silence that the government is making more and more impenetrable, including by hindering the legitimate monitoring and reporting activities of human rights organizations," stressed Amnesty International's Director of Strategy.
Furthermore, Amnesty International is alarmed to observe a clear trend towards strengthening the mechanisms of impunity which have so far protected the majority of those responsible for the worst atrocities, and have denied victims and their families their inalienable right to truth, justice and integral reparation.
Measures such as the provision of judicial police powers to the security forces could not only facilitate the perpetration of abuses by allowing for detentions and house searches without judicial authorization, but could also reduce the possibility of full and impartial investigations into human rights violations committed by the security forces with or without their paramilitary allies, and of bringing to justice those responsible.
As for the initiation of peace talks with paramilitary groups, Amnesty International recalled that the international community has for years called for these groups to be dismantled. These groups are responsible for the vast majority of human rights violations.
However, the organization stressed that these negotiations must not be used to legalize paramilitary groups and guarantee their impunity and that of those who support them. In particular, Amnesty International is concerned at the possibility that members of these groups responsible for human rights violations could enjoy benefits such as amnesties or pardons and join new structures - including the peasant soldiers - created by the government to strengthen war efforts against illegal armed groups. Thus, instead of being demobilized, combatants would again be drawn into the conflict by disguising paramilitarism behind a new legal façade.
"Justice must be done in all cases of violations of human rights and international humanitarian law. This is a key condition to achieve true peace and security in Colombia," Zúñiga warned. He also stressed that the experience of internal conflicts in Latin America and the world has shown that genuine national reconciliation is only possible through negotiated solutions rooted in truth, justice, and the acknowledgment of the right to reparation for victims of violations of human rights and international humanitarian law, and their families.
"The weakening of the Attorney General's Office (Fiscalía General) threatens the right to justice. This right is further undermined in cases of high-ranking military officers implicated in serious human rights violations who are promoted and rewarded, rather than being held accountable for their responsibilities."
"This is not acceptable. However, the evolution of international laws offers some hope to the victims of the appalling crimes against humanity that have been and are still being committed in Colombia by state agents, private individuals who enjoy the tolerance or support of the security forces, and armed opposition groups."
"However many efforts are made to protect the impunity of those responsible, it is now possible for other countries to exercise jurisdiction over these crimes, or for those responsible for war crimes and crimes against humanity to be brought to the International Criminal Court, which will begin to function towards the middle of next year," Zúñiga concluded.
Background
Colombia is the only country of the 86 that ratified the Statute of the International Criminal Court to have submitted a declaration in relation to possible amnesties or pardons for those responsible of human rights violations, which is in breach of international law.
Furthermore, the reservation submitted to the effect of not accepting the Court's jurisdiction over war crimes over a seven-year period undermines the protection of fundamental rights.
Amnesty International, 1 Easton St., London WC1X 0DW. web:
For latest human rights news view http://news.amnesty.org
Orizzonti sempre più drammatici attendono la Colombia. Nonostante ufficialmente si ricerchi una tregua armata tra le parti in lotta, contemporaneamente continua l'opera di coinvolgimento di civili nel conflitto, armando gran parte del Paese.
Le trattative delle AUC
e i campesinos armati
A cura di Martin E. Iglesias

Nell'immagine il comandante delle AUC Carlos Castaño con uno dei suoi battaglioni.
Colombia, 12 dicembre 2002
Il governo di Alvaro Uribe ha riconosciuto, in un incontro pubblico, che ha sostenuto degli incontri con i gruppi paramilitari per ricercare nuove strade che portino a negoziazioni di pace.
Un funzionario dell'Ufficio dell'Alto Commissariato di Pace, del quale si mantiene l'anonimato, ha confermato i colloqui e i contatti senza però, descriverne i dettagli, vista la discrezionalità della trattativa. Secondo alcuni mezzi di comunicazione i colloqui hanno portato al cessare delle ostilità da parte dei gruppi paramilitari. Da circa un mese, l'Alto Commissario per la Pace, Luis Carlos Rastrepo, cinque vescovi e i capi dei paramilitari Carlos Castaño e Salvatore Mancuso lavorano in gran segreto ad un piano che porterebbe alla smobilitazione di 8.000 membri delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC). L'obiettivo sarebbe stato il cessate il fuoco per circa due mesi. Ma all'inizio di dicembre numerosi scontri armati e diverse vittime hanno inaugurato la tregua dei paramilitari, per mano di diversi gruppi cosiddetti"dissidenti" che, in Colombia, non accettano il fermo unilaterale.
I battaglioni di contadini armati.
Il via per gli eventuali incontri con le AUC, era stato comunque ratificato dal parlamento alla fine di novembre, proprio mentre nella città di Bucaramanga venivano sperimentati i primi battaglioni "volontari" di contadini armati. Lasciano il lavoro dei campi per essere addestrati da soldati i primi 380 "campesinos armados" e seguiranno un corso di circa 10 settimane dove, oltre le arti della guerra, apprenderanno anche nozioni basiche di diritti umani, come recitano le fonti ufficiali. Dopo le settimane richieste per l'esercitazione, i giovani campesinos potranno tornare alle proprie abitazioni in campagna con la dotazione di un soldato e pronti ad intervenire quando richiesto. "In Colombia, siamo abituati a criticare le azioni del Governo, però siamo anche pronti a trovare una soluzione per qualsiasi problema ci si presenti" dichiara il generale Duvan Pineda rispondendo così alle critiche che gli sono state mosse dai difensori dei diritti umani che vedono in questa strategia l'inserimento forzato di migliaia di civili ne conflitto armato. I 380 contadini armati di Bucaramanga, infatti, sono i primi di un contingente speciale che, secondo i piani del presidente Uribe, dovrebbe contare in breve almeno 10.000 nuovi soldati. L'abbandono delle campagne ha così trovato un suo motivo principe in Colombia, la guerra e la l'infinita violenza.
| :: Dalla COLOMBIA per SELVAS.org :: |
Il grande fratello in una città della Colombia. La strategia del controllo come arma mediatica e come repressione.
Il "Gran-Hermano", modello colombiano
Di Martina Vultaggio

Bucaramanga - Colombia, 10 dicembre 2002
La calle 15 è una strada centrale, situata in una zona definita come fascia sociale- economica 2, ovvero bassa. Ciononostante brulica di negozi e negozietti che vendono le cose più disparate, a prezzi molto economici; il marciapiede stesso ospita ogni sorta di venditore ambulante. E, insomma, il supposto paradiso dei ladri, delle bande e degli attracchi, soprattutto di notte. Sinceramente, nel mio periodo di permanenza in città, non ho letto o ascoltato più notizie sulla supposta pericolosità di questa strada che di qualunque altro posto. Ma per evitare qualsiasi tipo di problema, non solo i singoli negozianti hanno assoldato vigilanti armati fino ai denti, molti con tanto di tuta mimetica e passamontagna; il Comune locale ha inoltre speso una cifra non indifferente, in un paese dove certo le risorse economiche statali non abbondano, in un sofisticato sistema di controllo del cittadino: telecamere in ogni angolo, dietro alle quali gruppi speciali vigilano e annunciano ai passanti, attraverso megafoni e sirene, furti, veri o presunti, situazioni pericolose o anche solo il sospetto rispetto a persone che non corrispondono allo stereotipo di brava gente. Messaggi tipo: "Attenzione! Attenzione! Tra la strada 15 e la 17 presenza di gruppo di ragazzi sospetti
"
Rendiamoci conto. Nel frattempo mancano le scuole, le case, gli ospedali.
Lidea che mi sono fatta a proposito è che tutto faccia comunque parte dei finanziamenti arrivati attraverso il Plan Colombia.
I grandi comunicatori
Dopo aver scoperto i meccanismi della 15, ho cominciato a guardarmi intorno con occhi più critici: se chiunque diverso dalla massa poteva essere sospettato, cosa significa essere massa in Colombia?
La risposta lho trovata tra i programmi televisivi emuli di quelli europei, e tra le pubblicità.
Come sappiamo, in Colombia la popolazione è formata per la maggior parte da morenos, dalla carnagione olivastra, molto simile al nostro tipo mediterraneo. Vi sono inoltre una buona percentuale di popolazione nera, indigena o mulatta, e solo una minoranza sono biondi e con la pelle chiara: i monos, come sono chiamati.
Beh, in tutte, dico in tutte le pubblicità, soprattutto se di prodotti femminili o rivolte allinfanzia, gli attori sono biondi e con gli occhi azzurri, e le case sono arredate alleuropea. Nel casting del Grande Fratello locale, non solo non cera un nero, ma neanche un mulatto, o un moreno: biondi e bionde, o castani, ma comunque dalla pelle chiara.
E guai a toccare temi scottanti nel grande schermo: nelle sit-com dove appare lesercito, sacro per tutti i colombiani, compare un annuncio previo: "la visione che si dà dellesercito in questa trasmissione (dove magari i soldati erano buffi, o venivano messi in ridicolo) è interpretazione personale dellautore e non corrisponde a realtà".
Non credo ci siano ulteriori commenti da aggiungere. Credo che la pericolosa tendenza al controllo e alla censura faccia parte dei meccanismi perversi della globalizzazione ed è in espansione più di quanto possiamo renderci conto; mentre multinazionali contro le quali in Europa sono in atto boicottaggi, ormai da anni, si stanno lentamente comprando lAmerica Latina, gratis e senza che la popolazione venga minimamente informata non solo dalle nostre lontane prese di posizione, ma dallo sfruttamento dei lavoratori in loco.
Riflettete, gente, riflettete.
Il Gruppo 10 di Amnesty International, segue con molta attenzione l'evolversi della situazione dei diritti umani in Colombia, in particolar modo segue con attenzione i "desplazados" e le loro "comunità di pace".
Lungarno Fibonacci 1, Pisa
http://www.pisa.amnesty.it
Martin E. Iglesias, giornalista e ricercatore delle dinamiche sociopolitiche latinoamericane, è presidente e coordinatore volontario dell'Associazione Culturale SELVAS.org.
E-mail: info@selvas.org
Martina Vultaggio, è attualmente impegnata come educatrice di strada con una ONG nell'aiuto dei minori. Ha deciso di intraprendere con SELVAS.org un'attività di giornalismo militante, raccontando la società andina partendo dalla sua esperienza.
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