| DOSSIER COLOMBIA: LA GUERRA INVISIBILE
"Perdono e oblio"
La battaglia contro l'impunità in Colombia si concentra sulle critiche alla legge "Giustizia e Pace" che consente la smobilitazione delle truppe paramilitari in cambio della minima punizione e della non estradizione per i delitti contro l'umanità. Appelli contro l'immobilismo delle istituzioni internazionalli e la voce dimenticata dei parenti delle vittime. Costruire ponti di solidarietà tra la società civile europea e quella latinoamericana alla ricerca di una pace duratura per la Colombia.
L'Imperatore é Nudo
Se esiste una doppia morale nella famosa fiaba di Hans Christian Andersen "Il vestito nuovo dell'Imperatore" una è per la corte dell'Imperatore, che vive nella fiaba, e una è per chi legge o ascolta la storia.
Di Martin E. Iglesias
Vittime invisibili
Il Movimento nazionale di vittime dei crimini di Stato si oppone alla legge Giustizia e Pace sulla falsa smobilitazione dei paramilitari; questa lotta contro limpunità è appoggiata anche
dalla società civile europea
Di Cristiano Morsolin

La smobilitazione del Blocco Centaurus nella località di Tilodiran il 3 settembre 2005. Tutte le foto di questo dossier sono di Juan Herrera - AP
En Esppañol
Carta abierta a la Union Europea
SIGUE FORTALECIÉNDOSE EL PUENTE DE
LA SOCIEDAD CIVIL ENTRE COLOMBIA Y EUROPA
> El Movimiento de Víctimas de Crímenes de Estado
solicita excepción de inconstitucionalidad de la ley de Justicia y Paz
30 Agosto 2005
L'Imperatore é nudo!
"A rivestire le nudità del regnante, ora c'è un abito nuovo, belliissimo, confezionato da mani esperte e osannato da tutta la corte. L'imperatore, per dare valore alla stoffa inesistente del suo vestito, ha interrogato e messo alla prova tutta la corte che ha risposto con entusiasmo a questi nuovi, speciali, drappi reali. Non solo i disegni e i colori erano meravigliosi, ma gli abiti prodotti con quella stoffa avevano un curioso potere: essi diventavano invisibili agli occhi degli uomini che non erano all'altezza della loro carica, o che erano semplicemente molto stupidi"...
Di Martin E. Iglesias
Se esiste una doppia morale nella famosa fiaba di Hans Christian Andersen "Il vestito nuovo dell'Imperatore" una è per la corte dell'Imperatore, che vive nella fiaba, e una è per chi legge o ascolta la storia.
Chi ha interesse a dichiarare la Colombia uno Stato ad esercizio democratico? O forse la domanda corretta sarebbe: chi ha timore nell'affermare che in Colombia è in corso, da almeno quattro decenni, una guerra civile? Il governo colombiano, e non solo dall'era Uribe, si ammanta di una normalità e di una rappresentanza, tra l'altro, effettivamente eletta secondo prassi democratiche e rappresenta se stessa presso tutte le agenzie internazionali con il credito di una demcrazia ordinaria.
Il problema che affligge la Colombia e rallenta la sua evoluzione verso il futuro è la piaga del terrorismo e il narcotraffico. Queste sono le affermazioni utilizzate, non solo dal governo colombiano, ma dall'intera comunità internazionale per la semplice sconvenienza di utilizzare il termine "guerra civile". Questo termine, infatti, dovrebbe sottointendere il coinvolgimento del governo in carica, in un conflitto che causa scontri armati, eccidi, torture e moltitudine di sfollati tra i propri connazionali. In senso contrario, invece, il governo dovrebbe essere capace di evitare scontri, proteggere la popolazione, far rispettare i diritti umani e di cittadinanza, indagare su ogni caso di abuso delle forze armate e denunciare con lucidità e vigore ogni violenza subita dal proprio popolo.
Ma quale Stato, nel nostro pianeta, che nega l'esistenza di un conflitto armato interno, e per cui anche la sua partecipazine, ritiene una prassi consueta la partecipazione esterna di truppe militari e armamenti per mililiardi dollari? Qual'è la nazione che autorizza le "private company" estere nella pratica delle fumigazioni aeree di vasti territori con potenti diserbanti che contaminano non solo i terreni e le falde acquifere, ma uccidono bestiame e avvelenano i propri connazionali?
"Manderò dai tessitori il mio vecchio e fidato ministro", decise l'imperatore, "nessuno meglio di lui potrà vedere che aspetto ha quella stoffa, perché è intelligente e nessuno più di lui è all'altezza del proprio compito". Così quel vecchio e fidato ministro si recò nella stanza dove i due tessitori stavano tessendo sui telai vuoti. "Santo cielo!", pensò, spalancando gli occhi, "Non vedo assolutamente niente!" Ma non lo disse a voce alta per timore di passar per stupido.
Le Nazioni Unite hanno più volte denunciato le violenze e la mancanza di legalità ostentata dallo Stato colombiano; non ultima l'informativa dell'Alto Commissariato per i Diritti Umani dei primi di aprile che denuncia le numerose esecuzioni extragiudiziali attribuite a membri dela forza pubblica, comprese le sparizioni e i casi di tortura; i paramilitari che combattono la guerriglia rivoluzionaria continuano a mantenere legami con alcuni settori delle forze armate. Inoltre nel documento si evidenzia come nel processo di smobilitazione negoziato tra il governo e le truppe paramilitari, manchi un inquadramento giuridico adeguato. L'informativa dell'ONU contiene 27 "raccomandazioni" alle autorità colombiane e ai gruppi armati illegali di rispetto per i diritti umani, oltre la condanna della guerra negata da Bogotà.
"Raccomanda" e non "esige" di fronte la comunità internazionale il rispetto dei diritti umani, ad esempio, degli oltre tre milioni di sfollati interni, senza porre dei vincoli almeno di verifica continua.
L'opinione dei cortigiani
Queste dichiarazion forse non bastano a fermare la violenza in Colombia, come non bastano le fallimentari delegazioni internazionali, in primis quelle dei rappresentanti dell'Organizzazione degli Stati Americani, inviate come osservatori indipendenti e tornate come ambasciatori in supporto della bontà degli intenti governativi.
A denunciare questa scandalosa pratica, tra i tanti, Human Right Watch: "La missione della OSA non si comporta come un osservatore indipendente, ne applica standard internazionali per valutare le politiche del governo. Si dedica semplicemente ad accettare le politiche governative e appoggiare il governo nella loro applicazione."

Il ministro colombiano degli interni e della giustizia Sabas Pretelt, a sinistra, stringe la mano a Vicente Castano, comandante del Blocco Centaurus delle Autodifese Unite di Colombia (AUC) nella località di Tilodiran il 3 settembre 2005.
Così l'imperatore marciò alla testa del corteo, sotto il grande baldacchino, e la gente per la strada e alle finestre non faceva che dire: "Dio mio, quanto sono belli gli abiti nuovi dell'imperatore! Gli stanno proprio bene!" Nessuno voleva confessare di non vedere niente, per paura di passare per uno stupido, o un incompetente.
Tra i tanti abiti dell'imperatore, nessuno aveva riscosso tanto successo.
Lo scandaloso silenzio (assenso) dei media e dei giornalisti internazionali nel fiancheggiare il negazionismo adottato dalla Colombia, non ha termini di paragone nel panorama informativo. Qualunque Stato con oltre tre milioni di sfollati interni verrebbe obbligato dalla comunità internazionale a dare spiegazioni almeno sulle motivazioni di queste barbarie e magari i suoi scambi economici internazionali posti sotto la condizione del rispetto dei diritti umani.
Anche la presenza di una circolare della Presidenza della Repubblica di Colombia - Alto Commissario per la pace - che traccia le "linee guida per i progetti di cooperazione internazionale" non ha destato l'interesse dei mezzi d'informazione, nonostante sia un documento giornalisticamente "appetibile". Infatti da queste direttive scopriamo cosa si può citare all'interno di un progetto di coooperazione internazionale e cosa è vietato. La guerra - La negazione del conflitto armato è sostenuta dalla tesi che "la Colombia è una democrazia pluralista e garantista" e se fosse in guerra non avrebbe più questi strumenti democratici. Le parti in guerra - Le Forze Armate non possono essere citare come "attori armati" o "attori del conflitto". Progetti umanitari - non si possono operare nel Paese azioni di "emergenza umanitaria" perché di competenza esclusiva della Croce Rossa che opera su incarico del governo.
Il mondo deve sapere che la Colombia accetta la cooperazione internazionale solo se allineata alle linee guida governative. Ma l'Unione Europea lo sa? E cosa pensa degli oltre tre milioni di sfollati e diseredati interni quando approva un progetto di cooperazione? Un problema interno della Croce Rossa Colombiana?
La legge tagliata e cucita su misura
L'abito nuovo dell'imperatore, non solo ha il pregio di mettere in evidenza le nudità ma anche quello di sottolineare il silenzio compiacente di chi lo circonda.
Il vestito si chiama "Legge di giustizia e pace" e il 27 agosto ha compiuto un mese dalla sua approvazione. La legge ha come obiettivo la smobilitazione delle truppe paramilitari delle Autodifese Unite di Colombia - AUC e il loro reinserimento nella società civile colombiana. E' senza dubbio la legge che ha suscitato più polemiche durante l'intero mandato del presidente Alvaro Uribe e che ha spinto, lo stesso, a cercare consensi anche in stancanti trasferte in Europa e negli Stati Uniti. Dei 20.000 combattenti paramilitari che il governo voleva smobilitare entro il 2005, a fine agosto solo 9.000 avevano volontariamente deposto le armi e autodenunciati, secondo le norme approvate, dietro un compenso e la certezza di non svelare il proprio alias utilizzato in battaglia, non catalogare la propia arma, e mantenendo in gran parte le ricchezze e i possedimenti accumulati in anni di violenze sulle popolazioni. (Non è possibile tralasciare il dato che sono previsti fondi per il compenso per il paramilitare smobilitato e non sono previsti fondi di indennizzo per le vittime, ne tanto meno le famiglie delle vittime sono state incluse in una consultazione sulla prospettiva di reinserimento dei paramilitari)
Che l'attuale governo abbia particolarmente a cuore la sorte dei paramilitari non è certo una novità e questa legge offre le giuste garanzie al combattente che si autodenuncia di poter godere di numerose impunità. Le prime critiche alla legge precedeno di molto la stesura definitiva della stessa. Quasi a dettare le correzioni da apportare all'atto legislativo, il capo in pectore delle AUC, dopo la misteriosa scomparsa dei fratelli Fidel e Carlos, Vincente Castaño in un'intervista alla rivista colombiana Semana pone le condizioni da rispettare per evitare che questa legge provochi l'interruzione del dialogo con il governo. Le garanzie di non estradizione "devono essere inquadrate in una legge del governo" per evitare che un eventuale cambio dell'esecutivo possa, in futuro, inviare all'estero componenti delle AUC a rispondere di crimini per l'umanità.
Di fronte a questa impunità evidente anche quotidiani statunitensi si sono appellati contro un riconoscimento internazionale di questa legge che sana la posizione irregolare di criminali senza un regolare processo che permetta alle vittime di ottenere giustizia e riparazione.
Che si tratti solo di una sanatoria che ha il sapore di una "vittoria a tavolino" sulla giustizia lo si evince dalla descrizione che Human Rights Watch utilizza nel dossier "Le apparenze ingannano" per descrivere il potere acquisito dai paramilitari. "I gruppi paramilitari di destra in Colombia hanno a disposizione un potere incalcolabile. Tramite il traffico di droghe e altri commerci illeciti hanno potuto accumulare immense fortune. Hanno preso il controllo di vaste estensioni territoriali del Paese per la coltivazione della foglia di coca o come corridoi strategici per il trasporto di droga e armi. Negli ultimi anni sono riusciti ad espellere la guerriglia di sinistra da molte zone del Paese e le hanno rimpiazzate, fortificando i propri controlli sul territorio. Grazie a questo potere, oggi esercitano un alto grado d'influenza politica, tanto a livello locale come nazionale."
Per i detrattori della "Legge di giustizia e pace" rimane solo la speranza di una bocciatura da parte della Corte Costituzionale di Colombia, ma che esprimerà il suo parere non prima del 2006. Anche nell'ipotesi di una bocciatura della legge, normalmente l'applicazione non ha carattere retroattivo e i benefici già concessi sarebbero allora permanenti.
La morale del giornalista
Ma l'imperatore non ha nulla addosso!", disse a un certo punto un bambino.
"Santo cielo", disse il padre, "Questa è la voce dell'innocenza!". Così tutti si misero a sussurrare quello che aveva detto il bambino.
"Non ha proprio nulla indosso!", si misero tutti a urlare alla fine. E l'imperatore rabbrividì, perché sapeva che avevano ragione; ma intanto pensava: "Ormai devo condurre questa parata fino alla fine!", e così si drizzò ancora più fiero, mentre i ciambellani lo seguivano reggendo una coda che non c'era per niente.
Raccontare la morale è come dover spiegare il perché di una barzelletta: è triste. Chi non ha interessi da difendere, e non è coinvolto direttamente sia come vittima sia come carnefice, non può che dichiarare, come il bambino della fiaba di Andersen di fronte alla sfilata-farsa con gli abiti invisibili: "
L'imperatore è nudo!".
Il lavoro metodico, assiduo, quasi sempre volontario di un numero sempre maggiore di donne e uomini con la loro opera di ricerca, di giornalismo "dal basso", sentono l'esigenza di cambiare la triste sorte dell'appiattimento informativo, che non solo non viene spesso riconosciuto dai "fratelli maggiori", ma adirittura definito dannoso perché non regolamentato. Il diritto umano, e non è certo una novità, non ripaga ne la carta del giornale ne i ripetitori alle radio e le tv. Ma come ci dimostrano nei fatti i numerosi giornalisti, professionisti e non, che per il loro lavoro di analisi e ricerca hanno rischiato personalmente, chi fino alle estreme conseguenze, scrivendo a volte semplici ma pesanti "ovvietà" taciute dalla "maggioranza che conta", il lavoro di denuncia non ha prezzo.
E vale la pena ricordare che nessun potere forte è potente quanto il nostro autoconformismo nel dimenticare di dire, nell'omettere di guardare. Da quanti giornalisti, cronisti, difensori dei diritti umani, sindacalisti, colombiani siamo ancora disposti a farci raccontare la morale?
30 Agosto 2005
Vittime invisibili
Il Movimento nazionale di vittime dei crimini di Stato si oppone alla legge Giustizia e Pace sulla falsa smobilitazione dei paramilitari; questa lotta contro limpunità è appoggiata anche
dalla società civile europea
Di Cristiano Morsolin
A fine giugno 2005 a Bogotà è nato il movimento nazionale delle vittime dei crimini di Stato con la partecipazione di 800 delegati provenienti da tutta la Colombia. Si tratta della risposta organizzata delle vittime delle gravi violazioni dei diritti umani e del genocidio che attanaglia il paese dopo oltre 50 anni di guerra, segregando la popolazione in un sorta di militarizzazione permanente della società.
La società civile sopravissuta alla feroce repressione e alla criminalizzazione dei movimenti sociali (basta ricordare i 1.500 sindacalisti uccisi e i 6.000 militanti della Unione Patriottica UP) osa dare una risposta a un processo di paramilitarizzazione della società che ha precise responsabilità e si attiene ad un sanguinario disegno politico con lavvallo della Casa Bianca: una sorte di missione comune per vincere con il potere della verità, la prepotenza delle menzogne e delle armi
Basta ricordare che da agosto 2002 al giugno 2004, cioè nei primi due anni di governo Uribe, è aumentato il numero di persone che hanno perso la vita a causa della violenza socio-politica in Colombia, fino ad arrivare a 10.586 assassinati, secondo la Corte Interamericana per i diritti umani. Di questi 6148 sono civili assassinati per le loro attività ed il loro impegno. L11% degli omicidi è imputabile direttamente ai funzionari pubblici, il 69,3% ai paramilitari con lappoggio e la complicità dello Stato ed il 22,8% alle guerriglie. Sempre nello stesso periodo più di 300 persone sono state giustiziati per mano di agenti statali e quando le Ong internazionali hanno più volte tentato di far luce su questi delitti la risposta è stata che si è trattato di errori militari.
Dal luglio 2003 ad oggi, sei sindacalisti ogni settimana vengono assassinati nellimpunità più totale solo per essersi battuti per condizioni di vita meno umilianti. Stessa sorte per gli oppositori politici istituzionali, nonostante le rassicurazioni di Uribe. Per aver contestato la politica di sicurezza democratica, 71 sono i membri assassinati appartenenti alla formazione politica UP (Unione Patriottica) nei primi due anni di governo, mentre 33 sono i difensori dei diritti umani ad essere stati uccisi, cifra record per ogni epoca secondo la Commissione Colombiana dei giuristi (www.coljuristas.org ).
Anche la tortura rimane una pratica diffusa in Colombia ed il governo Uribe ha fatto meglio di tutti i suoi predecessori. Sono annualmente circa 340 le vittime della torture: circa una ogni giorno. Più della metà sono attribuite ad agenti statali, secondo la Commissione colombiana dei giuristi.
Circa tre milioni, invece, sono i desplazados gli sfollati; solo questanno nei primi sei mesi sono già 130.346 le persone obbligate ad abbandonare le loro residenze, circa il 35% in più rispetto allo scorso semestre.
In questo panorama desolante di violenza strutturale i Signori della Guerra stanno tentando di ripulire e smobilizzare il paramilitarismo, mimetizzando il gioco sporco, ricercando una via duscita per riciclarsi nella vita civile, attraverso limpunità garantita dal Governo Uribe, anche attraverso lapplicazione della nuova legge Justicia y Paz che prevede condanne massime di 6 anni per i paramilitari che hanno compiuto crimini di lesa umanità. La legge riduce drasticamente i tempi utili per condannare i crimini dei paramilitari, rendendo quasi impossibile il cammino della giustizia. Le pene, inoltre, invece di inasprirsi, sono ridotte. Pochi anni non basteranno ad indebolire il loro potere economico e politico. E soprattutto pene così basse non spingono i paramilitari a collaborare con la giustizia.
Il movimento nazionale delle vittime dei crimini di Stato ha intrapreso un cammino comune per costruire alternative contro limpunità del terrorismo di Stato per attuare una storica trasformazione, lavorando affinché i diritti delle vittime alla verità, alla giustizia e alla riparazione si rispettino e si realizzino pienamente come condizione di una pace duratura e di una autentica democrazia. Nel documento programmatico tra gli obiettivi si evince la ricerca delle vittime e dei sopravvissuti al terrorismo di Stato affinché siano riconosciuti come soggetti di diritto, testimoni storici, membri attivi della vita politica del paese preservando e ricostruendo dalla memoria storica iniziative che in Colombia rendano possibili il MAI PIU NUNCA MAS che si ripetano crimini contro lumanità.
Inoltre si cita limpegno di svelare strategie, meccanismi, metodi sviluppati dallo stato che pretende il perpetuarsi dellimpunità politica, giuridica e sociale con leggi e politiche pubbliche che legalizzano il paramilitarismo, lespropriazione delle terre e il riciclaggio dei guadagni del traffico di droga.
Nel comunicato stampa presentato il 26 giugno si sottolinea che il movimento nasce nel mezzo della militarizzazione dove la responsabilità dello Stato colombiano e di coloro che lo finanziano e appoggiano, provocano gravi danni irreparabili che la guerra ha generato sulla pelle e sulla vita di milioni di colombiani. Il rafforzamento degli apparati militari e lo sviluppo di strategie come Il Plan Colombia e il Plan Patriota, insieme alla repressione poliziesca delle manifestazioni popolari e della resistenza civile, sono segni inequivocabili di come sia impossibile costruire pace e democrazia in questo modo. Lintervento straniero e altri mezzi, acutizzano il conflitto colpendo la vita di migliaia di innocenti e noi esprimiamo la nostra obiezione etica e politica. Il Movimento constata che le reali cause della guerra si riferiscono agli interessi economici del capitale nazionale e trans-nazionale, di accordi iniqui che saccheggiano il nostro paese come il Trattato di Libero Commercio TLC con USA e ALCA, progetti di agro-business, di sfruttamento delle risorse naturali delle comunità, interessi protetti e conquistati in molti casi attraverso strategie paramilitari.
Alirio Uribe, profetico Vice Presidente a livello mondiale della Federazione Internazionale dei diritti Umani FIDH (www.fidh.org), membro del Collettivo di Avvocati Restrepo di Bogotà (tra i promotori del movimento nazionale delle vittime dei crimini di Stato) dichiara che: Il processo di dialogo con i gruppi paramilitari compromette la responsabilità politica e penale di questo governo e non svela la responsabilità statale nella creazione legale del paramilitarismo e della sua connivenza con le autorità pubbliche sia della forza militari che delle autorità civile. Non si tratta di un processo reale di negoziazione perché non esistono differenze antagoniche in materia politica o economica tra le autorità e questi gruppi paramilitari. Entrambi si caratterizzano per il loro nemico comune che è la guerriglia. Con questo processo non si cerca la smobilitazione reale del paramilitarismo, al contrario si mantengono vive le sue strutture, cresce la sua legittimazione, il suo proselitismo politico e il potere economico con il denaro del narcotraffico.
Lilia Solano, Direttrice del Progetto Justicia y Vida è ancora più tagliente: vediamo che limpunità è passata dallessere acclamata allessere legittimata attraverso la legge di justicia y paz. I portavoci del paramilitarismo hanno annunciato che almento questa legge si aggiusta alle loro esigenze e per questo difendono pubblicamente i nomi dei membri del governo, molti parlamentari, latifondisti, politici e militari che controllano le varie regioni e, senza contare il gioco delle imprese transnazionali. Questo progetto che il parlamento ha appena convertito in legge, pretende cancellare olimpicamente dalla memoria del paese che lo Stato ha creato gruppi mercenari e ha promosso azioni terroristiche.
Si vuole cancellare la responsabilità dello stato nella pratica della guerra sporca, guerra che oltre ad usare gruppi paramilitari, ha creato strutture coperte dentro le forze armate che hanno compiuto tutta una serie di aberrazioni in modo sistematico e generalizzato. Significa che queste pratiche non erano rivolte solo a certe persone ma colpivano selettivamente alcuni settori della popolazione per produrre effetti perversi che si estendevano a tutta la società in generale. Non si può raggiungere questo obiettivo se non si conta sulla partecipazione dello stato ai massimi livelli. In questa legge justicia y paz, logicamente non viene presa in considerazione la responsabilità del terrorismo di stato, ne le flagranti violazioni dei diritti umani da parte dello stato. Al contrario si continua a giustificare queste violazioni in nome di una politica Sicurezza democratica la cui pratica contraddice i più elementari precetti della dignità umana.

Il commissario speciale per la Pace di Colombia Luis Carlos Restrepo riceve le armi nella smobilitazione del Blocco Centaurus delle Autodifese Unite di Colombia (AUC) nella località di Tilodiran il 3 settembre 2005.
Critiche a livello internazionale
Questa legge Justicia y paz sulla smobilitazione dei gruppi paramilitari è stata accolta da dure critiche dei vari organismi internazionali.
Nel febbraio scorso Susana Villaran, relatrice per la Colombia della Commissione Interamericana dei Diritti Umani CIDH (con cui ho collaborato personalmente nei due anni trascorsi a Lima) ha presentato a Bogotà il rapporto sul processo di smobilitazione in Colombia. Nelle conclusioni dellorganismo della OEA Organizzazione degli Stati Americani si segnala che malgrado limpegno di fermare le ostilità da parte delle Autotodefensas Unidas de Colombia AUC, continuano gli atti di violenza e intimidazione contro la popolazione civile. La disattivazione della complessa rete di gruppi armati al margine della legge coinvolti nel conflitto armato in Colombia, richiede che si ponga fine al costante flusso di atti di violenza da parte dei gruppi paramilitari e delle guerriglie nei confronti della popolazione civile e il suo relativo chiarimento giudiziario. Le conseguenze della violenza e il desplazamiento nei confronti di migliaia di vittime del conflitto e lesclusione dal processo di ricerca di una soluzione negoziata, ostacolizza la ricerca della verità, laccesso alla giustizia e alla riparazione.
(..) I membri dei vari fronti paramilitari coinvolti nel processo di smobilitazione promosso dal Governo, sono stati ripetitivamente segnalati come responsabili di gravi violazioni di diritti umani e del diritto internazionale umanitario, includendo massacri di civili indifesi, assassinati selettivi di leaders sociali, sindacalisti, difensori dei diritti umani, operatori della giustizia, giornalisti, ecc., atti di tortura e intimidazione e azioni orientate a forzare il desplazamiento di intere comunità. In alcuni casi la Commissione e la Corte interamericana hanno stabilito le responsabilità dello Stato, tutte le volte che queste gravi violazioni della Convenzione Americana sui Diritti Umani sono state perpetrate con laccondiscendenza di agenti di stato.
Se lo Stato colombiano non chiarisce adeguatamente i crimini atroci commessi dai ribelli o paramilitari, la giustizia internazionale assumerà le indagini e investigazioni, sentenza il documento del CIDH che dichiara chenon si notano da parte dello Stato colombiano gli sforzi destinati a stabilire la verità di ciò che è veramente successo con la violazione dei diritti umani da parte dei gruppi paramilitari e il grado di coinvolgimento ufficiale con questi gruppi. (Fonte: www.cidh.org/countryrep/Colombia04sp/indice.htm ).
Agli inizi di agosto Human Rights Watch (www.hrw.org ) ha diffuso un inquietante rapporto dal titolo Las apariencias engañan. La desmovilización de grupos paramilitares en Colombia. Dal 2003 sono quasi 6.000 i paramilitati smobilitati: fino allaprile di questanno solo 25 di questi sono detenuti per le atrocità commesse. Il rapporto afferma chiaramente che i paramilitari smobilitati che sono stati intervistati descrivono la loro partecipazione e quella dei rispettivi gruppi a gravi crimini, includendo massacri, assassini, sequestri ed estorsioni. Nessuno di loro è stato arrestato né interrogato per tali crimini.
La critica dellOrganizzazione Non Governativa HRW si fa quindi più aspra e diretta nei confronti del governo Uribe, responsabile di non aver compiuto nessuno sforzo serio per conoscere la verità sulle migliaia di vittime e per garantire giustizia.
Ma soprattutto il governo non ha neppure tentato di affrontare il problema della re-integrazione degli ex-paramilitari nella vita civile. È chiaro che la maggior parte di loro, non appena consegnate le armi, si venderà di nuovo al miglior offerente. Confermando ancora una volta che il potere economico dei gruppi paramilitari resterà intatto anche dopo lapplicazione della legge.
Anche Amnesty International, attraverso le parole del suo portavoce per la Colombia, non lascia alcun dubbio sulla qualità di questa legge: Marcello Pollack ha affermato che essa non rispetta il diritto alla verità ed agli indennizzi per le vittime, consolida limpunità e non prende alcun provvedimento per prevenire la reintegrazione dei membri delle Autodefensas nel conflitto.
In occasione della visita del Presidente Uribe in Europa a giugno, quotidiani prestigiosi come El Pais di Madrid, Le Figaro di Parigi e The Guardian di Londra hanno espresso il loro dissenso nei confronti della menzionata legge sulla smobilitazione dei paramilitari.
Laffondo del New York Times è particolarmente pesante nelleditoriale del 23 giugno 2005 dal titolo La capitolazione della Colombia: si permette la smobilitazione di migliaia di combattenti però le generose concessioni a comandanti paramilitari accusati di atrocità e traffico di cocaina (
) blinda i comandanti paramilitari dallestradizione per traffico di droga permettendo che confessino il traffico garantendogli doppia protezione("double-jeopardy"). Inoltre si colloca il paramilitarismo e i crimini ad esso relazionati, nella categoria di crimini politici che consente, in base alla Costituzione, di salvaguardare i comandanti dallestradizione negli USA per crimini relativi al traffico di droga.
Ponte della società civile tra Europa e Colombia
Il 9 agosto il Movimento nazionale delle vittime di Stato ha presentato al Vice-Presidente della Repubblica Francisco Santos una denuncia in incostituzionalità della legge n. 975/2005 (appunto la legge giustizia e pace) perché è di fatto una legge dellimpunità che rende possibile ai persecutori di continuare a coprire le circostanze di tempo, luogo, ecc, di come sono avvenuti i crimini, impedendo che siano castigati proporzionalmente ai crimini commessi e impedendo che le vittime partecipino nella fase decisionale sui procedimenti per la riparazione integrale, assicurando così il consolidamento paramilitare.
In risposta a questa denuncia di illegittimità, siamo riusciti a raccogliere (lOsservatorio indipendente sulla regione Andina SELVAS fa parte del gruppo promotore insieme a Kolko di Berlino, tra gli altri) ben 158 adesioni di organizzazioni sociali, religiose e dei diritti umani dell Europa e dellAmerica Latina, per chiedere all Unione Europea di non appoggiare lattuale processo di smobilitazione dei gruppi paramilitari colombiani nellambito del dibattito in Commissione UE per lAmerica Latina COLAT e nel consiglio dei ministri che avverrà il prossimo 6 settembre. Nel dicembre 2004, la UE si impegnò ad dar sostegno alla smobilitazione solo quando questa fosse regolata da un quadro legale conforme al diritto internazionale e i gruppi paramilitari rispettassero il cessate il fuoco.
La lettera aperta evidenzia che la legge di Giustizia e Pace recentemente approvata, tuttavia, non rispetta gli standard internazionali richiesti e i paramilitari hanno continuato a violare la cessazione delle ostilità accordata con il Governo.
-Il quadro legale definito attraverso la legge di Giustizia e Pace e i decreti 128 e 2767 non garantisce i diritti delle vittime alla verità, giustizia e riparazione. In questo modo, il processo di smobilitazione contraddice le norme del diritto internazionale e ostruisce il cammino verso un autentico chiarimento dei crimini gravi e la riconciliazione che contribuisce a stabilire una pare durevole in Colombia.
-Nella misura in cui il quadro legale stabilito non contiene una regolamentazione capace di garantire leffettivo smantellamento delle strutture paramilitari, difficilmente il dialogo e la negoziazione con i gruppi paramilitari contribuiranno alla pace. Limpunità che la legge permette, invece, potrebbe risultare nel riciclaggio e nella legalizzazione dei paramilitari.
-la legge di Giustizia e Pace e il decreto 128 rafforzano limpunità che ha predominato durante le ultime decadi, poiché i meccanismi di investigazione e le sanzioni previste non sono appropriate né sufficienti.
-Nonostante queste norme debbano contrastare lo sfollamento forzato di circa tre milioni di persone e lespropriazione delle loro terre, molti paramilitari autori di migliaia di crimini- conserverebbero le proprietà usurpate. Inoltre, in virtù del decreto 2767, i paramilitari che si accreditino come smobilitati riceverebbero benefici economici equivalenti a quaranta volte gli aiuti che il Governo destina agli sfollati.
Per questo, le organizzazioni che firmano esigono dallUE e dagli Stati Membri di non appoggiare né politicamente né economicamente il processo di smobilitazione dei gruppi paramilitari nelle condizioni in cui si presenta attualmente.
Richiediamo alla UE e ai suoi Stati Membri di esigere dal Governo Colombiano che si garantisca leffettivo smantellamento delle strutture paramilitari e il diritto delle vittime alla verità, giustizia e riparazione. Chiediamo allUE di esercitare la propria influenza per evitare che attraverso la legge di Giustizia e Pace e i decreti 128 e 2767 restino impunite le gravi violazioni ai diritti umani, crimini di lesa umanità e crimini di guerra commessi in Colombia. Le raccomandazioni dellUfficio in Colombia dellALto Commissariato dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e della Commissione Interamericana dei Diritti Umani offrono un quadro adeguato per il rispetto degli standard internazionali.
E fondamentale non appoggiare lattuale processo di smobilitazione attraverso progetti di osservazione ( monitoraggio ) o di cooperazione, per non ritardare la ricerca della verità dei fatti gravi occorsi in Colombia durante le ultime decadi, né legittimare limpunità. Leffettiva smobilitazione dei gruppi paramilitari è un requisito necessario per la soluzione pacifica del conflitto colombiano. Tuttavia, la smobilitazione deve orientarsi allo smantellamento completo delle strutture paramilitari e deve formare parte di una strategia di pace integrale. Solo con queste condizioni e garantendo il diritto alla verità, alla giustizia e alla riparazione, il processo di smobilitazione paramilitare potrà convertirsi in un contributo alla pace, conclude la lettera aperta.
Il coordinamento italiano di solidarietà con le comunità di pace colombiane ha scritto unapposita lettera al Ministro degli Esteri Fini per chiedere al governo Italiano di schierarsi dalla parte delle vittime colombiane riconoscendo così il loro diritto alla verità e alla giustizia, ed esercitare tutta la sua influenza affinché, l Unione Europea, il prossimo 6 di settembre, non decida lappoggio a questo processo di pace che oltre a permettere limpunità per i crimini di lesa umanità commessi dai paramilitari, non garantisce la scomparsa di queste strutture armate, e cosi non rappresenta assolutamente nessun contributo per portare la pace in Colombia.
Si ribadisce con forza la nostra posizione per la risoluzione politica del conflitto armato in atto in Colombia , attraverso processi di negoziazione che tengano conto delle vittime, che favoriscano un ambiente di riconciliazione nazionale fondato sulla verità dei fatti e che si svolgano in una cornice di legalità e giustizia in accordo con il Diritto Internazionale, così come richiesto dallUnione Europea nel dicembre 2004.
Ancora una volta lOsservatorio indipendente sulla regione Andina SELVAS.org dimostra il suo impegno in prima linea sul versante colombiano continuando a tessere il ponte tra Europa e Colombia anche attraverso un lavoro di lobbyng con il Parlamento Europeo dove siamo riusciti a contattare Monica Frassoni, Presidente dei Verdi Europei www.green-efa.org che ha appoggiato la diffusione della lettera aperta anche attraverso una apposita lettera del suo collega verde Alain Lipietz, Presidente della Commissione Andina della UE, nei confronti della Commissione COLAT.
Va registrato anche lappoggio di Luisa Morgantini, Presidente della Commissione UE sulla Cooperazione che si è personalmente attivata insieme al referente GUE per lAmerica Latina Paul Emile Dupret, che ci ha inviato le interrogazioni che il Gruppo europarlamentare della Sinistra radicale presenterà in merito alla Colombia.
Oltre allottimo risultato conseguito con lappoggio di 158 Ong e organizzazioni provenienti dalla Francia, Belgio, Germania, Olanda, Regno Unito, Portogallo, Spagna, Svizzera, va sottolineato lappoggio di organizzazioni internazionali come la Federazione Internazionale dei diritti FIDH di Parigi, lOsservatorio Mondiale della protezione dei difensori dei diritti umani OMCT di Ginevra, FIAN di Berlino.
Non si può tollerare limpunità
Questa allerta e attenzione della società civile dovrebbe interessare maggiormente anche lItalia, considerando anche che il capo dei paramilitari in Colombia è Salvatore Mancuso, di origine italiana, che si presume in affari con la ndrangheta calabrese, da cui proviene la sua famiglia.
Ricordo che, mentre fuggivo dalla Colombia in seguito alla minacce ricevute dai paramilitari, mentre lauto blindata e la scorta armata mi accompagnava in aeroporto, portai a mano un voluminoso libro, particolarmente ingombrante, pesante molto ben oltre le sue 490 pagine, il rapporto Deuda con la humanidad Paramilitarismo de Estrado elaborato dal Banco di dati sulla violenza politica in Colombia Noche y Niebla (www.nocheyniebla.org ), diretto dal gesuita Padre Javier Giraldo (da tempo minacciato per il suo impegno in prima linea alla ricerca della verità e della giustizia), un libro letteralmente esplosivo su 15 anni di paramilitarismo in Colombia, pubblicato nel gennaio scorso e reperibile in libreria ma nel paradosso della falsa democrazia colombiana non si può presentare pubblicamente per ragioni di sicurezza.
Salvatore Mancuso, capo della AUC, il 4 agosto 2005 si è presentato a deporre davanti alla Corte Suprema di Giustizia insistendo sullinfluenza paramilitare esercitata nei confronti di vari parlamentari che provenivano dalle zone dove noi deteniamo il potere (El Tiempo 4.08.2005).
Malgrado sulla sua testa pendano numerosi processi in quanto responsabile di vari crimini di lesa umanità, il capo paramilitare Salvatore Mancuso gode della totale impunità in Colombia e può permettersi il privilegio di uscire liberamente dal Palazzo di Giustizia nel centro di Bogotà...
Il cammino per la ricerca della verità e della giustizia è ancora lungo...
Martin E. Iglesias, giornalista e ricercatore delle dinamiche sociopolitiche latinoamericane,
è presidente e coordinatore volontario tra i fondatori dell'Associazione Culturale SELVAS.org.
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Cristiano Morsolin
Educatore-giornalista ed operatore di reti internazionali.
Co-fondatore dellOsservatorio Indipendente sulla Regione Andina SELVAS.org www.selvas.org
Cittadino del mondo con esperienze in Italia, Ecuador, Brasile, Peru.
Educador-periodista italiano y operador de redes internacionales.
Trabaja en Latinoamerica desde 2001 con experiencias en Ecuador, Perú, Colombia, Brasil. - Fundador del Observatorio Independiente sobre la Región Andina SELVAS.
E-mail: campana_paz_colombia@yahoo.com
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