In soli 60 giorni, il presidente colombiano Alvaro Uribe Velez, fa tornare indietro di 10 anni la nazione andina. Viene reintrodotta la facoltà al presidente, di dichiarare lo "stato d'assedio", facoltà eliminata dalla costituzione nel 1991. Non solo. Dopo aver dichiarato lo "stato d'emergenza" l'11 agosto, istituisce ogni lunedì come giorno di paga ufficiale agli informatori che mantengono l'identità celata. Non solo. Impone una tassa speciale di guerra pari all'1,2%:"Se i colombiani vogliono maggior sicurezza, che la paghino". Non solo. Ha attivato una rete di 150.000 civili armati che pattuglieranno le principali vie di comunicazione del Paese in incognito. Non solo. L'11 settembre Uribe, emana il "Decreto 2002", che permette la creazione di intere provincie sotto il comando dell'esercito, l'intercettazione di tutte le comunicazioni, l'arresto preventivo senza autorizzazione giudiziaria, lo sfollamento di interi paesi e l'espulsione di stranieri. Non solo. Il presidente Uribe si prepara a firmare un trattato bilaterale che garantisca agli USA l'immunità dei suoi soldati distaccati in Colombia, in cambio dell'ultimo finanziamento di 42 milioni di dollari.
Non solo.
I media ufficiali non se ne sono accorti, o forse hanno lo sguardo troppo impegnato altrove.
:: Speciale Colombia ::
La mano militare nel buio dell'informazione

Soldati dell'Esercito colombiano pattugliano il fiume Magdalena, nel nord della provincia di Bolivar - foto di Jose Miguel Gomez - REUTERS
Decreto 2002: il golpe invisibile
In 6 punti l'urgenza di Uribe del "pugno duro"
Amnesty International: La strada sempre più difficile della lotta all'impunità
Per Selvas.org :: DIARIO DALLA COLOMBIA: I marciapiedi feriti di Bucaramanga
Decreto 2002:
il golpe invisibile
Di Martin E. Iglesias- 22/09/2002
Le repentine decisioni del governo di Bogotà, in tema di politica di sicurezza attraverso la promulgazione del "Decreto 2002" , possono confondere solo il lettore di notizie più distratto. E purtroppo le notizie dallarea andina, non riescono ad approdare ai nostri mezzi di comunicazione. Ma la svolta autoritaria e militare colombiana non può essere confusa con la richiesta interna di maggior sicurezza o con la guerra internazionale al terrorismo. La Colombia sprofonda sempre di più nello stato di guerra civile con lavvallo degli Stati Uniti.
Il Governo colombiano ha decretato, il 10 settembre, la detenzione, di eventuali sospettati, senza l'autorizzazione giudiziaria, l'intercetazione delle comunicazioni e la creazione di zone speciali sotto l'autorità militare, tutto questo all'interno dello "stato di emergenza" dichiarato lo scorso 11 agosto.
In un comunicato, l'esecutivo del Presidente Alvaro Uribe, intende dare al Governo la possibilità di snellire i procedimenti stabiliti per la cattura di persone, sulle quali esistano seri indizzi nell'aver commesso delitti o essere pronti a commetterli.
L'entrata in vigore del "Decreto 2002" consente l'intercettazione e la registrazione, con qualsiasi mezzo tecnologico, delle comunicazioni. Altresì impone ad ogni cittadino straniero di comparire davanti alle autorità colombiane quando gli sia richiesto, pena l'espulsione dalla nazione.
E queste sono solo alcune delle limitazioni, imposte per decreto, alle libertà costituzionali.
Governo militare
Il Presidente, prosegue il comunicato, potrà creare "Zone Speciali di Riabilitazione e Consolidamento"; queste zone sono aree geografiche "compromesse da azioni di gruppi criminali" nelle quali il Governo potrà applicare misure eccezionali "per garantire la protezione della popolazione civile e la stabilità costituzionale". Queste aree saranno stabilite dal Presidente che designerà un comandante militare perchè assuma il controllo della Forza Pubblica in quelle zone. In quelle zone si potranno regolamentare i diritti di mobilità e di residenza secondo dei permessi speciali che verrano concessi dalle autorità. Le stesse autorità potranno, con due giorni di preavviso, attuare degli sfollamenti forzati di espulsione da queste zone. Il comandante militare potrà anche procedere alla detenzione per 24 ore di persone senza regolare documento di identificazione, sospendere salvacondotti, ordinare la perquisizione di tutta la merce trasportata per via terrestre, fluviale o aerea.
Le promesse del presidente Uribe di utilizzare la mano forte contro le guerriglie in Colombia, non sono solo mantenute ma anche abbondantemente superate, in queste che rischiano essere solo le anticipazioni di uno stato di emergenza continuo. Dopo solo un solo mese di mandato presidenziale Alvaro Uribe stabilisce per decreto il colpo di stato, esautorando i suoi ministri, il parlamento, gli amministratori locali e la Costituzione. E questi nuovi sforzi militari sono premiati, o sarebbe meglio dire finanziati, in anticipo e sulla fiducia dal grande alleato nordamericano. Infatti il governo del Presidente George W. Bush ha autorizzato, il giorno prima, il versamento di 42 milioni di dollari di aiuti alla Colombia, bloccati ad aprile dal Congresso USA in attesa della verifica del rispetto dei diritti umani da parte delle Forze Armate colombiane. I 42 milioni di dollari sono la seconda e ultima tranche di 102 milioni di dollari previsti per l'anno 2002 in appoggio alla lotta al "narco-traffico" e, novità USA, alle guerriglie, abbattendo così un tabù del Congresso, nel finanziamento diretto di una guerra.

Diomar Martinez, piange la morte di suo figlio ventiduenne, Hernando Zambrano, ucciso da un gruppo armato, nel cimitero di Puerto Asis il 28 agosto 2002. Foto di Andrew Selsky - AP
L'assegno in bianco sui diritti umani
Il Dipartimento di Stato statunitense, nella persona del sottosegretario di Stato Richard Armitage ha certificato che "le Forze Armate colombiane stanno rispettando i criteri riguardanti i diritti umani", e stanno cooperando con le autorità civili per denunciare violazioni, legami con gruppi paramilitari e tutto ciò nel rispetto delle norme costituzionali. Ma le norme cambiano esattamente il giorno dopo i finanziamenti, e per non personalizzare troppo la svolta militare, lo stesso giorno dei nuovi Decreti, il Presidente colombiano è in viaggio ufficiale a New York, dove assisterà alle commemorazioni del tragico 11 settembre statunitense.
Venerdì 13 settembre il Presidente colombiano farà la sua prima apparizione davanti alla 57° Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove potrà spiegare alla comunità internazionale la sua "politica di sicurezza" e chiederà in un voto la partecipazione dell'organismo a un tavolo di pace sia con le guerriglie che con i paramilitari. Il carattere di emergenza instaurato con gli attuali decreti, lascia immaginare una prova di forza e d'urgenza che richiederà rimedi efficaci all'Assemblea.
Solo una settimana fa l'Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Mary Robinson, aveva fatte proprie le preoccupazioni già espresse da Amnesty International, l'indomani dell'applicazione dello "stato d'emergenza". Il Commissario ONU, alla fine del suo mandato, ha espresso il timore che la politica di sicurezza di Uribe sia incompatibile con le norme del diritto internazionale e possa far aumentare l'esercizio del paramilitarismo, coinvolgendo così maggiormente i civili nel conflitto armato. Infatti tra le novità introdotte pochi giorni fa, il Governo colombiano ha attivato una rete di 150.000 civili armati che pattuglieranno le principali vie di comunicazione del Paese; ha istituito ricompense in denaro, ogni lunedì, per i delatori. I cooperanti con l'esercito, saranno coperti da anonimato e stipendiati dalle casse dello Stato. Gli organismi di difesa dei diritti umani denunciano l'iniziativa come una riproposta delle famose "Cooperativas Convivir" ideate dallo stesso Uribe quando era Governatore della regione di Antioquia, tra il 1995 e il '97, quando queste pattuglie di civili armati sfociarono in violenze contro la popolazione e nel paramilitarismo. E i timori aumentano quando il Governo colombiano, sempre pochi giorni fa, dichiara di voler aderire alla Convenzione di Roma, per la creazione del Tribunale Penale Internazionale (TPI), ma chiedendo una speciale proroga di sette anni, per la sua applicazione alla Colombia.
Proposte indecenti
La travolgente politica di Alvaro Uribe, sicuramente non coglie di sorpresa gli Stati Uniti. Il 25 settembre il Presidente andino ha in agenda un incontro a Washington con G. W. Bush per trattare una serie di accordi bilaterali per la lotta al narco-traffico, per il commercio e per rispondere alla richiesta della Casa Bianca di garantire, davanti al TPI, l'immunità dei soldati statunitensi distaccati in Colombia. Attualmente centinaia di militari nordamericani partecipano al conflitto colombiano in qualità di osservatori e di intelligence, sia a difesa di interessi USA, come ad esempio l'oleodotto petrolifero di Caño Limon, sia nelle operazioni di "fumigazione" - cioé irrorazione tramite arei di diserbanti della Monsanto - sulle zone agricole coltivate a coca e papavero. Queste operazioni sono ricominciate i primi giorni di settembre su vaste aree della Colombia dopo una pausa, per verificarne la tossicità dei prodotti e il loro impatto ambientale sulla popolazione e sugli allevamenti, richiesta dal Congresso. Una richiesta che è stata facilmente evasa come sono state evase le denunce e i documenti di organizzazioni, approdati al Congresso stesso.
L'asse militare-economico che lega gli USA alla Colombia, consolida le sue basi l'11 settembre 2002, nello sprezzo dei diritti umani, delle convenzioni internazionali e delle democrazie, e dimostrando per l'ennesima volta, la distanza che intercorre tra i grandi discorsi all'umanità e l'umanità che li subisce. Una data da commemorare, insomma, pare non si voglia negare a nessuno, neanche ai colombiani.
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A un mese dall'insediamento il nuovo Presidente ha dichiarato in Colombia lo "Stato di emergenza".
In 6 punti l'urgenza di Uribe
del "pugno duro"
Di Martina Vultaggio

Alvaro Uribe durante una cerimonia, stringendo la mano al Capo Maggiore delle Forze Armate Enrique Mora alla Presenza del vice presidente Francisco Santos. Foto di Eliana Aponte - Reuters
Colombia, 18 agosto 2002
"Sarà possibile arrivare ad una negoziazione con le FARC solo se si attua efficacemente contro il loro potere militare". Queste le dichiarazioni del presidente Uribe, che vuole spostare la politica di difesa attuata fino al 7 di agosto dal governo colombiano, ad una politica di attacco. Questa nuova fase del conflitto iniza con la dichiarazione di Stato di emergenza, e prevede una nuova formula di confronto diretto e offensiva contro guerriglieri e paramilitari. Il pacchetto di misure organizzate da Uribe include uno Statuto Antiterrorita, pene più pesanti, nuove strategie antisequestro, e offensiva diretta contro il narcotraffico. Vediamo di seguito i 6 fronti di battaglia nei quali è impegnato il neo-presidente:
1)ECONOMIA DI GUERRA
Il governo vuole fare capire ai colombiani che in tempo di guerra bisogna tirare la cinghia; questo attraverso la creazione di un'imposta straordinaria dell'1,2%, l'eliminazione del sussidio per la benzina e la fusione di 4 entità agricole; in particolare si chiede, anche se tra le righe, che l'aiuto economico arrivi soprattutto da parte delle imprese. Tale denaro sarà utilizzato per finanziare esercito e polizia, che riceveranno in un anno più di quanto destinato nello stesso tempo a tutti i progetti d'inversione del paese. Questo finanziamento spicca soprattutto perchè viene da privati, e non si tratta più di un prestito come erano invece i "bonos de paz". Se i colombiani vogliono maggior sicurezza, devono pagare per ottenerla. Il pronostico quindi rispetto all'economia non è ancora drammatico, ma la situazione non sarà facile..verrà a crearsi una nuova Argentina?!
2)RAFFORZAMENTO MILITARE
Il primo obiettivo delle forze armate è invertire la tendenza degli ultimi quattro anni, durante i quali si reagì in maniera insignificante rispetto ai 3000 attacchi guerriglieri e paramilitari. " L'obiettivo è ora la prevenzione di tali attacchi", dichiara il nuovo comandante delle forze militari, Jorge Enrique Mora. Per ottenere ciò, Uribe ha deciso di rinforzare nell'immediato le forze armate, questo soprattutto attraverso il denaro ricevuto con la dichiarazione dello Stato di emergenza. Nel primo semestre del 2003 entreranno in funzione due nuove brigate mobili, e 30000 nuovi militari di professione. Si aspira inoltre ad ottenere un secondo "Aereo fantasma". Altro cambio è previsto anche nella parte di Intelligence, dove le due maggiori proposte sono "la rete di informatori civili" e il pagamento di una ricompensa per la consegna di guerriglieri o paramilitari. L'interesse in questo senso è rivolto soprattutto al colpire il Blocco Orientale, colonna portante delle FARC. Su questa linea, entreranno in funzione dieci gruppi antiterrorismo urbano nelle città di Medellìn, Cali, Bucaramanga, Aranca, Valledupar, Cùcuta, Cartagena, Villavivencio, Popayàn e Barrancabermeja.
3)ARTIGLIERIA GIURIDICA
Gli sviluppi dellla dichiarazione di Stato di Emergenza consistono in leggi eccezzionali e transitorie che diano facoltà alle forze militari di poter effettuare arresti preventivi, ecc.. Insieme a ciò, il nuovo governo sta preparando una batteria di leggi e decreti che diano la possibilità a giudici e fiscali di castigare più severamente reati non politici, ma che possono essere trattati come tali (sequestri, massarci, desplazamientos...) Il governo sta inoltre pteparando delle misure per le quali anche i minori di 16 anni possano rispondere penalmente dei reati commessi. Rispetto alle carceri, verrà inoltre imposto a tutte un regime disciplinario di massima sicurezza, finoi ad ora presente solo in quattro strutture.
4)COLPIRE LE ENTRATE FINANZIARIE DEI VIOLENTI
La certezza in questo senso è che l'industira della droga sia il principale metodo di sotentamento della guerriglia. Per questo bisogna colpire il narcotraffico; ciò attraverso la collaborazione degli Stati Uniti, che si impegnano ad informare la Colombia rispetto alle imprese che finanzino i guerriglieri. questo impegno vuole inoltre essere esteso anche ad altri organismi internazionali che cogliano collaborare alla lotta al terrorismo. Saranno inoltre applicate misure di controllo dei movimenti di capitali sospettosi, e il denaro recuperato in questa maniera verrà utilizzato per la costruzione di carceri e l'acquisto di strumenti di sicurezza.
5)RILEGITTIMAZIONE DELLO STATO?
Questo punto è quello che il governo meno si impegna a sostenere, nonostante sia comprovato che la maggior parte della popolazione non ha nessun vincolo rispetto allo stato. Non esiste quasi politica di Welfare, almeno 5 milioni di persone non beneficiano dei servizi pubblici, e `vi è un 90% di impunità e corruzione. Lostato deve tornare ad essere efficiente, trasparente e giusto, ...staranamente questo punto è quello che meno gode di iniziativa. Basicamente consta di tre punti: -Riforma politica -Programma di meritocrazia -Riduzione dell'apparato statale,mediante la fusione di entità. sociologi e investigatori sono concordi nel dire che il presidente ha centrato molto più le forze nella questione militare, quasi dimenticandosi della ricostruzione dello stato.
6) ADDIO ALLA DIPLOMAZIA DI PACE
La priorità passa, rispetto al governo Pastrana, dal Plan Colombia, legsto al fronte internazionale, al vendere il piano di difesa della democrazia alle regioni, piuttosto che cercare appoggi esterni. Uribe sollecita però l'intervento dell'Onu come mediatrice del conflitto. L'attitudine è, come già spiegato, quella del passaggio dalla difesa all'attacco, sulla base del diritto legittimo di uno stato di difendersi. Questo anche per frenare arbitrarietà e ingiustizia di molte ONG. Inparticolare vediamo, in questo senso, l'intervento della Kertzman. ambasciatrice clombiana inCanada, che sostiene che "Non è possibile che nell'ultimo anno si8ano arrivate all'ambasciata 5000 denuncie di violazione dei diritti umani, delle quali solo 20 conro la guerriglia. D'ora in poi saranno le ONG a doversi adattare alle imposizioni del governo, e non il contrario" Bene, questo è tutto. come già detto io mi trovo ora a Bucaramanga, proprio con una ONG, che lavora con i bambini di strada. Tirate un po' voi le conclusioni...
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La svolta autoritaria cominciata con linsediamento del nuovo governo di Alvaro Uribe rischia di avere effetti ancora più devastanti nella giustizia e nella ricerca di responsabilità.
La strada sempre più difficile della lotta allimpunità
Del Il gruppo 10 di Pisa di Amnesty International

Paramilitari delle AUC rastrellano casa per casa nelle vicinanze di Medellin.
Foto:Albeiro Lopera - REUTERS - FEATURE - COLOMBIA - PARAMILITARY
18 settembre 2002
Una settimana fa, il 9 settembre, il sottosegretario di stato degli Stati Uniti Richard Armitage ha certificato limpegno e i buoni risultati del governo Colombiano nella salvaguardia dei diritti umani. La certificazione, fortemente avversata dalle principali ONG per i diritti umani tra cui Amnesty International, Human Rights Watch e Washington Office on Latin America (WOLA), era una condizione fissata dal Congresso per sbloccare la seconda tranche di aiuti al governo Colombiano, circa 42.6 milioni di dollari, destinati alla lotta alla guerriglia, alla fumigazione dei raccolti di coca ma anche, per la prima volta, alladdestramento dellesercito e alla fornitura di materiale bellico per operazioni anti-guerriglia. Purtroppo, guardando oltre le operazioni di facciata, limpegno per i diritti umani del governo Colombiano, è stato pressoché nullo o comunque largamente insufficiente così che gli alti ufficiali dellesercito responsabili di violazioni dei diritti umani attraverso la connivenza con i gruppi paramilitari sono ancora adesso nelle loro posizioni di comando. In questa situazione di continui abusi da parte dellesercito regolare e dei paramilitari, legati a doppio filo a questo, gli aiuti, in prevalenza militare, già concessi in precedenza allinterno del discusso Plan Colombia, sono destinati a peggiorare la situazione e a foraggiare nuove violazioni.
Le violazioni in Colombia sono di dimensioni sconcertanti.
Gli assassinii di sindacalisti, difensori dei diritti umani, avvocati, insegnanti e giornalisti sono allordine del giorno e non meno esposta è la popolazione civile, soprattutto nelle zone di conflitto, dove essere semplicemente sospettato di collaborazionismo con la fazione armata opposta può significare la minaccia di morte, la tortura, la sparizione e la morte stessa. Bisogna poi aggiungere lo sfollamento forzato ad opera dei paramilitari (gli sfollati interni in Colombia sono più di 2 milioni) per fini strategici militari o economici; i sequestri, gli attentati e larruolamento forzato dei bambini ad opera della guerriglia e infine le operazioni di limpieza social ad opera dei CONVIVIR il cui scopo è leliminazione di senza tetto, bambini di strada, prostitute, spacciatori di droga e tossicodipendenti. Questa galleria degli orrori è assicurata dalla completa impunità dei colpevoli che costituisce una componente intrinseca della strategia anti-insurrezionale delle forze armate e dei gruppi paramilitari ad esse collegati. Assicurare che i responsabili non siano portati davanti alla giustizia incoraggia la continuazione delle violazioni. A nulla sono valse le raccomandazioni della Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (E/CN.4/2002/17, raccomandazione n.7) che esortava lo Stato ad adottare le misure necessarie per indagare, punire e riparare alle gravi violazioni dei diritti umani e della legge umanitaria internazionale attraverso il sistema giudiziario ordinario, e a prevenire limpunità.
Il problema dell'impunità non viene negato dalle autorità colombiane che non solo ne ammettono l'esistenza, ma ne riconoscono anche il ruolo nella perpetuazione delle violazioni dei diritti umani.
Il massacro di Pueblo Bello
L'impunità viene, però, attribuita alle carenze del sistema giudiziario nell'affrontare ogni tipo di azione criminale, giustificazione che serve per coprire il fatto che vengono impiegati strutture e meccanismi specifici per garantirla nei casi di violazioni dei diritti umani. Il massacro di Pueblo Bello, di seguito descritto, è uno dei casi che può servire ad illustrare questa situazione.
Pueblo Bello è una cittadina situata nella municipalità di Turbo, dipartimento di Antioquia, nella regione dell'Urabá che, all'epoca in cui si svolsero i fatti (gennaio 1990), era una zona militarizzata amministrata direttamente dall'esercito. Nella zona venivano imposte particolari misure di sicurezza: tutti gli abitanti erano registrati ed avevano carte di identità emesse dagli amministratori militari; la libertà di movimento all'interno era ridotta e l'ingresso e l'uscita venivano controllati dai posti blocco sulla strada; vigeva il coprifuoco e nessun veicolo poteva circolare normalmente fra le 6 di sera e le 6 di mattina.
Domenica 14 gennaio 1990, verso le 8.30 di sera, un gruppo di uomini armati, alcuni incappucciati, altri in uniforme militare ed altri ancora in abiti civili, sequestrò 43 uomini da Pueblo Bello prelevandoli dalle loro case, dalle strade, dai bar e da una locale chiesa presbiteriana.
Le vittime furono fatte salire su due autocarri che si allontanarono dall'abitato percorrendo l'unica strada che conduce fuori dalla cittadina; non furono fermati al posto di blocco militare esistente su questa strada.
Tre settimane prima erano stati rubati 43 capi di bestiame da un ranch locale di proprietà di Fidel Castaño, noto con il soprannome di Rambo a causa del suo coinvolgimento, con il gruppo paramilitare ai suoi ordini, in numerosi massacri della zona.
Si sospetta che il furto fosse stato commesso da un gruppo guerrigliero attivo nella zona. Gli abitanti di Pueblo Bello erano stati frequentemente accusati di essere simpatizzanti della guerriglia da parte di esercito e paramilitari.
Erano stati rubati 43 capi di bestiame e 43 uomini erano stati prelevati da pueblo bello: non sono piu stati visti vivi.
A metà febbraio uno dei partecipanti al raid si consegnò alle autorità e testimoniò che i 43 uomini erano stati portati al ranch di Fidel Castaño dove erano stati torturati, uccisi e sepolti. La polizia perlustrò il ranch e trovò delle fosse comuni contenenti 24 corpi. Sei furono identificati dai familiari come appartenenti al gruppo di uomini sequestrato a Pueblo Bello.
Poco dopo il ritrovamento dei cadaveri, 5 membri del gruppo paramilitare furono arrestati ed accusati del sequestro e delle uccisioni. Furono rilasciati poco dopo.
Nel giugno 1990 due ufficiali del Battalion Vélez, di turno al posto di blocco nel giorno del sequestro, furono accusati di negligenza ("omisión permisiva"), per aver permesso il passaggio agli autocarri che trasportavano gli uomini rapiti. Le accuse furono in seguito ritirate.
La dr.ssa María Ester Restrepo Quiceno, Procuratore Regional di Urabá, incaricata dell'indagine amministrativa sul caso Pueblo Bello, fu uccisa insieme alle due guardie del corpo il 24 luglio 1990.
Solamente nel giugno 1997 il Giudice Regionale di Medellin condannò Fidel Castaño in absentia ed altri 11 membri del gruppo paramilitare a 30 anni di reclusione per il massacro di Pueblo Bello, ma soltanto tre dei condannati sono stati arrestati.
A 12 anni dal massacro gli altri mandati di arresto non sono stati eseguiti.
Da notare che nel giugno 1991 Fidel Castaño fu anche condannato, in absentia, a 20 anni di carcere per complicità nei massacri avvenuti nel 1988 nelle località di Honduras e La Negra.
Il problema dellimpunità in Colombia si è addirittura aggravato nellultimo anno con la designazione del nuovo Procuratore Generale Luis Camino Osorio ed ora, con l'arrivo al governo del nuovo presidente Alvaro Uribe, benvoluto dai paramilitari e sospettato di avere legami con essi, sembra destinato a peggiorare ulteriormente.
Il Procuratore Generale Osorio ha subito manifestato una forte ostilità verso le indagini sulle violazioni dei diritti umani. La sua attività di questanno è stata caratterizzata da una immediato licenziamento di molti pubblici ministeri che si occupavano di diritti umani e dalla mancata difesa dei suoi sottoposti, minacciati di morte per le loro indagini, che pure riguardavano violazioni dei diritti umani. Questa pesante indifferenza è stata anche redarguita fortemente dallufficio di Bogotà dellAlto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite che ha avanzato gravi preoccupazioni circa le prospettive per il rafforzamento dellistituzione (il Procuratore Generale, N.d.T) e il suo impegno per combattere limpunità. Diverso eventi hanno messo in dubbio lindipendenza e lautonomia dei pubblici ministeri nelle loro indagini nelle violazioni dei diritti umani, in particolare quelle che coinvolgono gruppi paramilitari e pubblici ufficiali. In un articolo uscito sul New York Times è stata pubblicata una dura presa di posizione del Procuratore Generale Osorio contro 45 membri del Congresso degli Stati Uniti firmatari di un lettera in cui esprimevano preoccupazione per la situazione dei diritti umani nel paese andino. Laccusa riportata era quella di aver intrapreso una guerra per screditare le autorità Colombiane, posizione simile a quella di alti ufficiali dellesercito che accusano con regolarità i pubblici ministeri che indagano sulle violazioni dei diritti umani di portare avanti una guerra giudiziaria sostenuti dalla guerriglia.
La svolta autoritaria cominciata con linsediamento del nuovo governo di Alvaro Uribe rischia di avere effetti ancora più devastanti nella lotta allimpunità.
Uno dei primi atti del governo, ad opera del ministro dellinterno e della giustizia, Fernando Londoño, è stato un forte attacco alla Corte Costituzionale accusata di eccessivo attivismo giudiziario. La Corte è lorgano preposto alla salvaguardia dei principi costituzionali e quindi anche del rispetto costituzionale; in passato aveva ristretto le possibilità del presidente di limitare o sospendere i diritti costituzionali e aveva deciso lassegnazione alla giustizia ordinaria (e non militare) delle indagini sulle violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza.
La volontà del governo sembra quella di riformare la Corte per avere una maggiore libertà di azione.

Addestramento dei paramilitari delle AUC sulle montagne di Antioquia.
Foto:Albeiro Lopera - REUTERS - FEATURE - COLOMBIA - PARAMILITARY
Alcuni provvedimenti annunciati sono molto preoccupanti:
- reintrodurre la facoltà del presidente di dichiarare lo stato dassedio, intenzionalmente rimossa dalla costituzione del 1991. Questa possibilità permetterebbe al governo di non rispettare gli obblighi internazionale sui diritti umani e di limitare a tempo indeterminato molti diritti in nome della sicurezza;
- creare delle milizie civili di informatori e con compiti anti-guerriglia. I precedenti esperimenti di coinvolgimento di civili auto-organizzati hanno portato alla formazione dei gruppi paramilitari e dei CONVIVIR, implicati in centinaia di assassinii e violazioni dei diritti umani.
- Attribuire alle forze armate funzioni di polizia giudiziaria. In passato simili poteri sono stati utilizzati per nascondere le violazioni e gli abusi commessi dalle forze di sicurezza.
Infine unaltra grave preoccupazione deriva dalla dichiarazione allegata alla ratifica da parte della Colombia del trattato di Roma che riguarda listituzione della Corte Penale Internazionale. La dichiarazione, che non è stata né discussa dal congresso né resa pubblica al momento della firma, prevede che per un periodo di sette anni i Colombiani siano sottratti alla giurisdizione della Corte per tutti i reati previsti dallArt.8 del trattato cioè i crimini di guerra, gli attacchi intenzionali verso la popolazione civile, il sequestro di ostaggi, le esecuzioni sommarie, la tortura ed il reclutamento di bambini sotto i 15 anni. E chiaro che questa decisione costituisce un invito allabuso verso i civili e una promessa di impunità.
Amnesty International, come le altre ONG per i diritti umani, sta portando avanti una campagna di sensibilizzazione e di lobby sul governo Colombiano per cercare di scongiurare i provvedimenti annunciati.
Invitiamo tutti a scrivere una lettera al presidente Alvaro Uribe così come esemplificata al sito http://web.amnesty.org/web/content.nsf/pages/gbr_colombia_action. Non è possibile ottenere la sicurezza, nemmeno con le armi, fino a quando non ci sarà vera giustizia e sarà garantito a tutti i Colombiani il loro diritto alla vita e ad una vita decente.
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Il reportage dalle strade di una città colombiana, tra i "desechables", i "parches" e i braccati della penombra.
I marciapiedi feriti di Bucaramanga
Di Martina Vultaggio

Bambini si tuffano nel fiume Atrato dal porto di Quibdo, sulla costa Pacifica - foto di Javier Galeano - AP
Bucaramanga - Colombia, 10 settembre 2002
Sono arrivata a Bucaramanga ormai da un mese, e tutto quello che sto vivendo è così sorprendentemente diverso dalla realtà in cui sempre mi sono trovata immersa, che sento il bisogno di scrivere per raccontare, per non dimenticare, perchè quando si torna alla comodità della vita di ogni giorno tutto sembra più distante.
Bucaramanga è una città più o meno grande (conta circa un milione di abitanti) situata al nord della regione di Santander; la divide dal confine col Venezuela una delle tre catene rocciose che attraversano il paese. Qui la situazione è relativamente tranquilla: pare che la guerriglia si tenga lontana perchè nelle banche cittadine viene custodito il suo patrimonio, mentre i paramilitari si tengono ben nascosti e agiscono con loscurità, attaccando, minacciando e uccidendo le persone che vivono in strada: i desechables, i gamines, come vengono chiamati. Queste persone per me hanno iniziato a rappresentare molto: sto infatti lavorando per una ONG., Niños de Papel, che si occupa del recupero di minori di strada.
Le funzioni del progetto sono molteplici: unequipe di educatori di strada si occupa dellavvicinamento ai ragazzi, dei loro eventuali bisogni, o problemi, soprattutto di salute. Attraverso giornate ricreative, partite di calcio, momenti di condivisione, si cerca di spingere il giovane a consumare meno droghe, e a fare una scelta per il futuro: entrare nel centro di accoglienza, dove si fermerà cinque settimane, mentre psicologi e pedagoghi ne tracciano il profilo e la storia personale. Se il ragazzino supero questo primo periodo, e non è facile, viene trasferito per una quantità di tempo variabile in una casa di campagna, dove verrà assistito per risolvere i suoi conflitti con le droghe, o con il suo passato, o entrambi. La fase successiva è linserimento in una delle case famiglia Emaùs, dove viene data al minore la possibilitá di lavorare, o studiare. Qui si ferma fino ai 17-18 anni, quando comincia a essere preparato per la vita indipendente, attraverso una fase di sgancio dallistituzione. Esiste inoltre un progetto simile, in due fasi, rivolto a ragazze.
Noi volontari siamo in quattro, uno spagnolo, due basche ed io, italiana. Ci dividiamo tentando di seguire un po tutte le fasi, di coprire le eventuali giornate di vacanze degli educatori...ci prestiamo insomma secondo il bisogno.
Io finora mi sono attivata come educatrice di strada: è un lavoro molto vario, e anche pesante, perchè si tratta di percorrere la città da una parte allaltra, visitando i parches, formati da gruppi di persone, quasi sempre fissi, con un punto di ritrovo fisso. Qui ci si ferma a chiacchierare, si gioca a domino, o a carte: molto spesso ci sono anche persone adulte, gente de vive per strada da una vita: o facce nuove, che vengono da Bogotà, da Santa Marta, da Barranquilla... in fuga da una minaccia, o da una famiglia violenta, o semplicemente in cerca di novita. Tutti gli abitanti di strada hanno caratteristiche comuni: li si può vedere con una bottiglia di plastica nascosta sotto la maglietta, che aspirano colla, in continuazione ; fumano marijuana, o bazuco, un ricavato degli scarti di coca mischiato con polvere di mattone e altre schifezze, che viene fumato in pipe artigianali; bevono alcohol etílico, perchè costa meno e sballa più di una birra. Ognuno ha il suo coltello nascosto in qualche cucitura, o in uno zaino; gli effetti personali sono considerati sacri, così come le scarpe. Gion Daivi, 23 anni, un giorno si è presentato allassociazione con uno squarcio che dallinguine arrivava a metà pancia: a qualcuno piacevano le sue scarpe, e lui aveva tentato di difenderle.
Ogni Parche ha un nome e le sue caratteristiche: cè il parche di San Miguel, uno dei pochi dove si trovano anche alcune ragazze; molti adulti, molto alcohol, in genere con noi allegri e tranquilli, ma tra loro spesso violenti, violentissimi: non passa giorno senza che arrivino ai coltelli, sono pieni di ferite. Si ritrovano in una zona verde chiamata la Giungla, dove è sconsigliato passare di notte, e di giorno è meglio non entrarci da soli.
Cè il parche dello stadio, dove andiamo in visita di una decina di ragazzi: da quanto ho capito questo parche è il più ricercato da signori con belle macchine e portamento distrinto, che non disdegnano un servizietto una volta ogni tanto, soprattutto se economico. E così laltro giorno abbiamo portato in ospedale, durgenza, Carlos, 26 anni, debilitato dallAids, sei mesi che non riesce quasi a mangiare nulla. Lospedale pubblico è un posto dove si va soprattutto a morire. E una delle cose che più mi è rimasta impressa: gente buttata per terra, moribondi, aspiranti suicidi, tutti mischiati e a malapena guardata in faccia dai quattro dottori presenti. Le medicine, le flebo, i contenitori per le analisi, bisogna comprarseli. Se sei indigente e non hai soldi, o nessuno ti reclama, peggio per te: ti dimettono e fine.
Carlos lo lasciamo al pronto soccorso, dopo avergli comprato un paio di borse di ghiaccio, e aver insistito perchè gli misurassero la febbre, dato che tremava tanto da far saltare la barella. Medicine specifiche per la sua malattia, neanche a parlarne: un trattamento contro lAids devessere importato dagli Stati Uniti, e una dose per un paio di settimane costa non meno di 400 dollari.
Il parche della calle 30 si trova in una zona della città poverissima, dove bisogna stare molto attenti. Ancora non ho avuto molti contatti con questi ragazzi. Per lo più sono sempre in giro a rubare, o a mendicare; dormono in un capannone che funge da immondezzaio cittadino...qui almeno sono protetti dai paramilitari e dalla polizia.
Con molti di loro entriamo in contatto anche la notte, quando due volte alla settimana distribuiamo cibo in zone predefinite, a rotazione. Durante queste serate si conoscono nuove situazioni di marginalitá : una sera si sono presentate 30 famiglie di desplazados, persone obblígate a lasciare la loro casa a causa del conflitto.
Dimenticati dal governo, braccati dalla guerriglia o dai paramilitari, molto spesso questa gente costruisce nuovi, enormi quartieri di baracche, o occupa case disabitate. Queste famiglie erano state sgomberate il pomeriggio dalle forze dellordine, perchè occupavano un terreno abusivo. Pioveva, mentre noi cercavamo di intrattenere i bambini, anche per distogliere lo sguardo dagli occhi carichi di suppliche dei genitori, di bisogni ai quali non possiamo dare, purtroppo, risposte.
Oltre allanimazione di strada ho inoltre supportato il lavoro di Sandra, altra volontaria, con le ragazzine. Si tratta di fortificare le loro abilità sociali e lautostima. La casa dove vivono si trova in provincia di Bucaramanga, a Piedecuesta. Qui vengono portate dal Bienestar Familiar, i servizi sociali, e vi rimangono solo se realmente motivate al cambiamento. Se no, sono libere di andarsene. Molte vengono pescate dalla polizia durante retate nei locali di prostituzione; altre scappano da situazioni familiari difficili. In questo momento, due di loro, di 14 e 17 anni, sono incinte, mentre due hanno un bambino, momentáneamente affidato ad unaltra famiglia, in attesa della maggiore età della madre.Il padre spesso non si sa neanche chi è.
Le ragazze, le donne, sono, possiamo dire, la parte più emarginata e sfavorita del paese. Non esistono istituzioni che si facciano carico dei loro problemi, o per ragazze madri. La cultura è profondamente maschilista. Molte si lamentano di essere maltrattate o violentate dai loro stessi compagni. Molti ragazzini scappano di casa perchè non ne possono più di vedere la madre pestata a sangue.
Mi rendo conto che tutto quello che sto raccontando è crudele, duro, e che sembra che io stia vivendo un incubo. Questo non è vero, anzi. Non voglio essere, in questo mio reportage, quella che cerca solo il lato sensazionalistico, negativo. Farei un torto a tutte le persone che ho conosciuto, se non parlassi dei sorrisi, della creatività, dellenergia e della furbizia con cui vivono la vita. Cè voglia di cambiare, di svilupparsi.
Il mio viaggio è solo allinizio.
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Martin E. Iglesias, giornalista e ricercatore delle dinamiche sociopolitiche latinoamericane, è il coordinatore volontario di SELVAS.org.
E-mail: info@selvas.org
Martina Vultaggio, è impegnata come educatrice di strada con una ONG nell'aiuto dei minori. Ha deciso di intraprendere con SELVAS.org un'attività di giornalismo militante, raccontando la società andina partendo dalla sua esperienza.
E-mail: marticolombia@yahoo.com.
Il gruppo 10 di Pisa di Amnesty International si occupa, tra gli altri casi, in particolar modo della difficile situazione dei diritti umani in Colombia. L'indirizzo è: Via Lungarno Fibonacci 1, Pisa
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