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Alvaro Uribe Velez inaugura il suo mandato presidenziale "sorvegliato a vista" da più di 15.000 uomini armati, concentrati nella capitale. Ma nonostante ciò, razzi e attentati dinamitardi uccidono 15 persone a Bogotà, durante la cerimonia di giuramento. Quasi fosse una dimostrazione che "la violenza chiama violenza", ora tocca al nuovo presidente mantenere complicati equilibri di pace o spingere il Paese, e forse il continente, in una orribile epoca di guerra. La Colombia nel frattempo sprofonda nel debito estero e la povertà aumenta, in silenzio.

Giura il presidente blindato

Di Martin E. Iglesias- 07/08/2002



Alvaro Uribe durante le cerimonie di giuramento del 7 agosto a Bogotà. Foto di Ariana Cubillos - AP
Le foto dei militari colombiani nel servizio sono del Ministero della Difesa Colombiano


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Il politico che vinse le elezioni presidenziali in Colombia lo scorso 26 giugno promettendo guerra al "narco-terrorismo", è stato incaricato del suo mandato, oggi 7 agosto, nel Congresso "blindato" di Bogotà.. L'intera capitale colombiana vive nello stato d'assedio per l'occasione. Da alcune settimane, infatti, si prospettano scenari apocalittici di attentati e incursioni da parte dei movimenti guerriglieri di sinistra pronti a rovinare la festa del nuovo presidente ben voluto, invece, dalle forze paramilitari di destra, le AUC, secondo le dichiarazioni del loro capo militare, l'oriundo italiano, Salvatore Mancuso.
Bogotà e le colline che la circondano sono vigilate da circa 15.000 tra soldati, squadre speciali e polizia che pattugliano, anche con numerosi mezzi blindati, le strade e i quartieri. Il mandato di Alvaro Uribe Velez inizia con un servizio di sicurezza difficilmente paragonabile: gli Stati Uniti hanno messo a disposizione la vigilanza dello spazio aereo sulla capitale, totalmente interdetto per più di 24 ore, con aerei spia USA e il pattugliamento delle coste con mezzi della marina a stelle e strisce. Dopo l'auto bomba esplosa nel centro della capitale, lo scorso 4 agosto, i controlli sono diventati ferrei anche per gli ospiti più eccellenti, tra cui numerosi presidenti e addirittura il principe della casa reale spagnola. In alcuni paesi hanno vietato il transito persino di cani, mucche e asini, temendo possano essere delle spietate versioni a quattro zampe delle famigerate autobomba.
L'assunzione dell'incarico da parte di Uribe ha le sue difficoltà; infatti il neo eletto presidente ha evitato già quindici attentati contro la sua persona, non esce in strada da mesi e dovrà probabilmente governare da un palazzo blindato.
E nonostante le impressionanti misure di sicurezza, l’ondata di attentati non si è fatta attendere. Nello stesso istante in cui il neo presidente giurava “in nome di Dio e del popolo” dei razzi hanno colpito la capitale colombiana e, in contemporanea, alcune esplosioni hanno causato la morte di 15 persone e il ferimento di almeno 50 persone. Solo nell’ultima settimana, infatti, le FARC – Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane – hanno lanciato una campagna di sangue e d’intimidazioni violentissima con più di 50 morti e un’intero paese di 1.500 persone sequestrato ed evaquato.



Un crescendo di violenza
E non cessano le violenze dei paramilitari contro i civili nel dipartimento di Arauca, nell’est della Colombia, al confine col Venezuela. A denunciarlo è l’Associazione contadina di Arauca in una lettera aperta alle comunità nazionale ed internazionale. “La situazione dei diritti umani nella regione si è fortemente deteriorata per la recrudescenza dell’offensiva paramilitare contro la popolazione locale e l’assoluta latitanza dello Stato. In 10 mesi le vittime sono state oltre 400. Ma è soprattutto da un mese a questa parte che lo scenario è visibilmente peggiorato e “le comunità contadine sono state costrette ad assistere ai crimini più atroci perpetrati nella zona”. Con l’omicidio del proprietario e direttore dell’emittente ‘Meridiano 70’, ucciso il 28 giugno scorso, anche la stampa regionale è stata ridotta al silenzio. I giornalisti hanno abbandonato Arauca, capoluogo dell’omonimo dipartimento, dopo essere stati minacciati dai paramilitari. Gli stessi “paras”, riporta ancora l’organizzazione campesina – hanno allestito posti di blocco ovunque sia nelle zone rurali che all’interno del centro abitato, il che fa di Arauca una delle città più militarizzate dell’intero Paese. I residenti non esitano a parlare di “terrorismo di Stato” contro i civili. Per questo chiedono che il governo intervenga al più presto e che venga istituita una commissione di osservatori internazionale incaricata di indagare sulle denunce di violazioni dei diritti umani nella regione. Anche Amnesty International si appella al nuovo presidente nel giorno del suo incarico: “La nuova Presidenza inizia mentre la crisi dei diritti umani in Colombia è avvolta in una spirale e milioni di persone subiscono le conseguenze quotidiane della violenza politica e delle violazioni dei diritti umani ad opera di entrambe le parti in conflitto. Molti dei programmi annunciati dal Presidente Uribe sembrano andare contro lo spirito di queste raccomandazioni e minacciano di alimentare un ulteriore peggioramento del conflitto, indebolire la protezione della popolazione civile e rafforzare i meccanismi che assicurano l’impunita&Mac226; per le violazioni dei diritti umani”.



I primi provvedimenti
Nel suo primo discorso, di fronte al Paese, il cinquantenne avvocato delinea come prioritaria la lotta alla povertà, “ se non sosteniamo la dignità della popolazione povera, il prezzo sarà immenso per la società e per la convivenza”, ricordando che esistono nove milioni di colombiani indigenti.
Alvaro Uribe Velez fa il suo ingresso nell'emiciclo presentando alcune proposte di modifica della Costituzione, tramite referendum nazionale, che non troverà facili consensi, tra le quali una riduzione degli stipendi parlamentari e la creazione di un sistema unicamerale. E non solo. L'iper attivo presidente (leggenda vuole che Uribe lavori 20 ore al giorno), per voce del suo vice Francisco Santos, fa sapere che probabilmente sarà necessario limitare alcuni diritti acquisiti per garantire la difesa "alla vita" senza però intaccare i diritti umani, ma ricorda "con 30.000 morti e 4.000 sequestri, di quali diritti parliamo?". Un provvedimento dovrebbe essere l'uso da parte della polizia d'indagini ambientali, come le conversazioni telefoniche, senza l'autorizzazione della magistratura e il reclutamento massiccio di informatori come quinta colonna della sicurezza dello Stato. Altro provvedimento, fortemente richiesto dall'ambasciatrice USA a Bogotà, Anne Patterson, è l'abolizione del servizio militare obbligatorio. Questo per creare un numero maggiore di professionisti sia nella Polizia sia nell'esercito e aumentare il numero di riservisti. A questo proposito s'ipotizza una tassa particolare per l'aiuto economico della popolazione alle forze armate, sottoforma di "buoni della difesa". Washington appoggia anche l'ipotesi di aumentare a 1.000 milioni di dollari la spesa annuale colombiana per combattere le guerriglie e i paramilitari.



Un cordone "sanitario"
Negli ultimi mesi, però, la limitazione di qualche diritto acquisito pare sia già in atto nella regione andina e zone limitrofe, quasi a creazione di un anello di sicurezza intorno alla pluridecennale guerra in Colombia. La sovranità nazionale pare abbia ceduto il posto alla sicurezza internazionale con l'ampliamento di basi militari USA in Ecuador e Perù e l'inaugurazione di un sistema radar satellitare di sorveglianza per l'intera area amazzonica con sede in Brasile.
A cambiare pericolosamente gli equilibri della regione è l'approvazione, da parte del Congresso degli Stati Uniti, dell'uso dei mezzi militari USA nella nelle operazioni contro la guerriglia, mezzi impegnati fin'ora solo nella lotta al narcotraffico. La legge approvata dal presidente George W. Bush, i primi di agosto, permette l'uso di 79 elicotteri, aerei e una brigata di 3.000 uomini addestrati dagli USA per missioni contro la guerriglia. Saranno disponibili anche avanzati sistemi di intelligence e di controllo radar delle basi statunitensi in Colombia di Larandia e Tres Esquinas. Un portavoce del Comando Sud degli Stati Uniti afferma che ora potranno essere identificate le posizioni, gli spostamenti e gli accampamenti della guerriglia nella selva. "Senza dubbio questa decisione favorirà il Plan Colombia in termini di mobilità. I molti elicotteri, con carburante pagato dagli Stati Uniti potranno far spostare un gran numero di soldati in poco tempo", afferma Gonzalo de Francisco, consigliere presidenziale per la sicurezza. Non è previsto comunque l'utilizzo di truppe statunitensi. Queste vengono sostituite in larga parte da personale assunto dall'azienda privata DynCorp, che mette a disposizione di questo conflitto la versione edulcorata di nuovi mercenari, regolarmente assunti a contratto. La DynCorp che si è resa tristemente famosa in passato, oltre che in Latinoamerica, anche in Bosnia e Corea, per reati di avvio alla prostituzione, violenza e traffico di droga è operativa in forze presso la base aerea di Manta, in Ecuador.

I poteri del "pre-presidente"
L'avvocato ultraliberista Uribe, si è evidenziato per la frenetica attività diplomatica precedente il suo mandato, e ciò gli ha dato il merito di aver inventato una nuova figura istituzionale: il pre-presidente.
Il pre-capo del governo colombiano ha concentrato in un mese tante visite ufficiali, quante normalmente se ne possano fare in una legislatura, e in ognuna ha riportato accordi o addirittura risultati concreti, mentre l’ancora presidente ufficiale Andres Pastrana si concentrava in patria all’inaugurazione di scuole, ambulatori, uffici pubblici.
La prima visita del pre-presidente Uribe ha come scenario Washington, sia per ricevere i complimenti ufficiali dell’amministrazione Bush e sia per incassare quasi 30.000 milioni di dollari aggiuntivi al Plan Colombia e alla lotta antiterroristica. In realtà questi fondi avranno come destinazione la Colombia ma per le spese dei progetti del Pentagono, le missioni dell’FBI, la protezione dei voli e le missioni diplomatichedagli USA; su un ammontare di circa trentamila milioni di dollari circa 23.000 milioni sono assorbiti per spese “di politica estera” della Casa Bianca.
Il giro di consultazioni del pre-presidente, contiunua con lo sbarco e lo sdoganamento presso le “corti d’Europa” che ricevono Alvaro Uribe con ampli consensi. Spagna, Regno Unito, Italia e soprattutto Francia dove ad attenderlo c’è l’ambasciatrice colombiana a Parigi, Marta Lucia Ramirez, suo prossimo Ministro della difesa. Anche l’Unione Europea offre come dono al pre-presidente l’inclusione di tutte le guerriglie colombiane nelle liste dei terroristi ufficiali, così seguendo a distanza di qualche mese l’esempio di Washington. La messa al bando delle Forze Rivoluzionarie Colombiane (FARC), nel vecchio continente, ha suscitato parecchi contrasti tra le forze politiche, visto che prima di quel momento la guerriglia è sempre stata considerata una delle parti in guerra nel conflitto colombiano.
Le visite pre-ufficiali si concludono con un tour sudamericano, quasi al completo. L’incontro più atteso è stato sicuramente quello con Hugo Chavez. Il leader venezuelano ha da tempo rapporti difficili con la Colombia, sul filo della rottura diplomatica, anche dovuto all’asilo politico concesso da Pastrana al golpista Carmona. Da parechi mesi la battaglia politica anti-Chavez viene alimentata da dichiarazioni, anche ufficiali, che accusano il Governo venezuelano di collusione con le guerriglie filo-marxiste colombiane, fino alla loro copertura e finanziamento. Uribe anticipa con umorismo la difficile visita: “abbiamo bisogno di un ritiro spirituale di dieci giorni per poter parlare di tutte le questioni che interessano il nostro Paese”.



Gravi problemi economici e sociali
Ma il vero ostacolo è quello messo in ombra dalla lotta alla guerriglia. Un'economia in recessione attende l’agenda politica del nuovo presidente. Il debito con l’estero ha raggiunto i 40.000 milioni di dollari passando dal 32% al 50% del prodotto interno lordo e una disocupazione superiore al 50 per cento sono l’eredità che Pastrana lascia alla nuova amministrazione.
La forte disuguaglianza sociale e milioni di sfollati sono per la nazione colombiana il vero scoglio da affrontare. Hai 42 milioni di abitanti, Alvaro Uribe, si rivolge realisticamente dicendo che “non può promettere fiumi di latte e miele, ne tanto meno miracoli” ma “in nome di Dio e del popolo” governerà al meglio il Paese, grazie anche al peso politico-strategico che la guerra colombiana ha nei rapporti e negli equilibri diplomatici dell’intero continente latinoamericano, soprattutto nell’"Era della guerra infinita contro tutti i terrorismi" e l’unificazione prossima ventura dei mercati dell’intero emisfero occidentale.




:: DOCUMENTI di SELVAS.org ::



Amnesty International al presidente Uribe:

"È ora di fare la scelta giusta
per i diritti umani"


COMUNICATO STAMPA



:: APPROFONDIMENTI ::
Il dossier
Plan Colombia
su Selvas.org


Le parti in guerra

FARC-EP
(Multilingue)
Website delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia.

Colombia Popular--ELN
(Multilingue)
Website dell'Esercito di Liberazione Nazionale, seconda organizzazione guerrigliera in Colombia.

Voices of the New Colombia ELN
(English)
Website dell'ELN in Inglese.

Colombia Libre - AUC/ACCU
(Español)
Website del più grosso gruppo paramilitare in Colombia.

Colombian Army
(Español)
Website dell'Esercito colombiano.

Colombian Ministry of Defense (Español)
Website delle Forze Armate Colombiane.

Colombian Presidency (Español)

U.S. Southern Command
SOUTHCOM è responsabile delle operazioni U.S. Army in Latino America.

U.S. State Department
Dipartimento USA per la politica estera.


Roma, 6 agosto 2002

Nel momento in cui si insedia alla Presidenza della Colombia, Álvaro Uribe Vélez non deve ignorare che ha la responsabilità di fare dei diritti umani di tutti i colombiani una priorità ha dichiarato oggi Amnesty International.

In una lettera inviatagli in occasione del suo insediamento, l&Mac226;organizzazione ha sollecitato il nuovo Presidente a sviluppare e realizzare politiche coerenti e di ampia portata che affrontino la sempre più critica situazione dei diritti umani.

"La nuova Presidenza inizia mentre la crisi dei diritti umani in Colombia e&Mac226; avvolta in una spirale e milioni di persone subiscono le conseguenze quotidiane della violenza politica e delle violazioni dei diritti umani ad opera di entrambe le parti in conflitto" ha dichiarato Amnesty International. "Il nuovo Presidente e&Mac226; ora di fronte a una scelta cruciale: intraprendere azioni per affrontare la crisi dei diritti umani o portare avanti politiche destinate a farla aggravare - ha affermato l'organizzazione.
La comunità internazionale e le organizzazioni per i diritti umani hanno identificato un programma di azione di base che il governo dovrebbe adottare per affrontare l&Mac226;emergenza dei diritti umani: questo programma può essere riassunto nelle ripetute raccomandazioni formulate dalle Nazioni Unite per porre fine all'impunità nei confronti delle violazioni dei diritti umani, combattere i gruppi paramilitari e recidere i loro legami con le forze di sicurezza e proteggere i difensori dei diritti umani ed altri settori vulnerabili della società civile.
"Molti dei programmi annunciati dal Presidente Uribe sembrano andare contro lo spirito di queste raccomandazioni e minacciano di alimentare un ulteriore peggioramento del conflitto, indebolire la protezione della popolazione civile e rafforzare i meccanismi che assicurano l'impunita&Mac226; per le violazioni dei diritti umani" - ha dichiarato Amnesty International.
Nella sua lettera, l'organizzazione ha ribadito le proprie preoccupazioni su alcuni specifici progetti del Presidente Uribe. Tra questi: la creazione di una milizia civile di un milione di informatori, che rischia di trascinare ulteriormente nel conflitto la popolazione civile e di consolidare la strategia dei paramilitari sostenuti dall'esercito; la concessione dei poteri di polizia giudiziaria alle forze armate e l&Mac226;autorizzazione ad effettuare perquisizioni nelle case e arresti senza l'autorizzazione di un giudice, ciò che potrebbe favorire la copertura delle violazioni dei diritti umani perpetrate dalle forze di sicurezza o dai loro alleati paramilitari; il ripristino della facoltà presidenziale di dichiarare lo stato d&Mac226;assedio, che potrebbe facilitare le violazioni dei diritti umani rimuovendo la supervisione giudiziaria e legislativa e ignorando le tutele internazionali sugli stati di eccezione.

"Il Presidente Uribe ha affermato che la Colombia ha bisogno di una "mano ferma&Mac226; per risolvere il conflitto, garantire la sicurezza e contrastare il costante aumento dei livelli di violenza. In realtà ciò di cui vi e&Mac226; veramente bisogno e&Mac226; la ferma volontà politica di proteggere e garantire i diritti di tutti" - ha dichiarato Amnesty International.
"I governi che si sono succeduti in Colombia hanno ampiamente mancato questo obiettivo ed hanno permesso che i diritti umani venissero sacrificati in nome della sicurezza e delle strategie contro-insurrezionali. E&Mac226; giunto il momento di capire che la sicurezza non può essere ottenuta a scapito dei diritti umani. E&Mac226; ora, per il nuovo Presidente, di fare la scelta giusta per i diritti umani in Colombia" - ha concluso l&Mac226;organizzazione.

"Ci auguriamo che il Presidente Uribe si impegni in un dialogo aperto con Amnesty International ed altre organizzazioni per discutere su un tema di estrema importanza ed urgenza come quello della difesa dei diritti umani in Colombia‰ ha commentato Elisabetta Noli, vice presidente della Sezione Italiana di Amnesty International.

FINE DEL COMUNICATO

Per aggiornamenti sulla situazione dei diritti umani in
Colombia ed il testo in inglese della lettera al
Presidente Uribe e&Mac226; possibile visitare il sito Internet di
Amnesty International all&Mac226;indirizzo:
http://web.amnesty.org/web/content.nsf/pages/gbr_
colombia

Il testo in italiano della lettera al Presidente Uribe si
trova all&Mac226;indirizzo:
http:// www.amnesty.it

Per approfondimenti ed interviste:
Ufficio Stampa, tel. 06 44.90.224 &Mac246; cell.348-6974361
e-mail: press@amnesty.it

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Martin E. Iglesias, giornalista e ricercatore delle dinamiche sociopolitiche latinoamericane, è il coordinatore volontario di SELVAS.org.
E-mail: info@selvas.org


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