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Alvaro Uribe Velez sarà, il prossimo 7 agosto, il nuovo presidente colombiano. Si prospetta "un futuro di maggiore sintonia economica e militare con Washinghton". Il neo-eletto si mostra subito capace di rinsaldare i legami e di prevedere un lungo periodo di guerra al "narco-traffico" e al "narco-terrorismo". E grazie alla consulenza USA, non dimentica di affidare sia l'onore e sia l'onere di eventuali "tavoli di pace" con le parti in guerra, alle Nazioni Unite.

L’ipoteca armata
di Uribe sulla Colombia

Di Martin E. Iglesias- 18/06/2002



Foto della visita di Alvaro Uribe all'ONU sono di SuzannePlunkett - AP

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Il dossier
Plan Colombia
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Le parti in guerra

FARC-EP
(Multilingue)
Website delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia.

Colombia Popular--ELN
(Multilingue)
Website dell'Esercito di Liberazione Nazionale, seconda organizzazione guerrigliera in Colombia.

Voices of the New Colombia ELN
(English)
Website dell'ELN in Inglese.

Colombia Libre - AUC/ACCU
(Español)
Website del più grosso gruppo paramilitare in Colombia.

Colombian Army
(Español)
Website dell'Esercito colombiano.

Colombian Ministry of Defense (Español)
Website delle Forze Armate Colombiane.

Colombian Presidency (Español)

U.S. Southern Command
SOUTHCOM è responsabile delle operazioni U.S. Army in Latino America.

U.S. State Department
Dipartimento USA per la politica estera.



Media Colombiani


El Espectador
Bogota - settimanale.

El Tiempo
Bogota - quotidiano.

El Colombiano
Medellin - quotidiano.

El Pais
Cali - quotidiano.

Desde Abajo
Rivista indipendente colombiana.

Semana
Rivista settimanale colombiana.

Cambio
Rivista settimanale colombiana.

Radio Caracol
Radio colombiana on-l
ine


La vittoria di Alvaro Uribe Velez alle pesidenziali colombiane dello scorso 26 giugno, fa prevedere un futuro di sintonia e di maggiore collaborazione economica e militare tra il nuovo governo andino, che s’insedierà in agosto, e quello di Washington. Questo è ciò su cui convergono diversi opinionisti politici consultati dal quotidiano statunitense The New Herald.
Gli analisti considerano la vittoria di Uribe come il risultato della politica espressa da tanti anni dagli Stati Uniti per i quali i gruppi militari, e in particolar modo le FARC, non sono interlocutori affidabili. Secondo Michael Shifter, membro dell’organizzazione Dialogo Interamericano, questo si tradurrà in più aiuti statunitensi al conflitto armato e non solo nella battaglia contro la droga; ci sarà un’espansione dei piani di Washington in Colombia e un incremento graduale di appoggio statunitense alla politica militare che ricerca una vittoria sulle guerriglie nei campi di battaglia.
Anche secondo Bernard Aronson, segretario di Stato aggiunto per le politiche interamericane tra il 1989 e il 1993, in un articolo apparso sul The Washington Post, afferma che gli Statti Uniti devono aproffittare dell’occasione per progettare un incremento di aiuti militari ed economici alla Colombia. Interpellato nuovamente dal New Herald, Aronson dichiara che “solo da una posizione di forza lo Stato colombiano potrà avvicinarsi, sotto la supervisione internazionale, a un processo di pace che smantelli i gruppi guerriglieri, come è già accaduto a nazioni come El Salvador, proponendo eventualmente un’amnistia”. Ufficialmente l’amministrazione statunitense ha celato il suo entusiasmo per la vittoria elettorale di Uribe: “con il desiderio che la volontà di pace del popolo di Colombia, espressa nelle urne, possa al termine arrivare”. La portavoce del Dipartimento di Stato Brenda Golberg afferma che gli USA “desiderano lavorare a stretto contatto con Uribe per raggiungere obiettivi comuni come l’eliminazione del flagello del traffico di droga e del terrorismo associato al narcotraffico”. C’è da registrare l’incontenibile felicità dimostrata dall’ambasciatrice USA a Bogotà, che addirittura prima del risultato ufficiale è corsa a congratularsi con Alvaro Uribe. Anne Patterson dichiara ai giornalisti presenti: “avremo forti legami con questo Governo, come quelli che abbiamo avuto con Pastrana” – e l’ambasciatrice aggiunge – “abbiamo un importante agenda in comune”.
The New Herald conclude affermando che “sembra oramai chiaro che entrambi gli Stati vogliano ricercare apertamente nuove formule finanziarie, ed eventualmente militari, per porre fine al conflitto armato più longevo di tutto il latinoamerica, nonostante le resistenze e i dubbi politici a riguardo, interni agli Stati Uniti”.

La "dignità" dei paramilitari
I risultati delle elezioni presidenziali colombiane hanno confermato le previsioni della vittoria dell’indipendente ultraliberale Uribe, che ha ottenuto quasi il 53% delle preferenze, contro il 33% ottenuto dal rivale Serpa. L’astensione è da considerarsi a tutti gli effetti la vincitrice ufficiale di questa tornata elettorale, grazie alle numerose e violente pressioni delle guerriglie e soprattutto all’aumentata sfiducia nelle azioni della politica ha raggiunto la cifra record per la Colombia dell’oltre 54 per cento.
Solo tre giorni dopo lo scrutinio dei voti, arriva in Colombia in “missione ufficiale”, il sottosegretario di Stato USA per l’Emisfero Occidentale Otto Reich con una fitta agenda d’incontri e di temi tra cui la cooperazione economica e la lotta al narcotraffico. Ma l’argomento centrale di discussione tra Reich e il neo presidente Uribe riguarda le eventuali negoziazioni con i gruppi armati di estrema destra.
L’ipotesi di un tavolo di trattative con i paramilitari era stata avviata dal neo presidente eletto nella sua campagna elettorale, aprendo così una strada verso il riconoscimento politico dei gruppi di Autodifesa Colombiani (AUC). “Noi crediamo che tutti i gruppi terroristici debbano partecipare al dialogo”, afferma Otto Reich e le AUC lo stesso 31 maggio, per voce del loro leader “politico” Carlos Castaño confermano: “Siamo pronti a negoziare con il governo, a patto che le FARC dichiarino una vera tregua armata, e ribadiamo che fino a quel momento noi combatteremo militarmente la guerriglia”. Oltre l’inquetante proposta di includere i paramilitari in un’eventuale tavolo di pace con le FARC e l’ELN, l’attenzione dei media è puntata sulla figura dell’inviato statunitense.

La visita del "regista" Otto Reich
Otto Reich, 57 anni di origine cubana ma convinto anticastrista, è un personaggio politico molto discusso persino negli States. Reich è nominato da Bush a capo del ministero di Stato per gli Affari dell’Emisfero Occidentale – ufficio di coordinamento di tutte le politiche per il continente americano – il 22 marzo del 2001 ma forti resistenze e dubbi al Congresso sulle sue “qualità” non permettono al candidato di prendere possesso dell’ufficio governativo, fino all’11 gennaio del 2002. Il presidente Bush, approfittando dell’interruzione delle attività del Congresso a gennaio, ha potuto procedere, senza l’approvazione del Senato, a insediare l’uomo che fu l’ispiratore delle Contras in Nicaragua e che rappresenta la potente lobby degli anticastristi di Miami. La sua candidatura era gia stata respinta in Senato due volte perché politicamente, Reich, è giudicato in modo eufemistico “no bi-partisan” e “controproducente alle politiche di dialogo” con le nazioni del centro e Sud America. Otto Reich vanta un curriculum poco confortante per i futuri rapporti degli USA con il continente: responsabile nell’Amministrazione Reagan dell’Ufficio di Diplomazia Pubblica, che in cooperazione con la CIA e il Pentagono mise a punto la “guerra psicologica” e la creazione dei “guerriglieri” antisandinisti in Nicaragua. L’ufficio di controinformazione ufficiale, aveva infatti il compito negli anni ’80 di disseminare informazioni false per manipolare l’opinione pubblica e fu chiuso solo dopo lo scandalo “Iran-Contra”. Reich oltre ad essere uno degli ideatori della legge Helms-Burton di embargo a Cuba, è lobbista per conto della Bacardi Rum, delle compagnie di tabacco britannico-statunitensi e della società aeronautica Lockheed Martin produttrice degli aerei da combattimento F-16.

La giusta ricetta del "Plan Colombia"
Non per tutti Otto Reich è “l’uomo sbagliato nel posto sbagliato” come lo descrivono un gruppo di senatori democratici USA contrari alla sua elezione, questo perché ora le promesse di risoluzione del conflitto del neo presidente colombiano Uribe coincidono con le richieste di maggior rigore degli Stati Uniti.
“Il nuovo Governo colombiano dovrà aumentare del 100 per cento gli investimenti nella lotta contro il narcotraffico e la guerriglia prima che gli USA aumentino la loro contribuzione al Plan Colombia”. Così afferma John Walters direttore dell’Ufficio Nazionale per il controllo alle droghe (DEA) in un’intervista al The Miami Herald publicata contemporaneamente alla visita di Reich in Colombia il 30 e 31 maggio scorsi. Walters incalza: “ La Casa Bianca si aspetta un aumento significativo del prodotto interno lordo della Colombia destinato a spese militari e di sicurezza, che attualmente non sono al livello di un Paese che è in guerra.” Bisogna ricordare che attualmente il Paese andino destina il 3,5 per cento del suo PIL in appoggio alle forze armate, e ovviamente le armi vengono acquistate prevalentemente sul mercato USA.
Il responsabile della DEA ha ricordato che gli Stati Uniti, in periodo di guerra, arrivarono ad investire il 12% del proprio PIL e per la Colombia “basterebbe arrivare al 7 per cento”. Il supporto USA alla guerra colombiana supera i 1.000 milioni di dollari e questo fa sì che la Colombia sia la terza nazione, dopo Israele e Egitto, che “gode” di aiuti militari. “Noi non chiederemo ai nostri soldati di fare quello che dovrebbero fare i soldati colombiani” - conclude lo “zar dell’antidroga” – “da noi stiamo già ostacolando il traffico di droga e otteniamo buoni risultati (…)”.



L'ascesa del perfetto diplomatico
Per il nuovo Governo colombiano, che s’instaurerà ufficialmente il 7 agosto, la strada della lotta al narcotraffico inizia in salita. La Procura Generale colombiana da qualche giorno ha intrapreso delle indagini per stabilire un probabile occultamento di denaro, circa 37 milioni di dollari, destinato alla polizia antinarcotici e che vede coinvolti circa 60 appartenenti alle forze di sicurezza tra i quali spiccano ufficiali d’alto grado. Le denuncia di corruzione investo persino l’ex direttore della polizia antinarcotici, il generale Gustavo Socha e il colonnello Edgar Bejarano ex segretario privato del direttore generale della polizia colombiana Ernesto Gilibert. E trascurando questi “peccati veniali” che molto probabilmente rimarranno legati all’amministrazione Pastrana, il neo eletto Alvaro Uribe viaggia in questi giorni alla volta degli Stati Uniti con una impegnativa agenda politica degna di un presidente. Accompagnato dalle critiche di Washington sull’inefficacia delle politiche antidroga della Colombia, Uribe incontrerà la Consigliera per la sicurezza nazionale USA Condoleeza Rice per mettere a punto la ristrutturazione del Plan Colombia e studiare una maggiore aderenza agli obiettivi di eradicazione delle coltivazioni di papavero e coca. Il “Plan” prevede l’utilizzo di 7.500 milioni di dollari fino al 2003 di cui sono già investiti 3.500 milioni. Gli Stati Uniti, che dovrebbero finanziarlo con 1.300 milioni di dollari, hanno già approvato al Congresso una risoluzione per poter liberare da vincoli l’uso dei fondi affinchè possano essere usati non solo contro il traffico di stupefacenti, ma anche nella lotta contro il “narco-terrorismo”. A breve dovrebbe iniziare le sue operazioni la “Seconda Brigata Antinarcotici” addestrata e finanziata dagli Stati Uniti, affiancata dall’arrivo sul territorio colombiano di nuovi aerei per le fumigazioni e 25 nuovi elicotteri per il trasporto truppe.
Uribe dimostra in questo viaggio negli USA di essere un abile politico e attento diplomatico quando tra i primi incontri include una lunga stretta di mano con il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan nella sede ONU a New York. Gli eventuali tavoli di trattative di pace, con tutti i guerriglieri, devono avere la mediazione della Comunità Internazionale, Unione Europea compresa, e possibilmente un preciso mandato delle Nazioni Unite.
D’altro canto l’impegno di una lunga e dispendiosa guerra è già stato affidato ai partner nordamericani che con l’aiuto eventuale di altre forze armate del continente si occuperanno di garantire la sicurezza.
Il 24 aprile di quest’anno in una dichiarazione davanti al Senato USA, il Comandante in Capo del Comando Sud degli Stati Uniti (Southcom), Gary Speer, dichiara che gli sforzi per aiutare la Colombia non serviranno solo per combattere le droghe ma anche per promuovere sicurezza e stabilità nel Paese. E avverte: “la minaccia terrorista esistente in Colombia non minaccia solo l’America Latina ma rischia di mettere in pericolo la sicurezza degli Stati Uniti. Da un’informativa del Dipartimento di Stato USA” – continua Speer – “solo nell’anno 2000, l’86 per cento degli attentati del pianeta contro gli interessi statunitensi sono stati compiuti in America Latina e, in particolare in Colombia.”


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Noam Chomsky:

"Colombia non riceve aiuti dagli USA,
riceve interventi"


Da: La Jornada - México, 25 de mayo.




Titolo originale
"Colombia no recibe ayuda de EEUU, recibe intervención"


Colombia no recibe "ayuda" de Estados Unidos, sino "intervención", destacó el intelectual estadunidense Noam Chomsky, y expresó que en los 10 años pasados la nación andina ha sido la que más ha tenido apoyo militar y entrenamiento del país norteamericano.

Pronosticó que Washington no intervendrá en Colombia como lo hizo en Vietnam porque "la población estadunidense ha cambiado mucho, y en ese punto no toleraría acciones así".

Entrevistado por el periódico El Colombiano, editado en Medellín, Chomsky subrayó que Estados Unidos está apoyando en Colombia un sistema de opresión, dominación y marginación de la mayoría de la población, como en el resto de América Latina, "donde las fuerzas sociales no están desarrolladas, explicando al país su papel de 'servicio social' y presumiendo el interés de Colombia para que le suministren armas, entrenamiento militar, enorme apoyo diplomático y poder económico".

Abundó: "Esto, para forzar a Colombia en una forma de integrarse a la economía mundial", lo cual sería favorable "para los inversionistas estadunidenses y la elite colombiana, pero desastroso para la población". En la entrevista, el lingüística y crítico de la política exterior del gobierno de George W. Bush, reflexionó también sobre el saldo de los atentados del 11 de septiembre y los cambios hacia América Latina.

"El 11 de septiembre tuvo un impacto interesante en los habitantes, no fue lo que usted leyó en los periódicos -destaca Chomsky en su respuesta a la reportera Juanita Malagón-. Entre el sector educado de la población, la gente empezó muy patriótica, pero eso fue un reflejo automático, que pasa siempre y que es normal. La otra porción de la sociedad reaccionó muy diferente. Estados Unidos es un país introvertido, la gente no ve al resto del mundo, no sabe dónde está el resto del mundo, la mayoría se mira a sí misma."

Para Chomsky, "la opinión popular y la opinión del mando (de Estados Unidos) son opuestas". Argumentó que tópicos como el Tratado de Libre Comercio, entre otros, no son temas de campaña, por lo tanto no son tocados en los medios, destacó.

Al analizar el papel de la guerrilla en Colombia, Chomsky opinó que ésta tenía una posición social y política razonable y bien formada, "que contaba con cierto apoyo popular, pero su estrategia se fue al piso cuando el conflicto se militarizó.

"Un efecto de militarizar el conflicto es que los participantes se convierten en fuerzas militares y todas son lo mismo, no importa de dónde vengan. Las fuerzas militares se basan en dominación y obediencia y no tienen una ideología social ni política. Esto pasa en cualquier parte, no sólo en Colombia." Sobre el llamado Plan Colombia, dijo que probablemente nació en Washington, pero la razón para que se aplicara fue el apoyo interno de la nación andina, "seguramente no de la población en general, pero sí de los poderosos de la sociedad.

"Colombia no está recibiendo ayuda de Estados Unidos, está recibiendo intervención. Con esa política se ayuda a unos y se hiere a otros. Hay fuerzas extranjeras que también tienen sus intereses en el país, pero no debe someterse. Depende de los colombianos diseñar su propio futuro."

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Martin E. Iglesias, giornalista e ricercatore delle dinamiche sociopolitiche latinoamericane, è il coordinatore volontario di SELVAS.org.
E-mail: info@selvas.org


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