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16-02-2008
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:: Speciale Colombia 2008 ::

Gli ultimi fatti accaduti in Colombia il 10 di gennaio 2008, con la consegna dei due ostaggi tenuti dalle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia, come si impegnarono con il Presidente del Venezuela Hugo Chavez, la missione internazionale e, specialmente, con i familiari delle persone sequestrate nel quadro di un conflitto che ha prodotto migliaia di vittime dalla metà del secolo passato in questo paese, mostrano che molto è cambiato in America Latina, però rivelano anche la miseria di un giornalismo prigioniero.


Quando la verità si impone sopra il potere controinsurgente...
...e la miseria del giornalismo a bassa intensità.


di Stella Calloni (da Cubanainformacion.tv)


Traduzione di Ciro Brescia su http://www.itanica.org

11 febbraio 2008


Foto di Simone Bruno©



Questo giornalismo si è prestato, senza nessuna obiezione, ad una delle maggiori falsificazioni di questi tempi.

Sembrava che il presidente Chavez e i familiari delle vittime del conflitto avessero fallito nel loro intento per aprire una porta verso la pacificazione delle Colombia.

I familiari, unitamente a sacrificati organismi dei diritti umani di questo paese - decimati negli ultimi anni dall'esercito della Dottrina di Sicurezza Nazionale che ancora domina in Colombia e da parte della controinsorgenza paramilitare che agisce in tutta impunità - sono i protagonisti di questo fatto storico, insieme a quelli che li hanno appoggiati ed hanno agito attivamente per conquistarlo.

In accordo con i presunti 'analisti' internazionali di turno in vari media, alcuni dei quali nemmeno conoscono la storia colombiana, il piccolo Emmanuel non stava nelle mani delle Farc, quando queste presero l'impegno a liberarlo insieme a sua madre Clara Rojas, facendosi eco delle parole del presidente Alvaro Uribe.

Uribe personalmente si è presentato a Villavicencio per annunciare che in realtà erano loro ad avere il bambino che avrebbe potuto essere Emmanuel, senza spiegare le modalità di come sarebbe avvenuto ciò.

Era affiancato dall'alto comando militare del suo paese, nelle facce dei quali poteva scorgersi un cinico sorriso, quando annunciava che il bambino stava nelle sue mani.

Però nulla ha detto su come e quando si sarebbe appropriato di Emmanuel nè ha spiegato che aveva sequestrato una famiglia intera per questo caso.

In realtà il bambino stava in mano ad una famiglia di fiducia delle Farc, alla quale le fu strappato, grazie ad una confidenza o attraverso apparecchiature di alta tecnologia, sensori, cimici o altro, che usano le truppe speciali degli USA in questo paese occupato da tempo.

La Colombia è in mano ai "signori della guerra" padroni della vita e della morte nelle loro zone di controllo e dei paramilitari, che da 1948, dopo l'assassinio del lider liberale Jorge Elíecer Gaitán, hanno seminato morti in tutto il territorio colombiano. Paramilitari armati ed addestrati dagli USA e uomini dell'intelligence israeliana, come è di dominio pubblico.

Solo a coloro che non conoscono il territorio colombiano, o che non sono protagonisti del conflitto, gli può essere balenato che le Farc potessero attraversare il campo minato di criminali che è la Colombia, con un piccolo di pochi anni in una azione clandestina pericolosa come la consegna di ostaggi.

 

Solo chi si ricorda ciò che accadde in tutti i casi nei quali la pace fu ad un passo dallo stabilirsi, come negli anni '80 nei quali furono assassinati circa 3 mila dirigenti politici della Union Patriotica o una buona parte dei dirigenti del Movimento guerrigliero 19 Aprile (M-19) per impedire qualsiasi accordo di pace, può aver parlato infangando uno di maggiori sforzi umanitario degli ultimi tempi.

Ciò di cui nessuno si è preoccupato è quello che ha passato la famiglia che teneva Emmanuel, che è caduta in mano dei grandi torturatori che agiscono in Colombia con la totale impunità, senza nessuna azione internazionale che li fermi.

Sono gli stessi che terrorizzano le zone contadine, quelli che lasciano cadeveri squartati seminati lungo i sentieri, come 'avvertenza' o che utilizzano la sega elettrica con la quale tagliano gli alberi per tagliare le teste o i corpi.

La Colombia è il paese dell'America Latina dove esistono più morti e desaparecidos dal secolo passato, senza che si sia fatto nulla per fermare questo genocidio. Occultato sotto un tappeto di sinistra impunità si trovano migliaia e migliaia di asassinati, i rifugiati interni, le comunità devastate e i piccoli che il sistema ha gettato per le strade della miseria, torturati ed assassinati dagli squadroni della morte.

 
Foto di Simone Bruno©

Fino a quando l'America Latina pensava di continuare a guardare dall'altra parte?

La Colombia è il paese dove l'esercito controinsurgente più grande d'America Latina continua ad agire come ai tempi della Guerra Fredda e dove esiste la più grande organizzazione paramilitare che la regione ricordi nella sua storia.

Perciò i successi di questi giorni sono una vera rivoluzione, in quanto mettono sulla scena una storia dimenticata e reclama per un genocidio che l'America Latina registra in silenzio.

La imposizione del Plan Colombia, il maggiore tracciato geostrategico per la ricolonizzazione della regione che abbiano progettato gli USA, con le appendici controinsurgenti di altri piani come il Plan Patriota, il Puebla Panama, la Iniziativa Andina o il Trattato di Libero Commercio per le Americhe (ALCA) elementi classici del nuovo disegno della guerra di bassa intensità organizzata negli uffici del Pentagono e delle istituzioni di intelligence di questo paese, impediscono qualsiasi progetto di pacificazione.

Per Washington, la Colombia è la sede del suo progetto geostrategico per riappropriarsi del suo cortile di casa in tempi di una America Latina poco ubbidiente.

Come avvertono alcuni consiglieri del governo del terrorismo di Stato Mondiale, diretto da George W. Bush, questa America "le sta sfuggendo di mano".

Perciò è così importante la notizia di questo 10 gennaio 2008 sulla consegna di Clara Rojas e la ex legislatrice Consuelo Gonzales alla Croce Rossa Internazionale, come risposta storica a tutti quelli che hanno tentato di minimizzare miseramente la missione latinoamericana, frustrata tra il 31 dicembre del 2007 ed il primo gennaio 2008, dall'azione controinsurgente applicata dal governo Uribe.

Esiste una pietra miliare storica dopo questa notizia diffusa dalla Croce Rossa e dal presidente Hugo Chavez la quale mette fine alle miserabili speculazioni politiche di quelli che restano fuori dalla storia e dal giornalismo, che tante volte si è prestato ad essere una arma delle peggiori cause.

Un giornalismo che accetta, senza obiezioni, di diventare un'arma di controinsurgenza, nelle nuove e criminali guerre preventive di un impero in decadenza.

La meschinità politica di provare ad evitare che Chavez avesse successo alla fine è fallita. Il presidente Chavez, appoggiato in seguito da una missione latinoamericana, che onora chi vi ha preso parte, ha avuto il merito di ascoltare i familiari e mettersi in gioco in una dinamica che avrebbe potuto farlo uscire in malo modo per l'enorme difficoltà obiettiva di queste azioni, dando priorità al senso umanitario di questa causa.

La verità si fa strada e si conosce ora l'impossibiltà per gli uomini delle Farc, in quel momento, di attraversare un territorio dove erano dispiegati più di 20 mila soldati e altre migliaia di paramilitari.

Questa ultima azione umanitaria è stata molto curata. La responsabile della Croce Rossa a Bogotà, Barbara Hintermann, ha ordinato che gli elicotteri che avrebbero trasportato le due donne liberate a Caracas aspettassero un 'momento sicuro' a terra prima di andare via, al fine di permettere ai ribelli di rientrare nella selva in quella zona di San José del Guaviare.

Si sa che le Farc contavano su un tempo molto ristretto nel momento dell'arrivo degli elicotteri per consegnare Clara Rojas y Consuelo González, senza correre il rischio di essere intercettati da alcuni dei tanti protagonisti del conflitto colombiano, che sfortunatamente per questo popolo, è diretto da interessi stranieri.

E' stata una missione difficile dove si sono rischiate vite, ma è stata anche la possibilità di aprire uno spazio verso il futuro per la pace e la verità in un paese così martoriato.



Stella Calloni.
Giornalista e ricercatrice argentina, famosa per le analisi e gli articoli sull'Operazione Condor nel continente latinoamericano

E-mail : redazione@selvas.org


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