:: Dossier APEC Chile 2004 ::
A chiusura di due mesi di lavori, il 20 e 21 novembre si svolgerà in Cile l' annuale summit, alla presenza dei capi di Stato e di governo, tra i paesi membri dell' A.P.E.C., l'organizzazione di cooperazione economica Asia-Pacifico, di cui fanno parte numerosi e importanti paesi dell' area e, proprio per le sue dimensioni, rappresenta oggi la più importante organizzazione di tale tipo presente al mondo. Basti considerare paesi come gli U.S.A. e il Giappone, Taiwan e l' Australia e da ultimo la Russia e la Cina.
Come tutti i grandi vertici che si rispettino, anche quello cileno sarà all' insegna dei grandi numeri, con tutte le delegazioni dei ventuno paesi membri presenti, oltre 250 gruppi di lavoro e un' imponente sistema di sicurezza, che di fatto lo renderà uno dei più blindati mai visti nel Cono Sur. Molto importanti saranno gli aspetti strategici che usciranno fuori dalle tante riunioni, ma i più critici pensano già che ci sarà una forte volontà a favorire lo sviluppo...sì, ma dei soliti noti: Microsoft, Exxon, Sony, Honda, Hyunday....mentre l' ideale di equità sociale e di politiche "desarrollistas" dovranno segnare il passo, con le inevitabili conseguenze pagate dai contadini senza terra, dai disoccupati urbani, dai milioni di esseri umani costretti a (soprav-)vivere nelle tante baraccopoli asiatiche.
Ma proviamo a vedere da vicino questo colosso economico, che come le luci con le falene, ha attirato tre grandi paesi latinoamericani: Cile, Perù e Messico.
APEC: costruendo sottosviluppo
Di Umberto Bandiera

Foto: tranne questa foto ufficiale dell'APEC, qui sopra, tutte le immagini sono tratte dal sito di Indymedia Santiago.
5 novembre 2004
"...la semilla que entregàramos a la conciencia digna de miles de Chilenos no podrà ser cegada...La historia es nuestra y la hacen los pueblos..".
Salvador Allende - 11 settembre 1973
Indice:
- Breve storia dell' APEC
- Competizione alla pari?
- Sicurezza internazionale
- L'APEC e i Mapuche
- La società civile
Breve storia dell' A.P.E.C.
Tutto ha inizio nel 1989 a Canberra in Australia dove viene convocata una riunione al vertice tra i leader di dodici paesi: Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Canada, Giappone, Korea del Sud, Brunei, Filippine, Indonesia, Malaysia, Singapore e Thailandia. Scopo di quel vertice fu stabilire delle linee guida per la nascita di un punto d' incontro tra le economie dell' Asia e del Pacifico, dove si potessero concordare politiche di aperture commerciali e liberalizzazione economica a livello regionale. Dal 1991 i membri dell' APEC vengono considerati come "economie" socie e non "Stati", cambio dovuto all' ingresso nell' organizzazione di Cina, Hong Kong e Taiwan e al mancato riconoscimento reciproco tra le due repubbliche cinesi che operano separatamente durante i lavori del Forum. Il rafforzamento dell' APEC diviene ancora più urgente in seguito alla nuova struttura geopolitica mondiale, in cui nel 1992 si vede la nascita ufficiale dell' Unione Europea con la firma del trattato di Maastricht, e quella del NAFTA. Così nel 1993 entrarono Messico e Papua Nuova Guinea, mentre è nel 1994 che il Cile ne diviene membro. Il 1998 fu l' anno di ingresso per Russia, Perù e Vietnam. Considerando l' elenco dei paesi membri basta fare due calcoli per vedere come questa organizzazione raggruppa oltre la metà della popolazione mondiale e rappresenta il 47% del commercio mondiale e il 57% del prodotto globale.
Gli obiettivi dell' APEC, ancora validi, furono concordati durante il vertice di Seul nel 1991, definendo quattro grandi aree di cooperazione:
-mantenere il livello di crescita regionale e sostenere la crescita mondiale;
-generare meccanismi e politiche che garantiscano i guadagni derivati dalla crescita
dell' intedipendenza in relazione al flusso di capitali, merci e servizi;
-rafforzamento del commercio multilaterale;
-riduzione delle barriere doganali tra le economie membre.
Tali propositi andrebbero ratificati e sottoscritti formalmente, ma ciò che va notato è la mancanza di una carta costituente o di un trattato di ratifica tra i membri, i quali continuano ad incontrarsi e soprattutto a decidere come se fosse tutte le volte una allegra e spensierata riunione informale.
In realtà col passare del tempo il peso specifico dell APEC è andato crescendo, divenendo su scala mondiale uno dei pilastri fondamentali dello sviluppo capitalista neoliberista, affiancandosi a quei totem come la Banca Mondiale , l' O.M.C. e il Fondo Monetario Internazionale.
Questo legame è sottolineato dalla stessa organizzazione interna: a titolo d' esempio basta ricordare che alle riunioni dei ministri dell' industria partecipano le principali autorità del F.M.I. e della Banca Mondiale e le cui decisioni sono ricevute direttamente dai presidenti e primi mandatari delle economie membre. Inoltre i due attori riconosciuti sono i governi e i grandi industriali. Tutto il resto della società è tenuto fuori da questo circolo di lusso e potere. I poteri economici e industriali si ritrovano nel forum consultivo impresariale, conosciuto con la sigla inglese di ABAC. Di fatto l' ABAC prende decisioni della stessa rilevanza e dello stesso rango di quelle interministeriali. Ogni paese ha diritto a tre rappresentanti in seno all' ABAC, quelli cileni sono: Andronico Luksic, Hernan Somersville e Juan Villarzù.

Competizione alla pari?
I primi vertici che si tennero a Seul nel '91 e a Seattle nel '93 sottolinearono l' esigenza di dare forza alla liberalizzazione economica a livello mondiale attraverso un programma ben delineato. Fu così che nel 1994 a Bogor in Indonesia si approvò la cosiddetta "Dichiarazione di Bogor sui propositi comuni", dove ci si accordò per l' apertura totale dei mercati nazionali: per i paesi più industrializzati si fissò la data del 2010 mentre per i paesi in via di sviluppo il 2020. L' anno successivo ad Osaka si arrivò a realizzare un' Agenda per realizzare tutte le decisioni sin lì prese. Ma la cosa che balza subito agli occhi è l' enorme disparità fra le economie dei vari paesi membri: si va dalla Papua Nuova Guinea agli stessi U.S.A., passando per paesi come Taiwan o il Cile con i suoi 15 milioni di abitanti e un PNL/pro capite di circa 4.500 dollari. Son chiari i tanti rischi e pericoli che i paesi meno forti dovranno affrontare, visti i pochissimi poteri di contrattazione a loro offerti; c' è chi parla di vantaggi comparati, ma la già ben conosciuta lezione della globalizzazione neoliberista ci ricorda come i paesi più deboli, quelli chiamati periferici, rispetto alle metropoli globali, finiscano col diventare meri esportatori di materie prime sottocosto, di una elevata offerta di manodopera senza tutela e diritti, e un depauperamento delle risorse naturali. A ciò, secondo i fans dei "Chicago boys", dovrebbero aggiungersi importazioni di manufatti finiti a prezzi più bassi e la creazione di un ceto medio urbano più qualificato. Certo che dopo le vicende argentine risulta difficile credere ancora a queste profezie. Cercando però di insistere in questa direzione il nuovo vertice di Manila nel 1996 vide la creazione dell' ECOTECH, che nei propositi iniziali doveva servire come volano dell' aiuto e della cooperazione tecnica e tecnologica fra i vari membri, ma che fino ad oggi si è rivelata un semplice organo di rappresentanza con scarsissimi mezzi e limitati programmi di aiuto ai paesi più deboli. A ciò si deve aggiungere lo strapotere delle società transnazionali, che di fronte a fragili e precarie strutture istituzionali fanno, in poche parole, ciò che vogliono, come già noti scrittori e giornalisti hanno documentato ("No Logo" di Naomi Klein o come il recente documentario cinematografico "The Corporation").

Sicurezza internazionale: quando Santiago si allineò con Washington.
Il terrorismo di matrice integralista islamica, ci continuano a ricordare gli "esperti" dei mass media, ha cambiato il modo di vita "occidentale", soprattutto a livello economico nel lungo periodo, oltre ad aver rafforzato in modo spropositato le spese per la difesa e per la sicurezza interna. Ma quando ancora il mondo intero viene preso in giro dai suoi stessi "leaders", quando a tre anni dagli attacchi su New York e Washington nessuna corte internazionale ha giudicato il governo talebano che, ricordiamo, guidava l' Afghanistan con il beneplacito dell' attuale amministrazione americana, e quando è ancora pienamente aperto il caos in Iraq con il conseguente strascico quotidiano di menzogne e propaganda, una certezza ci è stata data dal ministro alla difesa cileno, l' on. Michelle Bachelet. In occasione della Seconda Conferenza su Commercio Sicuro nella regione APEC, tenutasi in marzo proprio in Cile, lo stesso ministro ha affermato che: "i mezzi per combattere il terrorismo non possono tradursi in una barriera per il commercio". Certo, perchè se c'è qualcosa che non si può fermare ai tempi della globalizzazione è proprio la business-comunity internazionale che continua ad accumulare enormi ricchezze mentre i sacrifici per non affondare in questa nuova crisi di inizio secolo vengono sostenuti dai soliti noti: media e piccola borghesia, operai, disoccupati e indigeni.
Ma, nonostante le informazioni più riservate continuino a girare tra gli uffici privati dei potentati economico- -finanziari mondiali, gli uomini di governo dichiarano pubblicamente che commercio e sicurezza devono camminare di pari passo così come annunciato e sottoscritto nel 2001 a Shanghai durante il vertice APEC, con la famosa "Dichiarazione di Shanghai". La tesi, sostenuta allora dagli Stati Uniti, era: si deve continuare a sostenere la liberalizzazione economica globale ma assicurando un elevato grado di sicurezza ai trasporti di merci e soprattutto di capitali. In terra cinese si definirono quindi le nuove linee strategiche alle quali il Cile ha pienamente aderito: favorire il "commercio sicuro" (un complesso di norme note con la sigla STAR in inglese), cioè impostare una serie di iniziative che limitano la minaccia terrorista, come migliorare il trasporto di merci aereo e marittimo , così come migliorare le strutture di inteligence per sorvegliare i movimenti di capitali. A livello finanziario da notare il Piano d' Azione per Combattere il Finanziamento del Terrorismo adottato proprio dai ministri delle finanze APEC. Per quanto riguarda invece i movimenti di persone la linea è sempre la stessa : mano dura contro i clandestini, mentre i cervelli asiatici dell' informatica potranno continuare a lavorare sotto ricatto negli States, così come manodopera a costo zero continuerà a migrare dalle aree rurali verso le megalopoli asiatiche. Ma non bisogna dimenticare che la dottrina di "guerra al terrorismo" ha ricevuto enormi consensi tra l' establishment politico finanziario dei paesi APEC: infatti la facilissima omologazione fra terroristi e opposizione antisistemica presta il fianco a facili repressioni dei diritti civili e politici in nome della sicurezza nazionale.
A tal proposito è di pochi giorni fa la notizia che proprio in Cile la legge antiterrorismo , che ha finito col favorire la repressione nei confronti della comunità mapuche, è stata considerata "poco fedele" allo spirito democratico che si vuole creare in Cile nel post-Pinochet. Ma forse è un altro lo spirito che aleggia in questi anni in Cile. Se guardiamo la politica estera ce ne possiamo rendere conto facilmente: da sempre il Cile ha potuto contare su un forte e sempre presente settore industriale nelle sue relazioni internazionali e questa volta la linea seguita dal governo cileno non può che essere la più fedele immagine dello spirito neoliberista: il Cile, dopo i fallimenti degli ultimi vertici O.M.C. (a Cancun) e A.L.CA. (a Miami) e soprattutto considerando la "ola izquerdista" proveniente proprio dai colossi sudamericani di Brasile, Argentina e Venezuela, a cui si è aggiunto da qualche giorno il nuovo esecutivo uruguayano, allora il Cile è stato legittimato a recitare il ruolo di paese pilota nella regione latinoamericana per le politiche di OMC, FMI e Banca Mondiale e allo stesso tempo fare da testa di ponte fra Asia e Sudamerica in materia di contrattazioni commerciali. In questo contesto l' impegno più volte annunciato dall' esecutivo cileno è di voler migliorare la istituzionalizzazione dell" APEC, per meglio raggiungere gli "obiettivi di Bogor", e allo stesso tempo difendere la versione originale dell' ALCA, opponendosi di fatto a quanto proposto dal Brasile "petista", in cui cioè l' integrazione economica non significhi andare a toccare i temi più sensibili per le economie latinoamericane, senza quindi continuare a svendere le ricchezze nazionali. Ma il modello, definito "light", per poter invece continuare a favorire Washington prevede la firma e la contrattazione di TLC bilaterali, in cui il Cile a partire dallo scorso anno è stato uno dei precursori. Ancora una volta emergono le strette alleanze fra l' esecutivo e "el gran empresariado", alleanza simbolegiata dalle due figure cardine di questo vertice: Ricardo Lagos Weber, presidente degli Alti Rappresentanti delle Economie APEC e Hernan Somersville , rappresentante di storiche banche private, che durante la riunione del Comitato APEC per il Commercio e gli Investimenti , realizzata sempre a Santiago, hanno definito le priorità per l' APEC 2004, senza alcun consulto con le varie espressioni del mondo del lavoro e della società civile.
L'APEC e i Mapuche.
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Nella foto di Claudia Daut - Reuters - "Edmundo Alex Lemun Saavedra, martire della liberazione Mapuche" - Il cartello ricorda la morte, negli scontri con la polizia del 12 novembre 2002, del giovane indio (www.selvas.org/newsCH0304.html)
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Un'ampia selezione di collegamenti utili per l'iformazione vicina al popolo Mapuche
NEWS MAPUCHE
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Spesso nell' ultimo decennio le cronache hanno riportato di aspri scontri fra comunità indigene e business-comunity in vari angoli del pianeta, questioni quasi sempre riguardanti l' uso e lo sfruttamento delle risorse naturali. Nei paesi APEC tale problema è particolarmente grave, dovuto soprattutto alla legislazione vigente in molti Stati dove le originarie popolazioni e culture hanno solo lo "speciale" status folcloristico. E' così per le riserve indiane degli U.S.A., per i Maori in Nuova Zelanda, per gli Aborigeni in Australia, per tutti i discendenti Indios dell' America Latina e per tante popolazioni
dell' Sudest asiatico, dove le continue violenze non fanno neanche notizia (vedi Aceh in Indonesia). In Cile questo clima è particolarmente evidente quando si parla della condizione dei Mapuche. Numerose denunce di violazioni delle convenzioni internazionali in materia di difesa di diritti degli indigeni continuano ad arrivare in Europa, ma anche in Cile recentemente la Corte suprema ha dichiarato non ammisibile la nuova legge antiterrorismo, indirizzata a colpire soprattutto il movimento di protesta mapuche, che nella sua variegata formazione si impegna a difendere a vario titolo i diritti e la sopravvivenza della propria cultura e delle propria terra ancestrale ( vedi il recente rapporto di Human Rights Watch). La chiusura con cui l' esecutivo ha gestito la preparazione di tutti i vertici APEC svoltisi quest' anno ha continuato a preoccupare le associazioni mapuche, ma da un lato ha confermato quanto ancora forti siano le discriminazioni nei loro confronti. Certo, c'è da capirli , quando intere comunità indigene si mobilitano contro la svendita del patrimonio boschivo e idrico, di cui le province a maggioranza mapuche sono ricche, rischiando di far saltare importanti questioni di affari e di dollari, non si può avere tanta simpatia. Più comprensivo è invece l' atteggiamento se quelle stesse comunità si esibiscono in danze e cerimonie tradizionali, a mostrare il feticcio dell' indios arretrato. A queste bassissime considerazioni, che però muovono l' agire istituzionale, ha cercato di opporsi un foro sociale organizzato in giugno nella zona di Villarica e Pucon, dove si svolgeva un vertice APEC. Come abbiamo visto questa organizzazione esiste proprio per favorire la liberalizzazione dei mercati e per facilitare gli investimenti diretti in altri paesi membri; qui in Cile si è andati oltre il semplice favoreggiamento, rasentando una vera e propria svendita senza controlli e contropartite.
Alla reazione dei movimenti sociali cileni l' establishment ha risposto in due modi: rafforzando le misure di polizia e delegittimando attraverso i massmedia le tematiche principali: bisogna ricordare ad esempio come il giornale El Mercurio in maggio, in un editoriale sull' APEC a Pucon, ha violentemente attaccato gli organizzatori del foro sociale nella regione dell' Araucanìa scrivendo che "gruppi che invocano origine mapuche pretendono di impedire la riunione dei ministri del commercio APEC a Pucòn", oppure "è inaccettabile che riconosciuti attivisti contrari al libero commercio e a organizzazioni come l' OMC, cercano di manipolare un rispettabile gruppo etnico cileno per fare i propri interessi.". A queste critiche violente, a pochi giorni dal forum, ha risposto a tono Josè Aylwin, coordinatore del Programma dei Diritti Indigeni dell' Istituto di Studi Indigeni
dell' Universidad de la Frontera di Temuco. In una nota apparsa su El Mostrador in agosto, Aylwin affermava il proprio sconcerto per le dichiarazioni governative, e dei media più conservatori, riguardo alla legittima autoconvocazione mapuche per discutere di questioni che li riguardano direttamente e da cui sono esclusi dalle discussioni officiali; ciò confermerebbe la gravità della situazione per due motivi: primo perchè si dimostra che in Cile non si riconosce in toto il diritto a dissentire, diritto implicito nell' accezione di democrazia. Secondo, perchè non si legittima la comunità mapuche come attore politico e sociale valido rispetto ai propri problemi; si vuole far credere invece che si tratta di incapaci, manipolati dai "no global" cileni. "Questa situazione"- affermava Aylwin - "deve spingerci a capire che è urgente una discussione pubblica su materie importanti come quelle delle strategie di sviluppo economico, coinvolgendo tutti i settori interessati, a cominciare da quelli esclusi, primo fra tutti i Mapuche. Inoltre bisogna capire che la interculturalità non consiste nello sfruttamento del folklore e della cultura "altra", ma nel dialogo vero e rispettoso tra i distinti popoli e culture, che convivono nello stesso spazio territoriale, per affrontare in modo democratico un presente e un futuro che incombe su tutti noi".

Che fine ha fatto la società civile?
Il Forum Sociale Cileno
Ormai mancano pochi giorni all' inizio del primo forum sociale cileno (19, 20, 21 novembre), evento che ha già raccolto l'adesione di oltre 150 organizzazioni sociali, tra ONG, collettivi, movimenti di cittadini, di donne, di difesa dei diritti umani, della diversità culturale e dei popoli indios, associazioni ambientaliste, studentesche e giovanili, organizzazioni sindacali e tanti altri. La preparazione del Forum, ci tengono a sottolineare gli organizzatori, è avvenuta nel modo più partecipativo possibile con assemblee pubbliche, in modo orizzontale e senza gerarchie o dispute di quote di potere. Questo nuovo modo di autorganizzarsi ha mosso i suoi passi attraverso i precedenti social forum locali, tenutisi a Copiapò, Valdivia, Puerto Montt, Araucanìa, La Serena, Coquimbo, Concepciòn, Chiloè, Valparaìso e Chillàn.
Intanto fino al 19 novembre, giorno della marcia inaugurale e di protesta verso il vertice APEC, si susseguiranno centinaia di iniziative in tutto il Cile, tra seminari, conferenze e tante iniziative culturali. A tal proposito va segnalata l' adesione di oltre trenta artisti cileni, tra i quali famosi vincitori di premi nazionali di arte e letteratura e scienze, oltre a numerose persone dai paesi vicini, tra i quali intellettuali, leader di movimenti sociali e attivisti per la pace.
Come dicevamo il tutto si aprirà il 19 pomeriggio con una grande manifestazione, colorata e pacifica, che negli intenti degli organizzatori dovrebbe passare per il centro di Santiago del Cile, da plaza Los Heroes a plaza Italia, passando per la Alameda O'Higgins, a meno che le autorità della Intendencia di Santiago non neghino i permessi preventivamente richiesti.
La manifestazione sarà anche un momento di grande dissenso pubblico su grandi temi quali appunto il vertice APEC, che porterà in Cile i leader delle grandi potenze mondiali, che mirano allo sviluppo di una globalizzazione ancora troppo ingiusta, escludente e dove le decioni prese finiscono con il riguardare milioni di persone. Non solo. Ma sarà anche il momento per manifestare il proprio rifiuto della guerra, di qualsiasi guerra, contro l' attuale amministrazione statunitense che insiste nei suoi meschini piani di guerra per le risorse energetiche asiatiche (Penisola arabica e Asia centrale). Nei giorni successivi del 20 e 21 novembre si apriranno attività simultanee di dibattito, scambio di esperienze, di coordinamento per azioni comuni, di proposte su un nuovo Cile possibile. Parallelamente si svolgeranno varie iniziative culturali dalle esposizioni di lavori artigianali e cooperativi a concerti, installazioni di teatro, cinema, videoproduzioni e tanto altro. Tutto si svolgerà all' Universidad de Humanismo Cristiano, sede Condell 343, Providencia.
ATTAC Cile
Tra le associazioni che hanno favorito lo sviluppo dei social forum va segnalata ATTAC, che grazie ad esponenti come l' economista Cademàrtori o il teologo Alvaro Ramìs, son riusciti ad avere una certa credibilità in tutto il paese. Proprio Cademàrtori recentemente affermava "...questa riunione dell' APEC è parte di una campagna nordamericana e delle multinazionali nordamericane per convertire la APEC in una forza al servizio delle loro strategie. Dopo il fallimento del vertice di Cancùn, gli USA stanno cercando di riprendere le redini del gioco; in questo il Cile appoggia la Casa Bianca al 100%, favorendo l' eliminazione di barriere tariffarie e protezioniste, ma al tempo stesso facendo il doppio gioco col G20, ossia quel gruppo di paesi in via di sviluppo, capeggiati da Brasile e India. In tal senso il F.S.Ch. avrà l' obiettivo di denunciare tutto questo, soprattutto del fatto che dalle sale dell' APEC è tenuta fuori tutta la società...". Dello stesso avviso è anche Ramìs, che parla di "profezia autocompiuta", a proposito delle insistenti minacce di violenti scontri, paventate da governo e stampa conservatrice. Ma perchè temere il Forum Sociale? Ramìs risponde: "..principalmente perchè questo progetto è la più rilevante articolazione che le organizzazioni e i movimenti sociali cileni hanno raggiunto dai tempi dell' Assemblea della Civiltà, a metà degli anni Ottanta. E poi perchè si vuole rafforzare il pensiero unico del neoliberismo, attraverso le restrizioni delle libertà pubbliche, manipolando l' opinione pubblica attraverso falsi allarmismi. Purtroppo non si può far più di tanto contro l' irresponsabilità di certi organi di informazione, ma quello che vogliamo è che più Cilene e Cileni possibile possano aderire e partecipare alle iniziative del Forum Sociale Cileno, senza cadere nella trappola ben nota delle provocazioni degli infiltrati e delle forze dell' ordine ( il G8 di Genova docet, ndr).
CODEPU
Molto interessanti sono state le dichiarazioni di Josè Araya, segretario esecutivo del CODEPU in Valdivia, dopo il social forum di Temuco, evento organizzato principalmente dalle organizzazioni mapuche. L' idea era quella di contrapporsi ai paralleli incontri dell' APEC, perchè ciò di cui andavano discutendo avevano a che vedere proprio con i loro diritti politici ed economici, oltre che con la discriminazione e la povertà presente nelle comunità indigene e con la liberazione dei prigionieri politici mapuche. Il forum che partiva dallo slogan "No al commercio contro i popoli", è servito proprio per riflettere, a partire dall' economia, sulla situazione reale della democrazia, non solo cilena. Non si dimentichi che i partner APEC, sono considerati economie e non Stati, dando quindi molto più potere alle organizzazioni economico-finanziarie nazionali ed internazionali, che si trovano nella facoltà di decidere attraverso meccanismi che pestano i più basilari principi democratici. Questo ha posto già numerosi e gravi precedenti, riguardanti accordi già presi in sede APEC, che violerebbero i diritti sull' ambiente, i diritti dei lavoratori e quelli delle comunità indigene."Si finisce col passare sopra le teste delle persone" come ha affermato Araya.
Human Rights Watch Chile

Tratto da : http://www.hrw.org/spanish/chile.html
Mapuche absueltos de cargos de terrorismo
(Temuco, Chile, 4 de noviembre de 2004) La absolución de hoy en el sur de Chile de siete mapuche y una simpatizante no mapuche procesados y acusados de acuerdo con la ley antiterrorista de la era Pinochet supone una victoria para la justicia y la moderación, señaló hoy Human Rights Watch. En el juicio que finalizó hoy, un tribunal de Temuco concluyó unánimemente que las pruebas eran demasiado débiles para sustentar los cargos de asociación ilícita terrorista formulados contra los acusados, miembros de comunidades indígenas afectadas por antiguos conflictos de tierras.
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Aplicación de ley antiterrorista contra los mapuche viola el debido proceso
(Santiago, 27 de octubre de 2004) La utilización de la ley antiterrorista para juzgar a los mapuche acusados de actos de violencia viola las garantías procesales fundamentales, señalaron Human Rights Watch y la organización chilena Observatorio de Derechos de los Pueblos Indígenas en un informe publicado hoy.
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Umberto Bandiera - Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Università di Bologna è attivo in diverse iniziative sociali anche all'estero, rappresentante nell'Unione degli Studenti e attivo nei Social Forum Locali.
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