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"...Alex era un lottatore di nuova generazione, che reclamava le sue terre e difendeva il diritto allo sviluppo della cultura mapuche. Si ribellò contro la povertà che le imprese del legname provocano in tutto il sud del Cile, che mettono alle strette le comunità indigene e che contaminano le loro terre . Protestava contro l' emarginazione che lo Stato offre ai giovani mapuche, obbligati a emigrare, a sottomettersi o a rinnegare la loro storia. Il proiettile di un poliziotto ha spento la sua vita 15 mesi fa e la sua morte continua ad essere impunita."
Giustizia per Alex Lemùn
Di Umberto Bandiera

Foto dei funerali di Alex lemùn
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Nella foto di Claudia Daut - Reuters - "Edmundo Alex Lemun Saavedra, martire della liberazione Mapuche" - Il cartello ricorda la morte, negli scontri con la polizia del 12 novembre 2002, del giovane indio
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6 maggio 2004
Finalmente la questione dei Mapuche, e delle ripetute violenze che sono costretti a subire, entra ufficialmente nell' agenda internazionale dell' O.N.U. per quanto riguarda la tutela dei diritti umani. Grazie alla presentazione del "Rapporto Stavenhagen" a Ginevra, in occasione del 60° periodo di sessioni della Commissione Diritti Umani dell' O.N.U., si apre uno spiraglio di luce su questo dimenticato popolo indigeno del sud del Cile.
Alla riunione ginevrina partecipavano anche alcune organizzazioni sociali e politiche mapuche, tra cui spicca la presenza di Aukan Huilkaman, delegato del "Consejo de Todas las Tierras", e di Edmundo Lemùn della "Coordenadora Arauko-Mallako", ma soprattutto padre di Alex Lemùn, il giovane attivista mapuche assassinato dalla polizia durante l' occupazione di alcune terre presso la località di Ercilla nel dicembre 2002; per tale morte ancora oggi la famiglia non ha ricevuto nessuna giustizia da parte di alcun tribunale, tanto civile quanto militare.
Una nuova generazione
La presenza del padre di Alex a Ginevra è stata sostenuta da numerose associazioni cilene ma anche europee, tra cui ricordiamo la I.W.G.I.A., ong danese, con sede a Copenhagen, riconosciuta con status consultivo presso le Nazioni Unite. Proprio i Danesi hanno organizzato il viaggio del sig. Lemun, a cui ha fatto seguito un comunicato unitario di varie associazioni in cui si scrive:
"...Alex era un lottatore di nuova generazione, che reclamava le sue terre e difendeva il diritto allo sviluppo della cultura mapuche. Si ribellò contro la povertà che le imprese del legname provocano in tutto il sud del Cile, che mettono alle strette le comunità indigene e che contaminano le loro terre . Protestava contro l' emarginazione che lo Stato offre ai giovani mapuche, obbligati a emigrare, a sottomettersi o a rinnegare la loro storia. Il proiettile di un poliziotto ha spento la sua vita 15 mesi fa e la sua morte continua ad essere impunita."
Il Rapporto Stavenhagen
Salutato come una delle più importanti conquiste in ambito internazionale, il rapporto porta definitivamente il tema delle violenze ai Mapuche in seno alle Nazioni Unite; per capire la soddisfazione degli Amerindi cileni, basta leggere le dichiarazioni del werken Josè Nain, che sostiene che in Sudamerica pochi paesi vengono controllati seriamente dalla Commissione O.N.U. per i Diritti Umani, e di recente solo la Colombia e il Cile hanno iniziato ad essere nel mirino degli osservatori internazionali, soprattutto per le politiche arretrate per il rispetto dei diritti delle popolazioni indigene. "Senza dubbio ", continua Nain, "abbiamo la convinzione che il Rapporto Stavenhagen costituisca un asso fondamentale per la lotta del popolo mapuche per la restituzione delle loro terre e del loro territorio, per la partecipazione politica indigena, per lo sradicamento del razzismo, contro la discriminazione nei tribunali e infine nel sostenere il diritto alla libera autodeterminazione".
Ma cosa è riportato in tale rapporto? Rodolfo Stavenhagen, relatore delle Nazioni Unite durante il 60° periodo di sessioni della Commissione per i Diritti Umani, ha focalizzato la sua analisi sul rispetto dei diritti umani verso le popolazioni indigene in Cile e Messico. Il testo presentato ufficialmente giorno 8 aprile a Ginevra, è stato accolto con molta soddisfazione in Cile, soprattutto per la perentoria condanna della "criminalizzazione" e dell' "offensiva giudiziaria repressiva" condotta dallo Stato cileno contro le attività di rivendicazione dei Mapuche, avvenute negli ultimi 4 anni. La principale raccomandazione degna di nota ricorda che "...sotto nessuna circostanza dovranno essere criminalizzate o perseguite le legittime attività di protesta e di rivendicazione sociale delle organizzazioni e delle comunità indigene, ne tantomeno si possono applicare accuse di reato estrapolate da altri contesti ("minacce terroristiche", "associazione a delinquere"...) a fatti relativi alle lotte sociali per la terra e ai legittimi reclami indigeni.....".
Immediate sono state le reazioni: a parte l' unica voce dissenziente, quella di Marcelo Calfuquir, delegato presso le Nazioni Unite dell' INREDECS ( Instituto de Investigacion y Apoyo al Desarrollo Economico, Cultural y Social de los Pueblos Indigenos de Chile), che sconfessa la legittimità e la completezza delle dichiarazioni di Stavenhagen, dal Cile invece una moltitudine di dichiarazioni si sono succedute per "festeggiare" lo squarcio di luce apertosi.

"La Palestina del Sudamerica."
A cominciare dai dirigenti di molte associazioni politiche e sociali, tra cui ricordiamo Julio Chehuin, Andres Rauca, Leonardo Calfuqueo, Domingo Rein, Adolfo Millebur, Jorge Hueque, Juan Painemal e Galvarino Raiman, i quali hanno dato piena approvazione dei passaggi più importanti della relazione ginevrina, in particolare sottolineando che "..il futuro dei Mapuche e dello Stato cileno non sta nel volersi sottomettere a vicenda, ma il nostro popolo tiene il diritto a esprimere e ad esigere i suoi diritti sulla terra sulle risorse necessarie per lo sviluppo della nostra vita e della nostra cultura. Appoggiamo in modo particolare le raccomandazioni a riguardo dell' amministrazione della giustizia e contro la criminalizzazione delle proteste sociali, richiediamo un' amnistia per tutti i prigionieri politici mapuche e soprattutto che sia fatta giustizia per Alex Lemùn".
Se comunque i maggiori richiami vengono fatti verso il Legislativo e verso il sistema giudiziario, per
l' "Universidad de La Frontera" di Temuco le maggiori attenzioni devono essere rivolte verso
l' Esecutivo, che ha sviluppato una politica contraddittoria verso le popolazioni indigene e verso il rispetto dei diritti umani. Cosi, mentre ha dato impulso a una politica settoriale per la promozione degli Amerindi, allo stesso tempo ha difeso e ha eseguito direttamente progetti di investimento in aree indigene senza aver mai consultato le comunità locali, ma anzi, favorendo spesso interessi stranieri, ha finito col colpire duramente le prospettive future di chi abita in quei luoghi.
Ancora più dura col governo è stata l' Associazione Americana di Giuristi (A.A.G.), una ong, anch' essa con status consultivo presso l' O.N.U., che sostiene come dalla fine dell' odiosa dittatura fascista di Pinochet, cioè negli ultimi 14 anni, l' impegno dello Stato nei confronti degli Amerindi sia stato praticamente inesistente; uno dei pochi timidi tentativi è stata la "Ley indigena" 19-223 del 1993, ma gran parte delle sue disposizioni più importanti sono annullate da altri testi legislativi molto più vincolanti, come ad esempio il Codice Minerario, la Legge sulla pesca, il Codice dell' Acqua, testi che non hanno niente a che vedere con il rispetto dei diritti di proprietà collettiva sulle terre e sul suo uso produttivo. Inoltre, secondo il portavoce dell' A.A.G. a Ginevra, il giurista Jaime Valdes, il Senato cileno, che conta fra i suoi membri con mandato vitalizio personaggi nominati sotto la dittatura, ha da sempre dimostrato una ostica posizione sull' argomento, dimostrata dalla mancata ratifica dell' Accordo internazionale 169 dell' O.I.T. (Organizzazione Internazionale del Lavoro), accordo che riconosce e protegge i diritti dei popoli indigeni; non solo ma al sud del paese gran parte delle risorse naturali sono concesse in uso esclusivo a terzi, quasi sempre stranieri, che negando di fatto i diritti ancestrali di chi ci vive e che non può utilizzare le proprie risorse per la propria sopravvivenza. Non solo, ma la situazione è talmente grave che secondo la A.A.G può essere paragonata solo alla Palestina: una smisurata repressione da parte degli apparati di polizia civile e militare, l' allontanamento coatto dalle proprie case e la distruzione delle stesse, la continua minaccia armata verso uomini, donne e bambini inermi, il sorvolo e la presenza di elicotteri militari sono tutti esempi che vanno in un' unica direzione: la perdita di identità per i Mapuche, la spoliazione delle loro risorse economiche storiche, perpetrata da multinazionali e latifondisti nazionali e stranieri.
Da segnalare, negli stessi giorni della presentazione del Rapporto Stavenhagen, l' uscita della relazione della Federazione Internazionale dei Diritti Umani (F.I.D.H.), organizzazione con sede a Parigi, che nell' anno 2002 organizzò una missione speciale nel sud del Cile; oggi con il titolo "Popolo Mapuche: tra l' oblio e l' emarginazione" il report, di circa 50 pagine e tradotto in varie lingue, racconta il conflitto in atto con le multinazionali del legname per lo sfruttamento del patrimonio forestale, situazione innescata dall' impresa Hidroelettrica Ralko di Endesa -Espana, nota quest' ultima per una sospetta partecipazione nell' "affare dell' acqua" di Aguas Andinas con l' altra multinazionale iberica, Aguas de Barcelona (AgBar). Oltre ai racconti delle violenze da parte della polizia, degli arresti e degli incarceramenti arbitrari, nel documento si fanno numerose raccomandazioni al governo cileno per avviare una nuova politica tesa al miglioramento della situazione nel sud del paese e al rispetto dei diritti degli originari abitanti del Wallmapu.
Lettera di appoggio alla famiglia Lemùn
e al documento dell'ONU

Tratto da : http://www.mapuche-nation.org/espanol/noticias.htm
Titolo originale:
Carta de apoyo a la familia Lemún y al Informe del Relator de Naciones Unidas
Abril 07 de 2004
Edmundo Lemún viajó a las Naciones Unidas a exigir justicia para su hijo. Todos los mapuches que luchamos por nuestra dignidad estaremos con él cuando exprese a las naciones del mundo el dolor de su familia y de nuestro pueblo.
El joven Alex Lemún, tenía 17 años, y era un luchador de las nuevas generaciones que reclaman sus tierras y defendía el derecho a desarrollar nuestra cultura. Se rebeló contra la pobreza que provocan las empresas forestales que acorralan a las comunidades y contaminan sus tierras. Protestaba contra la marginación que el Estado ofrece a los jóvenes mapuches, obligados a emigrar, someterse y renegar de su historia. La bala de un policía terminó con su vida hace 15 meses y su muerte sigue en la impunidad.
La realidad que vivía el joven Alex y su familia, y la de cientos de nuestras familias, es la que expone en su Informe sobre Chile el Relator Especial de Naciones Unidas para los Pueblos Indígenas y que será conocida por la Comisión de Derechos Humanos, de este organismo internacional, este 08 de abril en Ginebra (Suiza). El informe revela las violaciones a los derechos humanos cometidas contra nuestro pueblo y la insatisfacción que tenemos con el Gobierno de Chile por las demandas incumplidas y la falta de diálogo que se ha manifestado.
Como miembros del pueblo mapuche y, representando a nuestras comunidades y organizaciones, manifestamos nuestro reconocimiento a la labor del Relator, Sr, Rodolfo Stavenhagen, y apoyamos las recomendaciones de su Informe que buscan mejorar el desarrollo social, económico y la participación de nuestras comunidades. Esperamos que su informe ayude a mejorar la situación de derechos humanos en Chile y sea un aporte para erradicar la discriminación y racismo contra nuestro pueblo
Apoyamos particularmente sus recomendaciones en materia de administración de justicia y que exigen al gobierno terminar con la criminalización de nuestras demandas, respetar el derecho internacional, considerar una amnistía para los presos políticos mapuches y hacer justicia para el joven Alex Lemún.
Esperamos que la Comisión de Derechos Humanos de las Naciones Unidas acoja favorablemente el Informe del Relator y respaldamos que este organismo internacional a través de sus diversos mecanismos realice un seguimiento a las recomendaciones del Relator y se exija su cumplimiento al Estado de Chile.
Como expresa el Relator, el derecho a la libre determinación es un derecho universal reconocido para todos los pueblos. Nuestro pueblo tiene el derecho a expresar y exigir sus derechos sobre la tierra y los recursos necesarios para el desarrollo de nuestra vida y cultura. El futuro del pueblo mapuche y el estado de Chile no está en el sometimiento de uno hacia el otro.
Agradecemos a IWGIA, organización que invitó a la Familia Lemún para expresarse directamente ante este organismo internacional.
Asimismo, agradecemos a los diversos organismos de Derechos Humanos consultivos de la ONU que también se pronunciarán en este sentido.
Umberto Bandiera - Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Università di Bologna è attivo in diverse iniziative sociali anche all'estero, rappresentante nell'Unione degli Studenti e attivo nei Social Forum Locali.
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