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Il presidente "Tuto" Quiroga vola a Washington e tratta di accordi significativi per la cooperazione tra i due Paesi. Mentre la Bolivia, in ginocchio economicamente sospende solo momentanemente la sua collera. Ma questi "sono solo segnali del rafforzarzamento di una democrazia".

Campesinos, cocaleros
e giochi di potere
Per Selvas.org Giovanna Vitrano - 16/02/2002



Foto: (www.comunica.gov.bo) sono riferite ai blocchi dei "campesinos" nello Yungas di questi giorni



"La visita del presidente Quiroga a Washington
(nella foto in basso) ha stabilito nuove basi per le relazioni tra Bolivia e Stati Uniti, e ha reso sempre più concreta la possibilità di analizzare nuove aree di cooperazione che possono rafforzare significativamente il rapporto tra i due paesi". Parola di Thomas Shannon, direttore dell'ufficio degli Asuntos Andinos del Dipartimento di Stato, che ha sottolineato come le proposte di Quiroga "indicano la forte volontà di collaborare con gli Stati Uniti in un modo nuovo e fresco". Proposte che, come sussurrano i bene informati, hanno reso molto interessante la discussione sul panorama politico boliviano in questo periodo prelettorale tenutasi al Centro di Studi Strategici e Internazionali (Csis).Shannon ha sottolineato come il suo governo sia rimasto sorpreso dalle proposte di Quiroga relative all'esportazione del gas boliviano negli States, secondo un progetto che prevede l'invio del gas in Messico e da qui negli Stati Uniti con l'impiego di navi. "Questo progetto - ha continuato Shannon - prevede la costruzione di gasdotti, la crescita del mercato messicano, del mercato statunitense e stimola la privatizzazione per l'estrazione del gas".
:: APPROFONDIMENTI ::
El Diario
Opinion
La Razòn
Los Tiempos

• Confederación Sindical Única de Trabajadores Campesinos de Bolivia (CSUTCB)
en español.
Fondata nell'anno 1979,
al congresso di "unidad campesina" convocato dall'allora Central Obrera Boliviana (COB)
http://www.fondoindigena.org/csutcb/

csutcb@ceibo.entelnet.bo


Felipe Quispe
detto "El Malku"
(il condor in Aymara)
en español.
Storie e biografie del famoso leader sindacale boliviano originario del popolo Aymara
http://www.geocities.com/
katariuta/guerr2mall.html

FelipeQuispe.html




L'affare sarà fatto
Ora, parlare con entusiasmo di privatizzazione in un paese in cui la corruzione è uno stile di vita normale ci sembra quantomeno grottesco. Come grottesche sembrano le preoccupazioni del governo statunitense che, come unici ostacoli al progetto, indicano i rapporti diplomatici non proprio sereni tra Bolivia e Perù (il Perù avrebbe dovuto essere il terminale di un gasdotto per cui gli Stati Uniti prevedevano uno stanziamento di circa 78 milioni di dollari, per iniziare).
Grottesco perché mentre a Washington si discute di milioni di dollari come se fossero noccioline, tra le strade della Bolivia cresce la rabbia, la miseria, la disperazione, la paura.
I blocchi stradali, che per il governo sono stati tolti, impediscono la circolazione negli Yungas e, proprio perché secondo fonti governative l'accordo con Morales ha sortito l'effetto voluto - cioè un periodo di tregua- da mercoledì scorso sulle strade di grande traffico circolano pattuglie di cingolati dell'esercito.
Dal governo, comunque, giungono rassicurazioni. La presenza delle forze armate serve soltanto a scoraggiare le singole iniziative di quanti vorrebbero riempire nuovamente le carreggiate con pietre e cumuli di terra. Il fatto è che a causa di queste "singole iniziative" nel tropico cochabambino le ruspe vengono scortate dall'esercito, mentre le strade nei pressi del lago Titicaca e di Ororuro, nonostante i pattugliamenti, siano rimaste chiuse per tutto il periodo di carnevale.
E da qui giunge la conferma del disastro economico fino a qualche giorno fa soltanto previsto: gli alberghi sono rimasti completamente vuoti, non è stato venduto neppure uno spillo e ristoranti e trattorie lamentano l'assenza totale di avventori. Insomma, nessuna festa, nessuna passerella con i vestiti più belli e più colorati, solo tanta rabbia e tasche vuote. Osservatori sul posto hanno così commentato questi giorni festivi: "Gli unici a divertirsi - commentavano gli inviati dei maggiori quotidiani del paese- erano i bambini che, con le strade completamente deserte, si sono divertiti a giocare con l'acqua delle pozzanghere".
La pioggia di questa settimana, infatti, è stata l'unica cosa che ha rinfrescato l'atmosfera di un paese sull'orlo della rivolta.



La rabbia è solo sospesa
"La Bolivia sta cambiando", ha commentato Thomas Shannon riferendosi al fatto che, secondo gli Stati Uniti, risulta sempre più chiara la partecipazione della società civile alla vita politica del paese (forse si riferiva alle marce e ai cortei di protesta? Agli scioperi in massa e ai blocchi stradali?), l'apertura al mercato privatistico (multinazionali americane?) e la sempre più sostanziale distruzione delle coltivazioni di coca, un vero segnale, secondo Shannon, del rafforzarsi della democrazia e dello Stato di Diritto.
Ma quale diritto si nasconde dietro le fermate non previste di autobus e pullman, bloccati da cocaleros e campesinos disperati, tanto rabbiosi da costringere i passeggeri a scendere dai mezzi per riempire la strada di pietre? Quale diritto si nasconde dietro le parole di Gladys Criales, una venditrice del mercato popolare che ha urlato al giornalista che la intervistava: "Questo carnevale non ho guadagnato un centesimo. Questa notte non ho fatto altro che rigirarmi nel letto per la rabbia".
L'unico diritto rimasto alla popolazione indigena boliviana sembra sia quello di dormire per strada e di accogliere al grido di "corruptos" e "ladrones" i delegati governativi giunti mercoledì pomeriggio a Yolosa per cercare di trovare un accordo con il Difensore del Popolo. Gli accordi raggiunti (una proroga di 90 giorni per l'inizio dell'applicazione del decreto contro il commercio e il trasporto della foglia di coca e l'avvio di una licitazione per l'acquisto di 1000 trattori da mettere a disposizione dei campesinos) non accontentano nessuno. Né Evo Morales, che comunque si dice abbastanza soddisfatto, né Felipe Quispe. Quest'ultimo addirittura dice di voler rendere ancora più aspra la lotta sindacale fino a quando non si potrà trovare faccia a faccia con il presidente Quiroga ("Presidente davanti a Presidente", ha dichiarato il leader del movimento campesino) per mettere per iscritto, su una "carta che abbia valore di decreto, e non soltanto un accordo che non ha alcun valore", le possibili soluzioni ai tanti problemi che rendono impossibile la vita dei boliviani.

Morales, forse, non ha tutti i torti a storcere il naso davanti alle posizioni estreme (fino ad oggi solo verbali) del collega sindacalista e lascia intendere tutti i suoi dubbi quando mette insieme le ultime notizie dal fronte Quispe e l'avvicinarsi delle elezioni. Sicuramente non hanno torto i campesinos che iniziano a preoccuparsi per le ultime iniziative assunte dal loro leader sindacale e che, pur non essendo completamente d'accordo con i sistemi fino ad ora adottati, non possono che obbedire agli ordini. "Ad ogni passo ci sono i vigilantes del Mallku - si è lamentato il campesino Santos Aruquipa - e se non facciamo quello che ci dicono prima ci insultano, poi i loro amici non ci parlano più e poi veniamo trattati come traditori".
Non ci vuole molto a capire che tutto questo finirà per fare il gioco voluto dalla classe politica. I sindacati maggiori (quello dei cocaleros, questo dei campesinos e quello degli insegnanti), infatti, sono ai ferri corti tra loro. A questo proposito, quasi avesse doti di chiaroveggenza, Thomas Shannon ha precisato: "Uno dei problemi principali che dovrà affrontare la Bolivia sarà quello di rompere la coalizione tra cocaleros, difensori delle popolazioni indigene e molti altri gruppi che in realtà non hanno nulla a che fare con la coltivazione illegale di coca".


Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente, ha curato diverse inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano.
E-mail: giovitrano@libero.it


Aspettando i mille trattori promessi dal governo, si festeggia per la donazione da parte degli Stati Uniti, di 24 camion con ribalta. Meglio di niente.

"Un'ultimo sforzo, per vivere onestamente"
A cura di Martin E. Iglesias



I mille tratori richiesti dal leader campesino Felipe Quispe potrebbero tardare mesi ad arrivare.
Ma a far apparire efficente la macchina governativa, ci ha pensato l'ambasciatore statunitense a La Paz Manuel Rocha. L'agenzia nordamericana per lo sviluppo internazionale (USAID/Bolivia) ha consegnato il 15 di febbraio 24 camion con ribalta e diversi altri macchinari pesanti, con una cerimonia pubblica, al ministro dell'agricoltura e dello sviluppo rurale Walter Nuñez. Dei 24 veicoli, dodici verranno utilizzati nella zona di Cochabamba e, salomonicamente, dodici nello Yungas.
Nonostante la zona del Tropico di Cochabamba sia la zona rurale della Bolivia con la più sviluppata infrastruttura viaria, questi mezzi verranno impiegati per il mantenimento e l'ampliamento delle strade come previsto nel programma di sviluppo alternativo regionale . Durante la cerimonia l'ambasciatore ha spiegato come la consegna sia la "dimostrazione dei lati positivi dell'impegno USA nella battaglia per lo sviluppo". Questo permetterà ai campesinos boliviani, ha continuato l'alto funzionario, di vivere una vita legata all'economia lecita del Paese. Manuel Rochaha a poi ricordato che sono previsti numerosi incentivi per la Bolivia e che il suo presidente, si riunirà il prossimo marzo, a Lima, insieme a tutti i presidenti dell'area "e lì farà importanti annunci per i Paesi Andini.

Il Ministro dell'agricoltura, Walter Nuñez, ringraziando ufficialmente l'ambasciatore, ha ricordato come la Bolivia deve dimostrare di raggiungere gli obiettivi prefissati per mantenere la cooperazione con gli altri Paesi. "Che i boliviani proseguano nel loro percorso verso la dignità e la crescita del bene comune e dimostrino di compiere le loro promesse fino in fondo". Il ministro boliviano, riferendosi agli accordi per la lotta alle droghe, ha poi concluso: "DAl 1997 la produzione di cocaina nel nostro Paese è scesa da 250 tonnellate a 20, manca ancora un pezzetto di strada da fare. Le nuove strade che costruiremo porteranno quel progresso che serve alla gente per vivere lecitamente."

Il programma per lo sviluppo alternativo della regione (PDAR) avrà tra poco al sua attivo autoveicoli per l'ampliamento delle strade nelle zone delle proteste, rendendo, forse, così più duro il compito di riempirle di pietre per protesta. Almeno, in questo caso, sarà garantito più lavoro per tutti.