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Il patto del governo con i “cocaleros” non soddisfa tutti. I campesinos del "Malku" proseguone nei loro blocchi sulle strade intorno a La Paz, in attesa che il governo compia i precedenti accordi. Ma anche gli "amici nordamericani" non vedono di buon occhio il rinvio delle leggi restrittive al commercio della coca.

L'amaro accordo
(Coke and Yungas)
Per Selvas.org Giovanna Vitrano - 12/02/2002





Non è affatto felice l'ambasciata americana.
Mentre in tutta la Bolivia si lanciavano gli ultimi coriandoli, fonti non ufficiali riferivano alla stampa di La Paz che l'ambasciatore statunitense Manuel Rocha avesse espresso il proprio rammarico per l'accordo raggiunto in questi ultimi giorni tra governo e i “cocaleros” guidati da Evo Morales Ayma. Sembra, infatti, che la diplomazia nordamericana abbia registrato la risoluzione raggiunta - l’accordo che consiste nel rinviare di 90 giorni l'entrata in vigore dei Decreti della Corte Suprema n. 26415 e 2649 che renderebbero reato il commercio e il trasporto di foglie di coca.- come un favore alle attività illecite di narcotraffico.
E mentre l’ex deputato Evo Morales sembra essere il primo a cantare vittoria, tanto da interrompere lo sciopero della fame al suo 14° giorno, non è affatto contento l'altro leader sindacale, Felipe Quispe detto "El Mallku". Anzi, le parole espresse da lui sono un vero turbine di fuoco e fiamme. Innanzi tutto, mette in chiaro El Mallku, “il governo che è “fatto solo di ciarlatani", deve tirar fuori i 1.000 trattori promessi ai contadini. Poi si può cominciare a discutere la sollevazione dei blocchi stradali. Già, perché i blocchi stradali, non sono affatto terminati, nonostante la crisi economica causata nel paese prorpio durante i giorni di Carnevale, e che sono una vera manna per l'indotto turistico.

:: APPROFONDIMENTI ::
El Diario
Opinion
La Razòn
Los Tiempos

• Confederación Sindical Única de Trabajadores Campesinos de Bolivia (CSUTCB)
en español.
Fondata nell'anno 1979,
al congresso di "unidad campesina" convocato dall'allora Central Obrera Boliviana (COB)
http://www.fondoindigena.org/csutcb/

csutcb@ceibo.entelnet.bo


Felipe Quispe
detto "El Malku"
(il condor in Aymara)
en español.
Storie e biografie del famoso leader sindacale boliviano originario del popolo Aymara
http://www.geocities.com/
katariuta/guerr2mall.html

FelipeQuispe.html


Museo della Coca
en español.
Un museo virtuale con numerosi riferimenti e documenti scientifici, sulla "sacra pianta" andina.
http://coca-museum.magicplace.com/


Ministero del commercio estero boliviano
en español.
Sito ufficiale del governo
http://www.mcei.gov.bo/


I trattori e il Plan Dignitad
A che servono questi mille trattori richiesti con tanta passione da El Mallku? In teoria dovrebbero servire a permettere ai contadini di iniziare le coltivazioni secondo il “Plan Dignitad”, ovvero quel piano che prevede la distruzione delle coltivazioni di coca sulle quali dovrebbero sorgere coltivazioni di tipo più "occidentale" come lattughe e alberi da frutto. Il Plan Dignitad, costruito sulla falsa riga del Plan Colombia (non per nulla si parla di Plan Bolivia, che, fino ad oggi, si distingue dal Plan Colombia principalmente per il mancato uso di gas venefici irrorati per distruggere le piantagioni di coca) , è da tempo oggetto di aspre critiche da parte degli esperti di mezzo mondo. Due ragioni tra tutte: la prima è la terra e il clima poco favorevoli alla coltivazione di ortaggi di tipo occidentale (lattughe e verdure simili); la seconda strettamente correlata alla prima, è la concorrenza praticamente imbattibile delle grandi industrie agricole americane che in Bolivia già coltivano ortaggi in abbondanza a costi minimi, coprendo già da molti anni la richiesta di questi prodotti.
Ci sono poi tanti altri motivi, il più importante di questi sarebbe il guadagno garantito a quei “cocaleros” che si convertono in “campesinos”. Se coltivando la propria terra a coca riuscivano a garantire la sopravvivenza alla famiglia, coltivando la stessa terra ad ortaggi non riescono a sfamare neppure una sola persona, considerando che il genere di coltivazioni consentite richiede frequenti irrorazioni e in Bolivia l'acqua si paga, e si paga cara.
Certo, i trattori possono aiutare a dissodare i terreni, a preparare i campi per la semina, ma… che tipo di raccolto potranno mai avere?
Ad ogni modo, le cifre parlano chiaro: in Colombia per ogni metro quadrato di piantagioni di coca distrutto se ne contano 25 nascosti e tenuti segreti. In circa un decennio di applicazione, il Plan Colombia non vanta alcun risultato positivo e tra quelli negativi, purtroppo, si annovera un elevato nuemero di bambini uccisi dai gas usati per distruggere le coltivazioni illegali di coca. In Bolivia, intanto, l’eradicazione delle piante di coca prosegue a tutto ritmo, assicura il governo.



Il ritorno del “cato”
Tra le dichiarazioni di queste ultime ore, si intravedono alcuni passaggi davvero interessanti se guardati alla luce di quelle che potrebbero chiamarsi "prospettive". Inannzi tutto, firmando l'accordo con Evo Morales per il rinvio di 90 giorni dell'entrata in vigore dei decreti sul trasporto e sul commercio della foglia di coca, il governo ha parlato di coca illegale e coca coltivata per l'uso domestico dei boliviani. E' da anni che Morales, fino allo scorso gennaio deputato in Parlamento, si batte per veder garantito, per l'uso personale, un “cato” (circa 1.600 metri quadrati) di terra coltivato a coca per famiglia di cocaleros. Non è da dimenticare, infatti, che la pianta di coca è una pianta indigena di quelle regioni e il suo uso quotidiano appartiene alla tradizione storica millenaria delle popolazioni indigene che lì abitano. Ma c'è un altro passo tra le dichiarazioni dei ministri boliviani che lascia abbastanza perplessi: si è parlato, infatti, delle piantagioni di coca nel tropico degli Yungas facendo una netta distinzione tra coltivazioni legali e coltivazioni illegali.
Non conoscendo l'esistenza di una dichiarata "legalità" per le coltivazioni di coca, la domanda che è lecito porsi è se sia reale l'esistenza di un grosso stabilimento della americanissima Coca-Cola proprio negli Yungas e se questo fatto possa essere in qualche modo messo in relazione con una tacita "legalizzazione" della pianta.
Ma fatti e dati concreti alla mano, questa è solo fantapolitica.



Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente, ha curato diverse inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano.
E-mail: giovitrano@libero.it