:: Selvas.org::
:: Occhi aperti sulle Ande :: Ojos abiertos en los Andes ::
SELVAS.org


Home
Portada

Chi siamo
Quien somos

Contattaci
Contacto

Uno sguardo
Una mirada

Campagne
Campañas


Link
Enlaces

Bolivia: dai blocchi stradali alla crisi economica. Le pietre non sono solo il simbolo di protesta verso uno stato che non dialoga. Rischiano di fare esondare il malcontento sociale gia sull'orlo di una crisi.

La causa e l'effetto

Per Selvas.org Giovanna Vitrano - 07/02/2002


Le foto si riferiscono a manifestazioni di Cochabamba dei giorni 24 e 24 gennaio



Come le tessere di un domino, i pilastri dell'economia boliviana stanno crollando uno dietro l'altro. La causa sarebbe il forte impatto della mobilitazione sociale, espressa , con grande forza , in questi giorni.

Nonostante i movimenti sindacali non seguano una linea unitaria di condotta, infatti, è il popolo che sta insorgendo contro quello che da più parti viene definito "un governo-parodia, capeggiato da un morto che si muove solo su comando dell'ambasciata statunitense". E questo perché, secondo le letture dei movimenti popolari che stanno aumentando di intesità, "la reale intenzione di chi sta finanziando il governo del presidente Quiroga è quella di raggiungere il controllo totale dei territori dell'Amazzonia e delle Ande all'interno di quella strategia che prevede l'eliminazione di qualunque tipo di resistenza sociale nella regione".

La resistenza popolare
La maggior parte delle vie di comunicazione del Paese sono interrotte. Anche se non si può parlare di blocchi stradali fissi, le strade del Chapare, degli Yungas, di Copacabana,, nel Sucre e tra La Paz e Oruro vengono disseminate di pietre dai “campesinos” durante le ore notturne. Nei pressi del lago Titicaca, solo per fare un esempio, la strada che mette in comunicazione il lago con Laja è stata interrotta la notte tra lunedì e martedì. Mercoledì mattina l'esercito è giunto con le ruspe per togliere il blocco, ma i contadini appostati ai lati della strada, non appena passata la ruspa, hanno ricoperto il manto stradale con le stesse pietre appena accatastate dai militari. Le marce e le assemblee spontanee nelle piazze si moltiplicano.
A scendere in piazza, accanto ai campesinos, ai cocaleros, ai coloni, ai pensionati e agli universitari, anche i commercianti e gli artigiani - che lamentano forti perdite nel loro lavoro - mentre i conducenti di camion e autobus si rifiutano di andare a lavorare per il pericolo che corrono incrociando i blocchi stradali improvvisati e gli scontri tra manifestanti ed esercito.



La mano dura della repressione
Le forze militari sono ormai quasi l'unica presenza nelle strade boliviane. Ma sia l'Assemblea Permanente per i Diritti Umani di Bolivia (APDHB), sia l'ufficio della “Defensora del Pueblo” hanno presentato al governo una tale quantità di denunce e di violenze subite dai civili, che il Potere Esecutivo non ha potuto fare a meno di prendere dei provvedimenti. Il Comando di Polizia Nazionale ha condannato a 48 ore di arresto il colonnello Romulo Vargas, comandante del GES, il Gruppo Speciale di Sicurezza, meglio conosciuto come "dalmatas", per essere stato riconosciuto responsabile degli eccessi di violenza commessi contro “cocaleros” e cittadini comuni lo scorso mercoledì a Cochabamba, durante i tentativi di disperdere una marcia. Queste sono tutte le informazioni, sui provvedimenti, ricevute martedì dal generale Walter Carrasco, che ha aggiunto che il colonnello Vargas, a sua volta, punirà gli effettivi che hanno materialmente colpito manifestanti e innocui passanti.
Sugli eccessi di violenza degli squadroni della GES, intanto, si moltiplicano le denunce. L'Assemblea Permanente dei Diritti Umani di Bolivia, ad esempio, ha sottolineato come l'80% delle persone ferite o uccise dai colpi d'arma da fuoco dei "dalmatas" sono state colpite alle spalle (quindi mentre le vittime erano già in fuga, come segnalato persino dai referti medici ospedalieri, oltre che da tutti i testimoni oculari). Si inizia a sospettare, tra l'altro, che i "dalmatas" non siano estranei all'uso dell'elettricità, e altro, come metodi di tortura.

E la chiesa marcia all’indietro?
Sono stati soprattutto i rappresentanti dei colonii e l'ex deputato “cocalero” Evo Morales Ayma a chiedere l'intervento della Chiesa come mediatore tra il Governo e le parti in lotta. Già ieri, però, fonti ufficiali avevano risposto negativamente all'intervento della Chiesa se questa avesse fatto partecipare alle trattative anche il "narcotrafficante" Evo Morales Ayma. Ieri il ministro del Governo, Leopoldo Fernandez, aveva dichiarato che "la Chiesa cattolica, l'ufficio del Defonsor del Pueblo e l'Assemblea Permanente dei Diritti Umani non devono abbassarsi ad aiutare i rivoltosi ma creare le condizioni per un dialogo tra il Potere Esecutivo e i settori in conflitto per evitare che esploda la situazione sociale nel paese". Oggi il quotidiano Los Tiempos, riportando l'intervento del ministro dell'Agricoltura Walter Nuñez che conferma quanto "l'argomento Morales sia un discorso chiuso e che, quando vincerà la ragione, i cocaleros capiranno che non si può negoziare con una persona che in questo momento è interdetta", comunica che i soggetti interessati alla mediazione sono il Comitato Civico, la Federazione degli Impresari Privati e il Consiglio Municipale, "visto che la Chiesa annuncerà che si ritira dalla mediazione del conflitto".



La crisi economica: causa ed effetto
Veniamo alla conseguenza più preoccupante di questa mobilitazione sociale, ovvero la crisi economica che sta assumendo giorno dopo giorno un aspetto sempre più grave. Pur non commentando le dichiarazioni della Camera Nazionale di Commercio che ha qualificato "la protesta messa in atto dai dirigenti sindacali Felipe Quispe e Evo Morales" come "un crimine" per l'attività economica del paese (da qui si presuppongono nuove incriminazioni per i due sindacalisti), i primi dati delle perdite economiche del paese sono più che sconfortanti, visto che il periodo degli scioperi e dei blocchi stradali sta coincidendo, anche, con le feste tradizionali del carnevale.
La festa tradizionale di Oruro, che quest'anno avrebbe debuttato come “Patrimonio Orale e Intoccabile dell'Umanità", vede praticamente azzerato l'indotto turistico previsto. Si calcola che nel corso di questa settimana andranno persi oltre 6 milioni di dollari e gli alberghi mancheranno di incassare almeno 50mila dollari ciascuno per l'assenza di turisti. Nel dettaglio lo scorso anno i 64 alberghi affiliati alla Camera Alberghiera di Oruro avevano registrato il tutto esaurito per questo appuntamento folcloristico. Oltre 9000 i turisti che hanno affollato le strade di Oruro lo scorso anno, di questi il 78% sono visitatori stranieri. Quest'anno la loro presenza sarà nulla. Gli stessi dati si registrano anche a La Paz come negli alberghi degli Yungas e nelle zone vicine al lago Titicaca, Copacabana e Coroico, mete del turismo da week-end, che registrano la cancellazione delle prenotazioni. A Cochabamba la richiesta di posti letti è scesa al 10% delle disponibilità mentre nel Chapare gli alberghi sono completamente vuoti.
Anche il comparto dei trasporti ha i suoi problemi. Le quasi 60 compagnie di trasporto pubblico che servono Oruro e le altre città delle località limitrofe stanno registrando nelle ultime giornate gravissime perdite tanto per la mancanza di passeggeri quanto per i danni arrecati dai manifestanti ai pullman che cercano di passare i blocchi. Anche il commercio al minuto come artigiani, negozianti e ambulanti denunciano gravissime perdite visto che i prodotti da loro acquistati non potranno essere venduti ai turisti. Anche i commercianti e gli artigiani delle grandi città denunciano ingenti perdite a causa delle prolungate chiusure delle loro attività, chiusure messe in atto dal pericolo che comporta la reazione dei militari e la violenza degli scontri durante le manifestazioni.




Notizia diffusa il 7/2/02 da RADIPAZ,
radio che produce programmi e notizie per una cultura della pace, promossa dall'UNESCO.

www.radipaz.org
(pazddh/070202/ong/bo/ptp)
Titolo originale: BOLIVIA &Mac247; Genocidio cultural

Bolivia: genocidio culturale
Un morto alla settimana, un ferito al giorno, sindacalisti perseguitati, denuncie di tortura, un centinaio di prigionieri politici, la chiusura di radio legate a movimenti sociali e sindacali. Qiesto è il saldo di 6 mesi di governo del Presidente boliviano Jorge Quiroga.
La reazione popolare aumenta. Un furgone della polizia è stato incendiato nella citta di Sucre. Le organizzazioni di cittadini accusano il Presidente Quiroga di difendere solo gli interessi di imprese e quelli trasnazionali.
L'espulsione del deputato Evo Morales Ayma ha acceso la miccia. Morales è il leader dei "cocaleros" (produttori di foglie di coca) che protestano per il decreto che dichiara illegale la compravendita della foglia di pianta di coca.
Nella cultura boliviana, la coca è utilizzata da più di mille anni come erba medicinale e energetica. Il movimento "cocalero" qualifica la politica ufficiale come un "genocidio culturale".



Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente, ha curato diverse inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano.
E-mail: giovitrano@libero.it