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Evo Morales Ayma, leader sindacale del movimento dei cocaleros sta attuando da due settimane uno sciopero della fame chiedendo di riaprire il dialogo con il governo. La Chiesa Cattolica insiste per un confronto e un tavolo di trattative. Per il governo boliviano, l'ex deputato espulso dal parlamento, ora è solo un "narcotrafficante".

Evo, solamente
un "ex leader"?

Di Giovanna Vitrano - 05/02/2002



:: Documenti di Selvas.org :::
Cosa c'è dietro la sospensione
dei diritti parlamentari di Evo Morales?

Il soppruso su Evo Morales sveglia coscienza
della popolazione boliviana





"Noi non trattiamo con un narcotrafficante".
E' stata questa la risposta del governo boliviano alla domanda di apertura di un tavolo di trattative posta dalla Chiesa Cattolica del paese per la voce del vescovo di Cochabamba, Tito Solari. Perché la Chiesa ha perorato le richieste di Evo Morales Ayma, l'ex deputato e leader del movimento sindacale dei cocaleros, espulso dal parlamento e giunto al suo dodicesimo giorno di sciopero della fame.
Morales si è rivolto alla Chiesa per riuscire a tovare, insieme, una strada che conduca al dialogo e che non conduca agli sbarramenti di pietra lasciati dai campesinos, dai cocaleros e dai coloni sulle vie di comunicazione del paese.
Pietre che impediscono il traffico veicolare, pietre che ricordano i morti - 27 dalla nomina del nuovo presidente Jorge Quiroga avvenuta il 1° agosto del 2001 - rimasti ancora senza giustizia.


Anche questa è tra le richieste di un intero popolo in cerca di giustizia sociale: mentre si registrano centinaia di arresti tra i lavoratori della terra, non risulta alcuna indagine per accertare i motivi dell'uso di armi da fuoco da parte dell'esercito.
E poi ancora, si chiedono la Chiesa e l'Assemblea per i Diritti Umani di Bolivia, perché mai è richiesto l'intervento dell'Esercito - i cui compiti sono quelli di garantire la sicurezza nazionale - e non quello della polizia comune, visto e considerato che né i campesinos, né i cocaleros né i coloni sono in possesso si armi da fuoco.
La situazione, comunque, diventa ogni giorno più grave. Dopo gli scontri, i feriti e le morti dello scorso fine settimana, lunedì 4 febbraio sono scesi in piazza, ad ingrossare le fila dei manifestanti, anche i giornalisti, preoccupati per le nuove iniziative del governo in fatto di informazione. Riduzione dei salari e aumento delle responsabilità fanno presagire un pericoloso giro di vite alla libertà di stampa, libertà che è stata messa già in pericolo -solo per fare un esempio - lo scorso venerdì, quando un operatore di Canal 12 è stato picchiato dai militari perché aveva ripreso los contro che era costato la vita ad un campesinos. La sua videocamera, ovviamente, è stata sequestrata.
Sempre più allarmato, Sacha Llorenti, vicepresidente dell'Assemblea per i Diritti Umani, lancia appelli alla comunità internazionale affinchè quanto sta succedendo in Bolivia non continui a passare sotto silenzio.

:: APPROFONDIMENTI ::
RAI - Red Andina
de Informacion

in spagnolo, inglese
La RAI, fondata 1992 da un gruppo di persone di diverse nazionalità ha adottato una forma di "rete" per stabilire un ponte informativo tramite altre organizzazioni
RED ANDINA DE INFORMACION
Casilla 4817,
Cochabamba, Bolivia.
Tel. 591 4 4480771
http://www.scbbs-bo.com/ain

CEDIB
Centro documentazione e informazione Bolivia
en español
Importante centro di documentazione boliviano, afiliato a le reti UNITAS y UNIBAMBA molto attivo nella difesa dei diritti umuani e nel raccogliere documentazione anche su argomenti come le fonti energetiche (petropress@cedib.org)
e la coca (cocapress@cedib.org).
CEDIB
Centro de Documentación
e Información Bolivia

Casilla 3302
Telf. (591-4) 257839
Telefax: (591-4) 252401 Cochabamba - Bolivia
postmaster@cedib.org
http://www.cedib.org


Intervista a
Evo Morale Ayma

in italiano
Per SELVAS.org l'intervista di Francesca Nava al sindacalista boliviano

Amnesty International
in inglese
Organizzazione Internazionale per i diritti dell'uomo e in particolare sui diritti dei detenuti
Ufficio Stampa italiano
Tel. 06 44.90.224 E-mail:
press@amnesty.it
http://www.amnesty.org


La stampa
boliviana

El Diario
Opinion
La Razòn
Los Tiempos


E mentre i blocchi stradali si moltiplicano, mentre si registrano assemblee spontanee nelle piazze delle città più grandi (come quella pacifica di lunedì, che ha visto riempirsi la piazza della prefettura di Chochabamba di fedeli in preghiera per evitare ulteriori scontri a fuoco tra lavoratori della terra e militari), mentre crescono le richieste dei sindacati, il governo tace, allontanando sempre di più la possibilità di una soluziona pacifica al conflitto.

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:: DOCUMENTI di SELVAS.org ::


da: Bolivia Press 2002, Nr. 2 (27 de enero del 2002)
Bolivia (CEDIB) afiliado a las redes UNITAS y UNIBAMBA.
CEDIB Centro de Documentación e Información Bolivia

Traduzione a cura di maromagio@jumpy.it

Cosa c'è dietro la sospensione
dei diritti parlamentari di Evo Morales?



Con il voto maggioritario di cinque partiti, e nella sessione/maratona, il deputato unico per il Tropico di Cochabamba Evo Morales è stato privato della sua immunità parlamentare e anche della stessa qualifica di rappresentante nazionale.
Il giorno dopo gli è stato recapitato un mandato di comparizione perchè si presenti in Procura lunedì 28, infatti gli sono stati intentati diversi processi civili e penali: per le vittime militari degli scontri nella località di Sacaba, per l'accusa di sedizione, per danni economici allo Stato e per danni economici ad alcune imprese private(causati dal blocco delle strade). Sembra perlomeno strano che alcuni parlamentari si siano messi d'accordo per questa defenestrazione del deputato più votato del paese, mentre molti parlamentari con gravi accuse di corruzione continuano nelle loro cariche, come sembra strano che il governo e larga parte dei media mostrino di colpo tanta sensibilità per la sofferenza delle famiglie dei militari assassinati mentre le decine di contadini ugualmente assassinati e la pena delle loro famiglie non hanno provocato la stessa reazione.Cosa c'è dietro questa spettacolare e controversa decisione della sospensione?


ARGOMENTI ASSURDI
Il fatto che si provi ad accollare responsabilità civili e penali a quanti lottano per le rivendicazioni politiche dei popoli-o dei settori sociali che rappresentano-è quanto meno un assurdo storico. Quali costi, multe, sanzioni dovevano applicare a Don Esteban Arce, a Doña Juana Azurduy e allo stesso Simon Bolivar se si fossero calcolati i danni personali e civili che sono derivati dalla loro lotta?Nemmeno Goyeneche ebbel'idea di chiedere giuridicamente i danni agli eroi-provvisoriamente sconfitti-della nostra indipendenza. Si tratta quindi di una cinica manipolazione del cosiddetto "stato di diritto" che evidentemente esiste solo per quelli che lo controllano.Nessuno ha prove nè può averne,del fatto che Evo Morales in persona abbia partecipato all'assassinio- evidentemente premeditato-degli ufficiali feriti (mentre nei cassetti giudiziari e del Tribunale Militare ci sono sì elementi probatori sulla partecipazione di determinati ufficiali che in qualità di francotiratori commisero crimini ugualmente premeditati contro umili cittadini di questo popolo).
A Banzer, che aveva tutto il controllo durante la sua dittatura, non lo si accusa giudiziariamente dell'assassinio di Marcelo Quiroga perchè non lo eseguì personalmente, ma ad Evo che non ha neanche lontanamente lo stesso livello di controllo sull'azione della sua base (e meno ancora su coloro che neanche vi appartengono) si pretende sigere da lui responsabilità penali per quelle azioni.In altre circostanze l'impresa alberghiera che ha addebitato a evo Morales 250mila dollari di perdita(in un mese di paralisi dei suoi affari) sarebbe stata controllata per verificare se effettivamente ogni mese dichiarava alle Imposte Interne questi guadagni. Invece nel caso del dirigentecocalero non si è dubitato nemmeno per un istante e si è proceduto a fargli causa per poter argomentare la sua sospensione.Come si spiega che in un paese che non è nato ieri alla vita repubblicana, alla divisione dei poteri e all'uso degli strumenti legali si possa procedere e argomentare in modo così arbitrario?

GLI EFFETTI DELL'ESSERE COLONIA
L'analista Roberto Laserna-per niente sospetto di tendenze estremiste-già commentava in una colonna di stampa che "...se Evo Morales vivesse in Virginia si chiamerebbe Jesse Helms e sarebbe senatore" e che "...i cocaleros avrebbero una sovvenzione statale" per produrre la sacra foglia,, spiegando poi come tutto il conflitto vigente in Bolivia intorno ai cocaleros non è altro che una montatura artificiale, non necessaria e ingiusta dello stato nordamericano.Perciò sembra che sia esattamente secondo quella stessa logica che ha potuto essere messa in atto la sospensione parlamentare di Evo Morales e che probabilmente sarà messo sotto accusa e dopo incarcerato( a meno che le mobilitazioni sociali che si annunciano e che sono già iniziate con molta forza a Cochabamba arrivino a bloccare questo assurdo processo)Si tratta di soddisfare i nordamericani, si tratta di garantire che i nostri governanti abbiano il visto d'entrata per gli U.S.A., un visto che sembra molto più determinante del diritto della popolazione boliviana a vivere e a lavorare per vivere.A questo proposito trascriviamo un estratto di una riflessione di Theo Roncken dell'Azione AndinaBolivia, in data 21 Gennaio:"Sabato 19 Gennaio le autorità boliviane hanno arrestato più di cento bambini. donne e uomini collegati al movimento contadino del tropico di Cochabamba.
Il giornale"OPINION" ha qualificato l'atto come un "eccesso".In termini di responsabilità dello Stato per proteggere e promuovere diritti umani è stato senza dubbio un eccesso...In termini di strategia governativa che cerca,sotto espressa richiesta di Washington, di annichilire il movimento cocalero, l'operazione è stata tutto meno che un eccesso: il risultato era il suo obiettivo e ci da un'idea di ciò che ci aspetta nel prosimo futuro se questo dipenderà da Washington.Bolivia per le autorità U.S.A. è un buon campo di prova per l'introduzione delle sue dottrine sulla sicurezza. a metà degli anni ' 80 le operazioni antidroga "Blast Furnace" e "Safe Haven" che agirono principalmente nella regione del Beni hanno inaugurato per tutta l'America del Sud un nuovo periodo di protagonismo militare(...)

Questi sono i precedenti dell'attuale permanenza di postazioni militari nel Tropico di Cochabamba e del Piano Colombia.Il discorso moderno di Washington ci presenta un mondo "libero" e "democratico" minacciato da terroristi e anti-sistema. E di nuovo i governi boliviani tradiscono il loro mandato che li obbliga a vegliare sugli interessi nazionali per seguire i comandamenti del denaro facie:i prestiti e gli aiuti internazionali che, ovviamente, entrano nel paese accompagnati da richieste più o meno pubbliche. Succede così che la Bolivia per lo storico grado di sottomissione dei suoi governanti agli amici dell'estero, gioca un ruolo più importante di ciò che comunemente gli viene riconosciuto.In questo contesto dobbiamo interpretare ciò che è successo in questi ultimi giorni a Sacaba e Cochabamba. La guerra santa contro il terrorismo non conosce mezzi termini.Il terrorista perde il suo volto umano e con quello anche i suoi diritti.Lo stesso succede con il "narcoguerrigliero"...E con il contadino cocalero che, si suppone, torturando e uccidendo crudelmente due militari diventa narcoguerrigliero e quindi inumano e non adatto a dialogare e far rispettare i suoi diritti umani.La chiesa cattolica ha superato quel povero ragionamento quando un paio di secoli fa decise che gli "indios" delle americhe possiedono un'anima e per questo sono umani. Oggi coloro che sono i leaders del mondo moderno tornano a proporci questa sciocchezza e non sono corretti neanche in pubblico.Quando il prefetto di Cochabamba,Jose Orias; fa un richiamo contro le impunità, deve ricordare le ecine di morti di questo conflitto per la coca negli ultimi quattro anni e mezzo tra le quali prevalgono i contadini come vittime e i funzionari dello Stato come accusati dei delitti. E anche quando Orias vuole ricordare in particolare le vittime in uniforme dell'Ottobre 2000 siamo obbligati a denunciare l'assoluta mancanza d'interesse dimostrata dalle autorità per risolvere quelle uccisioni.Perciò le nuove morti, siano contadini o militari, in nessun modo giustificano le nuove attitudini governative che invece di cercare l'applicazione della legge ci mentono sulle loro promesse di governo promuovendo nuovi dogmi di sicurezza che fanno ricordare i tempi del"Plan Condor".

E il rispetto per le ambulanze anche in epoca di guerra? si è chiesto il presidenteQuiroga. E' una buona domanda per il Sig.Orias che, ricopiando l'uso delle ambulanze durante l'infame colpo di Stato di Garcia Meza, riempì di soldatri un convoglio dialimenti per depistare la popolazione contadina durante una recente protesta. Tutti ricorderemo quel cavallo di troia con il quale il Prefetto riuscì a sbloccare la strada. Purtroppo fu un'arma a doppio taglio: l'inganno toglie da allora neutralità a tutti i veicoli del dipartimento condannandli a far parte dei conflitti dove interviene la Prefettura. Più in là dei giudizi contro i repressori degli anni ' 70 e ' 80 il "MAI PIU'" delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani risulta,oggi, uno slogan senza molto peso perchè,amici,ci troviamo nel pieno sviluppo del Condor ll " Fino a qui Theo Roncken. Sembra che la sua analisi ci fornisca la chiave che cerchiamo: il violento e ingiustificato allontanamento di Evo Morales solo si può spiegare come parte di un nuovo "Plan Condor". Speriamo che la risposta appassionata della base contadina (e non contadina) che ha già iniziato a illuminare le strade di Cochabamba non sia una nuova occasione di morte e insanguinamento di questa terra dominata


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Traduzione a cura di maromagio@jumpy.it


Con l'ambasciata americana dietro il telone?
IL SOPRUSO SU EVO MORALES SVEGLIA MAGGIORE COSCIENZA TRA LA POPOLAZIONE BOLIVIANA
Giovedì 24 gennaio 2002.

I boliviani si sono alzati con la notizia che fu già scritta mesi fa: 104 deputati dei partiti MNR, ADN, MIR, UCS e NFR(alcuni membri) hanno votato per allontanare dalla Camera Legislativa il deputato e dirigente dei cocaleros Evo Morales (solo 14 voti in suo favore) incolpandolo dei fatti violenti occorsi giorni fa nella località di Sacaba(a sette km da Cochabamba) dove sono morti tre contadini e quattro soldati.



Pochi cittadini hanno potuto sopportare fino al mattino i dibattiti parlamentari, non solo per le sette ore di interminabili discorsi dei diversi gruppi politici, ma soprattutto per il contenuto cinico della maggioranza di questi discorsi in bocca ai cosiddetti "padri della patria".
Sono arrivati al limite della sfacciataggine, troppa manipolazione, troppa subordinazione; molti di loro sotto osservazione per essere compromessi con il narcotraffico e la corruzione su vasta scala.
La maggioranza dei media era in silenzio. A Cochabamba si sentivano solo le 17 radio delle sette religiose; qua e la programmi musicali di quelli che instupidiscono la gente. Un silenzio che mostra una evidente complicità. In parlamento la TV riprendeva solo ciò che le interessava: le vedove dei poliziotti. Certamente tutti si identificano con il dolore di quelle famiglie ma perchè non mostrano le decine di famiglie di contadini assassinati negli ultimi anni? Le decine di feriti e le migliaia di uomini, donne e bambini che vivono nella miseria assoluta nella regione del Chapare?

Qualcosa è chiaro. Il sopruso parlamentare su Evo Morales è una decisione politica senza giusificazione legale. Si tratta di una congiura dove NON ESISTONO PROVE su chi ha sparato al cuore dei poliziotti, esposti morbosamente davanti alle telecamere e dato che non esiste nessuna prova certa tutto il processo punta contro Evo Morales. A questo proposito l'Assemblea Permanente per i Diritti Umani incolpa la cosiddetta "commissione etica" del Parlamento(presieduta dal MNR) che viola l'articolo 16 della Costituzione Politica dello Sato; anche i membri del Tribunale Costituzionale parlano di un atto illegale.
In un sondaggio tra la gente semplice della strada, gli interrogativi sui fatti luttuosi sono in aumento e mettono il dito nella piaga: chi era armato negli incidenti? I poliziotti e militari o il popolo?Questi sono gli interrogativi di base. Oltretutto chi ci dice che non ci siano infiltrati da parte dell' "intelligence" statale, con il compito di sparare al cuore degli stessi militari? Quelle sono vecchie modalità accertate in molti casi in Latinoamerica come successe qui a Cochabamba nell'anno 2000 quando ufficiali francotiratori mischiati tra la folla ferirono molte persone e uccisero alcuni cittadini che protestavano pacificamente. Nonostante l'indignazione il popolo non mette in atto simili pratiche e quando personaggi come Kieffer, Sanchez Berzain e altri deputati con molta abilità insistono reiteratamente su quel punto, si lascia libero corso a quel detto che fa"quando il fiume suona è perchè porta pietre". Chi ci dice che tutto lo scenario dantesco di tanti infruttuosi anni di lotta contro il narcotraffico non sia montato per coprire i negoziati, la corruzione, le politiche anticostituzionali, il narcotraffico nelle file ufficiali, i grandi affari della capitalizzazione, il nuovo affare del gas "boliviano", le nuove leggi di riforma costituzionale (antinazionale)?
Questa unione tra quelli che si aggrappano al potere non è forse solo espressione di una inapplicabile sete di potere; un gioco in più per garantire la continuità dopo le elezioni?
Chi potrebbe smettere di supporre-e con abbastanza fondamento- che dietro la decisione del parlamento ci sia espressamente la mano dell'ambasciata nordamericana, quel superpotere che cerca, con il discredito e la violenza interna di eliminare una volta per tutte la minaccia politica di quella possibile unione contadina intorno a Evo Morales e Felipe Quispe? Così continuano le divisioni, le coartazioni, le persecuzioni per continuare a regnare. Quanto duole vedere la Bolivia dove adesso si preannunciano scontri"mortali", nuovi blocchi, rappresaglie, forse una larvata guerra civile, contadini (cocaleros) contro contadini, guerra tra i poveri, mentre i 104 deputati che hanno votato per annullare il deputato contadino sono lì, al loro posto, con la loro maggiore o minore complicità con l'illecito e le cose censurabili che accadono nel paese.Così si osserva uno scenario fittizio, un’ngannevole guerra contro le droghe, che non è una guerra contro il narcotraffico ma contro i coltivatori della foglia di coca, una guerra denunciata più di dieci anni fa come una "guerra falsa" per i suoi risultati negativi, per gli interessi politici ed economici che portano benefici solo a quelli che si dice vengano combattuti: i narcotrafficanti che godono degli avidi mercati dei paesi del nord del pianeta
Dietro le tende del parlamento, nei suoi corridoi, nei soldi extra, nei documenti in inglese tradotti alle nostre leggi, tutti percepiscono la mano dell'ambasciata degli usa- la onnipotente- che sta giocando le sue carte in tutto l'emisfero sud.

Il popolo, anche se non ha ascoltato le sette ore, ha un sentire comune, un olfatto popolare che, insieme a tutte le organizzazioni che considerano questo fatto accaduto la mattina del 24 gennaio come anticostituzionale e che attenta alla democrazia e a migliaia di famiglie di contadini, continuerà tirando le sue conclusioni e prenderà le sue decisioni come cittadini, come parte della società schiacciata oggi da quei 104 deputati senza coscienza nazionale e che per questo sono meri impiegati di un potere straniero che opprime la patria boliviana come anche la Patria di altri popoli della terra, al di sopra dei 104 padri dell'antipatria.

(*) Le trascrizioni degli interventi dei deputati sono a disposizione presso il CEDIB

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Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente, ha curato diverse inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano.
E-mail: giovitrano@libero.it