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Trasuda da ogni parola, emerge chiara dagli stessi silenzi che interrompono gli slogan, le urla, le richieste lanciate sugli scudi della polizia militare. E' la rabbia della gente di Bolivia, in attesa solo di una scintilla per dar fuoco alle polveri.

Polveriera Bolivia

Di Giovanna Vitrano - 01/02/2002





Gli scontri sulle strade si succedono uno dietro l'altro, si accatastano uno sull'altro come le pietre ammonticchiate al centro delle carreggiate per bloccare il solito traffico veicolare, unico strumento, questo dei blocchi, rimasto ai campesinos, ai cocaleros e ai coloni che chiedono soltanto il rispetto dei loro diritti umani. Diritti che hanno subito un colpo mortale lo scorso 24 gennaio, quando il Parlamento ha votato quasi all'unanimità l'allontanamento definitivo del deputato cocalero Evo Morales Ayma, accusato -senza alcuna prova- di aver procato la morte di cocaleros, campesinos e militari nel corso degli scontri avvenuti nel tropico cochabambino nell'agosto del 2000 e per aver commesso un reato costituzionale, ossia aver impedito il libero cammino sulla strada La Paz-Santa Cruz organizzando blocchi stradali (per lo stesso fatto, Morales è stato condannato anche al risarcimento di 250.000 dollari ad una industria agroalimentare americana, ndr) nel tentativo di opporsi al Decreto Supremo 26415 che dichiara essere reato il commercio e la coltivazione della coca che ricordiamo è l'unico sostentamento per la maggior parte delle famiglie contadine boliviane.

Le pressioni dell'ambasciata statunitense e le alleanze
Una manovra politica organizzata "ad alti livelli", secondo quanto dichiarato dal rappresentante dell'Assemblea Permanente per i Diritti Umani in Bolivia, Sacha Llorenti, assunta "solo per le pressioni dell'ambasciata degli Stati Uniti", capace di raccogliere i voti dei 104 deputati dei partiti di governo e di opposizione - MNR, ADN, MIR, UCS e NFR - per ritirare il mandato parlamentare a Morales, in modo tale da renderlo punibile dalla giustizia ordinaria. E mentre Llorenti annunciava il ricorso alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani, i sindacati boliviani, per certi versi anche inaspettatamente, si sono ritrovati uniti nella stessa lotta. Inaspettatamente perché il leader dei campesinos, Felipe "El Mallku" Quispe, si è subito schierato al fianco di Morales, così come ha fatto un paio di giorni fa anche il leader del movimento dei coloni, Alejo Veliz, che ha partecipato alle assemblee di base per organizzare una serie di blocchi stradali che però, fino ad oggi, non hanno avuto la giusta organizzazione. Nelle intenzioni di Quispe, infatti, c'era l'avvio di blocchi "selvaggi", una forma di lotta poco conosciuta dai boliviani e che non è stata condotta come avrebeb dovuto. Soltanto qualche pila di pietre su un paio di strade, immediatamente tolta sia dai trasportatori che dalla polizia militare e dall'esercito, questi ultimi da oltre una settimana in gran numero sulle strade del paese.
La situazione, però, potrebbe precipitare da un'ora all'altra. Primo perché le sigle sindacali sembrano aver raggiunto un accordo organizzativo (i cocaleros e i campesinos dovrebbero scendere in strada da lunedì 4 febbraio, i coloni dal giorno successivo), secondo perché alle minacce dei blocchi stradali si è aggiunta la comunicazione dello stop alle spedizioni di prodotti agroalimentari nelle città. In poche parole, i contadini incroceranno le braccia. Ma quando, ancora non si sa. I leader hanno fatto sapere che daranno il via alla loro lotta nel corso di questi giorni di carnevale e che non possono essere più precisi per evitare le ritorsioni violente della polizia che sta militarizzando tutte le vie di comunicazione.

Il progetto "Sviluppo Alternativo"
E la gente insorge. Sono donne e bambini che affrontano i gas lacrimogeni e i fucili della polizia militare, sono uomini armati di pietre e bastoni decisi a tentare qualunque carta pur di mantenere un cato di terra (circa 16 mq) coltivato a coca. Ma a queste minacce il governo non risponde, se non con una licitazione internazionale per l'acquisto di trattori da consegnare ai coloni che intendono partecipare al programma di "Sviluppo Alternativo", ossia quel progetto -dalla comunità internazionale definito come fallimentare in partenza - che prevede la sostituizione delle piantagioni di coca con la coltivazione di ortaggi e verdure. Questo programma, ottimo sulla carta, è scarsamente attuabile per due motivi fondamentali. Come dichiarato da esperti gli appezzamenti coltivati a coca vengono inondati da gas velenosi che rendono sterile la terra e secondo gli ortaggi e le verdure, una volta coltivati, si ritroverebbero nello stesso mercato in cui convergono i prodotti delle grandi industrie agroalimentari americane, prodotti che hanno ovviamente un costo inferiore e che finirebbero per schiacciare completamente il mercato dei piccoli produttori.
Una lotta questa che dura da anni ma che mai come oggi ha toccato livelli di guardia così pericolosi. L'espulsione dal parlamento del deputato Evo Morales, infatti, è stato letto, oltre che dai lavoratori anche dagli intellettuali sudamericani e americani, come un allarme, un attentato alla libertà, ai diritti umani che in Bolivia vengono regolarmente calpestati nel silenzio assoluto delle Istituzioni Internazionali.
L'unica voce che si è alzata in questi giorni di grande tensione è stata quella del comandante generale di polizia Walter Carrasco. Il militare (ex figura di spicco durante gli ultimi anni di dittatura nel paese) ha segnalato che "vari gruppi di seguaci di Felipe Quispe, in stato di ubriachezza, stanno derubando i trasportatori".

Al Foro Sociale Mondiale di Porto Alegre
Nel corso della giornata di apertura dei lavori di Porto Alegre per il Foro Sociale Mondiale, la delegazione boliviana ha chiesto alla comunità internazionale l'estradizione in Argentina dell'ex presidente Hugo Banzer Suarez, estradizione richiesta dal giudice Rodolfo Canicoba Corral che ha provveduto ad emettere un mandato di cattura internazionale per l'ex colonnello implicato nel Plan Condor. "Sono passati 30 anni e fino ad ora non si è concluso alcun processo per chiarire, giudicare e punire gli autori materiali e intellettuali dei delitti di lesa umanità commessi durante i sette anni della dittatura militare boliviana di Hugo Banzer Suarez (…) Persone uccise e fatte sparire con la forza dalla dittatura in Bolivia; boliviani uccisi e fatti sparire in altri paesi, come permesso dall'applicazione del Plan Condor; esiliati per motivi politici e molte altre violazioni ai diritti umani sono coperte da impunità grazie all'accordo politico dei principali partiti che sostengono il modello neoliberale in Bolivia", si legge nel documento pubblicato dalla delegazione.



Il calendario dei blocchi stradali

I paceños
Il dirigente Felipe Quispe ha detto che il blocco è cominciato alle 24 di ieri. Il rappresentante della federazione di la Paz, Hugo Canasa. Ha annunciato che l'ostruzione delle strade inizierà alle prime ore di oggi. I campesinos di Achacachi hanno deciso di partecipare ai blocchi a partire dalle ore zero di lunedì 4 febbraio.
Gli orureños
I dirigenti della federazione campesina di Oruro hanno annunciato che parteciperanno alla lotta durante il carnevale.
I coloni
Il dirigente Telésforo Mesa ha informato che i coloni si stanno organizzando.
I cochabambinos
Alejo Véliz ha annucniato blocchi nella Llajta a partire dal prossimo 5 febbraio.

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Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente, ha curato diverse inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano.
E-mail: giovitrano@libero.it