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:: DOSSIER BOLIVIA - L'ANALISI::

Dopo la guerra del gas, la Bolivia non trova pace. Gonzalo Sanchez parla di colpo di stato organizzato dai guerriglieri peruviani e colombiani con la strategia fornita dal governo libico, mentre viene fuori che il giorno prima di rassegnare le dimissioni l’ex presidente si è assicurato, per così dire, un suo personale posto a tavola alla mensa boliviana.

Non si fermano i giochi in Bolivia

Articoli di Giovanna Vitrano e Cristiano Morsolin




Le immagini di questo servizio sono relative alle manifetazioni in Bolivia dell'ottobre 2003


Ancora "supporti" alla Bolivia

Di Giovanna Vitrano

Bolivia
- 04/12/2003

Il Wola è il Washington Office on Latin America, un osservatorio sull’America Latina capace di analisi approfondite sugli effetti delle politiche statunitensi sui Paesi del Cono Sud. Una organizzazione quindi di tutto rispetto, che si avvale si eccellenti professionisti le cui informazioni hanno una eco profonda sulle attività esterne della Casa Bianca.

Dal Wola ci è giunto il documento Popular Protest Brings Down the Government (scaricabile qui integralmente - formato PDF) del quale offriamo una nostra selezione dei passi più importanti.

Questo documento, che ripropone riassumendo l’ultimo anno della storia economico-politica boliviana, ci è arrivato in risposta alle nostre domande circa le dichiarazioni fatte da Evo Morales su un possibile colpo di stato organizzato dall’ex presidente della repubblica Gonzalo Sanchez de Lozada, un argomento che ha aperto una serie di scenari davvero incredibili, a partire dalla possibilità di una richiesta di intervento militare in Bolivia, intervento che dovrebbe "portare i caschi blu dell’Onu".

La prefazione del Wola
Nel documento redatto in questo novembre 2003 si sottolinea come la defenestrazione di Goni Sanchez avrebbe dovuto servire da sveglia a Washington, colpevole di aver ignorato la crisi sempre più grave in cui sopravvive la Bolivia, così come tutta l’America Latina, soffocata dall’incremento della povertà e da una crescita economica pari quasi a zero, mentre le privatizzazioni, sempre più numerose, sottraggono al subcontinente le uniche risorse utili ad una loro possibile ripresa. La situazione socio-economica nel paese boliviano, poi, viene resa ancora più aspra dal rigido controllo statunitense sulle politiche antidroga, politiche che hanno generato solo conflitti e violenze, contribuendo a stringere il cappio intorno al collo dell’ex presidente Sanchez de Lozada. Per questo la situazione ereditata da Carlos Mesa è, oltre che delicata, potenzialmente esplosiva, a meno che “il governo degli Stati Uniti non ripeta gli stessi errori commessi durante la presidenza di Goni Sanchez”.

A questo punto, sempre secondo l’analisi del Wola, Washington potrebbe intraprendere due strade:
1 – provvedere significativamente all’assistenza economica del paese senza collegare questi aiuti agli obiettivi antidroga;
2 – mantenere gli standard di distruzione delle coltivazioni di coca per il 2003 ma supportare il governo boliviano con negoziati sulle future percentuali di coca da distruggere, dando l’avvio a nuovi studi –indipendenti- sul commercio della coca legale, e riformando la legislazione antidroga affinché questa colpisca effettivamente i protagonisti del narcotraffico.
Due strade che, però, portano lontano dalla politica, finora imposta, degli obiettivi in tempi brevi, cercando un modo, invece, di risolvere la questione a lungo termine.

La recente rivolta esplosa in Bolivia è stata innescata dalla proposta di esportare il gas naturale boliviano attraverso un porto cileno. Una miccia accesa anche grazie alla benzina del progetto ALCA, quell’Area di Libero Commercio Americano ripudiato dai paesi del Cono Sud. Un'accusa mossa al governo di Gonzalo Sanchez anche da Carlos Mesa, ancora vicepresidente, che nello scorso ottobre dichiarò: “Se il governo non ha la capacità di capire il concetto del dialogo incondizionato, non è capace di essere un valido partner nel processo di domanda e risposta tra amministrazione e popolo”.
L’ex presidente però non demorde. E dal suo asilo statunitense continua a sostenere la tesi per la quale la rivolta boliviana in realtà è stata il risultato di un progetto sovversivo nato fuori dalla Bolivia, messo in atto dalla guerriglia peruviana insieme con nuovi gruppi colombiani finanziati dai narcotrafficanti, senza tacere un supposto coinvolgimento del governo libico.
Oltre che per queste esternazioni, Goni Sanchez era già assurto agli onori della cronaca per le sue implicazioni in casi di corruzione. Nel primo anno della sua amministrazione, il direttore dell’agenzia governativa boliviana per lo sviluppo alternativo, finanziata dall’USAID, ha ricevuto fondi della stessa USAID indirizzati al finanziamento di un affare privato del presidente, in pieno conflitto di interessi, quindi, con il suo mandato; inoltre è stato denunciato che Goni Sanchez non avrebbe corrisposto i benefici sociali ai suoi impiegati.

Ma c’è molto di più. Il giorno prima di rassegnare le dimissioni, Sanchez de Lozada ha firmato un decreto con il quale si assume il compito di spendere i fondi riservati, una somma molto elevata nel budget nazionale, e ha autorizzato se stesso ad approvare le spese per settembre, ottobre e novembre. Il decreto stabilisce anche che “i recenti eventi nel paese mettono in pericolo le normali attività quotidiane… come risultato, è necessario prendere il controllo delle spese di più amministrazioni centrali che mancano della necessaria documentazione e supervisione”.
Sanchez de Lozada ha avuto il supporto dell’amministrazione statunitense durante tutto il suo mandato e, ancora di più, durante le proteste. Alla fine, comunque, l’ambasciatore Greenlee ha dovuto ammettere che l’elezione di Mesa è stata comunque costituzionale e che gli Stati Uniti manterranno le promesse di ulteriori “supporti”. Il Wola commenta che la storia di questi “supporti” è ancora tutta da vedere.
E’ certo, invece, che il Parlamento europeo ha votato, lo scorso 23 ottobre, una mozione per la quale rifiutata l’asilo a Goni Sanchez, ritenuto responsabile della dura repressione e delle morti causate dal conflitto.





Non solo gas
Analisi dei Movimenti NATs, popolari e indigeni

Di Cristiano Morsolin

La crisi in Bolivia sembra attenuarsi
con l’elezione del nuevo presidente Carlos D. Mesa dopo la fuga di Sanchez de Lozada, responsabile del massacro di un centinaio di contadini e della violenta repressione della mobilitazione popolare.
Eppure tutti i movimenti popolari, in prima linea gli indigeni, i cocaleros di Evo Morales e anche i NATs - bambini e adolescenti, sono in allerta, continuando a lottare contro un sistema neoliberale che continua ad aumentare la miseria, le diseguaglianze e l’esclusione.
Il problema non va circoscritto alla questione del gas, la causa del conflitto è la diseguale distribuzione della ricchezza che separa anni luce il 14.4 della popolazione che vive con un dollaro al giorno, il 34% che sopravvive con 2 dollari, il 62.7% che vive sotto la linea della pobreta mentre il 20% ricco vive uno stile comparabile al Nord del Mondo, in base a dati forniti dalla BANCA MONDIALE.

In questi giorni i Movimenti NATs (Niños y Adolescentes Trabajadores nell’acronimo spagnolo), che il 1 maggio scorso hanno realizzato un’importante assemblea nazionale che li ha fatti emergere come attori sociali attivi nella mobilitazione popolare, si incontrano a Cochabamba per preparare l’assemblea alternativa dei movimenti popolari del 13-15 novembre a Santa Cruz dove si incontreranno i presidenti dell’America Latina.
Nella loro convocazione i NATs sottolineano che “non saremo come coloro che solo criticano il modello neoliberale, ma è arrivata l’ora di lavorare per dare una soluzione ai problemi che attanagliano il nostro paese. Forza compagni NATs, impegnamoci con entusiasmo per costruire un paese democratico veramente participativo, un paese libero, sovrano e indipendente. Sappiamo esprimerci, è arrivato il momento di trasformare i sogni in realtá!”.

Anche in questa occasione SELVAS é stata in prima linea nel documentare il conflitto boliviano, che spesso é rimasto nascosto nelle redazioni dei grande mass-media.

Ho ricevuto moltissimi materiali da varie organizacióni popolari della Bolivia e qui troverete le ricostruzioni e le analisi di militanti e protagonisti di una lotta comune che ci unisce con la lucha di tutta l’America Latina, come ha enfatizzato il Movimento Latinoamericano dei NATs organizzati nel MOLACNATs.

Troverete l’aggiornamento di Leonel Reyes Fernandez – educatore dei NATs di SUCRE che ha tentato ad interloquire con l’ambasciata Italiana a La Paz, sottolineando le cause strutturali che hanno portato al conflitto, utilizando l’occasione della preparazione di un seminario sui diritti dell’infanzia e adolescenza come spazio di cittadinanza e coscientizzazione.

Troverete un altro reportage dell’ educatore Domingo Abrego Faldin in trincea a EL ALTO.

Troverete il dossier di Monica di FOBOMADE per dare una lettura globale.

La dichiarazione della rete ITALIANATs evidenzia l’importanza della solidarietá internazionale.



Sommario Documenti

Dichiarazione di solidarietá della rete ITALIANATs
Dichiarazione di solidarietá del Movimento Latinoamericano NATs- MOLACNATs
DIARIO di LEONEL REYES FERNANDEZ – educatore NATs di SUCRE
La risposta dei Movimenti NATs della Bolivia
POR EL RESPETO A LA VIDA Y LOS DERECHOS HUMANOS -
DEFENSA DE NIÑAS Y NIÑOS INTERNACIONAL DNI –
SECCIÓN BOLIVIA
PRONUNCIAMIENTO ONGs ASONGS
Confederación de Pueblos Indígenas de Bolivia CIDOB
PRONUNCIAMIENTO DE LA ASAMBLEA DEL PUEBLO GUARANI
• Reportage HEROICA LUCHA DE RESISTENCIA -
Domingo Abrego Faldón – scarica documento Word
• ARDE BOLIVIA – Monica de FOBOMADE
scarica documento Word.


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COMUNICATO STAMPA ITALIANATS, 21.10.2003

La parola ai Bambini e Adolescenti Lavoratori

Dopo le dimissioni del Presidente Gonzalo Sánchez de Lozada, in Bolivia l’attenzione delle organizzazioni popolari che lottano per la giustizia non si è allentata. Il Paese sembra tornato in apparenza alla normalità, ma i movimenti sociali che in questi giorni sono scesi in piazza per manifestare il loro dissenso alla politica di svendita delle risorse del loro paese, lavorano ora per costruire proposte “dal basso” di giustizia, solidarietà e pace, con un occhio sempre aperto a quanto sta avvenendo ai piani alti della politica.

Tra questi movimenti, vorremmo segnalare la presenza dei nostri partner in Bolivia e in America Latina, che continuano ad inviare aggiornamenti di notizie, riflessioni e messaggi di solidarietà. Sono Movimenti di Bambini e Adolescenti Lavoratori organizzati (Nats nell’acronimo spagnolo niños y adolescentes trabajadores), raggruppati in America Latina nel coordinamento Molacnats (Movimento latinoamericano e dei Caraibi di Nats), da poco riunitosi in un incontro in Paraguay, dove erano presenti anche i compagni boliviani. Con loro, come rete italiana di appoggio Italianats, abbiamo instaurato, a livello di singole associazioni e in seguito insieme, una fitta collaborazione, per far conoscere qui in Italia e in Europa la realtà del lavoro minorile raccontanta dai diretti interessati, nonché le proposte che essi stessi stanno sviluppando da quasi trent’anni all’interno dei movimenti nei quali si auto organizzano.

In Bolivia le organizzazioni gestite direttamente dai bambini lavoratori, per la difesa dei diritti dell’infanzia e il miglioramento delle condizioni di vita, sono sostenute a Sucre da un’associazione di educatori adulti che ha dato vita al Centro Juana Azurduy, attivo nella promozione del protagonismo dell’infanzia. Uno di questi educatori, Leonel Reyes Fernández, negli ultimi giorni ci ha tenuto costantemente aggiornati su quanto sta accadendo in Bolivia, e desideriamo perciò diffondere una lettera da lui scritta, insieme a un messaggio di solidarietà inviatoci dai rappresentanti (bambini e adolescenti lavoratori) del Coordinamento latinoamericano dei Movimenti di bambini lavoratori organizzati (Molacnats).

Riteniamo che sia fondamentale diffondere questi racconti, che rappresentano le voci “dal basso”, di tutti quelli che come singoli individui e organizzazioni rappresentano il movimento popolare risvegliatosi in questi giorni in Bolivia per una democrazia vera, partecipativa, per poter essere interpellati nelle questioni che li riguardano direttamente. Tra le loro vorremmo dare qui particolare risalto a quelle dei bambini organizzati, che ogni giorno affrontano una quotidianità fatta di lavoro ma anche di difesa e promozione dei loro diritti, che rivendicano in quanto persone umane che lottano per una vita degna per sé e per le proprie famiglie.

Come hanno dichiarato i Nats di Sucre, in occasione della convocazione di una loro riunione a Cochabamba, prevista per la fine di ottobre: “Noi non solo siamo parte del problema, ma dobbiamo anche costruire strategie e proposte di soluzione. Compagni Nats di Bolivia, noi non saremo solo qualcuno in più tra quelli che criticano il modello neoliberista, è arrivato il tempo di lavorare per proporre delle soluzioni a questo paese. Avanti, compagni, mettiamo le basi per creare un paese democratico e partecipativo, per un paese libero, sovrano e indipendente. Sappiamo parlare, bene, oggi dobbiamo imparare a costruire, perché è il momentodi convertire i sogni in realtà”.

ITALIANATs
Rete di ong e associazioni italiane
attive nella cooperazione internazionale e nel commercio equo-solidale
unite nel sostenere i Movimenti di Bambini e Adolescenti Lavoratori organizzati

Per maggiori informazioni:

ITALIANATs Secretary’s Office - c/o AsoC
Corso Fogazzaro, 21 - 36100 Vicenza - Italy
Tel. 0444 326360 - Mobile Phone 328 3830492 - Fax 0039 0444545876
e-mail italia_nats@yahoo.it www.italianats.org


COMUNICATO all'OPINIONE PUBBLICA INTERNAZIONALE

Movimento Latinoamericano e del Caraibi di Bambini e Adolescenti Lavoratori

20 Ottobre 2003

Appena ieri è giunto ai Nats (bambini e adolescenti lavoratori) del Molacnats il seguente messaggio: “Salve compagni, vi scrive Daniela dalla Bolivia, qui viviamo giorni di massacro, tutti noi boliviani abbiamo bisogno del vostro aiuto, la OEA (Organizzazione degli Stati Americani, ndr) ha appoggiato il governo assassino, ci sono più di 70 morti, soprattutto indigeni, il governo sta corrompendo polizia e militari, sono arrivati due aerei armati dagli USA, ci sono mezzi di comunicazione che il governo ha chiuso, e gli altri sono zittiti con i soldi. Abbiamo bisogno del vostro aiuto, andate alla stampa dei vostri paesi, agli organismi internazionali, dei diritti umani, e comunicate la verità!”

Per questo, di fronte ai fatti avvenuti negli ultimi giorni in Bolivia, siamo molto preoccupati, e d’accordo con i principi che ispirano il Movimento Latinoamericano e del Caraibi di Bambini /e e Adolescenti Lavoratori MOLACNATs, desideriamo manifestare quanto segue:

Vediamo con tristezza e indignazione la situazione che si sta verificando nel paese vicino, e in essa vediamo la violazione dei diritti dei nostri fratelli boliviani, a casua della posizione assunta dal governo, che privilegia gli interessi stranieri, in contrapposizione agli interessi degli abitanti di questo paese tanto bello. Soprattutto osserviamo con preoccupazione che le autorità hanno risposto con l’uccisione di più di 70 civili, dando priorità alla violenza e alla repressione invece che al dialogo e alla partecipazione nella costruzione politica di una democrazia. Non possiamo chiudere i nostri occhi di fronte alla morte di esseri umani, tra cui diversi bambini e bambine, per il solo fatto di lottare a favore di una vita degna. Questo va contro l’insieme di quei principi di sviluppo che promuovono i Diritti Umani e che tutti i nostri governi devono riconoscere.

Inoltre, tenendo conto che come Molacnats lottiamo per i Diritti dell’infanzia e delle nostre famiglie, per tutti i nostri compagni e compagne impoveriti, per la crescente ingiustizia sociale, che privilegia il denaro prima che la vita delle persone: Invitiamo le autorità della Bolivia e la comunità internazionale al confronto con le parole e non con le armi, rispettando il diritto del popolo boliviano a decidere sul proprio destino, esigendo che i responsabili di questo massacro assumano le loro responsabilità e si sottomenttano alla giustizia.

Confidiamo nella speranza che questa situazione migliori e serva alle autorità per riorientare le politiche nazionali, all’interno delle quali le organizzazioni popolari siano riconosciute come parte indissolubile nel cammino di ricerca e di messa in opera di soluzioni che diano beneficio agli Uomini, Donne, Bambini, Bambine della società boliviana.

Infine esprimiamo la nostra solidarietà con i boliviani e le boliviane, in particolare con i nostri compagni e compagne Nats e le loro famiglie, in questo momento di grande dolore e tristezza nel quale come Molacnats sommiamo le nostre aspirazioni e speranze nella ricerca della felicità e della dignità di tutti i bambini e adolescenti lavoratori del mondo.


Per il Coordinamento dei delegati/e del MOLACNATs

Angie Díaz - Lina Martines (Delegati MOCONATs – Movimento della Colombia )

Tania Pariona - Lisandro Cáceres (Delegati MNNATSOP – Movimento del Perù)

Pura Zayas - Celso Medina (Delegati CONNATs – Movimento del Paraguay)

Antonio Añazco Jara (Collaboratore Movimento Latinoamericano e del Caraibi )


Diario di leonel reyes fernandez – educatore NATs di sucre


Giorno memorabile per la democrazia boliviana
Giorno di recupero della dignità del popolo boliviano

17 Ottobre 2003

Cari/e amici e amiche,

Come già saprete dai mezzi di comunicazione nazionale e internazionale, oggi Gonzalo Sánchez de Lozada ha presentato le sue dimessioni al Parlamento Nazionale. Questo, secondo i principi della Costituzione Politica dello Stato di Bolivia, permette di dare corso alla successione presidenziale al Vicepresidente della Repubblica, Carlos Mesa Gisbert.

Alcuni punti da considerare:

1. Le dimissioni di Gonzalo Sánchez de Lozada sono impregnate di risentimento e superbia, di fronte alla pressione esercitata dal popolo boliviano insieme a tutte le sue organizzazioni sociali e popolari. Eppure si continua a dire che sono stati i sediziosi, i narcotrafficanti, i terroristi, i gruppi minoritari, ad averlo abbligato a dimettersi.

2. In nessun momento si sono chiesti o manifestati sensibilità e rispetto per i morti caduti in questi ultimi giorni: adulti uomini e donne, adolescenti e giovani, e soprattutto bambini. Sono questi i sediziosi, i narcotrafficanti, i terroristi?

3. La fuga dal Paese è una dimostrazione della sua codardia e irresponsabilità di guardare in faccia il paese. Persino accompaganto dagli autori materiali e intellettuali (anche assessori anonimi stranieri) dei massacri contro il popolo boliviano, come Carlos Sánchez Berzaín y Yerko Kukoc...tutti quanti con l’appoggio e la protezione di agenti dell’Ambasciata degli Stati Uniti. I padri e i capi del neoliberalismo si sono sgretolati di fronte alla protesta civile e popolare.

4. L’impunità non deve considerarsi risolta con un “disonore e avanti con una nuova storia”; ci sono responsabilità esecutive, amministrative e politiche di fronte a questo massacro. Si devono cercare i meccanismi della giustizia nazionale e internazionale per non lasciare che questo rimanga nell’impunità, perché mai più in Bolivia accadano questi genocidi, perché i nostri popoli vivano con maggiore sicurezza giuridica di fronte a questi oltraggi contro i diritti umani fondamentali!

Luci di speranza:

1. I fatti accaduti recentemente sono un segnale per tutta la classe politica tradizionale che ha ingannato e stancato il popolo. La Bolivia deve ripensare il concetto di “Democrazia” fino ad ora manipolato secondo gli itneressi di un piccolo gruppo al potere!

2. Questi fatti sono anche un segnale per l’attuale modello di sviluppo economico neoliberale. Bisogna decostruire questo modello e i suoi paradigmi mercantili ingannevoli. La Bolivia deve proporre e discutere che tipo di Paese vuole essere, considerando che ha caratteristiche multietniche e pluriculturali. La diversità, la tolleranza, la solidarietà e l’associazionismo devono essere i pilastri sui quali costruire un nuovo sistema più umano, giusto e liberatore.

3. La tensione è diminuita di intensità, ma questo non significa che i problemi siano stati già risolti, adesso viene il vero compito di costruire cittadinanza con pace e giustizia sociale; con libertà di espressione e lavoro degno per tutti e tutte; sviluppo personale e sociale con identità e dignità, e soprattutto un profondo rispetto per la vita di ogni persona, senza distinzione di credo, etnia, età o condizione socioeconomica.

Un’altra Bolivia è possibile!
Lavoriamo affinché sia diversa e con condizioni migliori per i più poveri e emarginati di questo paese. I governanti non hanno dato un esempio di valore e di autentico patriottismo; la speranza sta rinascendo, la lotta per costruire comincia adesso!

Un omaggio postumo ai caduti: più di 70 persone entrano da adesso nella storia della conquista sociale e popolare. Chi è parte di qeusta lotta, non li dimenticherà mai!

Saluti fraterni,

Leonel Reyes Fernández
Educatore e Promotore Sociale
Centro Juana Azurduy- Sucre (Bolivia)



Estado de emergencia…!
LA RESPUESTA DE LOS NATS DE BOLIVIA

15 Ottobre 2003

Queridos compañeros NATs. De Bolivia queremos hacerles conocer de que,

La Asociación de NAYJTs. De Sucre dentro de su plan semestral tiene un viaje a la Ciudad de Cochabamba y esto a sido cronogramado para el 26 de Octubre. Con el objetivo de intercambiar las experiencias como los que son que están llevando el proceso de seguimiento como organización incluyendo el Dpto. de Santa Cruz .
Entonces aprovechando la oportunidad se pensó en convocarles a los Compañeros NATs. De Bolivia para quedarse en la ciudad de CBBA. Los días 28y 29 de Octubre para poder prepararse crear estrategias y propuestas para poder participar en le foro social alternativo de de los movimientos sociales y civiles de Bolivia .que se llevara a cabo el 13, 14 y 15 de noviembre en la ciudad de Santa Cruz .
Que pensamos que es preciso participar en esta actividad nacional como una organización civil con el fin de hacer conocer nuestra idea, pensamiento, estrategias y propuestas para la salida de nuestro país de esta crisis y el sistema neoliberal capitalista hambreadora.

Entonces si queremos esto nosotros no solo tenemos que ser parte del problema mas al contrario debemos construir estrategias y propuestas de solución .

Compañeros /as nats. De Bolivia no seremos unos cuantos mas que critican el modelo si al contrario a llegado la hora de trabajar para dar solución a este país vamos compañeros pongámonos las pilas por un país democrática participativa, por un país libre soberano e independiente.

Sabemos hablar también aprendamos a construir hoy es cuando donde a llegado el momento de convertir los sueños a la realidad con anticipación salen las cosas mejor
Atentamente:

MANIFESTACIÓN DE LA DIRECTIVA DE NAYJTS.
DE SUCRE CAPITAL DE BOLIVIA

DIRECTIVA DE NAYJTs. DE SUCRE-BOLIVIA


DEFENSA DE NIÑAS Y NIÑOS INTERNACIONAL DNI – SECCIÓN BOLIVIA
Por el respeto a la vida y los derechos humanos

Cochabamba - 16 Ottobre 2003

El deterioro progresivo de las condiciones de vida de la mayoría de la población, es el producto de los modelos excluyentes que históricamente los gobiernos han aplicado, desconociendo que el desarrollo debe estar en función de las personas, individual y colectivamente consideradas y no de intereses particulares de quienes detentan el poder circunstancialmente. La corrupción, el autoritarismo y la incapacidad para escuchar e incorporar las demandas sociales han terminado por desencadenar la reacción de un pueblo que no encontró otra forma de hacerse escuchar que salir a las calles y enfrentar el paradójico riesgo de perder la vida por defenderla.

Por ello, Defensa de Niñas y Niños Internacional – Sección Bolivia como institución que trabaja en la promoción y defensa de los derechos humanos y de los derechos de los niños, niñas y adolescentes, ante el dolor, el sufrimiento y la rebeldía de hombres y mujeres de todas las edades, por la violencia estatal, hace conocer el siguiente pronunciamiento:

Condenamos:
- La muerte de mujeres y hombres bolivianos, entre ellos niños, niñas, adolescentes, por las acciones de represión ordenadas por la coalición de gobierno.
- La soberbia, autosuficiencia y totalitarismo del gobierno, que no supo escuchar las demandas de los diferentes sectores sociales, incumpliendo su rol de servidor público.
- La sumisión indigna del gobierno a los mandatos de los organismos económicos internacionales, los consorcios transnacionales y el gobierno norteamericano, en contra de la soberanía nacional y el derecho a la autodeterminación del pueblo boliviano.
- La utilización de adolescentes y jóvenes que al cumplir su servicio militar, se ven obligados a disparar contra sus propias familias.
- La violencia como medio de expresión de las demandas sociales y la represión como respuesta, con un evidente desprecio por el valor de la vida humana.

Reivindicamos:
- El derecho a la vida y la dignidad de todas y cada una de las personas.
- La justicia social imprescindible para construir una nueva sociedad.
- La solidaridad humana, como una responsabilidad individual y colectiva.
- La condición de sujetos sociales y de derecho de todos los hombres y mujeres bolivianos, cualquiera sea su edad y circunstancia de vida.
- El derecho a la opinión, la participación y la decisión sobre los temas que como bolivianos nos atañen.
- El ejercicio del derecho propietario que tenemos los bolivianos sobre los recursos naturales del país

Exigimos:
- El restablecimiento de la paz social, mediante la renuncia del Presidente de la República y la sucesión constitucional, como la única forma de frenar la violencia en el país.
- El reconocimiento por parte de los gobernantes de la primacía de los intereses colectivos y nacionales, frente a las ambiciones sectarias y de los grupos de poder.
- La responsabilidad de los líderes políticos y sociales, los que recogiendo las demandas y propuestas del pueblo boliviano deben comprometer todo su esfuerzo para encontrar las mejores soluciones a la actual crisis que vivimos.
- El accionar responsable de todos y cada uno de los bolivianos, de las organizaciones sociales y sus dirigencias para evitar mas luto en la familia boliviana.



Pronunciamento ONGs, ASONGS

Ottobre 2003

La violencia y muerte con pérdida de vidas humanas nunca serán justificativo para construir democracia en este y ningún otro país. La disputa por el poder nunca puede justificar el derramamiento de sangre por el pueblo Boliviano. Es hora de construir otra sociedad con mecanismos democráticos efectivos donde ya no se justifique más, la “Mano Dura” para resguardar el “Imperio de la Ley”. Una de las estrategias centrales para construir esa nueva sociedad es la no violencia activa y organizada, que consiste, en que el pueblo organizado asume responsabilidad parar conocer y debatir los asuntos críticos del país, como es el asunto del gas, además busca una democracia participativa en las que todos y todas puedan decidir. Esto detendrá el saqueo histórico de los recursos del país por grandes corporaciones transnacionales y generará un vacío a la violencia institucionalizada del sistema, permitiéndonos desarrollar otros mecanismos para vivir en un estado de derecho. Por ello, las ONGS agrupadas en ASONGS CBBA:
Pedimos la solidaridad de los pueblos latinoamericanos para construir un continente donde el respeto a los derechos humanos y la autodeterminación de los pueblos comience a ser una realidad
Denunciamos ante el mundo la insensibilidad y brutalidad con la que el Gobierno actual trata el clamor del pueblo, ocasionando la pérdida de vidas humanas y amenazas a la libertad de expresión.
Exigimos que el gobierno escuche los pedidos del pueblo Boliviano, para superar el conflicto y restituir la democracia y el estado de derecho.
Demandamos que las autoridades y el gobierno tomen inmediatamente acciones que permitan una verdadera reconciliación entre el pueblo Boliviano: impulsando el replanteamiento de la Ley de Hidrocarburos con la participación del pueblo; Convocando a Referéndum Nacional para el tema del GAS, con capacidad de decisión de la población; juicio de responsabilidades a los autores intelectuales y materiales de las muertes y heridos en estas movilizaciones; Indemnizando por los muertos a las familias, sueldos vitalicios a viudas y asistencia económica a huérfanos hasta que salgan profesionales.



Confederación de Pueblos Indígenas de Bolivia CIDOB
LA CIDOB A LOS BOLIVIANOS

Santa Cruz de la Sierra - 18 Ottobre 2003

La Confederación de pueblos Indígenas de Bolivia, ante los acontecimientos que desembocaron en la Posesión del Nuevo Presidente Carlos D. Mesa y en especial en el discurso Presidencial pronunciado en su posesión, desea expresar lo siguiente:
1. El año 2000 la CIDOB planteo ante la sociedad boliviana, la Asamblea Nacional Constituyente como la única vía para una solución pacífica de la profunda crisis del sistema político, económico y social del país. Pensamos que el discurso del nuevo presidente, recoge nuestras demandas. Esperamos que el nuevo gobierno asuma este discurso como un plan de trabajo, del que estaremos vigilantes y participes en su ejecución.
2. Tomando en cuenta que los compromisos asumidos por el Presidente Mesa de realizar el Referéndum Vinculante, las Reformas a la ley de hidrocarburos, revisión de la Capitalización y la Asamblea Nacional Constituyente, pasan por la revisión y aprobación del Congreso, advertimos a los partidos políticos con representación parlamentaria, abstenerse de manipular, tergiversar y obstruir la voluntad popular de cambios reales en estos temas.
3. Hacemos un llamado a las organizaciones sociales y sociedad civil participar activamente en este proceso de reconstrucción de un nuevo pacto social, creando un ambiente de dialogo y concertación que permita el alcance de estos objetivos en el mas corto plazo posible.
4. Consideramos que el referéndum vinculante es el primer desafío que el gobierno, el parlamento y la sociedad civil deben abocarse a efectivizar con la máxima seriedad, patriotismo y prioridad. Pues será la base para las otras medidas
5. La refundación de un nuevo país a través de la Asamblea Nacional Constituyente, debe cimentarse en la ineludible participación multiétnica y pluricultural para garantizar la sostenibilidad del nuevo pacto social.
Esta posición recoge la decisión de los pueblos Machineri, Yaminahua, Guarani, Chiquitano, Ayoreo, Guarayo, Baure, Canichana, Cayubaba, Itonama, Movida, Mojeño, Siriono, Tsimane, Moré, Yuracaré, Chacobo, Pacahuara, Cabineño, Tacana, Araona, Esse Ejja, Mosetene, Yuqui, Tapiete, Weenhayek Y Leco, que habitan en los departamentos de Pando, Beni, Santa Cruz, Chuquisaca, Tarija, Cochabamba y La Paz.

DIRECCION NACIONAL DE LA CIDOB
Confederación de Pueblos Indígenas de Bolivia CIDOB
Villa Primero de Mayo / Barrio San Juan
Santa Cruz - Bolivia
Telefax: 591-3-3498494 / 3622707
Casiilla Postal: 6135
Email: cidob@scbbs.com.bo
Web: www.cidob-bo.net


PRONUNCIAMIENTO DE LA ASAMBLEA DEL PUEBLO GUARANI
AL PUEBLO DE BOLIVIA
Alto a la masacre por la profundización democratica,
contra la venta del gas

Camiri - 16 Ottobre 2003

Como pueblo indígena
rechazamos la violencia que viene del Estado a nombre de sostener el “orden legalmente constituido”. No hay ningún orden que justifique la masacre de tantos bolivianos, por ello rechazamos la masacre que lleva adelante el Gobierno en ciudades como en el Alto, La Paz, en Patacamaya, los Yungas, Cochabamba, el Trópico, en San Julián, etc. lugares donde los pobres mueren, por resistir y defender los intereses nacionales:

• La violencia que lleva adelante el Gobierno no ha sido nunca vista en proceso democrático alguno.
• La violencia que suma más de 60 muertos y 500 heridos es el resultado de Gobernantes sin conciencia.
• La violencia de masacrar a su pueblo, es la aplicación de una política que protege los intereses de unos pocos millonarios en Bolivia, y los intereses de empresas transnacionales.
• La violencia del Estado, es el resultado del desgaste del modelo económico y que quieren seguir sosteniéndolo es a través de la fuerza y la barbarie.
• La violencia es el resultado de partidos políticos tradicionales que no supieron resolver las demandas de los sectores populares y de políticos corruptos que medraron de la vida democrática haciéndose ricos a costa de los pobres, en la hora presente ven la cercanía de su muerte civil.

El Gobierno como último gesto debe PARAR LA MASACRE, por la tranquilidad de los pueblos, ciudades, y comunidades campesinas e indígenas.

Como Pueblo Guarani, somos parte de las luchas sociales y del movimiento popular en su conjunto y nuestras demandas indígenas que son de carácter históricas se encuentran inscritas en las demandas populares-nacionales. Por ello declaramos los siguiente:

1. Nos unimos a las miles de voces del país de exigir una salida política a la actual crisis del país y no por la vía militar como el Gobierno lleva adelante. La renuncia del Señor Gonzalo Sánchez de Losada como Presidente, abrirá el dialogo y la paz social.
2. Ratificamos nuestra demanda nacionales, de convocar a la Asamblea Constituyente, ya que ella permitirá una participación efectiva de los pobres y definir el tipo de país que queremos los bolivianos.
3. El gas es de los pobres de la patria y nosotros somos los depositarios de cuidarlo, ya que el mismo se encuentra en nuestro territorio histórico y las demandas de nuestras Tierras Comunitarias de Origen. Este recurso no se vende y se debe nacionalizar al igual que refundar Yacimientos Petrolíferos Fiscales Bolivianos para que lleve adelante todo el proceso productivo de la industria petrolera.
4. Rechazamos el ingreso de nuestro país al ALCA, por las condiciones de pobreza ya que ello abrirá las puertas para la depredación de nuestros recursos.
5. Demandamos al acceso al territorio, ya que la pobreza de los pueblos indígenas esta relacionada a la poca tierra que tienen sus comunidades.
6. La explotación de los Hidrocarburos por empresas Transnacionales como PLUS PETROL, MAXUS, TRANSIERRA y otras no dan solución ni reparan los daños causados a nuestras tierras, ríos, fauna, recursos forestales, etc. en la ocupación de nuestros espacios de Tierras Comunitarias de Origen más al contrario agudizan la pobreza y destruyen nuestras organizaciones dejando muchos temas pendientes por resolver.

Como pueblo hemos tenido paciencia de esperar respuesta al Gobierno a las demandas indígenas. En espera de resultados favorables y el diálogo correspondiente abrimos un cuarto intermedio para que se de solución a las demandas de los pueblos indígenas y en particular de nuestro pueblo (Territorio, Salud, Vivienda, Educación, Infraestructura, Genero, Producción y otros). Hoy como pueblo Guarani y en defensa de los intereses de nuestro pueblo y como parte del movimiento popular definimos los siguiente:

1. Nos declaramos en movilización, convocando a toda nuestra Población Guarani organizada en 25 capitanías presentes en el Departamento de Santa Cruz, Chuquisaca y Tarija a asumir la defensa de los intereses de nuestro pueblo.
2. Se instala a partir del día 16 de octubre el primer piquete de huelga de hambre, como una medida de resistencia social.
3. Se convoca a la CIDOB y las otras Regionales Hermanas de los otros pueblos indígenas a tomar acciones en defensa de los intereses indígenas.
4. Exhortamos a los hermanos indígenas que se encuentran en cargos nacionales a renunciar al mismo y replegarse a sus bases.
5. Se suspenden las clases escolares en el área rural, y el repliegue de los profesores indígenas a nuestra organización. Los servicios de salud trabajaran en emergencia.
6. Convocamos a los pueblos del Chaco Boliviano, Camiri, Villa Montes, Yacuiba, Monteagudo, etc. a sumarse a la resistencia nacional por la defensa de los RRNN y la Refundación de Yacimientos Petrolíferos Fiscales Bolivianos.
7. Convocamos a todos los hombres y mujeres indígenas y no indígenas, a tomar la palabra en la hora presente.
8. Exhortamos a las FFAA de la nación y la Policía Nacional, a cuidar y proteger la vida de sus hermanas y hermanos bolivianos.

Es dado en la Asamblea de Capitanes del Pueblo Guaraní
Directorio de la Asamblea del Pueblo Guaraní
Asamblea del Pueblo Guaraní
Telf.- Fax. (0591) (0952) 2132 E- Mail: apg@cidis.scbbs-bo.com

Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente ha curato diverse inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano, è tra i fondatori dell’Osservatorio Indipendente sulla regione Andina SELVAS.ORG.
E-mail:
giovitrano@libero.it

Cristiano Morsolin, giornalista e operatore di reti internazionali.
Tra i fondatori dell’Osservatorio Indipendente sulla regione Andina SELVAS.ORG, lavora a Lima nella cooperazione internazionale
E-mail: utopiamos_peru@yahoo.com


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