La Bolivia a lezione di libertà studia le regole fondamentali per essere eletto paese democratico e viene promosso. Anche se tra le campagne si continua morire negli scontri tra militari e cocaleros
Le regole della democrazia
Di Giovanna Vitrano

Foto di Dolores Ochoa- AP
La nazione clandestina, l'altra Bolivia, sconosciuta, alla conquista del potere
Da ADITAL - Intervista al leader del MAS, Evo Morales.
La violenza riapre il confronto tra cocaleros e governo
Da ADITAL - Un approfondimento della giornalista Vania Solares di econoticiasbolivia.com
Bolivia - 12/10/2002
Il nuovo governo lo aveva promesso: si sarebbe trovato, a costo di grandi sforzi, un accordo tra coltivatori di coca e le misure imposte per combattere il narcotraffico.
Il nuovo governo lo aveva promesso: si sarebbe aperto un tavolo di trattative -fortemente voluto dal Mas di Evo Morales- per bloccare i piani di distruzione coatta delle piantagioni di coca e per concordare le basi per mandare avanti il famoso piano di Sviluppo Alternativo.
Il nuovo governo aveva promesso molto altro, lasciando perfino intendere che si sarebbe potuto pensare anche a una possibile modifica per la nefasta legge 1008, quella legge che prevede pene gravissime per chiunque sia in possesso di un paio di foglie di coca.
Ricordiamolo: la coca in Bolivia è la foglia sacra, usata da millenni e da sempre coltivata.
Ricordiamolo: la coca in Bolivia è spesso, per quanto illegale sia buona parte della sua coltivazione, l'unico mezzo di sostentamento di milioni di persone.
La foglia di coca salva dalla fame e, sempre più spesso purtroppo, è l'unica merce di scambio dei più poveri.
Il nuovo governo, però, è arrivato ad un passo dal famoso tavolo di trattative, tavolo voluto con forza dall'ex leader cocalero Evo Morales, oggi capo dell'opposizione, arrivato a pochissimi voti dall'attuale Presidente Gonzalo Sanchez de Lozada.
E' arrivato ad un solo passo perchè, con un tempismo davvero sorprendente, gli Stati Uniti hanno fatto sapere, a mò di rimprovero, che in Bolivia si contano ancora ben 24.000 ettari di terreno sui quali si coltiva, illegalmente, la pianta di coca.
Questo della coltivazione illegale è il problema che si cerca di risolvere con il Plan Bolivia e con il Plan de Desarollo Alternativo, piani voluti dagli Stati Uniti nonostante tutti gli esperti del settore abbiano sempre ammeso l'inutilità di questi progetti in merito alla lotta contro il narcotraffico. Anche perchè -e qui siamo ad esternare un sospetto - mentre non si fa altro che parlare di piantagioni di coca, non viene mai fuori una qualche raffineria, elemento indispensabile per la conversione della coca in cocaina...
Tornando alle coltivazioni illegali, queste potrebbero essere l'unico impedimento al raggiungimento di ulteriori prestiti da parte del Fondo Monetario Internazionale. E questo, per la Bolivia, potrebbe essere un problema molto serio, un caso di vita o di morte.
Gli scontri
Ecco perché il nuovo governo, facendo marcia indietro, ha preferito far proseguire le distruzioni forzate delle piantagioni, assegnando questo compito alla Fuerza de Tarea Conjunta, una sorta di corpo a metà tra la polizia e l'esercito con il preciso compito di procedere alla distruzione delle piante. Questo corpo, in teoria, dovrebbe essere munito di armi convenzionali, non certo di armi da guerra.
Ma un proiettile non convenzionale ha ucciso proprio lo scorso 7 ottobre un padre di cinque figli, colpevole di voler difendere il suo unico mezzo di sostentamento. Berdecino Acho, questo il suo nome, non era solo. Con lui anche Sabino Toledo, ucciso da un proiettile sparatogli nei polmoni. Entrambi facevano parte di un piccolo gruppetto di cocaleros riunitisi a Entre Rios tra i quali si registrano altri due feriti gravi. Nel corso degli scontri è rimasto ucciso anche un soldato, Robin Huaracona Huaripana, ferito a morte dalle schegge di un esplosivo prodotto con mezzi di fortuna.
A questo punto ci si chiede: e la notizia dov'è?
La notizia sta nel fatto che nell'aria boliviana è tornata a sentirsi puzza di scontri, di barricate, quell'odore acre che lasciano i fucili dopo aver sparato, quel fumo che già troppe volte ha conquistato le strade di La Paz, di Cochabamba, degli Yungas. E tutto questo quando a capo dell'opposizione, a pochissimi voti dal leader del governo, è salito l'ex vertice del sindacato dei cocaleros, con l'appoggio di Felipe Quispe, ex leader del sindacato dei campesinos.
Uan situazione, quindi, che potrebbe avere dei risvolti molto più gravi di quanto oggi i boliviani possano prevedere.
Le regole del buon Paese
Anche perchè il nuovo governo è stato molto orgoglioso nell'annunciare al popolo la decisione degli Stati Uniti di promuovere la Bolivia, insieme con Colombia e Perù, come meritevole di beneficiare della legge di Promozione Commerciale e Distruzione della Droga (APTDEA), legge che prevede un forte sconto sulle tasse di esportazione per ben 6.000 articoli boliviani (anche se la Bolivia, di questi 6.000 articoli, negli Usa in effetti ne esporta soltanto 4!).
Per beneficiare di questa legge, però, gli statunitensi hanno fissato alcuni "paletti". Cita Bolpress del 17 settembre 2002: "Perché il paese sia in regola con i requisiti di elegibilità e sia quindi beneficiario di questa legge, deve dimostrare di non essere comunista, di non aver nazionalizzato o espropriato proprietà di cittadini statunitensi, di non aver annullato il diritto di proprietà o disconosciuto decisioni giudiziarie a favore di cittadini statunitensi, e di non aver mai preso parte in qualunque modo a qualunque accordo che consideri l'estradizione di cittadini statunitensi. Tra gli altri requisiti la legge stabilisce anche che il paese beneficiario deve essere disposto a riconoscere i diritti dei lavoratori, tener fede agli impegni assunti con l'Organizzazione Mondiale del Commercio, cooperare allo sviluppo dell'Alca (progetto fortemente osteggiato in tutta l'America Latina, ndr), avere un progetto governativo contro il narcotraffico, partecipare a convegni contro la corruzione e appoggiare gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo".

Foto di Pablo Aneli - AP
Che la recita abbia inizio
Ovviamente, come è d'obbligo in un qualunque paese che si dica democratico, è partita, subito dopo gli scontri, l'indagine governativa. Per la prima volta, perché oggi la Bolivia è più democratica, la Camera dei Deputati ha immediatamente formato una commissione per i Diritti Umani cui è stato affidato il compito di investigare sulla morte del cocalero e del soldato nel Chapare cochabambino.
Addirittura la Commissione ha fatto sapere di aver preteso di conoscere per quale motivo la Fuerza de Taerea Conjunta si è sentita obbligata all'uso di proiettili da guerra e non ha fatto ricorso (come non è mai avvenuto) ai proiettili in gomma.
Un paese democratico, si sa, non può permettere che certe cose accadano, men che meno che certe cose vegano messe a conoscenza di altri paesi, democratici anch'essi, paesi in cui, se si muore per un colpo d'arma da fuoco sparato -ad esempio- da un carabiniere, è solo a causa di un incredibile rimbalzo contro un oggetto non identificato, una "fatale coincidenza" insomma.
Ma le "fatali coincidenze" in Bolivia sono tante, troppe, e sempre più incredibili. Ma sono fatali coincidenze che giungono dall'altro lato dell'oceano, troppo lontane per essere viste, celate dall'ombra della più grande democrazia esistente, in questi giorni impegnata a far valere le proprie ragioni su quanto sia indispensabile fare una guerra per la pace.

Foto di David Mercado - REUTERS
La nazione clandestina, l'altra Bolivia, sconosciuta, alla conquista del potere
Da ADITAL - Agência de Informação Frei Tito para a América Latina
Intervista al leader del MAS, Evo Morales.
(in spagnolo)
ADITAL: Evo, usted apareció en la escena política con 70% de votos para
diputado. Pero como nada sucede de repente le pregunto ¿En qué consistió su
formación y actividad política para llegar a ese 70%?
EVO MORALES: Empecé como dirigente sindical en el año 1980. Fui secretario
de deportes de un sindicato de base, que tenía 150 afiliados. Posteriormente
fui dirigente del sindicato, secretario de actas de la Central y dirigente
de la misma. Por último, en el año 1988 me nombraron ejecutivo de la
gloriosa Federación del Trópico; función que desenvuelvo hasta el presente.
Recuerdo que en 1989 convoqué, por la primera vez, a una gran concentración
en la localidad de Villa Tunari, en la cual participaron más de treinta mil
compañeras y compañeros. Al día siguiente tuve que enfrentar una fuerte
represión policial, una tortura, prácticamente, en la que me fracturaron la
clavícula. Me patearon, perdí el sentido, y desmayado me botaron dentro de
la movilidad de los aparatos de la represión. Creo que ese fue el momento
del arranque, el estallido de una lucha pública, de carácter nacional e
internacional, en defensa de los derechos humanos, de la coca, de la tierra
y del territorio indígena.
Mi mejor escuela ha sido participar en luchas sindicales, en debates con
compañeros de base y en las federaciones, y, evidentemente, en algunas
conferencias internacionales. También aprendí debatiendo con algunos
compañeros periodistas, en algunos cafetines de Cochabamba: con mucha
voluntad y desprendimiento me orientaban para que pudiera conducir una
federación. Evidentemente esa acción no solamente de carácter regional, o
nacional sino de carácter internacional, porque cuando hablamos de la coca
automáticamente lo ligan con el narcotráfico, con la cocaína y eso obliga a
debatir en todos los niveles.
Yo no tengo ninguna formación académica. Soy dirigente sindical. Y estoy
convencido de que el estudio académico, en muy pocos casos, puede ser
importante para la sociedad. En muchos casos creo que la universidad sólo
moldea personas no comprometidas con un real servicio a la humanidad, pese a
que estudiaron con el impuesto pago por el pueblo boliviano. Yo vengo de una
familia muy humilde, de las comunidades de Oruro, que por problemas
económicos entré al Chapare. Fue aquí, felizmente, que por una cuestión de
honestidad y coherencia me gané el lugar político donde me encuentro en este
momento.
ADITAL: Los adversarios de Lula, en Brasil, cuestionan su candidatura a la
presidencia porque no tiene diplomas.
EVO MORALES. Pienso que, si son diplomas de la vida, tienen,
definitivamente, valor. Yo no tengo ningún diploma, pero a estas alturas no
me arrepiento por no haber estudiado. Quien es fiel y consecuente con el
pueblo, obediente al pueblo y es un soldado que lucha contra un sistema
enemigo de la humanidad, éste es, pues, el mejor título que nos puede dar la
vida. Yo creo que el mejor diploma es entender la vida misma de las mayorías
nacionales y, en base a eso, proyectar nuestra situación o nuestra tarea
como ser humano.
ADITAL: Su partido y los cocaleros están exigiendo una tregua en la
erradicación forzosa de la hoja de coca, con el objetivo de estudiar una
solución alternativa. ¿El diálogo encaminado con el gobierno, puede llegar a
una solución favorable?
EVO MORALES: Si hay decisiones políticas de carácter nacional sí. Pero, si
existe intervención extranjera, posiblemente, el presidente pueda retroceder
y con eso no estaremos resolviendo absolutamente nada. Los conflictos pueden
agravarse, inclusive, porque el movimiento del Trópico está bien organizado,
bastante unido y esa es la mayor ventaja. A esta altura el movimiento
cocalero boliviano se convierte en la vanguardia del movimiento popular y la
hoja de coca se convierte en un símbolo de unidad nacional para defender
nuestra dignidad. Por tanto, no tenemos porque tener miedo. La erradicación
debe parar para respetar los derechos humanos; para que ya no haya mas
hambre y miseria, por que los programas, planes y proyectos del desarrollo
alternativo han fracasado. Fueron proyectos que podían diversificar la
producción, y podían transformarse en industrias; pero, estos proyectos no
tuvieron eficiencia económica, de nada sirvieron: eso es lo que sucedió.
Mientras estén vigentes las políticas neoliberales, ningún plan, ni
proyecto, servirán para el movimiento campesino. Solo será la hoja de coca
la compañera de la vida, la compañera de los compañeros campesinos, no sólo
productores sino consumidores, y de toda una cultura.
ADITAL: No solo de coca vive Evo y el MAS. Además de la atención a los
problemas de los productores de la hoja de coca, ¿cuáles son los principales
objetivos políticos y sociales que el MAS quiere lograr en los próximos
años?
EVO MORALES. La estructura principal del MAS son los movimientos sociales, y
los movimientos sociales existen, no solamente, en el Chapare. En este
sentido, el MAS tendrá que ser más organizado, con más conciencia ideológica
y política. Deberá adquirir más claridad programática. Pero lo central
comienza a nacer en este momento: estamos defendiendo no solamente la coca,
sino el territorio, que envuelve la defensa de los recursos naturales, del
medio ambiente, la defensa de los pobres de Bolivia. Creo que esa es nuestra
fuerza como MAS y, por lo tanto, vamos a continuar en esta dura lucha de
defensa de la vida, junto a nuestras organizaciones. No importa si
satanizados, criminalizados, penalizados...
ADITAL: A Ud. le quitaron el mandato de diputado en enero de ese año...
EVO MORALES: Eso, claro, de los que se hacen pasar por egresados de las
universidades: doctores, constitucionalistas, hombres de ley... Los mismos
que, cuando escucharon la orden de la embajada estadounidense, se olvidaron
de la Constitución y la violaron, así se explica el fallo del Tribunal
Constitucional contra mi cargo político. A esta altura no tenemos porque
renunciar a esta gran lucha, ni dar un paso atrás, aunque esto nos cueste la
vida. Digo esto porque me han hecho muchas amenazas, hasta de muerte; me
persiguen y me acusan. Pero, no sólo es Evo quien está siendo atacado: es el
movimiento, con Evo Morales o sin Evo Morales, va a continuar hacia
adelante, hasta que el pueblo boliviano se libere del imperialismo
estadounidense.
ADITAL: En entrevista a la revista brasileña Carta Capital de 21 de Agosto
de 2002 Ud. afirmó que el MAS organizaría un gobierno paralelo, para
defender los derechos del pueblo. ¿Esa idea está concretizándose?
EVO MORALES: Sí, este gabinete del pueblo se basa en lo siguiente: en el
gabinete económico ya consolidado; en un gabinete social, donde se tratan,
permanentemente, los temas de educación, salud y seguridad. El gabinete
político también existe, inclusive con gente que no es militante del MAS,
pero que se incorpora al mismo, con una posición antiimperialista y
antineoliberal.
Esto muestra la amplitud del MAS que ha roto con todas las estructuras
políticas, ya sean de derecha o de izquierda. Para mí el pertenecer al MAS
no es lo más importante. Más importante que ser militante del MAS, es servir
al pueblo y esa actitud está en todos los sectores y regiones del país. Toda
esa gente que se incorpora al movimiento, va avanzando, trabajando, son
dirigentes indígenas e intelectuales independientes, organizaciones,
instituciones. Todos ellos se incorporan para impulsar este Instrumento
Político.
ADITAL: En muchos países de América Latina aparecen hechos nuevos con un
significado político nuevo: el golpe contra Chávez no se firmó, hay una
lucha generalizada contra el ALCA, el pueblo va a la calle en el Cono Sur,
en Nicaragua y Panamá; Lula puede ganar la presidencia en Brasil y otros
hechos. La sociedad civil aparece como una nueva fuerza. ¿Los excluidos
están dejando de ser una masa de maniobra para hacer ellos mismos su
historia?
EVO MORALES. Empezamos, en Bolivia, colocando la 'Bolivia profunda' dentro
del Congreso Nacional. La nación clandestina, la 'otra Bolivia' desconocida,
ahora se lanza a tomar el poder para recuperar el territorio y, con éste,
los recursos naturales. Lamentablemente, las políticas económicas impuestas
por el Banco Mundial y por el Fondo Monetario Internacional hacen arder a
Latinoamérica. Frente a la injusticia y la desigualdad, los pueblos se
levantan para decir 'basta' al sistema y al modelo. También estamos muy
cerca de que en Brasil gane Lula, lo que me llama mucho la atención, lo
respetamos mucho. Si Lula tiene la posibilidad de ganar, eso demuestra que
el sistema y el modelo no han funcionado. Por eso hay una sublevación, una
rebelión de los pueblos contra el modelo. Aquí luchamos por la defensa de la
vida. Las naciones originarias en Bolivia, los pueblos indígenas, amamos la
vida, vivimos en reciprocidad con la madre tierra. La tierra es nuestra
madre, nuestra vida, no se puede poner como mercancía la madre. Desde un
punto de vista regional y nacional se trata de salvar al planeta. El
capitalismo es el peor enemigo de la humanidad; el capitalismo es el peor
enemigo del medio ambiente. Por eso mismo todos esos movimientos de
excluidos cuestionan este modelo económico en un levantamiento natural en
nivel mundial. Ahora quieren implementar el ALCA, el Área de Libre Comercio
de las Américas. Para nosotros, los indígenas, es un acuerdo para legalizar
la colonización en las Américas La integración es importante. Pero
necesitamos de una integración soberana, no una integración sometida,
subordinada. Dentro de ese marco vamos a seguir con nuestra dura lucha,
contra sistemas, instrumentos de sometimientos, de esclavitud. Como pueblos,
no podemos ser cómplices de la política de genocidio y, si hablamos del
ALCA, no podemos ser cómplices de economicidio. Acá es importante el
levantamiento y la organización. Por mi experiencia sindical - el mejor
diploma, como hace un momento hablaba- estoy convencido que el mejor
instrumento es la unidad de la organización, lo más natural, para enfrentar
al sistema. Y como el sistema ya está en decadencia que mejor que podamos
pensar en muchas Cubas en Latinoamérica, para que Latinoamérica se libere
del imperialismo estadounidense.
ADITAL: Y el sueño de la patria grande. ¿Se va a realizar?
EVO MORALES: Evidentemente, una nueva Latinoamérica integrada, una nueva
patria. Es posible construir una nueva nación. En nuestra manera de entender
es el Pachacutek, el nuevo, en base al respeto a la Pachamama que es la
madre tierra, y además de eso en base a nuestra ley cósmica que es el Ama
Sua, Ama Llulla, Ama Q'ella, -no mentir, no robar, ni ser flojo. En la
cultura Quechua-Aymara, el que roba es castigado con la pena máxima,
mientras en la cultura occidental, lamentablemente, no, pues son expertos en
mentir, son expertos en robar, son expertos en estar ociosos. Pero, ¿cómo
hacer política para vivir del pueblo sin hacer nada? Creo que esas son las
profundas diferencias que tenemos.
ADITAL: ¿Ud. esta hablando del Pachacutek, el mito de los Andes que dio el
nombre al nuevo movimiento político y social en Ecuador?
EVO MORALES. Sí, somos muchos aliados. Ahora ya empezamos. Hay que construir
el Instrumento Político de Liberación en toda Latinoamérica, y en Bolivia
será el MAS, en Ecuador el Pachacutek. Un día estos pueblos van a unirse
para decir, de manera conjunta, unida y organizada, 'basta!' al imperialismo
estadounidense.
ADITAL: Un amigo suyo, en Cochabamba, me dijo: "Evo Morales es nuestro
Lula". El origen popular, el compromiso en el sector sindical y en el
movimiento popular...
EVO MORALES. Bueno, yo no puedo auto definirme, yo respeto comentarios,
conceptos que pueden verter sobre Evo Morales.
ADITAL: ¿Qué le diría a Lula?
EVO MORALES. Que siga adelante, que conserve la fuerza, y que gane. Ellos
serán nuestros mejores aliados. Con seguridad este triunfo va a influir acá
en Bolivia, en toda Latinoamérica, donde los pobres también podemos
gobernarnos, porque ¿hasta cuándo van a seguir hablando por nosotros, hasta
cuándo van a seguir decidiendo por nosotros? Ya llegó la hora de que los
pobres también decidan por si mismo, y por eso en Bolivia es importante
convocar a una Asamblea Constituyente Popular de las naciones originarias e
indígenas

Foto di Eliana Aponte - REUTERS
La violenza riapre il confronto
tra cocaleros e governo
Da ADITAL - Agência de Informação Frei Tito para a América Latina
La giornalista Vania Solares, de Econoticias, di Bolivia, in un articolo in spagnolo per l'agenzia brasiliana Adital, spiega che "la coca non solo mantiene a galla economicamente le famiglie contadine, ma le costringe anche in uno scenario di violenza e incertezza". Il 18 di ottobre torneranno a trattare ad un tavolo di dialogo lo spinoso tema della eradicazione delle coltivazioni.
Violencia marca relaciones entre cocaleros y gobierno
Di Vania Solares, econoticiasbolivia.com
8 octubre 2002 - La Paz, Bolivia.
Balas que acabaron con la vida de Sabino Toledo han puesto en estado de coma las negociaciones entre los cocaleros del Trópico de Cochabamba y el gobierno boliviano, con el riesgo del retorno de un estado de violencia en esa región. La erradicación es el detonante.
Un importante sector de las seis federaciones de productores de la hoja de coca del trópico cochabambino, le ha puesto la soga al cuello a su máximo dirigente, Evo Morales, exigiendo que paralice las conversaciones con el presidente Gonzalo Sánchez de Lozada hasta que el gobierno detenga el proceso de erradicación.
Ayer, lunes, enterraron a un campesino de 41 años, víctima de la represión militar ejercida el pasado sábado en la localidad de Ichoa (a 270 kilómetros de la ciudad de Cochabamba). Es la segunda muerte que se produce en estos dos meses de gobierno del Movimiento Nacionalista Revolucionario (MNR), Partido del Gobierno. El 4 de octubre, fecha de arranque de las charlas entre Sánchez de Lozada y Evo, se informó que un cazabobo mató a un conscripto de la Fuerza Naval que realizaba tareas de erradicación.
Para el gobierno boliviano es prioritario cumplir con la erradicación, financiada por Estados Unidos, y en un ritmo acelerado intenta enmendar los errores de la anterior gestión gubernamental, acabando con las 4.500 hectáreas de coca ilegal, sembradas, según informes norteamericanos, en el último año.
Por eso, y aunque se hayan apuntado avances en cuatro de los cinco temas de la agenda de la coca, (mercados legales de la coca, desmilitarización de la zona cocalera, desarrollo alternativo e instalación de una zona económica en el trópico), los productores no se tragan la erradicación, que es el tema fundamental pendiente.
ECONOMÍA DE SUBSISTENCIA
En el Chapare, al centro de Bolivia, unas cuarenta mil familias campesinas cultivan la hoja de coca, en parcelas de menos de dos hectáreas. Esta producción está íntimamente relacionada al problema de la pobreza rural.
El despido masivo en las minas del Estado, a comienzos de los años 80, provocó un éxodo importante hacia regiones como el Chapare. Familias íntegras se han tenido que reubicar en zonas de tierra baja, donde el producto más fácil de cultivar, transportar y comercializar es la hoja de coca.
Investigaciones realizadas por organizaciones internacionales de derechos humanos, establecen que la productividad y rentabilidad de la hoja de coca vuelve extremadamente difícil su sustitución por cultivos alternativos y que la enorme inversión realizada por los EE.UU. y otros donantes para desarrollar y promover cultivos alternativos ha tenido un éxito muy limitado.
Se ofrecen muchas razones para el reducido impacto de los intentos por desarrollar cultivos alternativos: la mayoría del financiamiento ha estado destinado a proyectos piloto, y no se ha dispuesto de recursos para replicar o expandir el impacto de los mismos; algunos de los cultivos más atractivos tardan mucho tiempo en dar fruto, lo que desanima a los agricultores con necesidades inmediatas de ingreso; no existe infraestructura adecuada para el transporte y la conservación de cultivos alternativos, que en muchos casos se malogran; el mercado interno de comestibles es pequeño y no tolera una mayor producción, mientras que los mercados externos toman tiempo en desarrollarse; los recursos se han diluido en gastos administrativos excesivos y mal manejo burocrático. Sin embargo, el hecho más importante es que aunque el precio de la hoja de coca es bajo, la ganancia generada por su cultivo es más alta que la que se obtiene por cualquier otro producto.
No es casual por ello, que sean pocos los agricultores que han abandonado del todo el cultivo de la hoja, en tanto éste constituye una fuente decisiva y relativamente segura de dólares que mantiene a flote a las familias de bajos ingresos.
Pero la coca no sólo mantiene a flote a las familias campesinas sino que también las tiene recluidas en un escenario de violencia y de incertidumbre. El 18 de octubre volverá a la mesa del dialogo el tema de la erradicación, con la presión, esta vez sobre Evo Morales y los gobernantes, para tratar de hallar una salida pacifica al conflicto de la coca.
Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente ha curato diverse inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano.
E-mail: giovitrano@libero.it
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