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Dopo una seduta di 25 ore, il Congresso de La Paz elegge Gonzalo Sanchez de Lozada del partito di centrodestra MNR. Vincente la coalizione con il partito di centro-sinistra MIR, con quello di centro UCS e con quello di destra ADN. Ma il 157° Congresso si presenta ricco di luci,ombre e particolari ostacoli: a partire dalle lingue "preispaniche" e dall'uso della foglia di coca nel palazzo di Governo.

Bolivia ha il suo ennesimo Bis-Presidente
Di Giovanna Vitrano



Foto di David Mercado - REUTERS


:: STAMPA in BOLIVIA ::
Los Tiempos
El Diario
La Razòn


Bolivia - 5/08/2002

Nessuna sorpresa questa volta. Gonzalo "Goni" Sanchez de Lozada, multimilionario uomo d'affari e leader del partito di maggioranza MNR (centro-destra), è stato eletto presidente della Repubblica di Bolivia. Nessuna sorpresa per i suoi 84 voti, quattro in meno, a dire la verità, di quanti ci si aspettava.
A chiudere definitivamente la partita qualche giorno fa, l'inattesa alleanza stretta con Goni da Jaime Paz Zamora, leader del partito MIR (centro-sinistra) che sembra aver bissato ciò che fece cinque anni fa quando, altrettanto sorprendentemente, si alleò con il presidente Banzer e il suo ADN (destra).
Sia Jaime Paz che Gonzalo Sanchez sono ex presidenti che non si arrendono ad un ruolo che non sia da protagonisti. Insieme, così hanno dichiarato sia in coppia che da soli, faranno di tutto per assicurare alla Bolivia una stabilità politica solida e un'immagine all'estero capace di far tornare i capitali esteri all'interno dei confini del paese.

Privatizzazioni e fichi secchi
Sulla stabilità politica del paese torneremo poi. Sul ritorno dei capitali esteri, ebbene, occorre ricordare un paio di cose. Goni Sanchez, nel corso del suo primo mandato presidenziale, ha quasi rischiato di mandare in fallimento la Bolivia a causa della sua scriteriata campagna di privatizzazioni, alla quale non era riuscito a sfuggire neppure l'istituto per le pensioni. La Bolivia, dati alla mano, è uno dei paesi più corrotti del mondo ed è il primo, sempre per corruzione, all'interno dell'intero continente americano. Da ciò risulta chiaro come una politica di privatizzazioni non solo non risolverà alcun problema del paese latinoamericano, ma, semmai, aumenterà la miseria, la disoccupazione e, soprattutto, il debito sia interno che estero. A questo proposito, la Bolivia proprio in questi giorni ha toccato la cifra record di 702 milioni di dollari di debiti, di cui ben 400 sono oggetto di procedimenti giudiziari per mancato pagamento. Insomma, si può dire che la Bolivia ha tante istanze di fallimento per un totale di 400 milioni di dollari.
Per fortuna c'è in gioco l'accordo per l'esportazione del gas liquido negli Stati Uniti, esportazione che sta creando non pochi problemi con le forze sociali del paese. Gli Stati Uniti, infatti, hanno fatto sapere che gradirebbero ricevere il gas liquido dai porti cileni. I boliviani, dopo i fatti della guerra del 1879, parlano dei cileni come dei "traditori" ed è per questo che preferirebbero usare i porti peruviani per l'accesso al mare del loro gas.
Il nuovo governo ha comunque deciso che per scegliere il porto sarà bene aspettare fino a settembre.
Non ha aspettato neppure un giorno, invece, Jaime Paz Zamora che, nel corso di un'intervista rilasciata proprio ad una televisione cilena, ha testualmente dichiarato: "In materia di accesso al mare, della sovranità nazionale non m'importa un fico secco". D'accordo, probabilmente il dirigente del MIR voleva solo mettere l'accento sull'importanza del raggiungimento di una costa -quale che sia- rimandando ad un secondo tempo tutti gli accordi necessari per aver riconosciuta la sovranità sul territorio prescelto. Ma si è espresso veramente male, e queste sue parole hanno suscitato un vespaio di polemiche. Da più parti, inclusi i partiti della coalizione (ADN e UCS) sono state chieste le sue dimissioni, quando non il suo allontanamento definitivo dalla politica. Anche il MNR ha preso le distanze da questa infelice affermazione, sottolineando però che presto ci sarebbe stata la sua rettifica ufficiale a questa dichiarazione "manipolata dalla stampa".


Foto di Pablo Aneli - AP
Le minacce a Evo Morales
Evo Morales Ayma, leader del MAS (sinistra) e a sorpresa secondo uomo più votato in Bolivia, è tornato da vincitore in quello stesso parlamento da cui è stato buttato fuori lo scorso gennaio. Il rappresentate dei cocaleros però non è immune alle minacce. Pochi giorni fa, infatti, una telefonata ha avvertito le forze di polizia dell'esistenza di un piano della Cia per uccidere Morales pur di non farlo eleggere presidente. Una telefonata avvenuta poche ore prima dell'accordo in extremis tra Gonzalo Sanchez e Jaime Paz, accordo, come detto, che evitava ogni rischio in questo senso. Solo coincidenze, ovviamente. E, altrettanto ovviamente, nessuno ha confermato la reale esistenza di un piano criminale che prevedeva l'eliminazione fisica del fastidioso concorrente. Il fatto è, però, che la polizia boliviana è stata in "massima allerta" per ben tre giorni.



Il Congresso multietnico
Tant'è, tra fischi e improperi in piazza tra gli elettori della maggioranza e quelli dell'opposizione, il 157° Congresso Boliviano si è insediato lo scorso 2 agosto. E dev'essere stato uno choc non da poco per gli oficionados del Palazzo del Governo. Accanto ai soliti nomi della politica boliviana, infatti, si sono sentiti quelli più difficili da pronunciare degli indios. Nomi complicati, e in più di una occasione la prima segretaria della Camera dei Deputati si è prodotta in esilaranti gaffes: Pino è diventato Pinto e Bautista è diventato Batistuta. "Scusate -ha detto Maria Teresa Paz- è tutta colpa del calcio!". Ma da qualche scanno è stato suggerito che fosse tutta colpa della sua dislessia. Oltre che i toni, molto accesi anche i colori dei rappresentati dei partiti popolari, tutti vestiti con gli abiti tradizionali, decisamente molto diversi dai doppiopetto grigi degli abituée. Si potrebbe dire che questo 157° Congresso è il raggiungimento di un sogno, quello di vedere -finalmente- un Parlamento in cui ogni forza sociale è rappresentata. Ma tanto "sogno" pare non sia, a partire da piccoli incidenti che rivelano quanto saranno irti di difficoltà questi prossimi 5 anni di governo. Ad esempio, una rappresentante del MIP di Felipe "El Mallku" Quispe -leader dei campesinos- è stata fermata all'ingresso perché scambiata con una mendicante. E ancora, durante i discorsi introduttivi è venuta fuori la necessità dei traduttori simultanei, dato che quasi nessuno dei rappresentanti dei partiti popolari conosce lo spagnolo (tantomeno le regole legislative), bensì parla nel suo idioma indigeno: aymara, quechua e bestxo. Idiomi sconosciuti dai rappresentati dei partiti tradizionali. Meno sconosciuti a questi ultimi i sinonimi per insultare i nuovi ospiti del palazzo di Governo: i più magnanimi, additando la gente colorata che affollava i banchi dell'opposizione, hanno scelto parole come "indiani", "ignoranti"; i più severi sono arrivati ad appellarli l'equivalente del nostro "mangiapatate", "zoticoni".


Foto di Pablo Aneli - AP

L'ospite d'eccezione
E tra i nuovi arrivati al Congresso, un ospite davvero eccezionale: la foglia di coca, la "foglia sacra". Tutti i rappresentanti dei partiti popolari, infatti, non hanno smesso di masticarla, com'è loro costume farlo da migliaia di anni, neppure in una occasione particolare come l'insediamento del Congresso. Anzi, Felipe Quispe si è persino preso la briga di offrirne un assaggio al presidente Guido Anez che, accettando per cortesia, ha poi fatto sparire l'oggetto imbarazzante con un vero gioco di prestigio. E a proposito di Felipe Quispe, già si rumoreggia circa la sua situazione giuridica visto che il leader campesino è sotto processo per alcuni delitti presumibilmente commessi con l'Esercito Guerrigliero Tupac Katari.

L'Assemblea Costituente
Non si placa però l'ira per il mancato accordo sulla costituzione di una Assemblea Costituente, richiesta a gran voce dai popoli originari e promessa dall'ex presidente Jorge Quiroga. A tal proposito, è stato annunciato un blocco stradale nel dipartimento di Cochabamba dal prossimo 8 agosto a tempo indeterminato. A questa minaccia, la maggioranza ha risposto che è venuta meno l'urgenza di una Assemblea Costituente visto il nuovo assetto del congresso, ma il leader del movimento Florencio Orko non vuol sentire ragioni: "Il governo e i politici si sono compromessi e sono obbligati a mantenere la parola data. Se non lo faranno, la situazione diventerà grave.".
Un problema in più, questo, per il nuovo bis-presidente Goni Sanchez, per il suo vice Carlos D. Mesa Gisbert e per tutta la coalizione di maggioranza, già raggiunti da un'informativa della Defensoria del Pueblo sulla terribile situazione in materia di diritti umani e civili nel paese. Nell'ultimo anno, recita la nota, si sono registrate 6.486 violazioni -di cui nessuna punita- che rappresentano un incremento del 30% rispetto a quanto registrato 12 mesi fa. E' anche possibile che questo incremento risulti soltanto perché si contano le denunce fatte, cosa che accade molto più spesso da quando al governo non ci sono più ex militari.


Foto di Pablo Aneli - AP

I grandi temi
Forse si attenderà la ripresa di settembre o forse no. Ma di certo il nuovo parlamento dovrà fare i conti con i grandi temi che vedono il Paese al centro dell'attenzione dell'intero continente e oltre: il gas liquido e l'Accordo per il Libero Commercio, l'LNG, per dirla in sigle, e l'ALCA.
Quiroga, pochi giorni prima che scadesse il suo mandato, promise alla gente boliviana un referendum per la scelta dello sbocco a mare per l'esportazione dell'LNG. Dovrebbe quindi essere il popolo a scegliere se coinvolgere nell'affare del secolo i cileni o i peruviani. Di certo si sa che la scelta cilena è supportata dalla diplomazia statunitense, cosa che non può dirsi per quella peruviana.
Altro nodo da sciogliere è quello relativo all'Alca. La Bolivia, insieme con l'Ecuador, in questi ultimi giorni è diventata una sorta di centrale operativa anti-Alca. E questo perché nessuno tra i latinoamericani crede che questo trattato di libero commercio possa favorire le esportazioni dei loro prodotti, bensì, al contrario, sia un progetto che favorisce esclusivamente l'esportazione di merci statunitensi, prodotte con il sistema industriale e quindi acquistabili ad un prezzo decisamente inferiore. Ai sostenitori della privatizzazione, ovviamente, questo disegno piace. tant'è che Paz Zamora ha elogiato il presidente statunitense Bush che "dopo due giorni dall'accordo sul Plan Bolivia (anche questo prossimo oggetto di scontro feroce in parlamento, ndr) ha deciso di aprire il mercato statunitense ai prodotti tessili boliviani". Paz Zamora ha omesso, però, che sempre Bush, lo scorso Aprile, ha negato lo sconto sulla tassa per l'esportazione, così come non ha ricordato l'appuntamento del prossime ottobre con il grande convegno contro l'Alca che vedrà protagonisti tutti i paesi, nessuno escluso, dell'America Latina.




Foto di Pablo Aneli - AP

Notizie "memorandum"
Da El Diario del 31 luglio

Il quotidiano El Diario il giorno 31 luglio proponeva due notizie , che posono rientrare nell'agenda del nuovo Presidente.
La prima è la dichiarazione alla stampa del viceministro della "Defensa Social", Osvaldo Antezana, che ricorda le tonnellate di foglia di coca ancora da sradicare e le equivalenti tonneezllate di cocaina che si fabbricherebbe in Bolivia. Per questi dati , ci ricorda il funzionario, dobbiamo ringraziare le osservazioni satellitari e la Forza Militare Congiunta (FTC) in collaborazione con gli Stati Uniti .

Nel secondo articolo si parla del viaggio e delle conferenze che effettueranno ufficiali delle forze armate USA esperti in malattie tropicali, i quali si prodigheranno in visite specialistiche sulla popolazione di "scarse risorse economiche". Questo viaggio è diretto da ufficiali medici in servizio nell'esercito, nella marina e nell'aviazione degli Stati Uniti.


Existen más de seis mil hectáreas de coca ilegal
La gestión del presidente Jorge Quiroga no logrará cumplir con el objetivo trazado en el Plan Dignidad de sacar al país del circuito coca-cocaína, toda vez que aún existen más de 6 mil hectáreas de coca ilegal en el trópico de Cochabamba y en los Yungas y la producción de droga en Bolivia está entre 20 a 30 toneladas al año.
En el trópico de Cochabamba existen entre 3.500 a 4.000 hectáreas de coca ilegal a pesar de los éxitos alcanzados en materia de erradicación desde agosto de 1997 a julio de este año y 2.400 hectáreas en los Yungas de La Paz, informó este martes el viceministro de Defensa Social, Osvaldo Antezana.

“En el país se producen aproximadamente entre 20 a 30 toneladas de droga en general al año (entre pasta base de cocaína, clorhidrato de cocaína y marihuana)”, dijo la autoridad al indicar que el próximo Gobierno deberá mantener inalterable la lucha contra el narcotráfico si pretende frenar esa ilícita actividad.

El viceministro explicó que para determinar la cantidad de hectáreas excedentes no se recurrió al satélite de los Estados Unidos para evitar errores, sino a las brigadas de controles terrestres que se encargaron de hacer las mediciones en el Chapare y que en el caso de los Yungas el trabajo de cálculo se realizó con la CICAP de la OEA.
Antezana señaló, que en este marco, sería un error desalojar a la Fuerza de Tarea Conjunta (FTC) del trópico de Cochabamba, porque esta situación daría lugar a una alarmante resiembra de nuevos cultivos ilícitos que servirán para fomentar la producción de droga en el país.
Indicó también que en el informe de gestión que presentará al presidente Jorge Quiroga, sugerirá al próximo Gobierno mantener a las fuerzas militares en el Chapare y continuar con el Plan Dignidad.


Médicos militares de EEUU brindarán asistencia médica

Un grupo de ocho médicos militares de las Fuerzas Armadas de los Estados Unidos se encuentra en Bolivia ofreciendo asistencia humanitaria de salud y medicamentos a pobladores de los departamentos de Beni y Santa Cruz.
Las personas que se benefician con esta ayuda son pacientes de escasos recursos económicos, según informa la Sección Cultura e Informativa de los Estados Unidos en Bolivia.
A partir de la fecha, los médicos estadounidense permanecerán dos días en Trinidad, efectuando visitas y brindando conferencias en los hospitales, para luego embarcarse en el Barco Hospital TNBH-01 Almirante Xavier Pinto Tellería, donde atenderán a pacientes a lo largo del Río Mamoré, en coordinación con oficiales y médicos de la Fuerza Naval de Bolivia.
Luego, este grupo de médicos militares, se dirigirán a Santa Cruz donde permanecerán cuatro días realizando rondas en los diferentes hospitales, así como una visita al Centro Boliviano de Enfermedades Tropicales (Cenetrop).
El viaje forma parte de un curso sobre medicina tropical militar, que es auspiciado por la Escuela Naval de Ciencias de la Salud de Bethesda, Maryland y está dirigido a médicos en servicio activo del Ejército, la Fuerza Naval y la Fuerza Aérea de los Estados Unidos.

Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente ha curato diverse inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano.
E-mail:
giovitrano@libero.it


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