Bolivia:
Lettera aperta dell'ex Ministro degli idrocarburi Andrés Soliz
Rada al parlamento boliviano sui contratti con le aziende petrolifere
La Bolivia non deve perdere il controllo sulle sue riserve
Dalla Bolivia Andrés Soliz Rada
Ex Ministro agli Idrocarburi e all'Energia
Traduzione a cura di Selvas.org

Le foto di questo servizio sono tratte da Comunica.gov Bolivia
La Paz, 14 novembre 2006
Nella mia condizione di ex Ministro agli Idrocarburi e all'Energia del Presidente Evo Morales e co-autore del Decreto di Nazionalizzazione del gas e del petrolio
del 1° maggio scorso, faccio conoscere le mie opinioni sui
contratti per il petrolio, sottoscritti il 28 e 29 ottobre 2006, validi
per 30 anni, autorizzati e approvati nei prossimi giorni dal Congresso
della Repubblica.
Queste opinioni, accompagnate da riflessioni aggiuntive, sono le seguenti:
Primo -
Mentre la Petrobras, in una nota informativa alla popolazione
brasiliana dello scorso 31 ottobre, sostiene che i contratti la
autorizzano a contabilizzare le riserve che andrà estraendo in
Bolivia, voci del governo boliviano hanno affermato che queste riserve,
come vuole la Magna Carta, il Referendum Vincolante del 18 luglio 2004,
la Legge 3058 del 17 maggio del 2005 e il decreto di Nazionalizzazione,
sono di proprietà dello Stato Nazionale.
Trattando un argomento che interessa la totalità delle riserve
attuali e future degli idrocarburi del paese, il cui valore, calcolato
come valore in titoli (o come azioni o buoni) ascende a più di
200 miliardi di dollari, tutto ciò non può essere oggetto
di alcun dubbio o incertezza. Per questo motivo, suggerisco che il
Congresso prepari un articolo con cui si proibisca alle aziende di
conteggiare le nostre riserve nei mercati azionari, poiché sono
di proprietà diretta, inalienabile ed imprescindibile dello
Stato. Tramite decisione parlamentare, YPFB deve includere questa
clausola nei contratti petroliferi, che senza questa non potranno avere
seguito, per trattare, effettivamente, con contratti operativi alla
mano, proprio come affermano le autorità boliviane.
Le riserve, essendo di dominio assoluto dello Stato, devono servire
perché la rifondata YPFB emetta buoni riconosciuti dai mercati
azionari, cosa che permetterà di avere un capitale che conti per
potere fare ingresso, in modo effettivo, nel controllo della catena
produttiva e nei progetti di industrializzazione del gas, come dice il
Decreto di Nazionalizzazione. Senza questa definizione, inclusa, in
più, nel progetto di legge di rifondazione di YPFB elaborato dal
Ministero a mio carico - e che va insieme, per il giusto trattamento, a
quanto deciso dal Parlamento-, l'industrializzazione degli idrocarburi
resterà soltanto alla fase teorica.
Secondo.-
Il Congresso Nazionale non può sottoscrivere contratti
definitivi. Se nei contratti le clausole provvisorie riguardanti gli
importi di investimento e deprezzamento (allegato “G”),
l'autorizzazione e l'approvazione dei contratti stessi devono
intendersi anch'essi provvisori, che si conosca intanto con esattezza
queste cifre che, durante tre decadi, influenzeranno i calcoli di
reddito del paese. Tali numeri devono essere pubblicamente confermati
dalle verifiche che si stanno facendo, campo per campo,
nell'adempimento del Decreto di Nazionalizzazione ed eseguiti dai
revisori dei conti delle aziende sotto contratto con il Ministero agli
Idrocarburi e all'Energia. In materia petrolifera, la differenza di
centesimi si traduce in benefici o danni che influenzano enormemente
gli interessi nazionali.
Terzo.-
La sottoscrizione di contratti non è giustificata per i campi
più piccoli, per cui, secondo l'annuncio ufficiale, YPFB
sovvenzionerà con 10 milioni dollari l'anno le aziende. È
preferibile che le aziende compiano la loro minaccia di lasciare i
campi, affinché YPFB li metta in funzione grazie ai contratti
operativi con PDVSA, ente che, in pieno spirito bolivariano, conferma
in modo decisivo la nazionalizzazione, ed ha annunciato la sua
decisione di partecipare alla ricerca e all'estrazione nel paese. Il
gas ed il petrolio di quei campi possono essere immediatamente
destinati all'industrializzazione con la statale venezuelana. D'altra
parte, è preoccupante che nella sottoscrizione del contratto
YPFB non si era riservato zone importanti per l'esplorazione e lo
sfruttamento in modo diretto.
Quarto.-
I contratti non devono nascondere i crimini del contrabbando,
l'evasione fiscale e la truffa aggravata, reati commessi da aziende
come Andina, Chaco, Repsol e Petrobras, oggi sotto il giudizio della
giustizia ordinaria. Deve continuare il processo contro i responsabili
dell'ingresso di ENRON nel paese, iniziato da Juan Carlos Virreyra e
ampliato sotto la mia amministrazione ministeriale. In questa stessa
amministrazione si è spinto il Decreto Supremo che ha dichiarato
priorità nazionale la costruzione del Gasodotto Boliviano
Occidentale (GABO), quello che, legalizzando i grandi campi nell'ovest
boliviano, spingerà l'industrializzazione dei dipartimenti
produttivi, in primo luogo, e poi del territorio nazionale.

Quinto.-
Nel paese si è avuto un falso dibattito sul fatto che il Decreto
del 1° maggio di 2006 implichi o no la nazionalizzazione degli
idrocarburi. Ogni nazionalizzazione è differente ed ha le sue
proprie caratteristiche. Se il decreto sopra accennato chiedeva il
recupero alla Bolivia della proprietà del gas e del petrolio, il
controllo e la partecipazione di YPFB nella catena degli idrocarburi ed
il monopolio della loro commercializzazione hanno raggiunto l'obiettivo.
La terza nazionalizzazione è stata fatta all'interno di un
processo democratico, con le regole della democrazia liberale,
inesistente quando si cacciarono la Standard Oil, nel 1937, e la Gulf,
nel 1969. E' la prima nazionalizzazione fatta nel Terzo Mondo, nel
quadro di una globalizzaizone economica brutale, imposta ai paesi
semi-coloniali, con la potente approvazione del Consiglio di
Washington. È innegabile, anche, che la Nazionalizzazione ha
recuperato la dignità l'autostima del nostro popolo. Considerare
che le nazionalizzazioni esistono se i paesi sottomessi subiscono
embarghi, blocchi e interventi militari è una limitazione
nell'analisi.
Il presidente Morales è mal consigliato quando dice che la
nazionalizzazione si completerà senza espropriazioni né
risarcimenti. Il paese è obbligato a espropriare e indennizzare
Transredes, Chaco e Andina se le verifiche dimostreranno che hanno
tenuto fede ai loro impegni di investimenti e alle tasse obbligatorie.
Lo stesso vale per le raffinerie di Petrobras e i policondotti
dell'azienda tedesco-peruviana CLHD, allo scopo di controllare il 50%
più uno dei pacchetti azionari, come dispone il Decreto di
Nazionalizzazione. L'espropriazione con risarcimento è un
diritto irrinunciabile dello Stato, riconosciuto dall'articolo 22,
paragrafo 2º della Costituzione Politica dello Stato.
La nazionalizzazione è stata adottata in un contesto
internazionale molto sfavorevole, dovendo affrontare
l'aggressività di George W. Bush e dei suoi alleati nei paesi
dell'Europa occidentale, insieme con la difesa a denti stretti delle
loro compagnie petrolifere. Tra i paesi confinanti, non era possibile
trovare gli aiuti (anche se pervenivano alcune approvazioni indirette)
decisi del governo di Michelle Bachellet, alleato privilegiato dei
centri di potere mondiale, di Kichner, maneggiato dalle aziende
transnazionali con sede in Argentina, né del regime di Lula,
condizionato da Petrobras, azienda che ha ceduto il 62% delle proprie
azioni a favore di aziende petrolifere transnazionali. Ha dovuto essere
considerato, in più, che in Perù e Paraguay ci sono
truppe nordamericane, con tutti i rischi geopolitica che ciò
implica.

Sesto.-
Il decreto è stato dettato il mezzo a rischi di disintegrazione
nazionale. Ricordate che il consigliere del vice presidente degli USA,
Mike Falcoff, ha assicurato che il paese presto sarebbe stato
cancellato dalla mappa, che l'ex Ministro alla Difesa dell'Argentina,
Jorge Pampuro ha detto che la Bolivia era stata “libanizzata” e che l'
FMI ha sottolineato che il paese era vivibile solo se avesse mantenuto
le politiche di Sanchez de Lozada. Tutto ciò è stato
accompagnato de proclami per la fondazione della “Nacion Camba” della
“Repubblica Aymara” o per designare i governatori di Santa Cruz e
Tarija, per mezzo di cavilli, con l'aiuto finanziario delle
petrolifere. In questo modo, l'intervento di Transredes (Enron-Shell)
è diventato impossibile da nascondere.
La
sua approvazione è avvenuta grazie al forte appoggio che ha il
Presidente Evo Morales tra i settori indigeni, contadini e operai,
così come nelle forze armate e tra gli strati di media
povertà. Tuttavia, e paradossalmente, a differenza di quanto
accaduto in passato, settori importanti del proletariato minatore, una
volta avanguardia della classe operaia, hanno annunciato che
difenderanno con armi e cariche di dinamite carica i giacimenti
minerari controllati dalle transnazionali, quelle che, a loro volta,
hanno il supporto di parecchie cooperative di settore.
Anche se l'incredibile trionfo di Evo Morales, nelle elezioni del 18
dicembre di 2005, ha frenato le tendenze separatiste, queste non sono
sparite. Torneranno a presentarsi se il governo del MAS abbandona la
difesa della sovranità nazionale, la politica del recupero delle
risorse naturali, la lotta contro la corruzione, l'industrializzazione
del paese e la creazione di posti di lavoro. Non esiste coordinamento
fra le riserve del Banco Central ed il Programma di Sviluppo Eeconomico
del governo. Qualificare le nostre riserve monetarie come “sacrosante”
significa mantenere concezioni neoliberali inaccettabili.
Nel corso della mia gestione ministeriale è stato ottenuto che
Petrobras pagherà, nonostante la riluttanza di settori del
proprio governo, i primi 160 milioni di dollari provenienti dalla
partecipazione addizionale dei mega campi, come disposto dal Decreto di
Nazionalizzazione. Purtroppo, non sono stati resi compatibili i
maggiori redditi dagli idrocarburi con il Programma citato, con il
rischio di farli sparire in opere di beneficienza.

Settimo.-
Lo scenario generato dal Decreto di Nazionalizzazione è un campo
di battaglia in cui si scontra chi desidera applicarlo nella sua
integrità e chi prova a rallentarlo, indebolirlo e paralizzarlo,
come è accaduto alla Risoluzione Ministeriale 207, che,
nell'applicazione del Decreto, aveva lo scopo di permettere a YPFB di
controllare la produzione e la commercializzazione di petrolio,
assicurando un reddito supplementare a favore di YPFB per oltre 10
milioni di dollari mensili e correggendo le distrazioni nei pagamenti a
Petrobras per la raffinazione del petrolio destinato al mercato interno
e che, inspiegabilmente, ancora sussistono a scapito del consumatore
boliviano. YPFB può mantenere la sua tradizione degli ultimi
anni di ente “residuale” burocratizzato, inefficiente e corrotto o
trasformarsi in un meccanismo dell'industrializzazione del gas e in
semplice anello conduttore della catena di idrocarburifera del paese.
Risulta penoso osservare come la politica zoppicante in materia di
risorse naturali utilizzi modi indigenisti e radicali, invocando la
difesa legittima delle nostre culture, quelle che devono essere
sostenute nel quadro dell'unità nazionale, premessa primaria
dell'Assemblea costituente.
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