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5-10-2006
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Bolivia - In più di una occasione il Comitato Civico di Santa Cruz - organizzazione finanziata principalmente da imprenditori dell'industria agraria, allevatori e da multinazionali - si è attribuito il titolo di sommo interprete della Costituzione Politica dello Stato e della legge boliviana. Così giustifica le proprie azioni come espressioni in difesa dello Stato di Diritto e dei cittadini cruceñi, senza la quale si cederebbe il passo a forme di totalitarismo.



Il Comitato Civico di Santa Cruz e lo Stato di Diritto

Dalla Bolivia
Mauricio Ochoa Urioste

Avvocato, ricercatore di Scienze Giuridiche e scrittore indipendente


Traduzione a cura di Selvas.org



Le foto di questo servizio sono tratte da SoySantaCruz.com.bo e Nacioncamba.net



Senza dubbio, l'analisi di dettagliati studi giuridici che segue permette di intravedere che le principali rivendicazioni e la propaganda del Comitato Civico di Santa Cruz scarseggiano di sostegno legale. Al contrario, si accerta che la sua tesi ha come base mere tergiversazioni linguistiche sul diritto e sulla giurisprudenza costituzionale, e pianificate arguzie legali che sono strumentali per i legali e i politici influenti nel sistema giuridico e nei mass media.
In queste circostanze, il Movimiento al Socialismo (MAS) di Evo Morales - per paura di perdere spazi elettorali nella regione orientale del paese - prima di respingere con solidi ragionamenti legali le azioni del Comitato Civico di Santa Cruz che attentano all'ordinamento giuridico, ha mantenuto posizioni contemplative o simulate e, persino, ha dato corso alle domande di questa organizzazione sociale con “patti” che mancavano di rigore costituzionale.

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L'elezione per selezionare prefetti
Nonostante l'articolo 109 della Costituzione Politica dello Stato (CPE nell'acronimo boliviano) attribuisce al Presidente della Repubblica la designazione dei prefetti dipartimentali, l'ex presidente Carlos Mesa e poi l'ex presidente Eduardo Rodriguez - grazie alla pressione del Comitato Civico di Santa Cruz e alla forza politica della destra - hanno indetto le elezioni per la selezione di un prefetto in ciascuno dei Dipartimenti della Repubblica.
L'articolo 30 della CPE stabilisce che il potere pubblico non può delegare le facoltà conferite dalla norma costituzionale. Questo precetto costituzionale è primario nello Stato di Diritto, che ha come caratteristica basilare che tutta l'attività dello Stato sia ripartita in modo esaustivo in una somma di competenze chiaramente delimitate. Nel caso concreto, il Presidente della Repubblica non può delegare totalmente né parzialmente la sua facoltà costituzionale esclusiva di designare i prefetti dipartimentali. La prima caratteristica di questa competenza indica che è solo lui che, in modo discrezionale, può nominare il prefetto dipartimentale, come conseguenza del modello dello Stato Unitario Decentrato. Questa competenza si snatura quando il Presidente della Repubblica si limita a fare giurare il candidato selezionato attraverso il voto popolare. Lo stesso accade se delega al prefetto di turno uno qualunque dei poteri pubblici.
Inoltre, il modello di Stato Unitario Decentrato sostenuto nella CPE e nella Legge sulla Decentralizzazione Amministrativa non cambiato affatto le cose, in modo tale che le decisioni del prefetto dipartimentale si trovino assolutamente sottoposte alla decisione del capo del Potere Esecutivo, e non esiste alcuna delega di competenze che è solo possibile mediante una riforma costituzionale.
Nonostante quello che precede, i partiti politici hanno confermato all'unanimità nel 2005 l'insolita “elezione per la selezione dei prefetti” approvando in tal modo la Legge 3090, una norma giuridica che ha chiaramente indebolito la norma costituzionale e più precisamente il procedimento di riforma costituzionale.
Tuttavia, in questa improvvisa frattura della CPE, i legislatori non hanno previsto un assunto di capitale importanza: la successione del prefetto di dipartimento in caso di morte, rinuncia, destituzione o interdizione. Il Decreto Supremo 28429, la Legge 3090, il Decreto Supremo 28229 - che sono stati la base normativa per la selezione dei prefetti del 18 dicembre 2005 - in nessuno dei loro capitoli riferiscono come si può venire a capo della successione dell'autorità per queste cause. Unicamente il Decreto Supremo 27988 firmato dall'ex presidente Carlos Mesa - che è di fatto anteriore a tutte queste disposizioni legali e che sarebbe servito per le elezioni del 12 giugno 2005 poi non più indette - stabiliva all'articolo 6 che “quando i prefetti dei dipartimenti, designati mediante il procedimento che si stabilisce nel presente decreto, lasciano le proprie funzioni in modo definitivo saranno sostituiti da cittadini designati direttamente dal Presidente della Repubblica”.
Purtroppo gli autori di questa norma non hanno previsto alcun tipo di “vitalizio” o di trattamento di fine rapporto” per compensare l'aggravio sociale di una possibile designazione presidenziale diretta, né per altro hanno previsto un “fondo compensatorio” per riparare al danno economico causato allo Stato come risultato di un eventuale esborso di denaro per la realizzazione di questi processi elettorali.

 


Il conflitto dei seggi parlamentari.
In pieno processo elettorale e a pochi giorni dalle elezioni generali del 2005, Gerardo Rosado, deputato del Movimiento Nacionalista Revolucionario (MNR), insieme con altri parlamentari della destra - e con la collaborazione del gruppo di assessori del Comitato Civico di Santa Cruz - hanno chiesto di dichiarare incostituzionale l'articolo 88 del Codice Elettorale. Una chiara motivazione di questa domanda era che, fosse stata dichiarata valida, contrariamente al vero significato, si sarebbe approvato in Parlamento un antico progetto di legge sulla distribuzione dei seggi ampiamente favorevole ai dipartimenti dell'oriente boliviano - che negli ultimi anni sono stati baluardo della destra - per il principio di preclusione previsto dall'art. 3 punto f) del Codice Elettorale: “ le tappe del processo elettorale non si ripetono né si revisionano”.
La parte risolutiva della Sentenza Costituzionale 066/2005 - l'unica con rilevanza giuridica - dichiara incostituzionale l'articolo 88 del Codice Elettorale e ingiunge al Parlamento di sanzionare una nuova legge sulla distribuzione dei seggi conforme all'art. 60 VI della Costituzione Politica dello Stato; senza ordinare, rimpiazzare né sospendere le elezioni generali previste inizialmente per il 4 dicembre del 2005, né ancor meno condizionarla a una ridistribuzione dei seggi.
Oltre tutto, questa esortazione del Tribunale Costituzionale (TC) era chiaramente illegale visto che si era agevolato un ricorso diretto di incostituzionalità e l'ordinamento giuridico boliviano non contempla il ricorso di incostituzionalità per omissione legislativa. Come dire, il TC ha sbagliato ultra petita e in chiara violazione dell'art. 58 della Legge del Tribunale Costituzionale (1). Il ricorso di incostituzionalità per omissione legislativa è rifiutato nella dottrina e nella legislazione boliviana e, generalmente, non è contemplato nel diritto comparato di tradizione romano-tedesco. Come segnala il costituzionalista argentino Néstor Sagüés, “la dottrina tradizionale e la giurisprudenza della Corte hanno inteso che la regolamentazione di una clausola programmatica della Costituzione nazionale è un tema riservato alla prudenza e alla discrezionalità del Congresso, in modo che se questa non è dettata dalla legge del caso, all'interessato non arriverà nessun ricorso… la omissione incostituzionale nella produzione di norme generali genera maggiori dubbi…” (2).

Una volta resa nota la sentenza costituzionale 066/2005, il Comitato Civico di Santa Cruz ha festeggiato questo errore con trombe e esclamazioni di giubilo altisonanti, equivocando il suo effetto e creando così nella popolazione cruceña un demagogico sentimento di conquista sociale, oltre che esasperare i regionalismi. Il giorno seguente, molti mass-media hanno continuato questa campagna di disinformazione annunciando che grazie a questa sentenza costituzionale i dipartimenti di Santa Cruz y Cochabamba avrebbero avuto rispettivamente 4 e 2 seggi in più, prendendo come criterio inequivocabile l'antica iniziativa di legge della fetta parlamentare cruceña. Nonostante questo, la sentenza costituzionale 066/2005 in nessuno dei suoi capitoli ha indicato la nuova designazione di seggi; un assunto complesso che varia a secondo della assegnazione del numero minimo di seggi per i dipartimenti con minore popolazione e minore sviluppo economico secondo l'articolo 60 IV della CPE.
A tutto questo si sono aggiunte le dichiarazioni dell'allora presidente Eduardo Rodríguez Veltzé, di alcuni onorevoli e dei membri della Corte Nazionale Elettorale, che, travisando abilmente gli effetti legali di questa sentenza costituzionale, hanno condotto l'opinione pubblica alla conclusione errata e illegale che il processo elettorale sarebbe stato assoggettato alla nuova legge di assegnazione dei seggi. Persino il Presidente della Repubblica ha annunciato pubblicamente che non mettendola in atto il paese avrebbe corso il rischio di un “vuoto di potere”.
Tutto questo insieme di sofismi ha corrotto il principio di imparzialità delle elezioni generali del 2005, al punto che i candidati in corsa alle elezioni hanno proposto formule per la distribuzione dei seggi guardando ai propri calcoli elettorali e ai sondaggi. Verbigrazia, il candidato presidente per la Unidad Nacional con il maggior numero di preferenze nell'oriente boliviano, ha proposto più seggi per Santa Cruz in cambio di un aeroporto nel dipartimento di Potosì.
Il Movimiento al Socialismo - il partito di maggioranza nell'occidente boliviano - è arrivato solamente a decidere che dietro tutto questo c'era una longa mano che operava a Washington, alludendo, è chiaro, all'ex presidente Gonzalo Sánchez de Lozada, e che la destra pretendeva di ottenere la propria ascesa alla prima magistratura del paese. Tuttavia, la giustizia non ha mai ricevuto alcuna denuncia circa la supposta partecipazione di Sánchez de Lozada in questo conflitto, per cui sembra evidente che questa parte politica lo ha utilizzato come capro espiatorio per mantenersi al mergine del dibattito e non perdere spazi elettorali a Santa Cruz e a Cochabamba.
Finalmente, a poche settimane dalle elezioni, tutti i partiti politici in lizza hanno “negoziato” una nuova distribuzione dei seggi, concedendo tre nuovi seggi al dipartimento di Santa Cruz, e non quattro come originariamente pretendeva il Comitato Civico di Santa Cruz e, tra le altre forze politiche, Podemos, MNR e Un.
Molti mezzi di informazione conservatori hanno applaudito questa soluzione che hanno valutato come “compromesso democratico” che, secondo loro, ha salvato la Bolivia dall'essere uno Stato di Fatto. Tuttavia, pochi costituzionalisti hanno avuto il coraggio etico di denunciare questo abuso che ha avuto come conseguenza diretta settimane di incertezze, timore generalizzato per un possibile regime dittatoriale e, in fine, la posticipazione delle elezioni generali (3).




Il referendum sulle autonomie dipartimentali
Nel febbraio del 2005 dirigenti del Comitato Civico di santa Cruz, i parlamentari di Santa Cruz e le organizzazioni industriali Camera Agropecuaria del Oriente (Cao) e camera dell'Industria e del Commercio (Cainco) hanno portato seimila libri con 421mila firme alla Corte Nazionale Elettorale e hanno dato il via all'iniziativa popolare per la convocazione di un referendum sulle autonomie. L'istituto elettorale ha convalidato solo 299.866 firme.
La prima domanda proposta sul referendum dal Comitato Civico di santa Cruz prevedeva, tra le altre cose, che la stessa consultazione avrebbe dovuto definire e stabilire la costituzione nel paese di autonomie dipartimentali con il trasferimento effettivo delle competenze e delle attribuzioni, le stesse che avevano come oggetto, nella propria giurisdizione territoriale, di poter disporre liberamente delle proprie risorse - senza definire quali -, eleggere le proprie autorità - senza definire che tipo di autorità - e darsi una propria amministrazione - senza definire alcuna forma di amministrazione. Gli iscritti al Comitato hanno anche proposto che questa consultazione popolare avrebbe dovuto precedere la riforma costituzionale, che per altro si sarebbe dovuta convocare per Decreto Supremo durante la presidenza di Carlos Mesa, anche se la Legge quadro sul referendum definisce che questa è facoltà esclusiva del Congresso Nazionale.

Finalmente il 6 marzo 2006 il parlamento attuale ha approvato all'unanimità la seguente domanda per il referendum sulle autonomie:
“Siete d'accordo, nel quadro dell'unità nazionale, a dare all'Assemblea Costituente il mandato vincolante di stabilire un regime di autonomia dipartimentale immediatamente applicabile dopo la promulgazione della Nuova Costituzione Politica dello Stato nei dipartimenti in cui questo referendum ottenga la maggioranza in modo che le autorità siano elette direttamente dalla cittadinanza e che ricevano dallo stato nazionale competenze esecutive, attribuzioni leggi amministrative e risorse economico-finanziarie assegnate dalla nuova Costituzione Politica dello Stato e delle leggi?”.
Le conseguenze giuridiche di questo referendum sulle autonomie dipartimentali sono assai problematiche. Oltre alla imprecisione di questa domanda che è stata biasimata persino dal Viceministro alla Giustizia e avvocato costituzionalista Carlos Alarcón, non si è mai visto nella storia dell'umanità un mandato vincolante per i membri di una Assemblea Costituente. Il Potere Costituente - e non così il Potere Legislativo che in molti paesi, inclusa al Bolivia, ha anche la facoltà di riformare la Costituzione - è supremo, e questo significa che è superiore ad ogni manifestazione di autorità, da chi la crea o la costituisce (potere costituito), determina la sua natura, organizza il suo funzionamento e fissa i suoi limiti. A riguardo, il giureconsulto Sánchez Viamonte dice che il Potere Costituente è la sovranità primaria, straordinaria, suprema e diretta nel cui esercizio la società politica si identifica con lo Stato per dargli nascita e personalità, e per creargli i suoi organi di espressione necessaria e continua.
Sorprende il fatto che questo referendum nazionale pretenda effetti vincolanti a livello dipartimentale quando l'art. 2 della Legge quadro sul Referendum prescrive chiaramente che il referendum nazionale si decide nella circoscrizione nazionale. Al contrario, sorge il dubbio se questo referendum nazionale abbia legittimità e legalità sufficiente per introdurre uno Stato di Autonomie nella nuova Costituzione - sotto il principio di volontarietà o dispositivo - quando più del 50% degli elettori all'interno della circoscrizione nazionale votino “No” alla domanda del referendum sulle autonomie, e solo questo sia il risultato ufficiale emesso dalla Corte Nazionale Elettorale.

Una volta approvata la Costituzione Spagnola il 6 dicembre 1978 che ha riconosciuto lo stato delle Autonomie con il consenso di quasi tutti i partiti, le province hanno convocato un referendum per la approvazione del proprio Statuto di Autonomia, nel quadro della nuova Costituzione - le prime province a convocare un referendum per l'approvazione dello Statuto Autonomi sono state i Paesi baschi e la Cataluña nel 1979. Al contrario, il processo del preteso Stato delle Autonomie in Bolivia parte dal principio opposto, ogni volta che a partire dal risultato dal referendum sulle Autonomie alcuni gruppi civici e partiti politici vogliono costituire un regime di autonomia dipartimentale senza un previo consenso politico e prima della entrata in vigore degli Statuti di Autonomia.
D'altra parte, fino a quella data né la Costituzione né le leggi hanno definito il significato né la portata delel autonomie dipartimentali, né esistono precedenti storico-legali in epoca repubblicana e in territori dotati di un regime provvisorio di autonomia, né organi pre-autonomi. E nemmeno si conosce come sarebbero perseguiti i membri dell'assemblea in caso di mancato compimento del mandato vincolante. Sarebbero responsabili davanti alla giustizia visto che il Potere Costituente è per antonomasia supremo? Sarebbero anche responsabili coloro che non approvano la nuova Costituzione se questa riconoscesse le autonomie dipartimentali?
Tutto sembra indicare che questo abuso nell'istituto del referendum in Bolivia punti molto bene a legittimare con artifici la “personificazione” e il “corporativismo” delle decisioni politiche e economiche importanti, al fine di impedire un processo di cambiamento pacifico e tramite consenso e partecipazione reale dei cittadini nella vita politica (4).




L'approvazione del testo della nuova costituzione.
Visto che è attribuzione della Assemblea Costituente dare norme sul proprio Regolamento di Dibattito in conformità all'art. 21 della Legge Speciale sulla Convocazione della Assemblea Costituente, il Comitato Civico di Santa Cruz ha minacciato di promuovere la divisione del paese si questo organo non regola il procedimento di approvazione di ciascun articolo della nuova Costituzione con i due terzi dei voti.
Se l'art. 25 della Legge Speciale sulla Convocazione della Assemblea Costituente prescrive chiaramente che l'approvazione del testo della nuova Costituzione deve ottenersi con i due terzi dei voti dei membri dell'Assemblea, non chiarisce né regola la votazione necessaria per l'approvazione di ciascun articolo - chiamata anche approvazione in dettaglio -, il quorum regolamentare, la modifica del suo regolamento, la censura dei membri dell'assemblea, ecc. (5). Ogni volta che il partito di maggioranza ha ottenuto più del 50% dei voti nell'Assemblea Costituente, il Comitato Civico di santa Cruz, insieme con le forze politiche di destra, ha insistito affinché ciascun articolo della nuova Costituzione venga approvato con i due terzi dei voti per questa istanza.
Così, vista l'imprecisione dell'art. 25 della Legge Speciale sulla Convocazione della Assemblea Costituente, e avendo come premessa l'art. 32 della Costituzione vigente, è abbastanza chiaro che l'approvazione di ciascun articolo della nuova norma costituzionale è facoltativa per l'Assemblea Costituente. Tuttavia per l'approvazione del testo finale della nuova Costituzione è inoppugnabile l'obbligo ai due terzi dei voti dei membri dell'Assemblea.
Il procedimento parlamentare portato a modello per il nuovo regolamento dei dibattiti dell'Assemblea Costituente manca di rigore ogni volta che da un punto di vista strettamente legale nessuno impedisce che l'approvazione in dettaglio preceda l'approvazione del testo finale della Costituzione Politica dello Stato.
Nonostante tutto, il Comitato Civico di Santa Cruz, come tante altre volte, senza la minima competenza né attribuzione legale ha ordinato alla popolazione dell'esteso e popoloso dipartimento di Santa Cruz di paralizzare le proprie attività e ha istruito i membri della Union Juvenil Cruceñista di bloccare il passo delle macchine anche causando danni materiali, come forma di protesta contro quello che sostengono essere un attentato contro lo Stato di Diritto.


Note:
1. L'articolo 58 della Legge del Tribunale Costituzionale, relativo alla sentenza sul ricorso diretto all'incostituzionalità, recita:
“Articolo 58 . Sentenza ed effetti - La sentenza dichiarerà la costituzionalità o l'incostituzionalità della legge, decreto o risoluzione di portata generale impugnando in tutto o in parte.
2. Cifr. SAGÜEZ Néstor, “Elementos de derecho constitucional” Volume I, 3ª edicione, Astrea Editrice, Buenos Aires, 1999, p. 112.
3. Vedi PELAEZ, Gabriel, «Los pactos no son constitucionales » (I patti non sono costituzionali), su www.la-razon.com/versiones/20051021_005336/nota_246_213923.htm
4. Vedi OCHOA Mauricio, “El Referéndum sobre las autonomías departamentales en Bolivia” (Il referendum sulle autonomie dipartimentali in Bolivia), su http://www.rebelion.org/noticia.php?id=33580 oppure su http://www.bolpress.com/opinion.php?Cod=2006062404
5. La giurisprudenza costituzionale in Bolivia equipara il “testo costituzionale” con la Costituzione Politica dello Stato, e non così per ciascuno dei suoi articoli. La Sentenza Costituzionale 0037/2000 precisa: “…ha violato gli articoli 7-h e 200 del testo costituzionale…”. Allo stesso modo si esprime la Sentenza Costituzionale 0577/2000, la 038/2000 e molte altre.


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