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:: SPECIALE BOLIVIA ::

Si è dimesso il presidente boliviano Gonzalo Sanchez de Lozada. L'ex presidente "gringo" soggiorna a Miami, Florida, in compagnia tra gli altri del ex ministro della difesa Carlos Sánchez Berzaín.
Il paese, che continua a dirsi “democratico” adesso è nelle mani di Carlos Mesa Gisbert, il vicepresidente dissociato, pronto a tutto pur di riportare la nazione all’ordine.
Ma il malcontento di Washington, che non lo vede di buon occhio, potrebbe far tornare nelle strade, come ai tempi della dittatura, la legge marziale e i militari. Boliviani o americani che siano.

E’ tempo di “democratura”?

Di Giovanna Vitrano



Quale futuro democratico per i boliviani?

SOMMARIO



L'ultimo discorso di "Goni"
In spagnolo, il testo del discorso ufficiale di rinuncia del Presidente boliviano delle 21:40 del 17 ottobre 2003.


A las cinco de la tarde...
Cronologia degli ultimi accadimenti dalle ore 17:00 alle ore 22:00

Bolivia - 17/10/2003

Gonzalo Sanchez de Lozada si è dimesso.
Lo ha fatto nel corso di un pomeriggio annunciato da mille dichiarazioni, un pomeriggio, quello di ieri (questa notte, in Italia), cui si è arrivati seguendo le tracce di troppi incontri, scampoli di accordi stretti nel buio delle stanze sempre più vuote del palazzo del governo.
Accanto a Goni Sanchez, il “macellaio”, l’ “assassino”, il “presidente criminale” ieri pomeriggio erano rimasti solo tre amici: Jaime Paz Zamora, segretario del MIR, partito della coalizione di maggioranza che, l’estate scorsa, ha regalato la presidenza a Sanchez de Lozada; Carlos Sánchez Berzaín, la “volpe di Washington”, l’ “angelo della morte”, l’ex ministro del governo di Goni Sanchez diventato, dopo i massacri di febbraio, ministro della difesa. Berzain, però, è un amico di vecchia data: è stato ministro anche durante il primo mandato di Sanchez de Lozada, negli anni 1993/97, durante la grande privatizzazione voluta da Goni su consiglio del genio dell’economia di Washington, Jeffry Sachs.


L'aereo delle linee aeree boliviane con destinazione Miami, Florida si prepara a trasportare l'ex Presidente boliviano Gonzalo Sanchez de Lozada e la sua famiglia sulle piste dell'aereoporto internazionale di Santa Cruz de la Sierra

Il terzo fratello
E poi, in ultimo ma non ultimo, un amico davvero speciale, un “hermano”, un fratello, sia di Berzain che di Goni Sanchez: David Greenlee, ambasciatore statunitense in Bolivia.
Ieri pomeriggio, stanotte nel nostro emisfero, Greenlee aveva già messo le carte sul tavolo. Gli Stati Uniti non riconosceranno un governo che viene imposto dalla violenza.
Lo aveva detto nel corso di una visita (un’ora a quattr’occhi) in casa Mesa. Perché in questo che sembra il gioco della sedia c’è anche il vicepresidente boliviano Carlos Mesa. Che si dissocia dal governo perché non condivide le azioni del suo presidente, ma che non rinuncia al suo incarico “per essere pronto a sostenere la Bolivia quando e come ce ne dovesse essere bisogno”.
Prende le distanze, Mesa. Ma non lascia La Paz. E incontra, anche qui per pochi minuti e a quatt’occhi, Evo Morales. Forse non si sono neppure visti, forse si sono sentiti per telefono. Fatto sta che i due, così come è dimostrato incrociando le dichiarazioni che i due hanno fatto in momenti diversi della giornata, si sono “parlati”, forse più di una volta, proprio durante questi giorni d’inferno. E, sempre forse, la visita di Greenlee una sua ragion d’essere l’aveva.
Ha fatto dichiarazioni forti, Mesa: “Mi hanno chiesto di tornare al governo. Mi hanno detto che se ero disposto a uccidere avrei potuto tornare al governo. Non sono mai stato disposto ad uccidere, non lo sono stato in passato e non lo sarò mai. Per questo non torno al governo”, ha dichiarato nel corso di una intervista radiofonica rilasciata ieri pomeriggio, dopo la visita di Greenlee, prima di essere eletto nuovo Presidente della Repubblica di Bolivia.
Ma chi gli ha fatto quelle domande? Non lo ha detto. Ma ha sottolineato come Greenlee gli abbia chiarito che un suo eventuale incarico non sarebbe stato appoggiato da Washington, non sarebbe stato riconosciuto come “costituzionale”, come “democratico”.


Il nuovo Presidente boliviano Mesa e le ragioni di un minatore

I nemici
Mesa, però, ha l’appoggio dei moderati e potrebbe essere, anche per l’opposizione più radicale, una buona via d’uscita per una situazione che è completamente fuori da ogni controllo. Anche se c’è chi giura che il ricco uomo delle televisioni (Mesa ha forti interessi in questo settore) ha accettato l’incarico solo per proteggere i suoi investimenti.
Gli stati Uniti, mentre il nuovo presidente raccoglie il consenso anche della società civile con in testa l’ex Defensora del Pueblo Ana Maria Romero de Campero, decidono che è meglio prepararsi al peggio. E proprio mentre ieri pomeriggio il presidente Sanchez de Lozada parlava al Governo, a La Paz, all’ambasciata statunitense, giungevano sei consiglieri militari inviati dal Pentagono per “verificare la situazione” e “assistere l’ambasciata in caso di evacuazione dalla sede diplomatica dei cittadini statunitensi”.
Perché la Bolivia, con la sua presenza “incostituzionale” di Carlos Mesa, adesso è un paese canaglia troppo vicino agli interessi di Zio Sam, troppo vicino alle smanie insurrezionistiche dei guerriglieri colombiani e peruviani, troppo vicino ai sentimenti sinistrorsi di Luis Iñacio Lula da Silva, presidente brasiliano, e Néstor Kirchner, collega argentino, a far sentire la loro presenza ai fratelli boliviani, dichiarando di essere pronti a tentare una mediazione per mettere fine agli scontri di piazza.


"Con Bolivia e contro l'imperialismo"

:: SPECIALE BOLIVIA::
A.A.A. Paese Vendesi
(10/04/2002)
"Completo di 8 milioni di abitanti, petrolio, gas e risorse minerarie, ottimo clima, varietà di ecosistemi, tasso di descolarizzazione elevato. No sbocco a mare. Sconto per multinazionali e organizzazioni trasnazionali". Ecco in alcuni punti, suggeriti dal Premio Nobel per l'economia 2001 Joseph Stiglitz - economista capo della Banca Mondiale - l'offerta di "vendita coatta" da parte del Fondo Monetario Internazionale.
Di Giovanna Vitrano

Plan de Todos?
Sono 84, secondo i dati attendibili dell’Assemblea Permanente per i Diritti Umani in Bolivia, le vittime di questa settimana di sangue. Sono 84 i morti e per tutti loro l’Assemblea chiederà giustizia contro Goni Sanchez, colpevole di una politica che non ha saputo tenere sotto controllo i mille motivi di malcontento del suo popolo.
Perché quella del gas è solo una miccia. L’esportazione del gas, o “il furto del gas”, è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. L’estrema povertà, la durezza dell’esercito, l’assurda cecità di leggi come la famosa 1008 contro il narcotraffico (assurda perché non tiene conto –affatto- della realtà boliviana e della tradizione della “Hoja sagrada”, la foglia sacra della coca), la pericolosità del Plan Dignitad o l’impossibilità del progetto Coca Zero, la disoccupazione e la dollarizzazione del mercato, la mancanza di Sanità e di progetti per l’istruzione, tutte queste cose, le stesse contenute in quel Plan de Todos sbandierato dallo stesso Gonzalo Sanchez de Lozada nel suo discorso di insediamento al governo nel 1993, hanno esasperato gli animi di tutte le persone nate in territorio boliviano.
Adesso ci si avvia, si spera, alle elezioni anticipate. Ci vogliono molti mesi, però. Almeno 160 giorni. Cinque mesi di incertezza, di ripicche, di ritorsioni, di nuove rivendicazioni, di inciuci e di trame. Cinque mesi di nuovi, vecchi discorsi per tirar acqua al proprio mulino, sindacale o governativo che sia. Cinque mesi di stasi, nella migliore delle ipotesi, mentre le multinazionali, che di certo non soffrono di sconvolgimenti societari, potranno essere sole a dettar legge.
L’FMI e il Banco mondiale bloccheranno i prestiti. Gli Stati Uniti, nella migliore delle ipotesi, sganceranno una manciata di dollari e molti aiuti militari. E presto, molto presto, avranno il “loro” gas naturale. Magari a un prezzo ancora più basso di quei 70 centesimi di dollaro che hanno incendiato la Bolivia.
E le letture di Joseph Stiglitz sembrano essere sempre più esatte.


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Ultimo discorso di "Goni"
Lettera di rinuncia del presidente Gonzalo Sanchez de Lozada letta al Congreso Nacional de la Republica de Bolivia
en español



"Goni" e il vicepresidente Mesa alcuni mesi fa

Carta de rinuncia del presidente Gonzalo Sanchez de Lozada leida ante el Congreso Nacional de la Republica

17 de octubre de 2003

Gonzalo Sánchez de Lozada
Presidente Constitucional de la República de Bolivia

Mensaje al Congreso Nacional

Honorables Congresales.

Bolivia está viviendo horas cruciales, la democracia está bajo asedio de grupos corporativos políticos y sindicales que no creen en ella y que la utilizan según su conveniencia, todo esto configura un cuadro de sedición que con el pretexto de la exportación del gas natural ha violado la escencia de la democracia, que es el respeto al veredicto de las urnas para la elección de los gobernantes, se ha utilizado esa bandera rehusando el diálogo para buscar mi renuncia atribuyendome no sólo responsabilidad por los problemas actuales que confronta la República, sino también la falta de soluciones, si así fuera mi renuncia que hoy pongo a consieración del Honorable Congreso Nacional debería ser suficiente para la solución de los problemas nacionales, aunque lo deseo fervorosamente me temo que la solución no sea tan sencilla, las causas profundas de esta crisis obligan a un razonamiento escencial que las pasiones ahora desatadas no nos permiten alcanzar, el tiempo se encargará de hacerlo por nosotros y a él me encomiendo en procura de un balance sereno y objetivo que las circuntacncias lo niegan hoy.

A los bolivianos nos ha costado mucha sangre y mucho dolor conquistar y sostener la democracia, hoy sabemos que la democracia es un privilegio que hay que preservar para manter la unidad de la nación boliviana, con libertad y dignidad el presidente de la República es símbolo de esa unidad en medio de la diversidad nacional, diversidad que debe ser fuente de orgullo y no de conflicto ni de violencia.

Al poner mi renuncia a consideración del Honorable Congreso Nacional lo hago con la íntima convicción de que la aceptación de la misma no corresponde ya, que no se puede retirar a un presidente elegido democráticamente por mecanismos de presión y de violencia que están al margen de la Ley y este es un funesto precedente para la democracia boliviana y continental.
El Congreso de acuerdo a la atribución contenida en el artículo 68 inciso cuarto de la Constitución Política del Estado debe decidir si la acepta o la rechaza, si la acepta el vicepresidente de la República deberá asumir la presidencia y ejercerla hasta la finalización del periodo constitucional por mandato del artículo 93 inciso segundo de la Carta fundamental.

Esta es una tarea que el Congreso debe encarar con la responsabilidad que lo exige el ahora presente pero es mi deber advertir que los peligros que se ciernen sobre la patria siguen intactos, la desintegración nacional, el autoritarismo coorporativista y sindical y la violencia fratricida, estos peligros se asientan en la circunstancia histórica en que los fundamentos de la democracia han sido puestos en cuestión, quiera Dios que algún día no tengamos que arrepentirnos de todo esto.
Honorables Congresales he servido a Bolivia con entrega y dedicación sin límites, esa es la más grande recompensa que haya podido alcanzar a lo largo de mi vida, agradezco a Dios por ese privilegio y le pido desde lo más profundo de mi corazón que ilumine y bendiga a todos los bolivianos y bolivianas.


A las cinco de la tarde...
Cronologia degli ultimi accadimenti dalle ore 17:00 alle ore 22:00
(in spagnolo)


Le strade della capitale La Paz venerdì 17 ottobre

a cura di Laila Anna Maria Henriksen
della mailig-list "tawantinsuyu"

Todas las fuentes de estos boletines provienen de:
Radio Fides - Radio Panamericana - BBC World - CNN Radio - Agencia Reuters (La Paz)
Radio France Internacional - Radio Centro.
Gracias a su ejemplar trabajo podemos informales minuto a minuto.



22h45
. Carlos Mesa, el nuevo Presidente de la República anunció en su
discurso inaugural ante el Congreso que llamará a un referéndum vinculante
sobre el gas y implementará los mecanismos constitucionales de una Asamblea
Constituyente. Además afirmó: "Mi obligación es la conducir un gobierno de
transición histórica y por ello pongo a consideración del Congreso el plazo
de mi mandato. Mi gobierno no contará con la participación activa de ningún
partido político para tener una independencia que le permita tomar
decisiones sensatas para el bien del País. La lucha contra la corrupción
será frontal y permanente."

22h06. Presidente del Congreso nombró al Vicepresidente Carlos Mesa
Presidente Constitucional de la República de Bolivia como lo exige la
Constitución Política del Estado.

Carlos Mesa Gisbert es Presidente Constitucional
de la República de Bolivia


Minatori riuniti a La Paz, ascoltano le novità sulla rinuncia di "Goni" dal leader sindacale Jaime Solares

21h40. Se dio lectura de la carta de renuncia del Presidente de la República
Sánchez de Lozada en medios de gritos de los diputados de la oposición. La
renuncia fue aceptada por el Congreso Nacional. 97 parlamentarios en favor,
30 en contra.

Ha renunciado el Presidente Sánchez de Lozada

21h37. Existe quórum en diputados y en senadores para llevar a cabo la
sessión camaral en la cual se leerá la carta de renuncia del Presidente
Sánchez de Lozada y la posesión de Carlos Mesa como nuevo Presidente de la
República.

El actual Vicepresidente Carlos Mesa llegará a las 21h00 al Congreso
Nacional. Se espera que a esta hora se de lectura de la carta de renuncia
del Presidente Sánchez de Lozada.

20h35. Según Unitel, el presidente Sánchez de Lozada se encontraría en el
aeropuerto Viru Viru de Santa Cruz esperando un vuelo a Miami - EE.UU.

19h43. La BBC y CNN con fuentes de Reuters afirman que efectivamente, el
Presidente Sánchez de Lozada envió su carta de renuncia al Congreso Nacional


"Goni" e il vicepresidente Mesa alcuni mesi fa

19h35. Según un cable de ANF, el Presidente de la República, Gonzalo Sánchez
de Lozada, habría dejado el país a bordo de dos helicópteros de las FF.AA.
peruanas rumbo a Lima.

18h39. El futuro Presidente de la República (Carlos Mesa) mantiene varias
reuniones en su domicilio privado con varias personalidades políticas. Se
sigue esperando el quórum necesario en el Congreso para poder leer la carta
de renuncia del actual Presidente de la República, Sánchez de Lozada.

Se espera poder llegar a tener el quórum necesario en ambas cámaras del
Congreso a las 20h00 de hoy, para leer la carta de renuncia del actual
Presidente de la República.

17h55. Todos los medios dan por hecho la renuncia del Presidente de la
República, Sánchez de Lozada. El Vicepresidente Carlos Mesa le sucedería a
la Presidencia. El congreso no se encuentra reunido con el suficiente quórum
y se espera los diputados del Beni y Pando. Se dará lectura de la carta de
renuncia de Sánchez de Lozada. Existen algún temor que los partidos de la
actual coalición quieran impedir a Carlos Mesa asumir la Presidencia.

17h39. El MAS dará su apoyo condicional a Carlos Mesa Gisbert, el futuro
Presidente de la República, según el diputado masista Manuel Morales Dávila,
"Carlos Mesa deberá suspender en forma inmediata el proyecto LNG y llamar a
una asamblea constituyente. Deberá tambíen abrogar la Ley 4425 para poder
enjuciar a Sánchez de Lozada. Si quiere (Carlos Mesa) permanecer en la
presidencia debe acatar nuestras demandas si no el pueblo lo sacará"

17h07. Familiares del Ministro Sánchez Berzaín habrían llegado a Santa Cruz
en el avión presidencial.

Aclaración NB: La designación del gabinete de ministros es de la
responsabilidad privativa del Presidente de la República. Si asume el
Vicepresidente Mesa, según la CPE, podrá nombrar y conformar un nuevo
gabinete ministerial en forma inmediata.

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Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente ha curato diverse inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano. È tra i fondatori dell'Osservatorio Informativo sulla Regione Andina - Selvas.org
E-mail: giovitrano@libero.it


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