Il potere economico delle multinazionali energetiche è un attento spettatore delle richieste di autonomia della Media Luna, il ricco oriente boliviano. Mentre il presidente Mesa dondola in equilibrio tra i doveri del suo mandato e le richieste delle industrie petrolifere, il Silent Weapon -larma silenziosa compie la sua missione.
Minacce di secessione in Bolivia
Di Giovanna Vitrano

Le immagini di questo servizio sono tratte dal sito http://www.nacioncamba.org
Sommario
:: Appello-testimonianza inviato a Selvas.org ::
Bolivia Invivibile
:: Appello delle organizzazioni di base ::
Contro il separatismo
e la protezione delle multinazionali
2 novembre 2004
Bolivia e petrolio. E gas naturale. Insomma, sempre la stessa storia. La Bolivia, che si scopre ogni giorno sempre più ricca di fonti energetiche, è sempre più nellocchio del ciclone macroeconomico del subcontinente. Anzi no. Perché nellocchio del ciclone non tira vento, e le ricchezze energetiche della nazione latinoamericana non sono la mela delle tre dee dellAmerica Latina: Petrobras, Repsol e Enron. In Bolivia, invece, tira un vento strano, subdolo. Un vento che sembra non essere forte o pericoloso. Come quando si alza la tramontana. Prima arriva solo qualche raffica, fredda e tagliente. Poi ne arriva unaltra, che sembra provenire da un altro quadrante, sufficientemente diversa dalla prima da disorientare. Poi vien giù lacquazzone, e un vento che rovescia gli ombrelli, senza lasciar scampo. Noi abbiamo raccolto le prime folate, la storia del referendum e gli interessi in gioco legati alle modifiche della legge sugli idrocarburi. Da un altro quadrante è arrivata la storia del TLC - davvero tuttaltra roba -, poco prima di sentire voci di Washington sussurrare (proprio come si sente il vento da lontano) che senza una giusta legge sugli idrocarburi, la Bolivia potrebbe non venire inclusa nei giochi economici del Trattato di Libero Commercio. Una minaccia? Ma no, è solo una chiara analisi dei fatti. Tanto chiara che a questa si aggiungono le dichiarazioni di Mr. Shapiro, il signor Charles Shapiro, che di mestiere fa il segretario aggiunto per gli Affari Andini del governo statunitense. Parlando in termini generali, e non solamente per quanto attiene agli idrocarburi, senza una qualunque legge non possiamo rispondere di quanto succederà in merito agli investimenti esterni, ha detto il funzionario. Come dire: o fate come vi diciamo noi, o non investiamo più nel vostro paese. Questa vi sembra una minaccia? A noi, purtroppo, no. E più un avvertimento, diplomatico, ma sempre avvertimento. A certi italiani, soprattutto quelli del sud, sembra di sentire lo stesso discorso fatto da certi signori che, se non ottengono ciò che chiedono, si dichiarano non responsabili della sicurezza del tizio preso di mira.
Lassemblea di Santa Cruz
| :: Rassegna Stampa :: |
3 novembre 2004
Ieri, a Tarija avevano chiuso le valvole delle condotte della Compañía Logística de Hidrocarburos Bolivia, interrompendo i flussi energetici; oggi hanno sospeso la protesta
La Razòn: El 11, Santa Cruz y Tarija irán al paro por la autonomía
El Diario: Vuelve tranquilidad a comunas tarijeñas
Los Tiempos: Normalizan el suministro de energía a Tarija
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Pensate che stiamo esagerando? Affatto. Perché ci sono altri colpi di vento, questi provenienti dallest. Guarda caso, proprio mentre si alza la voce della gente, che non vuol saperne di continuare a regalare fonti energetiche alle divinità già richiamate (che poi altro non sono che tre delle esternazioni del vero e unico signore del pianeta, il Potere Economico), si alza una voce proveniente da Santa Cruz. Qui si sono riuniti i rappresentanti di Tarija, Santa Cruz - ovviamente - Beni, Pando e Chuquisaca, uniti sotto la bandiera della media luna (mezza luna), chiedendo nientepopodimenoche lautonomia. Già, una sorta di divorzio dalla patria Bolivia. E non è certo una coincidenza che questi siano proprio i dipartimenti più ricchi di fonti energetiche, e non è una coincidenza che, allassemblea da cui è partita la richiesta (assemblea che ha suscitato le ire della popolazione), partecipavano rappresentati di Repsol.
Traduciamo. O la Bolivia accetta di non modificare i contratti con le multinazionali petrolifere, o il potere economico di queste stesse multinazionali guiderà una secessione.
E non cè errore in questa lettura. Sembra fantapolitica? Magari, ne saremmo lieti.
Non è così, e le testimonianze che ci sono giunte, purtroppo, ci dicono che da più parti si fa la stessa lettura. Tranne che nelle stanze in cui questa lettura potrebbe innescare una risposta salvifica della sovranità della Bolivia,di una Bolivia tutta intera, sintende.

Quando il gioco si fa duro
Insomma, in Bolivia il gioco si sta facendo duro e, come recita il proverbio, a questo punto i duri cominciano a giocare. E per duri non intendiamo certo i politici boliviani. Il presidente Mesa da qualche tempo viene definito lequilibrista. Siamo daccordo. Viaggia su una fune tesa a molti metri daltezza tra il compito per il quale è stato eletto e la volontà dei suoi reali elettori. Dondola pericolosamente tra una ennesima rivoluzione popolare e la svendita totale delle ricchezze del suo Paese. La prima lo condannerebbe alla pena capitale, la seconda allesilio vita natural durante e alla rinuncia, per sempre, del potere che in questi mesi si sta abituando ad esercitare.
Già, Mesa crede di avere potere. Crede di poter giocare con la Volontà suprema, con quel Potere Economico che gli ha concesso la presidenza in cambio di qualche legge compiacente.
Lui la sua parte lha fatta. Ha presentato la nuova legge sugli idrocarburi. Ma oltre al suo mandato, Mesa sembra chiedere di più. Cosa non è ancora chiaro. Ma è certo che la storia del porto, del riconoscimento di sovranità nazionale su una striscia di terra che venne tolta alla Bolivia dopo la Guerra del Pacifico, deve avere qualche altro significato. Potrebbe essere un impegno placebo, uno di quei discorsi che servono a tenere buona la gente. Uno di quegli argomenti che hanno come unico scopo quello di distrarre dalle manovre più importanti. E non ci stupiremmo se la storia della secessione avesse la stessa valenza. Con una possibilità in più: se davvero il popolo boliviano riuscisse ad impedire la manovra delle multinazionali petrolifere, è possibile che queste metterebbero davvero in atto questa scissione. Che già tra la popolazione si comincia a sentire. Gli occidentali, gli abitanti delle montagne, più poveri e più numerosi, più scuri di pelle e di maggioranza indigena, si sentono da tempo minacciati dagli orientali, più ricchi, meno numerosi ma più istruiti, più bianchi e di maggioranza meticcia. Insomma, da tempo si sta facendo di tutto per dividere uno stesso popolo.

Harvard Economic Research Project
Ci tornano alla mente le leggi di Orwell: lignoranza è forza, la guerra è pace,la libertà è schiavitù."
Questa però è fantascienza. Almeno, così ci possiamo consolare. Non è fantascienza invece la teoria di certo Mayer Amshel Rothschild (1743-1812) che, studiando leconomia e le sue molteplici applicazioni, giunse a sentenziare: datemi il controllo sul debito di una nazione e non avrò più bisogno di difendermi dalle sue leggi.
Il signor Rothschild ha lasciato un testamento davvero inquietante, una sorta di manuale su come utilizzare lEconomia per raggiungere il Potere sopranazionale. E quanto lui ha studiato e messo nero su bianco è diventato, con le opportune modifiche visto lintervento di nuove tecnologie, il Harvard Economic Research Project (qui in formato .rtf) iniziato nel 1948. In questo progetto di ricerca - la cui lettura può sembrare noiosa ma non lo è, anzi, è piena di sorprese - cè specificato come può essere utilizzato lo strumento chiamato the silent weapon, larma silenziosa. Larma dei giochi economici, dei giochi di potere che, anche a una occhiata distratta, sono in ballo oggi, ora, in Bolivia come da moltissime altre parti del mondo.
Noi non siamo bravi in questo genere di analisi. La macroeconomia ci sembra più oscura della fantascienza più esagerata. E però vero che siamo preparati nel mettere insieme i fatti.
Cè la Scuola di Comando Strategico con i suoi War Games; ci sono le dichiarazioni degli studiosi del PNUD che avanzano lipotesi di un federalismo benefico in quel di Bolivia; cè soprattutto la storia di un Paese, questo appunto, che si sta impegnando a vendere gas naturale e petrolio un po a tutto il subcontinente senza avere ancora nemmeno uno straccio di oleodotto (a parte, ovviamente, quello di Repsol che pompa petrolio per lArgentina come se questa Nazione avesse una necessità energetica doppia rispetto a quella degli Stati Uniti
). Poi cè linteresse amichevole del Brasile che, probabilmente, vede nella sorella Bolivia un possibile pozzo di San Patrizio da cui estrarre petrodollari per tentare di arginare la povertà carioca. E cè ancora la Cina, che continua a riservare aiuti tecnici ed economici ad un paese mille miglia lontano.
Lo Zio Sam continua a mandare truppe nel Chapare (questi cocaleros stanno diventando sempre più i terroristi versione spagnola) e il Cile non intende rinunciare al suo progetto di diventare il Pais Plataforma, ovverosia il centro di smistamento di risorse energetiche per tutto il subcontinente. Con la Bolivia a due passi e il resto del Sud America facilmente raggiungibile grazie, eccola che ritorna, agli oleodotti della Repsol (il Cile si sono appena trasferiti gli stati maggiori della Shell e della Enron per il contiennete latinoamericano).
Bugie mondiali
Chi può salvare la Bolivia? Nessuno, pensiamo. Ma non perché ciò è impossibile. Anzi, tutto il contrario. E solo che continuiamo a non vedere alcuna volontà in questo senso. Certo, le multinazionali potrebbero accontentarsi di guadagnare un po meno. Certo, lOnu potrebbe accorgersi che in Bolivia si stanno sistematicamente violando i Diritti Umani, e la stessa cosa potrebbe fare il Parlamento Europeo. Ma non cè nessuno disposto a far qualcosa. Tutti trincerati dietro le stesse bugie mondiali che leggono la Bolivia come uno stato canaglia, abitato da narcotrafficanti e politici tutti corrotti. Tutti trincerati dietro quella bugia enorme della globalizzazione e dei suoi effetti collaterali, come se non fosse possibile arrestare un processo per niente naturale.
Noi siamo qui. Davanti a una tastiera a scrivere parole che sanno di messa in requiem. Noi vediamo ancora morti e scontri e armi per le strade di un Paese che strade non ne ha perché nessuno vuole costruirle. Noi continuiamo a tenere il conto dei bambini venduti, di quelli che muoiono per un raffreddore e delle donne che muoiono di parto. Noi continuiamo a parlarvi degli schiavi boliviani, migliaia e migliaia di uomini che non hanno neppure lidea che esista un modo di vivere diverso, e di una povertà difficile pure da immaginare. Noi continuiamo a parlarvene, e continueremo a farlo. Perché le bugie prima o poi si svelano. Perché la gente, prima o poi, riuscirà a dire basta. Speriamo solo che questo accada in tempo.
:: Appello-testimonianza inviato a Selvas.org ::
"In questi giorni c'è un sentore di convulsioni in Bolivia, a causa delle decisioni del Parlamento su 1) l'autorizzazione del giudizio per Gonzalo Sanchez de Lozada, e 2) l'approvazione del progetto di legge sugli idrocarburi che farà incassare allo stato il 50% delle quote di partecipazione. Chiedo aiuto per la Bolivia attraverso la vostra organizzazione."
Bolivia invivibile
Alfonso Arias Anaya - Ingegnere petrolifero
27 ottobre 2004
Non aprire più questa porta! Diceva Barba Blu alla sua schiava amante. Non uscire dalla tua gabbia da uccellino... la libertà è pericolosa! Le briciole sono per i cattivi. I pezzi di carne e l'altro cibo solo per i signori. E se osiamo mettere le mani sui contratti petroliferi... saremo un paese invivibile
Faremo subito un blocco, perché se tocchiamo i contratti sarò come dichiarare guerra al mondo.
Queste e altre cose ci dicono i nostri bravi governanti.
Solo la legge del Presidente è quella giusta. Il Congresso deve semplicemente approvarla, e nient'altro, per la Sicurezza giuridica, la fede dello stato, il rispetto all'OMC, i dieci mandamenti, e il buon comportamento come nazione che rispetta la legge tra le parti. Ma non è solo il governo quello che sta remando contro alle aspirazioni dei boliviani sostenute con il referendum del 18 luglio. Sono i "civicos" di Santa Cruz e Tarija, che difendono le petrolifere private fino al punto di minacciare con un progetto separatista. Sembra lo stesso clima creato dalla Gulf Oil tra il 1962 e il 1969. L'articolo di stampa che includo è la nota del giornalista Milton Mendoza de El Deber sulla assemblea della Cruceñidad dello scorso martedì 26 ottobre. Ciò che mostra la foto è piuttosto preoccupante visto che segnala che erano presenti rappresentanti di imprese petrolifere come la Repsol.
(El Deber, 26 de Octubre de 2004 - di Hilton Heredia G.)
Parlamentari divisi sulla decisione in merito alla legge del gas

Decisioni. NellAssemblea erano presenti persone legate alle imprese petrolifere come Repsol (al centro)
Che ci facevano queste persone delle petrolifere in una assemblea civica?
Come mai non sono stati invitati i rappresentanti campesinos del Blocco Orientale, per esempio, o di altri gruppi popolari?
Certamente, il tema centrale e nevralgico è la nuova legge sugli idrocarburi. Perché la nuova legge ottenga tutto l'appoggio nazionale, il Presidente Mesa ha indetto il referendum del 18 luglio. Tutte le domande e le risposte affermativa nella maggior parte delle schede implicano il recupero sovrano dei nostri idrocarburi, l'applicazione di almeno il 50% di imposta per lo stato, e la fortificazione della YPFB che dovrebbe diventare l'impresa statale capace di fornire il 65% della domanda del TGN prima del disastro chiamato processo di capitalizzazione, quella stessa YPFB oggi tanto marginale che nemmeno i suoi attuali quadri esecutivi nascono dai quadri professionali della vecchia YPFB, ma sono "prestati" dalle petrolifere private o dai suoi agenti.
Il parlamento boliviano ha trovato il modo di affrontare l'argomento della nuova legge in modo responsabile, consultando le proposte dell'esecutivo, dei partiti politici, e dei movimenti e organizzazioni sociali. Ma prima tutto cercando uno strumento legale che risponda alle risposte del Referendum.
:: Appello delle organizzazioni di base ::
Contro il separatismo e la protezione delle multinazionali
Bolivia 27 ottobre 2004

El bloque oriente: al pueblo cruceño y la opinion publica nacional e internacional
Las organizaciones indígenas y campesinas del Oriente Boliviano aglutinadas en el Bloque Oriente, ante las últimas declaraciones y acciones desestabilizadoras del régimen democrático, de separatismo y de protección a las multinacionales petroleras por parte de dirigentes cívicos, de políticos ligados al Gonismo y de pseudoempresarios del Departamento de Santa Cruz, que se arrogan la representación de todo el pueblo cruceño, manifestamos lo siguiente:
1. Dejamos claramente establecido que los grupos minoritarios y excluyentes de la Cámara de Industria y Comercio y de Federación de Empresarios Privados de Santa Cruz que se aglutinaron e influencian a favor de sus intereses en el seno del Comité Cívico de Santa Cruz, no representan a los sectores mayoritarios empobrecidos de nuestro departamento, menos aún de nuestras organizaciones indígenas, originarias y campesinas, por lo que sus resoluciones carecen de legitimidad plena.
2. Los llamados al enfrentamiento entre los bolivianos y el separatismo del país, expresados por parte del Sr Mantkovic, Presidente de la CAINCO, son deplorables y las condenamos enérgicamente, porque no responden al sentimiento de la mayoría de los que vivimos en esta tierra, menos de los campesinos, indígenas y originarios.
3. Denunciamos que los grupos de poder de las élites cruceñas minoritarias y excluyentes, influenciadas por castas familiares de origen Croata, Alemana, Inglesa y Americana, se han encaramado en las principales instituciones del departamento a través de sus logias, para defender sus exclusivos intereses y la de las empresas petroleras multinacionales en desmedro del interés de la región y del país.
4. La auto convocatoria a un referéndum departamental sobre las autonomías por parte de las logias incrustadas en el Comité Cívico Cruceño orientadas a lograr el Federalismo, carecen de legitimidad, comprometen la unidad de los bolivianos y están al margen de la ley, por lo que son antidemocráticas y lo único que buscan es contribuir a la desestabilización del proceso democrático, para interrumpir las elecciones municipales, la realización de la Asamblea Constituyente y la aprobación de una Nueva Ley de Hidrocarburos patriótica.
5. Advertimos que de seguir este tipo de acciones antidemocráticas, antipatriotas, racistas y excluyentes por parte de las logias incrustadas en el Comité Cívico de Santa Cruz, nuestras organizaciones campesinas e indígenas y originarias del oriente, de la amazonia y el chaco, nos veremos obligados a salir en defensa de los intereses de las mayorías nacionales y de la democracia que tanto luto y sangre nos ha costado.
6. Respaldamos el Proyecto de Ley de Hidrocarburos aprobada en la Cámara de Diputados, por ser patriótica y consecuente con la voluntad expresada por los bolivianos en el referéndum vinculante; por lo que cualquier intento de modificar su contenido fundamental especialmente el referido a recuperar la propiedad de estos recursos para los bolivianos o el de postergar su tratamiento en el Congreso para después de las elecciones municipales no será aceptado por nuestras organizaciones.
7. En este momento histórico para la región y la patria, donde está en juego el futuro de nuestros hijos, valoramos la actitud patriótica de algunos miembros del Comité Cívico de Santa Cruz que expresaron su voluntad inquebrantable de recuperar los hidrocarburos para los bolivianos; convocando a su vez a todos los bolivianos y cruceños patriotas en particular de las distintas organizaciones sociales, a unirnos para que la Asamblea Constituyente sea una realidad, para que el Estado revierta todos los latifundios improductivos, para defender el 50% de participación en las regalías de los hidrocarburos y garantizar la aprobación del Titulo de los Derechos de los pueblos Indígenas, de las comunidades campesinas, de los colonizadores y pueblos originarios en la Nueva ley de Hidrocarburos.
8. Dada la existencia de amenaza ofensiva contra el estado de derecho y de las demandas de los bolivianos por parte de la oligarquía empresarial sustentada por las multinacionales petroleras y aglutinada en torno a algunos Comités Cívicos Antipatriotas, nuestras organizaciones nos declaramos en estado de emergencia y movilización permanente, no siendo responsables de las futuras acciones que pudiéramos determinar si nuestras demandas y la de los bolivianos no son respetados por los sectores antipatriotas.
Es dado a los 27 días del mes de octubre de 2004 en los salones de la Central Obrera Departamental (COD) en Santa Cruz de la Sierra, Bolivia.
Por el Bloque Oriente:
Benigno Vargas
Secretario Ejecutivo de la FSUTCSC Manuel Dosapey
Presidente CPESC
Segundina Flores
Secretaria Ejecutiva de la FDMCBS-SC
Primitivo Montaño
Secretario Ejecutivo de la FDC-SC
Silvestre Saisari
Presidente MST-SC
Lidio Julián
Responsable de Tierra y Territorio MST Gran Chaco.
Undarico Pinto
1er. Strio Gral. de la CSUTCB
Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente ha curato diverse inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano; analista specializzata per l'applicazione dei diritti umani in Bolivia. autrice del libro "Il gioco dell'assenza - Vivere dentro la cultura mafiosa" edito da Editrice Zona, è tra i fondatori dell'Osservatorio Selvas.org.
E-mail: gioviselvas@interfree.it
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