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Diventare schiavi costa. Costa petrolio e gas naturale, risorse minerali e eccezionali biodiversità. Niente catene per i popoli dell'America Latina, ma -come sta accadendo anche in Bolivia- diritti che si trasformano in pericolosi doveri mentre i marines statunitensi si preparano, ufficialmente, a "salvaguardare la sicurezza, l'ambiente e lo sviluppo" di tutto il continente andino.

Il prezzo della schiavitù
Di Giovanna Vitrano




Le foto di questo servizio sono di David Mercado. La foto di Bush con Quiroga è di Hyungwon Kang. - REUTERS -


:: STAMPA in BOLIVIA ::
Los Tiempos
El Diario
La Razòn



Bolivia - 20/06/2002
:: OCCHI APERTI ::
Aiuti umanitari?


Decine di camion arrivarono carichi di alimenti. Erano diretti a placare la fame di indigeni e campesinos boliviani situati sull'altipiano.
Dubbioso, il Foro Boliviano per l'Ambiente, inviò un campione in laboratorio per le analisi . E i presentimenti vennero confermati.
Il laboratorio Genetic ID, dello Iowa, USA, rivela che si trattava di alimenti geneticamente modificati assolutamente proibiti negli Stati Uniti, Europa e Giappone a causa della loro pericolosità per gli umani.

La donazione dell'ente per gli aiuti USA (USAID) conteneva componenti di mais STARLINK proibito nei paesi industrializzati. In questa varietà di grano una proteina modificata potrebbe provocare nausea, reazioni allergiche gravi, fino allo stato comatoso, e in alcuni casi, danni celebrali, blocchi renali e decessi.
Il Foro Boliviano ha denunciato questa spazzatura tossica donata come aiuto umanitario per madri, bambini e anziani.
Fonte: Radipaz.org (pazsal/170602/ial/bo/ptp)

La schiavitù è un orrore bandito da ogni Costituzione di cui si ha notizia. Eppure la schiavitù non solo è ben presente nel mondo, ma adesso lo è in modo subdolo: non si deportano più schiavi in catene, non li si punisce a frustate, non si nega loro il diritto al nome. Questa nuova forma di schiavitù obbliga alla residenza nel paese di origine, all'accumulo di un cospicuo debito estero come "punizione", ma concede la possibilità di usare o meno (meglio di no, comunque, ché potrebbe sembrare terrorismo) quella parte di cognome che attiene alla tribù di origine.
Questa nuova forma di schiavitù prevede che siano i negrieri del terzo millennio a traslocare, seppur per un tempo limitato, giusto quello che serve per piantare la loro bella bandierina pulita e stirata, magari dopo una solenne cerimonia religiosa e tra gli applausi generali. I nuovi schiavi, quelli che riescono a sopravvivere perché non fanno troppe domande, avranno la possibilità di continuare a lavorare, per il nuovo padrone, per il classico pezzo di pane (e questa, purtroppo, non è una metafora).
In schiavitù, ad esempio, è stato ridotto un intero subcontinenete, l'America Latina. Dal Messico fino alla Terra del Fuoco.
I giochi sono stati fatti, gli accordi (una parola a dir poco grottesca) sono stati firmati.
Ai nuovi schiavi , dai nomi spagnoleggianti, dai capelli lisci e dalla pelle non troppo scura, viene concesso di andare a scuola -non tutti, però, ché sono troppi- e di conservare -chi già ce le ha- le scarpe ai piedi. I nuovi schiavi, almeno per un po', potranno mantenere i loro sindacati, potranno continuare a leggere i giornali e, forse, qualcuno un giorno potrà avere il telefono cellulare. E potranno pure continuare a votare.
Ai nuovi schiavi, però, è tolto l'uso della loro terra, è proibito far ricorso alla propria cultura e alle proprie tradizioni, è proibito, insomma, cercare di crescere sia come singoli individui che come popolo.
Ma ai nuovi negrieri (che si possono individuare nelle invenzioni terribili degli otto paesi più grandi: multinazionali potentissime, Fondo Monetario Internazionale, Banco Mondiale, World Trade Organization e le sue filiazioni locali come l'Alca in America latina) e ai popoli di cui sono alla guida tutto ciò non importa: è il prezzo della modernizzazione, dello sviluppo, dicono.
Negli otto paesi più industrializzati si sta attenti a non ridurre il reddito pro-capite, alle percentuali del Pil, alle riscossioni del credito estero, alla borsa e agli investimenti, questi sempre più veloci e sempre più spregiudicati.
E chi se ne importa se in un angolo di mondo c'è chi, in catene invisibili, viene costretto a produrre ciò che necessita agli Otto Grandi.
L'Italia, ad esempio, sta ben attenta a non divulgare troppe informazioni sugli affari Telecom in Uruguay o su quelli delle petrolifere in cui il tricolore in qualche modo è coinvolto. E' vero, è stato condonato interamente il debito alla Bolivia. Ma cosa saranno mai 65 milioni di dollari "cancellati" di fronte alla possibilità di immensi guadagni sfruttando le risorse del paese andino?
Ma queste sono parole. Parole che hanno la pretesa di rendere più chiari i fatti che qui si vogliono riportare esattamente come sono accaduti. Parole che vogliono solo rendere ancora più tangibile l'orrore che si sta costruendo, giorno dopo giorno, in uno degli angoli più chiaramente schiavizzati di questo mondo ipocrita.



La mossa della "sicurezza ambientale"
Da qualche settimana gli Stati Uniti stanno inviando forze militari in quella regione argentina denominata "Tripla Frontera" perché considerata "zona calda" a causa della paventata presenza di cellule terroristiche o di personaggi capaci di finanziarle. Da un paio di mesi alcuni gruppi della società civile hanno chiesto ai marines americani di effettuare un monitoraggio sulle malattie tropicali e sulla scia di questo accordo tutti i paesi dell'America del Sud hanno deciso di aprire le proprie frontiere all'esercito statunitense affinchè "possa aiutare in fatto di sicurezza ambientale".
Si è addigiunti ad un accordo che dà piena autorizzazione al Comando Sud degli Stati Uniti di cooperare "attivamente anche con specifiche consulenze nei fatti relativi alla sicurezza, difesa e sviluppo" dei paesi : Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Stati Uniti, Uruguay e Paraguay. Il corpo specializzato dell'esercito nordamericano conosciuto come "Marines" ha la sua base più importante del Sudamerica nella città peruviana di Lima. L'obiettivo è proteggere i propri uomini, disseminati in tutto il mondo, da specifiche malattie.
Le forze di sicurezza e le istituzioni ambientaliste dei paesi citati si sono accordati venerdì 31 maggio 2002 nel corso di un incontro molto riservato durante un seminario tenutosi allo Yacht e Golf Club del Paraguay.
Un'ottantina di persone, più militari che civili, hanno partecipato a questo incontro - suddiviso secondo tre argomenti di discussione: sicurezza, difesa, sviluppo - che ha chiaramente condotto ad un "necessario" intervento del Comando Sud nei paesi del Cono Sud.
Ad esempio, una delle domande cui hanno dovuto rispondere i partecipanti all'incontro è stata: "Dove dovrà essere focalizzato lo sforzo maggiore in tema di cooperazione ambientale del Comando Sud degli StatiUniti?"; oppure: "Possono essere impiegate le Forze Armate per rafforzare la stabilità regionale ottenuta attraverso gli sforzi congiunti in tema di ambiente?".
L'organizzazione dell'incontro è stata curata dal Ministero della Difesa nazionale del Paraguay e dalla Segreteria dell'Ambiente, dietro iniziativa e con l'appoggio del Comando Sud degli StatiUniti.
Durante questo "seminario" è stato ufficializzato che il clima del Paraguay è monitorato da 5 satelliti, ognuno dei quali registra tutto quello che succede nel paese; il clima del Brasile è tenuto sotto controllo da 12 satelliti, quello della Bolivia da 5, così come per gli altri paesi del Cono Sud.
Risulta chiaro, a questo punto, che con le dicisioni prese al termine di questo incontro la sicurezza ambientale del subcontinente è stata messa nelle mani delle forze armate di ciascun paese, con l'appoggio del Comando Sud, con buona pace della sovranità ambientale un tempo affidata alle mani della società civile.

Uno scherzo della memoria
Un incontro tenuto in Paraguay per prendere decisioni circa la più stretta cooperazione delle forze armate di paesi quali, oltre al Brasile, Argentina, Bolivia, Cile, Paraguay e Perù. Un bislacco scherzo della memoria riporta al 1977 quando, ad Assuncion, Paraguay, i colonnelli alla guida di Paraguay, Uruguay, Cile, Argentina e Bolivia firmarono un trattato di cooperazione militare in materia di difesa e sviluppo. Questo accordo è passato alla storia come Plan Condor, disegno criminale per il quale vennero torturate, uccise o fatte sparire centinaia di migliaia di liberi cittadini nel corso di un decennio. Del Plan Condor -di cui non si ancora ufficilizzata l'esistenza pur essendo state scoperte oltre 5 tonnellate di carte che provano ogni azione effettuata all'interno del disegno criminale - si dice (ad onor del vero è testimoniato da un carteggio ritrovato all'interno degli "Archivi del terrore") che ne fosse a conoscenza sia la Cia che l'ex segretario di Stato americano Henry Kissinger.
Sicuramente questa è una coincidenza, un bislacco scherzo della memoria, appunto.

Solo "diplomazia"
Un paio di mesi orsono l'ambasciata statunitense in Bolivia fece sapere al presidente pro-tempore Jorge "Tuto" Quiroga che lo Zio Sam avrebbe preferito ricevere il gas naturale boliviano attraverso un porto cileno e non, come si stava per concludere, attraverso lo sbocco a mare peruviano.
Coincidenza vuole che il governo boliviano e la multinazionale Pacific LNG (formata dalla Repsol boliviana, British Gas e Pan American Energy, ma non è dato a sapersi in quale percentuale la Repsol sia presente, ndr) abbiano deciso di verificare più specificamente le possibilità cilene, abbandonando in un certo senso la via peruviana.
Questa scelta, ovviamente, comporta lo spostamento di una montagna di milioni di dollari verso il Cile (costruzione di gasdotti, di piattaforme, di raffinerie, ecc.), l'approvazione della richiesta di accesso da parte della Bolivia ad un prestito del Fondo Monetario Internazionale e l'approvazione delle modifiche - a questo punto non più discutibili - alla Costituzione boliviana (soprattutto in materia di sovranità nazionale per quanto attiene alle risorse sotterranee).
Dal canto suo il Perù, che di questi investimenti ne aveva proprio bisogno, si trova costretto a privatizzare alcune risorse, come il comparto elettrico, situazione che ha causato la rivolta in atto.
Altra dichiarazione "diplomatica". L'ambasciata statunitense in Bolivia "non vede di buon occhio" la possibilità che il leader cocalero Evo Morales Ayma possa vincere le elezioni presidenziali che dovrebbero tenersi il prossimo 30 giugno.
Il condizionale è d'obbligo ed è dettato dal risultato elettorale: dovesse vincere Morales, probabilmente verrebbero fuori brogli a valanga.
Dal canto suo, Evo Morales, poco diplomaticamente, ha chiesto un incontro con il "padrone del circo", l'ambasciatore statunitense Rocha a La Paz, per chiarire il significato della sua dichiarazione. L'incontro non è ancora avvenuto. L'agenda del diplomatico non prevede fuori programma.



Libere elezioni
Si dice che votare, prima che un dovere, è un diritto inalienabile. E proprio per renderlo tale, inalienabile, il governo boliviano ha pensato di prendere le dovute precauzioni contro un possibile tasso di assenteismo troppo elevato.
La Corte Nazionale Elettorale ha approvato una legge - valida dal 29 giugno al 1° luglio 2002 - che prevede sanzioni e proibizioni nei giorni elettorali.
Il cittadino che non sarà trovato in possesso del certificato elettorale sarà multato per 150 (o 200) bolivianos (lo stipendio medio degli impiegati boliviani è di 440 bolivianos, circa 62 dollari); il cittadino che non si recherà a votare sarà condannato a uno (o due) giorni di arresto. In più sarà interdetto per i tre mesi successivi da ogni pubblico impiego, con la sospensione dello stipendio, non potrà effettuare prelievi bancari e gli sarà ritirato il passaporto.
A queste sanzioni saranno sottoposti i 4.164.909 boliviani con il "diritto" di voto.
La risoluzione della Corte non specifica come verranno applicati multe e arresti, ma chiarisce che sarà compito della Polizia verificare le infrazioni.
Nel frattempo, proprio in questo lasso di tempo, la Bolivia vivrà "60 ore di buon governo" (così dichiarano tutti i media boliviani, ndr). Dal 28 giugno al 1° luglio sarà proibito vendere e consumare alcolici, portare armi, realizzare spettacoli aperti al pubblico, circolare con l'auto (solo domenica 30 giugno), organizzare manifestazioni pubbliche. E poi ancora un paio di altre misure preventive: gli addetti ai seggi, circa 200 persone, saranno multati per 200 bolivianos o con due giorni d'arresto se non parteciperanno al controllo dello spoglio; il presidente di seggio che non consegni copia del risultato dello scrutinio ai partiti politici sarà condannato a pagare una multa di 200 bolivianos o a tre giorni d'arresto.
In occidente queste "60 ore di buon governo" si sarebbero chiamate "coprifuoco". Ma qual è il pericolo?



Dall'agenzia Misna

Il governo di Toledo decreta lo stato d'emergenza nella seconda città del Perù



La foto della manifestazione di Arequipa è tratta da http://argentina.indymedia.org

Lima, 17 jun .
Il governo peruviano ha decretato ieri sera lo 'stato d'emergenza' nella seconda città del Paese, Arequipa (Perù meridionale), in seguito ai violenti disordini registrati domenica. Il provvedimento, che durerà trenta giorni, prevede una serie di limitazioni dei diritti costituzionali relativi alla libertà, sicurezza personale e inviolabilità del domicilio. Come previsto dal decreto firmato dal presidente Alejandro Toledo, per tutta la durata dello stato d'emergenza il controllo della città verrà affidato ai militari. Il ministero della difesa ha informato che al comando delle operazioni politico militari ad Arequipa è stato posto il generale Oscar Gomez de la Torre. L'alto ufficiale ha già decretato il coprifuoco, che entrerà in vigore durante le ore notturne. Al centro della protesta la privatizzazione delle compagnie elettriche Egasa e Egesur. Le due aziende peruviane sono state, infatti, recentemente vendute alla compagnia belga Tractebel. Si tratta di una 'controllata' del gruppo francese Suez-Lyonnaise des Eaux, uno dei più importanti consorzi al mondo nel settore dell'energia. La popolazione di Arequipa era scesa in strada per dimostrare contro la vendita delle due aziende elettriche, dando vita a varie manifestazioni in giro per la città. Come hanno sottolineato fonti ufficiali, alcuni gruppi di provocatori hanno fatto precipitare la situazione. Centri commerciali presi d'assalto, la sede di una banca privata data alle fiamme, l'occupazione, da parte dei dimostranti, del locale aeroporto e tafferugli in varie zone della città hanno portato all'intervento delle squadre antisommossa della polizia. Disordini che hanno causato almeno un centinaio di feriti, fra cui alcuni agenti, ed ingenti danni alle strutture. Intanto in nottata il presidente Toledo ha invitato "alla calma e alla serenità" la popolazione del dipartimento di Arequipa, sottolineando anche che "non verranno tollerati altri attacchi allo stato di diritto".

Speciale Perù
In spagnolo



A cura di
RESUMEN LATINOAMERICANO
19 de junio 2002 Nº 134
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INFORMACION-DENUNCIA-SOLIDARIDAD de LATINOAMÉRICA Y EL TERCER MUNDO.


Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente ha curato diverse inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano.
E-mail:
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