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9-05-2006
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:: SPECIALE BOLIVIA 2006::



Il decreto di Nazionalizzazione del primo maggio concede alle Forze Armate boliviane la facoltà di tenere in custodia le raffinerie e i campi di gas del paese. Questa azione patriottica potrà essere ligittimizzata solo se, insieme con i militari boliviani, assumano il ruolo di custodi della nostra ricchezza petrolifera i popoli indigeni danneggiati dal saccheggio internazionale.
Un esempio di come sia importante coniugare la sostenibilità, sociale e ambientale, con la ricchezza della Bolivia ci proviene dal caso "El Mutun", miniera tra le più grandi riserve di ferro al mondo.

Nazionalizzare è indigenizzare

Di Wilson García Mérida - Servizio d'informazione Datos & Análisis- per Selvas.org




La zona di German Bush, vicino a Puerto Suarez, in un "montaggio" fotografico con le ciminiere dell'idustria siderurgica



3 Maggio 2006

Il Decreto di Nazionalizzazione
del petrolio e del gas naturale boliviano, dettato questo Primo Maggio da un presidente indigeno, ha la trascendenza di un atto profondamente legato alla lotta dei popoli originari che durante l'ultimo ventennio ha sviluppato la presunzione di rivendicare il suo diritto legittimo alla piena potestà sulla sua terra e sul suo territorio, insieme con il dovere di preservare la catena ecologica - che rende possibile la sopravvivenza culturale degli indigeni nel tempo e nello spazio - e di proteggere le risorse naturali.
:: OICH ::
L'appello dell'Organizzazione Indigena Chiquitana
(download)
Doc1.pdf
Doc2.pdf
La lucida posizione della Organización Indígena Chiquitana (OICH), per esempio, nella difesa dei boschi del Pantanal (la palude di Puerto Suarez, ndt) dove una organizzazione mafiosa chiamata EBX minaccia e corrompe nell'affano di appropriarsi delle risorse di ferro nella zona del Mutun con il progetto di diboscare 200.000 ettari di quella riserva naturale, contrasta con la deplorabile argomentazione dell'industriale del cemento Samuel Doria Medina che afferma che finchè la EBX non comincia a diboscare la palude per mettere carbone vegetale (e cemento) nel suo stabilimento siderurgico illegale, non la si può accusare di depredare niente e nessuno. Doria Medina chiede di aspettare che l'assassino uccida per prendere provvedimenti contro la sua annunciata intenzione criminale. La differenza culturale e morale tra le due posizioni è chiara: gli indigeni chiquitanos, chiedendo l'espulsione della EBX, esercitano la potestà sul loro territorio proteggendo con forza le loro risorse naturali; Doria Medina, invece, appoggiando le azioni destabilizzatrici della EBX, cerca di ottenere qualche guadagno con questo affare illegale, contribuendo a depredare, separare e saccheggiare. Sono le stesse logiche che si ritrovano attorno alle risorse di gas e petrolio. La nazionalizzazione dettata lunedì dal presidente Evo Morales risponde al ragionamento saggio del movimento indigeno che garantisce la sostenibilità del progetto a lungo termine. E qui sta la differenza con i decreti di nazionalizzazione del 1936 di Toro e del 1969 di Ovando, che sono stati strumenti di natura e portata meramente congiunturale. Al contrario, la nazionalizzazione del 2006, seguendo una logica indigena, dovrà essere sostenibile e definitivamente irreversibile con a capo la creazione di una nuova YPFB (la industria petrolifera dello Stato boliviano, ndt) perchè dovrà avere fondamento nella difesa del territorio come parte del diritto ancestrale dei nostri popoli originari.

Già nel 2003, senza dimenticare la grande rivolta aymara che innescò la storica “Guerra del Gas” a El Alto, si sono visti i primi sintomi di questa corrente nazionalizzatrice indigena, quando le etnie originarie del Parco Nazionale Amboró hanno impedito l'ingresso di squadre e macchine della multinazionale Andina S.A. nei blocchi pretroliferi Sara, Amboró e Espejos. Repsol S.A. e Maxus S.A. furono costrette a sospendere le operazioni nei blocchi Tuichi e Caipipendi, prima dell'azione diretta del Pueblo Guaraní che mise un freno alle attività di depredazione di entrambe le compagnie petrolifere. Il Decreto di Nazionalizzazione del Primo Maggio concede alle Forze Armate boliviane la facoltà di tenere in custodia le raffinerie e i campi di gas del paese. Questa azione patriottica potrà essere ligittimizzata solo se, insieme con i militari boliviani, assumano il ruolo di custodi della nostra ricchezza petrolifera i popoli indigeni danneggiati dal saccheggio internazionale. Per questo diciamo che Nazionalizzazione deve essere sinonimo di Indigenizzazione. A maggir ragione perchè se la cultura indigena si mantiene viva nella storia è perchè si fonda nella preservazione della catena ecologica a partire dalla potestà del popolo originario sulla sua terra e sul suo territorio, cosa che garantisce la piena sostenibilità, a lungo termine, di qualunque processo di nazionalizzazione.



Evo Morales nei pressi di un pozzo petrolifero il primo maggio 2006

L'espulsione dalla Bolivia dell'industria siderurgica brasiliana EBX ha scatenato un vero terremoto politico. Grazie all'intervento dell'ingegnere Escalera chiariamo le ragioni dell'una e dell'altra parte.

Luci sul caso “El Mutun”


Proteste, picchetti, marce. Persino il sequestro di uomini politici per impedire al governo boliviano l'espulsione della EBX, industria siderurgica brasiliana che voleva portare a termine il suo progetto El Mutun, nella regione cruceña di Puetro Suarez, a German Bush.
Una storiaccia che ha riempito le pagine di cronaca dei giornali boliviani dall'inizio dell'anno, lasciandoci a momenti molto sorpresi da quella che sembrava un'idea davvero strampalata del nuovo governo Morales. Perché, ci chiedevamo, la Bolivia vuole impedire alla EBX, dello stato amico del Brasile, di investire milioni di dollari per lo sfruttamento di quell'enorme giacimento di ferro del Mutun?
Teniamo presente che stiamo parlando di una delle regioni più povere dell'oriente boliviano, ai margini del boom economico del dipartimento di Santa Cruz, dove la disoccupazione è alle stelle, dove non ci sono investimenti, dove non ci sono industrie e dove le produzioni agricole non sono coordinate e quindi sono frammentate nei mille rivoli di piccolissimi produttori.
Qualche giorno fa, poi, la svolta. Dopo il sequestro da parte della popolazione civile di tre deputati per chiedere al governo la concessione per la EBX, il presidente Evo Morales firma il decreto di espulsione dal suolo boliviano dell'ente brasiliano.
E' un terremoto. Le percentuali di gradimento di Morales crollano dall'80% al 63% nel giro di poche ore e dal dipartimento di Santa Cruz iniziano a volare parole grosse contro un governo di inetti, di persone non qualificate, di ministri ignoranti che sono capaci solo di scagliarsi contro la parte ricca dello stato per pura invidia.
Non essendo noi degli esperti di chimica o di siderurgia, abbiamo cercato chi potesse, dall'alto della propria posizione di esperto qualificato, spiegarci gli eventi, non quelli politici, ma quelli tecnici, specifici.
Da qui gli interventi che pubblichiamo: un articolo dell'ingegnere Saul Escalera scritto per una rivista tecnica in risposta alle accuse mosse al governo da parte di suoi colleghi cruceñi e l'analisi delle condizioni sociali trattate dal giornalista e professore Antonio Peredo Leigue. Ringraziamo entrambi gli autori per averci permesso la pubblicazione.



Il caso EBX e il nuovo Progetto Mutun

Del Dr. Saul J. Escalera - per Selvas.org

Dottore in metallurgia chimica, USA - già docente della Escola de Postgraduacäo em Engenharia, UFMG Belo Horizonte, Brasil (la scuola brasiliana di specializzazione post laurea in ingegneria, ndt) - Professore Emerito, UMSS
skalera@entelnet.bo


I commenti recentemente pubblicati sul caso della EBX di Porto Suarez certamente meritano una risposta tecnica appropriata. Perché il problema con la EBX non è politico né regionale, ma strettamente tecnico. E non si tratta di vedere se il governo ha la capacità di dialogare con la gente di EBX per salvare il progetto in Puerto Suarez. E' che il progetto EBX è nato già fallito, proprio come dimostrerò qui appresso.

Innanzi tutto, è totalmente contrario agli interessi del paese perché è disegnato per produrre solo acciaio crudo (prodotto di ferro semilavorato) per alimentare le acciaierie di Urucum, e non include la produzione di acciaio e ferro da costruzione come prodotti finali, condannando la Bolivia a continuare importando profilati, cavi e barre di ferro dal Brasile per soddisfare le nostre necessità e a prezzi alti.
Riguardo all'aspetto tecnologico, già affrontato in molti articoli pubblicati lo scorso anno su AulaLibre, bisogna dire che mai si sarebbe potuta consentita la costruzione della centrale EBX perché la sua tecnologia, basata sul carbone vegetale come riduttore del minerale di ferro, è obsoleta e tremendamente dannosa per l'ambiente, non solo per i milioni di alberi che dovrebbero essere sacrificati per alimentare l'altoforno di riduzione del minerale di ferro che produce la EBX a Puerto Suarez per produrre acciaio crudo, ma anche perché nel processo di riduzione si producono migliaia di tonnellate al giorno di monossido di carbonio (Co - lo stesso gas che uccide la gente che lascia le stufe accese in camera da letto per riscaldarsi e si ritrova morta il girono dopo, lo stesso che accade con i gas di scappamento delle automobili). Questo Co emesso dall'altoforno e lanciato in aria a contaminare l'ambiente è severamente penalizzato dalla Legge boliviana 1333 e dagli organismi di monitoraggio e controllo dell'ambiente mondiale, per esempio l' Environmental World Watch, che controllano i paesi che producono contaminanti ambientali nelle proprie attività industriali. Questo fatto è stato anche messo in evidenza dal Foro Boliviano de Medio Ambiente “Fobomade” (www.fobomade.org.bo/pantanal_bolivia/hierro_mutun.php).
E' per tutto questo che le industrie di molti paesi europei e nordamericani che usano la tecnologia del carbone come riduttore del ferro negli altoforni stanno chiudendo a poco a poco, e al loro posto sorgono forni di riduzione diretta con il gas naturale (metano catalizzato) conosciuto a livello mondiale come DRI (Direct Reduction of Iron, Riduzione Diretta del Ferro). E come indicato dal suo nome, il processo per la fabbricazione del ferro effettuato attraverso la DRI è più diretta e più pulita perché i gas che fuoriescono dalle ciminiere del forno sono in maggior parte vapore acqueo e in minima parte diossido di carbonio. Infine, l'uso del metano catalizzato è molto più efficace del carbone, sia vegetale che fossile, per ridurre il ferro, per una reazione che ha che fare con la cinetica del processo. Solo in paesi come il Brasile, dove c'è carenza di gas naturale e dove c'è un grande appetito di ferro e acciaio, si permette la “eresia ambientale” di utilizzare carbone vegetale nel processo.


L'istallazione siderurgica della EBX a German Bush, nella zona di Puerto Suarez, dipartimento di Santa Cruz. La sua costruzione è iniziata nel 2005


Ebbene, la domanda è se “non esita una piccolissima possibilità di dialogo con la EBX perché si salvi il salvabile (intendendo con questo che non esistono fratture insanabili tanto da fare del caso EBX una causa persa, cosa che io non credo) trovando una via d'uscita in questo processo che vede in gioco gli interessi degli investimenti di milioni di dollari in una regione che resta emarginata dagli interessi dei governanti di turno. Tutta la faccenda EBX era tanto cattiva, tanto illegale, tanto riprovevole che adesso bisogna mettere questi signori al palo? Non è forse lo Stato più grande di una industria brasiliana e deve essere questo che deve esserci e deve trovare un risultato che sia buono per tutti, includendo ovviamente gli abitanti della provincia Germán Bush? La risposta è che, purtroppo, i forni a carbone vegetale (tipo altoforno) tecnicamente non possono essere trasformati o ridisegnati per usare il gas naturale (tipo forno verticale a botte e altri tipi) ed è quindi impossibile recuperarli, per tanto ora sono inservibili e servono solo come monito di ciò che mai deve essere permesso in Bolivia. Infine, è inconcepibile come alcuni dirigenti di Santa Cruz possano credere che nel caso del Mutun tutto si riduca all'aspetto politico e regionale, visto che affermano che “l'inettitudine del governo, quando invece di sedersi con gli investitori per conoscere da vicino il progetto e dare l'opportunità di correggere tutto quello che può essere corretto, tutto quello che ha fatto è mandare un segnale al mondo intero dicendo che in Bolivia nessuno potrà più investire un centesimo, in più qui siamo dei duri e possiamo fare tutto noi da soli” come dice l'esperto Walter Nuñez. O come protesta il dr. Alcides Parejas (nello stesso articolo) quando dice che “qui c'è un buon guadagno che stiamo continuamente perseguendo con il fodero della sciabola. E questa pratica del perseguimento torna nel momento storico in cui il Governo andinocentrista di turno ci affibbia il marchio d'infamia di separatisti, che è stato abilmente manipolato per far fallire qualunque richiesta che si faccia da Santa Cruz, fino al punto che con il tempo i cruceñi saranno vittime di quello che si potrà chiamare a ragione il 'complesso separatista'”.
Per favore! Parliamoci chiaro, il problema EBX non è politico o di sciovinismo regionale, è puramente tecnologico, proprio come spiegato prima.


Le strade nei dintorni di Puerto Suarez

Io sono il primo a riconoscere che la gente di Santa Cruz ha tutto il diritto di reclamare l'industrializzazione delle risorse naturali che giacciono sul suo territorio, però facciamo bene le cose! Ed è giusto quello che il governo sta facendo quando si mette d'accordo con gli investitori stranieri interessati allo sviluppo del Giacimento del Mutun per produrre circa 8 milioni di tonnellate di acciaio l'anno (sarà il complesso siderurgico più grande al mondo, credetemi), con la tecnologia DRI che utilizza il metano catalizzato che sfrutterà le enormi quantità di gas naturale che abbiamo in Bolivia.
E qui dobbiamo sottolineare il lavoro fatto dai tecnici specializzati della nazione (sono uno di loro) che hanno analizzato il progetto Mutun elaborato con enormi deficenze dalla Consulente Paribas e che hanno introdotto i cambiamenti che erano assolutamente necessari in termini di riferimenti per la licitazione. In base a questi cambiamenti, il complesso siderurgico che si costruirà nella zona del Mutun consisterà di tre piattaforme: 1) Piattaforma di beneficio per fluttuazione del ferro per produrre concentrato al 68% di ferro che necessiterà di molta mano d'opera intensiva di operai qualificati; 2) Piattaforma per la riduzione diretta del ferro (Processo DRI) a partire dal concentrato; e 3) Piattaforma per la costruzione dell'acciaio crudo (semilavorato) e profilati di ferro per l'edilizia con alto valore aggiunto, che sono commercializzati a livello mondiale a prezzi eccellenti. La licitazione scadrà il 30 maggio con l'aggiudicazione del progetto all'investitore vincitore, per il bene del paese e in particolare di Santa Cruz.

Cari amici di Santa Cruz (sono cochabambino e voi siete miei fratelli), ammiro molto il vostro dinamismo economico e le vostre attività culturali. Però non difendete quanto è incostituzionale e più tecnicamente non valido. L'assunto della EBX deve essere seppellito e vi chiedo di appoggiare il nuovo progetto Mutun che è in licitazione e che porterà alla regione sviluppo con un investimento di milioni di dollari e che presto ci darà molti benefici in termini di valore aggiunto (ferro per l'edilizia e acciaio crudo o semilavorato a poco prezzo per il paese), molti posti di lavoro (si stimano più di 9.000) e maggiori entrate per le casse dello stato. E finalmente lasciate lavorare il governo nazionale a favore della sua regione e del paese.



L'offensiva dell'imprenditoria

Di Antonio Peredo Leigue - per Selvas.org

Giornalista e professore universitario, nelle elezioni del 2002 è stato candidato come vicepresidente di Evo Morales. Oggi è deputato del Mas. I suoi fratelli più piccoli Roberto, detto Coco, e Guido, detto Inti, hanno combattuto al fianco di Ernesto Che Guevara, e il più piccolo, Osvaldo (Chato) ha partecipato all'ultimo tentativo di guerriglia a Teoponte nel 1969. Antonio Peredo Leigue, in quegli anni, era costretto all'esilio in Cile per le sue idee politiche .


Uno “sciopero civico” della popolazione di Puerto Suárez, appoggiato da tutto il gruppo imprenditore di Santa Cruz, esige la permanenza dell'industria siderurgica MMX, filiale della brasiliana EBX. I “civili” porteñi protestano perché questa industria promette lavoro. Lo Stato ha iniziato un'azione legale contro la MMX che ha iniziato a costruire una fabbrica per la lavorazione dell'acciaio, violando la Costituzione e le leggi.
Questa industria si rifornirà del materiale estratto dal Mutun, un enorme giacimento di ferro a pochi chilometri dalla frontiera con il Brasile. La concessione di questo sfruttamento è stata posticipata fino a fine maggio, visto che il governo ha sospeso il processo di licitazione, in più era chiaramente pregiudiziale per il paese. Le industrie che si sono presentate alla licitazione pubblicata dal governo precedente hanno accettato il nuovo termine e, inizialmente, erano disposte a discutere nuove condizioni.

Il fattore EBX
Fino a questo momento non si sapeva, o si facevano supposizioni, della presenza di un'industria che era in piena attività per costruire la sua istallazione. Quando si è fatta la denuncia, la Direzione ha mostrato un accordo firmato con una impresa boliviana. Nel giugno dell'anno passato, EBX ha cominciato a costruire due dei quattro forni previsti nella struttura siderurgica, senza avere la licenza ambientale e prima di firmare il contratto di rischio compartito con la Zona Franca di Quijarro (ZOFRAMAQ), che si è iscritto nei preliminari del 2 agosto; l'accordo finale è stato chiuso nel 2006.
ZOFRAMAQ è una società anonima con l'obiettivo di uso e immagazzinaggio di carico e prodotti. Il contratto di rischio compartito concede l'1% delle azioni alla società boliviana, tenendone il 99% per l'industria EBX. Questa industria si propone di sfruttare e fondere il prodotto del ferro semilavorato usando il carbone vegetale; in poco tempo i boschi della zona spariranno.
Sembrava che tanta illegalità fosse sufficiente a provocare il rifiuto generale, senza eccezioni. Ma l'opposizione degli imprenditori, che cerca motivi per tuonare contro il governo, si è allineata immediatamente con la difesa dell'industria illegale sostenendo che “i probabili errori o mancanze formali e amministrative possono essere sanati”. Avevano trovato il motivo di scontro.



La zona di German Bush, vicino a Puerto Suarez, che sarebbe stata completamente diboscata per fornire carbone vegetale alla Ebx. Qui vivono le comunità indigene degli Pacahuaras, che credono che gli alberi siano in grado di ascoltare le pene degli uomini.


Manipolazione e ricatto
Anche se la strada ferrata che esce da Santa Cruz incrocia la frontiera a Puerto Suárez, questa è stata una popolazione dimenticata. Assumerà l'importanza che le darà un'industria dalle dimensioni della EBX. Con l'occupazione promessa ad alcune persone che adesso esaltano l'incidenza economica di questi posti di lavoro.
Comprendendo la situazione, il governo ha offerto di dare il via, nel minor tempo possibile, a tre grandiprogetti che daranno lavoro a oltre 2.100 persone direttamente. I “civili” di quel porto fluviale non hanno ancora risposto. In più, la dichiarazione con cui gli imprenditori di Santa Cruz si sono alleati con i porteñi è stata pubblicata dopo l'offerta del governo.

Cavalcando questo conflitto, riappaiono gli interessati alla licitazione del Mutun, che ora si oppongono alla co-amministarzione dell'industria che sfrutterà il giacimento.
E' un attacco contro il governo, in piena regola, anche se non ha molte possibilità vista l'illegalità della domanda.



Wilson García Mérida, giornalista e analista boliviano del El Nuevo Heraldo di Cochabamba. L'autore, vittima di un grave attentato personale, ha dovuto interrompere la pubblicazione del suo giornale e collabora con Selvas.org che offre a lui lo spazio giornalistico negato in Bolivia.
llactacracia@yahoo.com


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