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Crisi boliviana in flash
A cura di Giovanna Vitrano



Bolivia - Martedì 14 ottobre 2003

El Mundo - Santa Cruz La Patria - Oruro La Razon - La Paz
Los Tiempos - Cochabamba Opinion - Cochabamba Pulso - Settimanale - La Paz


I blocchi stradali si sono diffusi,nel corso delle ultime ore, in quasi tutte le regioni della Bolivia. E non si intravede alcuna possibilità che le battaglie possano trovare una tregua più lunga delle 12 ore di martedì, un giorno trascorso, più che in pace, a riorganizzare gli scontri.
I coloni e i campesinos hanno già annunciato che intensificheranno le loro battaglie. Non è possibile accedere al sud del Paese e tutte le strade della parte centrale sono interrotte. Allo stesso modo è paralizzata la circolazione sulle strade degli Yungas e del Rio Abajo.

La Paz
Al centro delle maggiori manifestazioni, nella capitale si registra anche la presenza di 150 pendolari bloccati ai terminal dei bus. I pullman non possono viaggiare e queste persone non possono raggiungere le loro famiglie. Sono bloccati fin dallos corso sabato.
Potosì
Permanenti i blocchi stradali sulle vie di comunicazione dalla città a Oruro e Sucre. Bloccate le strade per le Pampas de Lequezana. Da Uyuni si impedisce l’accesso a Tica Tica e lo stesso succede a Tres Cruces per Tarija.
Chuquisaca-Chapare
In quattro delle cinque strade principali della regione si registrano blocchi. Cocaleros interrompono le comunicazioni sulla Cochabamba – Santa Cruz.
Santa Cruz
I campesinos bloccano all’altezza di San Julian. A questi presto si aggiungeranno le forze dei coloni, che hanno confermato il loro appoggio per una lotta senza limiti di tempo.
Oruro
Sospesi i collegamenti a mezzo pullman con il resto del paese. Notizie ufficiali dicono di strade libere da Oruro a Cochabamba, ma i campesinos e i minatori confermano l’esistenza di blocchi.
Tarija
Anche qui le comunicazioni via terra sono interrotte.
Beni e Pando
sono le uniche due regioni in cui si può parlare di strade libere. Ma non si riscontra la presenza di autobus e pullman.
Sucre
In ventiquemila hanno manifestato in piazza 25 maggio, la piazza su cui si apre il palazzo in cui ha sede il potere giuridico di Bolivia, chiedendo che Gonzalo Sanchez de Lozada rinuncia al suo mandato.



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Lettera da La Paz - 13/10/2003
In queste ore così frenetiche, abbiamo ricevuto in copia – e ne siamo grati- un messaggio di posta elettronica spedito ad amici italiani da una coppia di Boliviani.
La lettera la pubblichiamo in versione integrale, omettendo solo i nomi per non invadere una privacy che, in queste ore più che mai, deve essere garantita.
Un ringraziamento particolare va a chi ci ha mandato questo messaggio.

Subject: aggiornamenti da La Paz
Date: Mon, 13 Oct 2003 11:31:49 -0400

Caro …… e carissimi tutti di …….,

immaginando la preoccupazione per le notizie che sicuramente arrivano anche in Italia, vi aggiorniamo un po' sulla situazione che si sta vivendo in
questo lato del mondo.

Stiamo entrando nella quinta settimana di proteste e manifestazioni oltre che nel 4 giorno di "paro" indefinito, questo significa: sciopero totale del trasporto pubblico, e di conseguenza anche scarse auto private che si azzardano a circolare, mancanza totale di benzina, mercati e negozi chiusi a singhiozzo, niente pane, voli annullati per tutte le destinazioni e aeroporto chiuso. Non in tutto il paese si vive questa atmosfera, La Paz e El Alto sono le cittá piú toccate da questa situazione.
Questo fine settimana é stato sicuramente il piú sanguinoso: scontri a fuoco nella cittá di El Alto, piú di 26 morti, decine di feriti che saturano i pochi ospedali, la cittá militarizzata, il caos nelle strade e un clima teso insostenibile.



Come siamo arrivati a questo: hanno contribuito molti aspetti a questo clima sociale di conflitto. Tra quelli che posso sicuramente citare come molto importanti:
- la cecitá del governo, la superficialitá e la sua incapacitá di rispondere a domande ed esigenze dei settori piú emarginati (contadini, operai, indigeni, minatori, ecc) del paese, che hanno fatto crescere il malcontento in quasi tutte le organizzazioni sociali del Paese.
- la possibile vendita del gas agli stati uniti via un porto cileno portata avanti dal governo senza consultare le organizzazioni sociali, oltre che il fracasso delle privatizzazioni avvenute in precedenza
- l'accanimento e intransigenza delle opposizioni e delle organizzazioni sindacali dell'occidente del Paese (peraltro liderate da individui inclini alla violenza e all' intolleranza politica ) a non rispettare le basilari regole democratiche, non presentarsi alle richieste di dialogo del governo e ad incitare le folle ad atti di protesta violenti, blocco delle strade, saccheggi, ecc.oltre che (ultimamente) alla richiesta di rinuncia del presidente costituzionale.

Questo clima, durato varie settimane caratterizzate dalla minimizzazione da parte del governo che non sembrava essersi reso conto della gravitá della situazione, ha fatto in modo che l'unica risposta possibile di uno stato inefficiente e debolissimo fosse la militarizzazione e l'invio delle forze armate nelle strade.... da qui i morti, l'esasperazione delle masse e la sensazione crescente che questa situazione avrá difficilmente una soluzione pacifica e senza conseguenze.

In questi momenti in cui vi scrivo, si sentono in lontananza gli spari ed il rumore degli elicotteri militari, ed é in corso la discesa della folla di protestanti de El Alto verso la sede di governo, il vicepresidente ha appena detto in conferenza stampa che si dissocia dalla posizione intransigente del governo e accetta di partecipare al dialogo con le parti sociali. Per la prima volta in tanti anni anche la zona sud della cittá é inaccessibile per il bloqueo.

Insomma, siamo in una situazione difficile, anche se fisicamente stiamo bene e abbiamo scorte alimentari in casa.... siamo preoccupati, questo sí, perché qualunque sia la soluzione che si dia a questo conflitto, si avrá seminato odio, lutto e rancore.... che non sono certo basi solide su cui costruire qualsiasi futuro.
Vi preghiamo di diffondere questo messaggio a tutti gli interessati e vi promettiamo presto un nuovo aggiornamento (sperando che sia piú positivo dell'attuale).

a presto, con affetto
(firmato)




Le dichiarazioni
Kofi Annan, segretario generale delle Nazioni Unite ha chiesto sia al governo bolivianoche all’opposizione di “risolvere i problemi attraverso il dialogo” e ha auspicato che “ci sia rispetto per i diritti umani, primo di tutti quello alla vita”

La Central Obrera Boliviana ha concovato tutti i suoi dirigenti affinchè venga seguito da tutti lo sciopero a tempo indefinito.

Un ufficiale dell’esercito boliviano, intanto, nel corso di una intervista rilasciata a Radio Erbol, ha tenuto a precisare che “non tutti i soldati stanno con il Governo. Soprattutto i più giovani, quelli che non sono cresciuti nelle scuole militari della dittatura”.

Gonzalo Sanchez de Lozada, forte dell’appoggio dei militari, continua a dichiarare che non intende dimettersi. I 57 (o 71 a seconda delle fonti) morti fino a ieri registrati non sembra lo abbiano fatto recedere dal suo intendo di restare in carica fino al 2007.

Membri del Comité Laboral della NFR (partito della coalizione di maggioranza) hanno sollecitato le dimissioni del presidente per poter iniziare un dialogo costruttivo con le parti in lotta. Al messaggio si è unito anche Manfred Rejes Villa, leader del partito.

Le associazioni civili di El Alto lamentano un aumento dei prodotti alimentari pari al 100%

Il governo peruviano ha espresso la su aprofonda preoccupazione per la crisi sociale che si sta vivendo in Bolivia. Per questo ha espresso a Sanchez de Lozada il desiderio “che si ristabilisca immediatamente la pace sociale”.

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Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente ha curato diverse inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano. È tra i fondatori dell'Osservatorio Informativo sulla Regione Andina - Selvas.org
E-mail:
giovitrano@libero.it


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