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Mentre vengono alla luce strane operazioni di "pulizia" tra le strade di La Paz, muore l'ex dittatore ed ex presidente Hugo Banzer Suarez. In un paese che si illude di aver imboccato la strada verso lo stato di diritto, si costruiscono strade verso l'inferno della peggiore globalizzazione.


In Bolivia è tempo di "pulizia"
Di Giovanna Vitrano



La notizia della morte del generale Hugo Banzer a La Paz e lo sguardo di una bimba.
Le foto di questo servizio sono di Pablo Aneli - AP


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Bolivia - 10/05/2002
:: APPROFONDIMENTI ::
Dossier Plan Condor

Banzer al capolinea
del Plan Condor

Il giudice federale argentino Rodolfo Canicoba Corral
aveva richiesto lo scorso 26 dicembre 2001 un mandato di cattura internazionale
per l'ex presidente della Bolivia Hugo Banzer Suarez e la sua estradizione in Argentina.
HUGO BANZER SUAREZ
(1926-2002)



Da: Reporters On Line

(Trad. di Manuela Iglesias)

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI BOLIVIA DAL 1997
FINO AL 6 AGOSTO DEL 2001.

Hugo Banzer Suarez, è nato nel 1926 a Concepción ed ha svolto i suoi studi in Bolivia e Argentina.

Oltre ad avere alti incarichi nellesercito, Banzer fu Comandante delle Forze Armate di Bolivia.

Fu ministro all'educazione e alla Cultura dal 1964 al 1966 e governòò in Bolivia come capo di una giunta militare che salì al potere tra il 1971 e il 1978.

Fu proclamato ambasciatore di Bolivia in Argentina.

Nel 1977 Banzer diventò il candidato presidenziale per il partito Azione Democratica Nazionalista e fu eletto democraticamente Presidente il 6 di Agosto dello stesso anno.

E sposato ed ha 5 figli.

In questi anni di governo ha affrontato gravi crisi sociali e politiche, in particolare con i camionisti, i minatori e i cocaleros.

E stato un ferreo sostenitore contro le piantagioni illegali di coca.

Hugo Banzer nei primi giorni di Luglio del 2001 si reca negli Stati Uniti per motivi di salute.

Poi si viene a sapere che il Presidente ha un cancro in stato avanzato ai polmoni e al fegato.

Il giorno 27 dello stesso mese il governo de La Paz annuncia che il Presidente rinuncia al mandato il giorno 6 di Agosto, festa nazionale boliviana.

Completa il periodo presidenziale il vice presidente Jorge Quiroga, 41 anni, stretto collaboratore di Banzer.

Cronaca dell'epoca.

Nei giorni della malattia e della rinuncia molto si èè scitto sulla stampa su questo governante.

Vi offriamo una cronaca di quei giorni che getta una nuova luce sulluomo e sul politico: "Chi è Hugo Banzer Presidente di Bolivia fino al 6 di Agosto 2001, gravemente malato di cancro?



Qualcuno ha detto di lui per spiegare la sua biografia politica:"Ha conquistato sempre il potere con qualsiasi mezzo, prima con le armi poi con i voti"

Appartenente ad una famiglia di origine tedesca Hugo Banzer Suarez ha realizzato una brillante carriera militare che ha culminato con la sua integrazione nel gabinetto del Presidente militare Renèè Barrientos come ministro allEducazione tra il 1964 e il 1966.

NellAgosto 1971 Banzer e altri militari destituiscono l'allora Presidente Generale Juan Josè Torres, di tendenza sinistrorsa, con un colpo di stato che fece decine di morti a La Paz.

Cominciò la persecuzione delle forze di sinistra e nel novembre del 1972 dichiarò lo stato d'assedio per contenere gli scioperi.

L'appoggio iniziale ricevuto dai partiti politici si mutò nelle accuse di tentare di instaurare una dittatura personale.



La forte connotazione di destra del suo regime avvicinò Banzer ad altre dittature della regione.

Pressato all'interno e all'esterno del paese alla fine del 1977 diede l'annuncio di nuove elezioni per il 1978 e decise di non candidarsi.

Tra il 1979 e il 1982 la Bolivia attraversò un periodo agitato da vari colpi di stato e processi elettorali troncati.

Nel 1979 Banzer fondò e fu a capo del partito di Azione Democratica Nazionalista.

Dopo cinque tentativi infruttuosi di tornare al potere-questa volta per via democratica-ci riuscì finalmente nelle elezioni del 1997.
La sua presidenza incontrò difficoltà dal primo momento con divisioni nella coalizione governante e conflitti sociali i cui protagonisti furono la Centrale Operaia Boliviana-per questioni salariali-e gli agricoltori cocaleros che protestavano per il programma di Banzer di farla finita con le coltivazioni illegali di coca.

Nonostante il miglioramento della macroeconomia e della riduazione del debito estero, l'incapacità del governo di fronteggiare la povertà estrema sfociò in una esplosione sociale nell'aprile del 2000.

Le agitazioini misero in dubbio labilità di Banzer di risolvere i problemi del paese al di sopra delle lotte tra partiti, come la corruzione estesa la crescente disoccupazione e sotto-occupazione, la carenza di infrastrutture di base e la mancanza di investimenti generatori di ricchezza.

Nel luglio del 2001 a Banzer era stato diagnosticato un tumore al polmone, si era aperto un momento di incertezza politica culminato con la sua rinuncia mentre riceveva trattamento medico negli Stati Uniti.

Questo il titolo del quotidiano boliviano on line “Jornada.Net” del 3 maggio 2002: “La Paz - La Polizia impegnata in rastrellamenti per ‘ripulire’ la città dai bambini in strada”.
Un titolo a dir poco impressionante, che lascia basiti anche perché la notizia non viene riportata su nessun altro quotidiano locale, nessuna agenzia, nessuna linea di informazione alternativa.
Secondo denunce pervenute alla redazione di La Paz, “effettivi delle forze di polizia stanno realizzando violenti rastrellamenti contro bambini, bambine e adolescenti che vivono in strada e li trasferiscono in luoghi inospitali con la scusa che stanno ‘ripulendo’ la città”.
La dununcia è firmata da Nardy Suxo dell’ufficio dei Diritti Umani del Defensor del Pueblo, ed è stata resa pubblica nel corso di una conferenza stampa in cui diverse organizzazioni non governative hanno dichiarato di aver dato alloggio a bambini di strada che erano stati “scacciati con la forza dalle pubbliche vie Las Peñas, Patacamaya, La Cumbre, Las Siete Lagunas e altri luoghi”. Dopo aver dato lettura delle denunce, Suxo ha aggiunto che molti adolescenti hanno testimoniato di essere stati oggetto di abusi sessuali da parte di effettivi del corpo di polizia. Inoltre ha aggiunto che il fatto "strano" è che i Comandanti delle Unità di Pattugliamento 110, Pac e del Ditretto Uno assicurano di non avere in corso alcuna operazione di questo tipo. Eppure Nardy Suxo assicura che, d'accordo con gli educatori delle organizzazioni non governative e secondo quanto raccontato dai bambini e dai ragazzi accolti, gli ordini devono essere stati impartiti dal Ministero del Governo, l'equivalente dell'italiano Ministero degli Interni.
"Approssimativamente 100 bambini e adolescenti tra i 12 e i 18 anni sono stati scacciati dalle strade Chorolque, La Tablada, Garita de Lima e Manco Kapac anche con l'uso di gas urticanti, e i loro giacigli sono stati dati alle fiamme", ha aggiunto Suxo. E alla domanda su quale possa essere il motivo per scacciare i ragazzini dalle strade, Suxo ha risposto: "Dicono che è per ripulire la città".
Il lato più grave della faccenda, ha sottolineato la relatrice, è la sparizione di cinque bambini che abitano in strada, conosciuti perché drogati e alcolizzati, e che dopo lo sfratto dalla strada non sono più stati visti in città.
Il comandante dell'Unità di Pattugliamento 110, il colonnello Rómulo Vargas, ha dichiarato di non avere alcuna informazione su operazioni del genere ed ha assicurato che la Polizia è disposta a collaborare con le organizzazioni non governative e con gli Uffici della Defensorías de la Niñez affinchè non vengano commessi crimini contro questi minori. "Ma alla polizia viene impedito il lavoro di prevenzione nel consumo di droga perché non sappiamo da dove provenga", ha sottolineato il colonnello nel corso della riunione con la Defensora del Pueblo, Ana María de Campero. Secondo Vargas, lo Stato deve farsi carico della creazione di luoghi di riabilitazione per i bambini, bambine e adolescenti che vivono in strada e che rappresentano "un pericolo per la sicurezza dei cittadini".

Coincidenze
Nessuno, dicevamo, ha ripreso la notizia. Eppure tra le notizie pubblicate nelle edizioni del 3 maggio si scoprono strane coincidenze. Come l'editoriale de "La Razon" che, a spulciare ogni singola notizia del giornale, apparentemente non trova giustificazione alcuna. L'editoriale, un vero esempio di sintesi e chiarezza, è riportato qui di seguito per intero, senza alcun taglio o aggiunta, e senza alcun -inutile- commento.

Polizia e diritti umani
C'è l'urgenza di trovare dei meccanismi per prevenire la violazione dei diritti umani tra le Forze Armate e la Polizia. E ciò sarà possibile solo quando gli effettivi comprenderanno che il rispetto di questi diritti non è una concessione, ma un obbligo.

La diffusione di un video in cui è stata registrata l'inutile violenza esercitata da effettivi della Polizia Nazionale contro presunti delinquenti già in manette conferma che in questa istituzione il tema del rispetto per i diritti umani è secondario, percezione confermata quando, consultato sull'argomento, il Comandante Generale (Walter Carrasco, ndt) mostra preoccupazione solo per il fatto che quel video è giunto ai mezzi di comunicazione.
Il tema della violazione dei diritti umani nelle istituzioni di repressione dello Stato è ricorrente. E' preoccupante il fatto che esiste una generale e rassegnata accettazione di tutto ciò. Per esempio, nessuno pensa che siano in errore quelli che criticano coloro i quali, per legge o vocazione, esigono che vengano rispettati i diritti umani in queste istituzioni. Si deve chiarire che non si tratta di ciò cui poliziotti o militari non adempiono all'interno del loro lavoro, ma di quello di cui sono capaci per applicare razionalmente la violenza statale. Nel caso che si sta commentando, perché il presunto criminale -una volta ammanettato e costretto per terra- è stato picchiato dal poliziotto?
Questa abitudine risponde a vari fattori. Uno, indubbiamente, è che nel paese esiste una tradizione autoritaria che non può essere sradicata, e che, semmai, si è andata consolidando da un lato grazie all'esercizio indiscriminato della violenza durante i regimi dittatoriali, quando anche l'assassinio dell'avversario politico era pienamente accettato, e, dall'altro, per l'esclusione esistente nel paese. Un altro fattore è che per molto tempo non è mai stato presente -nei programmi di formazione degli effettivi delle istituzioni militari e di polizia- l'argomento del rispetto dell'essere umano. E se adesso, per fortuna, grazie agli sforzi di molti rappresentanti e delle istituzioni create per la divulgazione e per la difesa dei diritti umani, questi sono stati inclusi, tutto ciò non ha portato a nulla. Una terza motivazione è rappresentata dalla vecchia giustizia penale che permette alla polizia di esercitare qualunque tipo di violenza contro i presunti criminali arrestati per estorcere informazioni, poi ritenute valide nel corso del processo. Allo stesso tempo, è possibile formulare l'ipotesi che a causa del quotidiano contatto con il mondo della malavita, molti effettivi finiscono per essere simili a quelli che devono perseguire. Così, si sono compiuti crimini orribili come, per esempio, dar fuoco ad un ubriaco o a un presunto delinquente (che poi è morto), o delitti come quelli di obbligare detenuti a delinquere, etc. Ma, come si è sempre sostenuto sulle pagine di questo giornale, non si tratta di piangere sul latte versato, semmai di cercare di capire i meccanismi per prevenire la violazione dei diritti umani all'interno delle istituzioni militari e di polizia. E ciò sarà possibile solamente partendo dal fatto che gli effettivi comprendano che il rispetto di questi diritti non è una gentile concessione, bensì un obbligo che, nel caso in cui non dovesse venire rispettato, porterebbe a sanzioni e non, come accade adesso, ad un insabbiamento. Abituarsi a vivere in uno Stato di Diritto richiede tempo, ma siamo sulla buona strada per farlo".



La strada del silenzio
La strada verso l'inferno, si dice, è lastricata di buoni propositi. Questo è il pensiero che ci sovviene leggendo l'editoriale del quotidiano boliviano. Anche perché lo stesso 3 maggio moriva Hugo Banzer Suarez, colonnello dittatore negli anni Settanta, figura al vertice -con l'esimio collega Pinochet- del famigerato Plan Condor, e presidente della Repubblica eletto democraticamente fino al 6 agosto del 2001, data in cui ha "abdicato" in favore del delfino Quiroga a causa del suo gravissimo stato di salute. Banzer, però, si portato nella tomba tutti i segreti di un decennio di atrocità e brutali assassinii, tacendo fino all'ultimo sulla sorte di almeno sessanta suoi concittadini, "desaparecidos" negli anni della sua dittatura. Non ha voluto confessare, neppure per cercare di alleggerirsi l'anima, il luogo in cui sono sepolti decine di giovani colpevoli solo -spesso- di essersi trovati al posto sbagliato nel momento sbagliato. Come il giovane Carlos Trujillo, scomparso in un freddo giorno del febbraio del 1972, e per il quale il governo democratico di Banzer venne condannato al risarcimento di una cospicua somma e al disvelamento del luogo in cui è stato sepolto il suo cadavere.
Prove inoppugnabili della implicazione di Banzer in questo come in altri omicidi non ce n'è. Perché la gente che sa, che è a conoscenza di fatti, non parla. Perché la violenza "di stato" fa paura. Non ha paura, non più, Cristina Quiroga Santa Cruz, vedova di Marcelo, leader del Partito Socialista ucciso durante il golpe del 17 luglio 1980 capeggiato dal generale Luis García Meza Tejada. Lei è sicura che il mandante "intellettuale" dell'assassinio del marito sia stato proprio Banzer. Questo caso, il n.7458 della Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH), non è ancora stato chiuso. Dal 1980 il Cidh chiede al Governo di aver restituite le spoglie della vittima, ma non ha ancora ottenuto alcuna risposta.
C'è molta gente, per fortuna, che continua a fare domande. Anche se le risposte non arrivano e forse, non arriveranno mai. C'è, per esempio, Sacha Llorenti, vicepresidente della Asemblea Permanente de Derechos Humanos de Bolvia, che, intervistato poco dopo la diffusione della notizia della morte di Banzer, ha pubblicamente chiesto all'Argentina e alla Spagna di non chiudere i procedimenti a carico dell'ex dittatore e del suo governo, ma di allargarli a quelli che, tra il 1971 e il 1978, furono i suoi più stretti collaboratori. Ricordiamo, a questo punto, che i diritti contro l'umanità non cadono in prescrizione e che restano scritti con il fuoco nella memoria di quanti non vogliono dimenticare, di quanti non vogliono guardare da un altro lato, di quanti vogliono continuare a fare domande, a cercare, a ripetere all'infinito i nomi dei 73 uccisi e dei 60 desaparecidos morti molto lontano dal loro letto, dai loro affetti, dalle cure e dalle attenzioni di chi può rendere il trapasso meno spaventoso.



I complici silenziosi
C'è un dato che continua a inquietarci. Leggiamo e rileggiamo le stesse tre righe, la stessa decina di parole scritte in fila e non riusciamo a comprendere il motivo del nostro turbamento. "Banzer si è sottoposto alle prime cure contro il cancro nell'ospedale Walter Reed di Washington dove è giunto e da cui è ripartito grazie all'aereo militare messogli a disposizione dal governo degli Stati Uniti…".
C'è qualcosa di stonato in questa notizia. Sarebbe come dire (ammesso che le Twin Towers fossero state erette da qualche altra parte nel mondo) che il governo dello Zio Sem provasse compassione per la malattia di Osama Bin Laden e che gli offrisse l'aiuto possibile per farsi curare nei centri medici più all'avanguardia.
Il paragone non deve sembrare una bestemmia. Osama Bin Laden, così come Banzer, è stato al vertice di una dittatura, provocando la morte di centinaia di suoi concittadini; si è macchiato le mani organizzando attacchi terroristici così come il nome di Banzer ricorre in tutti i documenti del Plan Condor, un progetto per cui almeno 30.000 persone sono scomparse dopo essere state arrestate dalle polizie di Bolivia, Argentina, Uruguay, Cile e Paraguay. Osama Bin Laden, prima di diventare il nemico numero uno, stringeva affari (petrolio) con gli States così come, nel 1974, Banzer, sotto lo sguardo vigile di Washington, firmava un trattato con il Brasile per l'esportazione del gas naturale oltre a preparare la strada per la futura -e oggi prossima- esportazione di gas in California.
E ancora, le piantagioni di papavero da oppio in Afghanistan sono state risparmiate nonostante i bombardamenti a tappeto comandati dagli statunitensi sotto il cielo afghano non abbiano potuto evitare di distruggere ospedali e centri della Croce Rossa, esattamente come, mentre forze paramilitari invadono il nord della Bolivia alla ricerca di illegali piantagioni di coca, le piantagioni negli Yungas vengono dimenticate, quasi si volessero cancellare dalle carte geografiche.
Certo, Bin Laden non è mai stato un presidente "democraticamente eletto" come Banzer. E forse la differenza fondamentale tra i due criminali sta solo nella parte con cui hanno deciso di stringere alleanza.

I nuovi orizzonti
Ciò che non è stato compiuto il mese scorso in Venezuela, probabilmente verrà fatto il prossimo agosto in Bolivia. Giungerà un nuovo presidente "democraticamente eletto" che, su questo siamo pronti a scommettere, concluderà in brevissimo tempo gli accordi per l'esportazione del gas in California, optando per il varco a mare indicato dagli ingegneri statunitensi. Verranno costruiti gasdotti infiniti (sulle terre di indios espropriati), verranno erette le dighe che servono alla gigantesca opera (inondando chilometri e chilometri di foresta abitata), verranno distrutte intere zone ricchissime di biodiversità, risorse che presto diventeranno inutili grazie alla pioggia di sementi transgeniche prodotte dalla Monsanto e simili. Verranno approvate le patenti e i brevetti per le piante medicinali che i nativi di questi luoghi non potranno più coltivare e civiltà secolari come quelle degli indigeni verranno "assorbite" dal processo di globalizzazione (o colonizzazione?) praticamente imposto da istituti come la Banca Mondiale o come il Fondo Monetario Internazionale (le italianissime Agip e Telecom ringrazieranno). E l'America Andina presto diventerà la dispensa del Primo Mondo, un enorme magazzino di risorse minerali e alimentari ottenuto sulla pelle di milioni di persone (parte delle quali nel frattempo sarà stata "allontanata per ripulire le città") che, come grave colpa, hanno solo quella di essere nati dalla parte sbagliata del continente, all'ombra della più grande democrazia del pianeta.




Da Radipaz.org

Bolivia:
mano d'opera basso costo
(Titolo orig. Bolivia: mano de obra barata - pazinf/140502/nam/bo/ptp)


Carpintero, albañil o peón. Carlos puede cumplir cualquiera de estos oficios para ganarse la vida. Con apenas 12 años, este niño boliviano no puede estudiar. Al igual que otros 600 mil menores, de entre 7 y 18 años, debe ayudar a su familia.


En Bolivia, la economía informal absorbe gran cantidad de mano de obra infantil. El Programa Nacional de Sensibilización Frente al Trabajo Infantil en la Pequeña Minería indica que la mayoría de los niños trabajadores provienen del área rural y de las zonas marginales de las principales ciudades.

El sector informal de la economía se incrementó en este último tiempo, absorbiendo gran cantidad de mano de obra infantil, generando trabajadores que no ahorran ni acumulan, con una economía de simple subsistencia.

Del total de niños, niñas y adolescentes trabajadores, unos 400 mil trabajan en el campo. Los 200 mil que trabajan en las ciudades son campesinos y migrantes que se ocupan en la economía informal. Ellos venden y ofrecen servicios como independientes o bajo las órdenes de un patrón.


Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente ha curato diverse inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano.
E-mail:
giovitrano@libero.it


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