:: Selvas.org::
:: Occhi aperti sulle Ande :: Ojos abiertos en los Andes ::
SELVAS.org


27-11-2007
Home
Portada

Chi siamo
Quien somos

Contattaci
Contacto


:: Bolivia - Quattro morti nelle violenze ::

In Bolivia sono tornate le barricate. Al contrario

Testimonianze
di
Rebeca Delgado
- membro dell'Assemblea Costituente
e di Antonio Peredo Leigue
- senatore della Bolivia

Introduzione di Giovanna Vitrano di Selvas.org



Barricate e attachi violenti contro caserme della Polizia di Chuquisaca. Foto: Harold Cruz -ABI



In Bolivia sono tornate le barricate.

Introduzione di Giovanna Vitrano di Selvas.org

Ma sono barricate “all'incontrario”, ovvero sono issate da quelle forze, nemmeno tanto occulte, che cercano in tutti i modi di bloccare il processo di trasformazione che il governo Morales sta cercando di operare.
È vero che più di una volta abbiamo espresso perplessità sulle “modalità” di questa trasformazione, ma è indubbio - e questi giorni lo confermano - che il nuovo volto della Bolivia, è davvero un volto “Nuovo”.
Perché, e questo nessuno può metterlo in discussione, non risponde alla violenza con la violenza. Perché non ha provveduto a tappare la bocca all'opposizione così come si era soliti fare nel Paese fino a qualche anno fa, quando le manifestazioni venivano disperse con l'uso della forza, quando le opposizioni venivano decimate da arresti e da minacce affatto velate.
La storia è scritta, bisogna solo andarla a rileggere, ogni tanto.
È vero, abbiamo la sensazione che nel corso di tutto questo tempo che è stato al Governo, Morales non abbia ottenuto granchè, che non abbia fatto tanto quanto altri “nuovi” presidenti stanno portando a compimento nei rispettivi Paesi, come ad esempio Rafael Correa in Ecuador.
Forse, però, abbiamo una dimensione distorta delle difficoltà del presidente, sempre osteggiato dai vari movimenti che nascondono dietro la richiesta di una Autonomia la voglia malsana delle vecchie oligarchie di ritagliarsi dei pezzi di paese dove continuare a fare il brutto e il bel tempo.

Sappiamo delle pressioni della Nacion Camba, sappiamo delle influenze macroeconomiche che è in grado di suggerire il solo nome dell'IIRSA. Sappiamo che lo Zicosur continua a ordire, in collegamento tra l'uno e l'altro, e tra i confini con Argentina e Chile, le sue trame neoliberiste.
Anche questa è storia, cronaca, scritta.
Ed è facile andare a verificare la giustezza delle notizie riportate dai media boliviani: basta dare uno sguardo ai vari consigli direttivi per accorgersi che i maggiori mezzi di comunicazione boliviani sono nelle mani degli stessi sostenitori della Nacion Camba. E il cerchio si chiude.
Come è solito nostro costume, abbiamo preferito far parlare i testimoni, le persone che erano a Sucre mentre avvenivano gli scontri.
Sappiamo che la polizia non ha mai ricevuto l'ordine di sparare (e la notizia che due dei quattro morti siano stati uccisi dalle armi delle forze dell'ordine ci sembra, fino a questo momento, pura invenzione) e sappiamo anche che, dopo i fatti di San Julian, nessun ufficiale si sarebbe mai sognato di dare un ordine simile.

A meno che… a meno che la filosofia del “tutto mio” delle oligarchie di Santa Cruz non abbia iniziato a far proseliti anche tra le schiere delle forze armate.
E se fosse così, la situazione sarebbe ancor più grave di quanto possano indicare i quattro cadaveri che hanno insanguinato domenica scorsa le strade di Sucre.




Evacuata l'Assemblea Costituente
Testimonianza di Rebeca Delgado, membro dell'Assemblea Costituente del Movimento al Socialismo
Dettata personalmente al senatore Gaston Corneo Bascopé
26 Novembre 2007

>> DownLoad original en Español

È importante dire e affermare che le aggressioni personali occorse nei giorni precedenti ai membri dell'Assemblea sono stati gravi e che non è stato possibile riunirsi in sessione con questa atmosfera nella città, nella sede del Teatro Mariscal A. J. di Sucre, con gli aggressori istallati in città, con i carri e tutto attorno all'Istituto La Glorieta. Abbiamo cercato, senza successo, di riunirci in sessione quattro (4) volte ma c'era troppa ostilità tra la cittadinanza a proposito dell'argomento Capitale. Ci sono state aggressioni e sequestri per forzare la decisione sulla scelta della capitale, per raggiungere finalmente un confronto tra La Paz e Sucre.
::LINKS ::

Asemblea Constituyente de Bolivia
Informaciòn oficial de la Asemblea Constituyente fde Bolivia
http://www.constituyente.bo



Instituto Nacional de Estadística (INE)
Organo Ejecutivo del Sistema Nacional de Información Estadística de Bolivia. Tiene las funciones de: relevar, clasificar, codificar, compilar y difundir.


Corte Nacional Electoral
Portal de la Corte Nacional Electoral de Bolivia, resultados oficiales, e informacion general.


Poder Judicial de Bolivia
Portal Poder Judicial Bolivia. Informacion juridica boliviana. justicia digital.


Presidencia de la República de Bolivia
Portal de la Presidencia de la República de Bolivia, noticias e informacion general.


Foro DAC
ForoDAC: Descentralización, Asamblea Constituyente y Autonomías en Bolivia.


Honorable. Congreso Nacional de la República de Bolivia
Honorable Congreso Nacional de Bolivia - El funcionamiento del Congreso de Bolivia, los procedimientos legislativos, el trabajo de Senadores y Diputados


Honorable Cámara de Diputados
El Congreso Nacional de la República de Bolivia es bicamaral, cuenta con dos Cámaras Legislativas iguales en jerarquía aunque con atribuciones y responsabilidades distintas y complementarias.


Di fronte alle minacce e alle aggressioni ai membri dell'Assemblea negli ultimi tempi e infuriate le aggressioni nei giorni antecedenti da parte di gruppi cittadini, è stato deciso per l'incolumità personale di trasferirci al Liceo Militare della Glorieta a 5 chilometri di distanza dalla città ma pur sempre dentro un municipio, in modo tale che il luogo avesse legalità e legittimità per ospitare le sessioni; essendo dipendente dal Municipio, la sede era rispondente alla Legge sulla Convocazione dell'Assemblea Costituente e assolutamente legale.
Ci siamo riuniti senza chiedere la protezione delle forze di polizia.

In primo luogo abbiamo approvato la modifica al regolamento per rendere più agile la pratica e dar fine alla Nuova Carta Magna entro il 14 dicembre, data fissata dalla legge.
Sono statti approvati tutti i documenti delle commissioni fino a quando non sono cominciati gli scontri tra i gruppi nascosti dietro ai carri contro i campesinos e i popoli originari che, nelle vicinanze, erano giunti a proteggere la sessione.
Così le organizzazioni campesine ci proteggevano. Abbiamo deciso di sospendere la sessione ma la maggioranza ha determinato che nonostante il sabotaggio si sarebbero continuati i lavori alle 20. Approvato all'unanimità.
Abbiamo finito con l'approvazione di tutto il testo, la struttura di tutto quello di cui si era data lettura e si è presa questa decisione per sicurezza, dopo aver approvato all'unanimità tutto in contenuto di base, ovvero tutto il testo costituzionale.

Alle 21 abbiamo saputo che c'era stato un morto. Sapevamo che non c'erano stati solo petardi ma anche bombe vere, molotov e dinamite e armi, nelle mani dei gruppi che cercavano di impedire a tutti i costi la riunione.
Difesi dalla polizia, ci hanno portati via alle 3 del mattino, quando si erano placate le aggressioni e le violenze. La Polizia ci ha scortati e protetti tutto il giorno dalle zone limitrofe dell'edificio in cui eravamo riuniti.

Siamo stati evacuati attraverso vie secondarie alla volta di Yotala, dove c'era un blocco stradale e lanci di lacrimogeni che ci hanno dispersi, facendoci fuggire verso Potosì.
Eravamo più di 130 membri dell'Assemblea Costituente, 120 del MAS, e siamo stati fatti salire su dei pullman. C'erano anche altri gruppi politici, inclusi i 3 membri del partito d'opposizione PODEMOS.
Con alti gruppi di assembleisti, come gli appartenenti al NAL. Movimiento Originario Popular MOP, AUSTRIA, Alianza Social ASP, Soberanía de los Pueblos SDP, Unidad Nacional UN, Movimiento sin Miedo MSM, Movimiento Bolivia Libre MBL e Podemos. In totale arrivavamo a costituire un gruppo di 9 gruppi politici oltre al Mas (10 in totale).
Pensavamo che ci fossero ostaggi, ma non ne avevamo la certezza.
Da Potosì siamo arrivati a Oruro, e dopo a Cochabamba.
Ora, per decisone interna crediamo che quanto approvato debba essere sottoposto a referendum o, meglio, abbiamo l'opzione di tratte il testo nei dettagli in modo da dare spazio anche alla minoranza che è rimasta a Sucre. Eravamo in 145 prima ma sono 130 che non hanno voluto andare al Liceo.
Abbiamo la possibilità di approvare nei dettagli ma in un altro luogo perché l'opposizione è molto distruttiva, credo sia meglio utilizzare la via del referendum. L'opposizione non ha idea del testo approvato.
Noi non possiamo dare il testo per la pubblicazione, non possiamo fare le valige, non ce le hanno lasciate.

I fatti violenti che hanno causato le morti devono essere sottoposte a inchiesta con rigore ma anche molto presto perché hanno pietre e bastoni e bombe e armi.
Ma posso assicurare e affermare che i campesinos e la gente di El Alto di la Paz che ci hanno soccorso erano completamente senza protezione, disarmati.
Agli oppositori non importa della capitale, quello che vogliono è che non venga approvata la nuova Costituzione Politica dello Stato. Siamo tutti malati. Siamo tutti traumatizzati dalle persecuzioni e dalle aggressioni fisiche della folla a Sucre.


Dottoressa Rebeca Delegato - Costituente

Il giorno di domenica, 25 novembre, si è tenuto il II Foro Umanista Internazionale a la Paz, Bolivia. Con oltre 5000 partecipanti, ha dato nelle battute conclusive tutto il sostegno politico e sociale al governo di Evo Morales Aima.
Ha rifiutato la violenza causata da forze nemiche contrarie all'Assemblea Costituente.
Ha deciso di denunciare a livello internazionale la manipolazione informativa dei fatti occorsi in Bolivia attraverso le bugie dei media nelle mani degli oppositori.






I mille volti della sedizione

di Antonio Peredo Leigue
Senatore della Bolivia. Giornalista e professore universitario fino al 1992 è stato direttore del settimanale Aquí. Storico e fratello di Coco e Inti Peredo, guerriglieri compagni di Che Guevara.

:: Antonio Peredo Leigue ::

25 Novembre 2007


L'Assemblea costituente si è riunita in una scuola militare,a pochi chilometri dalla capitale della repubblica. Approva, all'unanimità, la nuova Costituzione Politica. Ma il luogo è assediato dalla folla che cerca di forzare i blocchi della polizia. I membri dell'assemblea presenti alal sessione devono venire scortati fino a Potosì.
Intanto la violenza si scatena. Uno morto, due morti a Sucre. Il governo ritira le forze di polizia, cercando di far calmare la situazione; ma i violenti si scagliano contro gruppi di poliziotti, bruciano veicoli e gli stessi uffici.
Una delle auto di un dirigente dell'opposizione, che stava dirigendosi a Sucre, viene fermata e al suo interno viene trovata una mitraglietta UZI.
A Santa Cruz, altri violenti lanciano candelotti di dinamite contro alcuni locali; di notte irrompono negli uffici di una ripartizione pubblica, rompono vetri e distruggono il mobilio. Il comitato civico presieduto da Marinkovich dichiara guerra, incolpando il governo per la violenza che loro stessi hanno scatenato e convoca un'assemblea per informare i suoi iscritti che non ci sarà pace durante il lavoro del governo attuale.
Il presidente Evo Morales, a La Paz, richiama alla calma. Annuncia che ci sarà un'inchiesta e i colpevoli verranno puniti. Esalta l'approvazione della nuova Costituzione Politica dello Stato e segnala che la parola finale sarà del popolo che si esprimerà attraverso un referendum.
Questi sono i fatti occorsi in questo nero fine settimana. Nonostante il fatto che i media diano una versione diversa dei fatti: la stessa del Comitato Civico di Santa Cruz, guidato da Branco Marinkovic.

Le stesse facce
Nel 1953, prima che si festeggiasse un anno dalla Rivoluzione Nazionale - guidata da un MNR alla ricerca del cambiamento -, i gruppi reazionari cominciarono a provocare violenza, dando la colpa al governo per le loro azioni sanguinarie. Questo metodo è stato usato anche negli anni seguenti e ebbero fine sono quando il partito MNR ha imboccato una strada diversa da quella verso il processo di trasformazione.
Nel 1959, la rivoluzione cubana ha incitato le stesse reazioni e la violenza è esplosa nella perla dei Caraibi. Dalla Casa Bianca, tutti i presidenti degli Stati Uniti hanno propiziato, finanziato, guidato e, molte volte, operato direttamente i delitti più gravi.
Quando in Cile, nel 1970, Salvador Allende ha assunto la presidenza, le signore dell'alta borghesia orchestravano manifestazioni per permettere ai giovanotti addestrati di lanciarsi contro la popolazione che chiedeva un cambiamento, brandendo catene, colpendo con oggetti vari e roteando cinturoni con grosse fibbie. Così si crearono le condizioni per il terribile golpe di Pinochet.
Il successo della rivoluzione sandinista, nel Nicaragua del 1979, è stata un'altra esperienza che si è cibata della violenza finanziata dalla stessa fonte, amministrata dall'ambasciatore (Usa, ndt) Negroponte. Le “operazioni occulte”, per le quali venivano uccisi campesinos, studenti e quanti lavoravano per il cambiamento, sono state la costante fino a quando non venne decapitata la direzione della rivoluzione.

Il Venezuela di questi anni continua mostrandoci la stessa faccia criminale di quanti si oppongono al cambiamento. Il presidente Hugo Chavez si scontra, quasi ogni giorno, con la sedizione di una destra preistorica che non si arrende davanti a nessuna considerazione. E' stato persino vittima di un colpo di stato, evitato grazie all'immediata mobilitazione popolare.
E ancora, dopo tanta trasgressione, il presidente Chavez è stato chiamato a dimostrare, attraverso una consultazione popolare (dopo cinque o sei già fatte) che lo approvava una maggioranza che, ogni volta, era più grande.



Manovre riciclate
In tutti i casi, la violenza non è azione messa in pratica da gruppi di potere. Si cerca, sempre, un settore sociale, professionale o regionale etnico o religioso che abbia una qualche domanda insoddisfatta. I gruppi sediziosi infiammano la richiesta, incitano a darle carattere di urgenza, patrocinano e finanziano la mobilitazione e provocano il governo affinché reprima i gruppi manifestanti.
Sanno che, in tutto il governo popolare, c'è resistenza ad usare la forza. Generalmente i commandos violenti oltrepassano gli schieramenti dei poliziotti. Cercano di causare uno o due o più morti. E' allora che alzano la voce che, invariabilmente, paragona il governo del cambiamento alla più esecrabile dittatura.
L'emigrazione è anch'essa una manovra provocata dai piani dei sediziosi. In tutta l'America Latina si assiste a un esodo costante della forza lavoro per le condizioni di povertà causati dai gruppi di potere quando si trovavano al governo. A questi risulta relativamente facile accelerare tale flusso migratorio, arricchendola di professionisti e industriali ai quali si facilita la possibilità di lavoro fuori dal paese.
La scarsezza di beni di consumo e l'accaparramento di altro serve allo stesso scopo. Il governo è colpevole per queste restrizioni; se si raggiunge un razionamento, tanto meglio.
L'inflazione merita uno studi a parte. Basta l'esempio Bolivia. Tra il 1985 e il 2005 - ovvero in vent'anni - si è applicato il modello neoliberale il cui maggior risultato, secondo i suoi stessi sostenitori, è stato il controllo dell'inflazione. Nell'agosto del 1985 un dollaro era cambiato con 1,90 bolivianos; venti anni dopo, il cambio raggiunge gli 8,20 bolivianos. Questo indica che si ha una svalutazione del 430%. In altri termini, la svalutazione media annuale del boliviano è stata del 21,5%.
Ma, come asseriscono i sostenitori del modello, quelli erano anni d'instabilità. Ora gridano proprio quando, quest'anno, l'indice indica una rivalutazione. Ma l'inflazione non si placa con la svalutazione del dollaro, sostengono gli assi del neoliberalismo. Vediamo dunque il prezzo del pane. In quell'agosto 1985 è stato fissato il prezzo dell'unità-pane di 60 grammi in 6 centesimi di bolivianos. Venti anni dopo, il prezzo è di 40 centesimi, il che significa più del 650% di aumento, equivalente ad una inflazione del 32,5%. Per cosa gridano quando quest'anno l'inflazione non supererà il 10%?
Non è necessario raccontare che la stessa cosa si è usata a Cuba, in Chile e in Nicaragua. E chi ha più di sessant'anni ricorda la stessa manovra nella Bolivia tra il 1952 e il 1956, non è vero?

Aspettando un maggior peggioramento?
La destra raggruppata nei comitati civici e nelle prefetture in mano all'opposizione è convinta che è arrivato il momento di uscire gli artigli. Non nasconde le proprie intenzioni. Un prefetto ha chiamato i suoi vecchi camerati militari per “salvare la democrazia”, ripetendo il proclama che ha giustificato il golpe di Pinochet in Chile. Il Comitato Civico per Santa Cruz ha convocato e approvato la disobbedienza civile, seguito dal suo “collega” di Sucre.
Il governo del presidente Evo Morales si muove con calma. Deve fare così. Ma calma non è sinonimo di inattività né di incapacità. Se il nemico si sbaglia e crede sia così, ne pagherà le conseguenze. Chi non deve sbagliarsi sono gli uomini e le donne che hanno lottato per il cambiamento e attendono che il proprio momento di benessere, stabilità e di vita, venga dalla trasformazione, dalla rivoluzione.
I delinquenti che hanno fatto i disastri di questi giorni - ed anche le cose accadute prima - devono essere arrestati, giudicati e puniti. Non ci si può giocare la pace perdonando la violenza.
Se necessita, ricordiamo che questa pratica incita a nuovi delitti, basta ricordare cosa è successo a San Julian l'anno scorso. Non deve succedere di nuovo. Il messaggio deve essere preciso. Se aspettiamo che la situazione peggiori, avremo perso il controllo. Il popolo ha speranza nel processo guidato dal presidente Morales. Ci sperano i popoli dell'America Latina. Coltivano la stessa speranza e ammirano il processo avviato in Bolivia. Il sostegno del popolo e l'appoggio di tutti i popoli sono la forza di cui il nostro governo deve nutrirsi per scontrarsi con la destra e vincerla.


Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente ha curato diverse inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano; analista specializzata per l'applicazione dei diritti umani in Bolivia. Autrice del libro "Il gioco dell'assenza - Vivere dentro la cultura mafiosa" edito da Editrice Zona, è tra i fondatori dell'Osservatorio Selvas.org.

E-mail: info@selvas.org

SELVAS.org - Disclaimer - Copyleft
In ottemperanza con la nuova legge sull'editoria italiana, si segnala che selvas.org non è' un periodico. Qualunque testo vi appaia non ha alcun tipo di cadenza predeterminata nè predeterminabile. Non essendo una testata giornalistica, non esiste editore. Tutti i contenuti sono a responsabilità e copyright dei siti linkati o di chi li ha scritti. I dati sensibili relativi alla legge sulla privacy sono tutelati in ottemperanza alla legge 675/96 e dal dpr 318/99. Il contenuto del sito può essere liberamente citato, linkato ed anche copiato (a patto si citi selvas.org come fonte). Per qualunque altra informazione scrivere alla redazione.




| torna indietro | volver |