Sette morti e centinaia di feriti. Torna la violenza per la coca nel Chapare. La battaglia dei cocaleros per la riapertura di un "mercato comunale" a Sacaba, dura quattro giorni. Per le centinaia di persone arrestate Amnesty International chiede al governo boliviano di non calpestare i diritti umani.
Nuovo ordine: arrestare
le coltivazioni di coca

(Le foto di questo servizio sono di REUTERS/Danilo Balderrama - David Mercado - Str e R.A.I.)
DOCUMENTO (in spagnolo):
AMNESTY INTERNATIONAL: "vigileremo sulle violazioni in Bolivia"
di Susan Lee - Responsabile Regionale per le Americhe 18/01/2002
A cura di Martin E. Iglesias - 24/01/2002
Secondo il governo boliviano gli scontri di Sacaba, nel Chapare, sono da ricondurre alla "narco-guerriglia"; infatti secondo un decreto, ora, non è più lecito coltivare, vendere e trasportare foglie di coca. Migliaia di famiglie di "campesinos" sono diventate "narco-trafficanti" e i sindacati che le rappresentano rischiano di diventare "associazioni a delinquere". La militarizzazione dei mercati è la risposta alle disparità sociali. E pare sia l'unica risposta con risultati efficaci: non dare spazio ne alle alternative e ne al dissenso.
Riprende, con più violenza, la guerra per la coca nel Chapare, a 300 chilometri sud est dalla capitale La Paz, dopo alcune settimane di relativa calma. La guerriglia tra polizia ed esercito da un lato e coltivatori della millenaria foglia dallaltro, sono durati una settimana con il bilancio di sette morti, di cui i tre campesinos uccisi da proiettili, più di 150 feriti e un centinaio circa di arresti.
Una situazione, questa che si è verificata nella cittadina di Sacaba a 15 chilometri da Cochabamba, che ha sfiorato la richiesta di stato dassedio da parte dell autorità. Gli scontri sono iniziati il giorno 15 gennaio mentre la Confederazione Sindacale Unica dei Campesinos Boliviana (CSUTCB) annuncia la ripresa delle proteste contro il governo, dopo quasi un mese di tregua. Guidati dal leader Felipe Quispe Huanca detto El Malku, i contadini sono scesi nelle piazze della capitale in duemila sventolando i vessilli multicolori delle bandiere indigene andine, e chiedendo allesecutivo di rispettare lintesa firmata mesi fa.
Lo stesso giorno nel tropico cochabambino circa 10.000 cocaleros hanno indetto una protesta pacifica per chiedere la revoca del Decreto presidenziale, emanato a dicembre, contro la commercializzazione della foglia di coca. Il provvedimento stabilisce, tra laltro, anche una condanna da 8 a 12 anni di carcere per chi venisse fermato mentre trasporta o tenta di vendere foglie di coca prodotta nel Chapare. Infatti, secondo il Decreto 26415 le uniche piante e foglie di coca ammesse sono quelle previste in coltivazioni particolari nella zona dello Yungas de La Paz e dello Yungas de Vandiola.

Reazione alla militarizzazione
Lorigine dei gravi scontri a Sacaba è il tentativo, da parte dei coltivatori, di occupare ledificio della Direzione Generale della Coca presidiato da soldati. Le truppe in assetto di guerra presidiano ledificio che normalmente ospitava il regolare (prima del decreto) mercato della foglia sacra.
I contadini a più riprese tentano di espugnare la postazione a colpi di sassi e facendo uso anche di dinamite casereccia. Dopo i primi due campesinos uccisi a colpi darma automatica, la protesta popolare si è infiammata portando ad essere estreme le conseguenze di tanta rabbia.
I militari uccisi sono stati linciati dai manifestanti e due di loro finiti, poi, a colpi di pistola. Le violenze e i confronti tra le parti sono proseguiti per quattro giorni. Tra le cronache tragiche dei fatti, ci sono particolari degni di un romanzo di Marquez. Verso la fine del primo giorno di scontri sia tra le file dei militari come tra le file dei campesinos si hanno i primi segnali di stanchezza, dovuta ai morsi della fame. Pause sempre più lunghe tra carica e carica. Certo per i campesinos è possibile masticare delle foglie di coca per arginare la stanchezza.. E dopo un giorno gli abitanti organizzano un pasto, con grandi pignatte comuni, per i cocaleros. Un po più sfortunati, invece, i soldati che hanno dovuto aspettare sotto le intemperie, senza riparo i rinforzi della cambusa militare.
Sono stati difficili i tentativi di mediazione tra la chiesa cattolica, una delegazione governativa e il leader dei cocaleros Morales che a Cochabamba si sono riuniti più volte a porte chiuse per trovare una soluzione alla crisi.
Il leader dei cocaleros, il deputato e sindacalista Evo Morales Ayma ha dichiarato fallita la politica delle colture alternative e chiede che i contadini possano continuare a coltivare e masticare la foglia di coca come i propri antenati quechua e aymara.
Se tra i coltivatori di pianta di coca la rabbia e il malcontento aumenta, il governo da parte sua non ha perso loccasione per discreditare tutto il movimento contadino e in una dichiarazione del portavoce ufficiale Mauro Bertero, si definisce narco-guerriglia la rivolta popolare.

Degrado politico e sociale
In occasione del loro settimo incontro nazionale a Potosì, nel sud della nazione, le Comunità ecclesiali di base della Bolivia, denunciano il grave stato di degrado che caratterizza la vita sociale e politica del Paese Andino.
Nel loro comunicato si sottolinea laumento delle disparità sociali favorito dal processo di globalizzazione e dalle scelte liberiste in campo economico. Per quanto concerne la violenza scatenatasi nel tropico di Cochabamba, le comunità di base osservano che non si può ridurre il problema a una opzione pro o contro il narcotraffico. La realtà si spiega nel messaggio è che i produttori di coca di quelle zone non sono precisamente dei privilegiati, al contrario è la povertà che regna nel Tropico.
Cessate le violenze a Sacaba i contadini hanno lanciato un vero e proprio ultimatum allesecutivo del Presidente Jorge Quiroga, invocando il rilascio degli oltre 50 compagni arrestati durante i disordini.
Contemporaneamente il dirigente sindacale campesino Felipe Quispe ha ribadito il proprio appoggio alla protesta dei cocaleros avvertendo che se i detenuti non verranno liberati si darà inizio a blocchi stradali sulle principali vie di comunicazione del Paese Andino come lo scorso autunno.
| :: APPROFONDIMENTI :: |
RAI - Red Andina
de Informacion
in spagnolo, inglese
La RAI, fondata 1992 da un gruppo di persone di diverse nazionalità ha adottato una forma di "rete" per stabilire un ponte informativo tramite altre organizzazioni
RED ANDINA DE INFORMACION
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Amnesty International
in inglese
Organizzazione Internazionale per i diritti dell'uomo e in particolare sui diritti dei detenuti
Ufficio Stampa italiano
Tel. 06 44.90.224 E-mail:
press@amnesty.it
http://www.amnesty.org
Novembre di sangue nel Chapare
in italiano.
Un panorama informativo sulla
"guerra della coca" in Bolivia
seguito da www.selvas.org
http://www.selvas.org
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MARTIN E. IGLESIAS, giornalista e ricercatore delle dinamiche sociopolitiche latinoamericane, è il coordinatore volontario di SELVAS.org.
| :: DOCUMENTI di SELVAS.org :: |
Amnesty International:
"vigileremo sulle violazioni in Bolivia".
18 gennaio 2001
La lettera pubblica, in spagnolo, inviata da Amnesty International al Ministro boliviano del Governo - dalla direttrice regionale di Amnesty per lAmerica Susan Lee - a proposito dei violenti scontri tra coltivatori di coca e le forze di sicurezza nella cittadina di Sacaba nei giorni 15, 16, 17 gennaio, chiede al governo boliviano:
1. Prenda le misure necessarie per promuovere una soluzione pacifica a questa situazione dell'emergenza.
2. Inizi le indagini indipendenti ed esaurienti tramite il sistema della giustizia civile sulle morti e altre violazioni del diritto umano e renda pubblici i risultati di queste investigazioni.
3. Garantisca l'incolumità fisica dei detenuti e dia possibilità loro di accesso e visita ad avvocati e membri della famiglia;
4. Si assicuri che la forza di sicurezza, i militari, seguano norme internazionali; usare la forza solo quando è assolutamente necessario e usarla in modo proporzionale alla minaccia contrapposta; usare la forza letale (armi da fuoco) solo quando è necessario proteggere le proprie vite.
Visto che la situazione del diritto umano era deteriorata ed il numero di confronti violenti era cresciuto in Bolivia, Amnesty ha indirizzato le sue preoccupazioni alle autorità competenti in modo ripetuto.
A prescindere da ciò, i problemi persistono inclusa la mancanza diniziative statali tese a promuovere e proteggere diritto umano. Amnesty International insiste nel ricordare che il solo modo adatto di addebitare il diritto umano violato è una corte civile e non, come già utilizzato, un tribunale militare.

De refª: AMR 18/01/2002
Sr. Ministro de Gobierno
Sr. Leopoldo Fernández Ferreira
Ministerio de Gobierno
Av. Arce esq. Belisario Salinas
La Paz, Bolivia Londres, 18 de enero de 2002
Sr. Ministro,
Amnistía Internacional se permite expresarle su gran preocupación en
relación a los hechos ocurridos durante los enfrentamientos violentos que
tuvieron lugar el 15, 16 y 17 de enero de este año en la ciudad de Sacaba,
Departamento de Cochabamba.
Una vez más los enfrentamientos entre los productores de hoja de coca y las
fuerzas de seguridad en El Chapare han dejado un saldo sangriento que
enluta a varias familias bolivianas y aumenta la preocupación internacional
sobre la situación actual y las posibilidades de una
solución pacífica para esa zona.
Según informes recibidos de organizaciones bolivianas de derechos humanos y
artículos de prensa, los enfrentamientos empezaron el 15 de enero, cuando
un alto número de productores de hoja de coca entró por la fuerza en las
instalaciones de la Dirección General de Coca (Digeco) e incendió unos 25
vehículos incautados. Este acto dio lugar a un violento combate entre
manifestantes y miembros de la Policía y de las Fuerzas Armadas. En esa
ocasión, la información indica, que 15 campesinos habrían sido heridos,
cuatro de ellos gravemente, mientras 3 miembros de las fuerzas de seguridad
habrían sufrido heridas. El día siguiente, 16 de enero, según las
informaciones, dos campesinos fallecieron a causa de impacto de proyectil
de arma de fuego, otros 17 resultaron heridos, cuatro de ellos con heridas
de bala. Según las mismas fuentes de información, en estos enfrentamientos
resultó herido de gravedad un miembro de las Fuerzas Armadas. A pesar del
llamamiento de varios estamentos de la sociedad para el cese de los
disturbios, y a pesar de que se registraron esfuerzos por parte de la
iglesia Católica, la Defensoría del Pueblo y organizaciones no
gubernamentales para promover un diálogo pacífico entre los campesinos y
las autoridades, las confrontaciones violentas se recrudecieron en las
horas de la tarde del 17 de enero. Según información de prensa, a raíz de
este nuevo incidente, dos miembros de las fuerzas armadas resultaron
muertos y mas de 20 campesinos resultaron heridos. Amnistía Internacional
tiene entendido que durante las fechas arriba mencionadas se llevo a cabo
un numero no confirmado de arrestos.
Nuestra organización hace un urgente llamamiento al Sr. Ministro, y en su
nombre a las autoridades bolivianas para que se tomen las medidas
necesarias que permitan una solución pacífica a la situación de emergencia
que se ha desarrollado en El Chapare. Igualmente la organización solicita
que se inicien investigaciones exhaustivas e independientes por parte de la
justicia civil sobre los hechos de los últimos días para determinar las
circunstancias de las muertes y que los métodos y resultados de dichas
investigaciones se hagan públicos.
Amnistía Internacional agradecería recibir información sobre dichas
investigaciones y sobre los nombres de las personas detenidas al igual que
las acusaciones que se le formulan. La organización solicita de las
autoridades bolivianas a todo nivel que la integridad física de los
detenidos sea respetada y se les permita acceso a sus abogados y familiares.
Mientras Amnistía Internacional reconoce la gravedad de esta situación y el
deber de las fuerzas de seguridad para restaurar el orden en tales
circunstancias, se permite recordar al Sr. Ministro, y a las autoridades
bolivianas, que el empleo de la fuerza por parte de los funcionarios
encargados de hacer cumplir la ley debe apegarse a las normas
internacionales. Estas establecen que la fuerza sólo podrá ser usada cuando
sea estrictamente necesario y en proporción al objetivo o amenaza que se
presente, y que el uso de fuerza letal sólo deberá emplearse cuando sea
inevitable para proteger vidas.
Dada la historia de deterioro que ha sufrido la situación de derechos
humanos en El Chapare, sobre la cual Amnistía Internacional ha dirigido su
preocupación a las autoridades en repetidas oportunidades, y el aumento de
los encuentros violentos durante estos últimos días, Amnistía Internacional
reitera su extrema preocupación por la aparente falta de iniciativas
gubernamentales que permitan la promoción y protección de los derechos
humanos en esa zona del país. La organización también toma esta
oportunidad para reiterar su pedido de que todas las violaciones de
derechos humanos cometidas por agentes del estado sean juzgadas ante la
justicia ordinaria, y no ante la justicia militar.
Agradeciendo al Sr. Ministro una respuesta a las preocupaciones expresadas
arriba, nos permitimos informarle que estamos enviando copia al Sr.
Presidente de la República, Sr. Jorge Quiroga Ramírez y al Sr. Ministro de
Justicia y Derechos Humanos, Dr. Mario Serrate Ruíz. Igualmente le
informamos que Amnistía Internacional ha decidido hacer pública esta
comunicación.
Atentamente,
Susan Lee
Directora Regional para América
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