:: SPECIALE BOLIVIA ::
E esplosa sabato 11 ottobre, di notte, la guerra per il gas in Bolivia. In tre giorni di scontri si registrano oltre 20 morti e un centinaio di feriti. Il governo ha rinunciato, lunedì mattina, al progetto per lesportazione del gas, ma il popolo boliviano chiede a tutti i costi le dimissioni del presidente Gonzalo Sanchez de Lozada, chiamato Presidente assassino
Carri armati a El Alto
Di Giovanna Vitrano

SOMMARIO
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:: Fonti Energetiche ::
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Petrolio e gas in Bolivia: "condanna a morte per troppa ricchezza"
Ci sono almeno 80 trilioni di piedi cubici di gas e ben 1.400 milioni di barili di petrolio nascosti nel sottosuolo boliviano. ...
(22/03/2003)
http://www.selvas.org/dossenerg15.html
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"GUERRA DEL GAS": GLI INTERESSI IN GIOCO
Da MISNA, il documento dei Movimenti Boliviani
Bolivia - 12/10/2003
Il Governo decreta che non si esporterà gas naturale verso nuovi mercati. Nel frattempo si inizieranno le consultazioni a riguardo dellargomento. Per questo si dispone linizio immediato di un dibattito tra i boliviani e le organizzazioni della società civile che si dovranno concludere entro il 31 dicembre del 2003.
Questo, in un breve riassunto, lunico articolo del decreto presidenziale D. S. 27210 del 13 ottobre 2003 in materia di risorse idrocarburifere emesso dal governo boliviano di Gonzalo Sanchez de Lozada. Un decreto che avrebbe dovuto porre fine a tre lunghissimi giorni di scontri tra tutti i cittadini boliviani e lesercito. Scontri che, secondo le stime ufficiali rese dallAssemblea Permanente dei Diritti Umani, hanno già lasciato sullasfalto delle strade venti morti e più di novanta feriti.
Le ultime notizie, però, non raccontano di una situazione in via di normalizzazione. Al contrario, la notizia di questo decreto ha riscaldato ancora di più gli animi dei cittadini che hanno trovato, in questa prima battaglia vinta, il coraggio e forse lincoscienza di provare a vincere tutta la guerra.
I boliviani, e non parliamo soltanto dei lavoratori riuniti sotto una qualche sigla sindacale, ma di tutti i boliviani, senza alcuna distinzione tra aymara, quechua o bianchi, tutti i cittadini di Bolivia, dai cocaleros ai campesinos, dagli insegnati ai giornalisti, dai minatori agli studenti, tutti adesso chiedono con più forza le dimissioni di Goni Sanchez.
Fino a lunedì mattina, però, il bis-presidente aveva dichiarato che sarebbe rimasto in carica fino al 2007, fino cioè alla naturale scadenza del suo mandato. E del primo pomeriggio la notizia delle dimissioni del suo vice, Carlos Meza.

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:: SPECIALE BOLIVIA - DOCUMENTI 1 ::
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Decreto Supremo 27210
Gonzalo Sánchez de Lozada,
Presidente de la República
Considerando:
Que el gobierno Nacional en el marco de su adhesión al documento del Reencuentro entre Bolivianos , en el punto 1-b "Políticas sobre Hidrocarburos y el Gas", se comprometió a formular una estrategia energética integral que busque generar valor agregado y esté basada en una política de información transparente, generando debates y consultas entre los bolivianos.
Que al no existir compromiso, acuerdo ni decisión alguna respecto a la exportación de gas natural boliviano a nuevos mercados, en consenso de gabinete, decreta:
ARTICULO UNICO:
El gobierno Nacional determina: no se exportará gas natural a nuevos mercados mientras no se realicen consultas ni debates sobre este recurso, debiendo implementarse para el efecto de forma inmediata un proceso de diálogo entre los bolivianos y con las organizaciones de la sociedad civil, consultas y debates que deberán concluir hasta el 31 de diciembre de 2003.
Firmado: Presidente Gonzalo Sánchez de Lozada y el gabinete en pleno.
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Tre giorni di guerra
La maggior parte delle vittime si sono registrate nella città di El Alto, 800.000 abitanti, esplosa quando, sabato scorso, 12 cisterne piene di nafta e benzina hanno cercato di forzare i blocchi stradali per giungere a La Paz, rimasta senza carburanti.
Le cisterne erano scortate dai carriarmati dellesercito in pieno assetto da guerra. Questo e la dichiarazione della legge marziale, voluta dal ministro della difesa Berzain allo scopo di proteggere la cittadinanza, ha dato fuoco alle polveri.
La notizia, poi, delle prime vittime, tra cui una bambina di 5 anni, ha scatenato la furia degli abitanti dei centri vicini, allargando a macchia di leopardo su tutto il territorio nazionale gli scontri tra civili e militari. A Cochabamba gli scontri sono andati avanti per tutta la notte, La Paz, la capitale, è invasa da centinaia di migliaia di manifestanti.

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:: SPECIALE BOLIVIA - DOCUMENTI 2 ::
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Ecco i "mandanti"
Sulla stampa boliviana di lunedì 13 ottobre, si legge un documento, datato 12-10-2003 alle ore 22.01, che più di tutti gli altri articoli pubblicati rende chiara la rabbia dei cittadini. Nelleditoriale del servizio informativo Bolpress si legge:
Sin embargo, los responsables en primera instancia para que hayan más víctimas en estos aciagos días son los mandatarios: el Presidente, por ser cabeza del Ejecutivo, y los ministros, por ser "responsables de los actos de administración en sus respectivos ramos, juntamente con el Presidente de la República".
Esos mandatarios corresponsables de la masacre de estos días son:
1. Presidente: Gonzalo Sánchez de Lozada (MNR)
2. Ministro de Relaciones Exteriores y Culto: Carlos Saavedra Bruno (MIR)
3. Ministro de la Presidencia: José Guillermo Justiniano (MNR)
4. Ministro de Gobierno: Yerko Kukoc del Carpio (MNR)
5. Ministro de Defensa: Carlos Sánchez Berzaín (MNR)
6. Ministro de Hacienda: Javier Comboni Salinas (MNR)
7. Ministro de Desarrollo Sostenible: Erick Reyes Villa Bacigalupi (NFR)
8. Ministro de Desarrollo Económico: Jorge Torres Obleas (MIR)
9. Ministro de Minería e Hidrocarburos: Jorge Berindoague Alcocer (MNR)
10. Ministro de Educación: Hugo Carvajal Donoso (MIR)
11. Ministro de Obras públicas: Carlos Morales Landivar (MNR)
12. Ministro de Salud: Javier Torres Goitia Caballero (MNR)
13. Ministro de Asuntos Campesinos y Agropecuarios: Guido Añez Moscoso (MIR)
14. Ministro de Trabajo: Adalberto Kuajara Arandia (NFR)
15. Ministro de Sin Cartera responsable de Servicios Financieros: Dante Pino Archondo (NFR)
16. Ministro de Sin Cartera responsable de Participación Popular: Mirtha Quevedo Acalinovic (MNR)
E da notare che in questo elenco manca il vicepresidente, Carlos Meza, lunico che ieri mattina abbia rassegnato le dimissioni.
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La guerra del gas
Tutta la rabbia del popolo boliviano, che ha una storia di dittature militari, repressioni feroci, povertà assoluta, mancanza di assistenza sanitaria e negazione di ogni diritto umano, compreso quello allo studio, è esplosa attorno al problema del gas.
La Bolivia è tra le nazioni al mondo più ricche di metano. Il governo Banzer (1997-2000) aveva avviato tutta una serie di accordi per vendere questa importante risorsa agli Stati Uniti attraverso la miltinazionale Pacific LNG. La Pacific, però, ha deciso di usare un porto cileno per trasportare il prodotto fino alle coste californiane. Una soluzione che i boliviani non potevano accettare pacificamente, visto che dalla fine del XIX secolo (guerra del Pacifico) accusano i vicini di casa di aver rubato il loro mare, annettendo la costa boliviana allinterno dei confini cileni.
In oltre, il progetto di vendita del metano prevede unesportazione pari a 7 trilioni di piedi cubici di gas in 20 anni al prezzo di 70 centesimi di dollaro per mille piedi cubici alla bocca di pozzo.
Una cifra che avrebbe portato nelle casse del governo circa 400 milioni di dollari allanno mentre, secondo i prezzi accordati alle altre nazioni esportatrici di metano, le stesse quantità avrebbero potuto permettere un guadagno di 3.660 milioni di dollari.
Nonostante gli scontri, la Repsol, la società spagnola che partecipa, con la Pan American e la British Gas, nella Pacific, ha dichiarato che, nonostante tutto, resta interessata allesportazione del metano dallo stato andino e che a loro non compete scegliere il porto da utilizzare, tra Perù e Cile, per trasportare il gas naturale in California. Proseguiamo velocemente con il progetto, stiamo già facendo gli studi preliminari, quelli di fattibilità, ha affermato alla Reuters un portavoce della Repsol.

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:: SPECIALE BOLIVIA - DOCUMENTI 3 ::
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Lista delle vittime
Secondo le notizie ufficiali rese dalla stampa, queste le vittime degli ultimi scontri esplosi tra cittadini boliviani ed esercito (con la sigla NN si indicano le vittime di cui non si è ufficilizzata lidentità).
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Warisata - 20 settembre
1. Marcos Quispe, studente
2. Juan Cosme, 38 anni, docente universitario
3. Primitivo Curaca
4. Marlene Nancy Rojas, 8 anni
5. NN militare di leva
Ventilla - 3 ottobre
6. José Luis Aatahuichi, 41 anni
7. Ramiro Vargas Astilla, 22 anni
El Alto - 11 ottobre
8. Walter Huanca Choque, 27 anni
9. Alex Mollericona, 5anni
10. José Miguel Pérez Cortes
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El Alto - 12 ottobre
11. Vicente Efrain Pinto, 23 anni
12. Efraín Mamani Quispe, 30 anni
13. Carmelo Mamani, 45 anni
14. Cerna García, 20 anni, soldado
15. José Miguel Pérez, 23 anni
16. Efrain Mita Quispe, 22 anni
17. Marcelino Carvajal, 52 anni
18. Constantino Quispe Mamani, 43 anni
19. Marcelo Machicado, 53 anni
20. Jhonny Mamani
21. Máximo Vallejos
22. Augusto Ilari Pari, 50 anni
23. Damián Luna Palacios, 42 anni
24. Adolfo Huanca, 45 anni
25. Flix Calle
26. Richard Charcas
27. Vidal Pinto, 23 anni
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Il Presidente assassino
Gonzalo Sanchez de Lozada, che fin dal suo primo mandato presidenziale (1993-1997) aveva dato modo ai boliviani di pagare sulla propria pelle lo scotto delle privatizzazioni, dopo i fatti di El Alto ha perso il suo nomignolo di El Gringo, acquistando lappellativo di Presidente assassino.
Roberto de la Cruz, leader della Central Obrera Dipartimentale di El Alto, ha denunciato persecuzioni già messe in atto dalla intelligence governativa e si è rifugiato in clandestinità. Ho lasciato la mia casa ha dichiarato de la Cruz allagenzia di stampa Afp durante unintervista telefonica perché il Governo ha emanato lordine di uccidermi, di uccedere Jaime Solares (leader della Cob, il sindacato più potente della bolivia), Felipe Quispe (leader del sindacato dei campesinos) e Evo Morales (capo dellopposizione al governo e leader della confederazione sindacale dei cocaleros) perché siamo a capo di questa lotta.
E se le dichiarazioni di Roberto de la Cruz potrebbero risultare più dure di quanto i fatti non dicano, secche ma incontrovertibili le dichiarazioni dellAssemblea Permanente in Difesa dei Diritti umani di Bolivia, della Confederazione della Stampa e del delegato della Conferenza Episcopale di Bolivia che, in conferenza stampa lunedì a La Paz hanno indicato il Governo come unico responsabile del massacro di El Alto.
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Il progetto di esportazione del gas al centro delle proteste
"GUERRA DEL GAS":
GLI INTERESSI IN GIOCO
Da MISNA, il documento dei Movimenti Boliviani
È il gas, di cui la Bolivia è ricca (727,2 miliardi di metri cubi stimati nel 2002), a rappresentare la chiave di volta dellattuale crisi che sconvolge il Paese andino. Oltre al gas, però, altri attori principali per spiegare quanto sta accadendo nello Stato andino sono: il presidente della Repubblica, Gonzalo Sánchez de Lozada, detto Goni; le multinazionali del petrolio; i movimenti sociali e le categorie produttive, stanchi e delusi dalla politica economica del governo. Da tutto questo deriva una situazione esplosiva, che da tre settimane da quando, a Warisata (80 chilometri dalla capitale boliviana, La Paz), in un duro scontro tra forze dellordine e contadini morirono sette civili rischia di trascinare il Paese nel baratro. Tutto è cominciato quando il governo di Sánchez de Lozada ha deciso di dare attuazione a un vecchio progetto: privatizzare il settore estrattivo, mettendo nelle mani delle compagnie petrolifere straniere lintero processo produttivo del petrolio e del gas.

Un poco di storia
Nellaprile 1996, Goni ricopriva il suo primo mandato presidenziale e, in vista delle elezioni, decise di cambiare integralmente la Legge nazionale sugli idrocarburi. Nel 1997, emise il Decreto 24806, con il quale toglieva allo Stato boliviano la proprietà degli idrocarburi. Tanto per fare un esempio, se prima della riforma le 26 compagnie straniere attive nellestrazione di gas e petrolio versavano ogni anno 350 milioni di dollari nelle casse boliviane, dal 1996 si è scesi a 120 milioni di dollari lanno denunciano la Coordenadora de agua de Cochabamba e altre nove associazioni boliviane firmatarie di un appello per fermare la svendita delle risorse nazionali ai danni dei cittadini. Il 96 rappresenta dunque linizio della privatizzazione anche se, secondo la Coordenadora e le altre associazioni, già nel 1994, prima della privatizzazione e della nuova legge sugli idrocarburi, esisteva una Carta delle intenzioni per vendere 5 milioni di miliardi di piedi cubici di gas (il piede cubico è ununità di misura del volume del sistema inglese, pari a 0,03158 metri cubici, n.d.r.) al Cile.
Chi "sfoglia la margarita"?
Da qui, secondo le associazioni firmatarie dellappello, già si evince la prima bugia del governo, secondo cui invece il grosso del gas di cui è ricco il campo di prospezione privato Margarita (circa 7 milioni di miliardi di piedi cubici, da esportare in 20 anni) sarebbe destinato ai lontani mercati del Messico e, in prospettiva, della California. Sempre secondo la versione ufficiale, il gas dovrebbe raggiungere i citati Paesi passando attraverso il porto cileno di Patillos, strappato alla Bolivia nel 1879 alla fine di una guerra vinta proprio da Santiago. La questione geografica è decisiva, poiché il governo di La Paz ha sempre giustificato il basso prezzo di vendita del gas grezzo estratto da esportare in Messico e Usa con la distanza chilometrica da percorrere. Per questa ragione, il governo ha stabilito daccordo con le compagnie multinazionali che si occupano dellestrazione, del trasporto e della commercializzazione del gas - un prezzo di 0,7 dollari statunitensi ogni mille piedi cubici. Ora, lesecutivo si è accordato con le compagnie straniere (la compagnia di trasporto nordamericana Sempra Energy e il consorzio Pacific Lng, oltre alle multinazionali a maggioranza britannica British Petroleum e British Gas e la compagnia spagnola Repsol, proprietarie del sito Margarita) per avere una percentuale del 18 per cento sul valore stimato di 0,7 dollari per mille piedi cubici, il che porterà, secondo la Coordenadora de agua de Cochabamba e le altre associazioni, in 20 anni, solo 882 milioni di dollari alle casse statali. Il problema, però, è che la gran parte del gas non andrà mai in Messico o negli Stati Uniti, secondo le associazioni, ma nel vicinissimo Cile.

Perché, si chiedono allora le organizzazioni firmatarie dellappello, non considerare il valore del gas grezzo boliviano sulla base degli attuali prezzi di mercato, ovvero 1,3 dollari per mille metri cubici? In questo caso, il gas boliviano, dice la Coordenadora, varrebbe un miliardo e 300 milioni di dollari ogni milione di miliardi di piedi cubici, cioè 9 miliardi e 100 milioni di dollari per i 7 milioni di miliardi di piedi cubici del campo di prospezione sotto esame. Su queste basi, anche accontentandosi del 18 per cento sugli 1,3 dollari ogni mille piedi cubici di gas, allo Stato boliviano entrerebbe quasi il doppio in royalties. Le associazioni e con loro tutte le categorie in sciopero in questi giorni vanno ben oltre. Applicando una royalty del 50 per cento, dalla commercializzazione del gas di Margarita deriverebbero 9.100 milioni di dollari. La metà andrebbero alla Bolivia che, dunque, alle condizioni attuali si troverà a perdere 3.660 milioni di dollari che potrebbero essere investiti in istruzione, salute, strade, salari, e altro, migliorando le condizioni di vita del popolo boliviano (il cui 75 per cento vive in condizioni di estrema povertà). Le associazioni, da parte loro, chiedono di estendere a tutte e 26 le aziende straniere che estraggono gas e petrolio in Bolivia le condizioni proposte per il campo di Margarita. Il gioco di Goni, dunque, sarebbe stato scoperto. [LL]
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LLAMADO A LA OPINIÓN PÚBLICA INTERNACIONAL
INMINENTE RIESGO DE MAYORES HECHOS DE SANGRE EN BOLIVIA POR LA IMPOSICIÓN DE
UN NEGOCIADO CON EL GAS BOLIVIANO
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Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente ha curato diverse inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano. È tra i fondatori dell'Osservatorio Informativo sulla Regione Andina - Selvas.org
E-mail: giovitrano@libero.it
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