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Nel secondo millennio, la Bolivia continua ad usare la schiavitù come reperimento di mano d'opera gratuita. Una storia di ordinaria miseria e violenza che non trova interlocutori capaci di interrompere questa pratica. La pressione sociale, nella nazione andina, è al limite dell'esplosione. Si preparano grandi mobilitazioni di piazza, e il Paese si prepara a tornare alla militarizzazione vecchio stile pur di garantire riforme economiche imposte e contratti convenienti ai soliti noti. Bolivia "schiava" e schiavista contemporaneamente.

Gli schiavi esistono ancora in Bolivia.
Di Giovanna Vitrano




Le immagini di questo servizio NON rappresentano "schiavi".
Le foto di questo servizio sono tratte dal sito ufficiale del International Fund for Agricultural Development (IFAD), agenzia dell'ONU e trattano progetti per la crescita agricola in Bolivia. Foto di Franco Mattioli e Susan Beccio.


Bolivia - 30/08/2003
:: STAMPA in BOLIVIA ::
Los Tiempos
El Diario
La Razòn

Marcelino Robles ha 48 anni ed è un indios guaranì. Vive nella provincia dellAlto Parapetì, ai confini delle province di Santa Cruz e Chuquisaca.
Ha camminato 5 giorni per arrivare fino a La Paz e chiedere aiuto. Ma anche questa volta, come le altre due precedenti, non ha avuto alcuna risposta. Ad essere sinceri, non è riuscito, per la terza volta in meno di un anno, neppure a parlare con qualcuno del Governo boliviano.
Marcelino Robles non ha, infatti, alcun diritto. Marcelino Robles, nato in Bolivia nel 1955, è uno schiavo.
“Noi uomini cominciamo a lavorare nelle fattorie dell'Alto Parapetì a 12 anni, seminando il mais; le donne iniziano anch'esse a 12 anni ma nelle case dei padroni. E siamo costretti a iniziare i nostri figli alla stessa vita perché non abbiamo i soldi per mandarli a scuola. Quello che vorrei chiedere al governo è almeno una possibilità per vivere meglio”.
Questo è quello che ha saputo raccontare Marcelino Robles a proposito della sua storia.

Una storia che svela un vero inferno.
Nel Chaco boliviano vivono 3.179 indigeni guaranì che lavorano presso 121 fattorie. Le loro condizioni sono disumane: lavorano per i signori delle fattorie senza percepire un salario, non hanno un pezzo di terra da coltivare per uso personale, gli attrezzi che usano non sono di loro proprietà, non hanno alcun tipo di assistenza sociale tantomeno l'assistenza medica. Non hanno ferie né hanno diritto ai giorni festivi, eccezion fatta per il 3 maggio, giorno in cui si festeggia una Madonna del luogo, il solo e unico giorno di riposo in tutto l'anno, giorno in cui possono festeggiare ma senza bere alcolici e solo fino alle 5 del pomeriggio. Ogni giorno, devono lavorare per almeno dieci, quindici ore. Se ciò non avviene, le donne vengono punite con la fustigazione, gli uomini o con torture peggiori o con la distruzione della capanna in cui vivono. Questi indios hanno la possibilità, per sopravvivere, di coltivare un fazzoletto di terra - che non è di loro proprietà - e di allevare qualche mucca o qualche capra -anche queste di esclusiva proprietà del padrone-. In caso di punizione grave (come ad esempio preferire un partito politico non gradito al padrone), il fattore può arrivare a uccidere il suo bestiame, costringendo così lo schiavo a indebitarsi ancora di più e a dover lavorare ancora più a lungo per non morire di fame con tutta la sua famiglia.
Ogni giorno Marcelino Robles si alza alle 5 del mattino per cominciare a lavorare nei campi. Alle 6 c'è il primo appello, per controllare che tutti gli "operai" siano al lavoro. Da mezzogiorno all'una ha diritto alla pausa per il pranzo, costituito da una specie di focaccia fatta con la farina di mais, prima di ricominciare a lavorare fino alle 17. Da questo momento in poi, Marcelino, ha ben due ore di luce a sua disposizione per coltivare la terra messagli a disposizione dal padrone, quella terra da cui dipende il sostentamento di tutta la sua famiglia.
Marcelino Robles, però, ha avuto una possibilità: all'età di 35 anni è stato prestato ad un'altra fattoria, a Camiri. Lì ha capito che la sua vita non era quella di tutti gli altri. Lì, in quella fattoria vicina ad un grosso centro abitato, ha potuto scoprire cosa significava essere una "persona". E da quel momento ha deciso



:: SCHIAVITU' in Bolivia ::
Constitución política del Estado
Artículo 5º
No se reconoce ningún género de servidumbre y nadie podrá ser obligado a prestar trabajos personales sin su pleno consentimiento y justa retribución. Los servicios personales sólo podrán ser exigibles cuando así lo establezca la ley.
Artículo 6º Todo ser humano tiene personalidad y capacidad jurídica, con arreglo a las leyes. Goza de derechos, libertades y garantías reconocidos por la Constitución, sin distinción de raza, sexo, idioma, religión, opinión política.
Código Penal
Artículo 291.- (Reducción a la esclavitud o estado análogo) "El que redujere a una persona a esclavitud o estado análogo, será sancionado con privación de libertad de dos a ocho años". Este artículo es el primero de los que se encuentran en el capítulo referente a los delitos contra la libertad individual dentro del Código Penal vigente. Pese a que es similar a las disposiciones establecidas por la Constitución Política del Estado, no determina en qué circunstancias se comete este delito, no es claro y para poder comprenderlo se debe acudir a otras normas jurídicas.
Artículo 292.- (Privación de libertad)
El que de cualquier manera privare a otro de su libertad personal, incurrirá en reclusión de seis meses a dos años y multa de treinta a cien días.
La sanción será agravada en un tercio, cuando el hecho fuere cometido:
1. Por un funcionario público, con abuso de su autoridad.
2. Sobre un ascendiente, descendiente o cónyuge.
3. Si la privación de libertad excediere de cuarenta y ocho horas.
Perché quello di Marcelino Robles non è un caso isolato. Solo nel 2003 sono state presentate alla Policía Técnica Judicial ben 16 denunce presso i tribunali di La Paz, El Alto, Santa Cruz, Cochabamba, Tarija e Chuquisaca. Nessuna di queste è arrivata in tribunale.
C'è la denuncia contro Roberta Flores presentata il 4 giugno scorso, proprietaria terriera di La Paz, che si è conclusa con una conciliazione. Ancora, però, non è stato determinato l'ammontare dei danni causati alla "schiava" María Fernández. Secondo le ultime notizie, Maria lavora ancora nella fattoria dei Flores.
Il 18 marzo 2003 Sabrina Flores ha denunciato Rubén Olmedo, colpevole di aver ripetutamente violentato sua figlia minorenne. Il caso è ancora fermo alle indagini.
Privazione della libertà, violazione dei diritti umani, riduzione in schiavitù; questi i reati di cui si parla.
E la Bolivia una sua legge contro la schiavitù ce l'ha.
Ma c'è un “ma”: negli articoli del codice penale in cui si parla di schiavitù è sì presente la pena da comminare (da due a otto anni di prigione), ma non si legge da nessuna parte cosa si intende per “riduzione in schiavitù”. E per questo motivo è quasi impossibile condannare per questo reato.

Di violazione in violazione
L'Assemblea Permanente per i Diritti Umani in Bolivia ha davvero molto lavoro in questi giorni. Oltre alle faccende legate ai casi di schiavitù, in Bolivia si sta lentamente preparando il ritorno ai vecchi tempi, ai tempi in cui le dittature militari tenevano ben più tremila persone sotto coercizione.
Tanto per iniziare, il governo ha deciso di rimpinguare le forze di polizia per la sicurezza dei cittadini mandando l'esercito per le strade di Santa Cruz, La Paz e Cochabamba. Una soluzione che fa rabbrividire chiunque abbia vissuto sotto il governo di Hugo Banzer Suarez, il dittatore “democraticamente” eletto presidente fino al 2000, fino a pochi mesi prima della sua morte per un cancro ai polmoni.
Altra novità: il governo ha deciso di raccogliere tutti i ragazzini che vivono per le strade di queste città e di approntare per loro un programma di recupero, insegnando loro un mestiere e ospitandoli in edifici requisiti ai narcotrafficanti. Il progetto sarebbe molto bello, se la realtà boliviana non suggerisse una diversa lettura: è esagerato supporre che si tratta di un modo molto diplomatico per informare la popolazione di un imminente ricorso alla carcerazione di minori in apposite strutture? Purtroppo pensiamo di no.
Altro problema. Lo scorso 31 luglio è stata approvata una legge che punisce (con una pena che varia dai due a otto anni di carcere, esattamente quanto previsto per gli schiavisti) i partecipanti ai blocchi stradali. Il governo si difende dalle accuse di limitazione al diritto di sciopero dicendo che non è punito lo sciopero o il “blocco” come sua espressione, ma solo chi lo fa, solo chi vi partecipa.
L'Assemblea, intanto, non ha ricevuto alcuna risposta circa la sua richiesta di consulta popolare a proposito dell'accordo bilaterale tra Stati Uniti e Bolivia. In poche parole, la Bolivia si è impegnata, pur avendo un proprio membro giudicante all'interno del Corte Penale Internazionale, a non costringere o trasferire in alcun modo alla corte dell'Aja alcun cittadino statunitense; a non costringere, trasferire o espellere verso un paese terzo con l'intenzione di rivolgersi alla Corte alcun cittadino statunitense; qualora la Bolivia dovesse costringere o trasferire un cittadino statunitense verso un paese terzo, il governo boliviano si assicurerà che il paese terzo non lo costringa o lo trasferisca alla Corte senza il consenso esplicito del governo degli Stati Uniti.
Davvero un gran bell'accordo, non discusso in parlamento, soprattutto se si pensa che nel tropico cochabambino scoppiano ogni giorno tafferugli tra i campesinos e cocaleros contro i marines statunitensi, di stanza nella regione per tenere sotto controllo il traffico della coca. Le principali lamentele dei boliviani riguardano le attenzioni eccessive, riservate dai militari, alle loro donne, oltre ai danni da questi subiti a causa delle bravate che certi soldati, lontani da casa, si permettono fin troppo spesso. A tale riguardo, pochissimi sono i dati a disposizione: non per niente l'attuale ambasciatore statunitense in Bolivia, David Greenlee, nel 1988 era il numero uno della Cia nel paese andino.



Per gettar benzina sul fuoco
Raccontare tutto quello che bolle in pentola nella Bolivia di questi giorni, non è impresa facile. Ne riportiamo un rapido elenco di fatti per meglio comprendere la situazione attuale del paese:
- secondo uno studio aggiornato al mese di giugno 2003, i due terzi della popolazione boliviana vive al di sotto della soglia di povertà estrema. Del terzo restante, l'80% vive in povertà, mentre il 20% può ben dirsi molto ricco;
- gli operatori del settore sanitario minacciano da tempo uno sciopero a tempo indeterminato. Oltre ai salari incredibilmente bassi (un medico guadagna circa 55 euro al mese), si lamenta la scarsezza di medicinali. In molte città boliviane prospera il mercato nero delle medicine scadute;
- il Fondo Monetario Internazionale, alla sua seconda verifica annuale, rimprovera la Bolivia di non aver ottenuto i risultati economici sperati. Suggerisce di modificare il sistema pensionistico (è implicito il consiglio di privatizzarlo), di ampliare l'accordo economico della vendita di elettricità al Brasile (che compra energia elettrica ad un prezzo quasi inferiore al costo di produzione), e di ratificare al più presto il trattato per l'esportazione del metano in California (gli Stati Uniti lo vorrebbero attraverso i porti cileni, i boliviani vorrebbero usare i porti peruviani);
- il Cile, sempre più forte militarmente grazie ad una strepitosa campagna di svendite di armi e aerei militari fatta in suo favore dallo Zio Sam, oltre a continuare ad accaparrarsi l'acqua potabile boliviana senza pagare un soldo, sta dimenticando di sminare il confine con la Bolivia, un vero tappeto di mine antiuomo. Accusato per questa dimenticanza, il governo cileno ha fatto sapere ai boliviani che le mine saranno tolte “in tempo per il passaggio del gasdotto” che condurrà il metano verso il mare cileno con destinazione la California;
- gli Stati Uniti, dal canto loro, si dichiarano più che disponibili ad aiutare il paese latinoamericano. Ormai non devono neanche ripetere più le loro condizioni, e cioè che i soldi possono arrivare quando il governo si deciderà a vendere il metano alla multinazionale Pacific Lng, a sradicare totalmente la coca dal Chapare e ad integrare il paese nell'Area di Libero scambio delle Americhe, l'Alca;
- come unica contromossa, il partito di opposizione Mas del dirigente cocalero Evo Morales ha indetto il prossimo 5 settembre uno sciopero generale per manifestare contro l'inettitudine del governo in merito al metano, all'acqua e alle troppo plausibili ulteriori privatizzazioni (oltre ad un possibile ricorso alla dollarizzazione della divisa nazionale). Allo sciopero parteciperanno in testa la Centrale Operaia Boliviana, le centrali operaie dipartimentali, il Coordinamento dellAcqua, gli operatori scolastici, quelli sanitari, i cocaleros, i campesinos, i pensionati e i genitori dei ragazzi sotto servizio militare che, pur avendo concluso il loro periodo di leva, non sono ancora stati rimandati a casa.

Quale coniglio uscirà dal cappello boliviano per evitare un nuovo massacro come quello di febbraio?

N.B. Si ringrazia Bolpress.com per i materiali originali forniti



:: I DOCUMENTI DI SELVAS.ORG::



Accordo Bolivia - U.S.A. sulla protezione ai militari



Titolo testo originale:Acuerdo Bolivia-EE.UU. para la protección a militares
(in spagnolo)


"El Gobierno de la República de Bolivia y el Gobierno de los Estados Unidos de América en lo sucesivo "las partes".
Reafirmando la importancia de enjuiciar a los culpables de genocidido, delitos de lesa humanidad y crímenes de guerra.
Recordando que el Estatuto de Roma de la Corte Penal internacional suscrito en Roma el 17 de julio de 1998 por la Conferencia de Diplomática de Plenipotenciarios de las Naciones Unidas sobre el establecimiento de una Corte Penal Internacional, tiene la intención de complementar y no de suplantar la jurisdiccion penal internacional
Considerando que el Gobierno de los Estados Unidos de Améria ha expresado su determinación de investigar y enjuiciar cuando sea procedente los actos específicos que esté bajo la jurisdicción de la Corte Penal Internacional supuestamente cometidos por sus funcionarios , empleados, personal militar u otros nacionales.
Teniendo en cuenta el artículo 98 del Estatuto de Roma,
Por el presente convienene en lo siguiente.
1.- A los efectos del presente acuerdo, la expresión "personas de EE.UU" incluye a todos los nacionales de los Estados Unidos de América y al personal militar que cumpla o haya cumplido funciones en el pasado para los Estados Unidos que no tenga la nacionalidad de los Estados Unidos con respecto a los actos u omisiones supuestamente cometidos o que tengan lugar mientras sean o hayan sido parte del personal militar de los Estados Unidos de América.
2. Las personas de los Estados Unidos de América presentes en el territorio de la República de Bolivia no serán, salvo con el consentimiento expreso del Gobierno de los Estados Unidos de América:
a) Entregadas ni trasladadas por ningún medio a la Corte Penal Internacional para ningún propósito ni:
b) Entregadas ni trasladadas por ningún medio a ninguna entidad ni a un tercer país, ni expulsadas a un tercer país, con el propósito de entregarlas o trasladarlas a la Corte Penal Internacional.
3. Cuando el Gobierno de la República de Bolivia extradite, entregue o de otra forma traslade a una persona de los Estados Unidos de América a un tercer país, el Gobierno de la República de Bolivia no convendrá en que el tercer país lo entregue o traslade a la Corte Penal Internacional, salvo con el consentimiento expreso del Gobierno de los Estados Unidos de América.
4. El presente acuerdo entrará en vigor mediante un canje de notas que confirme que cada una de las partes ha cumplido con los requisitos jurídicos nacionales para su entrada en vigor. El presente acuerdo permanecerá vigente hasta un año después de la fecha en que una de las partes notifique a la otra su intención de derogarlo. Las disposiciones del presente Acuerdo se seguirán aplicando respecto a todo acto que ocurra, toda alegación que surja, antes de la fecha en que surta efecto la derogación.

Hecho en La Paz el 19 de mayo de 2003, en los idiomas español , inglés, siendo ambos textos igualmente auténticos.

Por el Gobierno de los Estados Unidos de América
David N. Greenlee
Embajador
Embajada de los Estados Unidos de América


Por el Gobierno de la República de Bolivia
Carlos Saavedra Bruno
Ministro de Relaciones Exteriores y Culto de Bolivia



Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente ha curato diverse inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano, è tra i fondatori di selvas.org.
E-mail:
giovitrano@libero.it


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