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Gli Stati Uniti chiedono il ripianamento del debito con FMI, BM e BID mentre sempre più circostanziate sono le notizie sullo spiegamento di forze al confine cileno. Sullo sfondo, il gas e il petrolio, il referendum e i conti che non tornano.
"I boliviani devono pagare il debito, se no già conoscono le conseguenze" tuona così l'ambasciatore Greenlee che di storia boliviana ne ha vissuta tanta...
Bolivia, gli avvoltoi volano in cerchio
Di Giovanna Vitrano

Le foto in questo articolo sono di DadoGaldieri - AP
Bolivia - 06 giugno 2004
Ci hanno scritto: "Cari amici, non so quali notizie del cavolo passino dai media ufficiali, ma so che devo darvi una brutta informazione. Un collega cileno, X, di origine Y, mi ha inviato una mail con la quale mi informa di una imminente invasione cilena in territorio boliviano
E che in questo momento centinaia di soldati sono pronti a superare la frontiera nella zona di Oruro. Secondo il mio collega, il comando in capo dellesercito cileno si riunisce continuamente, in gran segreto, per parlare di Gas, un argomento che rappresenta la vita o la morte per il Cile. Ad ogni modo, i militari cileni hanno espresso al cancelliere Z di essere pronti a portare le bandiere cilene in Bolivia. Tutto mi lascia intendere che il presidente Carlos Mesa e il comandante generale dellesercito sono a conoscenza di questi fatti, e per questo non spingono per il trasporto del gas in Perù
Il distaccamento militare acquartierato nel cuore del deserto è pronto e aspetta ordini superiori, non credo di sbagliare se dico dalla stessa ambasciata nordamericana e inglese di Santiago: loro lavorano come formiche
".
In allegato, la mail di X: "Ho il dispiacere di comunicarti che da molto tempo si fanno riunioni segrete tra gli alti ufficiali militari cileni per preparare un possibile attacco alla Bolivia perché loro sembra non abbiano portato a termine parte del trattato del 1904. In queste riunioni si parla di una guerra con la Bolivia per distruggere in maniera definitiva e più violenta possibile la sua forza armata e sterminare i partiti indigeni e i loro leader. Queste infrmazioni mi sono state confermate anche da un mio amico di W, zona di frontiera nella quale si è visto ultimamente un gran movimento di truppe
".
Piccoli incidenti
Scusate tutte queste X, Y, Z e W. I nomi non possiamo farli, né possiamo in qualche modo fornire luoghi o collegamenti che possano in qualche modo, in qualunque modo, ledere allanonimato di questi nostri contatti.
Le due e-mail hanno la data di fine aprile, giusto qualche giorno prima che si assistesse ad uno scontro, una "scaramuccia", un "incidente" lo hanno definito i mass media ufficiale, nel corso del quale pare che una pattuglia boliviana abbia varcato la frontiera del Cile e qui sia stata fatta prigioniera da militari cileni. I soldati boliviani sembra siano stati restituiti al governo boliviano dopo qualche giorno, mentre sia Lagos che Mesa buttavano acqua sul fuoco parlando, appunto, di "incidente", "piccolo equivoco", ecc.
La verità è che non ci sono notizie certe sulla restituzione dei prigionieri. Non una foto, non un nome. E chiunque sia avvezzo alla lettura dei quotidiani andini ben sa come questi amino le foto a tutta pagina con la scritta "bentornati eroi!" a sei colonne. Persino la notizia della "scaramuccia" è stata relegata in fondo alla pagina, solo uno strillo di poche righe. Qualcosa in più, per fortuna, sui maggiori quotidiani statunitensi: il Washington Post continua ad avere tutta la nostra stima per lincredibile testimonianza su cosa sia, davvero, la libertà di stampa.

Giochiamo insieme
Che ci siano truppe cilene ammassate ai confini con la Bolivia lo sapevamo. Così come sappiamo che qualche gioco oscuro si sta giocando, proprio in questi mesi, tra i paesi potenziali produttori di gas naturale (metano) e petrolio del continente sudamericano e le grandi multinazionali dellesportazione. La Bolivia ha il petrolio (sulle quantità ne parliamo in seguito), ma non ha i mezzi per estrarlo. Quello che già viene affidato alle amorevoli cure delle industrie petrolifere dovrebbe essere esportato in Argentina che, secondo i giuramenti fatti da Kirchner a Mesa, non ne dovrebbe fornire "neppure una goccia" ai Cileni. Molto interessata agli idrocarburi boliviani è la multinazionale Repsol, nome dietro il quale si muove - ci scommettiamo- una bella cordata di altre imprese come la British gas, qualche olandese e un paio di statunitensi. Insomma, gli stessi attori di quella Pacific LNG che non è riuscita ad avere gli idrocarburi dopo anni e anni di contratti e accordi (per raccontare questa storia per intero dovremmo iniziare dal 1977 e dalla dittatura di Hugo Banzer Suarez).
Prima di proseguire con la lettura di questo articolo, tenete bene a mente questa faccenda degli idrocarburi, del prossimo referendum e dei soldi che ci sono in gioco, oltre alle fonti energetiche che fino ad oggi sono allasta. Ricordate, on oltre, che solo il senato boliviano ha firmato limmunità per i militari statunitensi nel caso in cui questi dovessero venire accusati di violazioni dei diritti umani in territorio boliviano. Il governo, la camera dei deputati, non lo ha ancora fatto e troppe sono le voci scandalizzate dallatteggiamento del senato.
Tenete bene a mente tutto questo, ripassando magari, le regole non scritte del Fondo Monetario Internazionale, quelle regole di cui Stiglitz ci ha gentilmente fornito copia.
Tutto questo, infatti, è lunico modo per partecipare correttamente a un gioco che adesso vi presentiamo. E un gioco non certo nuovo, ma è il primo che viviamo come osservatori. Scopo ultimo di questo gioco è impossessarsi di uno stato sovrano senza annetterlo al proprio territorio, accaparrandosi delle sue risorse naturali, ma senza doversi prendere cura dei suoi cittadini.
Costruisci un buon affare
E fondamentale per questo gioco che lo stato da annettere sia in pessime condizioni economiche. Per far ciò è sufficiente accordargli crediti per migliaia di milioni di dollari anche quando non ci sono garanzie, stando ben attenti, però, che queste migliaia di milioni di dollari vengano elargite in modo discontinuo e con il contagocce. Cioè: ho deciso di prestarti 200 milioni di dollari, adesso te ne do 20, gli altri 180 milioni te li darò solo se farai diminuire la coltivazione della coca dell80% entro lanno. Una cosa impossibile in una terra in cui la coca è anche chiamata "la foglia sacra". Così quei 180 milioni non vengono dati, ma risultano in credito. Lo stato, ovviamente, con 20 milioni di dollari non ci fa neppure o gagliardetti per la festa del 4 agosto, così deve chiedere un altro prestito, magari ad un altro ente. Stessa storia e via dallinizio.
Stringi i tempi
Se non si è riusciti a impossessarsi delle risorse naturali con accordi economici più o meno trasparenti, non resta altro che percorrere le vie legali. Ad esempio, chiedere il ripianamento del debito. Questo è quanto ha minacciato lambasciatore statunitense David Greenlee lo scorso 1° giugno. "Los Bolivianos tienen que pagar su deuda", i boliviani devono pagare il debito, se no "ustedes conocen las consecuencias", conoscete le conseguenze. Il debito esterno cui si riferisce Greenlee è quello con il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e il Banco Interamericano per lo Sviluppo (FMI, BM e BID nelle sigle), e ammonta a 5.180 milioni di dollari.
Una bella cifra (che la Bolivia non ha), fino ad ora gestita grazie alle riserve di idrocarburi che dalla Bolivia dovrebbero venire estratte ed esportate. Esportate fino in Cile, stato sovrano con un governo chiaramente schiavo delle volontà economiche delle multinazionali. Così come alle multinazionali appartengono i grossi capitali gestiti da FMI, BM e BID. Peccato però che la Bolivia proprio non ne vuol sentire parlare del suo gas in Cile. Un "no" detto chiaramente lo scorso ottobre, un "no" ripetuto davanti alla legge sugli idrocarburi di Mesa, un "no" che potrebbe essere ripetuto al referendum. Davvero un grosso problema. Da arginare. Subito.

Cambia le carte
Tanto per avallare la richiesta del ripianamento dellesposizione debitoria, gli esperti stanno dimostrando in questi giorni che la Bolivia ha davvero problemi economici. Stanno dimostrando, di più, che la Bolivia non sarà in grado di pagare il debito neppure con la vendita dei suoi idrocarburi. Perché gli esperti boliviani si sono sbagliati. Nel sottosuolo di questo pezzetto di Pachamama non ci stanno i famosi tre trilioni di barili di petrolio, ma ce nè molti, molti. Molti di meno. Una ricerca ufficializzata dalla De Goyer & MacNaughton ha certificato lo scorso 1° gennaio che le riserve di gas naturale sono diminuite dai 54,9 trilioni di piedi cubici del 2002 ai 52,3 del gennaio 2003, mentre il petrolio, secondo le ricerche della Yacimientos Petrolíferos Fiscales Bolivianos (YPFB nella sigla) decresceva dai 956,92 milioni di barili del 2002 ai 908,73 del 2003. Queste diminuizioni di gas pare siano da collegare alle mancate aspettative del terzo pozzo di estrazione Itaú-X3, gestito dalla multinazionale TotalFinaElf, così come la diminuzione di petrolio di questo 5.04% sono causate, guarda un po, dai risultati negativi dello stesso pozzo, gestito dalla stessa multinazionale, senza il controllo della nazionale YPFB.
E vero, ci sono dati che confermerebbero nella zona lesistenza di altri giacimenti, ma "non si dispone di sufficienti informazioni per assicurarne il volume".
Pur considerando questi risultati mancati, la Bolivia rimane tra i primi 20 paesi con maggiori riserbe di metano nel mondo, giunto una posizione meno del Kuwait. Ma in America Latina la Bolivia è seconda soltanto al Venezuela. E comunque, nonostante queste perdite, le multinazionali Andina, Chaco e la Transredes hanno dichiarato che solo nel 2003 hanno avuto utili dagli idrocarburi boliviani per 90 milioni di dollari (ufficializzando un aumento degli utili stabile), soldi che, nonostante quanto previsto dalle leggi, non sono stati ancora investiti nel territorio boliviano.

Stagione di saldi
Diciamo che di gas ce nè abbastanza per pagarci i debiti. Se il gas venisse venduto al prezzo del mercato. Purtroppo così non è. Ve lo dimostriamo con dei semplici conti.
Il presidente di YPFB, Jaime Barrenechea, ha dichiarato proprio i primissimi giorni di giugno che "lesportazione del metano in Argentina equivale a un fatturato di 9.726 dollari al giorno quando si raggiungerà una fornitura giornaliera di 4 milioni di metri cubici". E qui ci vengono in soccorso gli amici matematici che ci spiegano: 4 milioni di metri cubici corrispondono a 141,24 milioni di piedi cubici, ossia 141.240 migliaia di piedi cubici (MPC). Se 141.240 MPC si fatturano a 9.726 dollari, ciò equivale a dire che ogni mille piedi cubici si fatturano a meno di 7 centesimi di dollaro, per la precisione 0,0688 $/MPC. Decisamente molto meno di quel famoso dollaro e mezzo che è il prezzo di mercato
Probabilmente Barrenechea ha sbagliato e quei 9.726 dollari quotidiani non sono la cifra corretta
Noi preferiamo pensare così.
Infiamma gli animi
Di fronte a tutto questo scempio, i boliviani - che non sono gli "indios" delle multinazionali - si indignano. E scendono in piazza. Continuano a fare scioperi e a bloccare le strade. A usare la dinamite per farsi esplodere davanti al Pazzo Quemado e per squartare lasfalto delle uniche due grandi strade di comunicazione della Bolivia. Di fronte allesercito che, come al solito, spara.
Il primo giugno, durante uno scontro tra manifestanti e forze armate a San Pablo, nel dipartimento del Beni, sono rimasti uccisi due campesino e un militare. Lordine di attaccare i manifestanti è stato dato dal ministro del governo Alfonso Ferrufino al ministro della Difesa Gonzalo Arredando e al ministro alla Presidenza Josè Galindo. Ferrufino era stato autorizzato da Carlos Mesa.
Queste vittime, anziché far rientrare le proteste, le hanno aumentate. Tutta la Bolivia è nuovamente in subbuglio. Come un animale ferito che scalcia in aria nella foresta, mentre gli avvoltoi volano in cerchio aspettando la sua resa.
Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente ha curato diverse inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano; analista specializzata per l'applicazione dei diritti umani in Bolivia. autrice del libro "Il gioco dell'assenza - Vivere dentro la cultura mafiosa" edito da Editrice Zona, è tra i fondatori dell'Osservatorio Selvas.org.
E-mail: giovitrano@libero.it
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