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Bolivia: Di quale nazionalizzazione degli idrocarburi stiamo parlando? Questa la domanda che più volte abbiamo rivolto al ministro, ora ex ministro, del Governo Morales. Una domanda generata soprattutto dalle troppe letture che l'attuazione della legge - dopo lo scorso 1° maggio 2006 - ci ha offerto. In risposta, ci ha inviato questi suoi interventi che pubblichiamo integralmente. L'ex Ministro Andrés Soliz Rada ci scrive di contratti pluri decennali e abusi petroliferi, ma anche di minacce contro la dirigenti dell'industria nazionale idrocarburifera.
La nazionalizzazione che sarà
Dalla Bolivia Andrés Soliz Rada
Ex Ministro agli Idrocarburi e all'Energia di Bolivia - a Selvas.org
Traduzione a cura di Selvas.org

Sommario
> Contratti per 30 anni
> Abusi petroliferi
Contratti per trent'anni
In modo quasi fortuito, le leggi che il 3 dicembre scorso hanno approvato i contratti con le petrolifere sono tornate al Congresso nazionale per risolvere questioni di forma. Cosa che obbliga 130 deputati e 27 senatori a correggere grossi errori e riempire vuoti che danneggeranno il paese per i prossimi tre decenni. Vediamo i più importanti:
Petrobras, attraverso il suo presidente Sergio Gabrielli, ha affermato che ha il diritto di iscrivere come proprio il valore delle riserve (idrocarburifere) che estrarrà dalla Bolivia. Ha aggiunto che, come detto nell'allegato F, ha sottoscritto contratti di produzione compartita e no contratti a operazione, come dichiarato dal Presidente Evo Morales nel suo messaggio nel primo anniversario di presidenza (23 gennaio 2007). Questo, spiega Petrobras, le da il diritto a partecipazioni (e non solo a retribuzioni) sulla produzione che devono essere inserite prima in bilancio e poi alla Borsa.
E' ovvio che l'esempio dell'industria brasiliana, di cui lo stato detiene solo il 32% delle azioni, ma conta sul 56% dei voti nel consiglio di amministrazione, verrà imitato dal resto delle compagnie. D'altra parte, se le petrolifere hanno il diritto di inscrivere come proprio il valore delle riserve (idrocarburifere), di quale nazionalizzazione degli idrocarburi stiamo parlando?
Il presidente della YPFB, Manuel Morales Olivera, in alcune sue dichiarazioni alla stampa, ha negato questa possibilità, come previsto dal punto 4.3 dei contratti a operazione. Chi ha ragione? Non è giunto il momento di fugare questi dubbi attraverso un'agenda redatta dal Congresso e inclusa in questi documenti? Ricordiamo che la YPFB ha a suo nome il valore delle riserve, che ammontano all'incirca a 200mila milioni di dollari, valore che le permetterà di finanziare i grandi progetti di industrializzazione esistenti e i gasdotti interni di cui necessita la Bolivia.
I contratti hanno mancanze inaudite. In effetti, se si stanno consegnando alle petrolifere i campi (petroliferi) già scoperti (quasi tutti dalla YPFB), che si ritrovano nelle operazioni, con riserve probate e mercati assicurati (quelli del Brasile e dell'Argentina), come non esigerli in cambio del fatto che soddisfino il mercato interno a prezzi attuali e si compromettano nella realizzazione di investimenti necessari per raggiungere entrambi gli obiettivi? Il governo del Perù, ad esempio, cerca di raggiungere un accordo per cui l'argentina Pluspetrol soddisfi il suo mercato interno a un dollaro per milione di BTU (Unidad Térmica Británica, unità internazionale dell'energia pari alla quantità di calore necessaria per portare alla temperatura di 1 grado Fahrenheit una libbra di acqua; 1 BTU/ora corrisponde a circa 0,000293 kwh, ndt). Non stiamo parlando, dunque, di un fatto assurdo.
E' certo che dopo la sottoscrizione dei contratti, le esigenze delle petrolifere sono diventate più grandi. Petrobrás, Repsol, British Gas e Total sostengono che soddisferanno il mercato interno solo se le si pagherà a tariffe internazionali, con la conseguente sovvenzione statale o, in sua mancanza, attraverso l'incremento delle tariffe del GPL, diesel, benzina e I derivati del gas e del petrolio, cosa che ricadrà sui poveri consumatori nazionali. Parallelamente, pretendono presentare piani di operazioni che, in caso vengano accettati al buio dalla nostra industria statale, resteranno paralizzati per un tempo indefinito.
Questo vuol dire, ad esempio, che se Petrobras calcola in 40 milioni di dollari i costi per la perforazione di un nuovo pozzo a San Alberto (il cui costo reale potrebbe essere al massimo la metà), YPFB si ritroverebbe a dover accettare l'abuso o lasciare che il progetto resti bloccato. I costi recuperabili autorizzabili alle petrolifere sono di tale portata che YPFB non avrà risorse per svilupparsi. Questi sono argomenti che devono essere modificati nei contratti.

Il colmo è che YPFB è ridotta a pelle e ossa. La legge 3058 del 17 maggio 2005 le ha tolto tutte le entrate, ora destinate a prefetture, municipi e università pubbliche, per un totale del 50% a beneficio del paese. L'addizionale del 32%, ottenuto con il decreto di nazionalizzazione, sarà eliminato a partire dalla data di protocollo dei contratti, ma si paga il bonus Juancito Pinto (a beneficio degli scolari) in modo indefinito e senza averne le risorse. In più, svuoterà una parte sostanziosa del Bonosol (il bonus destinato agli anziani) che prima era sovvenzionato dalle AFPs (aziende con fondi pensione), socie delle capitalizzate del settore petrolifero. A corollario, le regioni continuano ad essere impegnate a suddividere l'impresa statale in vicepresidenze e regioni disperse in tutto il territorio nazionale.
Il paese richiede una strategia adeguata di fronte alla negazione delle compagnie petrolifere a precisare i testi dei loro contratti. Una strategia che potrebbe consistere nella promozione di una alleanza tra YPFB e Enarsa, l'industria argentina, che potrebbe sviluppare i campi che non interessano alle multinazionali, come è stato offerto dal Presidente Néstor Kirchner. Contemporaneamente, si richiede un grosso accordo tra YPFB e la venezuelana PDVSA per liberarci dell'asfissiante dominio multinazionale. Queste sono strade che manterrebbero le promesse del decreto di nazionalizzazione e no quelle dei futuri contratti che hanno abbandonato il contenuto della legge.
Chiedere onestà alle multinazionali petrolifere è tanto assurdo quanto proibire alle pompe funebri di vendere bare. Senza dubbio, anche nei paesi sottomessi deve pur esistere un limite ai soprusi. Questo non si è verificato con la Andina, formata da Pérez Companc, YPF - Argentina e Pluspetrol, che nel 1996, ha capitalizzato il 50% dei campi scoperti, esplorati e sfruttati dalla YPFB, in cambio della promessa di investire 264 milioni di dollari. Il 48% è rimasto alla AFP, trasferito alla YPFB dal decreto di nazionalizzazione del 1° maggio 2006. Il 2% restante è passato nelle mani di ex lavoratori.
Abusi petroliferi

Nel 1999 la spagnola Repsol ha comprato le azioni di YPFB - Argentina e nel 2000 quelle della Pérez Companc e Pluspetrol. Di conseguenza, Andina è una collegata di Repsol. Grazie a ciò, il 1° dicembre 2001 Andina ha firmato un contratto amministrativo con Repsol per cui paga un milione di dollari al mese; da qui Repsol, che ha comprato Andina, firma un contratto con se stessa. Pochi giorni fa è stato prorogato il contratto amministrativo per altri due anni, per cui il potere esecutivo si è assicurato che lo Stato avrà il controllo della maggioranza delle azioni di Andina (Repsol) a partire dal prossimo maggio. La multinazionale cerca non solo di impedire che si mantenga questa promessa, ma anche di ritornare in possesso del 48% delle azioni. Questo obiettivo è tornato ad essere importante visto che Andina (Repsol) controlla il 50% dei mega-campi di gas San Alberto e San Antonio. L'altro 50% lo detengono la brasiliana Petrobras (35%) e la francese Total (15%). Il 28 ottobre 2002, dieci mesi dopo la firma del contratto amministrativo, Andina (Repsol) ha firmato con Petrobras un Contratto di Riduzione dell'Aumento dei Prezzi (CRVP nella formula spagnola), chiamato anche hedging, per il quale, di fronte alla tendenza al ribasso dei prezzi del gas, è stato fissato un prezzo non modificabile fino al 2019 e non soggetto al prezzo internazionale del petrolio, come succede, in parte, con il contratto YPFB-Petrobras.
L'hedging è stato proposto dal Ministro Fernando Illanes, durante il secondo mandato
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:: DENUNCIA DI SOLIZ RADA ::
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CARTA ABIERTA DE ANDRES SOLIZ RADA AL MINISTRO DE GOBIERNO DEL PRESIDENTE
EVO MORALES
La Paz, 3 marzo 2007
Egr. Dott. Alfredo Rada Vélez
MINISTRO DEL GOVERNO Presente
Aggressioni ai dirigenti della YPFB
Signor Ministro:
Alle 13,30 di martedì 13 febbraio scorso tre persone si sono introdotte nel taxi da cui si apprestava a scendere - di fronte alla porta di casa sua - il Direttore della YPFB, l'ingegnere Alberto Claure Quezada. Gli assalitori, dopo aver obbligato il tassita a riprendere la marcia, hanno preso la Carta d'idenittà dell'ingegnere Calure per verificarne l'identificazione, lo hanno picchiato brutalmente e poi lo hanno abbandonato in una zona periferica della città non prima di averlo avvistato che doveva smetterla di dare fastidio.
Alle 8,15 del 28 febbraio, un altro direttore della YPFB, Mariano Dupleich, è statopicchiato davanti la porta di casa sua, mentre si apprestava a raggiungere il suo ufficio. L'intento di caricarlo su una automobile che aspettava a pochi metri dal luogo del delitto è stato bloccato da una cane, un pastore tedesco, che è corso in aiuto della vittima.
Claure e Dupleich sono stati eletti membri dirigenti della YPFB dal Presidente Evo Morales, in una terna selezionata dal Ministero agli Idrocarburi e Energia durante la mia gestione come Ministro a questo incarico.
E' compito suo identificare gli aggressori e garantire ai dirigenti della YPFB la sicurezze di cui hanno bisogno per svolgere le proprie mansioni in questo momento così importante per il destino del gas e del petrolio nel paese.
Con questo auspicio, saluto porgendo distinti saluti.
Andrés Soliz Rada
Ex Ministro agli Idrocarburi e all'Energia
del Presidente Evo Morales
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di Gonzalo Sánchez de Lozada, iniziato il 6 agosto 2002 e terminato per esonero, il 17 ottobre 2003, voluto dalla insurrezione popolare. Il Ministro agli Idrocarburi di Carlos Mesa, Álvaro Ríos, ha detto che YPFB non sapeva niente dell'hedging, del quale è venuto a conoscenza con la memoria annuale di Andina (Repsol) - atto 9 febbario 2004. In sintesi, Andina (Repsol) e Petrobras hanno truffato la Bolivia.
Per giustificare l'hedging, Andina (Repsol) ha sostenuto che, d'accordo con le sue proiezioni, il prezzo del gas nel 2019 potrebbe raggiungere il dollaro e mezzo/1000000 BTU, prezzo che era già superato al momento della firma dell'accordo. Il MAS di Evo Morales (in quel momento all'opposizione) non ha denunciato la truffa, aspettando di conoscerne i dettagli. Durante il governo Mesa (2003-2005), un'altra industria brasiliana, la UNIVEN (a volte usa il nome Ibero America), ha dato il via ad un arbitraggio, ancora pendente, contro la Andina (Repsol) per non aver portato a termine la fornitura di crudo per 3 milioni di dollari. UNIVEN esige danni e pregiudicazioni per 180 milioni di dollari, 60 volte il presunto danno. Così un altro tentativo di spogliare la YPFB dalle sue azioni Andina (Repsol). Nello stesso tempo, Andina (Repsol) ha annunciato che le sue riserve certificate a livello internazionale erano diminuite del 25%. Dopo ha assicurato che la nazionalizzazione del 1° maggio le aveva causato perdite, anche se il suo stato finanziario 2006 sarà chiuso solo il 31 marzo prossimo.
Durante il governo di Gonzalo Sanchez de Lozada, la nordamericana ENRON e la olandese Shell hanno creato l'industria fantasma Southern Cone Gas (mai registrata in Bolivia), che ha ricevuto gas dalla Andina (Repsol) per contrabbandarlo a Cuibà, Brasile, a un dollaro e 90 centesimi/100000 BTU, quando YPFB già vendeva gas a Petrobras a $ 4,20 per la stessa quantità. Per questo crimine è stato fermato per alcune ore l'ex presidente di Repsol in Bolivia, Julio Gavito. Negli ultimi mesi, secondo La Prensa del 21 gennaio 2007, i magistrati che nei fatti seguono le direttive del Potere Esecutivo hanno dato per conclusi mezza dozzina di processi contro le petrolifere per truffa, contrabbando e evasione fiscale.
A luglio 2006 si è riunita per la prima volta la dirigenza di Andina (Repsol), dopo la nazionalizzazione. In questo summit, Andina (Repsol) ha 5 rappresentanti e un sindaco. YPFB, due rappresentanti e un sindaco. Nell'occasione, la multinazionale ha annunciato che avrebbe messo fine all'hedging se YPFB si fosse compromessa a non reclamare per i danni subiti che ammontano a 171 milioni di dollari, secondo la nota tecnica dell'Università Autonoma di Santa Cruz. Questa somma sarebbe dovuta servire alla YPFB per ottenre il controllo della maggioranza dell'industria spagnola.
La proposta di Andina (Repsol) è stata rifiutata dal rappresentante della YPFB, il patriota boliviano e cruceño Herman Camacho Cuellar. L'altro delegato, Gary Daher, ha accettato la richiesta (come la maggioranza dei rappresentati), d'accordo con l'allora Presidente della YPFB, Jorge Alvarado. Camacho, in oltre, è stato l'unico ad opporsi alla proroga del contratto amministrativo.
Adesso lo si sta pressando perché rinunci all'incarico. Per un verso, YPFB ha già designato Leila Mokrani come sostituta di Camacho. Mokrano è stata una persona di fiducia del gonismo e di Carlos Albero Lopez, ex portavoce delle multinazionali del petrolio in Bolivia. Oggi ha l'appoggio del nuovo presidente esecutivo di YPFB, Manuel Morales Olivera.
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