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Per la prima volta tutto il popolo boliviano è chiamato a rispondere ad un quesito referendario. Mentre si pubblicano le domande cui i boliviani dovranno pronunciarsi in merito al tema del gas, il senato boliviano riconosce limmunità ai militari statunitensi nel Paese. Abbiamo discusso di questi temi con l'Assemblea Permanente Diritti Umani di Bolivia (APDH) e il Prof. Carlos Terrazas.
Referendum sul gas. La Bolivia va alle urne.
Di Giovanna Vitrano

Le foto di questo articolo sono di Barbara Bonomelli, e sono parte di un reportage su i "cocaleros" boliviani nel tropico del Chapare.
L'autrice può essre contattata tramite mail all'indirizzo barbarabonomelli@hotmail.com
Altre opere della fotografa sono presenti sul sito della Associazione (onlus) Rayos de Sol http://www.rayosdesol.it/
DOCUMENTI
SEGRETARIO CONFERENZA EPISCOPALE BOLIVIANA
VERGOGNOSA LIMMUNITÀ AI MILITARI USA
Bolivia - 24 maggio 2004
Il tema del gas in Bolivia è a dir poco scottante. Da anni si attendeva la promulgazione di un referendum popolare (solo il secondo dopo quello del 1931 che però escludeva la maggior parte del popolo boliviano) che lasciasse ai cittadini il diritto di scegliere cosa fosse meglio fare di questa incredibile e ricchissima risorsa, se lasciarla alle multinazionali del petrolio, lasciando che alla Bolivia restino le quote del diritto allestrazione e le quote dellesportazione; oppure se nazionalizzare tutta lenorme quantità di gas naturale trattenuto sotto il suolo boliviano e venderlo alle multinazionali esattamente come fa il Texas o lArabia Saudita (considerando il fatto che la Bolivia non a al momento nessuna delle attrezzature adatte alla lavorazione o semplicemente al trasporto del prezioso bene).
Ebbene, finalmente il referendum è stato promulgato e proprio qualche giorno fa sono state rese pubbliche le domande alle quali otto milioni di boliviani dovranno rispondere.
Qui di seguito le cinque domande, seguite una alla volta da una piccola analisi per chiarire le ombre e le luci di ognuno dei quesiti.
1- Siete daccordo con labrogazione della legge sugli idrocarburi 1689 promulgata da Gonzalo Sánchez de Lozada? Si o No
Tenuto conto che la maggior parte dei boliviani a stento sa leggere e scrivere in spagnolo, preferendo la lingua originaria; tenuto conto che i mass media non sono proprio il massimo dellaccessibilità, quante saranno le persone in grado di sapere perfettamente (ma andrebbe bene anche in maniera sommaria) cosa preveda la Legge 1689? E logico supporre che, legando il numero delle legge al nome del gringo Sanchez de Lozada, questa verrà abrogata solo per il ricordo di quanto causato lo scorso febbraio e lo scorso ottobre proprio da Goni Sanchez de Lozada manovre che hanno acceso la rivolta del popolo che ha costretto lo stesso Sanchez alla fuga.
Bisogna anche tenere conto del fatto che abrogando questa legge niente impedirebbe al nuovo presidente Carlos Mesa di far approvare la sua legge sugli idrocarburi, legge che in pratica lascia troppi punti oscuri sul potere che le multinazionali avrebbero proprio sullutilizzo del petrolio e del gas boliviano. Una legge che, gratta gratta, muove praticamente sulle stesse tracce della 1689. Ma non era possibile chiedere Abrogando la legge 1689 di Gonzalo Sanchez de Lozaza, accettate la legge presentata da Carlos Mesa?: nellimprevisto caso (ma pur sempre possibile) che il popolo decidesse per il No, solo magari per il fatto che quesultima legge è più conosciuta della precedente, lintero governo sarebbe stato messo in crisi. Anzi, sarebbe stato sconfitto.
2- Siete daccordo con il recupero della proprietà da parte dello Stato boliviano di tutti gli idrocarburi in bocca di pozzo? Si o No
La nazionalizzazione del gas non è nel programma del governo Mesa. Eppure è questo quello che vogliono tutti i boliviani. Ovvio, quindi, una stravincita del SI. Esattamente come ci si aspetta dalla domanda n. 3 circa la rifondazione degli Yacimientos Pretrolíferos Fiscales Bolivianos (YPFB), neanche questa in programma. Ora, considerando che chi ha redatto queste domande non è un pazzo ed è perfettamente a conoscenza degli accordi già in atto con Repsol ed altre multinazionali, non resta da chiedersi: dove sta il trucco?
3-Siete daccordo con la rifondazione dello Yacimientos Petrolíferos
Fiscales Bolivianos, recuperando la proprietà statale delle azioni dei cittadini boliviani nelle imprese petrolifere capitalizzate in modo tale che possa partecipare in tutta la catena produttiva degli idrocarburi? Si o No
Come si diceva per la domanda n.2, la statalizzazione della YPFB non è nel programma di Mesa, però la vittoria sicura del SI a questa domanda potrebbe mettere la parola fine (per qualche anno, almeno) a quella guerra del gas che non si è ancora spenta sulle strade della Bolivia. Il fatto è che niente sembra voler impedire alle multinazionali di continuare lestrazione da pozzi nuovi o quantomeno certificati come nuovi- magari con le garanzie giuridiche ottenute tramite la legge Mesa sugli Idrocarburi, lasciando alla Bolivia, o alla sua statale YPFB, le percentuali riconosciute come agenti di vendita. In ogni caso, questa domanda prevede il riconoscimento del gas come bene statale solo in bocca di pozzo, niente di più.
A voler fare bene i conti, rispondendo SI alle domande 2 e 3 si rischia di dar luce verde alla Legge Mesa sugli idrocarburi, cioè a quel regolamento che mette tutto nelle mani della YPFB, industria senza cassa e senza mezzi, preda attesa dalle multinazionali che potrebbero fare, una volta fallita la YPFB, il bello e il cattivo tempo. Meglio sarebbe accettare la seconda domanda e rifiutare la terza proposta, costringendo lo stato prima a nazionalizzare il gas, poi a consolidare la YPFB, con il tempo, magari, di pensare a una nuova impresa statale, senza i debiti della YPFB, o a unimpresa mista, con capitali locali ed esteri, in grado di fare fronte a tutte le spese a sostegno delle strutture necessarie.

4- Siete daccordo con la politica del presidente Carlos Mesa di utilizzare il gas come risorsa strategica allo scopo di ottenere uno sbocco utile e sovrano alloceano Pacifico? Si o No
Quando abbiamo letto questa domanda, ci siamo messi a ridere. Perché non esiste un boliviano, da 0 a 100 anni e oltre, che non sia daccordo. Allora, visto che pensiamo sempre che il redattore di questo questionario non sia uno stupido, ci siamo fermati a riflettere. E abbiamo studiato il quesito più a lungo, più profondamente. Abbiamo ragionato: Mesa vuole esportare il gas perché è lunica risorsa capace di risolvere i problemi economici dello stato. Mesa ha anche assicurato che nemmeno una molecola di gas boliviano finirà in Cile. Quindi bisogna cercare un altro sbocco a mare. Ma questo tema è troppo delicato per essere deciso dando una risposta emotiva a una domanda così semplice. Non è possibile far passare il tema dello sbocco al mare travestito da nazionalizzazione o no del gas. I due fatti sono sì strattamente legati, ma la nazionalizzazione del gas non presuppone come conditio sine qua non uno sbocco sul Pacifico. La questione è da dibattersi, vista la natura del tema e le sue origini, magari davanti la corte dellAja
Questa è veramente, secondo il nostro pensiero, una domanda trabocchetto. E non essendo politici di mestiere (ma nemmeno per hobby, per fortuna) riusciamo a sentirne solo il cattivo odore, non la reale consistenza.
5- Siete daccordo che la Bolivia esporti il gas come progettato da una politica nazionale che copra il consumo di gas dei cittadini boliviani, sostenti lindustrializzazione del gas allinterno del territorio nazionale, copra lammontare delle tesse e/o regalie alle imprese petrolifere investendo il 50% del valore della produzione del gas e del petrolio in favore del Paese; destini il ricavato delle estrazioni e dellindustrializzazione per educazione, salute, trasporti e lavoro? Si o No
Chi non sarebbe daccordo? La domanda in sé, infatti, non solleva grandi questioni se non per il fatto che la nazionalizzazione del gas e la sua industrializzazione allinterno del Paese garantirebbe fondi sufficienti per strade, educazione, salute, lavoro e molto, molto altro. Considerando le migliaia di tonnellate di gas naturale di cui è proprietaria (si dice) la Bolivia, lo stato andino diventerebbe in pochi anni la nazione più ricca del subcontinente. Non siamo politici, dicevamo prima. Ma certo ci sembra strano che questa domanda non abbia suscitato i clamori, di solito urlati fin dalle prime ore successive alla pubblicazione della notizia in questione, delle multinazionali che hanno già avviato progetti di sfruttamento del gas boliviano.
Quello che invece ci sembra strano, ma siamo in attesa di essere smentiti dai fatti, è che un tale referendum, troppo semplice per essere credibile, non abbia generato neppure un dubbio allinterno del Mas, il primo partito di opposizione che, fino a questo momento, ha svelato subito e con puntualità, tutti i trucchi messi in piazza dal governo.
Così come si oppone con forza alla ratificazione del trattato sullimmunità dei militari statunitensi già firmato dal Senato.

Immunità = Impunità
Il Potere Esecutivo ha sottoscritto un patto con il quale garantisce limmunità ai militari statunitensi se dovessero commettere delitti in questo Paese, secondo il criterio per il quale questi militari dovrebbero essere giudicati nel compimento dei propri doveri. Nei fatti, questo patto non è stato ratificato dal Potere Legislativo (il Parlamento), ma solo una delle sue Camere (il Senato) ha approvato il patto, lasciando in sospeso lapprovazione da parte della Camera dei Deputati. Questo patto, che garantisce limmunità ai militari, entrerà in vigore in Bolivia sono se verrà ratificato dallintero Parlamento, e cioè da entrambe le Camere.
La nostra posizione è chiara, visto che lapprovazione di questa convenzione violerebbe la Costituzione boliviana che stabilisce che, come i cittadini Boliviani, anche gli stranieri devono sottostare alle leggi boliviane e per tanto devono essere giudicati secondo la giustizia ordinaria del Paese. In caso contrario, questa convenzione violerebbe anche i Patti di San José, sottoscritti pure dalla Bolivia.
Siamo daccordo con voi, è una vergogna e una dimostrazione di sottomissione. Al Senato, i partiti che hanno approvato la convenzione sullimmunità sono stati MIR , MNR e NFR, mentre si è opposto il Mas (di Evo Morales). Il senatore del Mas Federico Escobar, ha avuto parole molto forti contro questa approvazione.
Le organizzazioni per i diritti umani in Bolivia, così come sindacati e altre organizzazioni dei lavoratori, si stanno mobilitando per evitare che questo accordo passi anche alla Camera dei Deputati. La prima tappa sarà la protesta per una maggiore presa di coscienza del problema nel caso in cui anche la Camera approvi speriamo non accada- il patto, che sicuramente sarà oggetto di una domanda di incostituzionalità davanti al Tribunale Costituzionale che ultimamente si è spesso espresso in favore della società civile, visto che ha stabilito chiaramente che i delitti commessi dai militari boliviani devono essere giudicati dalla Giustizia Ordinaria e non da quella militare che generalmente ha garantito limpunibilità ai suoi membri. In riferimento alla lotta contro limpunità in Bolivia esiste una mobilitazione permanente, tanto che ora si stanno svolgendo processi penali contro i militari che uccisero i civili nel mese di febbraio 2003 a La Paz (solo qualche settimana fa, il Tribunale Costituzionale ha deciso che i militari accusati di violenza nel corso degli scontri dello scorso febbraio 2003 per el impuestazo saranno giudicati da un tribunale civile, una vera novità nelle procedure giudiziarie boliviane che, fino a questo momento, avevano lasciato ai militari lonere di giudicare le violazioni dei diritti umani dei soldati, una regola non scritta che ne aveva garantito nel 100% delle cause lassoluzione, ndr), e si stanno realizzando tramite lo stesso strumento tutta una serie di azioni legali per dare lavvio al giudizio di responsabilità contro Gonzalo Sánchez de Lozada, ex presidente della Repubblica, Carlos Sánchez Berzaín, ex ministro della Difesa, Yerko Kukoc, ex ministro di Governo e contro altri responsabili del massacro di settembre e ottobre 2003 nella città di El Alto, La Paz e Warisata, quando la lotta popolare nelle strade ha ottenuto la rinuncia e la fuga di Gonzalo Sánchez negli Stati Uniti.

Così ci risponde Jorge Ortiz dellAssemblea Permanente per i Diritti Umani in Bolivia (APDHB), un commento che sembra ben sperare nellopposizione della Camera dei deputati allapprovazione del patto di immunità chiesto dagli Stati Uniti per i propri militari al mondo intero dopo i fatti dell11 settembre.
A sottoscrivere questo patto sono stati fino ad ora solo i paesi cui è stato chiesto esplicitamente più indebitati con lAmministrazione nordamericana, una coincidenza che non ci sembra affatto casuale.
Bisogna riconoscere che lAPDHB è da sempre molto attiva in questo campo e che dal suo presidente, Sergio Sacha Llorenti, fino allultimo dei collaboratori nessuno mai si è arreso al quel senso di sconfitta che, fino ad oggi, ha rischiato di avvelenare laria di quanti cercano di battersi in maniera legale contro lillegalità di un paese che ha fatto della corruzione e della mercificazione delle istituzioni un proprio codice di vita.
Dovè lopinione pubblica?
Tutto questo però è accaduto anche per colpa nostra. Perché facciamo finta di non accorgerci di quanto accade da quelle parti, anzi, non ce ne accorgiamo perché non guardiamo, perché siamo troppo occupati a girare lo sguardo da unaltra parte, lasciando che interi paesi con troppi problemi economici (certamente causati da forze esterne al paese stesso), siano costretti a basare tutta la loro lotta per una democratica sopravvivenza sulla volontà di pochi uomini, lasciati soli a lottare contro una potenza enorme pur di preservare le nostre coscienze e i nostri sonni tranquilli. Il problema che oggi dobbiamo porci è uno: siamo sicuri che anche il nostro paese, il più povero rispetto agli Otto del primo mondo, sia salvo dalle mire della stessa potenza che, proprio adesso, sta cercando di svuotare la Bolivia delle proprie risorse, della propria autonomia, della propria cultura?
Noi che abbiamo la possibilità di informarci, noi che abbiamo i computer che ci permettono di leggere cosa accade realmente nel mondo, noi abbiamo unarma straordinaria che dobbiamo decidere di usare. Noi siamo lopinione pubblica, noi siamo lunico strumento in grado di far sentire a quanti giocano con la sopravvivenza altrui che non possono continuare a muoversi come fossero i padroni, perché in Bolivia i padroni sono i boliviani onesti, così come da ogni altra parte del mondo. Siamo riusciti a farlo in Italia sconfiggendo il terrorismo e, almeno per qualche anno, finchè lopinione pubblica se ne è interessata, siamo riusciti a tenere a bada la mafia. Siamo riusciti a sconfiggere lapartheid in Sud Africa, siamo riusciti a svergognare la Cina, la seconda potenza del mondo, in più di una occasione. Un solo ragazzo disarmato nella sua uniforme universitaria è riuscito a fermare un carro armato solo perché le telecamere di tutto il mondo ne hanno trasmesso limmagine, coinvolgendo miliardi di persone alla muta condanna delle violenze del regime cinese.
Sono tante le cose che lopinione pubblica è in grado di fare, con o senza laiuto dei mass-media, ma solo con la coscienza che la democrazia, di qualunque zona del mondo si parli, è una faccenda che riguarda tutti. E il nuovo terrorismo internazionale ne è la prova più lampante.
:: Da MISNA: SEGRETARIO CONFERENZA EPISCOPALE BOLIVIANA ::
BOLIVIA 18/5/2004
VERGOGNOSA LIMMUNITÀ AI MILITARI USA
È una vergogna: la dignità, la sovranità di un Paese non si possono vendere: lo ha detto monsignor Jesús Juárez, segretario generale della Conferenza episcopale boliviana (Ceb), commentando lapprovazione, da parte del Senato di La Paz, del trattato bilaterale che garantisce limmunità dei cittadini statunitensi civili o militari - davanti alla Corte penale internazionale (Cpi), nel caso in cui si siano macchiati di crimini contro lumanità, di crimini di guerra e genocidio. Il quotidiano "La Prensa" dedica ampio spazio alle parole di monsignor Juárez, vescovo di El Alto, una delle diocesi più povere del Paese. Non bisogna fare il gioco di certe potenze, né tanto meno perdere in questo modo la nostra dignità. Se qualcosa caratterizza l'essere umano è luguaglianza, lequità. Il presule ha concluso esortando i parlamentari a occuparsi di questioni prioritarie per la pacificazione del Paese, scosso da nuove proteste sociali. Nel dicembre scorso, quando il Congresso di La Paz sembrava non intenzionato a ratificare lintesa pattuita con gli Usa, il responsabile del Comando sud degli Stati Uniti, James Hill, affermò che, in caso di esito negativo, la Casa Bianca avrebbe tagliato gli aiuti economici militari alla Bolivia. Dallestate del 2003, Washington ha aumentato le pressioni per raggiungere il numero più alto possibile di firme sotto laccordo sulla totale impunità dei cittadini statunitensi di fronte alla Cpi. La campagna statunitense è stata molto decisa soprattutto nei confronti dei Paesi dellAmerica centrale e meridionale, ad alcuni dei quali sono stati effettivamente ridotti i fondi promessi sulla base di intese di cooperazione o aiuto allo sviluppo.
[FB]
Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente ha curato diverse inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano; analista specializzata per l'applicazione dei diritti umani in Bolivia. autrice del libro "Il gioco dell'assenza - Vivere dentro la cultura mafiosa" edito da Editrice Zona, è tra i fondatori dell'Osservatorio Selvas.org.
E-mail: giovitrano@libero.it
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