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15-02-2007
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Bolivia: Il 2 febbraio un comitato civico di Camiri occupa la stazione estrattiva di proprietà della Transredes. Ma dietro la chiusura dei rubinetti si celano grandi interessi, pronti anche a soffiare sulle braci del caos nazionale. Antonio Peredo Leigue ci svela alcuni retroscena di quelle confuse giornate di proteste. Intanto da Cochabamba, ancora ferita dalle agressioni separatiste del 11 gennaio, parte un forte appello all'unità del popolo boliviano "per la vita e la giustizia".

La cospirazione multinazionale

Di
Antonio Peredo Leigue - inviato a Selvas.org
(Periodista, profesor universitario. Hasta 1992 fue director del semanario Aquí. Fue candidato vicepresidencial del MAS en las elecciones de 2002. En la actualidad es senador por el oficialista MAS)



(traduzione a cura di Selvas.org)


La chiusura dei rubinetti del condotto che trasporta idrocarburi è un'operazione che non solo comporta perdite, ma anche problemi tecnici.
Questo sabato (9 febbraio), i giornali di La Paz hanno annunciato che la popolazione di Camiri - in sciopero dallo scorso mercoledì - hanno occupato ieri (venerdì 8 febbraio) due stabilimenti di bombole e hanno costretto la multinazionale a chiudere i rubinetti. La minaccia di questa azione era stata annunciata già lo stesso giorno in cui era iniziata la protesta. Il governo ha inviato polizia e unità militari per sorvegliare i campi e gli stabilimenti, e gli ufficiali hanno ricevuto ordini precisi di non usare violenza in ogni iniziativa intrapresa.
Il fatto curioso, però, è che in realtà i rubinetti sono stati chiusi da almeno una delle industrie due ore prima che iniziasse l'occupazione degli abitanti di Camiri e ancora quando, la mattina di questo sabato, è stato restituito il controllo degli stabilimenti di bombole, l'azienda di trasporto non ha aperto i rubinetti per molte ore ancora. Il governo si è visto costretto ad avvertire che avrebbe annullato il contratto in vigore se perdurava la chiusura; solo allora sono stati riaperti i rubinetti.

:: SEPARATISMO in Bolivia ::
I fatti di Camiri del 2 febbraio
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Nacion Camba e oriente
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Sulla "Media Luna" e separatismo
Soffiare Gas sul fuoco del caos

Le manovre della Transredes
Tra il primo maggio e il 27 ottobre scorsi, i negoziati con le industrie che estraggono e trasportano il gas sono stati difficili. I nemici del programma di cambiamento che segue il governo Morales hanno portato avanti una intensa campagna di terrore, sostenendo che le industrie non avevano intenzione di firmare nuovi contratti e avrebbero lasciato sola la Bolivia.
La campagna mediatica ha avuto l'aperto avallo della cosiddetta “Camera per gli Idrocarburi” che, periodicamente, pubblica articoli a pagamento sulla stampa nazionale, esprimendo il proprio rifiuto al decreto del 1° maggio e alla nuova Legge sugli Idrocarburi. Era evidente che l'altra parte di questa campagna riceveva anche il finanziamento della Camera già citata, almeno di alcune imprese che ne fanno parte.
Transredes è stata particolarmente contraria alla firma di un nuovo contratto con lo Stato boliviano. Controllata in maggioranza dalla conosciuta multinazionale Shell, altra importante azionista è Prisma - che ha sostituito la fallita Enron nel settore del trasporto -, si completa con capitali brasiliani non vincolati alla statale petrolifera di questo Paese. Di fatto, rappresenta tanto i grandi capitali petroliferi europei quanto i più scandalosi speculatori degli Stati Uniti.
La multinazionale è stata parimenti entusiasta promotrice della campagna mediatica ed è probabile che ha messo i fondi necessari per raggiungere lo scopo.
Però, non solo si è opposta ai nuovi contratti, ma ha anche patrocinato attivamente le mobilitazioni degli oppositori del governo, anche se queste azioni non si sono legate direttamente con il problema del gas.
Di fatto, impiegati della Transredes in tempi differenti si sono dati il compito di promuovere azioni contro il governo. Sono i casi di Oscar Serrare e di Richard Moreno, che operano in differenti campi, ma con lo stesso proposito di forzare la situazione di confronto. Il loro obiettivo è creare le condizioni favorevoli per un colpo di Stato e, anche se ancora non hanno ottenuto risultati, persistono nelle loro intenzioni.
Tutto questo fa parte di una strategia di destabilizzazione per far fare ritorno alle vecchie forme di governo, così favorevoli agli interessi delle multinazionali. L'intromissione nella politica interna, chiaramente dimostrata in varie occasioni, già costituisce un fatto inammissibile.
Considerandosi intoccabile, la Transredes ha partecipato, adesso, ad una azione chiaramente nociva per gli interessi economici del Paese. E' molto probabile, quindi, che abbia incentivato lo stesso sciopero che si svolge a Camiri.



Ernesto Blanco, presidente di Transredes. Foto Transredes per ABI

Giusta domanda, azione ingiusta
La Legge sugli Idrocarburi in vigore determina che la Vicepresidenza dell'Amministrazione, Contratti e Fiscalizzazione di Yacimientos Petrolíferos Fiscales Bolivianos (YPFB, la statale petrolifera boliviana) abbia sede a Camiri che, negli anni '50 e '60, è stata il centro dell'attività petrolifera del paese.
I partiti tradizionali che si sono opposti alla nuova Legge sugli Idrocarburi hanno manovrato con la maggioranza parlamentare e hanno adottato sentimenti regionalisti allo scopo di impedire la rifondazione di YPFB come impresa solida, con la capacità di prendersi carico di tutte le operazioni di industrializzazione degli idrocarburi.
Il governo, attraverso il ministro agli Idrocarburi, ha spiegato a Camiri che sta cercando il modo migliore per mettere in pratica la legge che, riferendosi alla rifondazione della YPFB, auspica il rafforzamento di questa entità e, da un'altra parte, dispone la decentralizzazione delle sue unità. Gli estremisti di Camiri, però, hanno risposto che il ministro ha dimostrato di stare violando la legge, di non metterla in pratica fino ad ora e hanno minacciato di dare corso ad un giudizio di responsabilità. Come dire: non si tratta di trovare un accordo, ma di arroventare il confronto, cosa per cui servono argomenti.
Se è certo che, nella destra, si trovano i più focosi oppositori al cambiamento, nell'altra estremità ci sta chi accusa il governo Morales di lavorare a uso e consumo delle multinazionali. Il giornalista Mirko Orgaz, ora convertito in un estremista dirigente civico di Camiri, ha detto testualmente che questo governo «sta seguendo lo stesso cammino discorsivo e ideologico del neoliberale Gonzalo Sánchez de Lozada».
In questo confronto creato artificiosamente, gli appartenenti al comitato di Camiri si sono ritrovati isolati. La provincia Gran Chaco di Tarija e la regione chaqueña di Chuquisaca hanno aperto un dialogo con il governo e hanno trovato accordi soddisfacenti. L'estremismo non identificato ha invece vinto a Camiri.
Ma la differenza più grande che appare tra gli oppositori del cambiamento e quanti esigono cambiamenti più radicali si confonde e impazzisce al momento di mettere le cose in pratica. Entrambe le parti coincidono e si mettono d'accordo per causare danni all'economia nazionale.
I protagonisti di questi fatti dovranno rendere conto al popolo di Bolivia.


La stazione estrattiva di Camiri presidiata dall'esercito



Mercoledì 31 gennaio, organizzazioni sociali, persone indipendenti e schierate, comitati di quartiere, hanno tenuto una conferenza stampa "contro l'odio"
Lo scopo è stato quello di ricostruire gli spazi per deliberare e decidere, gli stessi che hanno reso possibile la storia di oggi e per costruire un futuro di giustizia sociale, con migliori condizioni di vita per tutti e tutte.

Affinchè l'odio non ci distrugga e affinché ci si ritrovi di nuovo tutti insieme

Comunicato pubblico
- da Cbba - Bolivia

(traduzione a cura di Selvas.org)



Audio del portavoce Oscar Olivera durante l'incontro pubblico


Noi, gente sincera e lavoratrice di Cochabamba, abbiamo visto che è già impossibile continuare a vivere nella situazione politica di questi giorni. È inaccettabile che il razzismo e l'odio continuino a guidare la vita della gente. La democrazia nelle strade, che ha spinto questo forte processi di cambiamento in Bolivia, non può vedere tagliate le sue aspirazioni di una patria per tutti, più giusta è più veritiera. E questo, che si evidenzia concretamente nelle assemblee e nelle riunioni, muove le azioni della gente che ha messo il proprio corpo di fronte alle pallottole durante la Guerra dell'Acqua del 2000 e durante tante altre lotte contro gli oppressori.

Noi, che dopo il tragico 11 gennaio scorso ci sentiamo frustrati e ridotti al silenzio, vediamo quanto sia necessario che tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle, sia nelle campagne che nelle città di questo nostro paese, recuperino il loro spazio legittimo per deliberare e riflettere, quello spazio la cui costruzione ci è costata tanto cara.

Oggi, quando vediamo che il governo dei nostri fratelli non ci può dare risposte né indicarci la strada, crediamo che sia necessario oltrepassare i limiti della legalità imperante - cosa che va a vantaggio della oligarchia e delle multinazionali che continuano a ripulirci - per continuare a costruire il nostro ordine, la nostra giustizia, come abbiamo sempre fatto.

Come in altri tempi, i fascisti ci hanno detto “muoia la vita”; la destra non si scontra cercando la morte. Ma la nostra lotta è per la vita. Siamo qui perché vogliamo migliorare la nostra vita, creare nuove relazioni sociali sulla base della tolleranza di fronte alla differenza, della trasparenza, della solidarietà e della giustizia sociale.

Per tutto questo, convochiamo il maggior numero di organizzazioni, gruppi e qualunque tipo di persona che in modo collettivo o individuale vogliono continuare in questo processo di costruzione dal basso:

1. a un incontro durante il quale dibattere sui nostri problemi, sulle nostre domande, sui nostri sogni. Sappiamo che nei nostri quartieri e nelle nostre comunità la gente continua ad avere la necessità di parlare, di esprimere il proprio malcontento e persino la propria frustrazione per quanto succede a tutti negli ultimi tempi. Mai abbiamo avuto maggiore necessità di ri-conoscerci e di ri-incontrarci per continuare ad avanzare insieme.

2. a un incontro che sia la base di una tavola permanente per criticare e proporre soluzioni, lo stesso per le questioni che ci affliggono tutti i giorni (acqua, luce, lavoro o educazione) come per quei temi che sono stati e continuano ad essere temi fondamentali nel processo di cambiamento, come la Assemblea Costituente o l'approvviggionamento sostenibile del nostro patrimonio comune

3. In poche parole, sorelle e fratelli, vi convochiamo a un incontro per non sentirci soli in questa guerra dichiarata alla vita. Affinché l'odio non ci sconfigga e affinché si ritrovi l'orientamento ascoltandoci, senza odio o paura, ma disposti a difendere le nostre conquiste e la nostra lotta da chi si vuole appropriare della nostra voce e dei nostri voti.

È ora di tornare a sollevare la testa e guardare di nuovo alla strada che ci conduce ad essere padroni del nostro destino. Questa è la promessa che abbiamo fatto ad aprile del 2000 e ad ottobre del 2003, e oggi vi chiediamo ci continuare a mantenere la parola, le vostre promesse.

Siete d'accordo?



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