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3-02-2007
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Bolivia: Cittadini di Camiri, radunati in un comitato civico, occupano la stazione estrattiva di proprietà della Transredes. Interviene l'esercito, cinque i feriti. Il governo apre un indagine e un tavolo di trattative.

La scintilla sul mare di petrolio

Di
Giovanna Vitrano - Selvas.org



La stazione estrattiva di Camiri presidiata dall'esercito



Bolivia, 03 febbraio 2007.


Sono cinque i feriti ricoverati all'ospedale di Camiri dopo gli scontri tra le forze dell'ordine governative e i manifestanti che la notte tra il 2 e il 3 febbraio hanno occupato la stazione estrattiva della cittadina boliviana.
I fatti accertati raccontano di molti giorni di manifestazioni e incontri e assemblee durante i quali il movimento civico di Camiri ha rinnovato al governo di Morales le sue richieste:
1. mettere in atto le norme stabilite con la Legge sugli Idrocarburi (quella che il 1° maggio 2006 ha nazionalizzato la risorsa energetica non rinnovabile), eleggendo un vicepresidente della YPFB, l'azienda statale per il petrolio, la cui direzione sia affidata ad un rappresentante della provincia del Gran Chaco. Praticamente il movimento esige che il Governo recuperi i 14 campi petroliferi dell'area, oggi ancora nelle mani di Chaco e Andina, e che torni in possesso del 100% delle azioni delle raffinerie “Villaroel” e “Elder” ancora in mano della Petrobras;
2. tutta la catena per l'industrializzazione degli idrocarburi deve avere inizio nella provincia del Gran Chaco perché l'85% delle risorse si trovano proprio nel sottosuolo della regione;
3. impedire a Santa Cruz la costruzione di un gasdotto senza aver prima consultato la provincia del Gran Chaco;
4. dare l'avvio ai progetti (fino ad ora solo promessi) di costruzione di strate e di una rete strutturale, tra cui la costruzione del ponte sul fiume Pilcomayo e la strada Palo Mercato-BR94;
5. riconoscere al dipartimento l'11% in regalie.

È certo che in tutti questi giorni di discussioni solo il punto 3 e 5 hanno trovato immediata soluzione, visto che il governo ha subito accettato entrambi; e tranne per il punto 1 - sul quale non si è ancora raggiunta alcuna intesa-, gli altri due sono ancora sul tavolo, ma in fase di soluzione.

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Cosa è successo allora la notte tra il 2 e il 3 febbraio?
Qui le versioni si confondono, a seconda che le notizie ci giungano dal Comitato Civico di Camiri, da fonti governative, da giornalisti di Santa Cruz o da contatti in seno alla Transredes, la multinazionale che gestisce la stazione estrattiva.
Sappiamo che l'occupazione è stata decisa dal Comitato Civico, che è avvenuta pacificamente sotto lo sguardo attento di un manipolo di militari che non hanno avuto motivo di intervenire. Che fino alle prime ore del 3 notte tutto era - nei limiti della situazione - tranquillo.
Poi qualcuno ha chiuso sei delle nove valvole che immettono energia per tutta l'area sudorientale boliviana (riassumiamo così tutto il lungo aspetto tecnico che trasforma il gas lavorato in energia) e che proprio a causa di questa azione l'esercito è stato autorizzato ad intervenire per disperdere gli occupanti.

Le notizie raccolte a questo punto discordano: c'è chi garantisce che a chiudere i rubinetti siano stati uomini della Transredes “preoccupati dalla presenza di dinamite nelle mani degli occupanti”; e c'è chi garantisce che siano stati proprio gli occupanti a chiudere le valvole “per inasprire la lotta”.
C'è chi dice che l'esercito aveva a disposizione solo proiettili di gomma, c'è chi grida che l'esercito ha sparato ad altezza d'uomo.
È certo che il medico in servizio all'ospedale di Camiri ha ricoverato cinque uomini, due per ferite da armi da guerra, due per lesioni causate da proiettili di gomma, uno per ferite al volto causate da un lacrimogeno preso in piena faccia.
Il governo Morales ha inviato immediatamente una commissione per aprire un'inchiesta sull'uso delle armi da guerra.



Due versioni, due verità
Non è nostro costume mancare di approfondire i fatti. Ma è nostra regola non scrivere falsità.
E la situazione a Camiri, al momento (e disperiamo che possa cambiare), non ci consente di comprendere quale delle due versioni sia la più veritiera. Sappiamo che la popolazione boliviana inizia a spazientirsi e che chiede sempre più forte che il Governo mantenga le sue promesse fino in fondo (questa nazionalizzazione ancora in itinere comincia a creare sospetto). Sappiamo anche, però, che il Comitato Civico di Santa Cruz è molto abile nell'infiltrare le proprie forze tra le fila della popolazione più ingenua, forzando la mano proprio per ottenere quello che finora non è accaduto, ovvero una spaccatura tra popolazione e Presidente della Repubblica, sempre e comunque leader indiscusso della nazione boliviana.
Sappiamo che il governo non ha autorizzato l'uso di proiettili veri, ma sappiamo anche che almeno un militare ha sparato un candelotto lacrimogeno ad altezza d'uomo.
Sappiamo che la nazionalizzazione delle risorse energetiche, iniziata quasi un anno fa, sta lasciando sulla sua strada molti malumori da entrambe le parti: ne sono testimonianza l'alternarsi dei ministri al dicastero degli Idrocarburi e dei presidenti della YPFB, tre nell'ultimo anno.
Sappiamo che l'oligarchia bianca boliviana in tutto questo marasma ci sguazza come un'oca nello stagno. Sappiamo però che, fino ad oggi, a lasciarci le penne sono sempre i soliti civili, ingenui e inermi.



Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente ha curato diverse inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano; analista specializzata per l'applicazione dei diritti umani in Bolivia. Autrice del libro "Il gioco dell'assenza - Vivere dentro la cultura mafiosa" edito da Editrice Zona, è tra i fondatori dell'Osservatorio Selvas.org.
E-mail: gioviselvas@interfree.it


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